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Vinatzer-Messner

Punta Rocca, 3309m

Marmolada (BL)

Siamo in cordata a 3: io, Franz e Gio carichissimi per scalare la parete sud della Marmolada. Anche se con un po’ di timore, almeno da parte mia, so che sarà la scalata più dura che abbia mai fatto ma sono due anni che sogno di farla quindi … forza e coraggio si va !

Sono le ore 7 di venerdì 17 luglio. Dopo una bella colazione, accompagnati da Milo che poi ci saluterà alla Malga Ombretta, partiamo da Malga Ciapela con gli zaini pieni di attrezzatura e di tutta la nostra voglia ed entusiasmo. Ci sentiamo pronti ed in forma, ma presto scoprirò che scalare in Marmolada è tutta un’altra cosa da quello che ho sempre fatto in Dolomiti, non per niente è la regina delle Dolomiti

Abbiamo monitorato le previsioni da alcuni giorni e preso più volte informazioni dal rifugista del Falier per trovare la finestra di bel tempo utile per passare due giorni e una notte (in teoria) in parete.

L’avvicinamento alla malga di circa un’ora passa veloce tra chiacchiere e risate. Ci sentiamo veramente bene e carichi ed arriviamo a Malga Ombretta ove ci ristoriamo un po’ perché poi avremo ancora un’altra ora e mezzo di cammino.

Salutiamo Milo che ci abbraccia e ci augura una buona scalata. Ora siamo solo noi tre e subito sento che non ci sarà più nessuno dei nostri amici a sostenerci e confortarci, siamo noi 3 uno nelle mani dell’altro a portare avanti e vivere questa avventura. Si inizia !

Riprendiamo il cammino verso il Falier, dove lasceremo i nostri nomi e numeri di telefono su indicazione del rifugista. Un caffè, un pezzetto di crostata e si riparte verso l’attacco della via. L’adrenalina e l’entusiasmo aumentano sempre più e d’un tratto ci si presenta davanti la parete in tutta la sua maestosità.

Fino a quando non ci sei proprio sotto non ti rendi conto di quanto sia immensa. Mancano 50 metri. Ci fermiamo e indossiamo imbrago e caschetto, prendiamo fuori tutta l’attrezzatura, un abbraccio e un incoraggiamento reciproco tra noi e ci avviciniamo al diedro rossastro che segna l’attacco della via; l’inizio della nostra avventura.

Sì perché proprio di un’avventura si è trattato.

Parte Franz che è il più forte e secondo i piani deve scalare i primi 6 tiri, quelli con le difficoltà maggiori.

Lui è il più forte e su queste difficoltà ha ancora parecchio margine.
Con una bellissima e attenta arrampicata arriva alla prima sosta, recupera le corde e ci mette in sicura pronto a farci salire, in me la tensione sale. Sto iniziando a scalare una parete che temo e che mi piega le orecchie solo a guardarla, mi trovo in uno stato mentale mai vissuto in nessuna scalata, so che qui non si scherza.

Parto.

La roccia non è per niente solida, anzi in quel punto fa proprio schifo.

Dopo circa 10 metri tocco una presa invitante e crolla un pezzo di roccia grande come il caschetto di Gio e gli arriva proprio in testa e poi sul braccio destro. La sua testa sanguina, probabilmente graffiata dall’interno del caschetto.

Non iniziamo per niente bene. Dopo esserci sincerati che non si tratti di nulla di grave, Gio si riprende un attimo e ci dice che se la sente di continuare. Proseguo facendo la massima attenzione a tutto quello che tocco ma dopo alcuni metri un appoggio si sgretola e volo giù. Sembra marcia sta roccia!

Franz non manca di farmi notare che se fossi stato io da primo mi sarei già fatto male o peggio e ha perfettamente ragione.

Arrivo in sosta e poco dopo arriva Gio, riguardiamo a modo la sua ferita, sembra solo un graffio ma mi dispiace un casino per quello che è successo. Passiamo tutto il materiale a Franz e guardiamo la descrizione del prossimo tiro. Franz riparte e questo si ripeterà per i prossimi 5 tiri.

Questa prima parte della via è dura e non un granché divertente. La nebbia ci avvolge, le temperature calano e questo è quello che, al contrario delle previsioni meteo, ci aspetterà fino alla discesa due giorni dopo.

È il turno di Gio.

Parte per il suo primo tiro, arriva piano piano in sosta e ci recupera. Al secondo tiro, una volta arrivati in sosta, ci confrontiamo e capiamo che così siamo troppo lenti, inoltre abbiamo freddo e poca sensibilità a mani e piedi, ma non abbiamo intenzione di mollare e probabilmente ormai ritirarsi sarebbe più difficile che salire.

Decidiamo che è meglio e più sicuro far andare da primo Franz. Io e Gio spesso abbiamo freddo stando fermi in sosta e preghiamo di vedere il sole che proprio non arriva tra diedri e camini lisci e bagnati. Arriviamo all’ultimo tiro di questa prima giornata dopo 13 ore di scalata, le ultime due con la frontale per illuminare dove mettere le mani; mani che terrò sempre dentro le maniche del goretex, perché tanto non sento più cosa tocco ed i piedi, ormai congelati, non posseggono più sensibilità. La stessa cosa la stanno vivendo anche i miei compagni.

Alle 23 raggiungiamo la cengia mediana e troviamo una rientranza dove allestire il giaciglio per la notte. Abbiamo fatto scelte differenti su come coprirci: Franz e Gio hanno optato per uno zaino più ingombrante e scomodo per scalare ma a favore del caldo sacco a pelo e del Termarest; io invece ho preferito averne uno più compatto ma senza sacco a pelo, con un sacco da bivacco e più abbigliamento. Secondo me per passare una notte era sufficiente, non sapendo che non sarebbe stata l’unica di notte.

Prendiamo dallo zaino i viveri per la cena e mangiamo, dopo aver scaldato l’acqua per la tisana che ci riscalderà un attimo, ci mettiamo sdraiati pronti a dormire.

Il cielo adesso è sereno e stellato, forse l’immagine più piacevole della giornata.

Pian piano riesco a trovare una posizione sufficientemente comoda, ma ogni soffio di vento mi fa tremare dal freddo. Riesco finalmente ad addormentarmi ma mi sveglierò più volte nella gelida notte. In realtà non ho proprio dormito ero più che altro in uno stato di dormiveglia. Non ricordo nemmeno di aver sognato, ma ricordo bene di aver guardato più volte i miei compagni che riposavano.

Finalmente il sole sorge e pian piano la luce ci sveglia, salutiamo la cordata sdraiata poco distante a noi sul terrazzino di Tempi Moderni, due ragazzi tedeschi che affermano che i loro sacchi a pelo sono ricoperti di brina; anche le nostre corde ed i nostri zaini non sono da meno.

La colazione prevede succo di frutta ed una barretta che divoriamo.

Il cibo è finito e rimane solo un po’ di frutta secca ed una banana per tutta la giornata.

Rimettiamo l’imbrago, ci leghiamo ed iniziamo ad attraversare la cengia fino a trovare l’attacco della Diretta Messner.

Di nuovo carichi e motivati, convinti di scalare abbastanza velocemente questa seconda parte di via, ma in realtà non sappiamo ancora quello che ci aspetta.

Franz riparte a scalare su questa immensa placca di roccia stupenda, in una giornata più uggiosa e fredda della precedente. Io e Gio in sosta iniziamo ad avere molto freddo nonostante indossassimo tutto l’abbigliamento disponibile. Dapprima si ghiacciano nuovamente le mani e poco dopo i piedi che hanno perso di nuovo sensibilità. Ad ogni sosta la cosa si fa sempre più pesante e siamo sfiniti nel tremare e battere i denti.

Scalare questa parte di via è stato molto bello per la roccia ottima e la bella linea tracciata in apertura solitaria da Messner, ma estremamente duro per le condizioni meteo della giornata.

In me iniziano a salire parecchie preoccupazioni. Siamo di nuovo in ritardo sulla tabella di marcia complice il fatto di aver seguito una cordata che si è persa finendo sugli ultimi tiri della via Archimede, con difficoltà sostenute e roccia marcia.

Scaliamo gli ultimi tiri al buio. Di nuovo tengo le mani dentro le maniche, sono 12 ore che ho freddo e scalo senza sentire i piedi, non ne posso veramente più e so che ormai mi sono caricato di freddo e stanchezza, non ho il sacco a pelo e inizio a pensare che passare la notte sulla punta della Marmolada, non sia una opzione possibile ma mi sbaglio di grosso perché si rivelerà, al contrario, l’unica opzione possibile.

Sono le 22 della seconda sera e Franz arriva in cima. Un tiro di 60 metri. Velocemente ci recupera e noi scaliamo più rapidi che riusciamo perché siamo stremati e vogliamo solamente uscire da questa situazione. Vogliamo raggiungere al più presto l’ultima stazione della funivia per ripararci.

Arriviamo anche noi in cima, siamo stremati ma contenti: abbiamo scalato la Marmolada!

Una stretta di mano, un abbraccio e subito iniziamo a prepararci per la discesa.
Riponiamo tutto quello che non ci occorre negli zaini, beviamo un po’ d’acqua e via a cercare il sentiero di discesa. Ad un certo punto troviamo un fix con anello di calata e siccome nella nebbia, per un attimo, avevamo avvistato la luce, sembrava evidente che quella fosse la direzione giusta.

Caliamoci.

Errore enorme.

Franz e Gio scendono per primi finendo su una cengia e così mentre mi calavo mi chiedono di guardare se vedo un’altra possibile “doppia”. La trovo ed allestisco una seconda calata: vanno giù prima loro che si trovano già qualche metro sotto di me, e nuovamente dopo 60 metri sono in un punto dal quale non si può scendere se non attrezzando un’altra doppia. Arrivo giù anche io e non trovo nessun altro punto per calarci ancora: la roccia è ricoperta di ghiaccio, sotto di noi c’è solo nebbia e buio e non riusciamo a capire la distanza dal presunto suolo. Ho martello e chiodi con me ma non sappiamo se bastano. Cerchiamo un sentiero per scendere ma non riusciamo a trovare nulla. Nulla tranne un piccolo terrazzino dove riusciamo a stare seduti stretti tutti e tre.

Ora realizziamo che ormai non ci rimane altro da fare che fermarci e passare la notte qui.
Pianto due chiodi ed allestisco una sosta alla quale assicurarci perché stavolta non dormiremo in cengia, ma in parete sopra al ghiacciaio. Ci assicuriamo alla sosta e sistemiamo gli zaini e la corda rimasta per farci un piano un po’ più morbido, poi ci infiliamo io nel sacco bivacco e Franz e Gio nei sacchi a pelo.

Ho freddo e il sacco bivacco non è sufficiente a ripararmi dal freddo in questa condizione. La temperatura è circa tre gradi sotto lo zero e tira vento qui in cima, sono preoccupato, molto preoccupato. Non sono attrezzato e pronto per passare un’altra notte in parete, con più freddo della precedente ed il corpo così stremato dal freddo di questi due giorni.

Inizio a pensare al peggio e so che stanotte devo stare sveglio e cercare di disperdere meno calore possibile. Dentro al sacco da bivacco si forma condensa che mi bagna i vestiti e mi si ghiaccia addosso. Che situazione assurda. Tremo e batto i denti. Anche gli altri stretti vicino a me sentono i miei tremori che mi scuotono decisamente. Per tutta notte non dormo, continuo a tremare e puntare i piedi per non scivolare di sotto anche se sono legato.

Sarà lunga far venire mattina.

Albeggia finalmente, si inizia a vedere la luce e mi rendo conto che il peggio è passato. Sono riuscito a superare questa durissima notte. Piano piano anche gli altri si svegliano ed iniziano ad uscire dal sacco a pelo. Intorno a noi ancora nebbia, non riusciamo ancora a capire dove siamo quando, ad un certo punto, il vento spazza via tutto per un attimo e ci permette di vedere il ghiacciaio.

Ci rendiamo conto che siamo finiti esattamente dalla parte opposta alla funivia. A questo punto o scaliamo la parete che è ricoperta di ghiaccio o scendiamo dal ghiacciaio senza ramponi e piccozze. Decidiamo di risalire, sono altri 120 metri di scalata dopo 2 giorni e due notti in parete, ma ormai questo è il meno.

Una volta raggiunta nuovamente la cima di Punta Rocca, notiamo un sentiero appena accennato che scende lungo la parete opposta. Lo imbocchiamo stando attenti a non scivolare perché siamo ancora parecchio alti dal piano innevato e ci dirigiamo verso la funivia. Arrivati sulla neve ci rendiamo conto che ce l’abbiamo fatta nonostante tutto ed iniziamo a correre, ridere e scherzare come tre bambini felici …  eccome se siamo felici !

Più volte scendendo siamo caduti sia sul nevaio che sul sentiero perché i nostri corpi erano stremati e indeboliti dal freddo sopportato. Da un giorno avevamo finito il cibo e anche questo non ci ha aiutati. Siamo in prossimità del Passo Fedaia e finalmente iniziamo a sentirci al sicuro. Siamo tornati sani e salvi da una scalata che doveva essere impegnativa ed invece si è rivelata estrema ma la soddisfazione e le tante emozioni vissute ci riempiono il cuore e la testa.

Wow abbiamo scalato la Marmolada !

Siamo sfiniti e mentre attendiamo gli amici al rifugio Fedaia, tra risate e riflessioni ci godiamo un ristoro a base di wurstel, patatine fritte e l’immancabile birra con la quale brindiamo alla riuscita della nostra impresa.

Oggi a distanza di 4 settimane non abbiamo ancora ripreso la sensibilità ai piedi che si erano congelati, ma anche questo a volte fa parte del gioco, adesso possiamo pensare a progetti futuri.

È stata una bellissima esperienza dalla quale ho appreso tanto: in primis che fino a quando la testa regge, il nostro corpo ha tanto, tanto margine e poi quanto sia importante essere con compagni fidati ed affiatati. Ma noi non siamo solo compagni di cordata, piuttosto tre amici che hanno condiviso tantissime emozioni, sofferenze ed un’avventura straordinaria.

Ad oggi la Marmolada è la montagna che mi ha messo più a dura prova, sia fisica che mentale, anzi soprattutto mentale. Non avevo mai scalato e bivaccato in condizioni così severe e forse, proprio per questo, è quella alla quale adesso mi sento più legato.

Grazie Frenci, grazie Gio per aver condiviso tutto questo con me!!!!

Le Marmotte di Malga Ciapela:

Alessandro Graziosi

Francesco Salata

Gioacchino Dell’Argine


Ripetizione del 17, 18 e 19 luglio 2020

Alessandro Graziosi, Francesco Salata, Gioacchino Dell’Argine


Note:

  • I


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Chi trova un Amico trova un Tesoro

SassoMorello, 670m

Prignano sul Secchia (MO)

Quelle sonore batoste che Bud Spencer e Terence Hill si davano ad ogni film per poi tornare a riappacificarsi più amici di prima, da piccolo faticavo a capirne il motivo, mi facevano solo sorridere.
Ora invece è più chiaro quanto poco occorra a due persone per allontanarsi e lasciarsi andare al reciproco oblio.
A volte pure senza cazzotti, senza che l’amico o noi stessi manifestiamo platealmente quello che proviamo, quello che pensiamo non vada più nella relazione.
L’amicizia, quella vera, merita una correttezza ben diversa.

Aprire questa vietta è stato possibile proprio grazie alle diverse amicizie che a più riprese, senza fretta o spasmi, hanno dato il loro corale contributo.
Ed ammetto che quando, dalla prima sosta, osservavo comodamente l’amico di turno contorcersi per trovare il giusto piazzamento, fra me e me è sorta proprio spontanea la consapevolezza che:

“Chi trova un amico trova un tesoro!”


Apritori:

N.Bertolani, C.Bassoli, T.Fiorini dal basso (giugno – luglio 2020)

var. Diretta: N.Bertolani, M.Bulgarelli, I. de Iesu, T.Fiorini dal basso (gennaio – giugno 2020)


Descrizione:

Sesta via a più tiri nata al Sassomorello su quella che era un’altra linea naturale della parete ad una prima osservazione dal basso.

Una via esplorativa con qualche bel passaggio nel solito ameno paesaggio di Sassomorello (link).

Si parte su una liscia placca fessurata che obbliga a tecnici e non intuitivi movimenti, sosta su una comoda terrazza alla base di un tetto che condivide la medesima fessurazione. Seguirla proteggendosi con solidi friends e nuts per poi scoprire, sorpresi, un celato appiglio che permette un facile rimonto sullo sperone aggettante.

Traverso su facile placca nerastra che però, verso la fine, impone dover scendere con i piedi vicino al baratro per assicurarsi ed assaporare un po’ di esposizione.

Segue un percorso discontinuo che permette di approdare però alla base della fascia sommitale, ove poggiano le fondamenta della maestosa torre.

Per l’ultimo tiro si sale un inspiegabile nastro bianco verticale che ahimè, all’ultima sosta, svela la sua genesi proprio a fianco del libro di via.

Per mezze giornate spensierate o dal meteo incerto, anche e soprattutto nelle terse giornate invernali, evitare l’estate.


Accesso:

da Nord: da Serramazzoni o Prignano, su Provinciale 21 scendere per una stretta svolta la via Casina tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante tenere a dx la via Bertoni e P appena prima di una svolta a sx di 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.

da Sud (consigliato per i romantici siccome regala una visione d’insieme dal basso): indicazioni Gombola, passato il bel paese con vista sul borgo (fermatevi) si tiene la via Valrossenna fino al bivio nei pressi dellabbandonato ponte Cervaro (link) Lì imboccare la via Bedaglia tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante diviene via Bertoni che si apre su una magnifica vallata con ruderi e con la rocca del Sassomorello che domina in alto. P appena dopo di una svolta a 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.


Attacco:

Camminare sulla carrareccia in direzione W lasciando le arnie sulla DX e dopo qualche centinaio di metri, ad un grosso masso alla SX del sentiero, notare sulla DX un chiaro ometto da cui, guardando bene, si intravede già la targhetta di via.

Entrare nel bosco per esili tracce e puntare ad uno sperone con strapiombi sulla sua sinistra. Seguendo ometti ed in poche decine di metri si è alla base, sotto ad una invitante e sinuosa fessura ove si trova l’attacco con targhetta (foto).
Se si arriva alla sorgente (attacco via Mascherata della Morte Rossa) tornare indietro.
Tot: 10/15 min dal P


Schizzo via:

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Descrizione:

tirom arramp.m trasf.difficoltàprotezionidescrizione
L1155c, 1 p.sso 6a3 fix, 1 chAttaccare la parete alla base dove inizia l’evidente bella fessura. Salire da dx a sx sfruttando la fessura, con tecnici movimenti e spalmo di piedi cercando un non scontato equilibrio (p.sso 6a) poi vincere la verticale fessura cieca sempre fidandosi dei piedi. In prossimità del terrazzo il terreno si abbatte e si sosta comodi sotto al tetto  (1 resinato +  1 fix)
L235V, 4a, 3c7 fixSalire sopra la sosta sfruttando la fessura che da verticale diviene presto orizzontale quando incontra il tetto. Proteggersi con solidi friends e nuts medi e percorrerla verso sx in bella ed insolita arrampicata fino a che torna verticale (1 fix impedisce possibile incastro corde). Tramite una celata presa naturale portarsi sullo spigolo in bella esposizione e poi salire in diedro. Al secondo fix non salire ma traversare a sx su bella e rugosa placca fino a pervenire sulla cengia ove si rinvia alti (1 fix da allungare). Traversare ancora verso sx scendendo e portandosi sul ciglio dello strapiombo sottostante (2 fix) in bella esposizione. Risalire infine su cengia ove si trova la sosta su 2 resinati (1 fittone+ 1 golfare)
L35355a, I1 fixRimontare la placca verticale sopra la sosta con un passo non immediato (1 fix). Il terreno dopo si abbatte e per detriti si cammina in direzione di una pianta con cordino in alto e poi per tracce fino alla base di una nerasta placca.  Sosta alla base della placca da allestire su tronco segato od una delle numerose piante.
L420104c, III4 fixAttaccare la placca nel punto più verticale con partenza strapiombante ma in breve interrotta da cengia (2 fix). Per terreno elementare ci si porta sotto ad una fascia con un breve ma caratteristico diedrino con naso. Ora in vista delle mura sommitali salire la facile placca (1 fix) e poi il diedrino (1 fix). Sosta su pianta con cordone.
L51530III, I2 fix, 1 resPartenza a vincere un breve risalto friabile e sopra rinviando su un altro caratteristico naso (1 fix). Facile placca appoggiata (1 fix) e tenere in direzione della fascia sommitale alla SX della colata bianca e sotto a grossi blocchi aggettanti (1 resinato da allungare). Camminare sulla cengia verso DX fino a far sosta su 2 resinati, giusto alla SX della colata bianca.
L615 5a2 fix + 1 golfareEntrare nella colata bianca tramite una bella lama e subito dopo spostarsi a DX su placca verticale (1 fix). Salire la placca puntando ad un diedrino sommitale di uscita (1 fix + 1 golf.). Sosta su 1 golfare da integrare con i paletti della recinzione. Libro di via.
sviluppo10575m
sviluppo totale180m
gradazioneIV, V, 1 passo 6a (5b obbl), RS2, D, 2 imp.

Discesa:

A) Alla recinzione prendere la cengia esposta verso SX (! proprietà privata, evitare schiamazzi). Dopo poche decine di metri girando intorno la base della torre prendere la strada principale appena dopo un rudere.
Questa strada bianca è la via Don Luigi Spallanzani che scende fino ad una casa.
Sulla dx vi si trova una palizzata come traccia di una antica carrozzabile (bollo CAI). Ora si è in vista della parete W con sempre il borgo di Sassomorello in bella mostra.
Scendere ancora fino a che al termine dei paletti di recinzione non si incrocia una carrareccia abbandonata e spesso paludosa (palina CAI e bolli rossi).
Qui girare a sx in direzione N ed in vista della base della parete. In breve la strada diviene sentiero, passiamo prima un rigagnolo di fonte (attacco via Mascherata della Morte Rossa) e dopo un allevamento di arnie. In breve ci riconduce alla strada del P.
20 min tot.

B) discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2. Dopo si può interrompere la salita nelle varie cenge e scendere per tracce nel bosco.


Compagni:

Marco Bulgarelli il 27/02/2020

Ivan de Iesu il 09/05/2020

Tommaso Fiorini il 13/06/2020

Claudio Bassoli il 20/06/2020

Pulizia e resinatura, solo, 25/06/2020


GPS:


Visualizza mappa ingrandita


Note:

  • Carina la fessura del primo tiro da salire con movimenti inusuali ed il tetto fessurato del secondo tiro da proteggere con friends e nuts.
  • La via è una “brutta via” ma penso possa donare a cordate neofite o fresche di corsi la possibilità di cimentarsi su 6 tiri di corda, una progressione in conserva, muoversi sul facile ma friabile ed il tutto in un contesto di pace ed isolamento che si fatica a trovare in molti ambienti “alpini”
  • Il nome deriva anche da un gioco di parole, trovare il giusto friends per L2 è come trovare un tesoro.
  • via concatenabile con le altre limitrofe oppure con maggiore logica ad Antenna Uno Rock Station( link) In quest’ultimo caso, dopo che si è arrivati in croce, occorre scendere per la mulattiera tra la chiesa e le case tralasciando sulla SX la falesia, fin quasi alla corda fissa che scende dal cimitero. Valutare in questo caso il P nei pressi del cimitero (link al P) e poi attaccare scendendo la via Spallanzani (discesa A)
  •  birra e spuntini al bar Katia (link) dopo sono una garanzia.

Bibliografia:


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Cresta Tignosa

Sasso Tignoso, 1469 m

Pievepelago (MO)

Per alcuni alpinisti sarà come un ripido sentiero da farsi in scarpette da avvicinamento, per altri escursionisti forse uno dei percorsi più ingaggiosi e verticali mai percorsi in Appennino.
Per tutti spero però che sia una piacevole mezza giornata trascorsa all’aria aperta in un contesto ambientale unico del nostro Appennino.
La posizione dominante e con una notevole prominenza dalle valli circostanti, dona a questo affioramento ofiolitico una splendida visuale su tutta la catena montuosa: dalle cime del bolognese come il Corno alle Scale, passando per il Cimone che è sempre in primo piano ed il Cipolla, Prado e Cusna che chiudono l’anfiteatro. Sull’altro versante la est della Pietra di Bismantova è in bella evidenza con le tributarie valli del Dolo e Dragone che verdi serpeggiano verso la pianura.

Ottima per cordate neofite o fresche di corsi che vogliono cimentarsi nelle manovre e progressione in conserva protetta senza l’ingaggio ed esposizione di una vera parete.


Monte Tignoso.
Montagna caratteristica di origine vulcanica, formata da scuri basalti alterati, in cui si riconoscono le forme tondeggianti dei cuscini di lava repentinamente raffreddata.
La vetta, segnata da una croce, concede un vasto panorama sul
crinale dal Monte Cusna al Monte Cimone, e sul medio Appennino reggiano e modenese.
Emerge prepotente lungo la boscosa dorsale che divide la Val Dragone
(bacino del Fiume Secchia) dalla Valle Scoltenna (bacino del Fiume Panaro).

da TCI Appennino Ligure e Tosco-Emiliano | di Marco Salvo, Daniele Canossini | 2006

Prima salita certa:

N. Bertolani, R. Pittino dal basso 06 giugno 2020 (prima salita certa)


Accesso:

da Nord:

  • da Montefiorino, Frassinoro su provinciale SP486R direzione Passo delle Radici. Appena passato Piandelagotti alle indicazioni a dx per Civago e Prati di San Gemignano, svoltare a sx ed abbassarsi in un strada senza nome che in breve conduce ad una falegnameria. Scendere sul greto del torrente con bella vista sul Sasso del Corvo e poi passato il ponte risalire quindi sulla via comunale per Roccapelago. Quando questa si immette in un tornante tenere a SX per Sasso Tignoso. Salendo il Sasso diviene visibile e si parcheggia dopo poche centinaia di metri nei pressi dell’oratorio Giovannoni a 1300m slm. Link al P con google maps.

da altri versanti:

  • Giungere sulla via Comunale per Roccapelago e poi imboccare la strada per Sasso Tignoso ed Oratorio Giovannoni.
    Salendo il Sasso diviene visibile e si parcheggia dopo poche centinaia di metri nei pressi dell’oratorio Giovannoni a 1300m slm. Link al P con google maps.

Attacco:

Dall’oratorio Giovannoni salire verso N in falsopiano sul sentiero CAI 579 (via Vandelli) fino a che questo di biforca. Tenere quindi la SX sul sentiero 565 ma abbandonarlo vicino al limite boschivo ( ad una quota di circa 1350m) e preferirgli una carrareccia verso SX che costeggia la base dell’affioramento.
Nel punto di maggior sviluppo della cresta Sud si trova l’attacco con 1 chiodo con cordino in un diedrino. Link al GPS dell’attacco.

Tot: 15/20 min


Scheda:

RELAZIONE (ITA) 
Itinerariovia Cresta Tignosa
prima salitagiugno 2020: N.Bertolani, R.Pittino dal basso
Zona MontuosaAppennino Tosco Emiliano
SottogruppoPievepelago
Settore / Parete / CimaSasso Tignoso
StatoItaly
ParcheggioOratorio Giovannoni 1300m (MO)
Sentieri utilizzativia Vandelli, 579, 565
Acquasì, fonte segnalata qui
Dislivello avvicinamento [m]+ 60 m
Dislivello itinerario [m]135 m
Sviluppo itinerario [m]300 m
Quota partenza [m]1360 m
Quota arrivo [m]1469 m
Tipologia itinerarioCresta rocciosa a balze in ambiente collinare
Difficoltà su rocciaI, II, passi III.
Qualità rocciaOfiolite da buona a mediocre
ProteggibilitàR2
SosteDa attrezzare su spuntoni, alberi o fessure.
Impegno1
Numero di tiri di cordavariabili
Difficoltà globaleF+
Pericolofriabilità in alcuni tiri
MaterialeNDA, friend #0.5-#1-#2, nuts e cordini
Esposizione prevalenteS
Discesasentiero 575
Data apertura6 giugno 2020
Tempo avvicinamento20 min
Tempo salita1/1.5 h
Tempo discesa30 min
Libro di viaSì prossimamente
Giudizio6 (media tra ambiente 8 ed arrampicata 4)
ConsigliataOttima per iniziare vie di più tiri ed esercitarsi nella progressione in conserva.

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Descrizione:

L1: attaccare nel punto più basso della cresta Sud in corrispondenza di un accennato e corto diedro ( II, 1ch con cordino nero) Appena sopra il terreno si abbatte e si cerca quindi di salire sugli affioramenti più consistenti su, stranamente, solida roccia chiara (1 fix + 1 albero) fino ad un gruppo di grossi lecci alla base della successiva parete, dove si attrezza la sosta.
40m, II, I (1 ch+ 1 fix) Sosta su alberi

L2: attaccare la paretina su placca inizialmente verticale (III) puntando ad un chiodo ma proteggendosi prima con friends. Salire altri pochi metri fino a che la pendenza cala e procedere quasi sul filo di cresta per balze, erba e massi. Attrezzare la sosta alla base della successiva paretina, nei pressi del filo di cresta ed usando una fessura verticale ove di attrezza la sosta su friends.
60m, III, II, I (1 ch) Sosta su friends #1 e #2..

L3: Portarsi leggermente a dx ed entrare nell’accennato canale dai molti spuntoni chiari affioranti. Salire proteggendosi con cordini e quando il terreno diviene orizzontale attrezzare la sosta attorno ad un grosso e caratteristico masso squadrato con licheni e muschio bianco, proprio sul filo di cresta e con bella visuale sui pinnacoli della cresta W.
40m, II, I Sosta su spuntone.

Ora per terreno elementare e senza percorso obbligato stare sul filo di cresta e scendere di 2m ad una sella e poi risalire fino alla base di roccette più verticali. 70m circa di conserva protetta.

L4: Salire l’ultimo pinnacolo con 10m di arrampicata elementare (II) e poi

proseguire in conserva e con qualche saliscendi fino alla croce di vetta.


Difficoltà:

I, II, p.ssi III, 300m, R2, F+, 1 imp.


Discesa:

a) Per sentiero 565
Scendere dalla croce ed imboccare indifferentemente il sentiero 565 sul versante N oppure la “direttissima” sul versante S. In breve si ritorna al P nei pressi dell’oratorio.

TOT: 30 min circa

b) Anello panoramico sotto alle 4 torri
E’ possibile scendere per anello panoramico sotto alle 5 torri della cresta W prendendo il 565 a N ed abbandonando non appena questo svolta ad E (lato DX viso valle). Seguire poi delle tracce tra le roccette ed il limite boschivo che con percorso antiorario portano alla base delle caratteristiche 5 torri dall’aspetto bizzarro e caratteristico.
TOT: 45 min

le 4 torri della cresta W del Sasso Tignoso

Compagni:

Riccardo Pittino


GPS:


Note:

  • La via è una “brutta via” ma penso possa donare a cordate neofite o fresche di corsi la possibilità di cimentarsi su alcuni facili tiri di corda e soprattutto la progressione in conserva su cresta, tanto importante quando poi ci si sposta su vere montagne d’alta quota.
  • Qui ci si muove sul facile ma friabile. Il tutto in un contesto di pace ed isolamento che si fatica a trovare in molti ambienti “alpini”
  • Prestare attenzione a qualche blocco instabile e tacca, occorre acuire la sensibilità di piedi e mani su questa roccia ma questa esperienza diverrà impagabile e merce preziosa nel bagaglio di ogni neofita alpinista.

Bibliografia:


Meteo:

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    0-999m Brentino relazioni rock climbing Spalti dell'Orsa val d'Adige via sportiva

    Pirata Samu

    Spalti di Capitel d’Orsa, 630m

    Monte Cor, 1018m – Val d’Adige – Brentino Belluno (VR)

    Situato allo sbocco nella Val di Ferrara del Rio Bissole, già conosciuto come Vajo dell’Orsa, il Capitel d’Orsa affaccia a Sud le sue alte pareti rocciose proprio in fronte al caratteristico santuario di Madonna della Corona abbarbicato sulla roccia.
    L’ambiente selvaggio ed incontaminato, regala un’arrampicata emozionante tra angoli di grande suggestione e di inaspettato isolamento.

    Gli Spalti del Capitel d’Orsa, un diadema di roccia isolato ed appartato, quasi nascosto.
    Una sorta di piccolo Eden da voler conservare integro per l’eternità, incontaminato e tranquillo, eppure così vicino da sembrare un sogno. Racchiuso in sé stesso, discreto e riservato ma non per questo altèro.
    E’ proprio per queste sue particolarità, più che per altre ragioni di carattere puramente arrampicatorie, che è entrato come un ariete nei miei pensieri.
    Un terreno di avventura dove il contatto con la natura assume a volte aspetti intensi e appaganti.
    Un po’ demodé se vogliamo, dallo stile più alpino che sportivo, lontano quel tanto che basta per non incorrere nel pericolo di vederlo assalito da orde di collezionisti di vie.
    Una prospettiva questa che mi ha terrorizzato fin qui, momento in cui decido di diffondere questa piccola guida di arrampicate.
    Mi sento in qualche modo responsabile di violare qualcosa di sacro e prezioso, ma allo stesso tempo ingiusto non poter far conoscere ed apprezzare a tutti questo angolo di paradiso.
    Questa modestissima guida la voglio dedicare ai miei amici e a tutti coloro che avranno la sensibilità di apprezzare e rispettare un così incantevole luogo che mi ha saputo regalare momenti di vera felicità.
    Nella speranza che possa piacere come è piaciuta a me,
    Vi auguro delle serene salite.

    Lodovico Gaspari, da: Vie in roccia agli Spalti dell Capitel d’Orsa, ed. 2004

    Prima salita:

    Stefano Giarola 14/02/2004 dall’alto


    Accesso:

    Da SUD:
    Dall’uscita autostrada A22 di Affi (VR), seguite le indicazioni verso N per Brentino-Belluno V.se.
    Oltrepassato di circa 200 mt il secondo bivio che sale all’abitato di Brentino, svoltare a sinistra per loc. Castel e continuare per stretta strada vicino a dove finisce l’asfalto, fino al 5°tornante (spazio per 2 sole auto)
    Da NORD:
    Dall’uscita autostrada A22 di Ala Avio (TN), seguite le indicazioni verso S per Brentino-Belluno V.se.
    Circa 200 mt prima dell’abitato svoltare a DX per loc. Castel e continuare per stretta strada vicino a dove finisce l’asfalto, fino al 5°tornante (spazio per 2 sole auto)

    Link a Parcheggio.


    Avvicinamento:

    Risalire la strada per un centinaio di metri fino a che sulla sinistra si stacca il sentiero CAI 74. Seguirlo per circa 20 minuti fino a che la parete diviene evidente ed in prossimità di un grosso ometto con una traccia flebile che si stacca a SX.
    Traversare per tracce e seguire indicazioni (alcuni bolli rossi ed ometti) , dapprima sulla cengia superiore di una fascia rocciosa e poi passando un canalone erboso. Nei pressi di un traliccio Enel si segue in salita una grossa condotta metallica.
    Dopo pochi minuti si stacca una traccia verso sinistra (targhetta S1) ed in breve si è agli attacchi delle vie.
    Via Luce e Pirata Samu targhetta metallica 7 e bollo rosso con grosso bullone arrugginito.
    Tot: 35/45 min


    Schizzo via:


    Descrizione tiri:

    tiromdifficoltàprotezionidescrizione
    L1206a+, 5b, II1ch + 3 fix + 2 cordoniPartenza boulderosa a superare un passo in placca strapiombante (6a+ od A0) poi subito le difficoltà calano e, giunti in tratto vegetato e friabile, si traversa decisamente a SX (anche se l’intuito porterebbe salire ancora su bella roccia arancione). S1 comoda in nicchia ma consiglio di concatenare col tiro dopo.
    L220II, 5a, II1 fix + 2 cordoniTraversando ancora a SX per bosco sospeso si rinviano 2 cordoni e si supera una corta placchetta (1 fix) fino ad arrivare alla comoda cengia di sosta, sotto a dei fotogenici tetti. S2: 2 fix con catena
    L3205b, 1 p.sso 6a6 fixSalire la placca a concrezioni con traverso verso DX. Dopo il secondo fix (allungare) salire decisamente e puntare allo strapiombino superiore. Sopra si traversa verso SX su terreno friabile (! Siamo giusto sopra alla S2) fino alla comoda sosta S3: 2 fix con catena
    L430III, 6a5 fixCon andamento ascendente verso SX, prima su fogliame e poi si perviene ad una bella ma corta placca che si supera con arrampicata tecnica. S4: 2 fix con catena
    L5306a+, 6a6 fixCon andamento ancora ascendente verso SX, prima su fogliame e poi si perviene ad una bella placca con strapiombino mediano di non facile lettura. S5: 2 fix con catena
    L6306a+, 5b7 fixTraverso a DX ad aggirare un diedro di cui si scalerà la faccia DX su bella placca verticale con secco strapiombino mediano. Superato il quale una bella Dulfer permette si arrivare in sosta S6: 2 fix con catena.
    L7256a+, 6b+, 6b8 fixSalire decisamente la bellissima placca a concrezioni aiutandosi con la lama di SX fino a doverla abbandonare per portarsi il piena placca strapiombante a vincere un bombè di roccia lavorata ma lichenosa (6b+). Sopra breve diedrino che adduce ad una tecnica placca fessurata (6b). Bellissimo tiro chiave. S7: 2 fix con catena
    L8256a+, 5a, 5c7 fixIn traverso verso DX a rimontare strapiombini ben ammanigliati, fino a vincerne uno che deposita sulle belle rigole sommitali. Ultimo passo in diedro lisciato e poi S8: 2 fix con catena o qualche metro sopra su albero.
    sviluppo200m  
    gradazione6a, 6b, 6b+ (6a+ obbl.), S1+, II imp.

    Difficoltà in libera:

    Difficoltà obbligatoria:

    Proteggibilità:

    Impegno:

    Esposizione:


    Discesa:

    Si sale di qualche metro cercando una targhetta S1 e poi inoltrandosi nel bosco su una flebile traccia che si segue verso E (DX faccia a monte), fino in prossimità della condotta metallica. Da qui:

    • scendere a fianco della condotta utilizzando sia le tracce di sentiero vicine che le scalette e mancorrenti (! proprietà privata, divieto uso senza DPI) fino al traliccio dell’alta tensione. Qui si riprendono le tracce di sentiero dell’andata e poi il sentiero CAI 74 fino al P. Circa 30 min
    • alzarsi parallelamente alla stessa e seguire traccia bolli rossi, fino ad intersecare il sentiero CAI 74 e poi tramite questo si ritorna al parcheggio in circa 30 min. Soluzione non provata.

    Note:

    • l’ambiente isolato ed assolato e la relativa facilità di accesso non spiega la bassa frequentazione ed il conseguente stato di abbandono delle vie. Ogni ripetitore è invitato a ripulire un po’ la propria ombra.
    • per quanto detto sopra si sconsiglia la calata in doppia anche se ogni sosta è attrezzata allo scopo.
    • La spittatura è ottima a fix ø10 di bell’aspetto ma distanziata, unita al fatto che alcuni tiri partono sprotetti tra vegetazione ed i passi duri sono obbligati siccome su placca compatta, rendono l’obbligatorio vicino al grado in libera.
    • Colazione all’Opera Prima Caffè e Terzo tempo con tappa d’obbligo dalla Gigia, non ve ne pentirete !

    Descrizione vie del settore:

    grazie a Lodovico Gaspari


    GPS:


    Meteo:


    Meteo Rivoli veronese


    Altre vie nei dintorni:

    Spalti dell'Orsa val d'Adige 44 44
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