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0-999m Brentino rock climbing Sass de Mesdì val d'Adige via sportiva

Ladro di Baghdad

Sass de Mesdì

Monte Cimo – Brentino (VR)

Note Storiche:

A PROPOSITO DELLA VIA “IL LADRO DI BAGHDAD”

Nelle ultime pubblicazioni inerenti le vie di roccia in Val d’Adige, ed in modo particolare quelle sul Cimo, i primi salitori della via “Il Ladro di Baghdad” risultano essere B. Vidali, E. Cipriani, I. Micheletti ed E. de Bastiani.

Non è vero.

O meglio: non è corretto, né sul piano storico né sul piano, diciamo così, filologico.

Mi spiego ed approfitto per raccontare, a chi si interessa di storia dell’alpinismo nostrano, come andarono effettivamente le cose.

Nella primavera del 1993 sulla grande placconata “a gocce” del Sass de Mesdì esistevano le seguenti vie (qui elencate da sinistra a destra guardando la parete): “Tarzan nel regno dei buchi” (arrampicatori parmensi di cui al momento non ricordo il nome), “Desiderio sofferto + variante diretta della Vigilia” (S. Coltri e C. Laiti), “Otto bastano” (E. Cipriani e M. Lugoboni) e “Moby Dick” (A. Rampini & Co.), tutte risalenti al decennio precedente. Conoscevo bene la parete anche per aver ripetuto assieme a Sergio Coltri, nel 1984 pochi mesi dopo la sua apertura ad opera dello stesso Coltri, la via “Desiderio sofferto con variante della Vigilia” ed ero rimasto colpito dalla bellezza dell’arrampicata e dalla “tipicità” di quella placca, un’immensa e, in caso di volo, pericolosissima “grattugia”. Mi ero riproposto di aprire, a ragionevole distanza dalla “Desiderio sofferto”, una via autonoma più diretta, meglio protetta e altrettanto bella. Come secondo di cordata e compagno di avventura in questa non difficile ma pericolosa intrapresa (ripeto, in caso di volo, la “grattugia” non perdona e si rischia di uscirne scorticati!) avevo trovato il simpatico, esuberante ed istrionico Edoardo De Bastiani. Munito di qualche (inutile) chiodo da roccia, di una dozzina di fix e di un pesantissimo trapano Hilti che, a seconda dell’umidità presente nell’aria, non mi consentiva di fare più di 12-15 buchi (stiamo parlando di batterie con una tecnologia di 25 anni or sono!), affrontai la placca ovviamente dal basso (altrimenti dove sarebbe stata l’Avventura?) e realizzai inizialmente tre tiri e mezzo, per un totale di 80 metri abbondanti di sviluppo. Poi la batteria finì e, forse, assieme ad essa finirono anche le mie forze, almeno per quel giorno.

Tornai qualche settimana dopo, questa volta assieme a quello che, dopo essere stato mio compagno di classe alle elementari, era allora il mio abituale compagno di cordata: Beppe Vidali. Come consuetudine fra noi in quel periodo, lui salì da primo l’itinerario sino al punto massimo da me raggiunto. Poi, dove bisognava tornare a “far cantare” il trapano, tornai in testa alla cordata (solo molti anni dopo Beppe diventerà a sua volta un trapanatore: inizialmente era un “liberista” puro).

Al termine del quarto tiro, che piegava a destra, la via poteva dirsi praticamente conclusa. Traversando qualche metro raggiungemmo la prima delle calate della “Desiderio sofferto” e tornammo alla base. Così strutturato l’itinerario risultava essere proprio quello che avevo sperato che fosse, vale a dire una via alternativa alla “Desiderio sofferto”, più rettilinea, altrettanto bella e di quasi uguali difficoltà. Difficoltà che allora valutai V\V+ abbastanza omogeneo con qualche passaggio leggermente più difficile.

Certamente era meglio protetta della “Desiderio sofferto” che, nella versione originale e cioè prima delle richiodature sistematiche operate alla fine degli Anni Novanta, era una tipica via “alla Coltri”, vale a dire molto alpinistica.

E’ da sottolineare, per verità storica, che secondo i parametri attuali anche la chiodatura originaria della mia “Ladro di Baghdad” sarebbe sembrata molto alpinistica: venti fix, soste comprese, su 100 metri di percorso non erano tanti, ma allora sembrava già una via “plaisir”!

Questa era la vera via “Ladro di Baghdad”, realizzata quindi nella primavera del 1993 (non nel 1997) da me con la collaborazione dapprima di Edoardo de Bastiani e, nell’ultimo tiro, di Beppe Vidali. Ai quali rinnovo il mio grazie per la loro disponibilità.

Che cosa c’entri tale I. Micheletti che appare nelle guide fra gli apritori di questa via, che cosa c’entri il 1997 e, soprattutto, che cosa c’entrino due tiri finali di 6c+ (il quarto) e 7a\A0 (il quinto) proprio non so.

Non lo so perchè:

A) I. Micheletti non so chi sia, né che faccia abbia;

B) nel 1997 io mancavo dal Cimo già da tre anni;

C) “Appiccicare” su un percorso di difficoltà contenute e, soprattutto, omogenee due tiri sproporzionatamente difficili è una cosa che io non mi sarei neppur lontanamente sognato di fare in quanto fuori da quella che è la mia logica alpinistica.

Non so se Micheletti abbia tracciato la sua variante d’uscita calandosi dall’alto o compiendo prodezze dal basso. E non so nemmeno se questi due tiri siano belli oppure meno. Probabilmente sono bellissimi. Mi auguro che lo siano! Io non lo saprò mai perché non ho più l’età per superare un 7a (non mi vergogno ad ammetterlo, anzi, me ne frego) e certo non vado a ripetere quei due tiri “tirandomi” disperatamente ai chiodi e staffando pur di sapere come sono. Ho un ricordo troppo bello della prima salita della “Ladro di Baghdad” in versione originaria per andare ad insudiciarlo con una goffa ripetizione.

Tenevo molto, però, a mettere le cose in chiaro. Sino ad oggi mi ero lasciato colpevolmente sfuggire l’occasione. Il post di Bee climber me l’ha offerta e, questa volta, non me la sono lasciata scappare.

Concludo questa mia nota storica ringraziando anzitutto l’amministratore della pagina per l’ospitalità, in secondo luogo l’autore del post per avermi involontariamente incentivato a scrivere queste precisazioni storiche. Infine ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato ed apprezzeranno in futuro questo itinerario, sia nella “facile” versione originaria che in quella “spuria” ma più impegnativa.

P.S.: perché chiamai la via “Il ladro di Baghdad?”
E’ una vicenda molto divertente che coinvolge alcuni nomi noti del mondo dell’arrampicata veronese di allora. Vede quindi differenti protagonisti muoversi da posizioni diverse intorno sostanzialmente a due “malefatte”. Ma questa è un’altra storia…

Eugenio Maria Cipriani da un post su FB

Apritori:

Eugenio Cipriani, Edoardo de Bastiani, Beppe Vidali nel 1993.

(var. uscita Micheletti) ultimi 2 tiri da I. Micheletti e B. Zanini che si calarono dall’alto il 17 giugno 1999


Accesso:

P sulla strada nei pressi del cimitero di Brentino (a volte segnalati furti), percorrere la strada direzione S fino alla fine del vigneto e poi per traccia ripida verso W dapprima su ciottoli e poi nel bosco.
Attenzione al raccordo con le Pale Basse (Mamma Olga) salire ancora e non traversare a SX (faccia a monte)
Poco dopo si incontra una breve fascia rocciosa che si supera con corde fisse (terreno friabile, rimanere o vicini od al riparo fuori dalla verticale). Dopo 30/40 min si arriva al secondo raccordo alla base della Pala del Boral, tenere quindi la SX e si accede al Sass de Mesdì (es. via Capitani Coraggiosi) e tramite qualche sali e scendi ed un tornantino si adduce alla base dell’impressionante placca con il ciclopico tetto che da il nome al settore.
La via attacca a sx sul più facile su placca fessurata con breve strapiombino. Targhetta 8 e scritta alla base.

Tot 45 min / 1h


Relazione:

Difficoltà:6c+ max (6a+ obbl)
Proteggibilità:S2 / S1 (gli ultimi 2 tiri)
Impegno:II
Sviluppo:145 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  10 rinvii
Esposizione:E (ma và in ombra presto)
Tipo di roccia:splendido calcare
Periodo consigliato:primavera, ed autunno. Estate pomeriggio và in ombra.
Tempo salita:circa 3h
Bellezza:****
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo:

Descrizione tiri:

tiromdiff.descrizione
L1206aPartenza delicata su fessurina verticale ed appoggi ormai lisci. Breve rimonto poi più semplicemente alla sosta su cengia.
L2206aSalire leggermente a destra la liscia e tecnica placca compatta. Ma mano si sale appaiono le gocce di erosione dal tetto che rendono goduriosa e più facile la salita.
L3305bAncora in verticale su placca fino ad incrociare i fix (blu) della Desiderio Sofferto. Qui traversare leggermente a SX vincendo un breve strapiombino e poi su placca lavoratissima ed una lama dopo la quale a SX si arriva alla sosta appesi.
L4305cSu placca arancione con bella e facile arrampicata fino ad un tettino che si evita stando bassi in placca liscia ed a volte bagnata. Ora la via originale sarebbe finita e si uscirebbe raccordandosi a DX alla Desiderio Sofferto.
L5206b+A destra e su per lo strapiombino con decisione (6a+) fino a che diviene placca dilavata dall’estremo DX del tetto e quindi sempre più liscia. Passi ipertecnici in traverso su piccole prese (6b+) e presto si arriva in sosta sotto ad una caratteristica orecchia.
L6206c+Portarsi a SX sotto ad un evidente tetto che si sale con atletica arrampicata (1 passo 6c+) e dopo diviene diedro (6b) che con andamento a banana porta alla comoda sosta.
svil.140m
Grado6c+ (6a+ obbl.), S2/S1, II imp.

Compagni:

2004 con Giovanni Giuliani (mio istruttore al corso roccia AR1 2004)

01/12/2007 con Marco Bulgarelli e Michele Bartarelli

26/03/2011 con Maicol Roversi e Mirko Razzaboni

20/05/2021 con Claudio Bassoli, cordata amiche a fianco Anna Tusini ed Alice Zafferri sulla Desiderio Sofferto


Discesa:

  • Solitamente con 3 doppie da 40m non obbligate utilizzando le numerose soste sulla parete ma stando leggermente a SX (viso monte). Giunti alla base della parete, poi a ritroso fino al raccordo e poi giù fino al parcheggio.
    Tot: 1/1.5 h a seconda della velocità nelle manovre.
  • Usciti dalla via si tiene per tracce di sentiero esposto in direzione N fino ad incrociarne una possibilità di discesa tramite flebili tracce verso DX (Ovest).
    Per rami e gradoni si perviene in breve alla cengia di attacco alla base della Pala del Boral. Di qui a ritroso verso S si perviene al raccordo tra la Pala del Boral ed il Sass de Mesdì e quindi si scende per sentiero evidente.
    Tot: 1/1.5 h
  • Se si salta il canale di discesa per la Pala del Boral si perviene al sentiero delle Laste. E’ quindi possibile seguirlo tutto verso N fino a che questo non confluisce al sentiero che porta al Santuario della Madonna della Corona e poi porta in centro a Brentino . Ciò obbliga poi a tornare per strada fino al P.
    Tot: 2 h

GPS:


Note:

  • Attenzione che arrampicare su queste vie crea dipendenza, dopo si diverrà molto più esigenti e schizzinosi con tutto il resto. Valle del Sarca compresa!
  • Anche se sportiva è richiesta però un minimo di esperienza alpinistica per le doppie e la spittatura lunga.
  • Abbastanza evidente la doppia mano in apertura. I primi 4 tiri su magnifica placca con spittatura a 3/4 m mentre gli ultimi 2 tiri ravvicinata ma con difficoltà obbligatorie sul 6a+/6b.


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Cielo del Nord

Parete di Turan, 290 m

Monte Cordespino – Brentino (VR)

Un piccolo tributo a tutte le vie che ci hanno fatto sognare qui in val d’Adige in particolare a quelle di Sergio Coltri a cui dedichiamo la via.
Speriamo piaccia alle future generazioni almeno una frazione di quelle vie che i “signori della val d’Adige” hanno saputo creare negli anni d’oro delle aperture pioneristiche, con pochi chiodi ed ancora meno spit.

Che la vita riprenda e sia lieve per chi ha il cuore aperto e leggero.

Per chi in sosta saprà fermarsi veramente ed aprire lo sguardo sulle montagne, a nord, al cielo del nord.

“Dedicata a Sergio Coltri”

Apritori:

Nicola Bertolani ed Anna Tusini (in 8 giornate nov 2020- aprile 2021)


Accesso:

Uscita Affi, direzione Rivoli- Brentino, dopo abitato Tessari sulla strada principale parallela alla A22 si incontra sulla destra il Cristo della Strada. Dopo 100m appena passato un sottopasso sulla sx si parcheggia (lasciate auto fuori dalla sbarra) nei pressi di una fabbrica (P maps link).
Si segue la carrareccia a dx della fabbrica verso S fino ad incontrare un traliccio della tensione. Lo si aggira verso S per traccia tra vegetazione bassa puntando ad un secondo traliccio verde.
Non appena si calpesta del ciottolato si può girare a dx (ometto) per traccia che in breve diviene marcata e passa a fianco di un grosso basamento di cemento.
Facilmente si intercetta il sentiero principale (a sx attacco Diedro degli Elfi) e dopo pochi metri a dx si accede alla base del diedro bianco di attacco, sul sentiero, segnato da una targhetta metallica con nome via.
tot: 10/15 min dal P.


Foto parete:

Schizzo via:


Relazione tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L1306a, 1 p.sso 6a+Attaccare il diedro bianco che presto oppone un piccolo strapiombino. Traversare a SX per portarsi sotto a delle caratteristiche canne che si superano con arrampicata atletica. Sopra spostarsi su bella placca con andamento leggermente a sx fino alla comoda sosta su 1 resinato + 1 fix. (10 fix)
Questo tiro si può salire anche come monotiro a moulinette al ritorno dalla Diedro degli Elfi.
L230IITiro di trasferimento. Per cengia elementare ma esposta traversare a sx fino a che si perviene alla comoda sosta su 2 fix con anello, possibile calata da 35m. (3 fix.)
L3305b, 4cSopra la sosta traversare a sx sotto ad uno strapiombino per bella placca rugosa a gocce. Appena possibile salire un masso aggettante e poi per facile placca si perviene alla sosta su 3 resinati. (8 fix) 
L4454c, 5aCon andamento diagonale verso dx per placca fino ad una sporgenza fessurata oltre la quale si vince uno strapiombino su bella roccia a lame. Proseguire alla sx del canale su placca lavorata intervallata da cenge fino a pervenire sotto ad una fascia strapiombante ove si traversa orizzontalmente verso dx fino alla sosta su 2 resinati. (14 fix)
L5256aVerticalmente sopra la sosta per placca fino ad entrare in un diedrino sbarrato da un tetto. Con passo tecnico spostarsi a sx e rimontare su belle placche fino ad una cengia erbosa. Vincere uno strapiombino e subito dopo spostarsi a dx per tecnica placca con grossa clessidra che in breve fa guadagnare la sosta da allestire su 2 resinati con catena o 2 resinati (10 fix)
L6406a, 1 p.sso 6a+Verticalmente sopra la sosta per compatta placca che si sale con eleganti movimenti fino ad una larga fessura. Spostarsi leggermente verso dx con arrampicata varia fino ad un lisco bombè di non facile lettura. Sopra un diedrino accennato ed altra tecnica placca fino alla fine del pilastro ove si traversa (allungare protezione) a sx e rinviando due piante si giunge alla comoda sosta su 2 resinati con catena e libro di via (10 fix + 2 cordini)
sviluppo200m
gradazione6a+ (6a obbl.), S1, II imp.

Discesa:

  1. SENTIERO
    Per traccia verso N (a dx viso monte) segnata con bolli blu si scende dapprima in direzione N e poi E. Per bosco su ripido terreno detritico e terroso si scende o tramite facili ma delicate arrampicate di II oppure sfruttando le comode e numerose corde fisse con nodi nei punti più esposti.
    Possibilità di effettuare qualche doppia su maillon od anello (non rubare!) in caso di pioggia o piede non sicuro.
    Al termine ci si ricongiunge ad una comoda traccia che solca la base della parete e con andamento verso S in breve riporta all’attacco.
    Dopo 10m il sentiero si biforca in corrispondenza di un ometto adagiato su albero. Qui tenere la SX e scendere dapprima verso un grosso basamento di cemento e poi per ometti e tracce a ritroso fino al P.
    Tot: 30-45 min.
  2. Con 3 DOPPIE attrezzate (da evitare in caso di altre cordate sulla via)
    • D1 = 32m, da S6 su catena tenere leggermente a dx (viso monte) e poi scendere nel canale tra la Diedro degli Elfi e l’ultimo tiro della Cielo del Nord fino alla sosta S5 su catena + 2 resinati (! friabile)
    • D2 = 32m, da S5 si scende verticalmente tralasciando la S4 e puntando più sotto ad una sosta su cengia sempre su catena resinata adibita solo per doppia.
    • D3 = 60m, si buttano le corde verso dx (viso a valle) evitando le piante sul pianoro sotto. Giuntici sopra si tiene la sx (viso a monte) fino ad una serie di strapiombini che ci permetteranno di divertirci nel vuoto fino a che si perviene alla base a circa 3 metri dal sentiero.

GPS:


Visualizza mappa ingrandita

Link a OpenStreetMap


Note:

  • La Parete del Turan essendo a metà tra i Tessari e la mecca dell’arrampicata rappresentata dalle pale centrale di Brentino, ha le caratteristiche miste tra le due. Tratti di roccia magnificamente lavorata e compatta si mischiano ad altre in cui il friabile impone una certa circospezione. Nel complesso però l’arrampicata è assai varia e dona diversi stili.
  • Rumore dell’autostrada e ferrovia infernali.
  • Consigliabile portarsi dietro un piccolo tronchesi e guanti in pelle per pulire un po’ l’accesso dalla fabbrica che risulta facilmente invaso dalla bassa vegetazione e rovi, soprattutto ad inizio stagione.
  • Via aperta in prevalente arrampicata artificiale dal basso in 6 giornate spalmate in 6 mesi.
  • Il nome della via è sorto spontaneo durante una delle giornate di apertura, quando calati al tramonto il cielo a nord si infiammò ed al ritorno Nick Drake suonava nell’abitacolo.
  • Birra con piada post arrampicata dalla Gigia a Brentino o merenda dalla Miki a Rivoli sono parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.

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Diedro del Dragone

Gola di Poggio Bianco del Dragone 620m

(toponimo proposto)

Palagano (MO)

Monte Calvario, 780m (link approfondimento) 

C’era un uomo in Cina che amava le immagini raffiguranti i draghi.
Tutti i suoi vestiti ed i suoi mobili erano decorati con questo motivo.
Il dio dragone si accorse di questo amore profondo, così, un giorno, un drago vero si presentò alla sua finestra.
Si dice che l’uomo sia morto di paura…
A parole costui era di certo molto coraggioso, ma si rivelava tutt’altra persona al momento di agire.

(I,81) 葉隠 Hagakure “All’ombra delle foglie” | Yamamoto Tsunetomo | 1659-1719 d.c.

Apritori:

N.Bertolani, R.Pittino, A.Tusini dal basso in 3 giornate da luglio ad ottobre 2020

var. “Traverso dei SospiriN.Bertolani, C.Bassoli dall’alto in 4 giornate ottobre 2020


Descrizione generale:

Via dalla chiodatura sportiva ma dal spiccato sapore alpinistico ed esplorativo che sale il perfetto diedro e vince il tetto cercando sempre “il facile nel difficile“.

La partenza su roccia di granitica memoria cede presto il passo a terriccio.
Segue un diedro dalla geometria euclidea che ci imporrà di usare circospezione e tatto per poi appenderci in sosta come insaccati.
Un traverso fotogenico, il “Traverso dei Sospiri” più difficile a vedersi che a farsi, ci depositerà su un pulpito con esposizione da rapace.
Segue una placca di roccia eccellente che pare rinnegare la genesi ofiolitica. Giunti sulla “Terrazza Belvedere” vi godrete forse un tenue tramonto in uno scenario di pacifica perfezione, sicuramente non avrete incontrato o sentito altra anima viva in tutta la giornata.

Via dal sapore unico, solo per intenditori.
Astenersi collezionisti di vie.


Accesso:

A) Con guado del Dragone (consigliato):

Da N: Arrivare nei pressi di Montefiorino (MO) e dirigersi verso Frassinoro sulla SP486R. All’altezza del caseificio di Casola scendere a SX sulla via Cerratello (fontana d’acqua poco dopo) e seguire la stretta strada fino alla località Lago. Sul tornante appena prima del borgo tenere la DX (ignorare indicazioni Palagano) ed entrando nel piccolo borgo proseguire per poco più di 1 km. Parcheggiare in ampio spiazzo sulla DX, giusto sotto alla cresta che sale al monte Calvario. P qui (link)

Da S: Da Piandelagotti o Pievepelago (MO) arrivare a Sassatella sulla SP486R e proseguire verso Montefiorino. All’altezza della via Medola scendere a DX e seguire la strada passando la bella località omonima (ottima visione sul Parco delle Ofioliti e della via ma solo se si sale sulla sommità del Poggio). Parcheggiare in ampio spiazzo sulla SX, giusto sotto alla cresta che sale al monte Calvario. P qui (link)

B) Senza guado del Dragone (dall’alto):

Ad inizio stagione o dopo abbondanti piogge il guado del Dragone potrebbe essere difficoltoso, si consiglia quindi l’accesso dall’alto tramite 3 doppie sulla via stessa.
P qui (link) sul tornante che serve il percorso del trekking delle miniere di Toggiano.


Attacco:

A1) Il più veloce:

Riprendendo la strada asfaltata dirigersi verso SUD per poco più di un centinaio di metri fino a che, in prossimità di un tornante, parte sulla SX una evidente carrareccia (targhetta di legno su albero ed ometto di pietra). Scendere ed inoltrarsi nel bosco seguendo alcuni bolli rossi e le targhette in legno ed abbandonarlo preferendogli una timida traccia sulla DX seguendo sempre ometti, bolli rossi e targhette. Quando la vista si apre sul greto del Dragone saremo alti sulla sua sponda sinistra con bellissima vista sulla via che ci aspetta. Scendere su terreno smosso e ghiaioso seguendo sempre ometti e bolli fino a portarsi nei pressi di un smottamento con alcuni grossi massi affioranti (1 fix per attrezzare eventuale doppia in caso di fango.

Giunti sul greto si guada per percorso non obbligato (legarsi in caso di acqua alta!) puntando all’evidente diedro fessura del primo tiro.
Una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco.
Tot: 20÷30 min a seconda del guado

A2) Il più bello ed avventuroso:

Riprendendo la strada asfaltata dirigersi verso SUD per circa 650m fino a che un centinaio di metri prima di arrivare al Poggio Medola, parte sulla SX una evidente strada ghiaiata.
Scendere ed arrivare sul greto del torrente e stando sulla sua sponda sinistra discenderlo direzione N. Per percorso non obbligato ma dettato dall’intuito e dalle condizioni del Dragone eseguire alcuni cambi sponda con pure qualche facile passo di arrampicata su bizzarre rocce conglomerate.
In corrispondenza di alcune piscine naturali utile breve doppietta di alcuni metri da eseguirsi su una vite che esce da un sasso levigato.
Si perviene quindi ad una zona di grandi ed affascinanti strapiombi che si evitano stando bassi sulla SX.
Con alcuni passi su terriccio fangoso si perviene di fronte alla serpentinica placca verdastra di attacco della via.
Guadare per l’ultima volta (legarsi in caso di acqua alta!) puntando all’evidente diedro fessura del primo tiro.
Una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco.
Tot: 1/3 h a seconda dei guadi e del livello dell’acqua.

B1) Se si è P nei pressi della Miniera di Toggiano:

Scendere per l’evidente stradina di servizio dell’abitazione che ben presto ad un bivio, tenendo la SX (palina informativa), diviene largo sentiero.
Scendere fino al greto di un torrente e passare un ponte di legno.
Risalire ed attraversare un ampio spiazzo da pic-nin. Proseguire per il sentiero e quando questo sale a SX preferirgli la traccia che rimane orizzontale non prendendo quota.
Il sentiero diverrà sempre più rado ma seguendo ometti ed alcuni bolli rossi si perviene ad un crestina rocciosa che si scende ed aggira per portarsi su una cengia esposta.
Percorrerla stando in quota e puntando ad una corda fissa che agevola in presenza di insidiosa erba bagnata.
Risalire ancora pochi metri su un’altra cresta e poi ridiscenderne il crinale che porta alla ormai evidente “Terrazza Belvedere” ove si troveranno i due ancoraggi per attrezzare la prima delle tre corde doppie.

D1 = Prima doppia da 20m, si arriva ad una sosta su catena.

D2 = Seconda doppia da 25m, si scende tra i resinati puntando ad un pulpito con catena “Pulpito del Sole“, giusto pochi metri a dx del grande tetto.

D3 = Terza doppia da 35m, a goccia d’acqua si perviene all’attacco della via, su una piazzola di ciottoli tra la parete principale ed un grosso masso.

Tot: 30 min / 1h a seconda della velocità delle manovre.


Foto Parete :


Schizzo via:


Descrizione tiri:

Variante del “Traverso dei Sospiri”:
TIROmDifficoltàfixDescrizione
L1354c, II4Salire per il regolare diedro fessurato di roccia eccellente. Integrare con un nut medio tra il primo e secondo fix ed un friend #2 tra il secondo e terzo . Dopo le difficoltà son finite ma procedere su cengia esposta fino ad S1 da attrezzare su 2 resinati.
L2206a, 6a+7Salire verticalmente sulla sosta o stando in placca od usando lo stretto camino. Presto si deve spaccare sull'”Angolo dello Psicologo” per cercare i poveri appoggi sulla facciata sinistra. Con bella arrampicata tecnica si sale verticalmente fino ad un breve passo in leggero strapiombo sotto la sosta (chiave). Questa la si attrezza su 2 resinati.
L3155b, 5c7“Traverso dei Sospiri”. Traversare orizzontalmente usando alcuni appigli fin troppo generosi ma soprattutto appoggi obbligati. A metà salire leggermente per cercare due incastri sotto al tetto, traversare ancora ed uscire dal tetto con movimento che obbliga ad una bella spaccata. Sosta “Pulpito del Sole” in bella esposizione su 2 resinati con catena.
L4256a10 res.Alzarsi dalla sosta verso SX su strapiombino ben ammanigliato. Immettersi nella “Placca dei Sogni” di eccellente roccia  fin sotto ad un piccolo arco strapiombante che si vince con elegante arrampicata. Dopo il terreno si abbatte e si arriva presto alla comoda sosta su 2 resinati con catena. Libro di via.
L5154b4Per percorso non obbligato ma dettato dai fix salire la bella e facile placca fino a che si sbuca sul pianoro sommitale “Terrazza Belvedere”. Sosta su 2 resinati.
sviluppo/diff110m6a+ (6a obbl), RS2, TD-, 2 imp.

Ritorno:

Per gli accessi (A):

Discesa in corda doppia:

D1 = Prima doppia 20m.
D2 = Seconda doppia 25m, si scende tra i resinati puntando ad un pulpito con catena “Pulpito del Sole”, giusto pochi metri a dx del grande tetto.
D3 = Terza doppia 35m, a goccia d’acqua si perviene all’attacco della via, su una piazzola detritica tra la parete principale ed un grosso masso.
Si ritorna a ritroso per il sentiero di accesso (A1)
Tot: 30 min / 1h a seconda della velocità delle manovre

Per l’accesso (B):

Si ritorna a ritroso per il sentiero di accesso.

Tot: 20 min


Note:

  • Portarsi qualche friends medio grande #2 o #3 + nuts per integrare ove possibile su L1 ed L2, dopo superflui.
  • La via è stata aperta dal basso a più riprese in prevalente arrampicata artificiale di A1, la variante del “Traverso dei Sospiri” è stata creata per dare la possibilità di salire tutto “in libera” una linea sennò molto esigente.
  • Portarsi qualche bicchierino da caffè che potrebbe rivelarsi utile al libro di via ed anche qualcosa di piccolo e personale che si vorrebbe lasciare ai prossimi ripetitori.
  • Se ci si cala dall’alto e non si è sicuri di uscire lasciare 2 fisse, una all’ultima sosta ed una proprio sul “Pulpito del Sole”. E’ una ovvietà lo so, ma oltre al fatto di cercare di chiamare il soccorso alpino SOLO in casi di incidenti seri e come ultima possibilità, c’è anche il fatto che quasi sicuramente non sapranno dove siete e come operare.

Bibliografia:


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Apritori:

F.Spavenello, G.Busato nel 1996


Descrizione:

Vietta simpatica ed ottimamente protetta, con esposizione favorevole alle mezze stagioni e non solo.
Permette un graduale e sicuro approccio alla dolomia delle Piccole Dolomiti.

Si divide in due sezioni distinte e diverse. Se i primi tre tiri sono su bella e solida placca compatta ottimamente protetta a fix resinati, segue una seconda dal sapore alpinistico ove le protezioni e soste sono ancora a prova di bomba ma la distanza è nettamente superiore ed impone qualche integrazione.
Non è raro uscire poi in cima sulla torre nel momento in cui le tipiche nebbie si diradano, e questo dona un sapore particolare.

Peccato solo gli ultimi tiri perdano di bellezza e divengano un po’ vegetati, ma danno alla salita quel senso alpinistico sennò sportiva.

D’altronde se non avete mai rinviato o fatto sosta su un basso pino mugo, allora vuol dire non avete mai arrampicato da queste parti!


Accesso:

Parcheggiare al Rifugio Campogrosso o vicino la sbarra dopo la malga omonima, imboccare il sentiero del Re e passare in rassegna il Baffelan, Primo e Terzo Apostolo.
Dopo poco imboccare il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di un pendio boscoso. Salirlo tagliando verso SX (viso monte ) e sopra a questo in direzione opposta traversare in falsopiano fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (via le Ricette di Elena ed Alba Nueva).

Traversare ancora a DX (faccia monte) ed in breve si arriva alla base della parete su una bella ed evidente placca grigia.
2 fix e scritta alla base (molto tenue) segnano l’attacco.
Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso


Esposizione:

E – SE


Relazione salita:

RELAZIONE (ITA) 
Itinerariovia Mission
prima salita1996: F.Spavenello, G.Busato
Zona MontuosaPiccole Dolomiti
SottogruppoSengio Alto
Settore / Parete / CimaII Torre Giare Bianche
StatoItaly
Località di Partenzarif. Campogrosso 1448m (Vi)
ParcheggioP al rifugio
Sentieri175, 175A
Punti d’appoggiorif. Campogrosso 1448m (Vi)
AcquaSì. Sulla strada salendo ed al rif. Campogrosso
Dislivello avvicinamento [m]+ 250 m
Dislivello itinerario [m]130 m circa
Sviluppo itinerario [m]135 m
Quota partenza [m]1448 m
Quota arrivo [m]1726m
Bibliografia utilizzataPiccole Dolomiti e dintorni. Arrampicate scelte | Casarotto, G. | Cierre Edizioni
Cartografia utilizzataTabacco 056 – 2016
Tipologia itinerariovia sportiva in ambiente su dolomia
Difficoltà su roccia5c (5b obbl)
Qualità rocciaRipulita dalle ripetizioni, prestare attenzione sul facile
ProteggibilitàS1 (primi 3 tiri) RS2 (gli altri)
SosteLa maggior parte su golfari resinati
ImpegnoII
Numero di tiri di corda6
Difficoltà globaleD
Pericolo caduta roccianella norma, prestare attenzione le ultime 3 lunghezze
MaterialeNDA + qualche cordino
Esposizione prevalenteE – SE
Discesatramite 4 doppie
Data gita22 agosto 2020 + 1 ottobre 2011
Tempo impiegato avvicinamento1 h
Tempo impiegato salita3 h (cordata 3)
Tempo impiegato discesa1,5 h (doppia + sentiero)
Libro di vettaSI, ma inutilizzabile (portarselo dietro)
Giudizio***
ConsigliataSi. Ottima per le mezze stagioni

Schizzo:

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Descrizione Tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1205a,5b6 fixSu per bella e solare placca appoggiata con singolo più tecnico appena sotto la sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati.
L2255b
(1.passo 5c)
7 fixSempre per placca ma più verticale e con alcuni movimenti tecnici prima della sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
L3255b8 fixVerticalmente sulla sosta a rinviare (allungare) poi breve traverso a sx con tecnici movimenti. Su per placca che verticalizza man mano si sale e con alcuni punti friabili. Uscita originale afferrando uno naso strapiombante su comodo terrazzino di sosta. Sosta 2 golfari + 1 fix, tutti resinati
L420III+, III3 fixFine delle difficoltà, su spigolo rotto e con protezioni più distanti. Sosta 2 golfari, tutti resinati
L525IV-, III2 fixSu per pilastro facile ma esposto. Attenzione quando si abbatte a traversare in zone rotte a fianco di pilastrini fessurati. Sosta 2 golfari, tutti resinati.
L630III, II1 fixTra mughi e rocce rotte si traversa sotto la cuspide della torre fino alla sua base (2 golfari x eventuale sosta), quindi si risale puntando leggermente a DX al canalino mugoso (1 fix). Nel canale si trovano mughi a cui assicurarsi (2 vecchi cordoni in loco) uscendo sulla DX su comoda ed esposta sosta su 2 golfari. Ignorarla e proseguire in verticale per rocce rotte fino alla larga cuspide su piano inclinato (2 golfari)
sviluppo145m
gradazione5b, 5c (5b obbl.)D, S1+RS26L, 2 imp.

Ripetizione del:

2020/08/22: Giulia Gualdi, Marcello Fabbri e Dario Manzini

2011/10/01: Paolo Dante Gatti, Marco Bulgarelli


Discesa:

  • discesa con 4 doppie. Le prime 3 soggette ad incastri consiglio tenere corte a 30m poi da S3 si raggiunge la base con una unica doppia filante da 55m (od una da S3->S1 + un’altra da S1 a terra).
    A ritroso poi al luogo di partenza ( rif. Campogrosso o Malga Cornetto)
    Tot: 1.5-2 h a seconda della doppie
  • dalla vetta ci si cala con una doppia da 15m dal versante opposto alla salita e tenendo la DX (viso monte) fino alla forcella tra le due torri.
    Si prosegue direzione W sulla gengiva mugosa che collega alla I torre delle Giare Bianche 1743m ( ! esposto) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m. Da lì tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif, Campogrosso (soluzione non testata)
    Tot: 1 h
    Vedi foto:
Particolare doppia di discesa (1 cordata) e ricongiungimento al sentiero di arroccamento.

Note:

  • Prestare attenzione alle ultime 3 lunghezze friabili ma che danno il sapore alpinistico alla salita, compresa l’uscita in vetta da non farsi mancare.
  • Via non sostenuta e che permette un approccio graduale e sicuro alla particolare dolomia delle Piccole.
  • Malgrado due ripetizioni ancora oggi non saprei di preciso come congiungermi dalla cima al sentiero di arroccamento. Ho testato una doppia sul versante NW ma senza successo.
  • Via sconsigliata agli aracnofobici.

Cartina:

Sengio Alto Piccole Dolomiti

GPS


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Ripetizione del 22/08/2020
Ripetizione del 01/10/2011