Val d’Adige

Forse non tutti sanno che appena sopra Verona, quando la pianura si contorce e prendono vita le pieghe del Monte Baldo, appena più a levante questa onda cade a picco sulla Val d’Adige.
Il fragore che ormai si ode è solo quello dell’autostrada del Brennero che a ben guardare scorre proprio sul fondo di quello che fu un immenso ghiacciaio, con il bacino collettore che partiva dove ora sorge Merano e le lingue moreniche che si spinsero fino alle nostre abitazioni.
La visione migliore la si può godere da qualche picco della Lessinia, come il Corno d’Aquilio, o dal crinale fortificato del monte Cimo, a ridosso dei paesi di Caprino, Lubiara e Spiazzi vere perle sospese nel tempo a testimonianza di come si possa rallentare il ritmo della vita e guadagnarne in benessere.


La stessa pace e tranquillità, quasi isolamento, la si trova nei paesini a ridosso dell’autostrada. Tessari, Preabocco e Brentino ne sono un esempio palpabile e godibile.

L’arrampicatore qui trova un terreno di gioco, senza rivali in tutta Italia.
Qui le pareti che imbrigliano la Val D’Adige sono alte più di 1500m sul lato Lessinia ed appena 1000m verso il monte Baldo. E’ in quest’ultimo versante però, quello esposto a est che il calcare assume le forme più ricercate per l’arrampicatore. Una vera e propria cascata di eccellente calcare bianco cade verticale, e spesso anche a strapiombo, sui paesini assonnati, vigne rigogliose e l’Adige che qui si contorce come biscia.
Chi ha visto entrambi lo accomuna al Verdon, io non ho avuto la fortuna ma posso assicurare che per qualità e quantità di materia prima questi luoghi non sono secondi a nessuno, neppure alla Valle del Sarca.
Il Cimo, vetta più rilevante del reame, svetta imponente appena sopra Brentino, e se lo vedete chiaramente fermatevi ed accostate, siete già andati oltre, vale la pena tornare indietro.
La prima roccia accarezzata dagli alpinisti fu la placca del Sas de Mesdì, che con il suo ciclopico tetto che sporge di decine di metri nel vuoto, ne caratterizza la fisionomia ad evidenza anche al guidatore poco attento.
Nei primi anni ’80 alpinisti di punta quali Sergio Coltri e Beppe Vidali aprivano itinerari audaci ed in sfida, colpo su colpo, ad alcuni “stranieri” come i parmensi Alberto Rampini e Luca Baroni su tutti.
Qui scorrono alcune vie tra le più facili e le più difficili. Chi mi conosce sa che cerco sempre di ripetere nuovi itinerari, ebbene qui ce n’è uno che ho già percorso 4 volte e so lo ripeterò ancora. Provate a salire sui buchetti creati dal millenario stillicidio del “Ladro di Badgad” e poi ditemi se non è l’essenza dell’arrampicata in placca.
Appena più a nord un anfiteatro biblico prende il nome di Pala del Boral, qui sono state tracciate linee verticali dalla severa bellezza e squisita eleganza.

Probabilmente le due più facili ho avuto la fortuna di salirle con amici, innaffiando abbondantemente di sudore e respiri profondi quel magnifico calcare.
Qui i gradi sono stretti, più che fisici tecnici, molto tecnici e mal si conciliano all’arrampicatore del sabato, quale io sono,  ma se ci si abitua qui e ci si mette un pò in gioco dopo ci si troverà a proprio agio in ben diverse situazioni e luoghi.

Questo luogo a me ha regalato tanto e sono sicuro lo potrà fare con tante altre persone.

Brentino – Dorsale Cordespino – Monte Cimo

Ceraino

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Spalti Capitel d’Orsa

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