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Appennino borghi da riscoprire monte calvario relazioni

Diedro del Dragone

Gola di Poggio Bianco del Dragone 620m

(toponimo proposto)

Palagano (MO)

Monte Calvario, 780m (link approfondimento) 

C’era un uomo in Cina che amava le immagini raffiguranti i draghi.
Tutti i suoi vestiti ed i suoi mobili erano decorati con questo motivo.
Il dio dragone si accorse di questo amore profondo, così, un giorno, un drago vero si presentò alla sua finestra.
Si dice che l’uomo sia morto di paura…
A parole costui era di certo molto coraggioso, ma si rivelava tutt’altra persona al momento di agire.

(I,81) 葉隠 Hagakure “All’ombra delle foglie” | Yamamoto Tsunetomo | 1659-1719 d.c.

Apritori:

N.Bertolani, R.Pittino, A.Tusini dal basso in 3 giornate da luglio ad ottobre 2020

var. “Traverso dei SospiriN.Bertolani, C.Bassoli dall’alto in 4 giornate ottobre 2020


Descrizione generale:

Via dalla chiodatura sportiva ma dal spiccato sapore alpinistico ed esplorativo che sale il perfetto diedro e vince il tetto cercando sempre “il facile nel difficile“.

La partenza su roccia di granitica memoria cede presto il passo a terriccio.
Segue un diedro dalla geometria euclidea che ci imporrà di usare circospezione e tatto per poi appenderci in sosta come insaccati.
Un traverso fotogenico, il “Traverso dei Sospiri” più difficile a vedersi che a farsi, ci depositerà su un pulpito con esposizione da rapace.
Segue una placca di roccia eccellente che pare rinnegare la genesi ofiolitica. Giunti sulla “Terrazza Belvedere” vi godrete forse un tenue tramonto in uno scenario di pacifica perfezione, sicuramente non avrete incontrato o sentito altra anima viva in tutta la giornata.

Via dal sapore unico, solo per intenditori.
Astenersi collezionisti di vie.


Accesso:

A) Con guado del Dragone (consigliato):

Da N: Arrivare nei pressi di Montefiorino (MO) e dirigersi verso Frassinoro sulla SP486R. All’altezza del caseificio di Casola scendere a SX sulla via Cerratello (fontana d’acqua poco dopo) e seguire la stretta strada fino alla località Lago. Sul tornante appena prima del borgo tenere la DX (ignorare indicazioni Palagano) ed entrando nel piccolo borgo proseguire per poco più di 1 km. Parcheggiare in ampio spiazzo sulla DX, giusto sotto alla cresta che sale al monte Calvario. P qui (link)

Da S: Da Piandelagotti o Pievepelago (MO) arrivare a Sassatella sulla SP486R e proseguire verso Montefiorino. All’altezza della via Medola scendere a DX e seguire la strada passando la bella località omonima (ottima visione sul Parco delle Ofioliti e della via ma solo se si sale sulla sommità del Poggio). Parcheggiare in ampio spiazzo sulla SX, giusto sotto alla cresta che sale al monte Calvario. P qui (link)

B) Senza guado del Dragone (dall’alto):

Ad inizio stagione o dopo abbondanti piogge il guado del Dragone potrebbe essere difficoltoso, si consiglia quindi l’accesso dall’alto tramite 3 doppie sulla via stessa.
P qui (link) sul tornante che serve il percorso del trekking delle miniere di Toggiano.


Attacco:

A1) Il più veloce:

Riprendendo la strada asfaltata dirigersi verso SUD per poco più di un centinaio di metri fino a che, in prossimità di un tornante, parte sulla SX una evidente carrareccia (targhetta di legno su albero ed ometto di pietra). Scendere ed inoltrarsi nel bosco seguendo alcuni bolli rossi e le targhette in legno ed abbandonarlo preferendogli una timida traccia sulla DX seguendo sempre ometti, bolli rossi e targhette. Quando la vista si apre sul greto del Dragone saremo alti sulla sua sponda sinistra con bellissima vista sulla via che ci aspetta. Scendere su terreno smosso e ghiaioso seguendo sempre ometti e bolli fino a portarsi nei pressi di un smottamento con alcuni grossi massi affioranti (1 fix per attrezzare eventuale doppia in caso di fango.

Giunti sul greto si guada per percorso non obbligato (legarsi in caso di acqua alta!) puntando all’evidente diedro fessura del primo tiro.
Una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco.
Tot: 20÷30 min a seconda del guado

A2) Il più bello ed avventuroso:

Riprendendo la strada asfaltata dirigersi verso SUD per circa 650m fino a che un centinaio di metri prima di arrivare al Poggio Medola, parte sulla SX una evidente strada ghiaiata.
Scendere ed arrivare sul greto del torrente e stando sulla sua sponda sinistra discenderlo direzione N. Per percorso non obbligato ma dettato dall’intuito e dalle condizioni del Dragone eseguire alcuni cambi sponda con pure qualche facile passo di arrampicata su bizzarre rocce conglomerate.
In corrispondenza di alcune piscine naturali utile breve doppietta di alcuni metri da eseguirsi su una vite che esce da un sasso levigato.
Si perviene quindi ad una zona di grandi ed affascinanti strapiombi che si evitano stando bassi sulla SX.
Con alcuni passi su terriccio fangoso si perviene di fronte alla serpentinica placca verdastra di attacco della via.
Guadare per l’ultima volta (legarsi in caso di acqua alta!) puntando all’evidente diedro fessura del primo tiro.
Una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco.
Tot: 1/3 h a seconda dei guadi e del livello dell’acqua.

B1) Se si è P nei pressi della Miniera di Toggiano:

Scendere per l’evidente stradina di servizio dell’abitazione che ben presto ad un bivio, tenendo la SX (palina informativa), diviene largo sentiero.
Scendere fino al greto di un torrente e passare un ponte di legno.
Risalire ed attraversare un ampio spiazzo da pic-nin. Proseguire per il sentiero e quando questo sale a SX preferirgli la traccia che rimane orizzontale non prendendo quota.
Il sentiero diverrà sempre più rado ma seguendo ometti ed alcuni bolli rossi si perviene ad un crestina rocciosa che si scende ed aggira per portarsi su una cengia esposta.
Percorrerla stando in quota e puntando ad una corda fissa che agevola in presenza di insidiosa erba bagnata.
Risalire ancora pochi metri su un’altra cresta e poi ridiscenderne il crinale che porta alla ormai evidente “Terrazza Belvedere” ove si troveranno i due ancoraggi per attrezzare la prima delle tre corde doppie.

D1 = Prima doppia da 20m, si arriva ad una sosta su catena.

D2 = Seconda doppia da 25m, si scende tra i resinati puntando ad un pulpito con catena “Pulpito del Sole“, giusto pochi metri a dx del grande tetto.

D3 = Terza doppia da 35m, a goccia d’acqua si perviene all’attacco della via, su una piazzola di ciottoli tra la parete principale ed un grosso masso.

Tot: 30 min / 1h a seconda della velocità delle manovre.


Foto Parete :


Schizzo via:


Descrizione tiri:

Variante del “Traverso dei Sospiri”:
TIROmDifficoltàfixDescrizione
L1354c, II4Salire per il regolare diedro fessurato di roccia eccellente. Integrare con un nut medio tra il primo e secondo fix ed un friend #2 tra il secondo e terzo . Dopo le difficoltà son finite ma procedere su cengia esposta fino ad S1 da attrezzare su 2 resinati.
L2206a, 6a+7Salire verticalmente sulla sosta o stando in placca od usando lo stretto camino. Presto si deve spaccare sull'”Angolo dello Psicologo” per cercare i poveri appoggi sulla facciata sinistra. Con bella arrampicata tecnica si sale verticalmente fino ad un breve passo in leggero strapiombo sotto la sosta (chiave). Questa la si attrezza su 2 resinati.
L3155b, 5c7“Traverso dei Sospiri”. Traversare orizzontalmente usando alcuni appigli fin troppo generosi ma soprattutto appoggi obbligati. A metà salire leggermente per cercare due incastri sotto al tetto, traversare ancora ed uscire dal tetto con movimento che obbliga ad una bella spaccata. Sosta “Pulpito del Sole” in bella esposizione su 2 resinati con catena.
L4256a10 res.Alzarsi dalla sosta verso SX su strapiombino ben ammanigliato. Immettersi nella “Placca dei Sogni” di eccellente roccia  fin sotto ad un piccolo arco strapiombante che si vince con elegante arrampicata. Dopo il terreno si abbatte e si arriva presto alla comoda sosta su 2 resinati con catena. Libro di via.
L5154b4Per percorso non obbligato ma dettato dai fix salire la bella e facile placca fino a che si sbuca sul pianoro sommitale “Terrazza Belvedere”. Sosta su 2 resinati.
sviluppo/diff110m6a+ (6a obbl), RS2, TD-, 2 imp.

Ritorno:

Per gli accessi (A):

Discesa in corda doppia:

D1 = Prima doppia 20m.
D2 = Seconda doppia 25m, si scende tra i resinati puntando ad un pulpito con catena “Pulpito del Sole”, giusto pochi metri a dx del grande tetto.
D3 = Terza doppia 35m, a goccia d’acqua si perviene all’attacco della via, su una piazzola detritica tra la parete principale ed un grosso masso.
Si ritorna a ritroso per il sentiero di accesso (A1)
Tot: 30 min / 1h a seconda della velocità delle manovre

Per l’accesso (B):

Si ritorna a ritroso per il sentiero di accesso.

Tot: 20 min


Note:

  • Portarsi qualche friends medio grande #2 o #3 + nuts per integrare ove possibile su L1 ed L2, dopo superflui.
  • La via è stata aperta dal basso a più riprese in prevalente arrampicata artificiale di A1, la variante del “Traverso dei Sospiri” è stata creata per dare la possibilità di salire tutto “in libera” una linea sennò molto esigente.
  • Portarsi qualche bicchierino da caffè che potrebbe rivelarsi utile al libro di via ed anche qualcosa di piccolo e personale che si vorrebbe lasciare ai prossimi ripetitori.
  • Se ci si cala dall’alto e non si è sicuri di uscire lasciare 2 fisse, una all’ultima sosta ed una proprio sul “Pulpito del Sole”. E’ una ovvietà lo so, ma oltre al fatto di cercare di chiamare il soccorso alpino SOLO in casi di incidenti seri e come ultima possibilità, c’è anche il fatto che quasi sicuramente non sapranno dove siete e come operare.

Bibliografia:


Meteo:

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Transiberiana Express

Cima Mosca 2141m

gruppo Carega – Piccole Dolomiti (Vi)


Apritori:

Matthias Stefani (capocordata) e Nicola Bertolani  il 07/12/2019 e  07/02/2020.


Accesso:

da SUD:

Giungere al rifugio Campogrosso (1464m), parcheggiare qui (link) oppure se la strada fosse chiusa per neve, salire in circa 1 ora il ripido sentiero delle Mole (143A) parcheggiando presso il tornante (link) prima oppure direttamente al rifugio La Guardia (1099m).
Imboccare il 157 che in falsopiano e con lungo giro traversa prima il Giaron della Scala, poi il Pra degli Angeli ed infine il Boale dei Fondi (discesa classica).
Oltrepassare quest’ultimo e raggiungere la vicina Sella dei Cotorni. Proseguire, ora in discesa, per il 158 fino ad immettersi nel bacino dei Colori.
Risalire l’omonimo Vajo pervenendo, dopo circa 50m di dislivello, ad un bivio: tenere l’impluvio di sinistra (a destra si va verso il Vajo Camosci).
Portarsi a ridosso dell’evidente parete nord di cima Mosca e quindi ad un secondo grande bivio: a destra si prosegue per il Vajo dei Colori, mentre l’ampio canalone di sinistra porta al Vajo Valdagno.
In prossimità del primo stretto intaglio obliquo, poco a sinistra del punto più basso della parete, si trova l’attacco (in comune con la via Bettega-Maslowsky).
Tot: 1÷1.5 h da Campogrosso o 2÷2.5 h dal tornante prima del rif. La Guardia.

da NORD (soluzione sconsigliata ma possibile):

Giungere alla frazione Ometto (1050m), sopra Specchieri e parcheggiare alla fine della strada prima di una galleria (maps link).
Prendere l’incompiuta strada Obra-Passo Campogrosso e dirigersi verso S.
Giunti in prossimità  di un ruscello si scorge a dx il canalone delle Giare Larghe (Vaio dei Cavai, Basilio e dell’Uno), ignorare il bivio e proseguire lungo la stradina.
Si percorrono circa 3 km dalla galleria di Ometto passando il primo ponte con cartello “Bocchetta del Cherlong” e dopo un altro km il secondo ponte (1290m), da cui il vajo dei Colori è ora ben visibile.
Se l’innevamento è cospicuo risalire lungamente l’omonimo Vajo ma ahimè spesso ci sono risalti scoperti di difficile salita (III grado).
In tal caso è più proficuo proseguire per la strada per un altro km lasciando il Sojo dei Cotorni sulla dx, fino a giungere sotto al Boale dei Fondi (1380m circa). Abbandonare quindi la strada e risalire fino a valicare l’omonima sella dei Cotorni (1650m).
Proseguire, ora in discesa, per il 158 fino ad immettersi nel bacino dei Colori.
Risalire l’omonimo Vajo pervenendo, dopo circa 50m di dislivello, ad un bivio: tenere l’impluvio di sinistra (a destra si va verso il Vajo Camosci).
Portarsi a ridosso dell’evidente parete nord di cima Mosca e quindi ad un secondo grande bivio: a destra si prosegue per il Vajo dei Colori, mentre l’ampio canalone di sinistra porta al Vajo Valdagno.
In prossimità del primo stretto intaglio obliquo, poco a sinistra del punto più basso della parete, si trova l’attacco (in comune con la via Bettega-Maslowsky).
Tot: 2.5÷3 h dal P.


Difficoltà:

AI4, M5, V, 80°, TD+, R3
600m, 11 L, III imp.


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Descrizione salita:

  • L1: Risalire il solco obliquo tra brevi colate ghiacciate fino ad una nicchia gialla dove si sosta
    45 m; 50°, 60°, 70°, brevi passi di misto. Sosta su 2 chiodi con cordone e maillon di calata.
  • L2: Spostarsi a destra della sosta e vincere un tratto verticale di misto sfruttando sottilissime rigole ghiacciate che accompagna ad una goulotte appoggiata; proseguire ora facilmente fino ad un anfratto dove si sosta
    50 m; M4, poi 50°, 2 chiodi. Sosta su su 2 chiodi con cordone e maillon di calata.
  • L3: Rimontare la nicchia sulla destra superando un breve tratto di ghiaccio verticale, quindi seguire il solco innevato che via via diviene più ampio e appoggiato fino alla sosta, posta sulla sinistra nei pressi di un anfiteatro roccioso
    50 m; passo di ghiaccio a 75° poi 40°/45°. Sosta su 2 chiodi e 1 nut incastrato con cordone e maillon di calata.
  • L4: Risalire un canalino a dx del grande camino strapiombante che accompagna ad un muro di neve verticale; vincerlo e proseguire fino ad una cengia posta sotto ad un enorme ed evidente tetto. Seguirla pochi metri verso sinistra fino alla sosta situata alla base di un angusto camino strapiombante
    50 m; ghiaccio a 70°, breve tratto a 80°, passo di M3. Sosta su 2 chiodi e una clessidra con cordone e maillon di calata.
    — fino a qui si è percorso l’itinerario Goulotte Mosquito
  • L5: Attraversare il largo camino abbassandosi di pochi metri a sx per portarsi sull’altra parete. Iniziare un traverso ascendente su roccia delicata sfruttando delle sottili tacche orizzontali fino a doppiare lo spigolo su una cengia esposta e friabile. Ora salire decisi e portarsi su un pendio esposto che con andamento verso SX accompagna alla base del successivo lungo camino. Si sosta sulla SX di quest’ultimo su 2 chiodi.
    25 m; V, 70°, 1 sasso incastrato con cordone, 1 chiodo, 1 clessidra con cordino.
    ( ! Non salire il camino sopra S4 anche se presenta due invitanti cordoni. Questi sono rimasti dal primo tentativo.)
  • L6: Risalire il camino sfruttando una sottile rigola ghiacciata fino ad un breve strapiombo. Superarlo (passo chiave, utili friend medi) ed immettersi in un solco nevoso appoggiato che dopo pochi metri diviene una goulotte di ghiaccio. Sostare pochi metri prima della fine dal canale sulla sinistra.
    55 m; M3, M4, M5, ghiaccio a 80°, poi 60° e ghiaccio a 70°. 2 chiodi e un cordone su masso incastrato. Sosta su 2 chiodi sulla parete di sinistra.
  • L7: Percorrere gli ultimi metri del canale fino allo spallone N/O e con un lungo traverso ascendente verso destra portarsi nel versante Nord-Ovest. Sostare alla base di un canalino ghiacciato
    55 m; 50°/60° e ghiaccio a 70°. Sosta da attrezzare su ghiaccio.
  • L8: Salire il canalino e successivamente alcune colate ghiacciate, quindi spostarsi verso destra ed immettersi in un ampio canale nevoso. Sostare sulle rocce di destra al principio del canale.
    55 m; M3, tratti di ghiaccio a 70°. Sosta su 1 chiodo con cordone da rinforzare con friend medio-piccoli.
  • L9, L10, L11: Proseguire per il bel canale nevoso che accompagna, con pendenze medie, al pendio finale di cima Mosca.
    220m circa; 50°/60° tratti a 70°, possibilità di sostare con fittoni o protezioni veloci.

Discesa:

Per il ritorno a Campogrosso (S):
Scendere per la facile cresta verso sud.
Dopo poche decine di metri abbandonarla e abbassarsi a sinistra sul Boale Mosca che inizialmente è assai ripido. Possibilità di calarsi dai vari mughi, (lasciato mugo attrezzato con cordone bianco e maillon rapid).
Scendere fino a ricongiungersi con il Boale dei Fondi e poi ad intersecare il sentiero 157 che riporta comodamente al rif. Campogrosso.
Tot: 1.15/1.30 h per Campogrosso

Per il ritorno ad Ometto (N):
Scendere il pendio verso sud ed appena possibile congiungersi con la traccia più in basso che sale verso N e porta al rif. Fraccaroli e cima Carega.
Passare la Bocchetta Mosca e stare sotto alle varie guglie sulla dx, puntando al rif.Fraccaroli.
Quando si è passato il Molare e prima della Sfinge, prendere l’omonima sella a quota 2115m e li scendere sulla dx sull’altro versante ad imboccare il boale di Pissavacca.
Lo si percorre fino a ricongiungersi a quota 1200m circa con la strada che riporta comodamente al P ad Ometto.
Tot: 2/2.5 h per P Ometto.


Materiale:

N.D.A. , 2 corde da 60 m, 2 piccozze (1 con martello), cordini.
Consigliato:

  • una serie di friend fino al n. 2 B.D. (può essere utile doppiare le misure n. 1 e 2 B.D.)
  • 3/4 viti da ghiaccio corte
  • 1 fittone o corpo morto
  • qualche chiodo per ogni evenienza.

Note:

  • Itinerario di ghiaccio e misto che vince i punti più vulnerabili della parete N-NO di cima Mosca seguendo, con linea logica, una serie di solchi nevosi, camini e goulotte ghiacciate.
  • Nella prima parte alcuni tratti sono in comune con il percorso seguito da O. Menato e N. Savi nell’estate del 1932 (in parte franato).
  • La prima lunghezza è in comune con la via Bettega-Maslowski (A. Peruffo, I. Ferrari, 2005) mentre l’uscita in vetta è in comune con Magic Couloir (T. Bellò, M. Vielmo, 1998).
  • E’ possibile percorrere solamente le prime 4 lunghezze denominate “Goulotte Mosquito” link, tornando all‘attacco con 4 corde doppie (soste attrezzate per la calata, 2 corde da 60m).
  • La gradazione si riferisce alle condizioni dell’itinerario in data di apertura che erano di ottimo rigelo ma secche. Con maggiore innevamento le difficoltà risultano sicuramente minori tranne che il traverso di L5 che si mantiene su roccia scoperta anche in caso di forti precipitazioni nevose.
  • La prima ripetizione è stata fatta da Serafino Ripamonti (Ragni di Lecco) e Marcello Sanguineti (CAAI) seguiti dai toscani Gian Carlo Polacci (CAAI) e Gionata Landi.
  • Durante le successive ripetizioni sono stati aggiunti 2 chiodi sul traverso di L5 rendendolo così più protetto ma anche snaturandolo. Si invitano i successivi ripetitori a non lasciare altro materiale fisso in parete pena perdere le caratteristiche e bellezza di questo tipo di salite.

GPS:


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Cartina:

Green = Avvicinamenti da S e N
Rosso = Itinerario
Viola = discese da S e N

Lo Zaino 11:


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climbing relazioni rock climbing valdastico via arrampicata ambiente

Spigolo del Gelo

secondo pilastro settentrionale del
Monte Tormeno 1292m

Prealpi Venete- Val d’Astico o Valdastico (VI)

Elegante itinerario alpinistico che sale un logico ed aereo spigolo, immerso in un suggestivo contesto isolato.
Le difficoltà sono contenute e l’arrampicata si svolge prevalentemente lungo compatti diedri fessurati.
La moltitudine di fessure lineari che caratterizzano
il percorso permettono di proteggersi sempre in modo sicuro, rendendo superflua un’ulteriore chiodatura.
Successivamente all’apertura l’itinerario è stato ripulito e sono stati aggiunti alcuni chiodi come segnavia.
Le soste sono tutte su
comode terrazze, attrezzate con cordoni.
Il 02/01/2020 gli stessi apritori hanno tracciato un’interessante variante al 3° tiro con diffcoltà di VI grado (40m , 1 chiodo).


Apritori:

Matthias Stefani e Marco Toldo in comando alternato il 28/12/2019


Accesso:

  1. Dal paese di Arsiero seguire le indicazioni per Posina (SP81), oltrepassare la galleria e, alla fine della discesa, svoltare a destra su via Crosara imboccando la Val di Rio Freddo (indicazioni per ristorante “Dalla Irma” e trattoria “Alla Fortuna”). Al bivio di Contrà Crosara tenere la destra per Scattolari e Contrà Polo. Al ponticello (due fontane ai lati) svoltare a destra ed entrare nella piccola Contrà Polo;
    parcheggiare l’auto nello slargo prima di attraversare il torrente.
    link al P
    Proseguire per la comoda carrareccia con una bellissima veduta sulla parete del Sojo dei Corvi fino a quando diviene sentiero (CAI 538). Si continua per il sentiero (ben segnalato) che ad un certo punto attraversa il torrente e prosegue dolcemente sulla sponda opposta. Dopo pochi minuti, alcune decine di metri prima che il sentiero attraversi nuovamente il torrente, abbandonarlo e prendere un’evidente traccia sulla SX (grande bollo giallo) che si stacca costeggiando inizialmente una fascia rocciosa strapiombante. Continuare lungo la traccia, sempre evidente, che si snoda in un bellissimo contesto di cascate e caratteristiche gole lungo la Val della Sola. Dopo una decina di minuti di falso piano la traccia inizia a salire con serpentine il pendio boschivo e conduce direttamente alla base dei tre evidenti pilastri che caratterizzano il versante settentrionale del Monte Tormeno.
    Portarsi alla base del pilastro centrale, sulla SX dello zoccolo erboso (viso a monte) si trova l’attacco (chiodo con cordone).
    Tot: 50 minuti dall’auto
  2. Si riporta un ulteriore accesso, molto più rapido ma che transita su strada sterrata e dissestata: al bivio di contrà Crosara svoltare a sx e proseguire per 5 Km fino a contrà Busatti (varie indicazioni). Da qui la strada diviene sterrata. La si percorre per 5 km fino a Malga Zolle di Fuori. Dopo 700m al bivio tenere la dx e raggiungere Malga Zolle di Dentro.
    Proseguire ancora 600m fino al primo grande tornante dove si lascia l’auto (Sella del Tormeno).
    Imboccare il largo sentiero (sulla sx) e dopo pochi metri abbandonarlo (grande faggio con segno azzurro) scendendo il pendio boschivo per 30m fino ad intersecare un evidente sentiero (ometti).
    Seguendolo verso dx si perviene comodamente alla base dello spigolo.
    Tot: 10/15 minuti dall’auto.


Relazione:

Difficoltà:VI, (V+ obbl.), TD-
Proteggibilità:R2
Impegno:II
Sviluppo:190 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  12 rinvii
Esposizione:W, NW
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:estate ed autunno
Tempo salita:circa 5h
Bellezza:****
Apritori:Stefani, Toldo, 2019
Riferimenti bibliografici:
Cartografia:

Foto via:

© Matthias Stefani

Schizzo via:

2019 © Matthias Stefani

Relazione via:

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Descrizione tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L120II,III???
S1 comoda su terrazzino e CH
L230V, V+???
S2 su comodo ballatoio su 3 CH.
L325IV, IV+, 1 passo V???
S3 su 3 CH.
L440IV, 1 passo V ???
S4 sosta su pianta da attrezzare.
L530IV+???
S5 comoda su 2 CH e libro di via.
L645IV, passi V???
S6 sosta su pianta.
sviluppo190m 
gradazione IV, V, V+ (V obbl.), R2, II, D+ 

Discesa:

  1. dall’uscita della via ci si alza per una decina di metri lungo tracce di sentiero e si traversa a dx per un centinaio di metri, prima dell’imbocco di un ripido canale si sale ancora brevemente tra arbusti e roccette fino a guadagnare il crinale.
    Lo si percorre ancora abbassandosi sull’altro versante fino a pervenire su tracce evidenti di carrareccia boschiva. Si prosegue fino ad una costruzione e poi direzione S fino ad incrociare la strada Vicinale Laite per Castelletto.
    Poco dopo si perviene ad un piccolo cimitero animale, scendere per tracce ed intuito dir W, NW fino ad incrociare la via Costa e quindi in breve all’acquedotto del P.
  2. dall’uscita della via ci si alza per una decina di metri lungo tracce di sentiero e si traversa a dx per un centinaio di metri fino all’imbocco di un ripido canale. Su grosso albero una prima corda doppia fino ad uno sbarramento roccioso.
    Seguire poi gli ometti tendenzialmente verso DX e scendere interamente il canale fino al canalino di accesso iniziale.
    Ritorno per il sentiero dell’andata. (Soluzione non percorsa)

GPS:


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Note:


Bibliografia:


Meteo:


Meteo Tonezza del Cimone
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“Tin, tin, tin …

Dai con quel màrteleeeto …

batèo quel ciòdo òsti, non te ghè fè mia male…


Apritori:

Da una idea e realizzazione di Matthias Stefani e con Nicola Bertolani (solo secondo) il 07/12/2019


Accesso:

Dal rifugio Campogrosso 1464m, parcheggiare qui (link) oppure se la strada fosse chiusa per neve, salire in circa 1 ora il ripido sentiero delle Mole (143A) parcheggiando presso il tornante (link) prima del rifugio La Guardia (1099m). Imboccare il 157 che in falsopiano e con lungo giro traversa prima il Giaron della Scala, poi il Pra degli Angeli ed infine il Boale dei Fondi.(discesa classica).

Oltrepassare quest’ultimo e raggiungere la vicina Sella dei Cotorni. Proseguire, ora in discesa, per il 158 fino ad immettersi nel bacino dei Colori. Risalire l’omonimo Vajo pervenendo, dopo circa 50m di dislivello, ad un bivio: tenere l’impluvio di sinistra (a destra si va verso il Vajo Camosci).

Portarsi a ridosso dell’evidente parete nord di cima Mosca e quindi ad un secondo grande bivio: a destra si prosegue per il Vajo dei Colori, mentre l’ampio canalone di sinistra porta al Vajo Valdagno. In prossimità del primo stretto intaglio obliquo, poco a sinistra del punto più basso della parete, si trova l’attacco (in comune con la via Bettega-Maslowsky).


Difficoltà:

AI 3, 80°, M4, TD-, R3, II imp.
4L, 190m


Relazione salita:

tiroSviluppodifficoltàprotezionidescrizione
L14560°, AI 3friends
#0,5 ÷ #2
Risalire lo stretto canalino obliquo verso sx (50°), vincendo alcuni brevi facili passi di misto (60°/70°), fino ad una piccola nicchia nei pressi della quale si sosta su 2 chiodi (lunghezza in comune con la via Bettega Maslowsky di A.Peruffo e I. Ferrari-2005)
L250M4,  50°2 chSpostarsi a dx della sosta e vincere un tratto verticale di misto sfruttando sottilissime rigole ghiacciate (2 chiodi con cordone in loco, M4) che accompagna ad una bella goulotte appoggiata (50°). Proseguire ora facilmente fino ad un anfratto dove comodamente si sosta su 2 chiodi.
L34570°, 45°Rimontare la nicchia sulla destra superando un breve tratto verticale (breve passo di misto, 70°) quindi seguire il bel solco innevato che via via diviene più ampio (40°/45°) fino alla comoda sosta (2 chiodi + 1 nut incastrato), posta sulla sx nei pressi di un caratteristico anfiteatro roccioso.
L45040°, 80°/ M3, 50°friends
#0,2 ÷ #0,5
Risalire la parete ghiacciata a dx del grande camino strapiombante (70°/75°) che accompagna, con un tratto di misto (M4) ad un muro di neve verticale (80°, utile friend di piccola misura); vincerlo e proseguire fino ad una cengia posta sotto ad un enorme ed evidente tetto. Seguirla pochi metri verso sx fino alla comoda sosta su 2 chiodi e 1 clessidra.
sviluppo190   
gradazione AI 3, 80°,M4, TD-, R3, II imp., 190m  

Schizzo:

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Discesa:

Tramite 4 calate lungo l’itinerario di salita:

  1. da 40m perpendicolare alla sosta lungo il camino sottostante
  2. da 40m lungo il solco nevoso
  3. da 40m lungo il solco
  4. da 20m lungo il solco perpendicolare alla prima sosta.

Tutte le soste sono state attrezzate per la calata con cordoni dinamici e maglia rapida. Durante la calata prestare attenzione ad eventuali cordate in salita (sempre visibili).


Note:

  • Da S4 proseguendo si può uscire in vetta a Cima Mosca tramite l’itinerario Transiberiana Express (link)
  • L’itinerario ricalca in parte il percorso estivo seguito da O.Menato e N.Savi nell’agosto 1932 mentre la prima lunghezza è in comune con la via Bettega-Maslowsky di A.Peruffo e I. Ferrari del 2005.
  • La gradazione si riferisce alle condizioni dell’itinerario in data 07/12/2019. Con maggiore innevamento le difficoltà risultano sicuramente minori.
  • Dall’ultima sosta Stefani ha proseguito per altri 25m sull’ angusto camino strapiombante, con elevate difficoltà per altri 25m, lasciando 2 cordoni in loco che non devono trarre in inganno.

GPS:


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Meteo:


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