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1000m Appennino Appennino Bolognese ice climbing relazioni

Cresta dei Balzi dell’Ora

Corno alle Scale  – punta Sofia 1939m

Lizzano in Belvedere (BO), Appennino Tosco Emiliano


« Il Corno alle Scale:

Bella e importante vetta protesa a N del crinale appenninico, ben visibile
soprattutto dalle vallate emiliane dei fiumi Panaro e Reno, tra le
provincie di Modena e Bologna. Il toponimo deriva dall’aspetto stratificato
dei suoi versanti settentrionali e orientali, a picco sulla Valle del
Silla, mentre più dolci e modellati dai ghiacciai sono i versanti occidentali
sull’alta Val Dardagna, detta in antico Val di Gorgo.

… vetta principale, detta Punta Giorgina 1945 m, mentre la cima N, chiamata
Punta Sofia 1939 m, ospita la croce di vetta e, pur essendo più bassa, si può
considerare il vero Como, per l’elegante forma e il vasto panorama. È costituito da
“arenarie del M. Cervarola”, su cui poggia in vetta un piccolo strato di “arenarie di
M. Modìno” …

 »

da TCI 2003 © APPENNINO LIGURE E TOSCO-EMILIANO, M. Salvo – D. Canossini

Salita di cresta propedeutica ad altre ben più impegnative. Per estetica e panorami però una delle migliori dell’Appennino.
Accettare che in cima molto probabilmente tornerete alla cruda realtà del mondo di sciatori con impianti.


Primi salitori:

Sconosciuti


Avvicinamento:

Si prende il sentiero 327 che parte sulla destra del lago Cavone. Il sentiero sale nel bosco, spesso è presente una bella traccia vista la frequentazione da parte di ciaspolatori del luogo.
Si passa su qualche ponticello e poi il bosco si apre vistosamente lasciandoci vedere la croce di vetta e tutta la parete N del Corno. Ci si dirige invece ad E, verso la sella che sta tra il Monte La Nuda a nord e il Corno alle scale a Sud (cresta dei Balzi dell’Ora).


Descrizione via:

Giunti alla sella si sale per l’evidente cresta stando sempre sul versante W ed evitando le cornici.
Presenti alcuni fix che potrebbero essere sepolti dalla neve. Mentre alcuni fittoni escono per poter assicurare la cordata in conserva lunga protetta, progressione che consiglio in caso di buon innevamento.
L’ultimo tratto la pendenza si impenna leggermente per toccare i 45/50° e poi spianare in corrispondenza della croce di punta Sofia.


Difficoltà:
  • PD (a seconda innevamento da F+ ad AD)
  • 520m dislivello
  • 45°, RS2, II imp.

Discesa:

Scendere verso W, costeggiare il pianoro delimitato a destra dalla parete nord dove escono i vari canali e arrivati all’altezza del cabinotto della seggiovia o poco più giù, Passo della Porticciola 1660m sentiero CAI 337 (palina) e scendere sul ripido versante Nord.
Traversare in falsopiano direzione E, NE sul limite boschivo e poi adduce alla conca della parete N del Corno alle Scale (zona di slavine occhio ad eventuali cornici e pendi carichi) e quindi si torna al punto di partenza.
Riprendere di nuovo per il sentiero 337 fatto al mattino.


Equipaggiamento:
  • Materiale: 1 piccozza, ramponi, corda, casco, 4 rinvii, cordini, utili 2 friends (Camalot #2, #3 ) e qualche nuts.

Tempi previsti:

circa 1.5/2 h


Note:
  • La cresta in caso di basso innevamento o verglas può riservare non poche sorprese e dilatare i tempi. Valutare sul posto le condizioni ma presentarsi ad essa con equipaggiamento giusto.
  • Il verso preferenziale è in salita, anche per evitare incroci antipatici con chi sale.
  • Salita in occasione del corso Aspiranti Istruttori di Alpinismo della Scuola A.Montanari, sezione Cai di Carpi
  • Per cercare un po’ di misto facile abbiamo intercettato la cresta più a sud puntando ad un ammasso di bella arenaria macigno facilmente proteggibile con friend grandi (#2 +#3 e spuntoni con cordini lunghi) la traccia GPS si riferisce a questa variante di attacco.

Cartografia:

Carta dei sentieri | Alto Appennino Bolognese


Bibliografia:
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1000m Appennino climbing Pietra Bismantova relazioni rock climbing via sportiva

via Zuffa Lenzi

Pietra di Bismantova 1041 m

Castelnovo Ne’ Monti (RE)

Apritori : Giancarlo Zuffa e Nino Lenzi il 17 maggio 1969

Itinerario aperto da Giancarlo Zuffa e Nino Lenzi il 17 maggio 1969 e recentemente riattrezzato in ottica sportiva su consiglio dell’apritore. La via offre un’arrampicata logica lungo fessure e diedri. Zuffa attaccò la parete salendo in artificiale la placca a sinistra del diedro d’attacco; questo tratto oggi costituisce la prima lunghezza della via “La danza dei grandi rettili”. L’attacco ora seguito oggi è una variante aperta da Nunzio Ruggiero poco dopo l’apertura della via.

dal sito SassBaloss.com

 

Piacevolissima infrasettimanale con l’amico Carlo Alberto. E’ un pò che non scala per puro diletto  e l’occasione di essere insieme qui, dopo poco più di anno, ci farà assaporare ancora più questa mezza giornata rubata al lavoro.

In sommità troveremo i preparativi per la manifestazione di slackline il cui gioioso clima di festa ci contagerà fino alla scontata birra del rifugio.


Accesso:

In prossimità del centro di Castelnovo Ne’ Monti seguire le indicazioni per Pietra di Bismantova fino a raggiungere il parcheggio di Piazzale Dante.


Avvicinamento:

Da Piazzale Dante salire la scalinata verso l’eremo e poi passare sul retro del rifugio e seguire verso W le indicazione per la sommità, sentiero 697. Dopo poche centinaia di metri, tralasciati i sentieri che salgono direttamente ai settori Gare Vecchie e Verbum si abbandonare il sentiero andando su evidenti tracce a dx e già in vista dell’attacco e del caratteristico diedro e fessura del primo tiro. Attacco su comodo terrazzino in prossimità di una pianta.


Scheda salita:

Zona Montuosa: Appennino Tosco Emiliano.
Località di partenza: Pietra di Bismantova – Castelnovo Ne’ Monti (RE) 1047m slm
Tempo di salita: 10’ per l’attacco, 1h30′ la via
Tempo di rientro: 20’
Sentieri utilizzati: sentiero 697 per la sommità; discesa dal lato SO della sommità tramite il sentiero (alpinistico) tracciato a bolli blu.
Difficoltà: 6a+ (6a obb.), I
Proteggibilità: S1
Sviluppo / Tempo salita: 110m, 4L / 1.5 h
Possibilità di proteggersi: S1, ottima chiodatura a spit fix ø10. Soste a spit fix con cordoni. Inutile protezioni veloci tranne tratto finale dove occorre 1 o 2 cordini.
Materiale necessario: Normale da arrampicata sportiva su vie di più tiri. 14 rinvii.
Caratteristiche salita/roccia: Arrampicata tecnica di aderenza ed equilibrio. Qualche passaggio più fisico / Arenaria.
Pericoli oggettivi: Normali da arrampicata sportiva. Roccia a tratti friabile. Pericolo di scariche dalle cordate che precedono. S3 molto friabile.
Esposizione: Sud
Periodo consigliato: Tutto l’anno. Vista l’esposizione e la bassa quota la zona potrebbe essere molto calda nei mesi estivi.
Condizioni meteo: Temperatura calda ma bilanciata da vento.
Ripetizione del: 18/05/2018: con Carlo Alberto Montorsi

09/09/2017: con Tommaso Fiorini

GPS Parcheggio: 44.417411 N, 10.411794 E
Giudizio: ****

Descrizione via:

L1 30m

6a+ (6a)

Tiro caratterizzato da continuità e spesso arrampicata umida nei primi metri. Risalire il diedro iniziare (5c) fino alla pianta e poi prendere la bella fessura atletica che si scala con bei movimenti (6a). Sopra a questa un terrazzino terroso spesso si presenta bagnato. Non lasciarsi intimorire e salire il successivo facile diedro fino a che sulla dx la via vince l’evidente placca in traverso. Passaggio tecnico per ristabilirsi (6a+) e poi facilmente in sosta. Sosta su spit-fix. (Se la partenza risultasse bagnata attaccare sulla bella placca a dx e poi traversare a sx sotto alla lama)
L2 25m

5b, 6a

Su per placca a dx di un diedrino poi appena si può traversare a sx (allungare protezioni) e portarsi sotto all’evidente diedro che si scala con bella arrampicata più tecnica che fisica. Passo di 6a poco sotto la sosta, sennò più facile. Sosta su spit-fix.
L3 25m

6a, 5c

Risalire la placca verticale ed anche tramite un alberello vincere lo strapiombetto con movimenti un pò obbligati. Poi seguire le bella fessura a banana che adduce in breve alla sosta.  Sosta su spit-fix ma sotto ad un terrazzino non molto invitante.
L4 35m

5a, III

Risalire la placca appoggiata verso dx in bella esposizione ma su modeste difficoltà (5a), prestare attenzione al terreno un pò friabile ed al fatto che sotto vi è uno dei settori più frequentati di Bismantova. Traversare per terreno elementare la esposto verso dx fino al catino somminale che in breve adduce alla sosta da attrezzare su pianta.

Schizzo:

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Discesa:

Seguire a sinistra il sentiero che costeggia la sommità (in direzione W) fino all’imbocco del sentiero alpinistico tracciato a bolli blu. All’incrocio col sentiero 697 proseguire (direzione E) verso il Rifugio della Pietra e alla scalinata che riporta a Piazzale Dante.


Note:

  • grazie a Diego Filippi, Matteo Bertolotti ed Alessandro Spinelli che l’hanno attrezzata per l’arrampicata sportiva in libera . Dopo la richiodatura a spit fix è ora diventi una classica che colma quel gap e faccia da ponte tra vie classiche come la Oppio o Zuffa Ruggiero, con le altre più ingaggiose come la Maria, Sinergie, Zuffa 70, del Diedro, Nino Marchi, Amici tanto per citarne alcune.
  • Linea logica, un’alternanza di fessura e diedro che dalla base della parete porta direttamente alla sommità sfruttando i punti deboli.
  • Spesso dopo recenti precipitazioni il primo tiro è fradicio, si consiglia di attaccare la placca appena a dx (5c) e poi riprendere la fessura che anche se bagnata si lascia scalare. Molto più psico il facile diedrino terroso appena dopo (provare per credere 😉

GPS


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1000m Appennino climbing Pietra Bismantova relazioni rock climbing rope solo via artificiale

Servi della Gleba, con soccorso

via Servi della Gleba con incidente

Pietra di Bismantova, 1041 m – parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano (RE)

Dopo alcune ore, tornato in possesso della mia macchina fotografica e quindi potuto verificare se i ricordi combaciassero con la realtà immortalata dagli scatti, mi permetto di dare anche io la mia versione, visto che quelle uscite sui vari media sono ricche di “caricature” al limite delle menzogne.

” Ieri sabato 25/03/2017 mi accingevo a ripetere (forse per la prima volta) la nuova via artificiale “Servi della Gleba”, della cordata Carlo Alberto Alby Montorsi e Pietro Gaibazzi.
Ero in solitaria ed in autosicura su una corda intera, pratica di cui non sono nuovo ne qui in Pietra che altrove.
Giunto a 2/3 circa del primo tiro, direi già l’ottavo o nono chiodo e superato già il primo staffaggio su microfriend, mentre mi stavo issando sul chiodo già negli ultimi gradini della staffa e quindi con la longe sopra ad esso, l’ho sradicato dalla parete.
Ne è seguito un volo con ribaltamento a testa in giù che, anche se messo in conto vista la natura della via e foggia degli ancoraggi, non si è arrestato dopo i canonici 4/5 m nell’aria.
La mia posizione a testa in giù ha fatto lavorare male l’auto-assicuratore in quale non ha bloccato ma solo “frenato” la caduta.
Ne è seguito un rovinoso filo a piombo fino al tronco d’albero all’attacco appoggiato alla parete, trovato il quale ammetto ha vinto lui e dall’impatto mi ha girato e quindi messo in condizione corretta di “bloccante”, arrestandomi appeso ma a soli 50cm dal terreno.
Peccato avessi già percorso 15/20m e soprattutto impattato già violentemente sul nerboruto arbusto.
Una volta guadagnato il terreno mi sono accorto che appoggiare e camminare sulla gamba destra era una utopia, anche la schiena doleva come a causa di qualche rottura costale, chiamando aiuto due o tre volte e non avendo risposta, visto il luogo isolato ed il fatto che il dolore mi stava facendo perdere i sensi, ho deciso 10:38 di allertare il 118 il quale mi ha passato la chiamata al soccorso alpino ed il quale mi ha mandato un sms per la geolocalizzazione. Sms a cui ho risposto subito, 10:42.

Nel mentre dell’attesa ho rimesso via il materiale rimastomi addosso, le staffe incastrate negli arbusti, ho mangiato mezza barretta per ridarmi energia e fatto alcune foto (sotto) che sapevo mi sarebbero servite a casa od a chi avesse voluto poi ricostruire l’accaduto.
Dopo 5 minuti (10:47) visto e provato a fare un bastone con arbusti ma caricato senza successo per via del dolore alla gamba e schiena ma anche constatato che non usciva sangue e le articolazioni non erano rotte, ho richiamato il 118 informandolo del mio stato “stabile” e vigile e consigliandogli di non sollevare l’elicottero per via del terreno impervio ma solo forze via terra, ero convinto di riuscire ad arrivare al sentiero con 2 o 3 persone di supporto.

11:02 mi chiama il soccorso di Parma avvertendomi che l’elicottero da Pavullo è in moto e che un squadra sta arrivando.

Dopo circa un quarto d’ora direi mi hanno localizzato e sono stato subito aiutato da un vigile del fuoco cui mi sono aggrappato e che mi ha fatto da stampella fino alle tracce di sentiero nell’Orto del Mandorlo, poi sono sopraggiunti due carabinieri del posto, subito seguiti da 3 o 4 persone del soccorso Alpino tra cui anche un medico.
Prestatemi le prime cure, visti i forti dolori alla schiena, mi hanno sedato e consigliato di portarmi in barella spinale fino al primo ospedale ricettivo, Baggiovara o Parma.

Visto la debolezza, dolori che accusavo ed una sospetta frattura costale mi sono lasciato convincere era l’idea migliore per tutti, considerato il terreno ancora impervio e franoso a cui tutti avevo obbligato stare.
Imbarellato e calato con la mia stessa corda di cordata nel pendio appena fuori frasche venivo verricellato con il medico e portato in eliambulanza a Parma.

Giunto all’ospedale Maggiore di Parma (12.55) sono stato curato ed assistito in tempi brevissimi e con molta cura sia dal personale medico ma soprattutto ricordo la gentilezza e professionalità dei tecnici e delle infermiere.

Alle 17.45 uscivo con la lettera di dimissioni con prognosi di 5 giorni e miracolosamente nessuna frattura.

Colgo l’occasione per ringraziare di cuore e sinceramente TUTTE le persone: carabinieri, vigili del fuoco, soccorso alpino, personale medico, che si sono mobilitate per il mio soccorso. Non avrei voluto combinare un così grande casino ed anche se non vi posso promettere che quella è stata l’ultima solitaria, posso promettere che starò molto più attento per non mettere a rischio persone che non c’entrano nulla con questa passione ma cui i nostri errori, il mio errore, li ha obbligati a prendersi rischi e disagi.
Ringrazio Riccardo Belloni per il recupero del materiale in rifugio ed Andrea Bonatti Pellegrini e Stefania Trovarelli per quello dell’auto, grazie amici.

PS:
Ringrazio anche Carlo Alberto Alby Montorsi e Pietro Gaibazzi per la bella intuizione, quella via mi stava divertendo.
Consiglio ai ripetitori una analisi preventiva degli ancoraggi data la naturale imprevedibilità dell’arenaria 😉

Aggiornamento del 01/04/2017:

Ad una settimana esatta dal mio incidente mi sento di tornare in Pietra un pò per rimontare subito appena disarcionato dal cavallo, un pò per rimettere in loco il chiodo strappato, un pò per controllare lo stato di chiodatura pure del resto della via ma soprattutto per “ripulire” la via dai miei 7 rinvii rimasti in parete alla mercè delle intemperie.

L’occasione è stata rigenerante per il mio spirito: è un luogo che continuo ad amare e che non riesco in nessun modo a percepire come ostile, anzi l’opposto.
Ed infatti una giornata dalle previsioni uggiosa si trasforma in una parabola di sole, calore ed accoglimento dove l’incontro e dialogo con alcuni amici vecchi e nuovi non farà altro che testimoniarmi che dovevo andare, che è stato giusto così, malgrado la dissuasione dei medici.
In sequenza temporale ringrazio Riccardo Belloni ed Enrico Miglioli che mi hanno accolto sorridenti al parcheggio, Alex Stecchezzini che mi ha subito proposto una arrampicata “infra” dando una iniezione di fiducia alla mia ripresa, Gino Montipò con cui ho scambiato qualche opinione davanti ad una birra al rifugio una volta tornato dal periplo.

Sono salito, non senza qualche affanno, per il più facile sentiero 697, poi presso l’uscita della ferrata degli Alpini ho buttato giù una doppia da 60m che da un primo momento pareva sospesa ma che invece tocca direttamente terrà dalla sommità (anche se con pochissimo margine).
Durante la discesa:
– ho attrezzato la sosta S1 con corda dinamica e 2 redance per evitare l’intaglio delle placchette degli spit fix.
– ho rimesso in sede il chiodo uscito pulendo la sede (che appariva ingrandita dallo strappo) ed interponendo a riempimento resina poliuretanica ad elevata tenacità
– ho controllato con il martello qualche chiodo trovandone 2 con gioco ed 1 in particolare che pareva uscire sollecitato anche da una sola mano

Siccome Carlo Alberto Alby Montorsi mi ha riferito che andrà presto a bonificare la chiodatura di questa via, il mio consiglio è di

NON SALIRE per la via “Servi della Gleba”

fino ad un suo sopralluogo.

Non che dopo la via diverrà come tante “spittate” limitrofe ma ora direi che la probabilità di estrazione di altri chiodi è alquanto elevata.

Aggiornamento del 14/04/2017:

Pulizie di primavera in Pietra.

Mi propongo di dare una mano alla prevista richiodatura della via, alla fine il mio contributo sarà veramente esiguo mentre il grosso del lavoro come il materiale è spettato a Carlo Alberto Alby Montorsi .

Dopo 5 minuti pareva già di aver scalato insieme innumerevoli volte siccome Alby è persona capace, modesta e che mette a proprio agio, come poche altre volte mi è capitato trovare in una guida alpina.
Basta però andare in parete per notare con che agilità e maestria percorre in su e giù la corda, direi che nello stesso tempo ha fatto almeno il doppio della mia strada.

Alla fine abbiamo cambiato 15 chiodi che “muovevano” un pò ed aggiunto 2 nuovi, resinandoli ad epossidico e disgaggiando un pò di robetta che “poteva muovere”.

Ora la via si presenta in ottime condizioni ma rimane sempre terreno di avventura con alcuni passi in Ae.

Veramente una bella giornata in cui la gioia più grossa è stata conoscere meglio una gran persona, grazie Carlo Alberto Alby Montorsi

P.S.
Terza volta per me su questa via e non sono ancora riuscito a salirla, solo a scenderla, sono geloso di questo record e mi sa me lo terrò stretto per un pò

Qui un piccolo simpatico video della giornata, per chi si impressiona meglio saltare dal minuto 2:40 pena non scalare più in Pietra con la stessa tranquillità.

Chiudo augurando
Buona Pietra a tutti !

 

Descrizione

Via breve di due tiri che intende miscelare e fondere l’artificiale classica fatta di chiodi artigianali piantati a pressione in fori sulla parete,  con il moderno AE stile “new age” che si basa su protezioni ad espansione, veloci e mobili che vengono tolte dal secondo di cordata ma spesse volte anche da un ipotetico volo del primo.

Accesso:

Parcheggiare nel piazzale Dante e poi salire verso l’Eremo. Appena prima dell’ultimo tornante scendere a dx dirigendosi sul sentiero 699 come per l’attacco della ferrata degli Alpini. Giunti in prossimità del settore Pilone Giallo se si vuole velocizzare l’accesso occorre abbandonare il sentiero bollato CAI a sx che salirebbe tra massi ed alcuni tratti attrezzati, e stare bassi a dx scendendo qualche metro e traversando bassi la parete E. Giunti vicino allo Spigolo dei Nasi occorre tralasciare le tracce e corde fisse a sx che porterebbero in salita agli attacchi delle vie Sinergie, Diedro, Maria, Montipò-Olmi, ecc.. ma anche l’aggiramento di un torrione e la caratteristica grotta a camino. In questo modo si perviene in 15 min all’attacco della ferrata che si tralascia per proseguire verso l’ormai evidente Spigolo di Fontana Cornia. Si giunge ora nell’anfiteatro Orto del Mandorlo, si individua la parete e la linea di salita ora evidente. Conviene proseguire ancora un pò verso N e poi seguire accennate tracce di sentiero a sx che su instabile falsopiano detritico portano all’attacco. Grande tronco a 45° tagliato ed appoggiato alla parete con il primo chiodo ben visibile.

Relazione salita:

L1 = 30m, A1+, chiodi + friend 0.2/0.3/0.4. S1= 2 fix con cordone
L2 = 35m, A1+, chiodi + friend 0.2/0.3/0.4. S2= fittone fine ferrata oppure albero
65 m, 2L, A1+, II

Tentativo  del 25/03/2017

compagno: Rope solo

Schizzo:

Discesa:

  • discesa per sentiero 697 che in 20 min riporta all’Eremo
  • 1 doppia da 60m esatti attrezzata sul piolo a U resinato appena dopo l’ultimo gradino della scala
  • discesa per la ferrata degli Alpini (sconsigliata per via dell’affollamento ed alcuni tratti detritici che diverrebbero pericolosi per chi sta sotto)

Note:

  • Anche se lo sviluppo è modesto per la qualità e tipologia della roccia e per le caratteristiche di cui sopra, ne sconsiglio la ripetizione come via “iniziatica” di questa pratica. Penso occorra prima un piccolo bagaglio di esperienza prima di avventurarsi su linee similari.

GPS:


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Donato Zeni con uscita Sfinge

Pietra di Bismantova

Castelnovo nè Monti (RE)


Ormai le uscite in Pietra con me stesso a cavallo della fine dell’anno hanno il profumo della esigenza, della necessità, della resa dei conti.

Ripercorro la Donato Zeni per la quarta volta ma oggi mi concedo due varianti: nella prima evito il “passo del serpente” uscendo per la “variante del sensore” per via del passo di sostituzione che occorre attuare sullo spiovente fotovoltaico dello stesso e nella seconda mi regalo l’uscita per la Sfinge. Quella titanica prua gialla che le prime volte andavo in Pietra mi atterriva già al rifugio ma di cui ne sono sempre rimasto soggiogato dal fascino estetico: un monolite che sfida la gravità e che fino ad oggi ha avuto ragione.

Parto come sempre con poca convinzione, a fianco due amici si sfidano su lisce pareti, alla prima sosta sento il mio nome, è Alex e sua figlia, con un saluto ed incoraggiamento mi sprona a proseguire quando invece l’avrei seguito.
Dalla mattina alla sera, dai -6°C nella valle del Secchia percepiti con un lucente candore bianco sull’erba, fino a togliersi la maglia per il sole riverberante sulle amate gobbosità sabbiose.

Sono lento, ma questo è anche quello che cercavo.

Rallentare un po’ tutto e qui ho trovato la mia dimensione, il mio strumento, il mio mezzo ma pure il mio fine.

Incredulo esco la testa sulla orizzontale piazzola sommitale, senza fiato, il pile è umido delle sensazioni appena lasciate e subito ne trova delle nuove che mi inondano di gioia, di emozione, di calore, di felicità, di risposte a domande di cui mi ero scordato la costruzione e la necessità di soluzione.

Questa volta è speciale.

Questa volta so non potrà più accadere, ripetersi, così, in questo modo e con questa intensità.

Ringrazio la vita, oggi mi ha permeato, forato e ricucito.

Rimetto la corda nello zaino, è buio, al parcheggio solo due vuote auto, l’inverno avvolge tutto, anche quest’anno si chiude, è ora di andare.

30 dicembre 2016

Accesso:

Piazzale Dante Alighieri, tenere per il Settore Gare Vecchie. L’attacco è appena a sx di Snoupinette in un evidente diedro/camino. Chiodo lasciato sulla dx.


Relazione salita:

150m, 5L

IV+,V, 1 p.V+, A1, A2, RS2, II, TD+

Tiri:

L1+L2 = 60m, IV+,V, 1 p.V+, II
L3 (x variante del “sensore”)= 30m, IV+, V
L4= 25m, A1
L5= 35m, A2 (! min 26-28 rinvii e manca la piastrina sull’ultimo fix)

Discesa:

  • Dalla sommità per sentiero, consigliata lo scorciatoia che scende per il Sirotti.

Schizzo via

schizzo via Donato Zeni uscita Sfinge

GPS


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Meteo:

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