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normale Sassolungo

Sassolungo – Langkofel, 3181 m

gruppo Sassolungo, Val Gardena (BZ)

Apritori:

Per il Canalone basso: Paul Grohmann, F.Innerkofler e P.Salcher, 1869
Parte finale: L.Bernard e G.Davarda, 1892
Cengia dei Fassani: G.Mayer e militari austriaci, 1917
la “variante delle Guide” al Canalone Basso: M. Bernardi e K. Unterkircher, 1999


Descrizione

Lunga e complessa salita che si snoda su più versanti e pieghe della montagna.
Tecnicamente non difficile siccome non raggiunge mai il IV grado e si svolge su roccia sempre ottima, non è però da sottovalutare. Richiede una buona esperienza ed orientamento per annusare la traccia più proficua oltre ad una certa disinvoltura con la corda, pena dilatarsi i tempi a dismisura od ancora peggio trovarsi fuori via, con difficoltà superiori e roccia friabile.
Il tutto viene però ripagato con delle magnifiche vedute che cambiano prospettiva e scenari più volte nell’arco della salita e discesa, rendendo questa normale forse la più completa ed appagante dell’intero arco Dolomitico.


Accesso:

P al passo Sella, nei pressi dalla stazione telecabine Gondelbahn per la Forcella del Sassolungo (link al P gratuito)


Avvicinamento:

Giunti al passo Sella 2180m si sale o per mezzo della cabinovia o tramite il sentiero 525 fino al rifugio Toni Demetz 2681m situato sulla forcella del Sassolungo. Da lì si scende sul versante opposto, sempre sul 525, in direzione rif.Vicenza perdendo circa 100m di quota fino a che nei pressi di un tornante si stacca una evidente traccia a destra che punta all’altrettanto evidente Cengia dei Fassani, in piena parete SW del Sassolungo.


Foto tracciato:

Versante SW del Sassolungo dalla Torre Innerkofler (it.Mistica, dic 2013)

Schizzo salita:


Eccellente come sempre il Bernardi di cui ho ripreso e rivisto lo schizzo e consiglio l’acquisto (link guida)


Relazione salita:

RELAZIONE (ITA)
Itinerariovia normale al Sassolungo
prima salita2 settembre 1946 – Otto Eisenstecken, F. Rabanser e J. Sepp
Zona MontuosaDolomiti
SottogruppoSassolungo
Settore / Parete / CimaSassolungo
StatoItaly
Località di PartenzaPasso Sella (BZ)
Parcheggiogratuito sulla strada presso il passo Sella
Sentieri525
Punti d’appoggiorif. Toni Demetz , ev. rif. Vicenza
Acquaal rifugio, all’inizio della cengia dei Fassani ed alla base del Canalone Basso
Dislivello avvicinamento [m]+500m circa -100m ( -100m con seggiovia )
Dislivello itinerario [m]700m circa
Sviluppo itinerario [m]2 km circa
Quota partenza [m]2138m (2681 m con cabinovia)
Quota arrivo [m]3181m
Cartografia utilizzataTabacco 006 – Val di Fassa e Dolomiti Fassane. 1 a 25000
Difficoltà su rocciaII con qualche tiro di III (passi di III+)
Qualità rocciaDal buono all’eccellente. Attenzione a non uscire dalla via.
ProteggibilitàR2
SosteLa maggior parte su chiodi o fittoni resinati.
ImpegnoIII
Difficoltà globalePD+/AD
MaterialeNDA, + qualche cordino
Esposizione prevalenteW, SW, N, NE
Discesaper lo stesso itinerario
Data gitasabato 23 luglio 2021
Tempo impiegato avvicinamento20 min (cabinovia)
Tempo impiegato salita6 h
Tempo impiegato discesa5 h
Libro di vettaSI
Giudizio9
ConsigliataSi. Una classica da non mancare.

Difficoltà:

II, III, p.ssi III+
PD+ , R2
700m dislivello, 2000m sviluppo, 3 imp.


Descrizione tiri:

Dato lo sviluppo e complessità ma anche bassa difficoltà della via, la progressione potrebbe essere molto diversa a seconda della cordata. Alcuni non troveranno mai l’esigenza di legarsi, altri lo faranno fin troppo presto.
Per tale motivo si è diviso la salita in 3 macro gruppi A, B, C dando indicazioni per ognuno di questi.
Esplorando diversi versanti ed esposizioni le condizioni possono variare molto e rendere il tutto molto più impegnativo e delicato, informarsi bene prima di attaccare.
Con condizioni ottimali, tipicamente estive e dopo periodi soleggiati la salita si può dividere in 3 fasi:

A = La Cengia dei Fassani fino alla Seconda Forcella.

Lasciato dopo pochi metri il sentiero 525 ci si abbassa di 10m su una rocciosa schiena inclinata che permette l’ingresso alla Cengia dei Fassani tramite una fenditura (1 resinato ad U, 1 p.sso III, spesso neve).
Ora si percorre la larga e comoda cengia dapprima lasciando sulla destra la cascata che scende dallo Spallone (acqua potabile) poi salendo in falsopiano su roccette e detriti fino ad un grande canalone con grossi blocchi sul fondo.
Qui conviene legarsi e procedere in conserva media all’esterno sulla parete su una cengia accennata, senza alzarsi troppo fino a che si perviene su un comodo ballatoio sopra il quale parte un diedro fessurato, con andamento da destra e sinistra (1 cordino).
Salire il diedro o la parete immediatamente a sinistra (III) per una ventina di metri e fare sosta su un bel anello cementato che useremo poi anche in discesa per l’ultima doppia.
Ora il percorso si fa meno evidente ed obbligato quindi occorre cercare la traccia migliore per salire e puntare alla prima piccola forcella, che non è quella più evidente in basso a ridosso di un gendarme, bensì è in alto preceduta da un tetro grottino.
Passata questa Ia Forcella scendere alcuni metri sul versante W e seguendo alcuni ometti e bolli rossi si attacca il tratto attrezzato che, orizzontalmente, ci porta in un umido camino da passare con spaccata. Visibile un chiodo sotto ad un antro color ocra.
Salire la breve verticale fessura a sinistra (III) e poi sempre per percorso da ricercare puntare alla IIa forcella preceduta da qualche passo di III (targa D. Tomaselli + 1 ch).

B = Il ghiacciaio, il Canalone Basso fino alla forcella con l’anfiteatro

Passata la seconda forcella scendere qualche metro e procedere con andamento orizzontale in piena parete N su percorso facile (qualche passo di II) ma esposto. Passati due ancoraggi resinati ad U siamo alla base di un breve strapiombino (III) sopra il quale si trova un altro ancoraggio e la discesa al ghiacciaio superstite diviene evidente.
Abbassandosi di qualche metro si mette piede su quel poco che è rimasto e tagliando la sua lingua inferiore si punta alle rocce appena a sinistra, del ora evidente, Canalone Basso.
Una volta si usava salire la dura neve trasformata nel canalone con i ramponi e piccozza, ora quasi tutte le cordate preferiscono mantenersi sulla sua sponda di sinistra per una variante, ormai classica, tutta rocciosa e parzialmente attrezzata (M. Bernardi e K. Unterkircher, 1999).
Salire quindi per percorso non obbligato ma dettato dalla logica e qualche fittone ad U, la sponda del canalone stando quasi sempre a sinistra dello spigolo su buona roccia (passi di III, 1 p.sso III+).
Giunti sotto ad una parete verticale salirla con l’aiuto di 9 pioli metallici fino a sbucare su un tratto attrezzato con fune metallica che, con andamento orizzontale, deposita sulla terrosa sella da cui ha origine il canalone stesso.

C = l’Anfiteatro, la Gola delle Guide, il Bivacco, la torre Gialla e la cima principale

Scendere qualche metro oltre la forcella del Canalone Basso fino all’Anfiteatro che è un’ampia cengia detritica che taglia orizzontalmente la soprastante parete, denominata Gola delle Guide.
Percorrerla quasi completamente fino ad un grosso ometto di pietra che delimita la congiunzione con la normale dal rif. Vicenza (ormai abbandonata).
Qui alzarsi sulla parete in opposta direzione (verso dx viso monte) e salire il largo canale roccioso per percorso non obbligato seguendo alcuni cordini e chiodi ma stando anche a destra dei gialli strapiombi, puntando ad un grosso masso adagiato alla torre Piramidale che a destra occlude lo sbocco (1 resinato per doppia).
Doppiato il masso salire per roccette sulla parete di sinistra e stando sul bordo di destra in bella esposizione in breve si giunge alla forcella del bivacco Giuliani a 3100m.
Dal retro del bivacco portarsi a ridosso della torre Gialla (o Rossa in alcune guide) e traversare qualche metro a destra per portarsi in piena parete alla base di un diedro verticale (1 p.sso III+ 1 ch, esposto). Salirlo per 25m fino alla sommità della torre (ignorare sosta intermedia su 1 ch+ fix) e quindi fare sosta su resinati (sarà la nostra prima doppia al ritorno).
Ora si è sulla facile ma esposta cresta sommitale in vista della croce di legno e della cima principale, ancora ben distante.
Passare in rassegna tutte le torri stando in falsopiano sul lato di sx delle stesse (versante W, NW) fino alla anticima da cui si scende qualche metro per poi portarsi sulla ultima cuspide sommitale.
Ora sarete sulla cima principale a 3181m.
Targa e libro di via ed una magnifica visuale a 360° su tutto l’arco alpino.

Tot: 4/5h


Discesa:

Per lo stesso itinerario di salita.
Nei tratti più esposti e difficili ed a seconda della stanchezza si possono approntare delle doppie da 30m (sconsiglio più lunghe per evitare incastri). Noi ne abbiamo eseguite 5 in totale di cui solo 2 caldamente consigliate:

  • 30m dalla cima della Torre Gialla (sosta a resinati) fino al bivacco.
  • 30m sotto alla prima forcella (fittone resinato) fino alla cengia dei Fassani

Tot: 5h


Note:

  • Visto e considerato i numerosi tratti in conserva corta/media è un itinerario da affrontare in cordate affiatate. Se non lo sono lo diverranno alla fine della gita !
  • Arrivare in cima con la necessaria scorta di energia e lucidità mentale, siccome lì non si neppure a metà percorso.
  • Non ci sono tiri chiave o passaggi fuori dalle difficoltà medie. Anche questa è la bellezza delle vie classiche.
  • Consiglio la salita e soprattutto la discesa con scarpe da avvicinamento o scarponcini. Scarpette da arrampicata e magnesite solo peso in più.

Cartina consigliata:

Tabacco 006-Val-di-Fassa-e-Dolomiti-Fassane-Catinaccio-Marmolada-Monzoni

GPS


Visualizza mappa ingrandita


Ripetizione del 23/07/2021

compagna: Anna Tusini

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1000m Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

via Mission

II Torre Giare Bianche, 1703 m

Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

Apritori:

F.Spavenello, G.Busato nel 1996


Descrizione:

Vietta simpatica ed ottimamente protetta, con esposizione favorevole alle mezze stagioni e non solo.
Permette un graduale e sicuro approccio alla dolomia delle Piccole Dolomiti.

Si divide in due sezioni distinte e diverse. Se i primi tre tiri sono su bella e solida placca compatta ottimamente protetta a fix resinati, segue una seconda dal sapore alpinistico ove le protezioni e soste sono ancora a prova di bomba ma la distanza è nettamente superiore ed impone qualche integrazione.
Non è raro uscire poi in cima sulla torre nel momento in cui le tipiche nebbie si diradano, e questo dona un sapore particolare.

Peccato solo gli ultimi tiri perdano di bellezza e divengano un po’ vegetati, ma danno alla salita quel senso alpinistico sennò sportiva.

D’altronde se non avete mai rinviato o fatto sosta su un basso pino mugo, allora vuol dire non avete mai arrampicato da queste parti!


Accesso:

Parcheggiare al Rifugio Campogrosso o vicino la sbarra dopo la malga omonima, imboccare il sentiero del Re e passare in rassegna il Baffelan, Primo e Terzo Apostolo.
Dopo poco imboccare il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di un pendio boscoso. Salirlo tagliando verso SX (viso monte ) e sopra a questo in direzione opposta traversare in falsopiano fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (via le Ricette di Elena ed Alba Nueva).

Traversare ancora a DX (faccia monte) ed in breve si arriva alla base della parete su una bella ed evidente placca grigia.
2 fix e scritta alla base (molto tenue) segnano l’attacco.
Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso


Esposizione:

E – SE


Relazione salita:

RELAZIONE (ITA) 
Itinerariovia Mission
prima salita1996: F.Spavenello, G.Busato
Zona MontuosaPiccole Dolomiti
SottogruppoSengio Alto
Settore / Parete / CimaII Torre Giare Bianche
StatoItaly
Località di Partenzarif. Campogrosso 1448m (Vi)
ParcheggioP al rifugio
Sentieri175, 175A
Punti d’appoggiorif. Campogrosso 1448m (Vi)
AcquaSì. Sulla strada salendo ed al rif. Campogrosso
Dislivello avvicinamento [m]+ 250 m
Dislivello itinerario [m]130 m circa
Sviluppo itinerario [m]135 m
Quota partenza [m]1448 m
Quota arrivo [m]1726m
Bibliografia utilizzataPiccole Dolomiti e dintorni. Arrampicate scelte | Casarotto, G. | Cierre Edizioni
Cartografia utilizzataTabacco 056 – 2016
Tipologia itinerariovia sportiva in ambiente su dolomia
Difficoltà su roccia5c (5b obbl)
Qualità rocciaRipulita dalle ripetizioni, prestare attenzione sul facile
ProteggibilitàS1 (primi 3 tiri) RS2 (gli altri)
SosteLa maggior parte su golfari resinati
ImpegnoII
Numero di tiri di corda6
Difficoltà globaleD
Pericolo caduta roccianella norma, prestare attenzione le ultime 3 lunghezze
MaterialeNDA + qualche cordino
Esposizione prevalenteE – SE
Discesatramite 4 doppie
Data gita22 agosto 2020 + 1 ottobre 2011
Tempo impiegato avvicinamento1 h
Tempo impiegato salita3 h (cordata 3)
Tempo impiegato discesa1,5 h (doppia + sentiero)
Libro di vettaSI, ma inutilizzabile (portarselo dietro)
Giudizio***
ConsigliataSi. Ottima per le mezze stagioni

Schizzo:

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Descrizione Tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1205a,5b6 fixSu per bella e solare placca appoggiata con singolo più tecnico appena sotto la sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati.
L2255b
(1.passo 5c)
7 fixSempre per placca ma più verticale e con alcuni movimenti tecnici prima della sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
L3255b8 fixVerticalmente sulla sosta a rinviare (allungare) poi breve traverso a sx con tecnici movimenti. Su per placca che verticalizza man mano si sale e con alcuni punti friabili. Uscita originale afferrando uno naso strapiombante su comodo terrazzino di sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
L420III+, III3 fixFine delle difficoltà, su spigolo rotto e con protezioni più distanti. Sosta 2 golfari, tutti resinati
L525IV-, III2 fixSu per pilastro facile ma esposto. Attenzione quando si abbatte a traversare in zone rotte a fianco di pilastrini fessurati. Sosta 2 golfari, tutti resinati.
L630III, II1 fixTra mughi e rocce rotte si traversa sotto la cuspide della torre fino alla sua base (2 golfari x eventuale sosta), quindi si risale puntando leggermente a DX al canalino mugoso (1 fix). Nel canale si trovano mughi a cui assicurarsi (2 vecchi cordoni in loco) uscendo sulla DX su comoda ed esposta sosta su 2 golfari. Ignorarla e proseguire in verticale per rocce rotte fino alla larga cuspide su piano inclinato (2 golfari)
sviluppo145m
gradazione5b, 5c (5b obbl.)D, S1+RS26L, 2 imp.

Ripetizione del:

2020/08/22: Giulia Gualdi, Marcello Fabbri e Dario Manzini

2011/10/01: Paolo Dante Gatti, Marco Bulgarelli


Discesa:

  • discesa con 4 doppie. Le prime 3 soggette ad incastri consiglio tenere corte a 30m poi da S3 si raggiunge la base con una unica doppia filante da 55m (od una da S3->S1 + un’altra da S1 a terra).
    A ritroso poi al luogo di partenza ( rif. Campogrosso o Malga Cornetto)
    Tot: 1.5-2 h a seconda della doppie
  • dalla vetta ci si cala con una doppia da 15m dal versante opposto alla salita e tenendo la DX (viso monte) fino alla forcella tra le due torri.
    Si prosegue direzione W sulla gengiva mugosa che collega alla I torre delle Giare Bianche 1743m ( ! esposto) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m. Da lì tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif, Campogrosso (soluzione non testata)
    Tot: 1 h
    Vedi foto:
Particolare doppia di discesa (1 cordata) e ricongiungimento al sentiero di arroccamento.

Note:

  • Prestare attenzione alle ultime 3 lunghezze friabili ma che danno il sapore alpinistico alla salita, compresa l’uscita in vetta da non farsi mancare.
  • Via non sostenuta e che permette un approccio graduale e sicuro alla particolare dolomia delle Piccole.
  • Malgrado due ripetizioni ancora oggi non saprei di preciso come congiungermi dalla cima al sentiero di arroccamento. Ho testato una doppia sul versante NW ma senza successo.
  • Via sconsigliata agli aracnofobici.

Cartina:

Sengio Alto Piccole Dolomiti

GPS

Total distance: 3988 m
Max elevation: 1703 m
Min elevation: 1419 m
Total climbing: 537 m
Total descent: -400 m
Total time: 11:24:16
Download file: Campogrosso-Mission_gpx _2020-08-22.gpx
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Ripetizione del 22/08/2020
Ripetizione del 01/10/2011
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Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente via Dolomitica

Vinatzer-Messner

Punta Rocca, 3309m

Marmolada (BL)

Siamo in cordata a 3: io, Franz e Gio carichissimi per scalare la parete sud della Marmolada. Anche se con un po’ di timore, almeno da parte mia, so che sarà la scalata più dura che abbia mai fatto ma sono due anni che sogno di farla quindi … forza e coraggio si va !

Sono le ore 7 di venerdì 17 luglio. Dopo una bella colazione, accompagnati da Milo che poi ci saluterà alla Malga Ombretta, partiamo da Malga Ciapela con gli zaini pieni di attrezzatura e di tutta la nostra voglia ed entusiasmo. Ci sentiamo pronti ed in forma, ma presto scoprirò che scalare in Marmolada è tutta un’altra cosa da quello che ho sempre fatto in Dolomiti, non per niente è la regina delle Dolomiti

Abbiamo monitorato le previsioni da alcuni giorni e preso più volte informazioni dal rifugista del Falier per trovare la finestra di bel tempo utile per passare due giorni e una notte (in teoria) in parete.

L’avvicinamento alla malga di circa un’ora passa veloce tra chiacchiere e risate. Ci sentiamo veramente bene e carichi ed arriviamo a Malga Ombretta ove ci ristoriamo un po’ perché poi avremo ancora un’altra ora e mezzo di cammino.

Salutiamo Milo che ci abbraccia e ci augura una buona scalata. Ora siamo solo noi tre e subito sento che non ci sarà più nessuno dei nostri amici a sostenerci e confortarci, siamo noi 3 uno nelle mani dell’altro a portare avanti e vivere questa avventura. Si inizia !

Riprendiamo il cammino verso il Falier, dove lasceremo i nostri nomi e numeri di telefono su indicazione del rifugista. Un caffè, un pezzetto di crostata e si riparte verso l’attacco della via. L’adrenalina e l’entusiasmo aumentano sempre più e d’un tratto ci si presenta davanti la parete in tutta la sua maestosità.

Fino a quando non ci sei proprio sotto non ti rendi conto di quanto sia immensa. Mancano 50 metri. Ci fermiamo e indossiamo imbrago e caschetto, prendiamo fuori tutta l’attrezzatura, un abbraccio e un incoraggiamento reciproco tra noi e ci avviciniamo al diedro rossastro che segna l’attacco della via; l’inizio della nostra avventura.

Sì perché proprio di un’avventura si è trattato.

Parte Franz che è il più forte e secondo i piani deve scalare i primi 6 tiri, quelli con le difficoltà maggiori.

Lui è il più forte e su queste difficoltà ha ancora parecchio margine.
Con una bellissima e attenta arrampicata arriva alla prima sosta, recupera le corde e ci mette in sicura pronto a farci salire, in me la tensione sale. Sto iniziando a scalare una parete che temo e che mi piega le orecchie solo a guardarla, mi trovo in uno stato mentale mai vissuto in nessuna scalata, so che qui non si scherza.

Parto.

La roccia non è per niente solida, anzi in quel punto fa proprio schifo.

Dopo circa 10 metri tocco una presa invitante e crolla un pezzo di roccia grande come il caschetto di Gio e gli arriva proprio in testa e poi sul braccio destro. La sua testa sanguina, probabilmente graffiata dall’interno del caschetto.

Non iniziamo per niente bene. Dopo esserci sincerati che non si tratti di nulla di grave, Gio si riprende un attimo e ci dice che se la sente di continuare. Proseguo facendo la massima attenzione a tutto quello che tocco ma dopo alcuni metri un appoggio si sgretola e volo giù. Sembra marcia sta roccia!

Franz non manca di farmi notare che se fossi stato io da primo mi sarei già fatto male o peggio e ha perfettamente ragione.

Arrivo in sosta e poco dopo arriva Gio, riguardiamo a modo la sua ferita, sembra solo un graffio ma mi dispiace un casino per quello che è successo. Passiamo tutto il materiale a Franz e guardiamo la descrizione del prossimo tiro. Franz riparte e questo si ripeterà per i prossimi 5 tiri.

Questa prima parte della via è dura e non un granché divertente. La nebbia ci avvolge, le temperature calano e questo è quello che, al contrario delle previsioni meteo, ci aspetterà fino alla discesa due giorni dopo.

È il turno di Gio.

Parte per il suo primo tiro, arriva piano piano in sosta e ci recupera. Al secondo tiro, una volta arrivati in sosta, ci confrontiamo e capiamo che così siamo troppo lenti, inoltre abbiamo freddo e poca sensibilità a mani e piedi, ma non abbiamo intenzione di mollare e probabilmente ormai ritirarsi sarebbe più difficile che salire.

Decidiamo che è meglio e più sicuro far andare da primo Franz. Io e Gio spesso abbiamo freddo stando fermi in sosta e preghiamo di vedere il sole che proprio non arriva tra diedri e camini lisci e bagnati. Arriviamo all’ultimo tiro di questa prima giornata dopo 13 ore di scalata, le ultime due con la frontale per illuminare dove mettere le mani; mani che terrò sempre dentro le maniche del goretex, perché tanto non sento più cosa tocco ed i piedi, ormai congelati, non posseggono più sensibilità. La stessa cosa la stanno vivendo anche i miei compagni.

Alle 23 raggiungiamo la cengia mediana e troviamo una rientranza dove allestire il giaciglio per la notte. Abbiamo fatto scelte differenti su come coprirci: Franz e Gio hanno optato per uno zaino più ingombrante e scomodo per scalare ma a favore del caldo sacco a pelo e del Termarest; io invece ho preferito averne uno più compatto ma senza sacco a pelo, con un sacco da bivacco e più abbigliamento. Secondo me per passare una notte era sufficiente, non sapendo che non sarebbe stata l’unica di notte.

Prendiamo dallo zaino i viveri per la cena e mangiamo, dopo aver scaldato l’acqua per la tisana che ci riscalderà un attimo, ci mettiamo sdraiati pronti a dormire.

Il cielo adesso è sereno e stellato, forse l’immagine più piacevole della giornata.

Pian piano riesco a trovare una posizione sufficientemente comoda, ma ogni soffio di vento mi fa tremare dal freddo. Riesco finalmente ad addormentarmi ma mi sveglierò più volte nella gelida notte. In realtà non ho proprio dormito ero più che altro in uno stato di dormiveglia. Non ricordo nemmeno di aver sognato, ma ricordo bene di aver guardato più volte i miei compagni che riposavano.

Finalmente il sole sorge e pian piano la luce ci sveglia, salutiamo la cordata sdraiata poco distante a noi sul terrazzino di Tempi Moderni, due ragazzi tedeschi che affermano che i loro sacchi a pelo sono ricoperti di brina; anche le nostre corde ed i nostri zaini non sono da meno.

La colazione prevede succo di frutta ed una barretta che divoriamo.

Il cibo è finito e rimane solo un po’ di frutta secca ed una banana per tutta la giornata.

Rimettiamo l’imbrago, ci leghiamo ed iniziamo ad attraversare la cengia fino a trovare l’attacco della Diretta Messner.

Di nuovo carichi e motivati, convinti di scalare abbastanza velocemente questa seconda parte di via, ma in realtà non sappiamo ancora quello che ci aspetta.

Franz riparte a scalare su questa immensa placca di roccia stupenda, in una giornata più uggiosa e fredda della precedente. Io e Gio in sosta iniziamo ad avere molto freddo nonostante indossassimo tutto l’abbigliamento disponibile. Dapprima si ghiacciano nuovamente le mani e poco dopo i piedi che hanno perso di nuovo sensibilità. Ad ogni sosta la cosa si fa sempre più pesante e siamo sfiniti nel tremare e battere i denti.

Scalare questa parte di via è stato molto bello per la roccia ottima e la bella linea tracciata in apertura solitaria da Messner, ma estremamente duro per le condizioni meteo della giornata.

In me iniziano a salire parecchie preoccupazioni. Siamo di nuovo in ritardo sulla tabella di marcia complice il fatto di aver seguito una cordata che si è persa finendo sugli ultimi tiri della via Archimede, con difficoltà sostenute e roccia marcia.

Scaliamo gli ultimi tiri al buio. Di nuovo tengo le mani dentro le maniche, sono 12 ore che ho freddo e scalo senza sentire i piedi, non ne posso veramente più e so che ormai mi sono caricato di freddo e stanchezza, non ho il sacco a pelo e inizio a pensare che passare la notte sulla punta della Marmolada, non sia una opzione possibile ma mi sbaglio di grosso perché si rivelerà, al contrario, l’unica opzione possibile.

Sono le 22 della seconda sera e Franz arriva in cima. Un tiro di 60 metri. Velocemente ci recupera e noi scaliamo più rapidi che riusciamo perché siamo stremati e vogliamo solamente uscire da questa situazione. Vogliamo raggiungere al più presto l’ultima stazione della funivia per ripararci.

Arriviamo anche noi in cima, siamo stremati ma contenti: abbiamo scalato la Marmolada!

Una stretta di mano, un abbraccio e subito iniziamo a prepararci per la discesa.
Riponiamo tutto quello che non ci occorre negli zaini, beviamo un po’ d’acqua e via a cercare il sentiero di discesa. Ad un certo punto troviamo un fix con anello di calata e siccome nella nebbia, per un attimo, avevamo avvistato la luce, sembrava evidente che quella fosse la direzione giusta.

Caliamoci.

Errore enorme.

Franz e Gio scendono per primi finendo su una cengia e così mentre mi calavo mi chiedono di guardare se vedo un’altra possibile “doppia”. La trovo ed allestisco una seconda calata: vanno giù prima loro che si trovano già qualche metro sotto di me, e nuovamente dopo 60 metri sono in un punto dal quale non si può scendere se non attrezzando un’altra doppia. Arrivo giù anche io e non trovo nessun altro punto per calarci ancora: la roccia è ricoperta di ghiaccio, sotto di noi c’è solo nebbia e buio e non riusciamo a capire la distanza dal presunto suolo. Ho martello e chiodi con me ma non sappiamo se bastano. Cerchiamo un sentiero per scendere ma non riusciamo a trovare nulla. Nulla tranne un piccolo terrazzino dove riusciamo a stare seduti stretti tutti e tre.

Ora realizziamo che ormai non ci rimane altro da fare che fermarci e passare la notte qui.
Pianto due chiodi ed allestisco una sosta alla quale assicurarci perché stavolta non dormiremo in cengia, ma in parete sopra al ghiacciaio. Ci assicuriamo alla sosta e sistemiamo gli zaini e la corda rimasta per farci un piano un po’ più morbido, poi ci infiliamo io nel sacco bivacco e Franz e Gio nei sacchi a pelo.

Ho freddo e il sacco bivacco non è sufficiente a ripararmi dal freddo in questa condizione. La temperatura è circa tre gradi sotto lo zero e tira vento qui in cima, sono preoccupato, molto preoccupato. Non sono attrezzato e pronto per passare un’altra notte in parete, con più freddo della precedente ed il corpo così stremato dal freddo di questi due giorni.

Inizio a pensare al peggio e so che stanotte devo stare sveglio e cercare di disperdere meno calore possibile. Dentro al sacco da bivacco si forma condensa che mi bagna i vestiti e mi si ghiaccia addosso. Che situazione assurda. Tremo e batto i denti. Anche gli altri stretti vicino a me sentono i miei tremori che mi scuotono decisamente. Per tutta notte non dormo, continuo a tremare e puntare i piedi per non scivolare di sotto anche se sono legato.

Sarà lunga far venire mattina.

Albeggia finalmente, si inizia a vedere la luce e mi rendo conto che il peggio è passato. Sono riuscito a superare questa durissima notte. Piano piano anche gli altri si svegliano ed iniziano ad uscire dal sacco a pelo. Intorno a noi ancora nebbia, non riusciamo ancora a capire dove siamo quando, ad un certo punto, il vento spazza via tutto per un attimo e ci permette di vedere il ghiacciaio.

Ci rendiamo conto che siamo finiti esattamente dalla parte opposta alla funivia. A questo punto o scaliamo la parete che è ricoperta di ghiaccio o scendiamo dal ghiacciaio senza ramponi e piccozze. Decidiamo di risalire, sono altri 120 metri di scalata dopo 2 giorni e due notti in parete, ma ormai questo è il meno.

Una volta raggiunta nuovamente la cima di Punta Rocca, notiamo un sentiero appena accennato che scende lungo la parete opposta. Lo imbocchiamo stando attenti a non scivolare perché siamo ancora parecchio alti dal piano innevato e ci dirigiamo verso la funivia. Arrivati sulla neve ci rendiamo conto che ce l’abbiamo fatta nonostante tutto ed iniziamo a correre, ridere e scherzare come tre bambini felici …  eccome se siamo felici !

Più volte scendendo siamo caduti sia sul nevaio che sul sentiero perché i nostri corpi erano stremati e indeboliti dal freddo sopportato. Da un giorno avevamo finito il cibo e anche questo non ci ha aiutati. Siamo in prossimità del Passo Fedaia e finalmente iniziamo a sentirci al sicuro. Siamo tornati sani e salvi da una scalata che doveva essere impegnativa ed invece si è rivelata estrema ma la soddisfazione e le tante emozioni vissute ci riempiono il cuore e la testa.

Wow abbiamo scalato la Marmolada !

Siamo sfiniti e mentre attendiamo gli amici al rifugio Fedaia, tra risate e riflessioni ci godiamo un ristoro a base di wurstel, patatine fritte e l’immancabile birra con la quale brindiamo alla riuscita della nostra impresa.

Oggi a distanza di 4 settimane non abbiamo ancora ripreso la sensibilità ai piedi che si erano congelati, ma anche questo a volte fa parte del gioco, adesso possiamo pensare a progetti futuri.

È stata una bellissima esperienza dalla quale ho appreso tanto: in primis che fino a quando la testa regge, il nostro corpo ha tanto, tanto margine e poi quanto sia importante essere con compagni fidati ed affiatati. Ma noi non siamo solo compagni di cordata, piuttosto tre amici che hanno condiviso tantissime emozioni, sofferenze ed un’avventura straordinaria.

Ad oggi la Marmolada è la montagna che mi ha messo più a dura prova, sia fisica che mentale, anzi soprattutto mentale. Non avevo mai scalato e bivaccato in condizioni così severe e forse, proprio per questo, è quella alla quale adesso mi sento più legato.

Grazie Frenci, grazie Gio per aver condiviso tutto questo con me!!!!

Le Marmotte di Malga Ciapela:

Alessandro Graziosi

Francesco Salata

Gioacchino Dell’Argine


Ripetizione del 17, 18 e 19 luglio 2020

Alessandro Graziosi, Francesco Salata, Gioacchino Dell’Argine


Note:

  • I


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