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0-999m Brentino rock climbing Sass de Mesdì val d'Adige via sportiva

Ladro di Baghdad

Sass de Mesdì

Monte Cimo – Brentino (VR)

Note Storiche:

A PROPOSITO DELLA VIA “IL LADRO DI BAGHDAD”

Nelle ultime pubblicazioni inerenti le vie di roccia in Val d’Adige, ed in modo particolare quelle sul Cimo, i primi salitori della via “Il Ladro di Baghdad” risultano essere B. Vidali, E. Cipriani, I. Micheletti ed E. de Bastiani.

Non è vero.

O meglio: non è corretto, né sul piano storico né sul piano, diciamo così, filologico.

Mi spiego ed approfitto per raccontare, a chi si interessa di storia dell’alpinismo nostrano, come andarono effettivamente le cose.

Nella primavera del 1993 sulla grande placconata “a gocce” del Sass de Mesdì esistevano le seguenti vie (qui elencate da sinistra a destra guardando la parete): “Tarzan nel regno dei buchi” (arrampicatori parmensi di cui al momento non ricordo il nome), “Desiderio sofferto + variante diretta della Vigilia” (S. Coltri e C. Laiti), “Otto bastano” (E. Cipriani e M. Lugoboni) e “Moby Dick” (A. Rampini & Co.), tutte risalenti al decennio precedente. Conoscevo bene la parete anche per aver ripetuto assieme a Sergio Coltri, nel 1984 pochi mesi dopo la sua apertura ad opera dello stesso Coltri, la via “Desiderio sofferto con variante della Vigilia” ed ero rimasto colpito dalla bellezza dell’arrampicata e dalla “tipicità” di quella placca, un’immensa e, in caso di volo, pericolosissima “grattugia”. Mi ero riproposto di aprire, a ragionevole distanza dalla “Desiderio sofferto”, una via autonoma più diretta, meglio protetta e altrettanto bella. Come secondo di cordata e compagno di avventura in questa non difficile ma pericolosa intrapresa (ripeto, in caso di volo, la “grattugia” non perdona e si rischia di uscirne scorticati!) avevo trovato il simpatico, esuberante ed istrionico Edoardo De Bastiani. Munito di qualche (inutile) chiodo da roccia, di una dozzina di fix e di un pesantissimo trapano Hilti che, a seconda dell’umidità presente nell’aria, non mi consentiva di fare più di 12-15 buchi (stiamo parlando di batterie con una tecnologia di 25 anni or sono!), affrontai la placca ovviamente dal basso (altrimenti dove sarebbe stata l’Avventura?) e realizzai inizialmente tre tiri e mezzo, per un totale di 80 metri abbondanti di sviluppo. Poi la batteria finì e, forse, assieme ad essa finirono anche le mie forze, almeno per quel giorno.

Tornai qualche settimana dopo, questa volta assieme a quello che, dopo essere stato mio compagno di classe alle elementari, era allora il mio abituale compagno di cordata: Beppe Vidali. Come consuetudine fra noi in quel periodo, lui salì da primo l’itinerario sino al punto massimo da me raggiunto. Poi, dove bisognava tornare a “far cantare” il trapano, tornai in testa alla cordata (solo molti anni dopo Beppe diventerà a sua volta un trapanatore: inizialmente era un “liberista” puro).

Al termine del quarto tiro, che piegava a destra, la via poteva dirsi praticamente conclusa. Traversando qualche metro raggiungemmo la prima delle calate della “Desiderio sofferto” e tornammo alla base. Così strutturato l’itinerario risultava essere proprio quello che avevo sperato che fosse, vale a dire una via alternativa alla “Desiderio sofferto”, più rettilinea, altrettanto bella e di quasi uguali difficoltà. Difficoltà che allora valutai V\V+ abbastanza omogeneo con qualche passaggio leggermente più difficile.

Certamente era meglio protetta della “Desiderio sofferto” che, nella versione originale e cioè prima delle richiodature sistematiche operate alla fine degli Anni Novanta, era una tipica via “alla Coltri”, vale a dire molto alpinistica.

E’ da sottolineare, per verità storica, che secondo i parametri attuali anche la chiodatura originaria della mia “Ladro di Baghdad” sarebbe sembrata molto alpinistica: venti fix, soste comprese, su 100 metri di percorso non erano tanti, ma allora sembrava già una via “plaisir”!

Questa era la vera via “Ladro di Baghdad”, realizzata quindi nella primavera del 1993 (non nel 1997) da me con la collaborazione dapprima di Edoardo de Bastiani e, nell’ultimo tiro, di Beppe Vidali. Ai quali rinnovo il mio grazie per la loro disponibilità.

Che cosa c’entri tale I. Micheletti che appare nelle guide fra gli apritori di questa via, che cosa c’entri il 1997 e, soprattutto, che cosa c’entrino due tiri finali di 6c+ (il quarto) e 7a\A0 (il quinto) proprio non so.

Non lo so perchè:

A) I. Micheletti non so chi sia, né che faccia abbia;

B) nel 1997 io mancavo dal Cimo già da tre anni;

C) “Appiccicare” su un percorso di difficoltà contenute e, soprattutto, omogenee due tiri sproporzionatamente difficili è una cosa che io non mi sarei neppur lontanamente sognato di fare in quanto fuori da quella che è la mia logica alpinistica.

Non so se Micheletti abbia tracciato la sua variante d’uscita calandosi dall’alto o compiendo prodezze dal basso. E non so nemmeno se questi due tiri siano belli oppure meno. Probabilmente sono bellissimi. Mi auguro che lo siano! Io non lo saprò mai perché non ho più l’età per superare un 7a (non mi vergogno ad ammetterlo, anzi, me ne frego) e certo non vado a ripetere quei due tiri “tirandomi” disperatamente ai chiodi e staffando pur di sapere come sono. Ho un ricordo troppo bello della prima salita della “Ladro di Baghdad” in versione originaria per andare ad insudiciarlo con una goffa ripetizione.

Tenevo molto, però, a mettere le cose in chiaro. Sino ad oggi mi ero lasciato colpevolmente sfuggire l’occasione. Il post di Bee climber me l’ha offerta e, questa volta, non me la sono lasciata scappare.

Concludo questa mia nota storica ringraziando anzitutto l’amministratore della pagina per l’ospitalità, in secondo luogo l’autore del post per avermi involontariamente incentivato a scrivere queste precisazioni storiche. Infine ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato ed apprezzeranno in futuro questo itinerario, sia nella “facile” versione originaria che in quella “spuria” ma più impegnativa.

P.S.: perché chiamai la via “Il ladro di Baghdad?”
E’ una vicenda molto divertente che coinvolge alcuni nomi noti del mondo dell’arrampicata veronese di allora. Vede quindi differenti protagonisti muoversi da posizioni diverse intorno sostanzialmente a due “malefatte”. Ma questa è un’altra storia…

Eugenio Maria Cipriani da un post su FB

Apritori:

Eugenio Cipriani, Edoardo de Bastiani, Beppe Vidali nel 1993.

(var. uscita Micheletti) ultimi 2 tiri da I. Micheletti e B. Zanini che si calarono dall’alto il 17 giugno 1999


Accesso:

P sulla strada nei pressi del cimitero di Brentino (a volte segnalati furti), percorrere la strada direzione S fino alla fine del vigneto e poi per traccia ripida verso W dapprima su ciottoli e poi nel bosco.
Attenzione al raccordo con le Pale Basse (Mamma Olga) salire ancora e non traversare a SX (faccia a monte)
Poco dopo si incontra una breve fascia rocciosa che si supera con corde fisse (terreno friabile, rimanere o vicini od al riparo fuori dalla verticale). Dopo 30/40 min si arriva al secondo raccordo alla base della Pala del Boral, tenere quindi la SX e si accede al Sass de Mesdì (es. via Capitani Coraggiosi) e tramite qualche sali e scendi ed un tornantino si adduce alla base dell’impressionante placca con il ciclopico tetto che da il nome al settore.
La via attacca a sx sul più facile su placca fessurata con breve strapiombino. Targhetta 8 e scritta alla base.

Tot 45 min / 1h


Relazione:

Difficoltà:6c+ max (6a+ obbl)
Proteggibilità:S2 / S1 (gli ultimi 2 tiri)
Impegno:II
Sviluppo:145 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  10 rinvii
Esposizione:E (ma và in ombra presto)
Tipo di roccia:splendido calcare
Periodo consigliato:primavera, ed autunno. Estate pomeriggio và in ombra.
Tempo salita:circa 3h
Bellezza:****
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo:

Descrizione tiri:

tiromdiff.descrizione
L1206aPartenza delicata su fessurina verticale ed appoggi ormai lisci. Breve rimonto poi più semplicemente alla sosta su cengia.
L2206aSalire leggermente a destra la liscia e tecnica placca compatta. Ma mano si sale appaiono le gocce di erosione dal tetto che rendono goduriosa e più facile la salita.
L3305bAncora in verticale su placca fino ad incrociare i fix (blu) della Desiderio Sofferto. Qui traversare leggermente a SX vincendo un breve strapiombino e poi su placca lavoratissima ed una lama dopo la quale a SX si arriva alla sosta appesi.
L4305cSu placca arancione con bella e facile arrampicata fino ad un tettino che si evita stando bassi in placca liscia ed a volte bagnata. Ora la via originale sarebbe finita e si uscirebbe raccordandosi a DX alla Desiderio Sofferto.
L5206b+A destra e su per lo strapiombino con decisione (6a+) fino a che diviene placca dilavata dall’estremo DX del tetto e quindi sempre più liscia. Passi ipertecnici in traverso su piccole prese (6b+) e presto si arriva in sosta sotto ad una caratteristica orecchia.
L6206c+Portarsi a SX sotto ad un evidente tetto che si sale con atletica arrampicata (1 passo 6c+) e dopo diviene diedro (6b) che con andamento a banana porta alla comoda sosta.
svil.140m
Grado6c+ (6a+ obbl.), S2/S1, II imp.

Compagni:

2004 con Giovanni Giuliani (mio istruttore al corso roccia AR1 2004)

01/12/2007 con Marco Bulgarelli e Michele Bartarelli

26/03/2011 con Maicol Roversi e Mirko Razzaboni

20/05/2021 con Claudio Bassoli, cordata amiche a fianco Anna Tusini ed Alice Zafferri sulla Desiderio Sofferto


Discesa:

  • Solitamente con 3 doppie da 40m non obbligate utilizzando le numerose soste sulla parete ma stando leggermente a SX (viso monte). Giunti alla base della parete, poi a ritroso fino al raccordo e poi giù fino al parcheggio.
    Tot: 1/1.5 h a seconda della velocità nelle manovre.
  • Usciti dalla via si tiene per tracce di sentiero esposto in direzione N fino ad incrociarne una possibilità di discesa tramite flebili tracce verso DX (Ovest).
    Per rami e gradoni si perviene in breve alla cengia di attacco alla base della Pala del Boral. Di qui a ritroso verso S si perviene al raccordo tra la Pala del Boral ed il Sass de Mesdì e quindi si scende per sentiero evidente.
    Tot: 1/1.5 h
  • Se si salta il canale di discesa per la Pala del Boral si perviene al sentiero delle Laste. E’ quindi possibile seguirlo tutto verso N fino a che questo non confluisce al sentiero che porta al Santuario della Madonna della Corona e poi porta in centro a Brentino . Ciò obbliga poi a tornare per strada fino al P.
    Tot: 2 h

GPS:


Note:

  • Attenzione che arrampicare su queste vie crea dipendenza, dopo si diverrà molto più esigenti e schizzinosi con tutto il resto. Valle del Sarca compresa!
  • Anche se sportiva è richiesta però un minimo di esperienza alpinistica per le doppie e la spittatura lunga.
  • Abbastanza evidente la doppia mano in apertura. I primi 4 tiri su magnifica placca con spittatura a 3/4 m mentre gli ultimi 2 tiri ravvicinata ma con difficoltà obbligatorie sul 6a+/6b.


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Senza chiedere il Permesso

Castel Presina

Monte Cimo – Brentino (VR)

Ennesima apertura di Gigi Pinamonte che sta più a nord delle altre e risulta un po’ compressa con la vicina Evitando el Frio tanto da dover scappare, a destra, in un boschetto pensile per evitarla.
Rispetto alle altre risulta però quasi una via alpinistica travestita, per via dei traversi, del terreno friabile ed ancora da disgaggiare ma soprattutto della chiodatura che è “artigianale e datata” (come nello stile dell’apritore
) ma pure eterogenea con cordoni e chiodi.
Una via dallo stile “Grill” in val d’Adige insomma ed anche se mi toglierò sempre il cappello di fronte agli apritori, c’è da incominciare a chiedersi fino a che punto vogliamo spingerci nell’attrezzatura sistematica di una parete e con che stile?
Ai ripetitori l’ardua sentenza, anche se mi pare di capire che le continue file agli attacchi abbiano già decretato il verdetto.

Almeno tra noi “alpinisti della domenica”.


Apritori:

Gigi Pinamonte, 2020


Accesso:

Uscita Affi seguire le indicazioni per Verona-Trento-Valpolicella. Passato il cavalcavia Rivoli, Caprino Veronese e successivamente per Spiazzi. Prima di raggiungere la frazione si nota sulla destra il ristorante “La Baita” e subito dopo una strada in discesa con indicazioni per Ca’ Scala, Broieschi, Porcino. Solitamente si seguiva la strada per circa 1 km fino a che sul lato sinistro della strada si individuava un piccolo slargo e si parcheggiava qui (link) ma sono stati segnalati numerosi furti.

Ora conviene lasciare le auto sulla strada principale appena dopo “La Baita” link al P (! Lasciare liberi gli accessi e pensare ad anche gli altri climber)

Quindi scendere per la strada in direzione SUD per circa 600 m fino a che, dopo le recinzioni, sul lato sinistro si intravede una traccia che sale nel bosco. Costeggiare per un po’ la strada poi scendere per il sentiero nella boscaglia che perde velocemente quota in direzione E-SE.
In breve si arriva ad un bivio con palina CAI in legno. Qui andare a sinistra (N) imboccando un marcato sentiero con bella vista sulla val d’Adige e dopo poco sulla solare parete di Castelpresina.

la solare parete di Castelpresina dal sentiero di accesso

Con breve discesa su placche si raggiunge la base della parete.
Passare tutta la zona degli strapiombi e risalire, poi quando il sentiero si abbassa proseguire ignorando gli attacchi di Ciao Sic, Prosciutto Cotto di Parma, Instabilità Emotiva, ecc..
La nostra parte 10m a dx di Evitando el Frio, dopo lo spigolo, alla base di una tetro camino.
Attacco con 1 spit fix senza piastrina e piccola scritta “progetto” non evidente.


Schizzo:


Descrizione dei tiri:


Compagni:

Anna Tusini, Claudio Bassoli


Discesa:

  • Usciti dalla via riprendere evidenti tracce di sentiero che prima salgono verso NW ed intercettano il sentiero per la Sgrenza e poi si abbassano (targhette metalliche S4) fino al greto di un ruscello, per poi risalire verso S riportando al P.
    TOT: 20-25 min
  • Usciti dalla via riprendere evidenti tracce di sentiero che prima salgono verso NW ed intercettano il sentiero per la Sgrenza, non abbassarsi ma stare alti ed una traccia ad W su calcare bianco (ometti) che in breve porta ad un grosso castagno proprio al centro del tornante dove si è P.
    ! Attenzione: anni fa questo accesso era stato vietato per disguidi con il proprietario del fondo.
    TOT: 10 min

Note:

  • La via regala qualche bel tiro: il primo è originale, il secondo forzato, il terzo piacevole, il quarto atletico e l’ultimo mi ha ricordato le placche delle classiche della fascia mediana, quindi il massimo per chi ama questo genere démodé.
  • Via ancora da pulire ed anche se consolidata con cemento in qualche punto occorre prestare attenzione a chi sta sotto. Se avete altre cordate avanti desistere (vedi video sotto)
  • Nome dato dall’apritore in risposta all’aver salito una linea forse non sua o che è rimasta per troppo tempo un “progetto”. Lo stile anarchico di Pinamonte divide nettamente ed anche se non lo conosco ammetto mi è simpatico.


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Video piccolo disgaggio in parete:

Noi eravamo soli in parete quel giorno ma disgaggi simili al fine settimana sono altamente pericolosi per tutte le cordate sotto!

Urlate sempre S A S S OOOOOOOOOOOO !!! anche per cose molto più modeste.


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0-999m Brentino Pala del Boral relazioni rock climbing val d'Adige via sportiva

Nicola Simoncelli

Pala del Boral, 600m

Monte Cimo – Brentino (VR)

La firma e classe del Coltri esce limpida e se si guarda l’anno di apertura non si può che ritenere questa via come un emblema dell’aria del “Nuovo mattino” che ha spazzato la val d’Adige negli anni ottanta e ne ha tenuto lontano le nubi per molti anni a seguire.
Logica alpinistica serpeggia in mezzo a placche e strapiombi di eccellente calcare.
Itinerario imperdibile per intenditori ed amanti delle vie sportive solo nelle protezioni.


Apritori:

Sergio Coltri, 1988


Accesso:

P sulla strada nei pressi del cimitero di Brentino (occhio ai furti), percorrere la strada direzione S fino alla fine del vigneto e poi per traccia ripida verso W dapprima su ciotoli e poi nel bosco. Attenzione al raccordo con le Pale Basse (Mamma Olga) salire ancora e non traversare. Poco dopo si incontra una breve fascia rocciosa che si supera con 2 corde sul posto (terreno friabile, rimanere o vicini od al riparo fuori dalla verticale). Dopo 30 min si arriva al secondo raccordo alla base della Pala del Boral, La via è già visibile proprio difronte a noi ora.

Ancora a SX verso il al Sass de Mesdì per pochi metri in falsopiano fino a che non si stacca una traccia che sale a dx verso la parete.

Targhetta metallica 2 ne indica inconfutabilmente l’attacco.

Tot 30/45 min


Relazione:

Proteggibilità:S2
Impegno:II
Sviluppo:150 m
Tiri:5
Attrezzatura:NDA,  12 rinvii, utile qualche nuts e friend fino al 2
Esposizione:E -NE
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:primavera ed autunno
Tempo salita:circa 5h (cordata a 3)
Bellezza:*****
Apritori:Sergio Coltri, 1988
Riferimenti bibliografici:Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo:

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Descrizione dei tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L1255c / 6aPartenza dritti a dx di un diedrino da doppiare con passo in strapiombo. Poi placca fino alla sosta
L2306a+Strapiombino ed ancora dritto per bella placca fino ad un deciso traverso a dx che adduce ad un comodo terrazzino. Da li alzarsi atleticamente a vincere un passo difficile e poi sempre a dx con tecnica arrampicata.
L3306bA sx in traverso verso il marcato diedro fessura, salire un difficile passo in strapiombo e poi portarsi dentro al diedro fino al suo termine. Uscire su un pulpito appoggiato e da li salire la bella e tecnica placca fino a che si può agevolmente traversare a sx alla sosta appesi. Qui la seconda doppia.
L4356bSubito strapiombino a doppia lama da aggirare con astuzia verso dx, giunti sulla placca armarsi di coraggio e calma che non molla per molti metri, a metà lungo passo obbligato. Poi a sx più facilmente verso la sosta appesi. Tiro chiave per continuità
L5306a, 6b+Dritti per placca che aumenta di difficoltà man mano si sale. A metà passo molto tecnico e non intuitivo, poi più facilmente fino ad una ultima fessura erbosa in sosta, comoda. Prima doppia.
sviluppo150m
gradazione6b+ (6b obbl.), S2, II

Compagni:

Giorgio Scagliarini, Davide Tonna


Discesa:

  • Tramite 2 doppie, 1 da 50 ed 1 da 62m si perviene alla base della parete proprio alla targhetta metallica. Poi a ritroso al P in 45 min.
  • Salire legati qualche metro fino a deboli tracce di sentiero che poi con andamento verso N in falsopiano conducono allo scosceso boschetto che tramite qualche fissa e pianta riporta alla cengia basale alle pareti. Da qui a ritroso fino al P. Ore 1. Soluzione non testata.
  • Salire legati qualche metro fino a deboli tracce di sentiero che poi con andamento verso S in falsopiano conducono all’uscita delle vie del Sass de Mesdì (Desiderio Sofferto). Da qui calarsi in doppia sulla grande placca e poi a ritroso al P. Ore 1,5. Soluzione non testata e remunerativa solo in caso si voglia percepire il vuoto del grande tetto del Sass de Mesdì e rimanere ammirati dalle linee che lo incidono.

GPS:


Note:

  • Pala del Boral, Sass de Mesdì, Scoglio dei Ciclopi siete nella sala del trono del reame di Brentino e questa ne è una classica.  Da fare almeno una volta nella vita. Occhio che queste vie danno dipendenza !
  • Colazione abbondante alla Opera Prima caffè e birra con piada post arrampicata dalla Gigia, fanno parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.

Meteo:


Meteo Rivoli veronese


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0-999m Brentino Castel Presina relazioni rock climbing val d'Adige via sportiva

Quel che Passa il Convento

Castel Presina

Monte Cimo – Brentino (VR)

Ennesima apertura di Gigi Pinamonte che serpeggia tra altre ed a volte risulta un po’ compressa, come d’altronde tutte quelle facili fuori dagli strapiombi arancioni.
Chi cerca ingaggio e linee impeccabili va altrove, qui però c’è da render giustizia e merito agli apritori che ci hanno regalato innumerevoli itinerari plaisir dove passare piacevoli giornate invernali all’aria aperta tra amici di cordata.
Ed alcune volte, ammettiamolo, cosa volere di più ?


Apritori:

Gigi Pinamonte, 2016


Accesso:

Uscita Affi seguire le indicazioni per Verona-Trento-Valpolicella. Passato il cavalcavia Rivoli, Caprino Veronese e successivamente per Spiazzi. Prima di raggiungere la frazione si nota sulla destra il ristorante “La Baita” e subito dopo una strada in discesa con indicazioni per Ca’ Scala, Broieschi, Porcino. Solitamente si seguiva la strada per circa 1 km fino a che sul lato sinistro della strada si individuava un piccolo slargo e si parcheggiava qui (link) ma sono stati segnalati numerosi furti.

Ora conviene lasciare le auto sulla strada principale appena dopo “La Baita” link al P (! Lasciare liberi gli accessi e pensare ad anche gli altri climber)

Quindi scendere per la strada in direzione SUD per circa 600 m fino a che, dopo le recinzioni, sul lato sinistro si intravede una traccia che sale nel bosco. Costeggiare per un po’ la strada poi scendere per il sentiero nella boscaglia che perde velocemente quota in direzione E-SE.
In breve si arriva ad un bivio con palina CAI in legno. Qui andare a sinistra (N) imboccando un marcato sentiero con bella vista sulla val d’Adige e dopo poco sulla solare parete di Castelpresina.

la solare parete di Castelpresina dal sentiero di accesso

Con breve discesa su placche si raggiunge la base della parete.
Passare tutta la zona degli strapiombi e risalire, poi quando il sentiero si abbassa andare subito a cercare lo spigolo grigio sotto la parete dove attacca Ciao Sic ed appena a destra Prosciutto Cotto di Parma.
La nostra parte 20m a dx al centro della conca (30/40 min)

Attacco con spit fix omologati e piccola scritta non evidente.


Relazione:

Difficoltà:6b+ max (6a obbl)
Proteggibilità:S1
Impegno:II
Sviluppo:145 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  14 rinvii
Esposizione:E -SE
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:primavera, autunno ed inverno
Tempo salita:circa 3.5h
Bellezza:***
Apritori:Gigi Pinamonte, 2016
Riferimenti bibliografici:Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
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Descrizione dei tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L1204c, 6b,6aParte facile ma a metà tiro su fisico strapiombino atletico passo di 6b, breve traverso a sx poi pilastrino 6a
L2305c,6a,5bTraverso a sx per placca, diedro tecnico e placca verticale  (6a) poi bel e facile traverso a sx che conduce alla sosta comoda in comune con “Prosciutto cotto di Parma”
L3205ca sx per breve strapiombino (5c) poi su per facile ma friabile terreno fino alla fine della fascia boschiva. Due soste possibili, consiglio quella più alta.
L4205cSu placca appoggiata e facile che diventa via via più tecnica, poi breve singolo prima della sosta appesi.
L5256b,6b+,6a+Subito su verticale tecnica placca a concrezioni gialle che porta sotto al muro. Bombè da vincere con decisione ma con buone prese, dopo alcune belle fessure portano alla sosta. Tiro chiave e che vale la via.
L6305b, 5aDritti per placca e poi con andamento arcuato verso dx che regala ancora qualche piacevole movimento. Uscita nel bosco.  ! Tenere alte le corde per evitare stillicidio di sassi a chi sta sotto
tot145m 
gradazione 6b+ (6a obbl.), S1, II 

Compagni:

Karen Martinelli

Cordata amici: Ivan de Iesu + Luca Mazzoli


Discesa:

  • Usciti dalla via riprendere evidenti tracce di sentiero che prima salgono verso NW ed intercettano il sentiero per la Sgrenza e poi si abbassano (targhette metalliche S4) fino al greto di un ruscello, per poi risalire verso S riportando al P.
    TOT: 20-25 min
  • Usciti dalla via riprendere evidenti tracce di sentiero che prima salgono verso NW ed intercettano il sentiero per la Sgrenza, non abbassarsi ma stare alti ed una traccia ad W su calcare bianco (ometti) che in breve porta ad un grosso castagno proprio al centro del tornante dove si è P.
    ! Attenzione: anni fa questo accesso era stato vietato per disguidi con il proprietario del fondo.
    TOT: 10 min

Note:

  • nome dato dall’apritore in risposta ad alcuni contestatori per l’attrezzatura artigianale delle sue vie. Questa però ha sui tiri materiale omologato che lascia il posto al “homemade” solo per le soste, tanto per non smentirsi :-). Ammetto che questa anarchia mi è simpatica.
  • Uscita nel bosco.  ! Tenere alte le corde per evitare stillicidio di sassi a chi sta sotto
  • Visti i 2 traversi ha sviluppo un po’ più lungo che le altre.


Meteo:


Altre vie nei dintorni:

Castel Presina 7 7 val d'Adige 44 44
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