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relazioni rock climbing Sport Climbing Valle del Sarca

Gufetto

via del Gufetto

parete dell’Ir
500 m circa – valle del Sarca (TN)

Parete solare e vietta ottima per il periodo invernale.


Apritori:

, , ,

Difficoltà:

Obbligatorio:

,
,

Sviluppo:

Quota:

,

Esposizione:

Ubicazione:

,

Tipo terreno:

,

Bellezza:



Accesso:

Prima di Arco svoltare a dx per Bolognano. Seguire qualche tornante e poi P qui (maps link) Pochi posti auto e stare attenti a non invadere la carreggiata e lasciare posto ad altri climber.


Schizzo:

© www.bergsteigen.com

Discesa:

  • si esce dalla via e pochi metri a sx più in alto si intercetta una traccia che traversa verso W e poi scende riportandosi sul sentiero che divide le due parti e quindi in breve a ritroso si torna al P.
    Tot: 20/30 min

Note:

  • via plaisir ma che richiede comunque il sapersi muovere e proteggere sul V.
  • Si possono concatenare anche altre vie superiori nella parete del Pezol, che rimane 5 min ad W.

Ripetizione:

compagni: Alberto Gasparini, Johnathan Lami, Anna Tusini.


Cartina:


GPS:

Total distance: 1487 m
Max elevation: 500 m
Min elevation: 383 m
Total climbing: 161 m
Total descent: -180 m
Total time: 03:17:57
Download file: via-del-gufetto-parete-dell-ir-track.gpx

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Brentino rock climbing Sass de Mesdì Sport Climbing val d'Adige

Ladro di Baghdad

Sass de Mesdì

Monte Cimo – Brentino (VR)

Note Storiche:

A PROPOSITO DELLA VIA “IL LADRO DI BAGHDAD”

Nelle ultime pubblicazioni inerenti le vie di roccia in Val d’Adige, ed in modo particolare quelle sul Cimo, i primi salitori della via “Il Ladro di Baghdad” risultano essere B. Vidali, E. Cipriani, I. Micheletti ed E. de Bastiani.

Non è vero.

O meglio: non è corretto, né sul piano storico né sul piano, diciamo così, filologico.

Mi spiego ed approfitto per raccontare, a chi si interessa di storia dell’alpinismo nostrano, come andarono effettivamente le cose.

Nella primavera del 1993 sulla grande placconata “a gocce” del Sass de Mesdì esistevano le seguenti vie (qui elencate da sinistra a destra guardando la parete): “Tarzan nel regno dei buchi” (arrampicatori parmensi di cui al momento non ricordo il nome), “Desiderio sofferto + variante diretta della Vigilia” (S. Coltri e C. Laiti), “Otto bastano” (E. Cipriani e M. Lugoboni) e “Moby Dick” (A. Rampini & Co.), tutte risalenti al decennio precedente. Conoscevo bene la parete anche per aver ripetuto assieme a Sergio Coltri, nel 1984 pochi mesi dopo la sua apertura ad opera dello stesso Coltri, la via “Desiderio sofferto con variante della Vigilia” ed ero rimasto colpito dalla bellezza dell’arrampicata e dalla “tipicità” di quella placca, un’immensa e, in caso di volo, pericolosissima “grattugia”. Mi ero riproposto di aprire, a ragionevole distanza dalla “Desiderio sofferto”, una via autonoma più diretta, meglio protetta e altrettanto bella. Come secondo di cordata e compagno di avventura in questa non difficile ma pericolosa intrapresa (ripeto, in caso di volo, la “grattugia” non perdona e si rischia di uscirne scorticati!) avevo trovato il simpatico, esuberante ed istrionico Edoardo De Bastiani. Munito di qualche (inutile) chiodo da roccia, di una dozzina di fix e di un pesantissimo trapano Hilti che, a seconda dell’umidità presente nell’aria, non mi consentiva di fare più di 12-15 buchi (stiamo parlando di batterie con una tecnologia di 25 anni or sono!), affrontai la placca ovviamente dal basso (altrimenti dove sarebbe stata l’Avventura?) e realizzai inizialmente tre tiri e mezzo, per un totale di 80 metri abbondanti di sviluppo. Poi la batteria finì e, forse, assieme ad essa finirono anche le mie forze, almeno per quel giorno.

Tornai qualche settimana dopo, questa volta assieme a quello che, dopo essere stato mio compagno di classe alle elementari, era allora il mio abituale compagno di cordata: Beppe Vidali. Come consuetudine fra noi in quel periodo, lui salì da primo l’itinerario sino al punto massimo da me raggiunto. Poi, dove bisognava tornare a “far cantare” il trapano, tornai in testa alla cordata (solo molti anni dopo Beppe diventerà a sua volta un trapanatore: inizialmente era un “liberista” puro).

Al termine del quarto tiro, che piegava a destra, la via poteva dirsi praticamente conclusa. Traversando qualche metro raggiungemmo la prima delle calate della “Desiderio sofferto” e tornammo alla base. Così strutturato l’itinerario risultava essere proprio quello che avevo sperato che fosse, vale a dire una via alternativa alla “Desiderio sofferto”, più rettilinea, altrettanto bella e di quasi uguali difficoltà. Difficoltà che allora valutai V\V+ abbastanza omogeneo con qualche passaggio leggermente più difficile.

Certamente era meglio protetta della “Desiderio sofferto” che, nella versione originale e cioè prima delle richiodature sistematiche operate alla fine degli Anni Novanta, era una tipica via “alla Coltri”, vale a dire molto alpinistica.

E’ da sottolineare, per verità storica, che secondo i parametri attuali anche la chiodatura originaria della mia “Ladro di Baghdad” sarebbe sembrata molto alpinistica: venti fix, soste comprese, su 100 metri di percorso non erano tanti, ma allora sembrava già una via “plaisir”!

Questa era la vera via “Ladro di Baghdad”, realizzata quindi nella primavera del 1993 (non nel 1997) da me con la collaborazione dapprima di Edoardo de Bastiani e, nell’ultimo tiro, di Beppe Vidali. Ai quali rinnovo il mio grazie per la loro disponibilità.

Che cosa c’entri tale I. Micheletti che appare nelle guide fra gli apritori di questa via, che cosa c’entri il 1997 e, soprattutto, che cosa c’entrino due tiri finali di 6c+ (il quarto) e 7a\A0 (il quinto) proprio non so.

Non lo so perchè:

A) I. Micheletti non so chi sia, né che faccia abbia;

B) nel 1997 io mancavo dal Cimo già da tre anni;

C) “Appiccicare” su un percorso di difficoltà contenute e, soprattutto, omogenee due tiri sproporzionatamente difficili è una cosa che io non mi sarei neppur lontanamente sognato di fare in quanto fuori da quella che è la mia logica alpinistica.

Non so se Micheletti abbia tracciato la sua variante d’uscita calandosi dall’alto o compiendo prodezze dal basso. E non so nemmeno se questi due tiri siano belli oppure meno. Probabilmente sono bellissimi. Mi auguro che lo siano! Io non lo saprò mai perché non ho più l’età per superare un 7a (non mi vergogno ad ammetterlo, anzi, me ne frego) e certo non vado a ripetere quei due tiri “tirandomi” disperatamente ai chiodi e staffando pur di sapere come sono. Ho un ricordo troppo bello della prima salita della “Ladro di Baghdad” in versione originaria per andare ad insudiciarlo con una goffa ripetizione.

Tenevo molto, però, a mettere le cose in chiaro. Sino ad oggi mi ero lasciato colpevolmente sfuggire l’occasione. Il post di Bee climber me l’ha offerta e, questa volta, non me la sono lasciata scappare.

Concludo questa mia nota storica ringraziando anzitutto l’amministratore della pagina per l’ospitalità, in secondo luogo l’autore del post per avermi involontariamente incentivato a scrivere queste precisazioni storiche. Infine ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato ed apprezzeranno in futuro questo itinerario, sia nella “facile” versione originaria che in quella “spuria” ma più impegnativa.

P.S.: perché chiamai la via “Il ladro di Baghdad?”
E’ una vicenda molto divertente che coinvolge alcuni nomi noti del mondo dell’arrampicata veronese di allora. Vede quindi differenti protagonisti muoversi da posizioni diverse intorno sostanzialmente a due “malefatte”. Ma questa è un’altra storia…

Eugenio Maria Cipriani da un post su FB

Apritori:

Eugenio Cipriani, Edoardo de Bastiani, Beppe Vidali nel 1993.

(var. uscita Micheletti) ultimi 2 tiri da I. Micheletti e B. Zanini che si calarono dall’alto il 17 giugno 1999


Accesso:

P sulla strada nei pressi del cimitero di Brentino (a volte segnalati furti), percorrere la strada direzione S fino alla fine del vigneto e poi per traccia ripida verso W dapprima su ciottoli e poi nel bosco.
Attenzione al raccordo con le Pale Basse (Mamma Olga) salire ancora e non traversare a SX (faccia a monte)
Poco dopo si incontra una breve fascia rocciosa che si supera con corde fisse (terreno friabile, rimanere o vicini od al riparo fuori dalla verticale). Dopo 30/40 min si arriva al secondo raccordo alla base della Pala del Boral, tenere quindi la SX e si accede al Sass de Mesdì (es. via Capitani Coraggiosi) e tramite qualche sali e scendi ed un tornantino si adduce alla base dell’impressionante placca con il ciclopico tetto che da il nome al settore.
La via attacca a sx sul più facile su placca fessurata con breve strapiombino. Targhetta 8 e scritta alla base.

Tot 45 min / 1h


Relazione:

Difficoltà:6c+ max (6a+ obbl)
Proteggibilità:S2 / S1 (gli ultimi 2 tiri)
Impegno:II
Sviluppo:145 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  10 rinvii
Esposizione:E (ma và in ombra presto)
Tipo di roccia:splendido calcare
Periodo consigliato:primavera, ed autunno. Estate pomeriggio và in ombra.
Tempo salita:circa 3h
Bellezza:****
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo:

Descrizione tiri:

tiromdiff.descrizione
L1206aPartenza delicata su fessurina verticale ed appoggi ormai lisci. Breve rimonto poi più semplicemente alla sosta su cengia.
L2206aSalire leggermente a destra la liscia e tecnica placca compatta. Ma mano si sale appaiono le gocce di erosione dal tetto che rendono goduriosa e più facile la salita.
L3305bAncora in verticale su placca fino ad incrociare i fix (blu) della Desiderio Sofferto. Qui traversare leggermente a SX vincendo un breve strapiombino e poi su placca lavoratissima ed una lama dopo la quale a SX si arriva alla sosta appesi.
L4305cSu placca arancione con bella e facile arrampicata fino ad un tettino che si evita stando bassi in placca liscia ed a volte bagnata. Ora la via originale sarebbe finita e si uscirebbe raccordandosi a DX alla Desiderio Sofferto.
L5206b+A destra e su per lo strapiombino con decisione (6a+) fino a che diviene placca dilavata dall’estremo DX del tetto e quindi sempre più liscia. Passi ipertecnici in traverso su piccole prese (6b+) e presto si arriva in sosta sotto ad una caratteristica orecchia.
L6206c+Portarsi a SX sotto ad un evidente tetto che si sale con atletica arrampicata (1 passo 6c+) e dopo diviene diedro (6b) che con andamento a banana porta alla comoda sosta.
svil.140m
Grado6c+ (6a+ obbl.), S2/S1, II imp.

Compagni:

2004 con Giovanni Giuliani (mio istruttore al corso roccia AR1 2004)

01/12/2007 con Marco Bulgarelli e Michele Bartarelli

26/03/2011 con Maicol Roversi e Mirko Razzaboni

20/05/2021 con Claudio Bassoli, cordata amiche a fianco Anna Tusini ed Alice Zafferri sulla Desiderio Sofferto


Discesa:

  • Solitamente con 3 doppie da 40m non obbligate utilizzando le numerose soste sulla parete ma stando leggermente a SX (viso monte). Giunti alla base della parete, poi a ritroso fino al raccordo e poi giù fino al parcheggio.
    Tot: 1/1.5 h a seconda della velocità nelle manovre.
  • Usciti dalla via si tiene per tracce di sentiero esposto in direzione N fino ad incrociarne una possibilità di discesa tramite flebili tracce verso DX (Ovest).
    Per rami e gradoni si perviene in breve alla cengia di attacco alla base della Pala del Boral. Di qui a ritroso verso S si perviene al raccordo tra la Pala del Boral ed il Sass de Mesdì e quindi si scende per sentiero evidente.
    Tot: 1/1.5 h
  • Se si salta il canale di discesa per la Pala del Boral si perviene al sentiero delle Laste. E’ quindi possibile seguirlo tutto verso N fino a che questo non confluisce al sentiero che porta al Santuario della Madonna della Corona e poi porta in centro a Brentino . Ciò obbliga poi a tornare per strada fino al P.
    Tot: 2 h

GPS:

Total distance: 4400 m
Max elevation: 632 m
Min elevation: 139 m
Total climbing: 901 m
Total descent: -898 m
Total time: 06:38:13
Download file: Brentino.Pale.mediane.Sass.de.Mesdì_2021-05-20_corretto.gpx

Note:

  • Attenzione che arrampicare su queste vie crea dipendenza, dopo si diverrà molto più esigenti e schizzinosi con tutto il resto. Valle del Sarca compresa!
  • Anche se sportiva è richiesta però un minimo di esperienza alpinistica per le doppie e la spittatura lunga.
  • Abbastanza evidente la doppia mano in apertura. I primi 4 tiri su magnifica placca con spittatura a 3/4 m mentre gli ultimi 2 tiri ravvicinata ma con difficoltà obbligatorie sul 6a+/6b.


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relazioni rock climbing Sport Climbing Valle del Sarca

Nataraj

via Nataraj

parete della Mandrea, 600 m circa – valle del Sarca (TN)

Quinta via per me alla Mandrea e forse una delle più belle ripetute.

D’inverno pochi posti in Valle del Sarca offrono tanto in termini di puro piacere arrampicatorio.
Il sole spesso bacia queste pareti e nella conca di Laghel si forma un microclima a se stante che riscalda non solo le verticali rupi ma pure le ossa di chi vi si immerge.
Gli occhi sono appagati sia durante la salita sia durante la discesa da una lussureggiante vegetazione, le orecchie spesse volte non odono altro che la voce di un compagno, della vostra cordata o di qualche altra vicino.


Descrizione:

Via abbastanza sostenuta sul grado, presenta diversi tiri dove per il primo occorre sapersi muovere agevolmente vicino all’obbligatorio. Atletica in sezioni, alcune pure tecniche.
Presenta: placche, diedri, traversi e strapiombi. Non ci si annoia, anzi. Roccia perlopiù ottima, solo L10 necessita di piede leggero.

Apritori:

Difficoltà:

Obbligatorio:

,

Sviluppo:

,

Quota:

,

Esposizione:

Ubicazione:

,

Tipo terreno:

,

Bellezza:



Accesso:

Arrivare ad Arco, poi tenere indicazioni per il Castello – Laghel. Appena passata la chiesetta con fontana al bivio tenere a sx per la Mandrea. Percorrere tutto la strada che sale a volte stretta e sterrata fino al classico parcheggio nei pressi del cippo votivo.

Per accorciare la discesa si potrebbe lasciare l’auto prima dove scende il sentiero 408, oppure direttamente sulla strada alla fine delle vie


Ripetizione del 18/03/2017

compagno: Ivan de Iesu


Schizzo:

estratto da Arco Pareti © Versante Sud, Diego Filippi

Discesa:

  • discesa per sentiero: all’uscita della via tenere tracce direzione W che in falsopiano conducono alla vicina strada asfaltata. Trovata questa scendere in direzione S (Padaro-Arco) passando alcune belle abitazioni, fino a che sulla sx si stacca il sentiero 408 che scende dapprima parallelo alla strada e poi si dirige chiaramente verso sx (E). In corrispondenza di un bivio tenere a sx e risalire per pochi metri ad una cava che si aggira a dx. In breve poi si perviene ad un grosso traliccio da cui torna visibile la splendida vallata di Laghel. Giunti in prossimità della Bocchetta di Padaro 418m, tenere la sx e scendere ripidamente fino alla strada percorsa la mattina la quale risalita conduce al classico parcheggio.

Note:

  • via molto appagante dal punto di vista arrampicatorio, abbastanza atletica nelle sezioni “dure” ma ottimamente protetta tanto da azzardare qualche passo anche se si possiede solo il 6a a vista.
  • il 6c dell’ultimo tiro l’ho trovato più semplice dei passi obbligati di L1 e soprattutto L3 (unico A0 della giornata)

Cartina:


GPS:

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Anche per te

Sass de Mesdì

Monte Cimo – Brentino (VR)

Note Storiche:

La via “Anche per te” … a dire il vero la mia memoria comincia a vacillare e nella mia mente è rimasto gran poco.
Ricordo solo le sfacchinate fatte nei vari approcci risalendo le corde fisse e in una delle quali avevo sulla mia sinistra un giovane Daneri che stava aprendo la “Bruce Springsteen”.
Ci scambiamo le nostre impressioni sulle rispettive vie e ognuno continuò per la propria strada.
Arrivato a quello che è il penultimo tiro, appena uscito dal tratto strapiombante, mi si presentò una magnifica placca esposta, all’apparenza blindata!
Fu per me il tiro che mi diede più soddisfazione di tutti gli altri della via. Riuscii a superarlo in completa arrampicata libera e dal basso.
Con enorme sorpresa la placca liscia presenta gocce e tacche, all’apparenza non visibili, poste per incanto dove servono e che mi hanno dato la possibilità oltretutto di fermarmi per piazzare le protezioni e che con andamento destra-sinistra fa guadagnare il facile tiro finale.
Un ricordo invece indelebile è stata la massacrante discesa a valle con uno zaino da 70 litri, strapieno contenente tutte le corde fisse lasciate in parete più: trapano, martello, chiodi, rinvii, friends, dadi ecc…
Il tutto non ci stava dentro, perciò tre corde le avevo posizionate sopra lo zaino.
Mi era ritornata in mente la foto di Kaspar Ochsner mentre scendeva anche lui con uno zaino enorme dal Wendenstöcke .
A parte gli scivoloni con varie cadute e la schiena a pezzi, altri ricordi non ne ho.
Ti giro una foto di una ripetizione all’uscita del traverso in placca del quarto tiro su delle magnifiche gocce!

Sergio Coltri
Matteo Vianini sul quarto tiro.
Kaspar Ochsner

Apritori:

Sergio Coltri in solitaria e diverse riprese, terminata il 24 dicembre 1987.


Accesso:

P sulla strada nei pressi del cimitero di Brentino (a volte segnalati furti), percorrere la strada direzione S fino alla fine del vigneto e poi per traccia ripida verso W dapprima su ciottoli e poi nel bosco.
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Tot 45 min / 1h


Relazione originale 1987:

su gentile concessione di Sergio Coltri

Schizzo:

n°12 via Anche per te
su gentile concessione di Beppe Vidali, da “Tra il lago ed il fiume”
su gentile concessione di Sergio Coltri

Descrizione tiri:


Discesa:

Soluzione A:

Usciti dalla via si tiene per tracce di sentiero esposto verso S e ci si porta sul una piazzola dove esce la Desiderio Sofferto.
Da lì con 3 doppie da 40m non obbligate utilizzando le numerose soste sulla parete, ma stando leggermente a SX (viso monte), si giunge alla base della parete.
A ritroso fino al raccordo e poi giù fino al parcheggio.
Tot: 1/1.5 h a seconda della velocità nelle manovre.

Soluzione B:

Usciti dalla via si tiene per tracce di sentiero esposto in direzione N fino ad incrociarne una possibilità di discesa tramite flebili tracce verso DX (Ovest).
Per rami e gradoni si perviene in breve alla cengia di attacco alla base della Pala del Boral. Di qui a ritroso verso S si perviene al raccordo tra la Pala del Boral ed il Sass de Mesdì e quindi si scende per sentiero evidente.
Tot: 1/1.5 h

Soluzione C (sconsigliata):

Se si salta il canale di discesa per la Pala del Boral si perviene al sentiero delle Laste. E’ quindi possibile seguirlo tutto verso N fino a che questo non confluisce al sentiero che porta al Santuario della Madonna della Corona e poi porta in centro a Brentino . Ciò obbliga poi a tornare per strada fino al P.
Tot: 2 h


GPS:

Total distance: 4400 m
Max elevation: 632 m
Min elevation: 139 m
Total climbing: 901 m
Total descent: -898 m
Total time: 06:38:13
Download file: Brentino.Pale.mediane.Sass.de.Mesdì_2021-05-20_corretto.gpx


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