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1000m Appennino Appennino Bolognese ice climbing relazioni

Cresta dei Balzi dell’Ora

Corno alle Scale  – punta Sofia 1939m

Lizzano in Belvedere (BO), Appennino Tosco Emiliano


« Il Corno alle Scale:

Bella e importante vetta protesa a N del crinale appenninico, ben visibile
soprattutto dalle vallate emiliane dei fiumi Panaro e Reno, tra le
provincie di Modena e Bologna. Il toponimo deriva dall’aspetto stratificato
dei suoi versanti settentrionali e orientali, a picco sulla Valle del
Silla, mentre più dolci e modellati dai ghiacciai sono i versanti occidentali
sull’alta Val Dardagna, detta in antico Val di Gorgo.

… vetta principale, detta Punta Giorgina 1945 m, mentre la cima N, chiamata
Punta Sofia 1939 m, ospita la croce di vetta e, pur essendo più bassa, si può
considerare il vero Como, per l’elegante forma e il vasto panorama. È costituito da
“arenarie del M. Cervarola”, su cui poggia in vetta un piccolo strato di “arenarie di
M. Modìno” …

 »

da TCI 2003 © APPENNINO LIGURE E TOSCO-EMILIANO, M. Salvo – D. Canossini

Salita di cresta propedeutica ad altre ben più impegnative. Per estetica e panorami però una delle migliori dell’Appennino.
Accettare che in cima molto probabilmente tornerete alla cruda realtà del mondo di sciatori con impianti.


Primi salitori:

Sconosciuti


Avvicinamento:

Si prende il sentiero 327 che parte sulla destra del lago Cavone. Il sentiero sale nel bosco, spesso è presente una bella traccia vista la frequentazione da parte di ciaspolatori del luogo.
Si passa su qualche ponticello e poi il bosco si apre vistosamente lasciandoci vedere la croce di vetta e tutta la parete N del Corno. Ci si dirige invece ad E, verso la sella che sta tra il Monte La Nuda a nord e il Corno alle scale a Sud (cresta dei Balzi dell’Ora).


Descrizione via:

Giunti alla sella si sale per l’evidente cresta stando sempre sul versante W ed evitando le cornici.
Presenti alcuni fix che potrebbero essere sepolti dalla neve. Mentre alcuni fittoni escono per poter assicurare la cordata in conserva lunga protetta, progressione che consiglio in caso di buon innevamento.
L’ultimo tratto la pendenza si impenna leggermente per toccare i 45/50° e poi spianare in corrispondenza della croce di punta Sofia.


Difficoltà:
  • PD (a seconda innevamento da F+ ad AD)
  • 520m dislivello
  • 45°, RS2, II imp.

Discesa:

Scendere verso W, costeggiare il pianoro delimitato a destra dalla parete nord dove escono i vari canali e arrivati all’altezza del cabinotto della seggiovia o poco più giù, Passo della Porticciola 1660m sentiero CAI 337 (palina) e scendere sul ripido versante Nord.
Traversare in falsopiano direzione E, NE sul limite boschivo e poi adduce alla conca della parete N del Corno alle Scale (zona di slavine occhio ad eventuali cornici e pendi carichi) e quindi si torna al punto di partenza.
Riprendere di nuovo per il sentiero 337 fatto al mattino.


Equipaggiamento:
  • Materiale: 1 piccozza, ramponi, corda, casco, 4 rinvii, cordini, utili 2 friends (Camalot #2, #3 ) e qualche nuts.

Tempi previsti:

circa 1.5/2 h


Note:
  • La cresta in caso di basso innevamento o verglas può riservare non poche sorprese e dilatare i tempi. Valutare sul posto le condizioni ma presentarsi ad essa con equipaggiamento giusto.
  • Il verso preferenziale è in salita, anche per evitare incroci antipatici con chi sale.
  • Salita in occasione del corso Aspiranti Istruttori di Alpinismo della Scuola A.Montanari, sezione Cai di Carpi
  • Per cercare un po’ di misto facile abbiamo intercettato la cresta più a sud puntando ad un ammasso di bella arenaria macigno facilmente proteggibile con friend grandi (#2 +#3 e spuntoni con cordini lunghi) la traccia GPS si riferisce a questa variante di attacco.

Cartografia:

Carta dei sentieri | Alto Appennino Bolognese


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1000m Appennino climbing Pietra Bismantova relazioni rock climbing rope solo via artificiale

Servi della Gleba, con soccorso

via Servi della Gleba con incidente

Pietra di Bismantova, 1041 m – parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano (RE)

Dopo alcune ore, tornato in possesso della mia macchina fotografica e quindi potuto verificare se i ricordi combaciassero con la realtà immortalata dagli scatti, mi permetto di dare anche io la mia versione, visto che quelle uscite sui vari media sono ricche di “caricature” al limite delle menzogne.

” Ieri sabato 25/03/2017 mi accingevo a ripetere (forse per la prima volta) la nuova via artificiale “Servi della Gleba”, della cordata Carlo Alberto Alby Montorsi e Pietro Gaibazzi.
Ero in solitaria ed in autosicura su una corda intera, pratica di cui non sono nuovo ne qui in Pietra che altrove.
Giunto a 2/3 circa del primo tiro, direi già l’ottavo o nono chiodo e superato già il primo staffaggio su microfriend, mentre mi stavo issando sul chiodo già negli ultimi gradini della staffa e quindi con la longe sopra ad esso, l’ho sradicato dalla parete.
Ne è seguito un volo con ribaltamento a testa in giù che, anche se messo in conto vista la natura della via e foggia degli ancoraggi, non si è arrestato dopo i canonici 4/5 m nell’aria.
La mia posizione a testa in giù ha fatto lavorare male l’auto-assicuratore in quale non ha bloccato ma solo “frenato” la caduta.
Ne è seguito un rovinoso filo a piombo fino al tronco d’albero all’attacco appoggiato alla parete, trovato il quale ammetto ha vinto lui e dall’impatto mi ha girato e quindi messo in condizione corretta di “bloccante”, arrestandomi appeso ma a soli 50cm dal terreno.
Peccato avessi già percorso 15/20m e soprattutto impattato già violentemente sul nerboruto arbusto.
Una volta guadagnato il terreno mi sono accorto che appoggiare e camminare sulla gamba destra era una utopia, anche la schiena doleva come a causa di qualche rottura costale, chiamando aiuto due o tre volte e non avendo risposta, visto il luogo isolato ed il fatto che il dolore mi stava facendo perdere i sensi, ho deciso 10:38 di allertare il 118 il quale mi ha passato la chiamata al soccorso alpino ed il quale mi ha mandato un sms per la geolocalizzazione. Sms a cui ho risposto subito, 10:42.

Nel mentre dell’attesa ho rimesso via il materiale rimastomi addosso, le staffe incastrate negli arbusti, ho mangiato mezza barretta per ridarmi energia e fatto alcune foto (sotto) che sapevo mi sarebbero servite a casa od a chi avesse voluto poi ricostruire l’accaduto.
Dopo 5 minuti (10:47) visto e provato a fare un bastone con arbusti ma caricato senza successo per via del dolore alla gamba e schiena ma anche constatato che non usciva sangue e le articolazioni non erano rotte, ho richiamato il 118 informandolo del mio stato “stabile” e vigile e consigliandogli di non sollevare l’elicottero per via del terreno impervio ma solo forze via terra, ero convinto di riuscire ad arrivare al sentiero con 2 o 3 persone di supporto.

11:02 mi chiama il soccorso di Parma avvertendomi che l’elicottero da Pavullo è in moto e che un squadra sta arrivando.

Dopo circa un quarto d’ora direi mi hanno localizzato e sono stato subito aiutato da un vigile del fuoco cui mi sono aggrappato e che mi ha fatto da stampella fino alle tracce di sentiero nell’Orto del Mandorlo, poi sono sopraggiunti due carabinieri del posto, subito seguiti da 3 o 4 persone del soccorso Alpino tra cui anche un medico.
Prestatemi le prime cure, visti i forti dolori alla schiena, mi hanno sedato e consigliato di portarmi in barella spinale fino al primo ospedale ricettivo, Baggiovara o Parma.

Visto la debolezza, dolori che accusavo ed una sospetta frattura costale mi sono lasciato convincere era l’idea migliore per tutti, considerato il terreno ancora impervio e franoso a cui tutti avevo obbligato stare.
Imbarellato e calato con la mia stessa corda di cordata nel pendio appena fuori frasche venivo verricellato con il medico e portato in eliambulanza a Parma.

Giunto all’ospedale Maggiore di Parma (12.55) sono stato curato ed assistito in tempi brevissimi e con molta cura sia dal personale medico ma soprattutto ricordo la gentilezza e professionalità dei tecnici e delle infermiere.

Alle 17.45 uscivo con la lettera di dimissioni con prognosi di 5 giorni e miracolosamente nessuna frattura.

Colgo l’occasione per ringraziare di cuore e sinceramente TUTTE le persone: carabinieri, vigili del fuoco, soccorso alpino, personale medico, che si sono mobilitate per il mio soccorso. Non avrei voluto combinare un così grande casino ed anche se non vi posso promettere che quella è stata l’ultima solitaria, posso promettere che starò molto più attento per non mettere a rischio persone che non c’entrano nulla con questa passione ma cui i nostri errori, il mio errore, li ha obbligati a prendersi rischi e disagi.
Ringrazio Riccardo Belloni per il recupero del materiale in rifugio ed Andrea Bonatti Pellegrini e Stefania Trovarelli per quello dell’auto, grazie amici.

PS:
Ringrazio anche Carlo Alberto Alby Montorsi e Pietro Gaibazzi per la bella intuizione, quella via mi stava divertendo.
Consiglio ai ripetitori una analisi preventiva degli ancoraggi data la naturale imprevedibilità dell’arenaria 😉

Aggiornamento del 01/04/2017:

Ad una settimana esatta dal mio incidente mi sento di tornare in Pietra un pò per rimontare subito appena disarcionato dal cavallo, un pò per rimettere in loco il chiodo strappato, un pò per controllare lo stato di chiodatura pure del resto della via ma soprattutto per “ripulire” la via dai miei 7 rinvii rimasti in parete alla mercè delle intemperie.

L’occasione è stata rigenerante per il mio spirito: è un luogo che continuo ad amare e che non riesco in nessun modo a percepire come ostile, anzi l’opposto.
Ed infatti una giornata dalle previsioni uggiosa si trasforma in una parabola di sole, calore ed accoglimento dove l’incontro e dialogo con alcuni amici vecchi e nuovi non farà altro che testimoniarmi che dovevo andare, che è stato giusto così, malgrado la dissuasione dei medici.
In sequenza temporale ringrazio Riccardo Belloni ed Enrico Miglioli che mi hanno accolto sorridenti al parcheggio, Alex Stecchezzini che mi ha subito proposto una arrampicata “infra” dando una iniezione di fiducia alla mia ripresa, Gino Montipò con cui ho scambiato qualche opinione davanti ad una birra al rifugio una volta tornato dal periplo.

Sono salito, non senza qualche affanno, per il più facile sentiero 697, poi presso l’uscita della ferrata degli Alpini ho buttato giù una doppia da 60m che da un primo momento pareva sospesa ma che invece tocca direttamente terrà dalla sommità (anche se con pochissimo margine).
Durante la discesa:
– ho attrezzato la sosta S1 con corda dinamica e 2 redance per evitare l’intaglio delle placchette degli spit fix.
– ho rimesso in sede il chiodo uscito pulendo la sede (che appariva ingrandita dallo strappo) ed interponendo a riempimento resina poliuretanica ad elevata tenacità
– ho controllato con il martello qualche chiodo trovandone 2 con gioco ed 1 in particolare che pareva uscire sollecitato anche da una sola mano

Siccome Carlo Alberto Alby Montorsi mi ha riferito che andrà presto a bonificare la chiodatura di questa via, il mio consiglio è di

NON SALIRE per la via “Servi della Gleba”

fino ad un suo sopralluogo.

Non che dopo la via diverrà come tante “spittate” limitrofe ma ora direi che la probabilità di estrazione di altri chiodi è alquanto elevata.

Aggiornamento del 14/04/2017:

Pulizie di primavera in Pietra.

Mi propongo di dare una mano alla prevista richiodatura della via, alla fine il mio contributo sarà veramente esiguo mentre il grosso del lavoro come il materiale è spettato a Carlo Alberto Alby Montorsi .

Dopo 5 minuti pareva già di aver scalato insieme innumerevoli volte siccome Alby è persona capace, modesta e che mette a proprio agio, come poche altre volte mi è capitato trovare in una guida alpina.
Basta però andare in parete per notare con che agilità e maestria percorre in su e giù la corda, direi che nello stesso tempo ha fatto almeno il doppio della mia strada.

Alla fine abbiamo cambiato 15 chiodi che “muovevano” un pò ed aggiunto 2 nuovi, resinandoli ad epossidico e disgaggiando un pò di robetta che “poteva muovere”.

Ora la via si presenta in ottime condizioni ma rimane sempre terreno di avventura con alcuni passi in Ae.

Veramente una bella giornata in cui la gioia più grossa è stata conoscere meglio una gran persona, grazie Carlo Alberto Alby Montorsi

P.S.
Terza volta per me su questa via e non sono ancora riuscito a salirla, solo a scenderla, sono geloso di questo record e mi sa me lo terrò stretto per un pò

Qui un piccolo simpatico video della giornata, per chi si impressiona meglio saltare dal minuto 2:40 pena non scalare più in Pietra con la stessa tranquillità.

Chiudo augurando
Buona Pietra a tutti !

 

Descrizione

Via breve di due tiri che intende miscelare e fondere l’artificiale classica fatta di chiodi artigianali piantati a pressione in fori sulla parete,  con il moderno AE stile “new age” che si basa su protezioni ad espansione, veloci e mobili che vengono tolte dal secondo di cordata ma spesse volte anche da un ipotetico volo del primo.

Accesso:

Parcheggiare nel piazzale Dante e poi salire verso l’Eremo. Appena prima dell’ultimo tornante scendere a dx dirigendosi sul sentiero 699 come per l’attacco della ferrata degli Alpini. Giunti in prossimità del settore Pilone Giallo se si vuole velocizzare l’accesso occorre abbandonare il sentiero bollato CAI a sx che salirebbe tra massi ed alcuni tratti attrezzati, e stare bassi a dx scendendo qualche metro e traversando bassi la parete E. Giunti vicino allo Spigolo dei Nasi occorre tralasciare le tracce e corde fisse a sx che porterebbero in salita agli attacchi delle vie Sinergie, Diedro, Maria, Montipò-Olmi, ecc.. ma anche l’aggiramento di un torrione e la caratteristica grotta a camino. In questo modo si perviene in 15 min all’attacco della ferrata che si tralascia per proseguire verso l’ormai evidente Spigolo di Fontana Cornia. Si giunge ora nell’anfiteatro Orto del Mandorlo, si individua la parete e la linea di salita ora evidente. Conviene proseguire ancora un pò verso N e poi seguire accennate tracce di sentiero a sx che su instabile falsopiano detritico portano all’attacco. Grande tronco a 45° tagliato ed appoggiato alla parete con il primo chiodo ben visibile.

Relazione salita:

L1 = 30m, A1+, chiodi + friend 0.2/0.3/0.4. S1= 2 fix con cordone
L2 = 35m, A1+, chiodi + friend 0.2/0.3/0.4. S2= fittone fine ferrata oppure albero
65 m, 2L, A1+, II

Tentativo  del 25/03/2017

compagno: Rope solo

Schizzo:

Discesa:

  • discesa per sentiero 697 che in 20 min riporta all’Eremo
  • 1 doppia da 60m esatti attrezzata sul piolo a U resinato appena dopo l’ultimo gradino della scala
  • discesa per la ferrata degli Alpini (sconsigliata per via dell’affollamento ed alcuni tratti detritici che diverrebbero pericolosi per chi sta sotto)

Note:

  • Anche se lo sviluppo è modesto per la qualità e tipologia della roccia e per le caratteristiche di cui sopra, ne sconsiglio la ripetizione come via “iniziatica” di questa pratica. Penso occorra prima un piccolo bagaglio di esperienza prima di avventurarsi su linee similari.

GPS:


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Fluido Azzurro con ravanage per la Svizzera

Simplon pass (CH) – Passo del Sempione

Torniamo io e Christian in quel di Gondo motivati a salire Carramberos da cui eravamo rimasti intimiditi solo poche settimane prima.

6°C alle 7 di mattina, un’altra auto con ragazzi giovani ma agguerriti è ferma poco prima di noi.

Un pò si gira il collo verso Carramberos un pò verso Minotauro, ma poi tutti si volge lo sguardo altrove.

Siamo titubanti e molto incerti, la determinazione che avevamo poco prima è scemata. Delle frange sommitali alcune paiono parzialmente staccate, altre paiono in procinto di farlo. Decidiamo di provare almeno i primi tiri per vedere che ghiaccio c’è siccome intuiamo che la cascata ha, non i giorni contati bensì le ore e siccome è di rara formazione il “carpe diem” è forse già passato.

Proprio mentre mi sto infilando gli scarponi scende un gentile operaio della stazione li vicino e ci conferma tutto ieri ha scaricato e con anche sonori echi nella gola.

OK, bene non aspettavamo altro!

Si rimonta in auto e si sale verso il passo del Sempione, speriamo sui 1400/1500 m slm le cose cambino ma invece no. Passiamo sotto a “Corvo Nero …” salita solo 2 settimane fa ed è irriconoscibile, “Simplon white” pure.

Scappiamo in alto ed in quel parco giochi che è la Gola di Gondo ci diciamo ci sarà pure qualcosa di salibile oggi ?!

Così non è.

Cascatone Gabi formato ma non presenta le 2 cascate di accesso. Tutto il resto piscia come solo in primavera al disgelo pare possibile.

OK, puntiamo allora a “Tormenta“, dovrebbe essere sui 2100m, non pare molto estetica ma oggi c’è da accontentarsi.

Scesi dall’auto per la terza volta, ci imbraghiamo, ramponiamo e via per quella mezz’ora di avvicinamento che intuiamo diverrà un’ora abbondante. La cascata è li a due passi, ma la neve fresca caduta solo poche ore prima rende la progressione lentissima ed inefficace. Servirebbero le ciaspole almeno, ma non le abbiamo. Ci diamo il cambio a tracciare ed appena abbandoniamo una zona arbustiva per puntare ad un traverso sotto l’attacco sentiamo un sordo tonfo d’aria uscire raggelante sotto gli scarponi. Nel raggio di 10m si disegna così una perfetta linea di frattura a mezzaluna sotto forma di innocente gradino alto pochi centimetri.

OK capiamo l’antifona: “oggi non è giornata!”

Christian torna sui suoi passi, io più a monte, fermo immobile attendo torni tra gli alberi poi partirò pure io per non caricare troppo il pendio.

Si rimonta in auto destinazione Briga prima e poi vedremo. Visto che la giornata è in vacca perchè non andare a mettere il naso in posti sennò irraggiungibili, che ne sò tipo la mitica Kandersteg ?!?

Ma si oggi và così e mentre percorriamo, rigorosamente fuori dall’autostrada per non pagare la “vignette”, questa vallata assolata leggiamo ormai nei pressi dell’imbocco del traforo che questo è percorribile solo in treno!

Cosa? E come facciamo con l’auto? Semplice l’auto si carica con elvetica precisione e puntualità sul treno per Kandersteg!

Arriviamo al casello del treno ormai in piena ilarità, è ora di pranzo e ci diamo una regola per questa “gitarella fuori porta” che sta assumendo i tratti di una barzelletta ma con i costi di un mutuo fondiario: “Se ci chiedono più di 50€ niente!”

La casellante appena capisce siamo italiani sfodera il suo migliore tedesco. Di inglese neppure l’ombra. Capiamo solo che il biglietto costa 27 franchi. Chiediamo la conversione in euro e ci dice 30€ … strano tasso di cambio in quel di Kandersteg … ok siamo ancora nel budget.

Christian chiede per scrupolo se gli esosi 30€ per 15 minuti di treno, sono andata e ritorno e di tutto punto la risposta è: “Nein !”

OK, altro dietrofront. Giriamo l’auto, anzi vorremmo solo ma non ci riesce siccome qui non è contemplata la corsia “esco senza acquisti” come al supermercato. L’elvetico si sa è persona risoluta, non come noi due italici, chi viene qui sa già essere sicuro imbarcarsi e quindi ci facciamo pure la fila fino a che le auto si immettono e noi riusciamo a sgattaiolare fuori.

La giornata ha preso i connotati della farsa, se non fossimo così stanchi dalle ormai 7 ore in auto ci rideremmo in faccia l’un l’altro.

Si torna al passo del Sempione, andremo a spiccozzare alla “palestra” o ci dovrebbe essere un “Fluido Azzurro”, incassato, riparato, sicura formazione e scrivono bello ma son solo 40/50m.

Ripassiamo per Briga e sulla sx si apre la visione di questa meraviglia che prima non avevamo osservato. Ennesima inversione ad U, parcheggiamo e torna la vestizione e preparazione degli imbraghi, direi la terza della giornata e speriamo l’ultima, ma non ne siamo così sicuri.

Via quasi di corsa su quello che pensiamo essere il sentiero di avvicinamento, ad un certo punto sale troppo e devia a sud. No buono. Parte un ravanage con albering in sottobosco elvetico. Riesco anche a spiccozzare e trazionare su qualche tronco marcio per eseguire traversi sennò con “del grado” che a vista non posseggo. Gli scarponi mordono a meraviglia questo humus e fogliame ed in men che non si dica (mezz’ora abbondante) capiamo essere troppo alti e la cascata troppo lunga ed ingaggiosa.

Vai di foto e via che scatta il quinto “OK” della giornata.

Ormai la discesa è fin liberatoria, attaccare una cascata alle tre del pomeriggio non mi era mai successo prima e sarebbe corretto neppure questa volta.

Ormai al passo del Sempione scendiamo senza nessuna velleità per il Fluido Azzurro.

Poi senza corda si risalgono i corti colatoi stradali in un circuito che sa più di ruota del criceto che di alpinismo.

Si torna senza birra, oggi non ce la meritiamo ed almeno non facciamo notte dai! Intento poi logicamente smentito dai fatti.

Alla fine sarà anche divertente ma assolutamente una gita da non consigliare e che di “green” ha solo il colore nel portafoglio.


Accesso:

Passato Gondo direzione Gabi / Simplon Pass. Si parcheggia appena usciti a sx di un paravalanghe. Si sale la rampa di accesso e ci si dirige a S verso la palestrina. In 3 minuti si è davanti alla piccola gola dove si forma Fluido Azzurro.

Indossare ramponi e picche e scendere disarrampicando qualche banale roccetta passando il torrente più volte fino alla base del salto.


Relazione salita:

30m, WI 5, I

linea di misto visibile a dx


Discesa:

  • 1 doppia o moulinette 30m attrezzata a sx su spit fix.


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1000m Appennino Pietra Bismantova relazioni rock climbing rope solo via arrampicata ambiente via artificiale

Donato Zeni con uscita Sfinge

Pietra di Bismantova

Castelnovo nè Monti (RE)


Ormai le uscite in Pietra con me stesso a cavallo della fine dell’anno hanno il profumo della esigenza, della necessità, della resa dei conti.

Ripercorro la Donato Zeni per la quarta volta ma oggi mi concedo due varianti: nella prima evito il “passo del serpente” uscendo per la “variante del sensore” per via del passo di sostituzione che occorre attuare sullo spiovente fotovoltaico dello stesso e nella seconda mi regalo l’uscita per la Sfinge. Quella titanica prua gialla che le prime volte andavo in Pietra mi atterriva già al rifugio ma di cui ne sono sempre rimasto soggiogato dal fascino estetico: un monolite che sfida la gravità e che fino ad oggi ha avuto ragione.

Parto come sempre con poca convinzione, a fianco due amici si sfidano su lisce pareti, alla prima sosta sento il mio nome, è Alex e sua figlia, con un saluto ed incoraggiamento mi sprona a proseguire quando invece l’avrei seguito.
Dalla mattina alla sera, dai -6°C nella valle del Secchia percepiti con un lucente candore bianco sull’erba, fino a togliersi la maglia per il sole riverberante sulle amate gobbosità sabbiose.

Sono lento, ma questo è anche quello che cercavo.

Rallentare un po’ tutto e qui ho trovato la mia dimensione, il mio strumento, il mio mezzo ma pure il mio fine.

Incredulo esco la testa sulla orizzontale piazzola sommitale, senza fiato, il pile è umido delle sensazioni appena lasciate e subito ne trova delle nuove che mi inondano di gioia, di emozione, di calore, di felicità, di risposte a domande di cui mi ero scordato la costruzione e la necessità di soluzione.

Questa volta è speciale.

Questa volta so non potrà più accadere, ripetersi, così, in questo modo e con questa intensità.

Ringrazio la vita, oggi mi ha permeato, forato e ricucito.

Rimetto la corda nello zaino, è buio, al parcheggio solo due vuote auto, l’inverno avvolge tutto, anche quest’anno si chiude, è ora di andare.

30 dicembre 2016

Accesso:

Piazzale Dante Alighieri, tenere per il Settore Gare Vecchie. L’attacco è appena a sx di Snoupinette in un evidente diedro/camino. Chiodo lasciato sulla dx.


Relazione salita:

150m, 5L

IV+,V, 1 p.V+, A1, A2, RS2, II, TD+

Tiri:

L1+L2 = 60m, IV+,V, 1 p.V+, II
L3 (x variante del “sensore”)= 30m, IV+, V
L4= 25m, A1
L5= 35m, A2 (! min 26-28 rinvii e manca la piastrina sull’ultimo fix)

Discesa:

  • Dalla sommità per sentiero, consigliata lo scorciatoia che scende per il Sirotti.

Schizzo via

schizzo via Donato Zeni uscita Sfinge

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