Itinerario aperto da Giancarlo Zuffa e Nino Lenzi il 17 maggio 1969 e recentemente riattrezzato in ottica sportiva su consiglio dell’apritore. La via offre un’arrampicata logica lungo fessure e diedri. Zuffa attaccò la parete salendo in artificiale la placca a sinistra del diedro d’attacco; questo tratto oggi costituisce la prima lunghezza della via “La danza dei grandi rettili”. L’attacco ora seguito oggi è una variante aperta da Nunzio Ruggiero poco dopo l’apertura della via.
I tiro attuale in diedro : Nunzio Ruggiero nel 1969/70
Rispittatura in chiave moderna a fix: Diego Filippi, Matteo Bertolotti, Alessandro Spinelli il 10 dicembre 2016
Descrizione:
Piacevolissima infrasettimanale con l’amico guida Carlo Alberto Montorsi. E’ un po’ che non scala per puro diletto e l’occasione di essere insieme qui, dopo poco più di anno, ci farà assaporare ancora più questa mezza giornata rubata al lavoro.
In sommità troveremo i preparativi per la manifestazione di slackline il cui gioioso clima di festa ci contagerà fino alla scontata birra del rifugio.
Accesso:
In prossimità del centro di Castelnovo Ne’ Monti seguire le indicazioni per Pietra di Bismantova fino a raggiungere il parcheggio di Piazzale Dante.
Avvicinamento:
Da Piazzale Dante salire la scalinata verso l’eremo e poi passare sul retro del rifugio e seguire verso W le indicazione per la sommità, sentiero 697. Dopo poche centinaia di metri, tralasciati i sentieri che salgono direttamente ai settori Gare Vecchie e Verbum si abbandonare il sentiero andando su evidenti tracce a dx e già in vista dell’attacco e del caratteristico diedro e fessura del primo tiro. Attacco su comodo terrazzino in prossimità di una pianta.
Scheda salita:
Zona Montuosa:
Appennino Tosco Emiliano.
Località di partenza:
Pietra di Bismantova – Castelnovo Ne’ Monti (RE) 1047m slm
Tempo di salita:
10’ per l’attacco, 1h30′ la via
Tempo di rientro:
20’
Sentieri utilizzati:
sentiero 697 per la sommità; discesa dal lato SO della sommità tramite il sentiero (alpinistico) tracciato a bolli blu.
Difficoltà:
6a+ (6a obb.), I
Proteggibilità:
S1
Sviluppo / Tempo salita:
110m, 4L / 1.5 h
Possibilità di proteggersi:
S1, ottima chiodatura a spit fix ø10. Soste a spit fix con cordoni. Inutile protezioni veloci tranne tratto finale dove occorre 1 o 2 cordini.
Materiale necessario:
Normale da arrampicata sportiva su vie di più tiri. 14 rinvii.
Caratteristiche salita/roccia:
Arrampicata tecnica di aderenza ed equilibrio. Qualche passaggio più fisico / Arenaria.
Pericoli oggettivi:
Normali da arrampicata sportiva. Roccia a tratti friabile. Pericolo di scariche dalle cordate che precedono. S3 molto friabile.
Esposizione:
Sud
Periodo consigliato:
Tutto l’anno. Vista l’esposizione e la bassa quota la zona potrebbe essere molto calda nei mesi estivi.
Tiro caratterizzato da continuità e spesso arrampicata umida nei primi metri. Risalire il diedro iniziare (5c) fino alla pianta e poi prendere la bella fessura atletica che si scala con bei movimenti (6a). Sopra a questa un terrazzino terroso spesso si presenta bagnato. Non lasciarsi intimorire e salire il successivo facile diedro fino a che sulla dx la via vince l’evidente placca in traverso. Passaggio tecnico per ristabilirsi (6a+) e poi facilmente in sosta. Sosta su spit-fix. (Se la partenza risultasse bagnata attaccare sulla bella placca a dx e poi traversare a sx sotto alla lama)
L2 = 25m, 6a (5b obbl.)
Su per placca a dx di un diedrino poi appena si può traversare a sx (allungare protezioni) e portarsi sotto all’evidente diedro che si scala con bella arrampicata più tecnica che fisica. Passo di 6a poco sotto la sosta, sennò più facile. Sosta su spit-fix.
L3 = 25m, 6a (5c obbl.)
Risalire la placca verticale ed anche tramite un alberello vincere lo strapiombetto con movimenti un po’ obbligati. Poi seguire le bella fessura a banana che adduce in breve alla sosta. Sosta su spit-fix ma sotto ad un terrazzino non molto invitante.
L4 = 35m, 5a (III obbl.)
Risalire la placca appoggiata verso dx in bella esposizione ma su modeste difficoltà (5a), prestare attenzione al terreno un po’ friabile ed al fatto che sotto vi è uno dei settori più frequentati di Bismantova. Traversare per terreno elementare la esposto verso dx fino al catino sommitale che in breve adduce alla sosta da attrezzare su pianta.
Seguire a sinistra il sentiero che costeggia la sommità (in direzione W) fino all’imbocco del sentiero alpinistico tracciato a bolli blu. All’incrocio col sentiero 697 proseguire (direzione E) verso il Rifugio della Pietra e alla scalinata che riporta a Piazzale Dante.
Note:
grazie a Diego Filippi, Matteo Bertolotti ed Alessandro Spinelli che l’hanno attrezzata per l’arrampicata sportiva in libera . Dopo la richiodatura a spit fix è ora diventi una classica che colma quel gap e faccia da ponte tra vie classiche come la Oppio o Zuffa Ruggiero, con le altre più ingaggiose come la Maria, Sinergie, Zuffa 70, del Diedro, Nino Marchi, Amicitanto per citarne alcune.
Linea logica, un’alternanza di fessura e diedro che dalla base della parete porta direttamente alla sommità sfruttando i punti deboli.
Spesso dopo recenti precipitazioni il primo tiro è fradicio, si consiglia di attaccare la placca appena a dx (5c) e poi riprendere la fessura che anche se bagnata si lascia scalare. Molto più psico il facile diedrino terroso appena dopo (provare per credere 😉
Il Sentiero Alpinistico dell’Acquapendente è un lungo itinerario di arrampicata facile che supera il grande gradino roccioso posto tra il Rifugio Bedole e il soprastante pianoro del Rifugio Mandrone – Città di Trento, in alta Val Genova.
La linea si sviluppa accanto alla spettacolare cascata dell’Acquapendente, seguendo una successione di placche appoggiate, rampe, cenge, piccoli canali e brevi risalti. Le difficoltà tecniche sono contenute, con passaggi fino al III+ UIAA, ma lo sviluppo, il numero di lunghezze e la necessità di muoversi rapidamente rendono la salita un vero itinerario alpinistico e non una via sportiva.
È una salita particolarmente adatta a cordate autonome che vogliano esercitarsi nella progressione veloce su terreno facile, nelle soste, nella conserva protetta e nella gestione di un itinerario lungo. La bellezza dell’ambiente, la vicinanza della cascata e il collegamento naturale fra il fondovalle e il Rifugio Mandrone ne costituiscono il principale valore.
In breve:
Itinerario
Sentiero Alpinistico dell’Acquapendente
Zona
Alta Val Genova – Adamello-Presanella
Partenza
Rifugio Bedole, circa 1640 m
Arrivo
Sentiero per il Rifugio Mandrone, circa 2445 m
Sviluppo dichiarato
800 m
Dislivello della via
300 m
Numero di lunghezze
22
Difficoltà massima
III+ UIAA
Valutazione complessiva
III+ / S1+ / II
Esposizione
SE
Accesso
45/60 min dal Rifugio Bedole
Tempo indicativo per la via
dalle 2 h alle 4 h
Nostra percorrenza dei 22 tiri
meno di 2 h (cordata 3, in conserva protetta + 1 variante a fix)
Anello completo Bedole–Mandrone–Bedole
circa 5 h
Periodo consigliato
giugno – settembre
Il tracciato è dedicato alla memoria dei fratelli Faustino e Bortolo Pedrotti ed è stato risistemato dalle Guide Alpine di Pinzolo e Madonna di Campiglio nell’ottobre 2022 e nella primavera 2023.
Schizzo originale dell’Associazione “Amici del Mandron”
Accesso:
Raggiungere Carisolo e imboccare la strada della Val Genova seguendo le indicazioni per il fondovalle e per il Rifugio Bedole.
Durante la stagione estiva l’accesso automobilistico alla parte alta della valle può essere regolamentato e sostituito, in determinate fasce orarie, da un servizio navetta. È quindi indispensabile verificare preventivamente apertura della strada, parcheggi, orari delle navette e accessibilità del Pian di Bedole.
Dal parcheggio o dal capolinea della navetta raggiungere il Rifugio Bedole, punto di partenza dell’itinerario.
Dal Bedole seguire il sentiero che parte appena fuori il rifugio verso W (foto), diretto verso il Belvedere dell’Acquapendente. Il percorso attraversa il bosco e si avvicina progressivamente alla base del grande gradino roccioso, con la cascata ben visibile sulla sinistra.
Raggiunto il Belvedere, proseguire lungo la traccia indicata nello schizzo originale fino alla targa posta alla base della parete. La prima lunghezza parte poco oltre e segue una grande rampa obliqua ascendente verso sinistra.
Tot: 45/60 min circa dal Rifugio Bedole.
Scheda:
RELAZIONE (ITA)
Itinerario
Sentiero Alpinistico dell’Acquapendente
Zona montuosa
Gruppo Adamello-Presanella
Sottogruppo / Valle
Alta Val Genova
Settore / Parete
Gradino roccioso dell’Acquapendente
Stato
Italy
Provincia
Trento
Parcheggio / Partenza
Rifugio Bedole, circa 1640 m
Sentieri utilizzati
Sentiero Bedole–Mandrone e raccordo per il Belvedere
Acqua
Presso i rifugi; non fare affidamento sull’acqua della cascata
Dislivello avvicinamento [m]
da verificare sulla traccia GPS
Dislivello itinerario [m]
300 m dichiarati
Sviluppo itinerario [m]
800 m dichiarati
Somma delle lunghezze quotate [m]
circa 613 m
Quota partenza [m]
circa 1640 m
Quota arrivo [m]
circa 2445 m al Rifugio Mandrone
Tipologia itinerario
Placche appoggiate, rampe, cenge, canalini e brevi risalti
Difficoltà su roccia
III+ UIAA massimo
Difficoltà prevalente
I e II grado UIAA
Qualità roccia
Tonalite / granodiorite di ottima qualità
Proteggibilità
S1+
Soste
Quasi tutte su catena INOX a resinati, quindi a prova di bomba !
Impegno
II
Numero di tiri di corda
22
Difficoltà globale
III+ / S1+ / II
Pericolo
Lunghezza, terreno facile ma alpinistico, possibili blocchi mobili, umidità e caduta sassi
Materiale
NDA alpinistica: casco, imbrago, corda, rinvii, cordini, moschettoni, qualche friend e dado, materiale per eventuale ritirata
Esposizione prevalente
SE
Discesa
Sentiero normale Rifugio Mandrone–Rifugio Bedole
Tempo avvicinamento
45/60 min
Tempo salita indicato
1.5 ÷ 4 h
Nostra percorrenza della via
meno di 2 h (cordata da 3 in conserva protetta, 3 tiri di corda, + 1 variante a fix)
Tempo anello completo
circa 5 h Bedole–Mandonre – Bedole
Periodo consigliato
giugno – settembre
Libro di via
Non noto
Giudizio
**** per ambiente e valore alpinistico
Consigliata
A cordate neofite autonome e veloci, che devono fare esperienza alla progressione su terreno facile ma molto sviluppato.
Dalla targa salire verso sinistra lungo rocce appoggiate e gradoni, seguendo la parte più evidente della grande rampa iniziale. La linea non è obbligata e richiede attenzione nell’individuazione dei passaggi più puliti.
L2 = 25 m, I grado
Proseguire ancora in diagonale verso sinistra su terreno molto facile, alternando placche inclinate, piccoli gradini e tratti quasi camminabili.
L3 = 35 m, II grado
Continuare lungo la rampa ascendente verso sinistra. Alcuni brevi passaggi risultano leggermente più ripidi, ma il carattere rimane facile e poco esposto.
L4 = 35 m, I grado
Seguire il sistema di cenge e placche appoggiate, mantenendo la direzione generale verso sinistra.
L5 = 35 m, II grado
La linea piega progressivamente verso destra e supera un tratto di roccette e placche poco inclinate.
L6 = 50 m, I grado
Lunga lunghezza di raccordo su terreno facile. Lo schizzo originale segnala presso la sosta: “Sosta 2 chiodi non collegati”. Verificare attentamente lo stato dell’attrezzatura e predisporre un corretto collegamento dei punti.
L7 = 25 m, III+ grado (noi ci siamo legati in cordata prima di questo tiro)
Uno dei primi tratti tecnicamente più significativi della salita. Superare il risalto sopra la sosta seguendo la linea indicata dai resinati. Pur rimanendo contenuta, la difficoltà richiede maggiore attenzione rispetto alle lunghezze precedenti.
L8 = 18 m, III− grado
Breve tiro su roccia più articolata, inizialmente abbastanza diretto e poi leggermente verso destra. Concatenabile con quello sotto.
L9 = 35 m, I grado
Traversare e salire verso destra lungo una rampa molto appoggiata. Tiro prevalentemente di collegamento.
L10 = 25 m, III grado
Superare un tratto più ripido seguendo una linea obliqua verso destra. La presenza dei chiodi riportati nello schizzo facilita l’individuazione del percorso.
L11 = 20 m, III+ grado
Breve risalto più verticale, forse il passaggio di maggiore difficoltà della via. Prestare attenzione alla lettura della linea e agli attriti della corda.
L12 = 25 m, I grado
Proseguire su terreno nuovamente facile, lungo placche e gradoni inclinati.
L13 = 25 m, II+ grado
Seguire una rampa obliqua verso sinistra. Lo schizzo riporta la parola “spigolo”: il tiro raggiunge o costeggia un piccolo spigolo roccioso prima della sosta.
L14 = 20 m, II grado
Proseguire lungo la rampa su rocce facili e articolate. In prossimità del tiro è segnalata la probabile presenza di un vecchio chiodo storico in ferro, con asta a sezione quadrata e testa piramidale. La nota manoscritta “non tirare” va interpretata come invito a non estrarlo, non sollecitarlo e non considerarlo una protezione affidabile. Non utilizzarlo come unico punto di assicurazione.
L15 = 20 m, I+ grado
Breve tiro facile lungo rocce appoggiate.
L16 = 30 m, I grado
Proseguire su terreno facile. Lo schizzo riporta esplicitamente l’indicazione “Facile”.
L17 = 30 m, II+ grado
Salire in prossimità di un piccolo canale, seguendo il percorso più logico fra placche e gradoni. Valutare l’eventuale presenza di umidità, detrito o materiale instabile.
L18 = 30 m, I grado
Superare un tratto semplice e appoggiato, dirigendosi verso sinistra.
L19 = 30 m, I grado
Proseguire lungo il sistema di rampe. Lo schizzo segnala la presenza di un “buco”, utile come riferimento per riconoscere il percorso.
L20 = 30 m, II grado
Superare una successione di brevi gradoni e placche, portandosi verso il bordo sinistro dello sperone. La parte alta dello schizzo è più compressa e richiede maggiore attenzione nell’individuazione delle soste. Variante: Noi qui siamo stati a SX ed abbiamo salito una placca a fix di 4b
L21 = 25 m, II grado
Salire il penultimo risalto lungo il margine superiore della parete.
L22 = 20 m, I grado
Ultima breve lunghezza su terreno facile. Si raggiunge il ripiano superiore, dove nello schizzo è rappresentato un ometto di pietre.
Durante la nostra percorrenza, procedendo come cordata da 3 “esperta” legandoci solo da L7 in poi e procedendo pressochè sempre in conserva a 10m protetti, abbiamo completato le 22 lunghezze in circa 1.45h. Il tempo indicato nello schizzo originale è invece di circa 3 ore. Non legandosi probabilmente si può scendere anche sotto l’ora.
Tabella dei tiri:
Tiro
Difficoltà UIAA
Lunghezza
L1
II
25 m
L2
I
25 m
L3
II
35 m
L4
I
35 m
L5
II
35 m
L6
I
50 m
L7
III+
25 m
L8
III−
18 m
L9
I
35 m
L10
III
25 m
L11
III+
20 m
L12
I
25 m
L13
II+
25 m
L14
II
20 m
L15
I+
20 m
L16
I
30 m
L17
II+
30 m
L18
I
30 m
L19
I
30 m
L20
II
30 m
L21
II
25 m
L22
I
20 m
Somma delle lunghezze indicate In giallo i tiri saliti Non in conserva
circa 610 m
Difficoltà:
III+ UIAA massimo
22L, 610 m, III+ / S1+ / II.imp
Le difficoltà prevalenti sono di I e II grado, con brevi passaggi di III, III−, III+ e II+. Il grado tecnico modesto non deve far sottovalutare lo sviluppo, la ricerca dell’itinerario, la possibile presenza di tratti umidi e la necessità di gestire con efficienza una sequenza di 22 lunghezze.
Uscita:
Dall’ometto posto al termine di L22 seguire la traccia che attraversa il ripiano superiore e si collega al sentiero proveniente dal Rifugio Bedole. Proseguendo verso monte si raggiunge il Rifugio Mandrone – Città di Trento.
Considerare circa 1 ora dall’uscita della via al rifugio.
Discesa:
Dal Rifugio Mandrone seguire il normale sentiero di rientro verso il Rifugio Bedole. Il percorso compie un ampio anello e permette di ritornare al punto di partenza senza ripercorrere la via.
Durante la nostra salita l’intero anello, con partenza e ritorno al Rifugio Bedole, percorrenza dei 22 tiri, uscita al Rifugio Mandrone e discesa per il sentiero normale, ha richiesto complessivamente circa:
TOT: 5 h circa Bedole–Bedole.
Il dato si riferisce a una cordata esperta, allenata e particolarmente veloce sui tratti facili. Cordate che affrontino ogni lunghezza con normale gestione da via multipitch possono impiegare sensibilmente di più.
Strategia di progressione:
Il tempo dichiarato di 3 ore per 22 lunghezze presuppone una gestione molto efficiente. Nei tratti di I e II grado una cordata esperta può alternare tiri classici, corda corta e progressione in conserva protetta, mantenendo sempre adeguati margini di sicurezza.
Affrontare ogni singolo tratto come una normale lunghezza da falesia, con soste lunghe e cambi lenti, aumenta considerevolmente il tempo complessivo. La via è quindi un ottimo terreno per esercitarsi nella fluidità delle manovre, ma solo per cordate già autonome.
Materiale:
casco, imbracatura e normale dotazione alpinistica NDA;
corda adeguata alla strategia di progressione scelta;
8/10 rinvii;
qualche friend medio-piccolo e alcuni dadi possono risultare utili (noi li avevamo ma non abbiamo sentito esigenza usarli);
materiale per un’eventuale ritirata;
lampada frontale e abbigliamento adeguato all’ambiente alpino.
Traccia grazie all’amico Fabio Scaglioni a cui va anche il merito dell’idea iniziale della salita.
Note:
La via è tecnicamente facile ma non banale. Il vero impegno deriva dallo sviluppo, dal numero dei tiri, dalla gestione della cordata e dalla necessità di mantenere una progressione rapida, efficace ed in sincrono tra i vari componenti della cordata. Quindi ottima per cordate neofite !
Seguire sempre lo stesso tipo di protezioni ad anello resinato, sia per le soste che per gli ancoraggi sui tiri. Sono presenti spit fix ma riguardano varianti e/o altre vie più difficili.
La vicinanza della cascata può rendere alcuni tratti umidi. Dopo piogge abbondanti o durante periodi di forte fusione nivale occorre valutare con attenzione le condizioni.
Prestare attenzione a blocchi, lame, cenge detritiche e possibili scariche provocate dalle cordate soprastanti.
Su L14 è presente un chiodo storico. Non estrarlo, non sollecitarlo e non utilizzarlo come unica protezione.
Il nostro tempo di meno di 2 ore per i 22 tiri e di circa 5 ore per l’anello completo è riferito a una cordata esperta e veloce; non deve essere considerato un tempo standard.
Meteo:
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Bibliografia e fonti:
Schizzo originale del Tracciato alpinistico Acquapendente, Associazione “Amici del Mandron”.
Materiale informativo del Rifugio Mandrone.
Materiale informativo del Rifugio Bedole e della Val Genova.
Salita insolita per il nostro Appennino se non altro per la conformazione a contigui ed estetici torrioni in una scala ascendente verso la sommità. 4 denti si elevano dalla gengiva e si fondono in una cresta rocciosa che trae origine dal bosco fino ad elevarsi sul culmine della montagna. Ogni paragone con il re delle Alpi o, più sommessamente, alle Dolomiti è azzardato ciò non toglie che rimane un unicum nel nostro panorama. La posizione dominante e con una notevole prominenza dalle valli circostanti, dona a questo affioramento ofiolitico una splendida visuale su tutta la catena montuosa: dalle cime del bolognese come il Corno alle Scale, passando per il Cimone che è sempre in primo piano ed il Cipolla, Prado e Cusna che chiudono l’anfiteatro. Sull’altro versante la est della Pietra di Bismantova è in bella evidenza con le tributarie valli del Dolo e Dragone che verdi serpeggiano verso la pianura.
Ottima per cordate neofite o fresche di corsi che vogliono cimentarsi nelle manovre, doppie e progressione in conserva protetta senza l’ingaggio ed esposizione di una vera parete.
Monte Tignoso. Montagna caratteristica di origine vulcanica, formata da scuri basalti alterati, in cui si riconoscono le forme tondeggianti dei cuscini di lava repentinamente raffreddata. La vetta, segnata da una croce, concede un vasto panorama sul crinale dal Monte Cusna al Monte Cimone, e sul medio Appennino reggiano e modenese. Emerge prepotente lungo la boscosa dorsale che divide la Val Dragone (bacino del Fiume Secchia) dalla Valle Scoltenna (bacino del Fiume Panaro).
da TCI Appennino Ligure e Tosco-Emiliano | di Marco Salvo, Daniele Canossini | 2006
Accesso:
da Nord:
da Montefiorino, Frassinorosu provinciale SP486R direzione Passo delle Radici. Appena passato Piandelagotti alle indicazioni a dx per Civago e Prati di San Gemignano, svoltare a sx ed abbassarsi in un strada senza nome che in breve conduce ad una falegnameria. Scendere sul greto del torrente con bella vista sul Sasso del Corvo e poi passato il ponte risalire quindi sulla via comunale per Roccapelago. Quando questa si immette in un tornante tenere a SX per Sasso Tignoso. Salendo il Sasso diviene ben visibile e si parcheggia dopo poche centinaia di metri nei pressi dell’oratorio Giovannonia 1300m slm. Link al P con google maps.
da altri versanti:
Giungere sulla via Comunale per Roccapelago e poi imboccare la strada per Sasso Tignoso ed Oratorio Giovannoni. Salendo il Sasso diviene ben visibile e si parcheggia dopo poche centinaia di metri nei pressi dell’oratorio Giovannoni a 1300m slm. Link al P con google maps.
Attacco:
Dall’oratorio Giovannonisalire verso N in falsopiano sul sentiero CAI 579, dopo 200m si incrocia e si lascia sulla dx il sentiero 565 (via Vandelli che proviene da Ca Guerri). Superiamo dunque una sbarra (bollino rosso)e seguiamo questa carrareccia per circa 1.7km fino ad una palina con bollo rosso ed indicazioni via Ducale Vandelli (SX) ed Alpesigola (DX) (vedi foto). Qui abbandonare il sentiero principale per preferirgli uno che si stacca direzione E e punta al bosco. Seguire i bolli rossi che ad un certo punto ci invitano pure a perdere pochi metri di quota fino a toccare la gengiva della cresta rocciosa. Alcuni ometti e la logica ci portano diretti alla base della Ia torre ove una targhetta ci rivela, in modo indiscutibile, l’attacco della via.
Ia Torre: attaccare nei pressi della targhetta portandosi sulla evidente prima torre, subito facile ma detritica e poi a metà con movimento delicato sulla sx per prendere la roccia migliore. Giunti sulla sommità oltrepassarla per sostare oltre (3 fix con cordone)
D1 = 12m calata
Effettuare una doppia da 12m che ci deposita alla base della I torre ma dal versante opposto. Quindi spostarsi camminando su terreno elementare fino alla base della II Torre
L2 = 20m, 3a, I (3 fix) Sosta su 1 fix.
IIa Torre: salire la paretina su placca appoggiata con andamento verso sx. Al terzo fix traversare orizzontalmente a sx per portarsi sull’altro versante che tramite elementari blocchi deposita alla base della III torre. Ignorare il fix sulla sx attrezzato con anello per doppia ed usare quello a dx alla base di una placca verticale.
L3 = 20m, 5b, 4b(5 fix) Sosta su 2 fix.
IIIa Torre: Affrontare la placca avara di appigli ed appoggi sfruttando alcune piccole fenditure orizzontali (passo chiave). Sopra il terreno diviene più semplice ed immettendosi in un diedro aperto si guadagna presto la cima della terza torre.
+ 250m di cresta elementare.
Ora conviene cambiarsi le calzature ed accorciarsi a 5/10 m per procedere in conserva medio/corta. Dopo poco si raggiunge il colletto della IVa torre con la cresta (fix per ev. protezione in invernale), qui traversare a sx in orizzontale su blocchi friabili per poi scendere con facile disarrampicata sulla cresta. Risalire per percorso non obbligato per spuntare all’intersezione con la Cresta Tignosa ove, in corrispondenza di un alberello, si trova un grosso masso con il libro di vie (ometto). Riprendere la cresta principale con ormai la croce sommitale in piena visuale e tramite qualche saliscendi, ma stando sempre sul filo di cresta si giunge brevemente fino alla croce di vetta.
Tot:1.5/3h a seconda della progressione e dimestichezza con questi terreni
Difficoltà:
5b (4c obbl.)
3L, 350m, S1+, AD+, 2 imp. (per la natura e tipologia di roccia)
Discesa:
a) Per sentiero “direttissima”
Scendere dalla croce ed imboccare direzione S la “direttissima” che in breve ci riporta al bivio con la Vandelli. Si ritorna poi al P nei pressi dell’oratorio.
TOT: 30 min circa
b) Per sentiero 565
Scendere dalla croce ed imboccare a N il sentiero 565 sul versante N che tramite ampio giro circolare orario ci porta sul sentiero al bivio con la Vandelli e poi al P, nei pressi dell’oratorio.
TOT: 45/60 min circa
c) Anello panoramico sotto alle 4 torridella “Cavalcata Tignosa“
E’ possibile scendere per anello panoramico sotto alle 4 torri della cresta W prendendo il 565 a N ed abbandonandolo dopo pochi centinaia di metri, non appena questo svolta ad E (tenere la SX con viso a valle). Seguire poi delle tracce tra le roccette ed il limite boschivo che con percorso antiorario portano alla base delle caratteristiche 4 torri dall’aspetto bizzarro e caratteristico. Aggirarle senza perdere quota e quindi poi scendere per grossi blocchi crollati da queste torri fino ad intercettare una carrareccia. Questa discesa permette di avere uno sguardo privilegiato e conoscere maggiormente alcune peculiarità di questo affioramento unico e singolare. TOT: 45/60 min
le 4 torri della cresta W del Sasso Tignoso
Compagni:
Alberto Gasparini + Gianpaolo Simonini
GPS :
Attacco + discesa dalla Direttissima
Total distance: 3671 m Max elevation: 1445 m Min elevation: 1288 m Total climbing: 182 m Total descent: -195 m Total time: 01:41:40
La via è una “brutta via” ma penso possa donare a cordate neofite, o fresche di corsi, la possibilità di cimentarsi su alcuni facili tiri di corda e soprattutto la progressione in conserva su cresta, tanto importante quanto sconosciuta ! Il classico terreno di gioco quando poi ci si sposterà su vere montagne d’alta quota.
Qui ci si muove sul facile ma friabile. Il tutto in un contesto di pace ed isolamento che si fatica a trovare in molti ambienti “alpini”
Prestare attenzione a tutto! Blocchi, tacche, appoggi ed appigli non sono mai scontati nella loro staticità. Occorre acuire la sensibilità di piedi e mani su questa roccia che gradisce il più delle volte essere spinta verso se stessa, piuttosto che trazionata con una vigorosa estrazione. Questa esperienza però diverrà impagabile e merce preziosa nel bagaglio di ogni neofita alpinista.
La Cavalcata è facile ma non banale. Se siete digiuni di vie alpinistiche questa potrebbe essere un ottimo modo di avvicinarsi a questo mondo senza traumi, se però cercate una via “sportiva plaisir” forse è meglio andate altrove 😉
Un sito come questo costa circa 250€ all’anno di solo hosting, antivirus ed aggiornamenti plug-in. Il tempo e passione non li monetizzo certo ma questo sito è online da 25 anni circa e quindi i conti sono facili. Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere questa odiosa pubblicità. Anche un caffè fa la differenza, mi fa capire che apprezzi il mio lavoro. G r a z i e !