Summary
anche detta “cresta della Tour Ronde”
Mont Maudit 4468m
Monte Bianco – Alta Savoia (IT-FR)
I cartografi possono ben tracciare confini lungo le dorsali montuose, stabilire che un versante appartiene a una nazione e un versante a un’altra.
Erri De Luca, Il più e il meno, Feltrinelli, Milano 2015
L’alpinista che le scala dai due lati dimostra che una montagna unisce e non separa.
Lassù calpesta il confine inventato e lo cancella.
Non esiste una vera e propria data spartiacque ma è innegabile che da un certo momento in poi alcuni uomini e donne, abitanti delle basse terre, hanno guardato in su con occhi diversi.
I picchi più alti, almeno in Europa, erano stati tutti praticamente già saliti e lo stile era perlopiù quello imperialista e colonialista: l’uomo si avvicinava a terre sconosciute prima col solito pretesto di conquista e dopo di supremazia, dominio con l’immancabile arroganza di sfruttamento.
Era nato l’Alpinismo ma con queste premesse, del tutto classiche e ricorrenti nella storia dell’uomo, penso che quasi nessuno ne potesse auspicare la longevità e soprattutto prevedere gli sviluppi.
Fu proprio allora, verso la fine del diciannovesimo secolo che i nostri bisnonni alzarono lo sguardo a quelle guglie, pinnacoli e cupole ghiacciate e ne intravidero una seconda anima, una nuova funzione.
Le pareti acquisirono dignità propria, il fine era sempre quello di raggiungere il punto più alto, ma ora lo si faceva per versanti diversi, con diversi avvicinamenti e soprattutto una diversa mentalità.
L’uomo si era scoperto anche in questa disciplina romanticamente legato ad una ricerca “del bello”, ad innalzare l’estetica a funzione etica.
Non bastava più salire ma era divenuto importante per “dove” e “come” farlo.
Un chiaro esempio lo si ebbe giusto qualche lustro prima della fine del secolo.
Era il 1865 ed un gruppo di quattro alpinisti della Alpine Club inglese insieme a due delle più forti guide del momento, i cugini Anderegg, realizzarono tramite lo Sperone della Brenva la prima traversata dall’italiano ghiacciaio della Brenva, sbucando all’ominimo Col e poi giù in Francia, per le Corridor ed i Rochers Rouges Inferiori.
Chiunque capiti da quelle parti, ma anche solo dalla val Veny vede bene che il Bianco, in quel versante, poggia con insistente violenza su un bacino tormentato di ghiaccio facendolo esplodere sotto e stando in piedi solo perché sorretto da mille pilastri e lame granitiche che, puntellando il gigante, ne sostengono la ciclopica mole.
È una visione che toglie il fiato tanto è possente e tangibile la presenza della natura in quei contrasti, scenari che annichiliscono l’uomo ma al contempo lo attraggono magneticamente.
Su di lì passa lo Sperone della Brenva che a ben guardare è come prua in mezzo ai ghiacci. Li frange e divide mettendosi a nudo come la linea più logica e naturale, per pensare di poter salire in quel dedalo di feroce bellezza.
Salita che fu affrontata dai primi salitori gradinando per centinaia di metri con energiche ed interminabili sciabolate di piccozza sul ghiaccio a 60°, tra seracchi e crolli che qui trasmettono le sensazioni di terremoti.
Questa impresa passò in secondo piano solo per la salita del Cervino il giorno prima e dall’enorme eco mediatico che ebbero le quattro conseguenti morti.
Ecco è da scelte come questa che mi piace pensare sia nato il vero germe dell’Alpinismo.
Persone che guardano le cose con occhi diversi e ne trovano un nuovo lato estetico, di sfida con sé stessi prima che con altri.
Dovevano pensarla così anche Burgener e Moritz v. Kuffner che qualche anno dopo, nel 1887, hanno guardato da Courmayeur la cima del Bianco, che allora doveva apparire più alta e pericolosa dell’Everest oggi, ed hanno tracciato nei loro occhi e desideri quella che sarebbe divenuta una delle più estetiche creste del monte Bianco e non solo.
Armati di scarpe di pelle senza suola in gomma ne ramponi, con un rudimentale bastone con arpione in capo chiamato alpenstock (l’antenato delle nostre iper-tecniche piccozze) e soprattutto senza nessun mezzo di assicurazione intermedia ma solo una corda di canapa, che spesso veniva usata dalla guida solo per “sollevare di peso” il cliente; ecco con questa attrezzatura insieme a J.Furrer ed un portatore si infilarono anche loro su per la Brenva.
Allora le propaggini del ghiacciaio dovevano spingersi fino all’inizio della val Veny ad Entrèves, dove la Dora prende vita non lontano dagli attuali impianti di risalita ma, alla fine di quel secolo, la salita era ancora tutta da farsi a piedi e senza sconti.
Pensare che quattro persone partirono così, senza indicazione alcuna se non la certezza del punto di arrivo ma con nessuna esperienza e notizia sul percorso da farsi, ha tutti i crismi dell’esplorazione di terre vergini in continenti inesplorati.
I nostri protagonisti salgono per i margini orientali del ghiacciaio fino a portarsi su un isolotto roccioso a sud della Tour Ronde. Lì bivaccano il primo giorno vicino a quello che poi diverrà il bivacco fisso della Brenva a circa 3060m. Il seguente ridiscesero sul ghiacciaio e risalirono tra crepacci fino ad individuare un canale di fuga per sbucare quasi sullo spartiacque, vicino alla Calotte de la Brenva. Lì aggirarono “una alta torre di roccia” (probabilmente il Dente sud-est della Fourche) e bivaccarono in piena cresta nei pressi di quello che ora è l’Alberico e Borgna, lasciando con lungimiranza ai posteri in eredità due tra i più iconici bivacchi del gruppo.
Ma fu il giorno seguente che il gruppo disegnò quello che a tutti gli effetti può essere ricordato ed annoverato come un capolavoro di eleganza, intuito e determinazione.
Salirono completamente la cresta a precipizio che dopo ottocento metri di caduta collega il dente in alto: il mont Maudit, con la piramide in basso: la tour Ronde.
Non paghi di ciò in cima al Maudit alle tre e mezza del pomeriggio, ridiscesero al col della Brenva e risalirono fino a quel puntino che si erano dati come meta finale: il monte Bianco che, da dove lo vedevano loro a Courmayeur, distava solo: tremilacinquecento metri di dislivello, un secolo di esplorazione e la riscrittura dei paradigmi dell’Alpinismo vivi fino ad allora.
Non sono forse questi quei “piccoli passi per un uomo, ma un grande passo per l’umanità” che rendono l’esplorazione ai limiti dello scibile umano una delle più meritevoli e palpitanti ragioni d’essere della civiltà umana?
Io penso di sì.
Descrizione sintetica:
Si sviluppa lungo la cresta di frontiera lunga 1800 metri ed ancora oggi costituisce l’itinerario logico e naturale che collega la tour Ronde con il Maudit e Tacul.
La cordata dei primi salitori, condotta da Alexander Burgener, partì da Courmayeur e risalì il fianco orientale del Ghiacciaio della Brenva, toccò l’isolotto dove si trova attualmente il Bivacco della Fourche e seguì la cresta dalla Calotte de la Brenva al Col de la Fourche.
Dopo il Mont Maudit raggiunsero la vetta del Monte Bianco con una salita quindi di almeno 3700m di dislivello.
Oggi grazie agli impianti ed al rifugio Torino è richiesto molto meno sforzo ed abilità agli alpinisti.
Apritori:
Prima salita del 2-3-4 luglio 1887 – Moritz von Kuffner, Alexander Burgener (guida), Josef Furrer e un portatore che arrivarono fino in cima al Bianco.
Scheda sintetica salita:
Zona Montuosa | Monte Bianco |
Sottogruppo | Monte Bianco |
Settore | Alpi Graie |
Stato | ITALIA-Francia |
Località di Partenza | La Palud (AO) |
Parcheggio | funivie Sky Way monte Bianco – La Palud (AO) |
Sentieri | solitamente traccia dal rif. Torino al Cosmique ma in caso di meteo avverso o recenti nevicate difficoltà di orientamento e crepi sia sul ghiacciaio del Gigante che sul cirque Maudit |
Punti d’appoggio | rif. Torino 3375 m – biv. La Fourche 3675m |
Dislivello avvicinamento [m] | 600 m circa |
Dislivello itinerario [m] | 800 m circa |
Sviluppo itinerario [m] | 4km x attacco + 1500 m cresta + 5km Cosmique. Tot 17km (andata e ritorno dal rif.Torino) |
Quota attacco [m] | 3700 m circa |
Quota arrivo [m] | 4465 m |
Cartografia utilizzata | Monte Bianco IGN 1 : 25000 |
Tipologia itinerario | Cresta alpina di neve e misto in alta quota |
Difficoltà su roccia | M3, breve passaggio di “IV classico del Bianco” |
Grado su ghiaccio | 55°/60° |
Proteggibilità | R3 |
Impegno | IV |
Difficoltà globale | D |
Pericolo slavine | Marcato in caso di neve recente. |
Materiale | NDA, 1 piccozza classica, 2 viti ghiaccio corte, qualche nuts, friends #0.5-1-2, cordini |
Esposizione prevalente | E, SE, N |
Discesa | per la normale al m.Maudit e m.Blanc du Tacul |
Data gita | 10, 11, 12 agosto 2011 |
Tempo impiegato avvicinamento | 4.5 h (2.5h per l’accesso al canale + 2 h di canale e ricerca del posto da bivacco di fortuna) |
Tempo impiegato salita | 9.5 h (cordata da tre) |
Tempo impiegato discesa | 3h al ref. Cosmique + 3h dal Cosmique al rif.Torino |
Compagni | Christian Farioli – Paolo Dante Gatti |
Giudizio | 9,5 |
Consigliata | Si. Una delle più belle e classiche creste sul Bianco e di tutte le Alpi. |
Accesso:
Pervenire a Courmayeur e poi direzione Monte Bianco Skyway. Parcheggiare e prendere la funivia per Punta Helbronner/rifugio Torino.
Giunti a punta Helbronner scendere con ascensore e percorre la comoda galleria che deposita comodamente (rispetto le vecchie scalinate) alle porte del rifugio Torino 3338m.
Avvicinamento:
Dal rifugio si accede in direzione N per il ghiacciaio del Gigante sulla traccia che conduce al rif. Cosmique (usuale ritorno). Si passa il Col des Flambeaux 3407 m e da qui su percorso crepacciato si scende piegando a SX e passando sotto la parete Nord della Tour Ronde.
Si prosegue praticamente in falsopiano puntando in direzione del Grand Capucin e della ormai evidente cresta che collega la Tour Ronde al caratteristico dente della vetta del m.Maudit: la cresta Kuffner per l’appunto.
Si aprono due possibilità:
1) Se si vuole bivaccare all’Alberigo e Borgna 3675m (col de la Fourche)
Puntare alla cresta dove si individua il secondo evidente canale dei tre visibili che porta su pendenze costanti tra i 50-55° al Colle de la Fourche (m.3684) ove poco oltre è situato il bivacco Alberigo e Borgna nel versante italiano, sul ghiacciaio della Brenva.
In tarda stagione questo canale risulta spesso in delicate condizioni di ghiaccio, sfasciumi e con terminale aperta.
Attenzione ad essere mattinieri siccome il bivacco ospita 15 persone e spesso risulta sovraffollato siccome serve anche molti itinerari sulla Brenva.
Tempo: 2h30/3h00 dal rifugio Torino
2) Se si vuole accedere direttamente alla cresta Kuffner (soluzione da noi preferita, con un bivacco in parete però)
Puntare alla cresta in direzione NW risalendo verso gli impressionanti seracchi del col.Maudit.
Si individua il più ampio dei canali e l’ultimo che collega, prima dei pilastri rocciosi, il sovrastante crinale orizzontale al plateau sottostante, con una ininterrotta lingua di neve. Attenzione all’accesso: anche se pianeggiante è cosparso di importanti crepacci.
Passata la terminale risalire il couloir su pendenze costanti sui 50° proteggendosi a volte sulle rocce di DX o mediante viti

fino a sbucare sulla orizzontale cresta a 3740 m.
Questo canale di 180 m a 50°, rappresenta la variante d’attacco diretta dal rif.Torino ed è utile e vantaggiosa in caso di stagione avanzata o bivacco sovraffollato.
Prima salita da R.L.G. Irving, G.L. Mallory, H.E.G. Tyndale il 18 agosto 1911
Tempo: 3h/4h dal rifugio Torino
Relazione salita:
Dal biv. della Fourche (Alberico e Borgna, 3675 m) si segue la affilata cresta orizzontale su terreno misto ed esposto, aggirando a destra un gendarme fino a trovarsi sopra un pendio nevoso che scivolando a destra termina al cirque Maudit.
Questo è il

canale di accesso diretto dal rif.Torino (avvicinamento 2)
Poco dopo la cresta inizia a salire.
Tempo: 30-40 minuti saremo sui 3740 m
Prima parte della cresta (dall’accesso diretto alla punta dell’Androsace)
Giunti a 3740m circa, dove il canalone di accesso diretto si congiunge con la cresta che parte dal col de la Fourche la cresta inizia a prendere quota per terreno misto

fin contro un primo grande risalto che si supera sul versante est (Francia).
Si prosegue in parete, salendo verso sinistra sul fondo innevato di un largo canale roccioso.
Si riprende la cresta dove ridiventa nevosa portandosi sull’altro versante W (Brenva) fin sopra il primo risalto.
Presto la cresta diviene ancora più sottile e aerea fino ad una spalla nevosa, simile ad una onda ghiacciata (orlate cornici sul lato E) che è un simbolo iconografico e fotogenico della Kuffner

Percorrendola si giunge ai piedi della rocciosa Pointe de l’Androsace a 4107 m.

Questa aguzza punta strapiombante di solito si aggira per la gengiva, scendendo qualche metro a sinistra (vers. Brenva) con un traverso di misto su lastre sfaldate esposto ma proteggibile su spuntoni.
Risalire poi con andamento diagonale da destra a sinistra (faccia monte) un canalino di misto ( terreno instabile con poca neve ).

Dopo 15-20m ed un tecnico passo in fessura (pass. IV, 1 ch) si giunge sulla crestina nevosa oltre la punta a N, ma ancora alti.
Qui su un blocco si trovano cordini per una breve doppia di 5m o per assicurarsi disarrampicando (II esposto).

Si approda così ad una piccola sella, preludio della
Seconda parte della cresta che ci porterà fin sulla spalla del Maudit
Ripresa la cresta si raggiunge per terreno misto la spalletta nevosa a 4240 m dove si unisce con la cresta che sale dal Col Maudit 4030 m (possibile primo punto di discesa).
Si prosegue verso W sempre su misto esposto (passi di II, III) e tramite un sistema di diedri paralleli ed una affilata crestina finale fino alla

aerea spalla del Maudit a NE 4345 m.
Qui inizia la terza parte (dalla spalla alla cima DEL MAUDIT)
Alcune cordate preferiscono da qui scendere ma se non avete buoni motivi il consiglio è proseguire fino in cima al Maudit.
L’itinerario qui cambia versante approdando a quello N e ridiviene completamente nevosa

Stare bassi sulle estetiche ma prominenti cornici e salire il pendio N che porta proprio sotto la rocciosa ed aguzza torre sommitale.
Questa si aggira a destra (W) stando in piena parete N e salendo appena possibile alla gengiva nevosa nel tratto più alto e proficuo.
Ora solo la breve cresta W di pochi metri vi separa dalla vetta.

Tempi:
ore 6-8 dal bivacco della Fourche
ore 8.30-11 dal rif. Torino
Foto tracciato:


Schizzo via:

Relazione completa:
Discesa:
1) Dalla spalla del Maudit 4345 m
Dalla spalla del Maudit, alla fine delle difficoltà, si esce sulla cresta nevosa che porta ad W verso la cima del m.Maudit.
Questo è un buon punto in caso di ritirata siccome è possibile scendere percorrendo la cresta che collega al col Maudit (45°, tratti di misto) e da lì facilmente ricongiungersi alla traccia per il m. Blanc du Tacul e quindi intercettare la normale che scende al ref. Cosmique. Tot 2-2.5h
Oppure se si conosce l’ubicazione usare le doppie attrezzate (informarsi sullo stato) della goulotte Filo d’Arianna per approdare direttamente alla combe Maudit e quindi velocemente al ghiacciaio del Gigante.
2) Dalla cima del Maudit è possibile:
A) Scendere per la “normale dei 3 monti” al monte Bianco
Le cordate solitamente utilizzano questa “normale” dapprima scendendo verso Ovest direzione col de la Brenva e poi deviando appena possibile a N, N-E ad intercettare la buona traccia.

Da qui si perviene al col du mont Maudit (4365 m) e si discende il ripido canale con crepaccia terminale, che porta sotto alla spalla NE del Maudit (in stagione possibili doppie attrezzate dalle rocce e/o su fittoni).

Da qui in falsopiano fin al col Maudit (4035 m) e poi breve risalita per scavallare il crinale che spalanca la vista al versante Nord del mont blanc du Tacul ed alla sottostante

Aiguille du Midi (3842 m) e ref. Cosmique (3613 m).
Tra un dedalo di crepacci e seracchi si perviene alla base del Triangle du Tacul nei pressi del col du Midi (3532 m).
Qui si aprono altre due possibilità:
- Si pernotta al ref. Cosmique (prenotare).
Con lungo movimento antiorario si risale al ref. du Cosmique (3613 m) si pernotta ed il giorno seguente si ritorna al rif. Torino (vedi sotto), alla luce del sole sul magnifico ghiacciaio del Gigante con panorami mozzafiato e senza l’assillo di perdere la funivia. (consigliato e soluzione da noi adottata).
Tempi: Dal m.Maudit al ref.Cosmique in circa 2-3h (variabili da affollamento, doppie e stanchezza) - Si scende al rif. Torino (prenotare l’eventuale pernotto ed avvisare se si fa tardi)
Si intercetta la traccia che in stagione è presente dal Cosmique al Torino e che passa più o meno vicino al col du Gros Rognon (3415 m pilone dell’ovovia). Attenzione a non aver fretta e tagliare siccome il pianoro è altamente crepacciato.
Da lì scendere dolcemente e passare in rassegna il Pillier Cecchinel, la Modica-Noury, couloir Gervasutti, il pillier Boccalatte, il Supercouloir, la Pyramide tu Tacul, la Pointe Adolphe Rey e dall’altro versante Aiguille Verte, Grand Jorasses e Dente del Gigante chiudono la quinta scenica.
Per quante montagne abbiate visto, questo colpo d’occhio è unico al mondo e merita già da solo il viaggio!
Appena lasciati dietro i satelliti del Tacul (seracchi) si perviene al punto più basso a circa 3150 m e quindi saranno da risalire gli ultimi infiniti 260 m puntando subito al col de Flambeaux 3407 m e poi in falsopiano fino al rif. Torino.
Tempi: 3h dal ref. Cosmique. 5-6h dalla cima del m.Maudit. 13-17h anello completo rif.Torino – Maudit – rif.Torino
B) Salire per la “normale dei 3 monti” al monte Bianco
Soluzione molto estetica ed appagante che prevede la discesa al col de la Brenva 4303 m e risalita per il Mur de la Cote ed i Petits Mulets fino in cima al monte BIANCO 4810 m.
Da li poi diviene logico scendere e pernottare al ref. GOÛTER 3865m od in caso di meteo avverso un bivacco alla capanna Vallot 4362 m.
Il giorno seguente:
- scendere al ref. Tete Rousse 3165 m e poi ritorno con mezzi pubblici in Italia oppure
- risalire al Dome de Gouter 4306m e poi scendere per la normale Italiana al rif. Gonella 3071 m, compiendo una traversata tra le più belle, intense e complete delle Alpi e non solo!
Punti appoggio:

http://www.rifugiotorino.com

Bivacco Alberico -Borgna

https://www.chamonix.com/refuge-des-cosmiques,48-212803,it.html
Compagni:
Christian Farioli e Paolo Dante Gatti
Cartina

fonte http://www.ign.fr/
GPS
Note:
- la cresta non oppone mai passaggi tecnicamente molto difficili però è decisamente continua sul profilo dell’esposizione e concentrazione richiesta. Occorre essere a proprio agio sui ramponi in ogni situazione e per parecchie ore, una scivolata viene pagata il più delle volte con la caduta della cordata intera siccome si è sempre su un solo ripido versante e con protezioni aleatorie.
- valutare attentamente la meteo, soprattutto lato francese. Una volta passata l’Androsace è più veloce e sicuro uscire sulla spalla ed appena possibile scendere al col Maudit, piuttosto che ripercorrere la cresta a ritroso. Non ci sono vie di fuga intermedie.
- salire solo in cordate affiatate e non troppo eterogenee sotto il profilo dell’esperienza, resistenza fisica e livello tecnico.
- a stagione inoltrata i canali di accesso o qualche diedro a sud sotto la spalla del Maudit potrebbero essere secchi ed andare in verglas. Ciò potrebbe rendere utile una seconda piccozza.
- Noi partendo tardi e trovandoci al rif. Torino nel pomeriggio abbiamo trovato il bivacco della Fourche pieno e di conseguenza abbiamo deciso per un bivacco di fortuna in cresta, sotto un sasso. La posizione l’ho segnalata nella relazione ma tenetela come ultima chance, molto più agevole partire dal rif. Torino 3h prima.
Bibliografia utilizzata:
- Monte Bianco Guida dei Monti d’Italia|Chabod, Grivel, Saglio | 1963| 480 pg|CAI-TCI
- Les 100 plus belles courses | Gaston Rébuffat | 1974 | 238 pg Zanichelli | click to view on issuu
- Vie del Cielo. Le più belle salite di cresta delle Alpi. | Mario Colonel | 2003 | 260 pg. | CDA Vivalda | ISBN 9788874800261
- Snow, ice and mixed – vol.2 – it,n°301|F. Damilano | 2006 | JMEditions |ISBN 9782952188142
- Mont Blanc – The Finest Route | Philippe Batoux | 2013| v-publishing.co.uk | ISBN: 978-1-906148-64-5 | view on issuu
- Monte Bianco. Classico e Plaisir | Marco Romelli | 2015 | Idea Montagna | ISBN 978-88-97299-62-2
- Chamonix, rock climbs and mountain routes | Charlie Boscoe with Jack Geldard | 2016 | Rockfax | ISBN 1873341571
Meteo:
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