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1000m Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

via Mission

II Torre Giare Bianche, 1703 m

Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

Apritori:

F.Spavenello, G.Busato nel 1996


Descrizione:

Vietta simpatica ed ottimamente protetta, con esposizione favorevole alle mezze stagioni e non solo.
Permette un graduale e sicuro approccio alla dolomia delle Piccole Dolomiti.

Si divide in due sezioni distinte e diverse. Se i primi tre tiri sono su bella e solida placca compatta ottimamente protetta a fix resinati, segue una seconda dal sapore alpinistico ove le protezioni e soste sono ancora a prova di bomba ma la distanza è nettamente superiore ed impone qualche integrazione.
Non è raro uscire poi in cima sulla torre nel momento in cui le tipiche nebbie si diradano, e questo dona un sapore particolare.

Peccato solo gli ultimi tiri perdano di bellezza e divengano un po’ vegetati, ma danno alla salita quel senso alpinistico sennò sportiva.

D’altronde se non avete mai rinviato o fatto sosta su un basso pino mugo, allora vuol dire non avete mai arrampicato da queste parti!


Accesso:

Parcheggiare al Rifugio Campogrosso o vicino la sbarra dopo la malga omonima, imboccare il sentiero del Re e passare in rassegna il Baffelan, Primo e Terzo Apostolo.
Dopo poco imboccare il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di un pendio boscoso. Salirlo tagliando verso SX (viso monte ) e sopra a questo in direzione opposta traversare in falsopiano fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (via le Ricette di Elena ed Alba Nueva).

Traversare ancora a DX (faccia monte) ed in breve si arriva alla base della parete su una bella ed evidente placca grigia.
2 fix e scritta alla base (molto tenue) segnano l’attacco.
Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso


Esposizione:

E – SE


Relazione salita:

RELAZIONE (ITA) 
Itinerariovia Mission
prima salita1996: F.Spavenello, G.Busato
Zona MontuosaPiccole Dolomiti
SottogruppoSengio Alto
Settore / Parete / CimaII Torre Giare Bianche
StatoItaly
Località di Partenzarif. Campogrosso 1448m (Vi)
ParcheggioP al rifugio
Sentieri175, 175A
Punti d’appoggiorif. Campogrosso 1448m (Vi)
AcquaSì. Sulla strada salendo ed al rif. Campogrosso
Dislivello avvicinamento [m]+ 250 m
Dislivello itinerario [m]130 m circa
Sviluppo itinerario [m]135 m
Quota partenza [m]1448 m
Quota arrivo [m]1726m
Bibliografia utilizzataPiccole Dolomiti e dintorni. Arrampicate scelte | Casarotto, G. | Cierre Edizioni
Cartografia utilizzataTabacco 056 – 2016
Tipologia itinerariovia sportiva in ambiente su dolomia
Difficoltà su roccia5c (5b obbl)
Qualità rocciaRipulita dalle ripetizioni, prestare attenzione sul facile
ProteggibilitàS1 (primi 3 tiri) RS2 (gli altri)
SosteLa maggior parte su golfari resinati
ImpegnoII
Numero di tiri di corda6
Difficoltà globaleD
Pericolo caduta roccianella norma, prestare attenzione le ultime 3 lunghezze
MaterialeNDA + qualche cordino
Esposizione prevalenteE – SE
Discesatramite 4 doppie
Data gita22 agosto 2020 + 1 ottobre 2011
Tempo impiegato avvicinamento1 h
Tempo impiegato salita3 h (cordata 3)
Tempo impiegato discesa1,5 h (doppia + sentiero)
Libro di vettaSI, ma inutilizzabile (portarselo dietro)
Giudizio***
ConsigliataSi. Ottima per le mezze stagioni

Schizzo:

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Descrizione Tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1205a,5b6 fixSu per bella e solare placca appoggiata con singolo più tecnico appena sotto la sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati.
L2255b
(1.passo 5c)
7 fixSempre per placca ma più verticale e con alcuni movimenti tecnici prima della sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
L3255b8 fixVerticalmente sulla sosta a rinviare (allungare) poi breve traverso a sx con tecnici movimenti. Su per placca che verticalizza man mano si sale e con alcuni punti friabili. Uscita originale afferrando uno naso strapiombante su comodo terrazzino di sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
L420III+, III3 fixFine delle difficoltà, su spigolo rotto e con protezioni più distanti. Sosta 2 golfari, tutti resinati
L525IV-, III2 fixSu per pilastro facile ma esposto. Attenzione quando si abbatte a traversare in zone rotte a fianco di pilastrini fessurati. Sosta 2 golfari, tutti resinati.
L630III, II1 fixTra mughi e rocce rotte si traversa sotto la cuspide della torre fino alla sua base (2 golfari x eventuale sosta), quindi si risale puntando leggermente a DX al canalino mugoso (1 fix). Nel canale si trovano mughi a cui assicurarsi (2 vecchi cordoni in loco) uscendo sulla DX su comoda ed esposta sosta su 2 golfari. Ignorarla e proseguire in verticale per rocce rotte fino alla larga cuspide su piano inclinato (2 golfari)
sviluppo145m
gradazione5b, 5c (5b obbl.)D, S1+RS26L, 2 imp.

Ripetizione del:

2020/08/22: Giulia Gualdi, Marcello Fabbri e Dario Manzini

2011/10/01: Paolo Dante Gatti, Marco Bulgarelli


Discesa:

  • discesa con 4 doppie. Le prime 3 soggette ad incastri consiglio tenere corte a 30m poi da S3 si raggiunge la base con una unica doppia filante da 55m (od una da S3->S1 + un’altra da S1 a terra).
    A ritroso poi al luogo di partenza ( rif. Campogrosso o Malga Cornetto)
    Tot: 1.5-2 h a seconda della doppie
  • dalla vetta ci si cala con una doppia da 15m dal versante opposto alla salita e tenendo la DX (viso monte) fino alla forcella tra le due torri.
    Si prosegue direzione W sulla gengiva mugosa che collega alla I torre delle Giare Bianche 1743m ( ! esposto) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m. Da lì tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif, Campogrosso (soluzione non testata)
    Tot: 1 h
    Vedi foto:
Particolare doppia di discesa (1 cordata) e ricongiungimento al sentiero di arroccamento.

Note:

  • Prestare attenzione alle ultime 3 lunghezze friabili ma che danno il sapore alpinistico alla salita, compresa l’uscita in vetta da non farsi mancare.
  • Via non sostenuta e che permette un approccio graduale e sicuro alla particolare dolomia delle Piccole.
  • Malgrado due ripetizioni ancora oggi non saprei di preciso come congiungermi dalla cima al sentiero di arroccamento. Ho testato una doppia sul versante NW ma senza successo.
  • Via sconsigliata agli aracnofobici.

Cartina:

Sengio Alto Piccole Dolomiti

GPS

Total distance: 3988 m
Max elevation: 1703 m
Min elevation: 1419 m
Total climbing: 537 m
Total descent: -400 m
Total time: 11:24:16
Download file: Campogrosso-Mission_gpx _2020-08-22.gpx
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Ripetizione del 22/08/2020
Ripetizione del 01/10/2011
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0-999m relazioni rock climbing Sport Climbing Stallavena Valpantena

via Longa

Alcenago di Stallavena, 400m

Grezzana (VR)

In questa palestra è consentito ogni tipo d’arrampicata:

se vuoi attaccarti ai chiodi,

puoi farlo;

se ti servono le staffe sul 3°,

puoi usarle (purché non chiodi: ci sono altri metodi indolori);

se vuoi fare tutte le vie difficili in solitaria, slegato, scalzo e bendato,

puoi farlo;

se vuoi metterti i pantacollant di tua figlia o i pantaloni alla zuava di tuo nonno,

nessuno ti fischierà.

Se vuoi arrampicare con la suocera della tua amante,

puoi farlo;

se ti piacciono di più i nut, perchè sono enigmatici,

puoi adoperarli.

Se ti trovi bene con gli scarponi, perché devi partire per l’Himalaya, o perché ti fanno sentire più alto,

adoperali, ma cerca di non consumare mezza suola al 1 ° rinvio di My Friend Socky;

se vuoi, al 52° volo sulla Placca Sgobbi, ti puoi ricordare di aver dormito male la notte, e dire a tutti che pensavi di essere sulla Longa.

Ricordati però, che se verrai beccato ad asportare materiale, scavare tacche, far moulinette nei cordini di via o abbandonare una qualsiasi immondizia, anche uno strofinaccio per pulire le scarpe o un pacchetto vuoto di sigarette: VERRAI DECAPITATO SUL POSTO!

da Guida STALLAVENA di Beppo Zanini 1987

A questa vietta sono particolarmente legato ed affezionato.
Grazie a lei ho mosso i primi passi da capocordata ormai troppi anni fà e sempre grazie a lei ho fatto scoprire la gioia di “partire dal basso ed arrivare in alto” a molti altri alpinisti in erba.
La ritengo molto didattica e divertente, non mi sono mai stancato di ripeterla e mai lo farò ed anche se ora non mi incute più il timore della prima salita, so bene arriverà presto un giorno che uscendo sbuffando dal camino esclamerò:
“Però … me la ricordavo più facile sta via!”

Prima salita:

Angelo Pojesi primi anni ’40


Da SUD:
Dall’uscita VR EST dall’autostrada A4 Milano-Venezia.
Alla prima rotonda dirirgersi verso Valpantena/Lessinia sulla tangenziale EST e tenerla fino ad indicazioni sulla DX Grezzana / Bosco Chiesanuova.
Proseguire per alcuni km sulla SP6 fino ad una grossa rotonda con indicazioni “Grezzana centro” sulla SX quindi seguirle (la falesia diviene già ben visibile in alto)
Dopo neppure 1 km ed appena prima del distributore di carburanti voltare a DX indicazioni Alcenago.
Seguirle per alcune strade strette e tornanti fino a che in corrispondenza del cimitero si può parcheggiare, o sotto i cipressi o nei pressi della chiesa e trattoria (consigliato).

Link a Parcheggio.


Accesso:

Dal tornante nei pressi del cimitero scendere indifferentemente da uno dei due sentieri, che dopo poco si congiungono. Lasciare sulla DX quell’orrendo scempio ambientale di croce con cuore rosso polimero e scendere per roccette tenendo la SX.
Passare sotto al settore “Palestrina” e poi “Peruviana” fino ad arrivare al settore “Longa“.
La nostra è una delle prime vie, attacco con scritta e bollo in giallo nei pressi di una larga fessura aggettante.
Tot: 10/15 min


Schizzo via:

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Descrizione tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1254b7 fixAttaccare in corrispondenza di una larga fessura aggettante (bollo e scritta gialla) quando questa diviene placca traversare leggermente verso DX seguendo sempre i fix gialli. Passo tecnico e poi si perviene alla sosta originale su un terrazzino che consiglio saltare. Salire un’altra breve fessura ed appena rinviato (allungare) stare bassi e traversare a DX su belle gocce esposte ma facili, puntando alla comoda sosta S1 su catena (in comune con “Quando il cielo non è più blu”).
L2153c, 4a3 fix + soste + 1 cordoneTraversare 2m a DX (fix evitabile) e quindi salire la breve fessura fino alla evidente cengia mediana. Traversare per terreno facile ma esposto rinviando qualche sosta  per poi in corrispondenza dello spigolo abbassarsi (1 cordino in clessidra + 1 fix) con passo non intuitivo. S2 su catena comoda alla base del camino ma non ci si sente con S1.
L3354b, 4c, 4a9 fixEntrare nel camino con larga spaccata e salirlo con bella arrampicata fino ad un passo appena più difficile ove si usa pure la placca di DX. Sopra le difficoltà calano ma non mollano fino alla pianta con catena. Consiglio di fare sosta S3 appena sopra su pianoro, 2 resinati da collegare.
sviluppo75m  
gradazione4b, 4c (4b obbl.), D- S1+, I imp.

Portarsi NDA, casco, 2 cordini, sosta con ghiere e 10 rinvii.


Discesa:

2 possibilità:

  • Discesa classica tramite 2 doppie (oppure 1 unica da 50m), la prima da S3 (catena su pianta) 30m fino ad S2 e la seconda da 20m fino alla base. Tot: 20/30 min
  • Non attrezzare S3 su pianta ma appena dopo, su 2 resinati in pianoro. Da li salire per terreno elementare brevi roccette e congiungersi al sentiero sommitale che scendendo in direzione S congiunge in breve al cimitero o tornante. Tot: 10 min

Compagni cordata:

Salita una decina di volte con numerosi compagni di cordata, gli ultimi sono Francesco e Gioele Pini, 14 e 12 anni a cui vanno le mie congratulazioni.


Note:

  • Prima del traverso di L2 accordarsi con chi fa sicura su un “codice” per capire entrambe quando si è finito il tiro. La comunicazione verbale è quasi impossibile … per fortuna a volte 🙂
  • Non sottovalutare i tiri e la genesi alpinistica degli stessi, ora sono addomesticati da numerosi fix e resinati ma a pensare che fu aperta nel ’40 con 5 chiodi e ripetuta per anni con 7 e gradata III e IV fa riflettere.
  • Ottima per cordate neofite e fresche di corsi che si vogliono testare sia sulla salita che magari sulle doppie. Anche seguire la linea originale non è scontato, ora è stata tutta segnata in giallo ma voi provate a seguire …” il facile nel difficile” e non sbaglierete 😉
  • Colazione in Pasticceria Rossini (link) e dopo panino e birra all’Ostaria Trattoria Castel (link) sono parte integrante dell’arrampicata a Stallavena!

Bibliografia storica di Stallavena:

Guida Stallavena GASV-Cai Verona 1979
guida Stallavena di Beppo Zanini 1987

GPS:


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Meteo:


Meteo Grezzana

Link utili:


Altre vie nei dintorni:

Stallavena Valpantena 2 2
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Appennino borghi da riscoprire Pompeano relazioni

Condotta Anarchica

!-
via chiusa per divieto di accesso da parte dei proprietari privati
!-

Castello di Pompeano 670m

Serramazzoni (MO)

Ho passato quasi tutta l’estate a vagabondare nel tempo libero per l’Appennino, a ben guardare fermandomi sulla soglia, nel ridotto dello stesso, sulle colline che morbidamente lo precedono e lo sostengono. Quei luoghi insomma che un amante delle montagne solitamente vuole passare in fretta perché, appena lasciata la piatta pianura, sanno già stuzzicare l’appetito ma non rappresentano mai un pasto completo.

Ho scoperto invece con grande sorpresa luoghi incantevoli, intrisi di storia e natura. Alcuni appena fuori dalle strade provinciali per altri invece ho dovuto quasi perdermi; tutti delle vere perle di un patrimonio culturale, paesaggistico e naturale che mi ha fatto sentire fiero di essere italiano. Era da un pò non lo provavo.

Il borgo ed il castello di Pompeano ne sono un esempio (link approfondimento).

Mi hanno donato diverse piacevoli ore, infilato in fessure od appeso su delle placche di ofiolite venate di edera e spalmate di licheni, mi sono sentito come a casa.

Nessun altro pretendente alla scalata ma solo qualche ciclista in piedi sui pedali o trattore lanciato sbuffante verso l’afoso lavoro dei campi. Tutti troppo indaffarati in cose serie per prestare attenzione a quello che succedeva sopra il bordo della strada.

Tutti tranne Giuseppe che si presenta così:

“Ohhh !!! Ma tè at pussà la salùt ! … Ten ved mia che chè a vin sò tut !”

Avevo terminato da poco il primo tiro ed ero nel bel mezzo del chiave, non senza fatica mi stavo appendendo ad un buon fix in cerca di qualche ispirazione per il prossimo e queste parole in effetti mi sono servite per stabilire un giusto riposo e pausa riflessiva:

“Ma nooo. Guardi che la roccia …

lè mei ad quel cha pìnseva! L’è miora ed tanti eter chàio vist.  Mànngh sarà mia un divieto? No perchè me … a nò vìst gnìnta!”

Passata un’ora ero già al bar dei Cacciatori. Una birra ghiacciata in mano mi attenuava la sudorazione ma non appena questa scendeva pareva rimetterla in moto senza controllo, come lo era stata prima in parete.

Eppure ero ebbro di serenità e buon umore, come da tempo non percepivo. Pochi metri su una vergine parete a ridosso di una strada asfaltata mi avevano prosciugato ma anche appagato più di tante esotiche gite in montagne blasonate.

Le mani arrossate trapelavano dai sdruciti guanti in pelle, sforacchiate dai rovi estirpati. Le braccia stanche e spompate dall’estenuante tiro alla fune con l’edera della parete ovest, anche lei innamorata persa di questo Castello tanto che difficilmente si lascia allontanare da esso. La schiena quasi mi pareva non essere più in linea con il resto, protesa per ore ad indicare la direzione “del facile” e sostenuta alla bene meglio da un imbrago che mai prima d’ora si era palesato così piccolo e poco confortevole.

Poco importava, nulla era andato come mi sarei aspettato.

Bene così. Bello che tutto fosse andato in modo diverso. Che la realtà sappia ancora stupirci e coglierci impreparati.

Questa considerazione ammetto non averla fatta mia giusto un mese dopo.

Torno di prima mattina galvanizzato da una giornata che sulla carta doveva arrivare solo a 30 °C, una delle più fresche insomma di quella estate, ma giunto all’attacco noto qualcosa di nuovo.

Un bel cartello bianco scritto di pugno mi invitava a desistere dagli intenti, che la “ferrata” era su terreno privato ed il privato non era d’accordo sul mio nuovo imminente tentativo.

Ferma tutto. Contatta il proprietario. Cerca di parlarci in modo cordiale e civile esponendo quello che a te sembra una ottima motivazione: cioè forse la più bella ofiolite mai toccata, trova in lui pure un vissuto da speleologo che te lo avvicina ancor più empaticamente ma poi … nulla.

Le sue motivazioni sono buone tanto se non più delle tue: vuole nessuno si faccia male sul suo terreno, teme che un nuovo crollo investa qualche persona, addirittura auspica che il comune imbraghi parte della strapiombante parete. Chiudere tutto insomma come qualche anno prima lo era stato per l’attigua grotta ed il suo celato laghetto, anche loro sotto la sua proprietà.

Quel giorno mi sono allontanato da Pompeano da vero sconfitto, ho passato il pomeriggio perlustrando un altro sito ma la cocente battuta di arresto mi aveva privato di quasi tutta la motivazione.

Quando si è così meglio lasciar perdere, far chetare le acque e poi decidere a mente fredda.

Passa un altro mese e la motivazione che avevo perso non l’ho ritrovata, ho trovato però nella cordata una entusiasta compagna di viaggio e la sua di motivazione è stata la vera forza propulsiva per chiudere questi pochi metri di salita.

Ripassato il chiave la giornata offriva ancora tante ore luce, la temperatura era alta ma il sole doveva ancora lambirci. Sotto i soliti trattori e biciclette.

Mancava Giuseppe ma so che stavolta, oltre al rimprovero pure all’altro capo della corda, avrebbe tacitamente fatto un po’anche il tifo per noi. E’ di questo luogo e se sei di un luogo così bello, non puoi che amarlo e sentir amico pure chi lo ama come te.

Agguantiamo la condotta, i rovi e l’edera difendono stoicamente le mura. Dopo più di un’ora riesco a legare con le ultime energie un rostro ad un altro ed urlo un liberatorio: “Puoi partire!”

Una libellula rossa mi aiuta a non perdere di vista la sosta.

La via che non doveva nascere è nata con un pizzico di anarchia.

Peccato non sarà mai una “bella via”, ancora più peccato non sarà mai molto frequentata.

Avevo in mente un nome, lo cambiamo:

Condotta Anarchica, mi piace il Castello abbia ora un nuovo accesso anche se scomodo, se lo merita.

Nei secoli avrà vissuto tempi migliori ma anche peggiori. Ne avrà viste tante nelle guerre e scaramucce per il controllo del potere da parte degli uomini, alcuni grandi ma anche tanti piccoli.

Questo non sarà sicuramente l’assedio più nefasto e probabilmente neppure l’ultimo.


Apritori:

. dal basso 15 giugno + 10 agosto 2019

variante Pesce d’Aprile : dal basso 2021


Accesso:

Da N: arrivare a Serramazzoni (MO) e sulla via Giardini direzione S imboccare a DX la strada per Pompeano. Poco dopo a DX prendere la strada Roncovecchio che oltre ad essere una scorciatoia dona una bellissima veduta della Vanga del Diavolo (link)  e della parete W a strapiombo sul Castello e dove si svolge la via.
Arrivati in piazza Tassoni di scende per via Borre e dopo 400m si parcheggia qui (link) in comoda piazzola sulla DX dove il sentiero scende.

Da altre direzioni: a seconda da dove si parte potrebbe essere agevole l’accesso senza arrivare in paese, direttamente da via Borre.  Parcheggiare qui (link) in comoda piazzola dove il sentiero scende.


Attacco:

Risalire la strada asfaltata direzione N per 50m fino a che non si individua l’evidentissimo diedro fessura del primo tiro.
Targhetta alla base e 2 fix ne individuano il comodo e riparato pulpito di attacco.
1 min dal parcheggio.


Foto parete:


Schizzo via:


Descrizione tiri:

tirom | difficoltà | protezioni
L120 | 4b,5a | S2 – 6 fix
Partenza dal pulpito su placca a sx, breve passo in strapiombo poi su placca fino ad entrare nel caratteristico diedro fessura. Qui con bella arrampicata si sale integrando con friends o nut nella fessura e poi sui blocchi fessurati della parete di DX (facoltativi). Breve passo di aderenza a SX ben protetto e poi più facilmente alla comoda sosta su 2 fix e catena con maillon.
L220 | 3c, 5a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1- 9 fix
Traversare orizzontalmente sulla facile cengia allungando bene i primi fix quindi esporsi e vincere la placca con arrampicata tecnica e decisa. Superare alcuni strapiombini (1 p.sso 6a+ azzerabile) alla fine dei quali si accede alla comoda cengia ascendente parallela a quella inferiore dove si sosta comodamente su 2 fix con anello.
L335 | 4a, 4c, | RS2 – 5 fix + 1 ch
Si percorre la cengia ascendente con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano. A metà masso instabile da aggirare poi si giunge alla condotta idrica da abbracciare stando attenti ad una lama basale che muove in ingresso. Si sale la condotta proteggendosi con cordini sulla stessa e la si segue fino a che non riprende una direzione verticale mentre noi la abbandoneremo tagliando a DX. Su terreno facile ma erboso e delicato arriviamo alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via.
L3
var. Pesce d’Aprile
30 | 4a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1 – 10 fix + 1 ch
Si percorre la cengia ascendente verso sinistra con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando volendo con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano.
Al terzo fix (da allungare) cambiare direzione ed andare decisamente a destra salendo su una accennata cengia che permette di arrivare sotto alla bella placca finale. Salire con arrampicata tecnica (6a+) fino al culmine quando stando sulla destra si rinvia un cordino su pianta. Traversare per percorso elementare (un fix) e pervenire alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via pochi metri a N.
sviluppo75 m
gradazione 4c, 5c, 1.p.sso 6a+ (5c/A0 obbl.)
D+ | S2 | 3L | 70m | 2 imp.

Discesa:

  • Dal libro di via o comunque dai rostri delle mura dirigersi verso S per pochi metri costeggiando le mura (attenzione esposto) e svoltando fino a trovare la prima feritoia dove si scende in direzione S su alcune balze rocciose ed erbose. Si zigzaga cercando il tracciato migliore (ometti) tenendo sempre leggermente verso sx (E). Si disarrampica un breve diedrino (II) e subito dopo si intravede bene la carrareccia su cui occorre scendere per terreno franoso. Imboccata questa si risale pochi metri fino a che è possibile scendere tra la boscaglia e poi su prato si arriva comodamente alla strada ed al P (10/15 min tot)
Discesa da Pompeano
  • discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2. S2 deposita su rovi e si svolge tra friabile, tenere come ultima possibilità. Dopo conviene uscire sulle cinta murarie.

GPS:


Visualizza mappa ingrandita


Note:

  • nel Giugno 2021 purtroppo la via ha accesso sbarrato da recinzione e cartelli di proprietà privata che prima erano assenti. Inequivocabile segno che la proprietà non vuole condividere quel po’ di roccia che a lui serve nulla ma ad altri potrebbe dare tanto e far conoscere un lembo di Appennino.
  • La linea ha carattere esplorativo ma dona alcuni metri di bella arrampicata, su L1 anche su insolita ofiolite compatta e lavorata quasi come un granito. Purtroppo altre zone non hanno queste caratteristiche, soprattutto L3. Anche se si è cercato di minimizzare il pericolo tramite l’infissione di numerosi spit-fix la via rimane con un sapore alpinistico. Occorre quindi per il primo di cordata ed anche per gli altri componenti una certa sensibilità per il friabile e tatto nel tastare con oculatezza, non tirare tutto oltre misura ed allungare qua e là le protezioni.
  • Durante l’apertura si è combattuto parecchio tra i rovi per guadagnarsi l’uscita, è molto probabile questi ricrescano velocemente quindi è consigliato un tronchesi al primo di cordata.
  • La variante Pesce d’Aprile è nata quasi per caso durante una ripetizione e per dare continuità alla via ed evitare la zona friabile e vegetata di L3. E’ altamente consigliata per via della roccia buona, la spittatura vicina e soprattutto la logica.
  • La via si svolge su 3 terreni privati (praticamente ogni tiro è su una proprietà diversa!) ed i privati non hanno dato l’autorizzazione. Chi sale e scende lo fa a proprio rischio e pericolo.
  • Birra e non solo nell’ottima Antica trattoria dei Cacciatori.
    Patrizia e staff sapranno dissetarvi e sfamarvi con bella vista sul Castello 0536 958141

Bibliografia:


Meteo:

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    Spigolo Bellavista

    Torre Bovental 1690m

    Monte Cornetto – Sengio Alto (VI)

    Si possono ancora aprire itinerari classici di modesta difficoltà ma assoluta logica e bellezza, su una torre che ha la propria fisionomia ed indipendenza dal famoso ed attiguo monte Cornetto, quindi in un contesto frequentato ed ormai esplorato da decenni se non secoli, per giunta a pochi passi da malghe, sentieri e con una ottima esposizione a sud?

    Bhe secondo Matthias e Marco sì!

    Onore quindi agli apritori, anche il lavoro di pulizia e chiodatura che ha portato alla luce questa piccola gemma meritando divenire una “nuova classica” delle Piccole Dolomiti.

    Sarà un ottimo banco di prova per le cordate meno esperte che vorranno cimentarsi magari sulla loro prima via “dolomitica”, così come per quelle più esperte e veloci che potranno concatenare itinerari di classe sul Cornetto come ad esempio “lo Spigolo Soldà” o qualcosa di più ingaggioso sul Prion.

    Per noi si è trattato di una bellissima giornata di inizio primavera dove arrampicare al caldo, senza fretta, tra amici, con sotto i crocus che bucavano le ultime nevi di una distesa a mantello che degradava dal Carega, ci ha donato una giornata da ricordare.

    Incontrare poi Matthias e Matteo al Campogrosso con le facce sfatte dalla loro ultima creazione ma trasudanti passione, ci ha permesso di incorniciare e custodire il tutto in un angolo intimo del nostro cuore.


    Apritori:

    Matthias Stefani e Marco Canova il 29 settembre 2018


    Accesso / Attacco:

    da SUD:

    Dal Rifugio Campogrosso (link al P) 1443m seguire il comodo sentiero 170 E5 verso la Forcelletta N/O e Passo degli Onari, dapprima attraverso un bosco di faggi e poi per prati.
    Prima della Malga Bovental 1435m (chiamata anche Boffetàl) si prende il 170 in direzione N verso il Passo degli Onari. Quando ormai lo spigolo è evidente abbandonare il sentiero e salire lungo la breve traccia (grosso ometto) che in 2 min porta all’attacco della via.
    TOT: 30/40min da Campogrosso, 10/15min da Malga Bovental.

    da NORD:

    Giungere a Pian delle Fugazze (link al P) 1162m e P, prendere la “strada delle Sette Fontane” e poi il comodo sentiero 173 verso malga Boffetal. Oltrepassata si prende a sx il 170 in direzione N verso il Passo degli Onari. Quando ormai lo spigolo è evidente abbandonare il sentiero e salire lungo la breve traccia (grosso ometto) che in 2 min porta all’attacco della via.

    Tot: 30/40 min da Pian delle Fugazze o 10/15 min da Malga Bovental.


    Relazione:

    Difficoltà:IV+ (obblig.), D-
    Proteggibilità:R1
    Impegno:II
    Sviluppo:130 m + 10m roccette per la vetta
    Tiri:5
    Attrezzatura:NDA,  8 rinvii, può tornare utile qualche friend medio-piccolo
    Esposizione:S
    Tipo di roccia:dolomia
    Periodo consigliato:primavera,estate ed autunno
    Tempo salita:2 h
    Bellezza:****
    Apritori:Matthias Stefani e M. Canova (29/9/2018)

    Tracciato via:


    Schizzo via:


    Descrizione:

    tiromdifficoltàdescrizione
    L120III, IVParte subito con andamento verso sx fino ad un evidente traverso alla base di una corta ma ostica placca. Superarla e quindi sempre verso sx si perviene più facilmente ad un comodo pulpito sospeso con 3 CH di sosta.
    L225IV,IV+, IIIOra decisamente a dx con un aereo traverso ascendente su bella roccia ammanigliata si guadagna un diedrino da vincere con un passo di decisione. Subito dopo le difficoltà calano e, tenendosi vicino allo spigolo, si raggiunge la comodissima sosta a 3 CH sulla prima grande terrazza panoramica.
    L330IV,IIIPercorrere alcuni metri elementari portandosi alla base della placca che segna l’inizio del secondo sperone. Salirla con un iniziale movimento da ricercare e proseguire poi sullo spigolo di dx. Più facilmente si perviene sulla seconda terrazza panoramica dove, alla base dello sperone successivo, si sosta comodamente su 3 CH.
    L425IV,IV+Salire la placca compatta di roccia ottima e verticale con andamento verso l’evidente fessura di dx a fianco dello spigolo. Insinuarsi dentro con bella arrampicata fino a che diviene conveniente doppiare lo spigolo sulla dx. Dopo pochi metri di entusiasmante esposizione si torna a sx ed in breve si guadagna la terza terrazza panoramica. Sosta su enorme spuntone a dx attrezzato con cordoni (in caso di “affollamento” è possibile sostare alcuni metri più avanti su un mugo con cordoni).Tiro chiave per continuità e difficoltà.
    L530IVPortarsi alla base dell’ultimo sperone, seguendo l’elementare traccia di passaggio per una decina di metri. Salire diritti per placca compatta di roccia eccellente che si vince con bei movimenti, uscendone leggermente a sx dopo aver aggirato uno spuntone finale. Una breve crestina conduce alla sosta finale su grosso mugo con cordone dove ormai si è in visione del libro di via e della caratteristica campana di vetta.
    sviluppo130m
    gradazioneIV+ (obbl.), R1, II, D-

    Compagni:

    Marco Bulgarelli

    Altra cordata amici: Andrea Sonny Righi & Alice Gualtieri


    Discesa:

    • Dalla cima della Torre Bovental scendere 40m verso N per tracce e poi traversare direzione E (a dx viso a valle) su evidente traccia che in breve (2 min) si ricollega al sentiero che porta verso il Passo degli Onari.
      Da qui è possibile rientrare a Campogrosso o Pian delle Fugazze (40 min) o proseguire in funzione di un possibile concatenamento di altri itinerari alpinistici sul m.Cornetto, come lo Spigolo Soldà, la via degli Ometti, ecc…

    Cartina:


    GPS:

    Total distance: 0 m
    Max elevation: 0 m
    Min elevation: 0 m
    Total climbing: 0 m
    Total descent: 0 m
    Download file: route4348478-spigolo_Bellavista.gpx

    Note

    • Logica, estetica, ben chiodata, corta ma non troppo, su roccia ottima, solare… cosa volere di più?
    • Si consiglia vivamente di concatenarlo con lo Spigolo Soldà al monte Cornetto, raggiungibile in una ventina di minuti dal termine della via seguendo il sentiero verso il Passo degli Onari.
    • Essendo oramai uno tra gli itinerari più frequentati dell’intero gruppo, nelle giornate di bel tempo è frequente trovare diverse cordate che possono creari spiacevoli “code”. In tal caso una buona alternativa risulta il vicinissimo Pilastro Stenghel .
    • Nel 2020 è stata collocata una campanella sul culmine della torre, alla fine della via . L’ animo romantico dell’apritore si manifesta anche in queste piccole cose…cerchiamo di non vandalizzare.

    Meteo:

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