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Appennino borghi da riscoprire relazioni Sassomorello

La Mascherata della Morte Rossa

SassoMorello, 670m

Prignano sul Secchia (MO)

La Mascherata è stata la mia prima esperienza a Sassomorello.
Era Ottobre 2019 e Niko mi aveva proposto del “ravanaggio” in appennino per chiudere una vietta. Era da un po’ di tempo che stava andando in avanscoperta in basso appennino alla ricerca di potenziali zone e linee arrampicabili, ma soprattutto di roccia che si concedesse perché, come sappiamo, la friabilità, o anche “sbriciolosità” appenninica, è il primo ostacolo con cui fare i conti. Spesse volte l’esito restituisce un no categorico.
Questa ricerca di Niko non punta a mettere la propria “bandierina” su zone vergini.

Il suo peregrinare è un modo per ritrovarsi, rigenerarsi, riscoprire.
L’alpinismo è il mezzo, non il fine e pure fra i colli del basso appennino, volendo, è possibile far riaffiorare del genuino alpinismo esplorativo.
Tra l’altro, è anche una buona alternativa rispetto macinare km e km di asfalto per raggiungere luoghi spesso oltremodo battuti e addomesticati.
Tornando a questo primo approdo, inizialmente non sapevo esattamente cosa aspettarmi, anche perchè “voci beffarde” prefiguravano una sorta di disperato naufragio fra roccia sbriciolosa e la faticosa ricerca del “meno peggio”. Ad ogni modo la prima impressione al momento dell’arrivo è stata molto positiva, perchè Sassomorello appariva un ambiente incantevole, ammantato da una pace agreste, un luogo che zittisce all’istante il brusio dei pensieri urbani.
Dopo aver assorbito un po’ di quella pace apparecchiamo per terra l’usuale “ferraglia” rincarando la mole anche con l’attrezzatura utile per chiodare e pulire la via. Ci dividiamo tutto un po’ per uno ma, nonostante ciò, non possiamo che avvertire di aver fatto un bel passo verso l’estetica di un albero natalizio. Mi chiedo se una volta in parete si riuscirà a prendere ció che serve dall’imbrago più o meno agilmente e Niko, ironicamente, e quasi a voler aggiungere un ulteriore postulato alle leggi di Murphy rassicura: “ciò che cerchi o di cui hai bisogno non sarà mai comodo né al posto giusto, è inevitabile”.
Ci incamminiamo oltre la chiesetta per il sentierino che scende a valle. Alla nostra sinistra appaiono fra la vegetazione i neri balzi rocciosi e ora la chiesetta predomina dall’alto. Nel raggiungere l’attacco inauguriamo i lavori con un po’ di giardinaggio, togliendo di mezzo dei rovi che, nell’ultimo tratto di avvicinamento, rendevano difficoltoso l’accesso.
La parete scura di ofiolite si apre tra il verde. Alla sua base però scorre un rivolo d’acqua, esattamente sotto l’attacco però, mal che vada…partenza bagnata partenza fortunata.
Sono visibili i primi tre spit, precedentemente piazzati, e assieme ad essi la logica della linea. In questo primo tiro facciamo solo pulizia, un po’ con delicatezza tramite spazzola e un po’ con decisione grazie al martello. Sentiamo come cantano i rintocchi sugli agglomerati rocciosi, ma in genere si spera che cantino il meno possibile, poichè se è così il ritornello è chiaro: ti stanno dicendo che non sopporteranno molti carichi o trazionamenti, quindi meglio svincolarli subito.
Uno alla volta iniziamo l’ascensione, e su questa placca verticale muovo i primi passi conoscitivi…forse non l’ideale da cui partire, ma tant’è.

Tutti i neuroni riuniti assieme in tavola rotonda cercano così di capire la tenuta delle tacche, di appigli e appoggi. Arrivo alla prima sosta in libera sebbene un po’ “spremuto”.
La sensazione è strana: da un lato mi rendo conto che la buona chiodatura garantisce pienamente la sicurezza, però dall’altro la sensazione psicologica provata nel gestire e capire questa roccia è inusuale, è quella che si prova su vie alpinistiche in passaggi caratterizzati da friabilità.
Per il secondo tiro, non essendo sicuri di quale sia la linea migliore, procediamo per lo più in artificiale. Saliamo da una concavità aggettante ma che comprendiamo essere forse un po’ forzata. La prossima volta sarà meglio provare a salire appena prima, dove sembra ci siano appigli più marcati.
Siamo ora sulla fascia boschiva mediana e all’uscita troviamo il cranio o bacino di un piccolo animale. Ivan, in un impeto creativo (e pure un po’ trash) dettato da un non ben precisato collegamento mentale, lo dipinge di rosso e ci racconta una scena chiave del racconto di Edgar Allan Poe “La Mascherata della Morte Rossa“.

Compiaciuti del suo slancio artistico non possiamo che decidere di donare questo nome alla via.
Ora la linearità della via va ad interrompersi e rimane comunque da stabilire e attrezzare una linea di uscita cercando il più possibile di rimanere su roccia.
Ci portiamo con un trasferimento ad una breve placca appoggiata sulla sinistra. Va rimontata in aderenza e a metà ci sarà da applicare uno spit.

Qui ho l’occasione per fare la prima esperienza di chiodatura. Preso il materiale necessario dai compagni, mi alzo di circa un metro e mezzo e mi fermo per operare su quella piccola porzione di roccia: sentire come suona, decidere il punto migliore, constatare se lo spit lavorerà bene, recuperare il trapano agganciato sotto di me, forare, pulire il foro, inserire e stringere lo spit con la sua chiave.
Fatto…però piccolo dettaglio: dopo svariati minuti in cui, senza appigli, sono fermo in aderenza sulle punte dei piedi ho i polpacci letteralmente in fiamme, che manco su una cascata di ghiaccio…
Ora, con un secondo trasferimento, ci portiamo ad un masso inciso da una grossa spaccatura e oltrepassato questo balzo roccioso, non rimane che percorrere l’ultimo tratto di pendio erboso che riconduce al borghetto.
Qui finisce la mia prima esperienza a Sassomorello.

Ho constatato decisamente che la differenza fra attrezzare una via dal basso e percorrerla trovando tutto già bello allestito è enorme.
Se prima davo la cosa per scontata penso che d’ora in poi durante le mie arrampicate un pensiero di gratitudine sarà sicuramente rivolto ai chiodatori.

Tommaso Fiorini

Apritori:

I. de Iesu, N. Bertolani, T. Fiorini, dal basso ottobre 2019)


Accesso:

da Nord: da Serramazzoni o Prignano, su Provinciale 21 scendere per una stretta svolta la via Casina tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante tenere a dx la via Bertoni e P appena prima di una svolta a sx di 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.

da Sud (consigliato per i romantici siccome regala una visione d’insieme dal basso): indicazioni Gombola, passato il bel paese con vista sul borgo (fermatevi) si tiene la via Valrossenna fino al bivio nei pressi dellabbandonato ponte Cervaro (link) Lì imboccare la via Bedaglia tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante diviene via Bertoni che si apre su una magnifica vallata con ruderi e con la rocca del Sassomorello che domina in alto. P appena dopo di una svolta a 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.


Attacco:

Camminare sulla carrareccia in direzione W lasciando le arnie sulla DX. Dopo qualche centinaio di metri in falsopiano, appena dopo aver passato il rigagnolo della sorgente “Fontanina”, notare sulla DX una evidente placca nerastra verticale.
Guardando meglio si intravede già la targhetta di via e la fila di fix (il primo rosso)
Tot: 5/10 min dal P


Descrizione via:

Questa vietta parte nel tratto della bastionata più verticale e promettente come arrampicata.
Una nera placca verticale a ridosso del rigagnolo della sorgente regala già dai primi movimenti una intensa ma sicura arrampicata che finisce alcuni metri sopra alla prima comoda sosta attrezzata pure per la moulinette.
Il secondo tiro cerca sempre la roccia più arrampicabile ed il maggior sviluppo quindi, dopo una partenza verticale, occorre far i conti pure con un traverso in strapiombo tutt’altro che banale. Finisce presto però su un pillow che esce come un arrotondato trampolino e tramite cui, sempre in traverso, si perviene alla seconda sosta su roccia insolitamente affidabile.
Peccato ora finisca la verticalità e sopra si è cercato di uscire con logica ma con istinto esplorativo fino alla cresta che termina nei pressi della bella torre e gruppo di case.

In sintesi un’altra linea esplorativa di qualche tirello a Sassomorello che però, se limitata alla moulinette concatenata delle prime due lunghezze, diviene un gran bel tiro di 25-30m protetto S1 con arrampicata e movimenti inconsueti per l’arrampicatore sportivo.


Schizzo via:

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Relazione tiri:

L1 = Attaccare la placca con decisione e tramite un buon appiglio destro rimontare lo strapiombino (6a). Traversare a DX sempre su placca fin sotto al muro finale da salire più con tecnica che forza fidandosi di accennati appoggi. Sosta comoda su 2 fix e 2 resinati attrezzati per la moulinette (vedi foto) alla sommità di questo pilastro. 15m, 6a, 5b, 6a+

L2 = traversare a SX in direzione di un grottino che si vince con movimenti atletici su netti appigli. Arrivati ad una netta protuberanza rocciosa (classico pillow lavico) la si usa per traversare ulteriormente su terreno più semplice che diviene banale man mano si sale. 25m, 5c, 6b, 5b, II

Ora ci si può calare da S2 oppure se si vuole proseguire

L3+L4+L5 (100m trasferimenti + brevi tratti arrampicata)

Consiglio per cordate affiatate procedere per queste lunghezze in “conserva media protetta” facendo esperienza preziosa che servirà su ben altre creste e contesti. Per le altre cordate si possono affrontare questi tiri assicurandosi appena prima ed appena dopo i passaggi.

Dalla sosta S2 si sale per percorso non obbligato ma dettato da qualche segno come ossa rosse, ometto, bolli rossi e cordini su piante.
Quindi con logica si cerca dapprima una placca di 4a (1 fix), poi un diedro aggettante 4b (2 fix + friend) fino a pervenire ad un’altra compatta placca (1 fix) che deposita nei pressi di una cengia ove le difficoltà sono finite e si trova il libro di via (1 fix). Traversando alcuni metri sulla DX in direzione e con bella vista sul borgo si salgono gli ultimi due saltini (2 fix) e di perviene sulla cresta giusto una cinquantina di metri a SX della torre.
Se si vuole aggiungere un tiro ed uscire in sommità traversare a DX fin sotto ad una evidente colata bianca ed uscire sull’ultimo tiro di Chi trova un Amico trova un Tesoro).


Discesa:

A) Traversare su prati in direzione N non alzandosi di quota e dopo poche decine di metri si perviene alla strada principale vicino ad un rudere ristrutturato. Qui parte una strada bianca a SX, via Don Lazzaro Spallanzani. Percorrerla scendendo fino ad una casa e poi sulla DX scendere a fianco di una palizzata (traccia di una antica carrozzabile) con bollo CAI.
Ora si è in vista della parete W con sempre il borgo di Sassomorello in bella mostra.
Scendere ancora fino a che al termine dei paletti di recinzione non si incrocia una carrareccia abbandonata e spesso paludosa (palina CAI). Qui girare a SX in direzione N ed in vista della base della parete. In breve la strada diviene sentiero quindi passiamo prima un rigagnolo di fonte (attacco via Mascherata della Morte Rossa) e dopo un allevamento di arnie.
In breve ci riconduce alla strada del P.

TOT: 20 min

B) discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2 (L1 scalabile anche in moulinette)


Compagni:

Ivan de Iesu e Tommaso Fiorini il 19/10/2019

Ivan de Iesu (pulizia L2) il 9/05/2020

Claudio Bassoli il 20-06-2020

Andrea Righetti (pulizia, resinatura e prima libera) il 12-09-2020


GPS:


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1000m Appennino climbing Pietra Bismantova relazioni rock climbing via sportiva

via Zuffa Lenzi

Pietra di Bismantova 1041 m

Castelnovo Ne’ Monti (RE)

Apritori : Giancarlo Zuffa e Nino Lenzi il 17 maggio 1969

Itinerario aperto da Giancarlo Zuffa e Nino Lenzi il 17 maggio 1969 e recentemente riattrezzato in ottica sportiva su consiglio dell’apritore. La via offre un’arrampicata logica lungo fessure e diedri. Zuffa attaccò la parete salendo in artificiale la placca a sinistra del diedro d’attacco; questo tratto oggi costituisce la prima lunghezza della via “La danza dei grandi rettili”. L’attacco ora seguito oggi è una variante aperta da Nunzio Ruggiero poco dopo l’apertura della via.

dal sito SassBaloss.com

 

Piacevolissima infrasettimanale con l’amico Carlo Alberto. E’ un pò che non scala per puro diletto  e l’occasione di essere insieme qui, dopo poco più di anno, ci farà assaporare ancora più questa mezza giornata rubata al lavoro.

In sommità troveremo i preparativi per la manifestazione di slackline il cui gioioso clima di festa ci contagerà fino alla scontata birra del rifugio.


Accesso:

In prossimità del centro di Castelnovo Ne’ Monti seguire le indicazioni per Pietra di Bismantova fino a raggiungere il parcheggio di Piazzale Dante.


Avvicinamento:

Da Piazzale Dante salire la scalinata verso l’eremo e poi passare sul retro del rifugio e seguire verso W le indicazione per la sommità, sentiero 697. Dopo poche centinaia di metri, tralasciati i sentieri che salgono direttamente ai settori Gare Vecchie e Verbum si abbandonare il sentiero andando su evidenti tracce a dx e già in vista dell’attacco e del caratteristico diedro e fessura del primo tiro. Attacco su comodo terrazzino in prossimità di una pianta.


Scheda salita:

Zona Montuosa: Appennino Tosco Emiliano.
Località di partenza: Pietra di Bismantova – Castelnovo Ne’ Monti (RE) 1047m slm
Tempo di salita: 10’ per l’attacco, 1h30′ la via
Tempo di rientro: 20’
Sentieri utilizzati: sentiero 697 per la sommità; discesa dal lato SO della sommità tramite il sentiero (alpinistico) tracciato a bolli blu.
Difficoltà: 6a+ (6a obb.), I
Proteggibilità: S1
Sviluppo / Tempo salita: 110m, 4L / 1.5 h
Possibilità di proteggersi: S1, ottima chiodatura a spit fix ø10. Soste a spit fix con cordoni. Inutile protezioni veloci tranne tratto finale dove occorre 1 o 2 cordini.
Materiale necessario: Normale da arrampicata sportiva su vie di più tiri. 14 rinvii.
Caratteristiche salita/roccia: Arrampicata tecnica di aderenza ed equilibrio. Qualche passaggio più fisico / Arenaria.
Pericoli oggettivi: Normali da arrampicata sportiva. Roccia a tratti friabile. Pericolo di scariche dalle cordate che precedono. S3 molto friabile.
Esposizione: Sud
Periodo consigliato: Tutto l’anno. Vista l’esposizione e la bassa quota la zona potrebbe essere molto calda nei mesi estivi.
Condizioni meteo: Temperatura calda ma bilanciata da vento.
Ripetizione del: 18/05/2018: con Carlo Alberto Montorsi

09/09/2017: con Tommaso Fiorini

GPS Parcheggio: 44.417411 N, 10.411794 E
Giudizio: ****

Descrizione via:

L1 30m

6a+ (6a)

Tiro caratterizzato da continuità e spesso arrampicata umida nei primi metri. Risalire il diedro iniziare (5c) fino alla pianta e poi prendere la bella fessura atletica che si scala con bei movimenti (6a). Sopra a questa un terrazzino terroso spesso si presenta bagnato. Non lasciarsi intimorire e salire il successivo facile diedro fino a che sulla dx la via vince l’evidente placca in traverso. Passaggio tecnico per ristabilirsi (6a+) e poi facilmente in sosta. Sosta su spit-fix. (Se la partenza risultasse bagnata attaccare sulla bella placca a dx e poi traversare a sx sotto alla lama)
L2 25m

5b, 6a

Su per placca a dx di un diedrino poi appena si può traversare a sx (allungare protezioni) e portarsi sotto all’evidente diedro che si scala con bella arrampicata più tecnica che fisica. Passo di 6a poco sotto la sosta, sennò più facile. Sosta su spit-fix.
L3 25m

6a, 5c

Risalire la placca verticale ed anche tramite un alberello vincere lo strapiombetto con movimenti un pò obbligati. Poi seguire le bella fessura a banana che adduce in breve alla sosta.  Sosta su spit-fix ma sotto ad un terrazzino non molto invitante.
L4 35m

5a, III

Risalire la placca appoggiata verso dx in bella esposizione ma su modeste difficoltà (5a), prestare attenzione al terreno un pò friabile ed al fatto che sotto vi è uno dei settori più frequentati di Bismantova. Traversare per terreno elementare la esposto verso dx fino al catino somminale che in breve adduce alla sosta da attrezzare su pianta.

Schizzo:

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Discesa:

Seguire a sinistra il sentiero che costeggia la sommità (in direzione W) fino all’imbocco del sentiero alpinistico tracciato a bolli blu. All’incrocio col sentiero 697 proseguire (direzione E) verso il Rifugio della Pietra e alla scalinata che riporta a Piazzale Dante.


Note:

  • grazie a Diego Filippi, Matteo Bertolotti ed Alessandro Spinelli che l’hanno attrezzata per l’arrampicata sportiva in libera . Dopo la richiodatura a spit fix è ora diventi una classica che colma quel gap e faccia da ponte tra vie classiche come la Oppio o Zuffa Ruggiero, con le altre più ingaggiose come la Maria, Sinergie, Zuffa 70, del Diedro, Nino Marchi, Amici tanto per citarne alcune.
  • Linea logica, un’alternanza di fessura e diedro che dalla base della parete porta direttamente alla sommità sfruttando i punti deboli.
  • Spesso dopo recenti precipitazioni il primo tiro è fradicio, si consiglia di attaccare la placca appena a dx (5c) e poi riprendere la fessura che anche se bagnata si lascia scalare. Molto più psico il facile diedrino terroso appena dopo (provare per credere 😉

GPS


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Pale Basse – Mamma Olga

Monte Cimo – Brentino (VR)

E’ un pò che non si arrampica seriamente e sappiamo bene che ripartire da Brentino c’è solo l’imbarazzo della scelta. Scelta che stavolta cade su “qualcosa di basso” con “qualcosa di medio” sognando poi un domani di attarcargli  “qualcosa in alto”.  Anche Ivan  è rimasto galvanizzato dalla conoscenza di Sergio e Giuliana ed allora presto spiegato come mai mi chiede: ” Si ma qualcosa di Coltri ehhh ?!”.

Bhe la scelta è alquanto facile, per trovare vie brutte o non di Coltri ci si deve impegnare qui intorno !

“Mamma Olga” la prima scelta di riscaldamento poi sopra vedremo …. il sopra non arriverà mai però.


Accesso:

da SUD, uscita Affi tenere SP11 per Ferrara di Monte Baldo, dopo Rivoli Veronese al semaforo di Zuane voltare a DX su SP11 (Brentino Belluno 15km – Trento). Seguire la provinciale e passare Canale, Tessari, Preabocco e poco dopo si prendono sulla SX indicazioni per Brentino. Si sale su un ponticello e poi sempre sulla strada si P appena dopo il cimitero sulla DX (MAPS link).

Tornare in direzione cimitero (S-W) e dalla fontana prendere una strada sul vigneto (occhio allevamento di api “territoriali” 🙂 ) oppure per strada asfaltata ci si porta all’inizio del vigneto dove si intravede chiaramente la traccia di sentiero che sale su sassaia. Dopo 15/20 min dal P si giunge al bivio, salendo dritto si prosegue per le Pale Mediane (Sass de Mesdì e Pala del Boral), noi andiamo a sx alle Pale Basse – Mamma Olga che tramite un sentiero in traverso adduce al nostro settore. Le vie sono le prime che si incontrano ed occorre prestare attenzione ad un cordone penzolante che facilita l’arrivo alla partenza in comune.

Conviene allestire qui la prima sosta.


via Calcantibus [8]

Descrizione:

La attacchiamo per errore, sulla guida Monte Baldo Rock è riportata la stessa numerazione [8] di Mamma Olga.

Consigliati solo i primi due tiri con roccia impeccabile e spittatura S1.

L1 = 6b, 25m. Si parte verticale, poi qualcosa in più, tiro continuo e sostenuto ma che roccia!

L2 = 6b, 6a 20m. Subito boulder poi spiana.

L3 = tiro forzato e che stona con la via, su placca nera strapiombante compatta (7b/7c?) dal difficile A0 (utile staffa)

L4 = non percorso.

Relazione:

Difficoltà: 6b/A0 (6a/A0 obbl.)
Proteggibilità: S1
Impegno: I
Sviluppo: 90 m
Tiri: 4
Attrezzatura: NDA,  14 rinvii
Esposizione: E -SE
Tipo di roccia: calcare
Periodo consigliato: primavera ed autunno
Tempo salita: circa 2h
Bellezza: ***
Apritori: S.Giarola & A.Salvaro, 2012
Riferimenti bibliografici: Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia: Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

via Mamma Olga [7]

Descrizione:

Parte appena a sx della precedente [7], subito verticale su roccia bellissima, poi và a cercare il facile che qui però scarseggia, terzo tiro con placca da antologia che vale la via e quarto per uscire su sentiero sommitale. Breve ma intensa anche grazie alla spittatura non certo vicina.

L1 = 6a+, 30m. Subito verticale, strapiombino ostico e di dita poi molla un pò. Tiro che sveglia ma che roccia!

L2 = 6a+, 6b 20m. Traverso a sx su placca verticale, poi breve diedro facile ma mal protetto, poi bombè atletico (trovato bagnato e passato a fatica con staffa) ed ancora diedro fino alla sosta.

L3 = 6b+, 25m. Sulla spalla sx del tetto, spettacolare. Placca ipertecnica prima leggermente appoggiata, poi verticale. Movimenti obbligati, senza fidarsi ciecamente dei piedi non si sale. Il tiro vale la via. Capolavoro.

L4 = 4c, 30m. Su per facili placche e rigole. Spit distanziati occorre integrare nelle numerose clessidre. Si arriva al bosco sommitale dove si attrezza la sosta su alberi. Tenere alte le corde, terreno molto sporco. Doppie da qui sconsigliate. Se si intende concatenare meglio uscire su sentiero tutto a dx (faccia monte)

Relazione:

Difficoltà: 6b+ (6a+ obbl.)
Proteggibilità: S2
Impegno: II
Sviluppo: 100 m
Tiri: 4
Attrezzatura: NDA,  12 rinvii
Esposizione: E -SE
Tipo di roccia: calcare
Periodo consigliato: primavera ed autunno
Tempo salita: circa 2h
Bellezza: ****
Apritori: Sergio Coltri solo, 1985
Riferimenti bibliografici: Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia: Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Compagni:

Ivan de Iesu


Schizzi vie:


Discesa:

  • Prendere il sentiero poco evidente che solca a mezza costa tutta la parte sommitale e con direzione S-N conduce in falso piano al sentiero principale. Si raccorda al sentiero delle Pale Mediane qui.
  • doppie consigliabili solo dalla sosta sotto l’ultimo tiro prima di arrivare al bosco sommitale

GPS:

 


Note:

  • Come tutte le vie “storiche” di Brentino occorre prendere i gradi e spittature con le pinze. Occorre avere chiaro e saldo l’obbligatorio e dare mezzo grado in sù alle valutazioni, se si passa qua poi altrove sarà più facile.
  • Attenzione errore di numerazione sulla guida Monte Baldo Rock
  • Terzo tempo con tappa d’obbligo dalla Gigia, non ve ne pentirete !
  • consigliabile abbinare le salite

Bibliografia:


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Monte Cimo – Brentino (VR)

 

Apritori:

Beppe Vidali & Matteo Labruna, 16/02/2017


Cogliamo l’occasione di una mezza giornata per ripetere questa via recente di cui avevo sentito parlare ed il cui pozzo carsico mi aveva incuriosito non poco. Federico e Mirco mai stati a Brentino ed allora quale miglior battesimo?!

La via è carina, sarebbe anche bella se uno non avesse già accarezzato il calcare appena sotto nella fascia mediana della Pala del Boral o Sass de Mesdì. Qui c’è da accontentarsi ma sicuramente con le ripetizioni si puliranno i tiri, già noi abbiamo disgaggiato qualche lama qua e là.

Onore agli apritori però che hanno confezionato un itinerario adatto proprio a chi si vuole avvicinare al Cimo senza patemi, spittatura luccicante da 10mm, tiri corti, sviluppo modesto, avvicinamento e rientro comodissimi me la fanno consigliare come prima via introduttiva della zona, ancora prima che le classiche: Desiderio Sofferto, Silvia o 31 Agosto, che rimangono più facili ma però su un altro livello come eleganza di linea, piacere di arrampicata ed ingaggio.

Abbiamo poi provato ad abbinargli il Semino di Papà al Meteorite ma solo il primo tiro siccome una fantastica merenda offerta dalla granitica Giuliana e dal guru Sergio ci stava aspettando!

I piacevoli aneddoti di montagna sono stati però funestati da una triste notizia, non ho molte parole, alcune sarebbero pure sgradite ma ora è il momento del lutto.

E’ giusto non dover sempre parlare, è giusto saper tacere.


Accesso:

  1. da sud, uscita Affi tenere SP11 per Ferrara di Monte Baldo, dopo Rivoli Veronese al semaforo di Zuane dritto su SP29a. Passato loc. Platano riportarsi sulla SP8 direzione (storico locale di ritrovo post arrampicata), e passare Pazzon ed il tornante del r.la Baita (accesso a Castel Presina). Appena 300m dopo, sulla DX P sulla strada nei pressi dell’accesso (MAPS link)  alla  località Papalina (725m slm), salire sulla strada privata subito verso N e che poi in direzione E porta alla cava dismessa, seguire la carrareccia e quando questa devia in un rettilineo a S in corrispondenza di una sella, seguire le targhe ed indicazioni a SX per il Meteorite e Pilastro Silvio. Salire nel bosco per il sentiero delle Laste (direzione N) che in breve tramite bolli rossi/blu conduce al bivio dove scendendo si accede in fretta ai settori Meteorite e Pala delle Laste. Alla fine della corta discesa tenere a DX (Sud) ed in breve si accede al caratteristico diedro la cui faccia sx determina la nostra salita. 20/25 min dal P
  2. appena dopo, prima di entrare in Spiazzi, a fronte del bar trattoria “la Passeggiata” si imbocca la strada Spiazzi Piani per la casa alpina colonia Cabrini-Bresciani-Cerea ex Forte Cimo Grande.  Al termine della strada tenere le indicazioni per sentiero delle Laste, che in breve porta al bivio dove scendendo si accede ai settori  Meteorite e Pala delle Laste. (Soluzione non testata).

Schizzo:


Relazione:

Difficoltà: 6b max (6a obbl)
Proteggibilità: S1
Impegno: I
Sviluppo: 105 m
Tiri: 4
Attrezzatura: NDA,  12 rinvii
Esposizione: E -SE
Tipo di roccia: calcare
Periodo consigliato: primavera ed autunno
Tempo salita: circa 2h
Bellezza: ***
Apritori: Beppe Vidali & Matteo Labruna, 2017
Riferimenti bibliografici: Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia: Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Compagni:

Federico Ravarotto e Ivan de Iesu


Discesa:

  • S4 è posta direttamente sul sentiero di accesso, nel ciglio in corrispondenza del bivio con corde. 10 min e si torna all’auto.
  • doppie praticabili solo fino a S3, dopo il “pozzo” le calate potrebbero portare in zone friabili e comunque S4 è posta direttamente sul sentiero.

GPS:


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Note:

  • consigliabile abbinarla ad un’altra salita, tipo il Semino di Papà al Meteorite.
  • via iniziatica per chi vuole passare dalla resina al piacere della roccia vera senza patemi

Bibliografia:


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