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1000m Appennino Appennino Bolognese ice climbing relazioni

Cresta dei Balzi dell’Ora

Corno alle Scale  – punta Sofia 1939m

Lizzano in Belvedere (BO), Appennino Tosco Emiliano


« Il Corno alle Scale:

Bella e importante vetta protesa a N del crinale appenninico, ben visibile
soprattutto dalle vallate emiliane dei fiumi Panaro e Reno, tra le
provincie di Modena e Bologna. Il toponimo deriva dall’aspetto stratificato
dei suoi versanti settentrionali e orientali, a picco sulla Valle del
Silla, mentre più dolci e modellati dai ghiacciai sono i versanti occidentali
sull’alta Val Dardagna, detta in antico Val di Gorgo.

… vetta principale, detta Punta Giorgina 1945 m, mentre la cima N, chiamata
Punta Sofia 1939 m, ospita la croce di vetta e, pur essendo più bassa, si può
considerare il vero Como, per l’elegante forma e il vasto panorama. È costituito da
“arenarie del M. Cervarola”, su cui poggia in vetta un piccolo strato di “arenarie di
M. Modìno” …

 »

da TCI 2003 © APPENNINO LIGURE E TOSCO-EMILIANO, M. Salvo – D. Canossini

Salita di cresta propedeutica ad altre ben più impegnative. Per estetica e panorami però una delle migliori dell’Appennino.
Accettare che in cima molto probabilmente tornerete alla cruda realtà del mondo di sciatori con impianti.


Primi salitori:

Sconosciuti


Avvicinamento:

Si prende il sentiero 327 che parte sulla destra del lago Cavone. Il sentiero sale nel bosco, spesso è presente una bella traccia vista la frequentazione da parte di ciaspolatori del luogo.
Si passa su qualche ponticello e poi il bosco si apre vistosamente lasciandoci vedere la croce di vetta e tutta la parete N del Corno. Ci si dirige invece ad E, verso la sella che sta tra il Monte La Nuda a nord e il Corno alle scale a Sud (cresta dei Balzi dell’Ora).


Descrizione via:

Giunti alla sella si sale per l’evidente cresta stando sempre sul versante W ed evitando le cornici.
Presenti alcuni fix che potrebbero essere sepolti dalla neve. Mentre alcuni fittoni escono per poter assicurare la cordata in conserva lunga protetta, progressione che consiglio in caso di buon innevamento.
L’ultimo tratto la pendenza si impenna leggermente per toccare i 45/50° e poi spianare in corrispondenza della croce di punta Sofia.


Difficoltà:
  • PD (a seconda innevamento da F+ ad AD)
  • 520m dislivello
  • 45°, RS2, II imp.

Discesa:

Scendere verso W, costeggiare il pianoro delimitato a destra dalla parete nord dove escono i vari canali e arrivati all’altezza del cabinotto della seggiovia o poco più giù, Passo della Porticciola 1660m sentiero CAI 337 (palina) e scendere sul ripido versante Nord.
Traversare in falsopiano direzione E, NE sul limite boschivo e poi adduce alla conca della parete N del Corno alle Scale (zona di slavine occhio ad eventuali cornici e pendi carichi) e quindi si torna al punto di partenza.
Riprendere di nuovo per il sentiero 337 fatto al mattino.


Equipaggiamento:
  • Materiale: 1 piccozza, ramponi, corda, casco, 4 rinvii, cordini, utili 2 friends (Camalot #2, #3 ) e qualche nuts.

Tempi previsti:

circa 1.5/2 h


Note:
  • La cresta in caso di basso innevamento o verglas può riservare non poche sorprese e dilatare i tempi. Valutare sul posto le condizioni ma presentarsi ad essa con equipaggiamento giusto.
  • Il verso preferenziale è in salita, anche per evitare incroci antipatici con chi sale.
  • Salita in occasione del corso Aspiranti Istruttori di Alpinismo della Scuola A.Montanari, sezione Cai di Carpi
  • Per cercare un po’ di misto facile abbiamo intercettato la cresta più a sud puntando ad un ammasso di bella arenaria macigno facilmente proteggibile con friend grandi (#2 +#3 e spuntoni con cordini lunghi) la traccia GPS si riferisce a questa variante di attacco.

Cartografia:

Carta dei sentieri | Alto Appennino Bolognese


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1000m Appennino climbing Pietra Bismantova relazioni rock climbing rope solo via artificiale

Servi della Gleba, con soccorso

via Servi della Gleba con incidente

Pietra di Bismantova, 1041 m – parco nazionale Appennino Tosco-Emiliano (RE)

Dopo alcune ore, tornato in possesso della mia macchina fotografica e quindi potuto verificare se i ricordi combaciassero con la realtà immortalata dagli scatti, mi permetto di dare anche io la mia versione, visto che quelle uscite sui vari media sono ricche di “caricature” al limite delle menzogne.

” Ieri sabato 25/03/2017 mi accingevo a ripetere (forse per la prima volta) la nuova via artificiale “Servi della Gleba”, della cordata Carlo Alberto Alby Montorsi e Pietro Gaibazzi.
Ero in solitaria ed in autosicura su una corda intera, pratica di cui non sono nuovo ne qui in Pietra che altrove.
Giunto a 2/3 circa del primo tiro, direi già l’ottavo o nono chiodo e superato già il primo staffaggio su microfriend, mentre mi stavo issando sul chiodo già negli ultimi gradini della staffa e quindi con la longe sopra ad esso, l’ho sradicato dalla parete.
Ne è seguito un volo con ribaltamento a testa in giù che, anche se messo in conto vista la natura della via e foggia degli ancoraggi, non si è arrestato dopo i canonici 4/5 m nell’aria.
La mia posizione a testa in giù ha fatto lavorare male l’auto-assicuratore in quale non ha bloccato ma solo “frenato” la caduta.
Ne è seguito un rovinoso filo a piombo fino al tronco d’albero all’attacco appoggiato alla parete, trovato il quale ammetto ha vinto lui e dall’impatto mi ha girato e quindi messo in condizione corretta di “bloccante”, arrestandomi appeso ma a soli 50cm dal terreno.
Peccato avessi già percorso 15/20m e soprattutto impattato già violentemente sul nerboruto arbusto.
Una volta guadagnato il terreno mi sono accorto che appoggiare e camminare sulla gamba destra era una utopia, anche la schiena doleva come a causa di qualche rottura costale, chiamando aiuto due o tre volte e non avendo risposta, visto il luogo isolato ed il fatto che il dolore mi stava facendo perdere i sensi, ho deciso 10:38 di allertare il 118 il quale mi ha passato la chiamata al soccorso alpino ed il quale mi ha mandato un sms per la geolocalizzazione. Sms a cui ho risposto subito, 10:42.

Nel mentre dell’attesa ho rimesso via il materiale rimastomi addosso, le staffe incastrate negli arbusti, ho mangiato mezza barretta per ridarmi energia e fatto alcune foto (sotto) che sapevo mi sarebbero servite a casa od a chi avesse voluto poi ricostruire l’accaduto.
Dopo 5 minuti (10:47) visto e provato a fare un bastone con arbusti ma caricato senza successo per via del dolore alla gamba e schiena ma anche constatato che non usciva sangue e le articolazioni non erano rotte, ho richiamato il 118 informandolo del mio stato “stabile” e vigile e consigliandogli di non sollevare l’elicottero per via del terreno impervio ma solo forze via terra, ero convinto di riuscire ad arrivare al sentiero con 2 o 3 persone di supporto.

11:02 mi chiama il soccorso di Parma avvertendomi che l’elicottero da Pavullo è in moto e che un squadra sta arrivando.

Dopo circa un quarto d’ora direi mi hanno localizzato e sono stato subito aiutato da un vigile del fuoco cui mi sono aggrappato e che mi ha fatto da stampella fino alle tracce di sentiero nell’Orto del Mandorlo, poi sono sopraggiunti due carabinieri del posto, subito seguiti da 3 o 4 persone del soccorso Alpino tra cui anche un medico.
Prestatemi le prime cure, visti i forti dolori alla schiena, mi hanno sedato e consigliato di portarmi in barella spinale fino al primo ospedale ricettivo, Baggiovara o Parma.

Visto la debolezza, dolori che accusavo ed una sospetta frattura costale mi sono lasciato convincere era l’idea migliore per tutti, considerato il terreno ancora impervio e franoso a cui tutti avevo obbligato stare.
Imbarellato e calato con la mia stessa corda di cordata nel pendio appena fuori frasche venivo verricellato con il medico e portato in eliambulanza a Parma.

Giunto all’ospedale Maggiore di Parma (12.55) sono stato curato ed assistito in tempi brevissimi e con molta cura sia dal personale medico ma soprattutto ricordo la gentilezza e professionalità dei tecnici e delle infermiere.

Alle 17.45 uscivo con la lettera di dimissioni con prognosi di 5 giorni e miracolosamente nessuna frattura.

Colgo l’occasione per ringraziare di cuore e sinceramente TUTTE le persone: carabinieri, vigili del fuoco, soccorso alpino, personale medico, che si sono mobilitate per il mio soccorso. Non avrei voluto combinare un così grande casino ed anche se non vi posso promettere che quella è stata l’ultima solitaria, posso promettere che starò molto più attento per non mettere a rischio persone che non c’entrano nulla con questa passione ma cui i nostri errori, il mio errore, li ha obbligati a prendersi rischi e disagi.
Ringrazio Riccardo Belloni per il recupero del materiale in rifugio ed Andrea Bonatti Pellegrini e Stefania Trovarelli per quello dell’auto, grazie amici.

PS:
Ringrazio anche Carlo Alberto Alby Montorsi e Pietro Gaibazzi per la bella intuizione, quella via mi stava divertendo.
Consiglio ai ripetitori una analisi preventiva degli ancoraggi data la naturale imprevedibilità dell’arenaria 😉

Aggiornamento del 01/04/2017:

Ad una settimana esatta dal mio incidente mi sento di tornare in Pietra un pò per rimontare subito appena disarcionato dal cavallo, un pò per rimettere in loco il chiodo strappato, un pò per controllare lo stato di chiodatura pure del resto della via ma soprattutto per “ripulire” la via dai miei 7 rinvii rimasti in parete alla mercè delle intemperie.

L’occasione è stata rigenerante per il mio spirito: è un luogo che continuo ad amare e che non riesco in nessun modo a percepire come ostile, anzi l’opposto.
Ed infatti una giornata dalle previsioni uggiosa si trasforma in una parabola di sole, calore ed accoglimento dove l’incontro e dialogo con alcuni amici vecchi e nuovi non farà altro che testimoniarmi che dovevo andare, che è stato giusto così, malgrado la dissuasione dei medici.
In sequenza temporale ringrazio Riccardo Belloni ed Enrico Miglioli che mi hanno accolto sorridenti al parcheggio, Alex Stecchezzini che mi ha subito proposto una arrampicata “infra” dando una iniezione di fiducia alla mia ripresa, Gino Montipò con cui ho scambiato qualche opinione davanti ad una birra al rifugio una volta tornato dal periplo.

Sono salito, non senza qualche affanno, per il più facile sentiero 697, poi presso l’uscita della ferrata degli Alpini ho buttato giù una doppia da 60m che da un primo momento pareva sospesa ma che invece tocca direttamente terrà dalla sommità (anche se con pochissimo margine).
Durante la discesa:
– ho attrezzato la sosta S1 con corda dinamica e 2 redance per evitare l’intaglio delle placchette degli spit fix.
– ho rimesso in sede il chiodo uscito pulendo la sede (che appariva ingrandita dallo strappo) ed interponendo a riempimento resina poliuretanica ad elevata tenacità
– ho controllato con il martello qualche chiodo trovandone 2 con gioco ed 1 in particolare che pareva uscire sollecitato anche da una sola mano

Siccome Carlo Alberto Alby Montorsi mi ha riferito che andrà presto a bonificare la chiodatura di questa via, il mio consiglio è di

NON SALIRE per la via “Servi della Gleba”

fino ad un suo sopralluogo.

Non che dopo la via diverrà come tante “spittate” limitrofe ma ora direi che la probabilità di estrazione di altri chiodi è alquanto elevata.

Aggiornamento del 14/04/2017:

Pulizie di primavera in Pietra.

Mi propongo di dare una mano alla prevista richiodatura della via, alla fine il mio contributo sarà veramente esiguo mentre il grosso del lavoro come il materiale è spettato a Carlo Alberto Alby Montorsi .

Dopo 5 minuti pareva già di aver scalato insieme innumerevoli volte siccome Alby è persona capace, modesta e che mette a proprio agio, come poche altre volte mi è capitato trovare in una guida alpina.
Basta però andare in parete per notare con che agilità e maestria percorre in su e giù la corda, direi che nello stesso tempo ha fatto almeno il doppio della mia strada.

Alla fine abbiamo cambiato 15 chiodi che “muovevano” un pò ed aggiunto 2 nuovi, resinandoli ad epossidico e disgaggiando un pò di robetta che “poteva muovere”.

Ora la via si presenta in ottime condizioni ma rimane sempre terreno di avventura con alcuni passi in Ae.

Veramente una bella giornata in cui la gioia più grossa è stata conoscere meglio una gran persona, grazie Carlo Alberto Alby Montorsi

P.S.
Terza volta per me su questa via e non sono ancora riuscito a salirla, solo a scenderla, sono geloso di questo record e mi sa me lo terrò stretto per un pò

Qui un piccolo simpatico video della giornata, per chi si impressiona meglio saltare dal minuto 2:40 pena non scalare più in Pietra con la stessa tranquillità.

Chiudo augurando
Buona Pietra a tutti !

 

Descrizione

Via breve di due tiri che intende miscelare e fondere l’artificiale classica fatta di chiodi artigianali piantati a pressione in fori sulla parete,  con il moderno AE stile “new age” che si basa su protezioni ad espansione, veloci e mobili che vengono tolte dal secondo di cordata ma spesse volte anche da un ipotetico volo del primo.

Accesso:

Parcheggiare nel piazzale Dante e poi salire verso l’Eremo. Appena prima dell’ultimo tornante scendere a dx dirigendosi sul sentiero 699 come per l’attacco della ferrata degli Alpini. Giunti in prossimità del settore Pilone Giallo se si vuole velocizzare l’accesso occorre abbandonare il sentiero bollato CAI a sx che salirebbe tra massi ed alcuni tratti attrezzati, e stare bassi a dx scendendo qualche metro e traversando bassi la parete E. Giunti vicino allo Spigolo dei Nasi occorre tralasciare le tracce e corde fisse a sx che porterebbero in salita agli attacchi delle vie Sinergie, Diedro, Maria, Montipò-Olmi, ecc.. ma anche l’aggiramento di un torrione e la caratteristica grotta a camino. In questo modo si perviene in 15 min all’attacco della ferrata che si tralascia per proseguire verso l’ormai evidente Spigolo di Fontana Cornia. Si giunge ora nell’anfiteatro Orto del Mandorlo, si individua la parete e la linea di salita ora evidente. Conviene proseguire ancora un pò verso N e poi seguire accennate tracce di sentiero a sx che su instabile falsopiano detritico portano all’attacco. Grande tronco a 45° tagliato ed appoggiato alla parete con il primo chiodo ben visibile.

Relazione salita:

L1 = 30m, A1+, chiodi + friend 0.2/0.3/0.4. S1= 2 fix con cordone
L2 = 35m, A1+, chiodi + friend 0.2/0.3/0.4. S2= fittone fine ferrata oppure albero
65 m, 2L, A1+, II

Tentativo  del 25/03/2017

compagno: Rope solo

Schizzo:

Discesa:

  • discesa per sentiero 697 che in 20 min riporta all’Eremo
  • 1 doppia da 60m esatti attrezzata sul piolo a U resinato appena dopo l’ultimo gradino della scala
  • discesa per la ferrata degli Alpini (sconsigliata per via dell’affollamento ed alcuni tratti detritici che diverrebbero pericolosi per chi sta sotto)

Note:

  • Anche se lo sviluppo è modesto per la qualità e tipologia della roccia e per le caratteristiche di cui sopra, ne sconsiglio la ripetizione come via “iniziatica” di questa pratica. Penso occorra prima un piccolo bagaglio di esperienza prima di avventurarsi su linee similari.

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Sinergie

Pietra di Bismantova (RE)


Una chicca che non può mancare ad ogni arrampicatore si avvicini alla Pietra di Bismantova.
Quattro tiri, uno più bello dell’altro:

L1 = 35m, 6a, fessura verticale, piccolo strapiombo, altra fessura poi traverso delicato per la sosta.
L2 = 35m, 6b, diedro verticale con fessura, in alto si fa strapiombante ed esce a banana sulla sx. Movimenti tecnici e di difficile intuizione. Passi obbligati.
L3 = 25m, 6a+, placca tecnica che richiede movimenti precisi al millimetro, prima a sx poi a dx, protezioni distanti.
L4 = 25m, 5c, diedro strapiombante ma su roccia ottima a mattonelle, più facile da farsi che da vedersi, una goduria.

La spittatura è ottima a resinati ma essendo S2 sul difficile ed S3 sul facile, richiede al primo di cordata padronanza del 6b.
Un must per Bismantova e non solo!

Con Alle, Giulio ed Ivan.

Mia seconda ripetizione e sicuramente non l’ultima.


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[:en]Una chicca che non può mancare ad ogni arrampicatore si avvicini alla Pietra di Bismantova.
Quattro tiri, uno più bello dell’altro:
L1 = 35m, 6a, fessura verticale, piccolo strapiombo, altra fessura poi traverso delicato per la sosta.
L2 = 35m, 6b, diedro verticale con fessura, in alto si fa strapiombante ed esce a banana sulla sx. Movimenti tecnici e di difficile intuizione. Passi obbligati.
L3 = 25m, 6a+, placca tecnica che richiede movimenti precisi al millimetro, prima a sx poi a dx, protezioni distanti.
L4 = 25m, 5c, diedro strapiombante ma su roccia ottima a mattonelle, più facile da farsi che da vedersi, una goduria.

La spittatura è ottima a resinati ma essendo S2 sul difficile ed S3 sul facile, richiede al primo di cordata padronanza del 6b.
Un must per Bismantova e non solo!

Con Alle, Giulio ed Ivan.

Mia seconda ripetizione e sicuramente non l’ultima.

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Canale dei Bolognesi

Corno alle Scale  – punta Sofia 1939m

Lizzano in Belvedere (BO), Appennino Tosco Emiliano

“Mai sottovalutare l’Appennino …”

Me la ricordo ancora bene quella salita.

Doveva essere un approccio per Andrea e Marco a qualcosa di più ingaggioso, alpinistico e formativo rispetto ai bonari canali nord ed invece ne risultò una vera prova di nervi per tutti.

Già una cordata davanti a noi aveva desistito per gli abbondanti spindrift misto detriti, quella giornata ci siamo incaponiti e col senno di poi abbiamo giocato un jolly difficilmente ripresentabile.

Oggi anche io mi calerei.

Ma quella giornata deve esserci stata una alchimia di: esuberanza, voglia di esplorazione e senso di collaborazione tra i componenti della cordata, quel mix magico che rende possibili salite sennò poco probabili.

Tutto è andato bene alla fine,  perchè già uscire dal Bolognesi senza graffi, a qualunque ora o dopo qualunque lasso di tempo io lo interpreto come un buon auspicio alla vita.

Canale che non ha eguali in Appennino e da farsi, per gli appassionati, almeno una volta nella vita.

Ma una sola eh !

Nicola B.

Alberto Caprara sorridente nel suo ambiente.

In ricordo di Alberto.


« Il Corno alle Scale:

Bella e importante vetta protesa a N del crinale appenninico, ben visibile
soprattutto dalle vallate emiliane dei fiumi Panaro e Reno, tra le
provincie di Modena e Bologna. Il toponimo deriva dall’aspetto stratificato
dei suoi versanti settentrionali e orientali, a picco sulla Valle del
Silla, mentre più dolci e modellati dai ghiacciai sono i versanti occidentali
sull’alta Val Dardagna, detta in antico Val di Gorgo.

… vetta principale, detta Punta Giorgina 1945 m, mentre la cima N, chiamata
Punta Sofia 1939 m, ospita la croce di vetta e, pur essendo più bassa, si può
considerare il vero Como, per l’elegante forma e il vasto panorama. È costituito da
“arenarie del M. Cervarola”, su cui poggia in vetta un piccolo strato di “arenarie di
M. Modìno” …

… il Canale dei Bolognesi …  Si tratta di una delle vie più dure
e spettacolari del gruppo montuoso.  »

da TCI 2003 © APPENNINO LIGURE E TOSCO-EMILIANO, M. Salvo – D. Canossini


Apritori:

L. Lunghini, N. Stagni, O. Bellotti il 9/3/1974 sulla destra

e da M. Clerici, A. De Col, M. Mattioli nell’inverno 1975/76.


Avvicinamento:

Si prende il sentiero 327 che parte sulla destra del lago Cavone. Il sentiero sale nel bosco, spesso è presente una bella traccia vista la frequentazione da parte di ciaspolatori del luogo.
Si passa su qualche ponticello e poi il bosco si apre vistosamente lasciandoci vedere la croce di vetta e tutta la parete N del Corno. Ci si dirige invece ad E, verso la sella che sta tra il Monte La Nuda a nord e il Corno alle scale a Sud (cresta dei Balzi dell’Ora).
Giunti alla sella si scende di circa 100 m, poi si traversa a destra (quindi in direzione S) rimanendo sempre al limite boschivo superiore. Si superano in traverso orizzontale alcuni colatoi secondari e quando si osserva la croce di vetta si punta direttamente al canale ora evidente ed ad un grosso masso al centro del canale, riparato da scariche.


Descrizione via:

La pendenza iniziale è sui 40° su neve non troppo compatta. Il canale si incassa man mano ci troviamo dentro un’invitante imbuto per le valanghe (tracce recenti).

Si accentua un po’ la pendenza e si trova un chiodo sullo sperone sporgente al centro del canale, che integriamo con fittone e altro chiodo da roccia, organizzando così la prima sosta.

  • L1: Da qui inizia la via a tiri, che fino in cima manterrà la pendenza sui 75°, e assumerà le caratteristiche di un itinerario di misto delicato, roccia, ghiaccio, neve, e..terra e erba. Decidiamo di salire a sinistra, anche se con copertura nevosa migliore, probabilmente sarebbe meglio a destra. Si inizia dentro un diedro di misto dove la neve è scarsa, quando c’è spesso è un piccolo accumulo farinoso. Frequenti e fastidiose gli spindrift che colpiscono in pieno. Dopo pochi metri occorre effettuare un traverso a destra delicato che permette di salire ben più agevolmente verso l’alto, piegando un po’ a sinistra. La salita viene interrotta da un tratto poco coperto, dove ci affidiamo ai ciuffi d’erba. Altra sosta realizzata su neve poco consistente con fittone, due picche e chiodo (infisso e recuperato). Il tiro si sviluppa con 50-55m di corda, il primo arriva a fine corda puntando a fare sosta più su ma dovrà tornare sui suoi passi. Non troviamo chiodi intermedi, quindi le assicurazioni le mettiamo noi: un chiodo da ghiaccio in un ciuffo d’erba ghiacciato e un fittone in 55 m.
  • L2: la salita ricomincia su buona goulotte per 8-10m, poi terreno scarsamente innevato, ancora ci affidiamo ai cespugli affioranti dalla poca neve. Tutto il tiro si sviluppa in questo modo, su tratti abbastanza precari a parte l’uscita. Nonostante il canale sia evidentemente a destra, si notano due chiodi su una placca a sinistra, se si vuole attrezzare una sosta su 3ch (sconsigliata), integrata da noi con un chiodo da roccia (lasciato). Per arrivare qui però occorre risalire un tratto piuttosto verticale e precario, di neve farinosa e senza ghiaccio o neve dura. Questa sosta a differenza della precedente è ben più solida (e meno male) ma notevolmente più scomoda obbligando a stare in aderenza sulla placca. Il tiro si sviluppa su circa 30m.
  • L3: Per tornare sulla via occorre affrontare un traverso delicato a destra di 8-10m, inizialmente in discesa. A causa della qualità della neve occorre un po’ di manovre di corda per calarci e affrontare il traverso 5m più in basso della sosta. Tutto ciò porterà via un sacco di tempo, solo per le calate e ri partenze dei secondi, circa un’ora. Si ricomincia a salire su scarsa neve, ringraziando i ciuffi d’erba che conservano qualcosa di solido dentro di loro. Dopo 7-8 m la neve si fa più abbondante e lo scivolo di neve ben più piacevole anche se sui 60° (neve dura finalmente) e circa dopo 15m dalla sosta si trova sulla roccia a sinistra altri due chiodi ai quali si rinvia. A posteriori era meglio farla qui la sosta S2.  Gli ultimi 30m sono i più piacevoli della giornata, non solo perché ci portano alla fine del canale, ma perché sono quelli di una consistenza nevosa solo sognata e agognata nei metri precedenti. Usciamo e buchiamo cornice direttamente un pò a dx 75° (fittone appena sotto) e poi su verso la croce, ulteriori 20 metri verso sinistra, si trova un cavo metallico con asola cui poter assicurare la cordata S3. Corda vincolata lì in sicurezza, ma vera sosta fatta appena sopra la cornice ed integrata con fittoni (in modo che il capocordata possa dialogare coi secondi).

Discesa:

Scendere verso W, costeggiamo l’abisso della parete nord, e arrivati all’altezza del cabinotto della seggiovia o poco più giù, prendere il sentiero della Porticciola, 337 e scendere con traverso E, NE che prima in mezzo al bosco poi  adduce alla conca della parete N del Corno alle Scale e quindi si torna al punto dove in salita la parete si è spalancata ai nostri occhi. Quindi riprendere di nuovo per il sentiero fatto al mattino.


Difficoltà:
D (con le condizioni trovate D+ / TD-)
75°, AI 3, M3, R4, III imp.

Compagni:

Salita del 26/02/2011 con: Andrea Pellegrini e Marco Mazzoli


Equipaggiamento:
  • Materiale: 2 piccozze (1 con martello), ramponi, corda min 60m, casco, 2 viti ghiaccio, 2 chiodi a lama, 4 rinvii, cordini.

Tempi previsti:

circa 1.5+4 h (noi 2.5+8h !)


Cartografia:

Carta dei sentieri | Alto Appennino Bolognese


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