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il Disertore + Anima Senziente

Cima Nodice 852m

Prealpi Trentine – Fraz. Pregasina – Riva del Garda (TN)

Cima Nodice è un panettone roccioso che sorge sopra l’abitato di Pregasina, una frazione di Riva del Garda. Un tempo fa nota come Cima di Lè, oggi porta il nome dell’ufficiale austriaco Nodice che diresse le opere di fortificazione della sommità poco prima della Grande Guerra. Nel 1915 gli italiani riuscirono, dopo 5 giorni, a espugnarne la cima, mantenendola fino alla fine della guerra.
Oggi sono presenti e visibili diverse fortificanti e trincee. Durante la discesa si percorre la “Scala Santa“ ovvero una serie di gradini intagliati nella roccia che conduce a una falesia dove si trova il Popò di Lè, un curioso monolito roccioso.

da Arrampicata Arco.com

Descrizione concatenazione vie:

Due ottime viette plaisir concatenabili anche in mezza giornata e che si fanno gustare per la loro posizione e panorama rispetto alla qualità della arrampicata ed estetica di linea.
Per giornate spensierate all’insegna del sole e temperature miti, pure in inverno per la presenza del lago di Garda.


Accesso :

Da Riva del Garda verso la strada statale 240 che conduce nella Val di Ledro.
Usciti dalla lunga galleria svoltare a sinistra seguendo le indicazioni per Pregasina e lasciare l’auto nell’ampio parcheggio sotto la chiesa link (attenzione che nei festivi potrebbe essere già pieno, nel caso lasciarla in una delle numerose piazzole che si trovano prima).


Attacco:

Salire la scalinata alla chiesa che termina nei pressi di una grande fontana con lavatoio. Seguire la strada direzione SUD e passata la chiesa ed il cimitero proseguire per circa 300m fino a che la strada si biforca.
Tenere la destra e seguire indicazione sentiero 422 (cima Nodice) che dapprima sale su ripido fondo cementato e poi lascia il posto a comodo sentiero in falsopiano.
Salire ormai verso l’evidente parete e prendere indicazione 429a ( Cima Nodice, scala Santa, 20min ).
Poco dopo ad un grosso ometto si scende su sentierino sulla destra in direzione della base della parete.
Scendendo leggermente si raggiunge un canale prima di una grande cengia.
Qui gli attacchi divergono:

  • x il Disertore: si scende nel canale fino ad una piccola piazzola con un grande ometto e un albero sulla destra (scritta rossa sulla roccia “il Disertore“). Da qui una corda fissa consente di raggiungere la scomoda S0 (2 fix+cordoni+maglia rapida).
  • x Anima senziente (o la partenza della via “dei Tre”): si passa la grande cengia e si sale verso i resti di un rudere. Qui attacca Anima Senziente (scritta blu) e pochi metri dopo L3 del Disertore (evidenti fix su placca bianca)

35/45 min dal parcheggio


GPS avvicinamento:

Total distance: 2157 m
Max elevation: 749 m
Min elevation: 475 m
Total climbing: 309 m
Total descent: -40 m
Total time: 01:02:49
Download file: Pregasina.gpx

via Il Disertore:

Apritori:

La via è una combinazione di diverse vie nate in epoche diverse, che unisce due lunghezze di corda lungo lo zoccolo (aperte da Garbaini) un tratto centrale (aperto da Cipriani/Andrighetto/Vidali) e una variante d’uscita (salita da Bernardi).

  • Via dello Spigolo: Eugenio Cipriani e Beppe Vidali – Gennaio 1991
  • Via dei Tre: Eugenio Cipriani, Carlo Andrighetto – Dicembre 1990 e risistemata successivamente con Beppe Vidali
  • Via della Nicchia: Eugenio Cipriani e Beppe Vidali – Gennaio 1991
  • Via Cipriani-Zola: Eugenio Cipriani e Rosa Zola – Inverno 2010

Difficoltà:

4c, 5a, p.ssi 5c / 5b obbl. (passo 6a+ su L1)

7L, 120m + 40m trasf, S1, 1 imp.


Schizzo via:

© www.arrampicata-arco.com


via Anima Senziente

Apritori:

Florian Kluckner, Heinz Grill Gennaio 2020

Difficoltà:

5c due passi, 4c, (5b obb.), S1
dislivello 120 m, svil. 190 m

Schizzo via:

© www.arrampicata-arco.com


Discesa:

Si consiglia raggiungere in breve la cuspide di cima Nodice che offre splendida visuale sul lago di Garda, monte Baldo, Stivo, valle del Sarca fino alle dolomiti di Brenta ed Adamello.

panorama verso N da cima Nodice

Poi scendere per la Scala Santa fino a passare la porta del Popò di Lè

Popò di Lè

e la bella ma dura falesia attigua. Poi per il percorso dell’attacco a ritroso in breve al parcheggio.
Tot: 30 min


Note:

  • Vie concatenabili anche in mezza giornata a patto di non trovare altre cordate, in tal caso conviene partire sul Disertore che solitamente ha meno coda.
  • Data la lunghezza dei tiri di corda molti risultano raggruppabili logicamente allungando bene le numerose protezioni.
  • Noi non abbiamo salito i primi 2 tiri del Disertore dati come 6a+ ma friabili.
  • Prestare attenzione alla qualità dei cordini e dove sono infissi, è normale che col tempo, intemperie ed usura questi si logorino.
  • Anima Senziente risulta più varia, piacevole e continua della linea a fianco.

Compagni:

Claudio Bassoli


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Meteo:


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    1000m Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

    via Mission

    II Torre Giare Bianche, 1703 m

    Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

    Apritori:

    F.Spavenello, G.Busato nel 1996


    Descrizione:

    Vietta simpatica ed ottimamente protetta, con esposizione favorevole alle mezze stagioni e non solo.
    Permette un graduale e sicuro approccio alla dolomia delle Piccole Dolomiti.

    Si divide in due sezioni distinte e diverse. Se i primi tre tiri sono su bella e solida placca compatta ottimamente protetta a fix resinati, segue una seconda dal sapore alpinistico ove le protezioni e soste sono ancora a prova di bomba ma la distanza è nettamente superiore ed impone qualche integrazione.
    Non è raro uscire poi in cima sulla torre nel momento in cui le tipiche nebbie si diradano, e questo dona un sapore particolare.

    Peccato solo gli ultimi tiri perdano di bellezza e divengano un po’ vegetati, ma danno alla salita quel senso alpinistico sennò sportiva.

    D’altronde se non avete mai rinviato o fatto sosta su un basso pino mugo, allora vuol dire non avete mai arrampicato da queste parti!


    Accesso:

    Parcheggiare al Rifugio Campogrosso o vicino la sbarra dopo la malga omonima, imboccare il sentiero del Re e passare in rassegna il Baffelan, Primo e Terzo Apostolo.
    Dopo poco imboccare il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
    Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di un pendio boscoso. Salirlo tagliando verso SX (viso monte ) e sopra a questo in direzione opposta traversare in falsopiano fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (via le Ricette di Elena ed Alba Nueva).

    Traversare ancora a DX (faccia monte) ed in breve si arriva alla base della parete su una bella ed evidente placca grigia.
    2 fix e scritta alla base (molto tenue) segnano l’attacco.
    Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso


    Esposizione:

    E – SE


    Relazione salita:

    RELAZIONE (ITA) 
    Itinerariovia Mission
    prima salita1996: F.Spavenello, G.Busato
    Zona MontuosaPiccole Dolomiti
    SottogruppoSengio Alto
    Settore / Parete / CimaII Torre Giare Bianche
    StatoItaly
    Località di Partenzarif. Campogrosso 1448m (Vi)
    ParcheggioP al rifugio
    Sentieri175, 175A
    Punti d’appoggiorif. Campogrosso 1448m (Vi)
    AcquaSì. Sulla strada salendo ed al rif. Campogrosso
    Dislivello avvicinamento [m]+ 250 m
    Dislivello itinerario [m]130 m circa
    Sviluppo itinerario [m]135 m
    Quota partenza [m]1448 m
    Quota arrivo [m]1726m
    Bibliografia utilizzataPiccole Dolomiti e dintorni. Arrampicate scelte | Casarotto, G. | Cierre Edizioni
    Cartografia utilizzataTabacco 056 – 2016
    Tipologia itinerariovia sportiva in ambiente su dolomia
    Difficoltà su roccia5c (5b obbl)
    Qualità rocciaRipulita dalle ripetizioni, prestare attenzione sul facile
    ProteggibilitàS1 (primi 3 tiri) RS2 (gli altri)
    SosteLa maggior parte su golfari resinati
    ImpegnoII
    Numero di tiri di corda6
    Difficoltà globaleD
    Pericolo caduta roccianella norma, prestare attenzione le ultime 3 lunghezze
    MaterialeNDA + qualche cordino
    Esposizione prevalenteE – SE
    Discesatramite 4 doppie
    Data gita22 agosto 2020 + 1 ottobre 2011
    Tempo impiegato avvicinamento1 h
    Tempo impiegato salita3 h (cordata 3)
    Tempo impiegato discesa1,5 h (doppia + sentiero)
    Libro di vettaSI, ma inutilizzabile (portarselo dietro)
    Giudizio***
    ConsigliataSi. Ottima per le mezze stagioni

    Schizzo:

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    Descrizione Tiri:

    tiromdifficoltàprotezionidescrizione
    L1205a,5b6 fixSu per bella e solare placca appoggiata con singolo più tecnico appena sotto la sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati.
    L2255b
    (1.passo 5c)
    7 fixSempre per placca ma più verticale e con alcuni movimenti tecnici prima della sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
    L3255b8 fixVerticalmente sulla sosta a rinviare (allungare) poi breve traverso a sx con tecnici movimenti. Su per placca che verticalizza man mano si sale e con alcuni punti friabili. Uscita originale afferrando uno naso strapiombante su comodo terrazzino di sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
    L420III+, III3 fixFine delle difficoltà, su spigolo rotto e con protezioni più distanti. Sosta 2 golfari, tutti resinati
    L525IV-, III2 fixSu per pilastro facile ma esposto. Attenzione quando si abbatte a traversare in zone rotte a fianco di pilastrini fessurati. Sosta 2 golfari, tutti resinati.
    L630III, II1 fixTra mughi e rocce rotte si traversa sotto la cuspide della torre fino alla sua base (2 golfari x eventuale sosta), quindi si risale puntando leggermente a DX al canalino mugoso (1 fix). Nel canale si trovano mughi a cui assicurarsi (2 vecchi cordoni in loco) uscendo sulla DX su comoda ed esposta sosta su 2 golfari. Ignorarla e proseguire in verticale per rocce rotte fino alla larga cuspide su piano inclinato (2 golfari)
    sviluppo145m
    gradazione5b, 5c (5b obbl.)D, S1+RS26L, 2 imp.

    Ripetizione del:

    2020/08/22: Giulia Gualdi, Marcello Fabbri e Dario Manzini

    2011/10/01: Paolo Dante Gatti, Marco Bulgarelli


    Discesa:

    • discesa con 4 doppie. Le prime 3 soggette ad incastri consiglio tenere corte a 30m poi da S3 si raggiunge la base con una unica doppia filante da 55m (od una da S3->S1 + un’altra da S1 a terra).
      A ritroso poi al luogo di partenza ( rif. Campogrosso o Malga Cornetto)
      Tot: 1.5-2 h a seconda della doppie
    • dalla vetta ci si cala con una doppia da 15m dal versante opposto alla salita e tenendo la DX (viso monte) fino alla forcella tra le due torri.
      Si prosegue direzione W sulla gengiva mugosa che collega alla I torre delle Giare Bianche 1743m ( ! esposto) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m. Da lì tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif, Campogrosso (soluzione non testata)
      Tot: 1 h
      Vedi foto:
    Particolare doppia di discesa (1 cordata) e ricongiungimento al sentiero di arroccamento.

    Note:

    • Prestare attenzione alle ultime 3 lunghezze friabili ma che danno il sapore alpinistico alla salita, compresa l’uscita in vetta da non farsi mancare.
    • Via non sostenuta e che permette un approccio graduale e sicuro alla particolare dolomia delle Piccole.
    • Malgrado due ripetizioni ancora oggi non saprei di preciso come congiungermi dalla cima al sentiero di arroccamento. Ho testato una doppia sul versante NW ma senza successo.
    • Via sconsigliata agli aracnofobici.

    Cartina:

    Sengio Alto Piccole Dolomiti

    GPS

    Total distance: 3988 m
    Max elevation: 1703 m
    Min elevation: 1419 m
    Total climbing: 537 m
    Total descent: -400 m
    Total time: 11:24:16
    Download file: Campogrosso-Mission_gpx _2020-08-22.gpx
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    Ripetizione del 22/08/2020
    Ripetizione del 01/10/2011
    Categorie
    Appennino borghi da riscoprire Pompeano relazioni

    Condotta Anarchica

    !-
    via chiusa per divieto di accesso da parte dei proprietari privati
    !-

    Castello di Pompeano 670m

    Serramazzoni (MO)

    Ho passato quasi tutta l’estate a vagabondare nel tempo libero per l’Appennino, a ben guardare fermandomi sulla soglia, nel ridotto dello stesso, sulle colline che morbidamente lo precedono e lo sostengono. Quei luoghi insomma che un amante delle montagne solitamente vuole passare in fretta perché, appena lasciata la piatta pianura, sanno già stuzzicare l’appetito ma non rappresentano mai un pasto completo.

    Ho scoperto invece con grande sorpresa luoghi incantevoli, intrisi di storia e natura. Alcuni appena fuori dalle strade provinciali per altri invece ho dovuto quasi perdermi; tutti delle vere perle di un patrimonio culturale, paesaggistico e naturale che mi ha fatto sentire fiero di essere italiano. Era da un pò non lo provavo.

    Il borgo ed il castello di Pompeano ne sono un esempio (link approfondimento).

    Mi hanno donato diverse piacevoli ore, infilato in fessure od appeso su delle placche di ofiolite venate di edera e spalmate di licheni, mi sono sentito come a casa.

    Nessun altro pretendente alla scalata ma solo qualche ciclista in piedi sui pedali o trattore lanciato sbuffante verso l’afoso lavoro dei campi. Tutti troppo indaffarati in cose serie per prestare attenzione a quello che succedeva sopra il bordo della strada.

    Tutti tranne Giuseppe che si presenta così:

    “Ohhh !!! Ma tè at pussà la salùt ! … Ten ved mia che chè a vin sò tut !”

    Avevo terminato da poco il primo tiro ed ero nel bel mezzo del chiave, non senza fatica mi stavo appendendo ad un buon fix in cerca di qualche ispirazione per il prossimo e queste parole in effetti mi sono servite per stabilire un giusto riposo e pausa riflessiva:

    “Ma nooo. Guardi che la roccia …

    lè mei ad quel cha pìnseva! L’è miora ed tanti eter chàio vist.  Mànngh sarà mia un divieto? No perchè me … a nò vìst gnìnta!”

    Passata un’ora ero già al bar dei Cacciatori. Una birra ghiacciata in mano mi attenuava la sudorazione ma non appena questa scendeva pareva rimetterla in moto senza controllo, come lo era stata prima in parete.

    Eppure ero ebbro di serenità e buon umore, come da tempo non percepivo. Pochi metri su una vergine parete a ridosso di una strada asfaltata mi avevano prosciugato ma anche appagato più di tante esotiche gite in montagne blasonate.

    Le mani arrossate trapelavano dai sdruciti guanti in pelle, sforacchiate dai rovi estirpati. Le braccia stanche e spompate dall’estenuante tiro alla fune con l’edera della parete ovest, anche lei innamorata persa di questo Castello tanto che difficilmente si lascia allontanare da esso. La schiena quasi mi pareva non essere più in linea con il resto, protesa per ore ad indicare la direzione “del facile” e sostenuta alla bene meglio da un imbrago che mai prima d’ora si era palesato così piccolo e poco confortevole.

    Poco importava, nulla era andato come mi sarei aspettato.

    Bene così. Bello che tutto fosse andato in modo diverso. Che la realtà sappia ancora stupirci e coglierci impreparati.

    Questa considerazione ammetto non averla fatta mia giusto un mese dopo.

    Torno di prima mattina galvanizzato da una giornata che sulla carta doveva arrivare solo a 30 °C, una delle più fresche insomma di quella estate, ma giunto all’attacco noto qualcosa di nuovo.

    Un bel cartello bianco scritto di pugno mi invitava a desistere dagli intenti, che la “ferrata” era su terreno privato ed il privato non era d’accordo sul mio nuovo imminente tentativo.

    Ferma tutto. Contatta il proprietario. Cerca di parlarci in modo cordiale e civile esponendo quello che a te sembra una ottima motivazione: cioè forse la più bella ofiolite mai toccata, trova in lui pure un vissuto da speleologo che te lo avvicina ancor più empaticamente ma poi … nulla.

    Le sue motivazioni sono buone tanto se non più delle tue: vuole nessuno si faccia male sul suo terreno, teme che un nuovo crollo investa qualche persona, addirittura auspica che il comune imbraghi parte della strapiombante parete. Chiudere tutto insomma come qualche anno prima lo era stato per l’attigua grotta ed il suo celato laghetto, anche loro sotto la sua proprietà.

    Quel giorno mi sono allontanato da Pompeano da vero sconfitto, ho passato il pomeriggio perlustrando un altro sito ma la cocente battuta di arresto mi aveva privato di quasi tutta la motivazione.

    Quando si è così meglio lasciar perdere, far chetare le acque e poi decidere a mente fredda.

    Passa un altro mese e la motivazione che avevo perso non l’ho ritrovata, ho trovato però nella cordata una entusiasta compagna di viaggio e la sua di motivazione è stata la vera forza propulsiva per chiudere questi pochi metri di salita.

    Ripassato il chiave la giornata offriva ancora tante ore luce, la temperatura era alta ma il sole doveva ancora lambirci. Sotto i soliti trattori e biciclette.

    Mancava Giuseppe ma so che stavolta, oltre al rimprovero pure all’altro capo della corda, avrebbe tacitamente fatto un po’anche il tifo per noi. E’ di questo luogo e se sei di un luogo così bello, non puoi che amarlo e sentir amico pure chi lo ama come te.

    Agguantiamo la condotta, i rovi e l’edera difendono stoicamente le mura. Dopo più di un’ora riesco a legare con le ultime energie un rostro ad un altro ed urlo un liberatorio: “Puoi partire!”

    Una libellula rossa mi aiuta a non perdere di vista la sosta.

    La via che non doveva nascere è nata con un pizzico di anarchia.

    Peccato non sarà mai una “bella via”, ancora più peccato non sarà mai molto frequentata.

    Avevo in mente un nome, lo cambiamo:

    Condotta Anarchica, mi piace il Castello abbia ora un nuovo accesso anche se scomodo, se lo merita.

    Nei secoli avrà vissuto tempi migliori ma anche peggiori. Ne avrà viste tante nelle guerre e scaramucce per il controllo del potere da parte degli uomini, alcuni grandi ma anche tanti piccoli.

    Questo non sarà sicuramente l’assedio più nefasto e probabilmente neppure l’ultimo.


    Apritori:

    . dal basso 15 giugno + 10 agosto 2019

    variante Pesce d’Aprile : dal basso 2021


    Accesso:

    Da N: arrivare a Serramazzoni (MO) e sulla via Giardini direzione S imboccare a DX la strada per Pompeano. Poco dopo a DX prendere la strada Roncovecchio che oltre ad essere una scorciatoia dona una bellissima veduta della Vanga del Diavolo (link)  e della parete W a strapiombo sul Castello e dove si svolge la via.
    Arrivati in piazza Tassoni di scende per via Borre e dopo 400m si parcheggia qui (link) in comoda piazzola sulla DX dove il sentiero scende.

    Da altre direzioni: a seconda da dove si parte potrebbe essere agevole l’accesso senza arrivare in paese, direttamente da via Borre.  Parcheggiare qui (link) in comoda piazzola dove il sentiero scende.


    Attacco:

    Risalire la strada asfaltata direzione N per 50m fino a che non si individua l’evidentissimo diedro fessura del primo tiro.
    Targhetta alla base e 2 fix ne individuano il comodo e riparato pulpito di attacco.
    1 min dal parcheggio.


    Foto parete:


    Schizzo via:


    Descrizione tiri:

    tirom | difficoltà | protezioni
    L120 | 4b,5a | S2 – 6 fix
    Partenza dal pulpito su placca a sx, breve passo in strapiombo poi su placca fino ad entrare nel caratteristico diedro fessura. Qui con bella arrampicata si sale integrando con friends o nut nella fessura e poi sui blocchi fessurati della parete di DX (facoltativi). Breve passo di aderenza a SX ben protetto e poi più facilmente alla comoda sosta su 2 fix e catena con maillon.
    L220 | 3c, 5a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1- 9 fix
    Traversare orizzontalmente sulla facile cengia allungando bene i primi fix quindi esporsi e vincere la placca con arrampicata tecnica e decisa. Superare alcuni strapiombini (1 p.sso 6a+ azzerabile) alla fine dei quali si accede alla comoda cengia ascendente parallela a quella inferiore dove si sosta comodamente su 2 fix con anello.
    L335 | 4a, 4c, | RS2 – 5 fix + 1 ch
    Si percorre la cengia ascendente con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano. A metà masso instabile da aggirare poi si giunge alla condotta idrica da abbracciare stando attenti ad una lama basale che muove in ingresso. Si sale la condotta proteggendosi con cordini sulla stessa e la si segue fino a che non riprende una direzione verticale mentre noi la abbandoneremo tagliando a DX. Su terreno facile ma erboso e delicato arriviamo alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via.
    L3
    var. Pesce d’Aprile
    30 | 4a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1 – 10 fix + 1 ch
    Si percorre la cengia ascendente verso sinistra con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando volendo con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano.
    Al terzo fix (da allungare) cambiare direzione ed andare decisamente a destra salendo su una accennata cengia che permette di arrivare sotto alla bella placca finale. Salire con arrampicata tecnica (6a+) fino al culmine quando stando sulla destra si rinvia un cordino su pianta. Traversare per percorso elementare (un fix) e pervenire alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via pochi metri a N.
    sviluppo75 m
    gradazione 4c, 5c, 1.p.sso 6a+ (5c/A0 obbl.)
    D+ | S2 | 3L | 70m | 2 imp.

    Discesa:

    • Dal libro di via o comunque dai rostri delle mura dirigersi verso S per pochi metri costeggiando le mura (attenzione esposto) e svoltando fino a trovare la prima feritoia dove si scende in direzione S su alcune balze rocciose ed erbose. Si zigzaga cercando il tracciato migliore (ometti) tenendo sempre leggermente verso sx (E). Si disarrampica un breve diedrino (II) e subito dopo si intravede bene la carrareccia su cui occorre scendere per terreno franoso. Imboccata questa si risale pochi metri fino a che è possibile scendere tra la boscaglia e poi su prato si arriva comodamente alla strada ed al P (10/15 min tot)
    Discesa da Pompeano
    • discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2. S2 deposita su rovi e si svolge tra friabile, tenere come ultima possibilità. Dopo conviene uscire sulle cinta murarie.

    GPS:


    Visualizza mappa ingrandita


    Note:

    • nel Giugno 2021 purtroppo la via ha accesso sbarrato da recinzione e cartelli di proprietà privata che prima erano assenti. Inequivocabile segno che la proprietà non vuole condividere quel po’ di roccia che a lui serve nulla ma ad altri potrebbe dare tanto e far conoscere un lembo di Appennino.
    • La linea ha carattere esplorativo ma dona alcuni metri di bella arrampicata, su L1 anche su insolita ofiolite compatta e lavorata quasi come un granito. Purtroppo altre zone non hanno queste caratteristiche, soprattutto L3. Anche se si è cercato di minimizzare il pericolo tramite l’infissione di numerosi spit-fix la via rimane con un sapore alpinistico. Occorre quindi per il primo di cordata ed anche per gli altri componenti una certa sensibilità per il friabile e tatto nel tastare con oculatezza, non tirare tutto oltre misura ed allungare qua e là le protezioni.
    • Durante l’apertura si è combattuto parecchio tra i rovi per guadagnarsi l’uscita, è molto probabile questi ricrescano velocemente quindi è consigliato un tronchesi al primo di cordata.
    • La variante Pesce d’Aprile è nata quasi per caso durante una ripetizione e per dare continuità alla via ed evitare la zona friabile e vegetata di L3. E’ altamente consigliata per via della roccia buona, la spittatura vicina e soprattutto la logica.
    • La via si svolge su 3 terreni privati (praticamente ogni tiro è su una proprietà diversa!) ed i privati non hanno dato l’autorizzazione. Chi sale e scende lo fa a proprio rischio e pericolo.
    • Birra e non solo nell’ottima Antica trattoria dei Cacciatori.
      Patrizia e staff sapranno dissetarvi e sfamarvi con bella vista sul Castello 0536 958141

    Bibliografia:


    Meteo:

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