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Alpi Orientali Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

Pilastro N/E (o via Stefani)

I Torre Giare Bianche, 1740 m

Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

Apritori:

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Difficoltà:

Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

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Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:


Descrizione:

La recente quarta via nata su questa torre del Sengio Alto, in Piccole Dolomiti, risulta essere sicuramente la più alpinistica e probabilmente la più bella.
Partenza in comune su Alba Nueva e poi con intuito alpinistico gira sul versante settentrionale della torre puntando all’estetico pilastro Nord/Est di ottima dolomia che migliora man mano si sale.
Le difficoltà rimangono classiche, generalmente sul IV/IV+ dolomitico, anche se da sotto sembrano maggiori, ma necessita in alcuni punti di auto-proteggersi sulle numerose solide clessidre o regolari fenditure.
Ogni tiro ha il suo da dire e si presenta diverso da quello prima.
Fin troppo presto si è sul finale del pilastro che richiede decisione ed un tocco di intuito per passare il singolo duro movimento.
Sui mughi sommitali si trova la gavetta con libro di vetta che descrive la nostra come già la quinta ripetizione.
Anche per questo scommetto bottiglia di Amarone che nella prossima stagione estiva diverrà una classica delle Piccole, tra le più belle e ripetute.
Come sempre un plauso all’apritore.


Accessi:

Accesso da S (rif. Campogrosso)

Parcheggiare al Rifugio Campogrosso (dal 2022 a pagamento 🙁 )
Imboccare la strada del Re e passare in rassegna il Baffelan e il Primo Apostolo.
Dopo poco imboccare sulla sx il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) e oltrepassare il Terzo Apostolo fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di uno sbarramento roccioso (attacco via Stella Cometa). Aggirarlo sulla sx (viso monte ) risalendo la traccia nel pendio boscoso e sopra a questo andare in direzione opposta traversando in leggera discesa fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (canalino d’attacco della via le Ricette di Elena). Dopo un’altra decina di metri si giunge alla alla base di un canale detritico ove sulla placca di DX c’è un golfare e piastrina artigianale, segno dell’attacco di Alba Nueva che è in comune con la nostra via.
Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso.

Accesso da N (passo Pian delle Fugazze)

Lasciare l’auto a Malga Cornetto o nel P a pagamento poco dopo e imboccare la strada del Re.
Passare il ponte Avis e raggiunto l’ultimo tornante prima di transitare sotto al Primo Apostolo imboccare sulla dx il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ).
Oltrepassare il Terzo Apostolo fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di uno sbarramento roccioso (attacco via Stella Cometa). Aggirarlo sulla sx (viso monte ) risalendo la traccia nel pendio boscoso e sopra a questo andare in direzione opposta traversando in leggera discesa fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (canalino d’attacco della via le Ricette di Elena).
Dopo un’altra decina di metri si giunge alla alla base di un canale detritico ove sulla placca di DX c’è un golfare e piastrina artigianale, segno dell’attacco di Alba Nueva che è in comune con la nostra via.
Tot: 60′ / 75′  da Malga Cornetto..


Schizzo:


Materiale:

NDA, friend medio-piccoli, cordini per le numerose clessidre.

Descrizione dei tiri:

L1: 50/55m, III, IV p. IV+

Superare il risalto (fix Alba Nueva) e dopo un breve ghiaione attaccare l’evidente colata nera sulla dx (chiodo ad anello all’attacco) seguendo poi in verticale lo spigoletto a sx di roccia bianca e lavorata, fino ad un ballatoio sulla dx con 2 golfari (calate dal canale delle vie Alba Nueva/Mission), che si sfruttano per la sosta.
Protezioni: 1 fix della via Alba Nueva, 1 altro fix (di Spanevello), 1 chiodo e 4 clessidre.

L2: 35m, III, poi IV+ (continuo)

Rimontare la sosta e, per facile placche a in obliquo verso sx (clessidra), raggiungere un alberello nel canale. Da qui traversare orizzontalmente per 3/4 metri verso sx su roccia ottima (ben visibile cordone in clessidra a sx). Segue un breve passo tecnico e poi verticalmente su bellissima colata nera (clessidra). Raggiunta un’altra clessidra in alto traversare a dx per un paio di metri e quindi di nuovo verticalmente su belle prese (chiodo), rimontando infine una cengetta (clessidra). Seguire quest’ultima per un paio di metri verso dx e in breve si raggiunge un ballatoio dove comodamente si sosta su 4 chiodi.
Protezioni: 1 chiodo, 5/6 clessidre.

L3: 25, IV con un breve tratto di V

Salire la placche con andamento verso destra (chiodo all’inizio) puntando un ad un chiodo ad anello visibile in alto a dx, poi traversare altri due metri a dx fino a rimontare una facile crestina. Salire il diedrino di sx che più in alto diviene camino e superare la strozzatura con un passo strapiombante ma ben ammanigliato (clessidra all’uscita). Non proseguire lungo il solco ma traversare subito per bella placca verso sx (clessidra) fino alla sosta su 2 clessidre attrezzate posta su un pulpito panoramico a sx. Protezioni: 2 chiodi, 4/5 clessidre, utili friend medio-piccoli per il diedrino-camino.

L4: 25, IV-

Alzarsi un metro a dx della sosta e salire in verticale su roccia molto lavorata (clessidra) fino a raggiungere un’altra grossa clessidra con cordone. Da qui traversare facilmente in orizzontale puntando ad un cordone in clessidra ben visibile una quindicina di metri a dx. Raggiunto il cordone abbassarsi un metro e appena dietro lo spigolo si trova la sosta (non visibile durante il traverso) su 4 chiodi in un pulpito sospeso. Protezioni: 4 clessidre

L5: 30, IV sost.

Bellissima lunghezza: rimontare la sosta per vago diedrino ricco di fessure e puntare direttamente ad un cordone in clessidra su bella parete verticale di ottima roccia scura lavoratissima. Continuare verticalmente, sempre su roccia ottima e lavorata e poi spostarsi leggermente verso sx fino ad uscire su una grande cengia erbosa che sorregge il verticale pilastro finale.Comoda sosta su enorme clessidra con cordoni. Protezioni: 4/5 clessidre.

L6: 35m

Attaccare il pilastro a sx della sosta per fessurina fino al primo chiodo, superare uno strapiombino (clessidra con cordone) e raggiungere una piccola nicchia gialla. Da qui ci sono 2 possibilità di uscita:

1- via originale VI-:

spostarsi a sx della nicchia e vincere un passo in placca verticale poco intuitivo (VI) con clessidrina da attrezzare, poi per roccette friabili con un traverso verso sx (1 ch) raggiungere il culmine del pilastro.

2- variante (CONSIGLIATA) V, V+:

salire a dx della nicchia (chiodo) e proseguire su ottima roccia verticale (altro chiodo) fino al culmine del pilastro, nei pressi di un piccolo mugo.
Da qui una breve crestina di rocce rotte (elementare ma detritica) porta all’ultimo facile muretto sulla SX che si supera in traverso (1 ch).
Sosta su mugo con cordone e Libro di via.
Protezioni: 3 chiodi, 3 clessidre.


Scarica relazione completa in PDF:


Ripetizione del:

2022/10/08: Anna Tusini, Mephisto (V rip.) cordata amici: Luca Lanzoni ed Anna (IV rip.)


Ritorno:

In comune:

Dalla vetta si scende per tracce di sentiero verso NW circa una ventina di metri, fino ad un masso con 2 golfari di calata predisposti (presente un ulteriore golfare in un masso appena sotto la vetta).
Doppia da 25m fino alla forcella tra le due torri.
Si risale (direzione W) il pendio mugoso di fronte alla torre per una cinquantina di metri per facili risalti erbosi (bolli rossi) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m.


Ritorno a passo Campogrosso (traccia GPS sotto):

Passo delle Giare Bianche si tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif. Campogrosso
Tot: 1 h


Ritorno a malga Cornetto (traccia GPS sotto):

a) Dal sentiero di arroccamento 149 si prosegue verso N in direzione forcella m.Cornetto 1795m e fino al passo sella dell’Emmele 1702m ove si scende rapidamente per tornanti il sentiero 175 fino ad intercettare nuovamente la strada del Re e quindi al P. Tot: 1/1.5 h


b) Dal vicino passo delle Giare Bianche si tiene direzione S verso il passo del Baffelan ove, in corrispondenza di una palina CAI, si scende nel boale del Baffelan fino a giungere alla briglia di contenimento tra il Baffelan ed il I Apostolo. Breve tratto attrezzato con catena e si torna sulla strada del Re appena più a S rispetto all’avvicinamento. Quindi a ritroso sulla strada fino al P. Tot: 1/1.5 h


Note:

  • Stefani ha lasciato la via chiodata (8 chiodi lungo i tiri e 8 di sosta) e successivamente sono stati lasciati alcuni spezzoni in clessidra per segnalare il percorso ma è consigliato comunque portare una serie di friend e diversi cordini per le numerose clessidre che la roccia offre.
  • Roccia generalmente ottima, a tratti molto lavorata: prestare però attenzione alla crestina detritica finale ed a non smuovere sassi che finirebbero alle cordate delle 3 vie sotto.
  • Via non difficile ma sostenuta sul grado, che richiede sapersi proteggere per integrare. Non adatta a neofiti o cordate alle prime armi!
    Anche la gradazione appare, nello stile dell’apritore, più corretta ed allineata con le valutazioni dolomitiche rispetto alla altre vie vicine, che appaiono al confronto decisamente sovragradate.
  • La prima sosta si attrezza su 2 golfari appartenenti alle calate in doppia nel canale in comune alle vie Alba Nueva e Mission. Poco prima dei golfari è presente anche un fix infisso da Spanevello di un suo tiro che parte dalla sosta di Alba Nueva e traversa entrando nel camino di destra, terminando sopra nel canalone. Sembra quindi possibile ed attrezzata la discesa in doppia nel canale tra la I e II torre. Siccome non è stata percorsa personalmente questa soluzione non la consiglio.
  • La soluzione più veloce, anche se sulla carta pare la discesa con 6 doppie attrezzate dalla via Alba Nueva, non è facilmente percorribile siccome dalla cima alla prima doppia ci sono diversi ed infidi metri.
    Sconsigliata a meno di sapere esattamente dove girano le doppie ed avere buona dimestichezza con calate improvvisate sui mughi sommitali ed il relativo detrito che cadrà nel recupero.

Meteo:


Cartine:

Sengio Alto Piccole Dolomiti TCI
Verde = da Campogrosso
Viola = da Malga Cornetto
Rosso = I torre Giare Bianche

GPS

Total distance: 4861 m
Max elevation: 1763 m
Min elevation: 1468 m
Total climbing: 598 m
Total descent: -601 m
Total time: 07:00:52
Download file: via-pilastro-ne-i-torre-bianche.gpx

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Spigol da le doi Touse

Pala Patèch, 2340 m

Dirupi di Larsèc, gruppo Catinaccio, Val di Fassa (TN)

Apritori:

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Difficoltà:

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Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

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Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:



Torre poco frequentata dei Dirupi di Larsec (Gruppo del Catinaccio) è stata salita per la prima volta solo nel 2003 dalla guida fassana Gino Battisti.
Prima nessuno se n’era accorto forse perché diviene evidente solo avvicinandosi ai suoi piedi.

Avvicinamento:

Da Pera di Fassa al Rifugio Gardeccia in 3 modi:

  • a piedi da Moncion, per strada asfaltata chiusa al traffico in 90 min;
  • o con seggiovia Catinaccio con partenza da Pera di Fassa e fino al tronco Cigolade, per sentiero in 25 min;
  • o da Ciampedie 2000m, a cui si arriva con la funivia da Vigo di Fassa, quindi per sentiero in 45 min.

Dal Rifugio Gardeccia si prende il sentiero per il Passo delle Scalette, si passa il greto del torrente e dopo appena 10 minuti di cammino ci si trova, grosso modo in corrispondenza del ghiaione che scende tra la Guglia del Rifugio e il Campanile Gardeccia.
Si abbandona il sentiero e si risale il ghiaione seguendo la traccia di sentiero (qualche raro ometto di sassi) in direzione della gola tra le suddette torri.
Arrivati in corrispondenza dell’attacco della via “Malgari” della Guglia del Rifugio, si nota a destra una cengia.
La si segue salendo qualche roccetta ed in corrispondenza dello spigolo sx della torre si trova l’attacco ( 40 minuti da Gardeccia).


Descrizione della salita:

La via segue costantemente per quattro tiri lo spigolo N-NW per poi traversare con un tiro per la parete W fin sotto vetta.

L1 + L2 =

seguire le debolezze dello spigolo con difficoltà III/III+ tranne un paio di passaggi appena più difficili.

L3 =

Alla fine del terzo tiro si sosta sotto una nicchia gialla, la si aggira a destra per poi seguire sempre lo spigolo fino allo spit posto all’uscita di una lama staccata (IV). Da qui si traversa in bella esposizione salendo verso destra fino ad imbucare un caminetto che si spenge giusto sotto vetta (IV). Roccia buona. Il nome della via è “Via delle tose”


Discesa

Dalla vetta ci si cala in doppia:
D1 = verso E (faccia verso il Campanile Gardeccia) in modo da raggiungere un forcellino con un enorme sasso incastrato.
D2 + D3 = 2 doppie verso N – NW (faccia verso il canalone da dove siamo arrivati.) e poi qualche roccetta fino all’attacco.
Quindi a ritroso.
Tutti i tiri e le soste sono attrezzate a spit.


Schizzo:


PDF:


Ripetizione del 14/08/2022

compagna: Anna Tusini


Schizzo usato:


Discesa:

Tramite doppie

Tot 2h


Note:

  • essendo addossata alla parete W del Campanile Gardeccia non è quasi visibile da Gardeccia, onore a G. Battisti anche per averla scovata.
  • E’ una ottima proposta per chi vuole avvicinarsi in modo graduale alle vie in ambiente, venendo dal mondo sportivo.
  • Patèch pare sia il soprannome dato dai concittadini di Gino per distinguerlo dai numerosi Battisti a Pera.
    Una guglia col suo soprannome se la merita tutta, basta osservare il lavoro di ricerca ed esplorazione che ha condotto negli anni, soprattutto nel sottovalutato gruppo dei Larsèc (vedi Bibliografia consigliata)

Cartina consigliata:


GPS

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Concatenamento sud/ovest del Cornetto

Panoramico concatenamento alpinistico che dai prati Bolfetal porta direttamente in vetta al monte Cornetto (1899 m).

Sviluppo di circa 700m di sola arrampicata + 2 calate da 40m ciascuna + 2 raccordi a piedi.
Le difficoltà vanno dal III al V+/VI con un passo di VI+.
Lungo i tiri sono presenti chiodi e clessidre attrezzate ma alcuni tratti sono da proteggere (portare una serie di friends dalla misura #0.3 alla #2).
Tutte le soste sono attrezzate.


Vie da concatenare sono in successione:

– via Placca delle Lumache
– via Pilastro Stenghel
– via Stefani-Bertolotti
– via degli Ometti

Accesso da Sud:

Dal Rifugio Campogrosso (1443m) seguire il comodo sentiero 170 E5 dapprima attraverso un bosco di faggi e poi per prati aperti in direzione di Malga Bovental.
Nei pressi di enormi massi erranti il sentiero entra nuovamente nel bosco e inizia a prendere quota verso la forcelletta N/O. L’attacco è praticamente quasi sul sentiero,
alla base della prima evidente placconata rocciosa che si incontra sulla dx (visibili clessidre con cordini).

Tot: 30/40 minuti

Accesso da Nord:

Giungere a Pian delle Fugazze (1162m) e lasciare l’auto nei pressi del ristoro “Mangia e Bevi”. Da qui prendere la Strada delle Sette Fontane e poco dopo il sentiero 173 che
porta a malga Bovental. Oltrepassarla portandosi nei pressi di enormi massi erranti dove il sentiero 170 entra nel bosco e inizia a prendere quota verso la forcelletta N/O.
L’attacco è praticamente quasi sul sentiero, alla base della prima evidente placconata rocciosa che si incontra sulla dx (visibili clessidre con cordini)

Tot: 35/45 minuti

Schizzo generale:

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normale Cimon della Pala

Cimon della Pala, 3184 m
gruppo Pale di San Martino, Dolomiti Occidentali (TN)


Un po’ di storia:

Pur spettando all’adiacente Cima Vazzana con i suoi 3192 metri il primato di vetta più alta del gruppo delle Pale di San Martino, innegabilmente il Cimon della Pala risulta la più iconica, tanto per il suo profilo così spesso fotografato dalla frequentatissima Baita Segantini in Val Venegia, quanto per il suo versante sud-ovest con cui domina il vicino abitato di San Martino di Castrozza.


La sua fama, persino oltre Alpe, si fa emblematicamente risalire a metà circa dell’Ottocento quando gli inglesi Josiah Gilbert e George Cheetham Churchill, rapiti dall’eleganza del suo profilo roccioso raffigurato in un quadro appeso all’interno di una locanda, decisero di recarvisi di persona. Solo pochi anni dopo, nel 1868, fu un altro straniero, il naturalista e alpinista francese John Ball, ad affidarle l’appellativo che la rende tuttora celebre: quello di ‘Cervino delle Dolomiti’.


Risale ad un anno dopo, il 1869, il primo tentativo noto di conquistarne la vetta: l’austriaco Paul Grohmann tentò la salita partendo dallo spallone detritico che parte in prossimità dell’attuale bivacco Fiamme Gialle, ma fu ben presto costretto alla ritirata, fermandosi alla vicina torre che oggi ne prende il nome.


Si deve invece all’inglese Edward Robson Whitwell, alle guide Santo Siorpaes e Christian Lauener il primo effettivo raggiungimento della vetta. Era il 1870 e dopo un primo tentativo fallimentare seguendo il tracciato di Grohmann, il britannico ritenta solo pochi giorni dopo legandosi alla guida svizzera e quella ampezzana, ma soprattutto affrontando la salita dal più impervio versante nord, dove sorge il ghiacciaio del Travignolo.


Nonostante negli anni seguenti tale via fu ripetuta diverse volte, venne poi progressivamente abbandonata a partire dal 1889, quando fu battuta la linea dell’attuale via normale sul versante sud-est ad opera di Ludwig Darmstädter, Johann Niederwieser (detto Stabeler) e Luigi Bernard. Essi riuscirono a superare la torre in cui sia Grohmann che Whitwell e Tuckett si fermarono, aggirandola grazie ad una esposta cengia

Consiglio di leggere più estesamente il resoconto della prima ascensione da parte di Whitwell consultando il seguente documento (pag 75-79):

Per maggiori informazioni o curiosità sulla storia (o meglio, le storie!) che aleggiano attorno a questa celebre montagna clicca questo link

Apritori:

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Difficoltà:

Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:



Descrizione

Salita tecnicamente semplice (max III+), specie ora che le soste sono state attrezzate con resinati, anelli di calate e numerosi bolli rossi che sommati alle nuove protezioni segnano la via di salita, con la conseguenza forse di averla almeno in parte banalizzata (nel 2006 solo alcuni chiodi).
Si è comunque immersi in un ambiente maestosamente severo ed aperto che richiede passo sicuro e confidenza, specie nei tratti in cui non si procede assicurati.


Accesso:

Parcheggio presso gli impianti di Col Verde a San Martino di Castrozza:

  • P2 pubblico (appena sotto ma meno frequentato e spesso disponibile):

Avvicinamento:

La prima possibilità – quella da noi percorsa – è di salire da San Martino di Castrozza al Rif. Rosetta ‘Pedrotti’ (2581 m) mediante gli impianti di Col Verde (cabinovia prima e funivia successivamente).
Si raggiunge in questo modo l’altopiano del Rosetta e da qui, percorrendo il sentiero n. 701, in pochi minuti si arriva all’omonimo rifugio.

Dal rifugio, seguendo il sentiero n. 716, si raggiunge facilmente il Passo Bettega (2667 m), per poi continuare sullo stesso sentiero in discesa fino ad entrare nella solitaria Val dei Cantoni. La si percorre in salita seguendo ometti e bolli rossi con qualche breve tratto attrezzato e superando possibili depositi nevosi (a settembre 2021 erano pochi e facilmente superabile ma specie ad inizio stagione potrebbero essere di entità più considerevole e non così facilmente aggirabili senza un’attrezzatura congrua).

Continuando a salire, nella seconda metà più faticosamente, si può apprezzare sulla destra l’elegante spigolo sud del Nuvolo, su cui sale l’elegante via Scalet. Poco prima di arrivare al Passo del Travignolo (2925 m), si stacca sulla sx una traccia (anch’essa segnata da ometti e bolli rossi) che conduce sullo spallone roccioso oltre il quale finalmente si apre la conca dov’è situato il bivacco Fiamme Gialle (3005 m).

L’alternativa, probabilmente più lunga e faticosa, consiste nel salire al bivacco Fiamme Gialle percorrendo la via ferrata Bolver-Lugli (circa 3/3.30 h).


Foto tracciato:

Schizzo salita:


Relazione salita:

Volgendo le spalle al bivacco, viso a valle, seguire una traccia che stacca verso dx (non quella che sale dietro al bivacco) e attraversa uno spallone detritico a mezza costa.
Salendo verso l’estremità sx di questo pendio, con passi di facile arrampicata si seguono gli ometti fino ad intravedere due forcelle: ignorare quella più evidente a ‘U’ sulla sx e dirigersi verso quella di dx segnata appena dopo con un bollo rosso.

Valutare se legarsi: scendendo dalla forcella, si attraversa verso sx viso a monte fino a raggiungere un’evidente grotta* (bollo rosso con un resinato), al termine della quale si esce non proprio agilmente attraverso uno stretto foro che prende il nome di Bus del Gat.

Una volta rialzati in piedi, si percorre una cengia che conduce ad un canale abbastanza friabile e con possibili depositi di neve.

Lo si risale aiutandosi con la paretina rocciosa di dx, sulla quale poi ci si sposta in corrispondenza di un bollo rosso.

Seguendo un’esile traccia si attraversa la parte terminale del canalino orizzontalmente puntando all’attacco del tratto attrezzato.

Lo si percorre fino ad una sosta attrezzata alla base di un caratteristico diedro, che rappresenta le prime vere difficoltà.

*si può evitare il caratteristico passaggio, aggirando la grotta esternamente (III non verificato).


Descrizione tiri:

L1 = III, 10 m:

Salire con passo atletico il diedro-camino (1 resinato). Appena sopra, le difficoltà calano e spostandosi sulla parete sx (1 resinato) si raggiunge in breve la sosta (catena resinata con bollo rosso).

L2 = III+, 30 m:

Portarsi a dx e rimontare lo spigolo sx dell’evidente diedro su ottima roccia appigliata. Inizialmente verticale, in breve le difficoltà calano fino a raggiungere la sosta (nuova catena resinata e vecchio fittone con chiodi e cordini). Questo caratteristico tiro prende il nome di Mulèt.

L3 = II, 15 m:

Salire verso l’evidente forcella tra la vetta e la torre Grohmann, sosta sulla sx (anello cementato).

Da S3 si può procedere in conserva protetta ottimamente da numerosi resinati, seguendo i bolli rossi che quasi sempre si mantengono sulla dx del filo di cresta. Si incontrano alcune soste (da utilizzarsi poi per le calate) fino a scendere ad un’ultima terrosa forcella, superata la quale si raggiunge la croce di vetta (anticima). La vera e propria cima si trova più avanti, ma il tratto da percorrere per raggiungerla non è agevole a causa di una roccia piuttosto friabile.


Discesa:

Si procede a ritroso in conserva protetta fino all’anello di calata di S4 (in cresta sopra la forcella tra le due torri).
Da qui in corda doppia ci si cala:

  1. S4 -> S2 (20 m)
  2. S2 -> S0 (30 m)*
  3. S0 -> forcella dove parte il cavo metallico (30 m)
  4. Fittone rosso sulla forcella -> canalino friabile prima del Bus del Gat (30 m, facoltativa)

*Per la 2° calata (almeno per come qui descritta e percorsa), bisogna scendere verticalmente sotto S2, mirando al centro dell’evidente diedro, in modo da così escludere una ulteriore sosta situata su S1 che si lascia sulla sx viso a monte (nulla vieta di servirsi anche di questa sosta suddividendo la seconda calata in due brevi calate).

La 3° e 4° calata non sarebbero necessarie ma possono risultare comode e veloci. Sono tutte attrezzate con anelli di calata e fattibili con una sola mezza.

Dalla fine delle doppie si attraversa nuovamente il Bus del Gat, questa volta in discesa, e si ripercorre a ritroso il sentiero di andata fino al bivacco Fiamme Gialle.

Dalla cima al bivacco: 1÷1.30 h.

Da qui si aprono le seguenti possibilità:

1. Percorrere la Valle dei Cantoni

per poi risalire al Passo Bettega (1.30 h dal bivacco). Si scende sul versante opposto del passo, continuando inizialmente a seguire il sentiero n.716 fino ad un bivio:

1A. prendendo la sinistra (spalle a monte) si segue il sentiero n.716 che risale all’altopiano e porta agli impianti del Rosetta che chiudono alle 17.00. Come per la salita ma a ritroso: funivia e bidonvia fino a San Martino di Castrozza.

1B. si supera il bivio continuando a scendere. Ci si trova a percorrere una traccia segnata con ometti e qualche segno rosso abbastanza verticale su gradoni rocciosi.
Prima ci si porta sulla sinistra orografica di un canalone poi si traversa sulla destra (tratto attrezzato non mantenuto) fino a ricongiungersi al sentiero n.701, qualche centinaio di metri prima dell’arrivo della cabinovia di Col Verde (1965 m).
Da qui, si scende più dolcemente a San Martino di Castrozza seguendo le piste da sci oppure il percorso del Rosetta Verticale Trail Run (più veloce seppur più verticale).
Dal passo Bettega al parcheggio 2.30 h.

Tot: 4÷5 h

2. Scendere per la ferrata Bolver-Lugli

(sconsigliato scendere negli orari di maggiore frequentazione)


Note:

  • Pasticceria consigliata per la colazione: Pasticceria Lucian a Mezzano (TN)
  • Basterebbe una ‘mezza’ da 60 m (anche per le calate), noi abbiamo preferito portarne due per maggiore sicurezza
  • Nonostante l’arrampicata sia facile, può fare comodo portarsi dietro oltre alle scarpe da avvicinamento anche le ‘scarpette’ soprattutto per risalire i primi metri di L1
  • Il Bus del Gat regala finalmente qualche soddisfazione a chi non supera il metro e cinquantacinque di altezza…e mi sento di dire che era poi anche ora!

Cartina consigliata:

Tabacco 022 – Pale di San Martino

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