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Appennino borghi da riscoprire relazioni Sassomorello

Chi trova un Amico trova un Tesoro

SassoMorello, 670m

Prignano sul Secchia (MO)

Quelle sonore batoste che Bud Spencer e Terence Hill si davano ad ogni film per poi tornare a riappacificarsi più amici di prima, da piccolo faticavo a capirne il motivo, mi facevano solo sorridere.
Ora invece è più chiaro quanto poco occorra a due persone per allontanarsi e lasciarsi andare al reciproco oblio.
A volte pure senza cazzotti, senza che l’amico o noi stessi manifestiamo platealmente quello che proviamo, quello che pensiamo non vada più nella relazione.
L’amicizia, quella vera, merita una correttezza ben diversa.

Aprire questa vietta è stato possibile proprio grazie alle diverse amicizie che a più riprese, senza fretta o spasmi, hanno dato il loro corale contributo.
Ed ammetto che quando, dalla prima sosta, osservavo comodamente l’amico di turno contorcersi per trovare il giusto piazzamento, fra me e me è sorta proprio spontanea la consapevolezza che:

“Chi trova un amico trova un tesoro!”


Apritori:

N.Bertolani, C.Bassoli, T.Fiorini dal basso (giugno – luglio 2020)

var. Diretta: N.Bertolani, M.Bulgarelli, I. de Iesu, T.Fiorini dal basso (gennaio – giugno 2020)


Descrizione:

Sesta via a più tiri nata al Sassomorello su quella che era un’altra linea naturale della parete ad una prima osservazione dal basso.

Una via esplorativa con qualche bel passaggio nel solito ameno paesaggio di Sassomorello (link).

Si parte su una liscia placca fessurata che obbliga a tecnici e non intuitivi movimenti, sosta su una comoda terrazza alla base di un tetto che condivide la medesima fessurazione. Seguirla proteggendosi con solidi friends e nuts per poi scoprire, sorpresi, un celato appiglio che permette un facile rimonto sullo sperone aggettante.

Traverso su facile placca nerastra che però, verso la fine, impone dover scendere con i piedi vicino al baratro per assicurarsi ed assaporare un po’ di esposizione.

Segue un percorso discontinuo che permette di approdare però alla base della fascia sommitale, ove poggiano le fondamenta della maestosa torre.

Per l’ultimo tiro si sale un inspiegabile nastro bianco verticale che ahimè, all’ultima sosta, svela la sua genesi proprio a fianco del libro di via.

Per mezze giornate spensierate o dal meteo incerto, anche e soprattutto nelle terse giornate invernali, evitare l’estate.


Accesso:

da Nord: da Serramazzoni o Prignano, su Provinciale 21 scendere per una stretta svolta la via Casina tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante tenere a dx la via Bertoni e P appena prima di una svolta a sx di 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.

da Sud (consigliato per i romantici siccome regala una visione d’insieme dal basso): indicazioni Gombola, passato il bel paese con vista sul borgo (fermatevi) si tiene la via Valrossenna fino al bivio nei pressi dellabbandonato ponte Cervaro (link) Lì imboccare la via Bedaglia tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante diviene via Bertoni che si apre su una magnifica vallata con ruderi e con la rocca del Sassomorello che domina in alto. P appena dopo di una svolta a 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.


Attacco:

Camminare sulla carrareccia in direzione W lasciando le arnie sulla DX e dopo qualche centinaio di metri, ad un grosso masso alla SX del sentiero, notare sulla DX un chiaro ometto da cui, guardando bene, si intravede già la targhetta di via.

Entrare nel bosco per esili tracce e puntare ad uno sperone con strapiombi sulla sua sinistra. Seguendo ometti ed in poche decine di metri si è alla base, sotto ad una invitante e sinuosa fessura ove si trova l’attacco con targhetta (foto).
Se si arriva alla sorgente (attacco via Mascherata della Morte Rossa) tornare indietro.
Tot: 10/15 min dal P


Schizzo via:

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Descrizione:

tirom arramp.m trasf.difficoltàprotezionidescrizione
L1155c, 1 p.sso 6a3 fix, 1 chAttaccare la parete alla base dove inizia l’evidente bella fessura. Salire da dx a sx sfruttando la fessura, con tecnici movimenti e spalmo di piedi cercando un non scontato equilibrio (p.sso 6a) poi vincere la verticale fessura cieca sempre fidandosi dei piedi. In prossimità del terrazzo il terreno si abbatte e si sosta comodi sotto al tetto  (1 resinato +  1 fix)
L235V, 4a, 3c7 fixSalire sopra la sosta sfruttando la fessura che da verticale diviene presto orizzontale quando incontra il tetto. Proteggersi con solidi friends e nuts medi e percorrerla verso sx in bella ed insolita arrampicata fino a che torna verticale (1 fix impedisce possibile incastro corde). Tramite una celata presa naturale portarsi sullo spigolo in bella esposizione e poi salire in diedro. Al secondo fix non salire ma traversare a sx su bella e rugosa placca fino a pervenire sulla cengia ove si rinvia alti (1 fix da allungare). Traversare ancora verso sx scendendo e portandosi sul ciglio dello strapiombo sottostante (2 fix) in bella esposizione. Risalire infine su cengia ove si trova la sosta su 2 resinati (1 fittone+ 1 golfare)
L35355a, I1 fixRimontare la placca verticale sopra la sosta con un passo non immediato (1 fix). Il terreno dopo si abbatte e per detriti si cammina in direzione di una pianta con cordino in alto e poi per tracce fino alla base di una nerasta placca.  Sosta alla base della placca da allestire su tronco segato od una delle numerose piante.
L420104c, III4 fixAttaccare la placca nel punto più verticale con partenza strapiombante ma in breve interrotta da cengia (2 fix). Per terreno elementare ci si porta sotto ad una fascia con un breve ma caratteristico diedrino con naso. Ora in vista delle mura sommitali salire la facile placca (1 fix) e poi il diedrino (1 fix). Sosta su pianta con cordone.
L51530III, I2 fix, 1 resPartenza a vincere un breve risalto friabile e sopra rinviando su un altro caratteristico naso (1 fix). Facile placca appoggiata (1 fix) e tenere in direzione della fascia sommitale alla SX della colata bianca e sotto a grossi blocchi aggettanti (1 resinato da allungare). Camminare sulla cengia verso DX fino a far sosta su 2 resinati, giusto alla SX della colata bianca.
L615 5a2 fix + 1 golfareEntrare nella colata bianca tramite una bella lama e subito dopo spostarsi a DX su placca verticale (1 fix). Salire la placca puntando ad un diedrino sommitale di uscita (1 fix + 1 golf.). Sosta su 1 golfare da integrare con i paletti della recinzione. Libro di via.
sviluppo10575m
sviluppo totale180m
gradazioneIV, V, 1 passo 6a (5b obbl), RS2, D, 2 imp.

Discesa:

A) Alla recinzione prendere la cengia esposta verso SX (! proprietà privata, evitare schiamazzi). Dopo poche decine di metri girando intorno la base della torre prendere la strada principale appena dopo un rudere.
Questa strada bianca è la via Don Luigi Spallanzani che scende fino ad una casa.
Sulla dx vi si trova una palizzata come traccia di una antica carrozzabile (bollo CAI). Ora si è in vista della parete W con sempre il borgo di Sassomorello in bella mostra.
Scendere ancora fino a che al termine dei paletti di recinzione non si incrocia una carrareccia abbandonata e spesso paludosa (palina CAI e bolli rossi).
Qui girare a sx in direzione N ed in vista della base della parete. In breve la strada diviene sentiero, passiamo prima un rigagnolo di fonte (attacco via Mascherata della Morte Rossa) e dopo un allevamento di arnie. In breve ci riconduce alla strada del P.
20 min tot.

B) discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2. Dopo si può interrompere la salita nelle varie cenge e scendere per tracce nel bosco.


Compagni:

Marco Bulgarelli il 27/02/2020

Ivan de Iesu il 09/05/2020

Tommaso Fiorini il 13/06/2020

Claudio Bassoli il 20/06/2020

Pulizia e resinatura, solo, 25/06/2020


GPS:


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Note:

  • Carina la fessura del primo tiro da salire con movimenti inusuali ed il tetto fessurato del secondo tiro da proteggere con friends e nuts.
  • La via è una “brutta via” ma penso possa donare a cordate neofite o fresche di corsi la possibilità di cimentarsi su 6 tiri di corda, una progressione in conserva, muoversi sul facile ma friabile ed il tutto in un contesto di pace ed isolamento che si fatica a trovare in molti ambienti “alpini”
  • Il nome deriva anche da un gioco di parole, trovare il giusto friends per L2 è come trovare un tesoro.
  • via concatenabile con le altre limitrofe oppure con maggiore logica ad Antenna Uno Rock Station( link) In quest’ultimo caso, dopo che si è arrivati in croce, occorre scendere per la mulattiera tra la chiesa e le case tralasciando sulla SX la falesia, fin quasi alla corda fissa che scende dal cimitero. Valutare in questo caso il P nei pressi del cimitero (link al P) e poi attaccare scendendo la via Spallanzani (discesa A)
  •  birra e spuntini al bar Katia (link) dopo sono una garanzia.

Bibliografia:


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0-999m climbing Muzzerone pilastro del Bunker relazioni rock climbing Sport Climbing

Chi vuol esser lieto Sia

Pilastro del Bunker

Muzzerone, 325 m slm – Portovenere (SP)


Apritori:

Roberto Vigiani e Tino Amore 1986


Descrizione

Una delle prime vie aperte al Muzzerone che anche a distanza di più di trentanni ne mantiene le caratteristiche di logicità ed appagamento nella salita, oltre che essere una delle più facili.
La roccia, il contesto ambientale unico, i gabbiani reali che ci osservano sempre allo stesso livello, il clima, le protezioni ora corrette e riviste in chiave moderna e soprattutto l’incomparabile colpo d’occhio della parete a picco sul mare, rendono questa una salita da non lasciarsi sfuggire a chi possiede un solido 5b/5c a vista.
Una vera “classica plaisir” della zona insomma, da non perdere.


Accesso:

Uscita La Spezia direzione Portovenere, poi Le Grazie.
Arrivati all’abitato di Le Grazie subito dopo il parcheggio delle ambulanze ed in corrispondenza di un bivio a V stretta prendere la DX (cartello palestra Arrampicata).
Seguire la strada che sale stretta per tornanti fino a che si intravede sulla SX una impressionante cava. Ad un bivio seguente tenere la SX e salire per tornanti su strada fortemente dissestata.
Mentre si sale si incontra prima il parcheggio per il rifugio Muzzerone (link), proficuo per le vie alla Parete Striata o gli inferiori settori Mandrachia e Pilastro della Discordia e poi quello della Parete Centrale (link).
Ignorarli e proseguire in corrispondenza dell’ultima curva a gomito prima del Forte e qui parcheggiare non invadendo la panchina (link).

Avvicinamento:

Prendere il sentiero 1a per Portovenere che parte proprio vicino al tavolo da pic-nic.
Dopo 5 minuti quasi in falsopiano e prima di raggiungere il Bunker, si intravede in basso sulla DX una freccia bianca ma soprattutto un sentiero che scende decisamente nella macchia tramite fisse.
Imboccarlo e perdere quota velocemente prestando attenzione alla qualità delle funi (2019 molte logorate e pericolose in caso di pioggia).
Arrivare fino a che il sentiero si allarga a catino e qui seguire ometti sulla SX ed un cavo metallico che ci fa perdere altra quota.
Proseguire su cengia esposta nella boscaglia in direzione E fino a che si raggiunge un non intuitivo bivio.
Non salire (attacco via Prenotazione Obbligatoria) ma tenere le tracce che scendono fino a che si perviene su un grosso pino marittimo con sia una corda fissa che cavo metallico (foto) che ci permette di arrivare ad una comoda cengia.
Si dovrebbe intravedere il caratteristico pino marittimo che sbuca quasi perpendicolare dalla parete e che segna l’attacco della via.
Consiglio legarsi appena prima su comodo terreno.


Schizzo via:

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Descrizione tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1255b (1.passo 6a)8 fixPartenza su diedro verticale fino a delle lame, non tutte stabili, all’altezza del terzo spit si traversa a dx per placca verticale. Per cengia si perviene sotto ad un muretto fessurato da vincere con atletica e scorbutica arrampicata (6a ma con 3 spit in 2 m). Sopra le difficoltà son finite quindi con magnifica e fotogenica arrampicata in pochi metri si raggiunge la base di un diedro, ove è posta la catena a spit di S1.
L2355b11 fixAlzarsi dal diedro prendendo la placca di dx e poi per bella roccia lavorata più semplicemente si risale con andamento sinuoso fino alla comodissima S2 su un ballatoio. (ignorare i vecchi fix a dx di Powa)
L3405c sost.12 fixRisalire la bella placca fino a che si perviene a dx ad un tratto di vegetazione che adduce alla base di una ostica placca fessurata a sx. Entrarci con tecnica arrampicata resa più difficile dalla patinatura degli appoggi obbligati. Salire fino a che la fessura diviene placca tecnica da traversare a dx con arrampicata entusiasmante. Stare in placca o più semplicemente appena a dx fino a che si raggiunge la comoda S3 con una caratteristica lama che può fungere da seggiola. Allungare bene le protezioni prima dei cambi di direzione e per potere tenerle corte sulle fessura. 1 friend #0,5/#1 potrebbe aiutare nell’A0.
L4455c – 5b12 fixPartenza a sx su pulpito per bella placca verticale, si agguanta la goduriosa lama e la si usa per uscire a dx fino ad immettersi in solare ed estetico diedro. Lo si sale con arrampicata tecnica fino a che non si perviene ad uno spit sulla faccia sx (allungare protezione). Qui traversare a sx in bella esposizione riguadagnando lo spigolo. Poco dopo si perviene ad una sosta da ignorare poi per facili roccette si raggiunge S4. 2 fix con catena ed 1 resinato.
L5455c – 5a11 fixTraversare a sx su blocchi ignorando la prima fila di vecchi fix (Powa) fino ad immettersi sotto ad una evidente placca incisa da larga fessura (altri spit a sx portano all’uscita di Prenotazione Obbligatoria). Salire la fessura con movimenti non intuitivi fino a che sulla sua sommità si passa sull’altra faccia a sx con movimento atletico per vincere lo strapiombino. Ora per terreno più facile e discontinuo su gradoni si sale fino alla comoda sosta sommitale da attrezzare su 2 resinati.
sviluppo190   
gradazione5c, 6a (5b obbl.), D+, S1+, 5L, 190m, 2  

Discesa:

  • Dalla sosta stare alti sul crinale e traversare su terreno elementare alcuni metri verso E fino a che il bunker diviene visibile.
    Scendere ora per evidente traccia una sella e poi risalire al Bunker dove si incontra il sentiero 1a che in 5 min ci riporta alle auto.  15/20 min tot.
  • Discesa tramite doppie sconsigliata sia per i traversi che per le numerose cordate che di solito affollano la via. Una ritirata da S1 è possibile tramite 20m di doppia che depositano su una cengia collegata con fune metallica pure alla Parete Striata.

Ripetizione del:

  • 21/10/2007: Michele Bartarelli (circa 3.5h)
  • 13/01/2008: Fabio Salvaterra e Marco Bulgarelli (circa 5h)
  • 21/11/2008: Paolo Dante Gatti (circa 2.5h)
  • 13/12/2010: Andrea Pellegrini e Marco Bulgarelli (circa 5h)
  • 19/01/2020: Francesco Pini (14 anni) e Luca Mazzoli (circa 5h). Karen Martinelli, Silvia Corradi e Bianca Musiani (16 anni) altra cordata di amici.

Note:

  • La rispittatura ad ottimi inox ø10 e resinati ha tolto qualche run-out che mi ricordavo nelle prime ripetizioni, ora friends e nuts sono superflui. Solo alcuni cordini possono risultare utili per ridurre attrito nei cambi di direzione e/o nei tiri lunghi.
  • si può incontrare l‘edera del climber (link) che provoca dermatite e piccole pustole, prestare attenzione e coprirsi quando si è dentro al fogliame sommitale.
  • evitare l’estate od in caso di mare mosso, il meglio lo si trova nelle terse giornate invernali con mare calmo in cui si arrampica in maglietta con alle spalle Elba, Corsica e Capraia.

GPS:

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Meteo:


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    New Age

    settore “Bastionate di Tessari”

    dorsale del Cordespino 450m

    Tessari  (VR) – Italy


    Apritori:

    Beppe Vidali, Lodovico Gaspari, Guido Girardini – 2004
    Beppe Vidali – nov.2018


    Descrizione:

    Ai Tessari non c’è solo il Trapezio o la Roda del Canal ma a ben guardare le strutture più meritevoli, già dal basso, risultano essere le Bastionate che si raccordano, con logica alpinistica, alla dorsale del Cordespino.

    Qui Beppe Vidali in primis ha tracciato alcuni itinerari che poco o nulla hanno da spartire con gli altri in zona, ed anzi si accomunano più a vere piccole gemme alpinistiche in fondovalle.

    Ci troviamo su un itinerario sportivo e protetto ottimamente sia nella progressione che soste, si lascia al parcheggio il patema dell’ingaggio per concentrarsi sul solo piacere del gesto arrampicatorio.

    I 3 tiri mediani, in particolare L2 ed L4 meritano il viaggio ed al termine, se non si buttano giù le doppie per le “Nebbie di Avalon” , si gode della gioiosa visione della dorsale del Cordespino con il lago di Garda come quinta scenica; non è vera cima ma il colpo d’occhio non ha nulla da invidiare.

    Ora abbiamo trovato la discesa ottimamente segnata e tracciata pure con una fissa, merito probabilmente anche del recente itinerario del “Leone di Nemea” e dei suoi apritori quindi

    grazie a tutti quanti ci mettono energia, tempo e passione in favore di altri.


    Accesso:

    Da SUD: Casello Affi, indicazioni in rotonda per SS12 Verona, Rivoli, Sant’Ambrogio Valpolicella. Montare su SP11 e passare Rivoli senza entrarci, al semaforo scendere a dx direzione Brentino Belluno, Trento. Passare nella bella porta fortificata di Austriaca memoria ed i paesini di Zuane e Canale. Attenzione alla indicazione Tessari a sx ed appena passato il cavo Biffis, voltare a sx e parcheggiare qui nel ampio spiazzo (proprietà privata, siamo educati). Tranquilli anche se trovate parecchie auto saranno quasi tutte destinate al Trapezio oppure alle recenti proposte alla Roda del Canal.


    Attacco:

    Salire l’ampio sentiero CAI che parte appena prima dello spiazzo costeggiando il vigneto. Ad un bivio a sx tenersi sul principale fino a passare le indicazioni a dx per il settore del Trapezio. Salire ancora qualche tornante ed ignorare una biforcazione che si stacca a sx direzione S. Dopo un ampio cono franoso, in bellavista delle pareti ormai vicine, notare una debole traccia che si stacca a sx e prenderla. Dopo pochi minuti di sentiero più ripido in mezzo alla vegetazione (targhette metalliche S8, SC e qualche ometto) si giunge nei pressi della scritta New Age che indica l’ultima via del settore a N. Attraversare in falsopiano la base della parete stando nel bosco fino alla evidente scritta alla base di un diedrino (attacco nuovo del 2018 ad opera di Beppe Vidali)

    nome alla base (link). 25/30 min dal P.


    Schizzo via:

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    tratto con libera interpretazione dello schizzo di Beppe Vidali


    Relazione salita:

    tiro m difficoltà protezioni descrizione
    L1 30 5b, 1 passo 5c+, 5a 10 fix, S1 Parte in diedrino che muore sotto ad un accennato strapiombino, superarlo e dopo portarsi a sx su bella placca. Alla fine per terreno detritico portarsi sulla cengia verso dx ed allestire S1 comoda su catena (qui partiva la via prima del 2018)
    L2 30 5b, 6a 9 fix, S1+ Risalire verso sx per facili e goduriosi strapiombini arancioni stando alla dx di un estetico diedro. Portarsi su placca alla destra e dopo alcuni tecnici passi si raggiunge la comoda ma ventosa sosta su spigolo. S2 su catena
    L3 25 5c 9 fix, S2 Salire dritti e prima di raggiungere una fascia boscosa traversare orizzontalmente a sx (allungare) su bella placca a gocce. Doppiare lo spigolo ed S3 scomoda appesi.
    L4 35 6a 10 fix + 1 ch, S1+ Traversare a sx per placca verticale dalla liscia apparenza, quando possibile alzarsi verticalmente (allungare) su bellissima e tecnica placca fino a portarsi ad un ballatoio dove si riprende fiato. Con convinzione portarsi in verticale placca e tramite alcune fessure e strapiombini guadagnare la  S4 comoda su catena. Tiro chiave per continuità e sviluppo, allungare bene le protezioni ad ogni cambio di direzione.
    L5 50 III+, II 1 cl, R1 Dritti su per diedrino friabile (1 cl con cordone) poi per percorso non obbligato ma da proteggere salire facili marmitte e placche. S5 su albero.
    Probabilmente il tiro originale dopo il diedrino si porta in parete N a cercare roccia più verticale, noi non lo abbiamo testato.
    sviluppo 170
    tot arrampicata 170 m
    gradazione 6a+ (6a obbl.), S1+, I

    Discesa:

    • Salire per ometti e percorso non obbligato fino a trovare ad W il sentiero del Cordespino che porterebbe in direzione S fino al forte di San Marco. Dopo alcune centinaia di metri, quando si biforca tenere a sx direzione E val D’Adige (bolli rossi) e quindi scendere dapprima parallelo al crinale e dopo direttamente nel bosco sfruttando anche una corda fissa. Per tracce nel bosco stare alla dx (faccia a valle) dei ghiaioni fino ad intercettarne uno piccolo che deposita direttamente sul sentiero CAI di attacco. In breve si è al P dei Tessari. 20/30 min
    • Portarsi verso S stando in quota e seguendo ometti alla S6 della “Nebbie di Avalon” link e poi in doppia tramite 3 calate. La prima calata di 20m, poi una da 45m, traverso a sx faccia valle e poi ultima da 60m (fare nodi). Soluzione non sperimentata.

    GPS discesa:

    Total distance: 1198 m
    Max elevation: 458 m
    Min elevation: 138 m
    Total climbing: 10 m
    Total descent: -330 m
    Total time: 00:35:13
    Download file: Discesa_Bastionate-Tessari_gpx _2019-11-01_1457.gpx


    Compagni:

    Silvia Corradi e Federico Ravarotto


    Note:

    • Portarsi cordini e qualche friend 0.5-0.75 o nut per integrare l’ultimo tiro o qualche passaggio sotto.
    • Via diversa dalle limitrofe e che malgrado la vicinanza al paese o la bassa quota, da qualche veduta e sapore di ambiente. Bellissima la discesa sulla dorsale del Cordespino con vista sul forte di San Marco, la conca di Caprino e lago di Garda.
    • Colazione abbondante alla Opera Prima caffè e birra con piada post arrampicata dalla Gigia, fanno parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.

    Meteo:


    Meteo Rivoli veronese


    Bibliografia:


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    Appennino borghi da riscoprire Pompeano relazioni

    Condotta Anarchica

    !-
    via chiusa per divieto di accesso da parte dei proprietari privati
    !-

    Castello di Pompeano 670m

    Serramazzoni (MO)

    Ho passato quasi tutta l’estate a vagabondare nel tempo libero per l’Appennino, a ben guardare fermandomi sulla soglia, nel ridotto dello stesso, sulle colline che morbidamente lo precedono e lo sostengono. Quei luoghi insomma che un amante delle montagne solitamente vuole passare in fretta perché, appena lasciata la piatta pianura, sanno già stuzzicare l’appetito ma non rappresentano mai un pasto completo.

    Ho scoperto invece con grande sorpresa luoghi incantevoli, intrisi di storia e natura. Alcuni appena fuori dalle strade provinciali per altri invece ho dovuto quasi perdermi; tutti delle vere perle di un patrimonio culturale, paesaggistico e naturale che mi ha fatto sentire fiero di essere italiano. Era da un pò non lo provavo.

    Il borgo ed il castello di Pompeano ne sono un esempio (link approfondimento).

    Mi hanno donato diverse piacevoli ore, infilato in fessure od appeso su delle placche di ofiolite venate di edera e spalmate di licheni, mi sono sentito come a casa.

    Nessun altro pretendente alla scalata ma solo qualche ciclista in piedi sui pedali o trattore lanciato sbuffante verso l’afoso lavoro dei campi. Tutti troppo indaffarati in cose serie per prestare attenzione a quello che succedeva sopra il bordo della strada.

    Tutti tranne Giuseppe che si presenta così:

    “Ohhh !!! Ma tè at pussà la salùt ! … Ten ved mia che chè a vin sò tut !”

    Avevo terminato da poco il primo tiro ed ero nel bel mezzo del chiave, non senza fatica mi stavo appendendo ad un buon fix in cerca di qualche ispirazione per il prossimo e queste parole in effetti mi sono servite per stabilire un giusto riposo e pausa riflessiva:

    “Ma nooo. Guardi che la roccia …

    lè mei ad quel cha pìnseva! L’è miora ed tanti eter chàio vist.  Mànngh sarà mia un divieto? No perchè me … a nò vìst gnìnta!”

    Passata un’ora ero già al bar dei Cacciatori. Una birra ghiacciata in mano mi attenuava la sudorazione ma non appena questa scendeva pareva rimetterla in moto senza controllo, come lo era stata prima in parete.

    Eppure ero ebbro di serenità e buon umore, come da tempo non percepivo. Pochi metri su una vergine parete a ridosso di una strada asfaltata mi avevano prosciugato ma anche appagato più di tante esotiche gite in montagne blasonate.

    Le mani arrossate trapelavano dai sdruciti guanti in pelle, sforacchiate dai rovi estirpati. Le braccia stanche e spompate dall’estenuante tiro alla fune con l’edera della parete ovest, anche lei innamorata persa di questo Castello tanto che difficilmente si lascia allontanare da esso. La schiena quasi mi pareva non essere più in linea con il resto, protesa per ore ad indicare la direzione “del facile” e sostenuta alla bene meglio da un imbrago che mai prima d’ora si era palesato così piccolo e poco confortevole.

    Poco importava, nulla era andato come mi sarei aspettato.

    Bene così. Bello che tutto fosse andato in modo diverso. Che la realtà sappia ancora stupirci e coglierci impreparati.

    Questa considerazione ammetto non averla fatta mia giusto un mese dopo.

    Torno di prima mattina galvanizzato da una giornata che sulla carta doveva arrivare solo a 30 °C, una delle più fresche insomma di quella estate, ma giunto all’attacco noto qualcosa di nuovo.

    Un bel cartello bianco scritto di pugno mi invitava a desistere dagli intenti, che la “ferrata” era su terreno privato ed il privato non era d’accordo sul mio nuovo imminente tentativo.

    Ferma tutto. Contatta il proprietario. Cerca di parlarci in modo cordiale e civile esponendo quello che a te sembra una ottima motivazione: cioè forse la più bella ofiolite mai toccata, trova in lui pure un vissuto da speleologo che te lo avvicina ancor più empaticamente ma poi … nulla.

    Le sue motivazioni sono buone tanto se non più delle tue: vuole nessuno si faccia male sul suo terreno, teme che un nuovo crollo investa qualche persona, addirittura auspica che il comune imbraghi parte della strapiombante parete. Chiudere tutto insomma come qualche anno prima lo era stato per l’attigua grotta ed il suo celato laghetto, anche loro sotto la sua proprietà.

    Quel giorno mi sono allontanato da Pompeano da vero sconfitto, ho passato il pomeriggio perlustrando un altro sito ma la cocente battuta di arresto mi aveva privato di quasi tutta la motivazione.

    Quando si è così meglio lasciar perdere, far chetare le acque e poi decidere a mente fredda.

    Passa un altro mese e la motivazione che avevo perso non l’ho ritrovata, ho trovato però nella cordata una entusiasta compagna di viaggio e la sua di motivazione è stata la vera forza propulsiva per chiudere questi pochi metri di salita.

    Ripassato il chiave la giornata offriva ancora tante ore luce, la temperatura era alta ma il sole doveva ancora lambirci. Sotto i soliti trattori e biciclette.

    Mancava Giuseppe ma so che stavolta, oltre al rimprovero pure all’altro capo della corda, avrebbe tacitamente fatto un po’anche il tifo per noi. E’ di questo luogo e se sei di un luogo così bello, non puoi che amarlo e sentir amico pure chi lo ama come te.

    Agguantiamo la condotta, i rovi e l’edera difendono stoicamente le mura. Dopo più di un’ora riesco a legare con le ultime energie un rostro ad un altro ed urlo un liberatorio: “Puoi partire!”

    Una libellula rossa mi aiuta a non perdere di vista la sosta.

    La via che non doveva nascere è nata con un pizzico di anarchia.

    Peccato non sarà mai una “bella via”, ancora più peccato non sarà mai molto frequentata.

    Avevo in mente un nome, lo cambiamo:

    Condotta Anarchica, mi piace il Castello abbia ora un nuovo accesso anche se scomodo, se lo merita.

    Nei secoli avrà vissuto tempi migliori ma anche peggiori. Ne avrà viste tante nelle guerre e scaramucce per il controllo del potere da parte degli uomini, alcuni grandi ma anche tanti piccoli.

    Questo non sarà sicuramente l’assedio più nefasto e probabilmente neppure l’ultimo.


    Apritori:

    . dal basso 15 giugno + 10 agosto 2019

    variante Pesce d’Aprile : dal basso 2021


    Accesso:

    Da N: arrivare a Serramazzoni (MO) e sulla via Giardini direzione S imboccare a DX la strada per Pompeano. Poco dopo a DX prendere la strada Roncovecchio che oltre ad essere una scorciatoia dona una bellissima veduta della Vanga del Diavolo (link)  e della parete W a strapiombo sul Castello e dove si svolge la via.
    Arrivati in piazza Tassoni di scende per via Borre e dopo 400m si parcheggia qui (link) in comoda piazzola sulla DX dove il sentiero scende.

    Da altre direzioni: a seconda da dove si parte potrebbe essere agevole l’accesso senza arrivare in paese, direttamente da via Borre.  Parcheggiare qui (link) in comoda piazzola dove il sentiero scende.


    Attacco:

    Risalire la strada asfaltata direzione N per 50m fino a che non si individua l’evidentissimo diedro fessura del primo tiro.
    Targhetta alla base e 2 fix ne individuano il comodo e riparato pulpito di attacco.
    1 min dal parcheggio.


    Foto parete:


    Schizzo via:


    Descrizione tiri:

    tirom | difficoltà | protezioni
    L120 | 4b,5a | S2 – 6 fix
    Partenza dal pulpito su placca a sx, breve passo in strapiombo poi su placca fino ad entrare nel caratteristico diedro fessura. Qui con bella arrampicata si sale integrando con friends o nut nella fessura e poi sui blocchi fessurati della parete di DX (facoltativi). Breve passo di aderenza a SX ben protetto e poi più facilmente alla comoda sosta su 2 fix e catena con maillon.
    L220 | 3c, 5a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1- 9 fix
    Traversare orizzontalmente sulla facile cengia allungando bene i primi fix quindi esporsi e vincere la placca con arrampicata tecnica e decisa. Superare alcuni strapiombini (1 p.sso 6a+ azzerabile) alla fine dei quali si accede alla comoda cengia ascendente parallela a quella inferiore dove si sosta comodamente su 2 fix con anello.
    L335 | 4a, 4c, | RS2 – 5 fix + 1 ch
    Si percorre la cengia ascendente con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano. A metà masso instabile da aggirare poi si giunge alla condotta idrica da abbracciare stando attenti ad una lama basale che muove in ingresso. Si sale la condotta proteggendosi con cordini sulla stessa e la si segue fino a che non riprende una direzione verticale mentre noi la abbandoneremo tagliando a DX. Su terreno facile ma erboso e delicato arriviamo alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via.
    L3
    var. Pesce d’Aprile
    30 | 4a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1 – 10 fix + 1 ch
    Si percorre la cengia ascendente verso sinistra con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando volendo con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano.
    Al terzo fix (da allungare) cambiare direzione ed andare decisamente a destra salendo su una accennata cengia che permette di arrivare sotto alla bella placca finale. Salire con arrampicata tecnica (6a+) fino al culmine quando stando sulla destra si rinvia un cordino su pianta. Traversare per percorso elementare (un fix) e pervenire alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via pochi metri a N.
    sviluppo75 m
    gradazione 4c, 5c, 1.p.sso 6a+ (5c/A0 obbl.)
    D+ | S2 | 3L | 70m | 2 imp.

    Discesa:

    • Dal libro di via o comunque dai rostri delle mura dirigersi verso S per pochi metri costeggiando le mura (attenzione esposto) e svoltando fino a trovare la prima feritoia dove si scende in direzione S su alcune balze rocciose ed erbose. Si zigzaga cercando il tracciato migliore (ometti) tenendo sempre leggermente verso sx (E). Si disarrampica un breve diedrino (II) e subito dopo si intravede bene la carrareccia su cui occorre scendere per terreno franoso. Imboccata questa si risale pochi metri fino a che è possibile scendere tra la boscaglia e poi su prato si arriva comodamente alla strada ed al P (10/15 min tot)
    Discesa da Pompeano
    • discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2. S2 deposita su rovi e si svolge tra friabile, tenere come ultima possibilità. Dopo conviene uscire sulle cinta murarie.

    GPS:


    Visualizza mappa ingrandita


    Note:

    • nel Giugno 2021 purtroppo la via ha accesso sbarrato da recinzione e cartelli di proprietà privata che prima erano assenti. Inequivocabile segno che la proprietà non vuole condividere quel po’ di roccia che a lui serve nulla ma ad altri potrebbe dare tanto e far conoscere un lembo di Appennino.
    • La linea ha carattere esplorativo ma dona alcuni metri di bella arrampicata, su L1 anche su insolita ofiolite compatta e lavorata quasi come un granito. Purtroppo altre zone non hanno queste caratteristiche, soprattutto L3. Anche se si è cercato di minimizzare il pericolo tramite l’infissione di numerosi spit-fix la via rimane con un sapore alpinistico. Occorre quindi per il primo di cordata ed anche per gli altri componenti una certa sensibilità per il friabile e tatto nel tastare con oculatezza, non tirare tutto oltre misura ed allungare qua e là le protezioni.
    • Durante l’apertura si è combattuto parecchio tra i rovi per guadagnarsi l’uscita, è molto probabile questi ricrescano velocemente quindi è consigliato un tronchesi al primo di cordata.
    • La variante Pesce d’Aprile è nata quasi per caso durante una ripetizione e per dare continuità alla via ed evitare la zona friabile e vegetata di L3. E’ altamente consigliata per via della roccia buona, la spittatura vicina e soprattutto la logica.
    • La via si svolge su 3 terreni privati (praticamente ogni tiro è su una proprietà diversa!) ed i privati non hanno dato l’autorizzazione. Chi sale e scende lo fa a proprio rischio e pericolo.
    • Birra e non solo nell’ottima Antica trattoria dei Cacciatori.
      Patrizia e staff sapranno dissetarvi e sfamarvi con bella vista sul Castello 0536 958141

    Bibliografia:


    Meteo:

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