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1000m Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

Al cuor non si comanda

Campanile del Sengio Bianco (1605 m), parete Nord

Vallon delle Bisse Bianche, Piccole Dolomiti

Itinerario dal sapore decisamente classico, immerso in un magnifico quanto isolato ambiente “dolomitico” a tutti gli effetti, così come la via in questione.
Qui sicuramente non troverete orde di arrampicatori od escursionisti ma solamente camosci e marmotte, oltre ad un prezioso senso di pace e tranquillità.
L’avvicinamento rientra già nella via stessa, dato che si sviluppa lungo il caratteristico e ventilato Vajo delle Bisse Bianche, attraverso singolari pertugi tra enormi massi erranti e divertenti risalti rocciosi.
Una volta usciti dal vajo ci si ritrova direttamente al cospetto dell’imponente parete Nord del campanile, incorniciato come in una fotografia dal bucolico Vallon delle Bisse Bianche.
Il toponimo di questa elegante struttura fu assegnato da Eugenio Cipriani e Gianni Rodighiero nel 1983 che per primi ne salirono la sommità lungo i camini che solcano l’intaglio orientale. Il frastagliato spigolo Est invece fu percorso da Roberto Castagna e Donato Zini nel 1987, i quali dedicarono la salita al forte alpinista valdagnese Ruggero dal Cengio.
“Al Cuor non si Comanda” ne vince invece l’inviolata parete Nord, seguendone i punti più logici e vulnerabili, su roccia generalmente buona per la zona, spesso molto lavorata.
Prestare però attenzione in alcuni punti, soprattutto nei brevi tratti appoggiati dove sono presenti detriti e in corrispondenza della vetta, dove risulta più delicata.
L’itinerario, salito principalmente con protezioni veloci, è stato in seguito integrato dagli apritori con chiodi e cordoni con lo scopo di agevolarne la ripetizione: rimane comunque una salita di stampo alpinistico a tutti gli effetti.
Necessarie 2 corde da 60 m, consigliati friend dal 0,75 al 3 (BD) per il 5°, 6° e 7° tiro.
Chiaramente martello e chiodi per ogni evenienza.

M.S.

Apritori:

Matthias Stefani, Matteo Rini il 04/09/2021


Accesso / Attacco:

da SUD dal Rifugio Campogrosso (link al P) 1443m

Dal passo di Campogrosso seguire la strada verso Obra (o strada Panoramica dei Vaji) per circa 1 km e parcheggiare sullo spiazzo a destra appena prima del divieto. Proseguire a piedi oltrepassando il Vajo dei Colori, il Vallon di Pissavacca ecc. fino a quando finisce l’asfalto (sbarra). Oltrepassarla e continuare ancora sulla strada, ora sterrata, e dopo poco si transita all’imbocco del Vajo delle Bisse Bianche (segni azzurri con numeri neri scritti su un masso). Una quindicina di metri prima dei segni abbandonare la strada e prendere una timida traccia sulla sinistra tra la vegetazione (ometti a bordo strada) che risale il vajo, aggirando inizialmente alcuni facili risalti. Poche decine di metri dopo esser transitati sotto un’evidente e strapiombante parete gialla sulla sx si perviene alla base di un gigantesco e caratteristico masso che ostruisce il vajo. Lo si oltrepassa sulla destra attraversando un pertugio (poco visibile) che conduce in un catino dalle pareti slavate, alla base di un risalto verticale di 15 metri. Superarlo, servendosi di una corda fissa in loco, e proseguire fino ad un successivo breve risalto che si supera sulla destra (3 metri di III grado). Continuare, sempre lungo il vajo, fino all’ultimo risalto sbarrato da un masso strapiombante, che dà accesso al magnifico ed ampio Vallon delle Bisse Bianche. L’imponente torrione è già ben visibile e svetta sulla destra del vallone. Aggirare facilmente il risalto sulla destra tramite una timida traccia(ometti) e risalire i ghiaioni del vallone portandosi alla base dell’evidente parete nord (vari ometti). L’attacco è posto al margine destro (viso a monte) della parete. Chiodo con cordone all’attacco e cordoni su clessidre pochi metri più in alto ben visibili.
2 ore circa dal Passo di Campogrosso

da NORD dalla frazione di Ometto (Vallarsa)

Raggiungere l’abitato di Ometto (in Vallarsa) e proseguire fino al termine della strada, dove si lascia l’auto al principio della galleria (ampio parcheggio libero). Attraversarla e proseguire per la comoda carrareccia che, dopo una decina di minuti, transita alla base dell’impluvio delle Giare Larghe (indicazioni CAI per Vallon dei Cavai). Continuare sempre lungo la strada, superando un tratto cementato, fino a raggiungere l’attacco del Vajo delle Bisse Bianche (segni azzurri con numeri neri scritti su un masso). Fin qui 25/30 minuti. Una quindicina di metri dopo il masso abbandonare la carrareccia e prendere una timida traccia sulla destra tra la vegetazione (ometti a bordo strada) che risale il vajo, aggirando inizialmente alcuni facili risalti. Poche decine di metri dopo esser transitati sotto un’evidente e strapiombante parete gialla sulla sx si perviene alla base di un gigantesco e caratteristico masso che ostruisce il vajo. Lo si oltrepassa sulla destra attraversando un pertugio (poco visibile) che conduce in un catino dalle pareti slavate, alla base di un risalto verticale di 15 metri. Superarlo, servendosi di una corda fissa in loco, e proseguire fino ad un successivo breve risalto che si supera sulla destra (3 metri di III grado). Continuare, sempre lungo il vajo, fino all’ultimo risalto sbarrato da un masso strapiombante, che dà accesso al magnifico ed ampio Vallon delle Bisse Bianche. L’imponente torrione è già ben visibile e svetta sulla destra del vallone. Aggirare facilmente il risalto sulla destra tramite una timida traccia(ometti) e risalire i ghiaioni del vallone portandosi alla base dell’evidente parete nord (vari ometti). L’attacco è posto al margine destro (viso a monte) della parete. Chiodo con cordone all’attacco e cordoni su clessidre pochi metri più in alto ben visibili.

1 ora e 15/30 min dalla galleria di Ometto

Mappa accessi

Mappa con gli accessi da Nord e da Sud

Relazione:

L1 = 25 m; IV p. IV+, 1 chiodo e 3 clessidre

Salire verticalmente su roccia bianca lavorata e qualche zolla erbosa fino a una cengetta, dove si sosta su 3 chiodi.

L2 = 30 m; IV+, II, 6 clessidre

Traversare 5 metri a destra fino a un cordone su clessidra, quindi proseguire verticalmente, su roccia bianca molto lavorata, fino alla prima cengia erbosa. Portarsi facilmente (terreno delicato) alla base di un’evidente fessura posta al margine sinistro di una placca a buchi nerastra. Sosta da attrezzare su 1 clessidra con cordino e 2 friend medi su fessura lineare. ().

L3 = 25 m; V-, III, 1 chiodo, 3 clessidre

Salire la bella placca nera a buchi sopra la sosta (roccia ottima e lavoratissima), sfruttando la fessura a fianco, fin sotto alla prima fascia strapiombante. Traversare quindi una decina di metri verso destra percorrendo una facile ma esposta cengetta fino alla sosta su 4 chiodi con cordone e maglia rapida, posta in un piccolo ballatoio sospeso nel vuoto.

L4 = 40 m; V+, IV, IV+, II, 5 chiodi e 4 clessidre

Rimontare verticalmente la sosta superando una bella placca bianca a buchi di roccia molto lavorata con andamento verso destra, fino a quando la parete diviene più appoggiata e meno compatta. Proseguire diritti tra rocce ed erba superando infine un’altro tratto verticale, fino alla seconda cengia (ultimi facili metri con roccia delicata). Sostare su 3 chiodi alla base dell’evidente camino sulla destra che solca la seconda fascia di strapiombi

L5 = 30 m; VI+, IV/V, 3/4 chiodi

Vincere il camino (roccia ottima), superando un difficile strapiombo iniziale (lungo cordone per eventuale azzero) e dopo una decina di metri abbandonarlo spostandosi sulla placca di sinistra. Proseguire in leggero obliquo verso sinistra fino a raggiungere la terza cengia (detriti). Sostare comodamente su 3 clessidre con cordoni

L6 = 30 m; V-, VI, V, 4 chiodi e 1 clessidra

Spostarsi un paio di metri a sinistra della sosta e salire l’unica fessura gialla che solca la terza fascia di strapiombi (utili friend medio-grandi) e che più in alto diviene liscio camino (attenzione a dei massi incastrati sulla sinistra a metà fessura). Quando il camino diviene molto strapiombante abbandonarlo e uscire sulla parete di sinistra guadagnando un piccolo pulpito sospeso. Proseguire verticalmente per altri pochi metri fino a raggiungere la terza cengia (diversi detriti) che sorregge la cuspide sommitale. Sostare su 3 chiodi alla base di una breve placca compatta sulla sinistra.

L7 = 30 m; IV+/V, 1 chiodo. Libro di vetta

Superare la breve ma compatta placca sopra la sosta fino a una piazzola. Spostarsi pochi metri a sinistra e vincere l’ultimo muro verticale seguendo una fessura obliqua (roccia delicata) che dà accesso alla stretta e caratteristica cima del campanile (utili friend). Sosta su mugo e chiodo con cordone e maglia rapida.


Tracciato via:


Relazione (PDF scaricabile):

Su gentile concessione degli apritori.


Discesa:

Con 3 calate lungo il versante di salita si ritorna alla base della parete.
Dalla vetta con una prima calata di 58 metri (mugo e 1 chiodo con cordone e maglia rapida) si arriva alla cengia mediana della parete e alla successiva sosta di calata (fuori via) su 2 mughi collegati a 2 chiodi con cordone e maglia rapida. Con una seconda calata di 35 metri si arriva alla S3 su 4 chiodi con cordone e maglia rapida . Una terza calata di 60 m deposita nel canalone detritico a fianco dell’attacco (caratteristica calata nel vuoto esposta).
Rientrare seguendo a ritroso l’accesso.
Tempo tot: ???

Note:

Nonostante le protezioni siano state integrate dagli stessi apritori rimane comunque una via di stampo decisamente dolomitico, sia nella roccia, che nei gradi, che nell’avvicinamento e discesa.


Bibliografia:


Meteo:

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Diedro degli Elfi

Parete di Turan, 290 m

Monte Cimo – Brentino (VR)

C’era bisogno di un’altra linea a Brentino per giunta a ridosso dell’autostrada e con avvicinamento che si snoda tra una fabbrica e dei tralicci d’alta tensione?

No, anzi a ben guardare sì.

L’occhio attento e lungimirante di Stefani ci ha visto una linea logica e perfetta, che dal basso sale verso l’alto sfruttando non solo le debolezze della parete ma una roccia che racchiude: placche, canne, concrezioni, diedri, traversi e fessure in un summa come non si trova in molti altri itinerari limitrofi.

L’apritore probabilmente sapeva bene che data la collocazione mai e poi mai avrebbe potuto ambire a divenire una “classica alpinistica” e penso sapesse pure bene le polemiche che sarebbero scaturite dallo stile personale di chiodatura tradizionale, ben differente da tutto ciò che la circonda.

E qui scatta l’innegabile stile e savoir-faire delineato da fatti e non parole: un’ottima pulizia per la linea di salita, una bella relazione e poi l’uscita di scena da ogni polemica. Un passo indietro lasciando ai ripetitori l’ardua sentenza ma nello stesso tempo ben sapendo la pochezza di questi giochini verticali all’aperto, che lui e noi amiamo tanto fare ad ogni week end.

Ha nascosto alcuni Elfi in punti strategici, che ti osservano placidamente seduti al riparo mentre stai cercando di capire dove è il prossimo chiodo, se terrà un volo vista la foggia artigianale di alcuni e quindi ci si sta arrovellando sudati per piazzare un buon nut, friend o cordino.

Ecco in quel momento se ti fermi un attimo a guardare l’elfo pare ti ridimensioni la visuale. Nella sua prospettiva tutte queste energie, forze fisiche e mentali sono inutili ed applicate ad una cosa inutile come è salire a fatica dove lui placidamente siede: la metafora dell’alpinismo.

Appena dopo si affronta il passo più sereni. Del nostro passaggio rimarrà nulla, come è giusto che sia e come penso pure l’elfo ben sa. Ci sarà un giorno che il suo tetto crollerà e diverrà lapide: è gravità, è natura, è normale, perchè scappare?

E quanti ne avrà visti prima sbuffare, imprecare e maledire ma poi, una volta al libro di vetta, ringraziare e sorridersi a vicenda tutti i componenti della cordata, sia propria che magari quella vicina per tutta la salita.

Perchè se ci si prendesse tutti meno sul serio si potrebbe veramente, come auspica l’apritore nella relazione:


“Dedicarla a tutti quelli che al termine della via avranno scoperto il piacere di un sorriso.”

Apritori:

Matthias Stefani in autosicura (in 3 giornate maggio 2018)


Accesso:

Uscita Affi, direzione Rivoli- Brentino, dopo abitato Tessari sulla strada principale parallela alla A22 si incontra sulla destra il Cristo della Strada, dopo 100m passato un sottopasso subito sulla sx si parcheggia (lasciate auto fuori dalla sbarra) nei pressi di una fabbrica (maps link). Si segue carrareccia a dx della fabbrica verso S fino ad incontrare un traliccio della tensione. Lo si aggira verso S per vegetazione e ciottoli puntando ad un secondo traliccio. La traccia in breve diviene marcata e segnata da ometti e bolli blu che si seguono facilmente fino al comodo attacco segnato da un elfo alla base e sopra un chiodo blu.

Tot: 10/15 min dal P.


Relazione:

Difficoltà:IV, V, V+, 2 passi VI (V+ obbl.), TD-
Proteggibilità:R1
Impegno:II
Sviluppo:185 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  12 rinvii, friend 0.5, 0.75, 1, 2 e/o serie nuts
Esposizione:E -NE
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:primavera ed autunno
Tempo salita:circa 4h (cordata 3)
Bellezza:****
Apritori:Matthias Stefani maggio 2018
Riferimenti bibliografici:Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo (su gentile concessione di M.Stefani):

(aggiornato al 2021)


Relazione tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L140IV,V, 1.p.ssoVI, IIIpartenza dritti per fessura (1 ch) fin sotto ad uno strapiombino che si affronta leggermente a dx. Traverso a sx (allungare prot.) ma senza arrivare al fondo liscio del diedro. Si sale per placca tra ch ed alberello fin sotto all’ostica placca da vincere con convinzione (1 p.sso VI, o V A0) Poi traverso in placca ascendente a sx e infine superare dei gradoni terrosi fino alla sosta comoda su cordoni in clessidre e un chiodo.
L220V,IVSu per belle canne e placca lisciata dalle intemperie, più facile a farsi che vedersi. Con movimento verso dx e sfruttando l’ottima roccia si perviene presto alla sosta comoda su cordoni in clessidre e un chiodo.
L335V+, IVTraversare orizzontalmente a dx per un paio di metri e vincere un movimento tecnico in placca V+ (1 ch da allungare), riportarsi a sx nel fondo del diedro che si sale con bella arrampicata sfruttando le canne e l’ottima roccia. proseguire vincendo altri più facili risalti e placche fino alla Sosta su clessidre con cordone e 1 ch (ultima possibilità per calata in doppia)
L430III+Sopra la sosta rinviando con cordino uno spuntone poi più facilmente ci si porta sotto allo strapiombo che si segue orizzontalmente verso dx alla base su goduriosa roccia a concrezioni e poi elementare cengia fino alla comoda sosta su 4 ch.
L535IV, V, VI, VDritti per placca che aumenta di difficoltà man mano si sale con andamento verso dx. Dopo 10m, alla base del diedro, passo tecnico strapiombante e non intuitivo (VI) e subito traverso a sx che ci permette entrare nel bellissimo diedro/fessura bianco, il quale si integra bene con friends e nuts medi e conduce alla comoda sosta su un pulpito sospeso a sx (3 ch di cui 1 a pressione). Tiro chiave per continuità.
L625III,IIA sx della sosta per breve diedrino e poi in verticale su facile diedrino fin al bosco sommitale dove si sosta su albero con cordone e libro di via.
sviluppo185m 
gradazione IV,V,V+, 2 passi VI (V+ obbl.), R1, TD-, 2 

 


Compagni:

rip del 04/10/2019: Silvia Corradi e Mephisto


Discesa:

  1. SENTIERO
    Per traccia verso N (a dx viso monte) segnata con bolli blu si scende dapprima in direzione N e poi E. Per bosco su ripido terreno detritico e terroso si scende o tramite facili ma delicate arrampicate di II oppure sfruttando le comode e numerose corde fisse con nodi nei punti più esposti.
    Possibilità di effettuare qualche doppia su maillon od anello (non rubare!) in caso di pioggia o piede non sicuro.
    Al termine ci si ricongiunge ad una comoda traccia che solca la base della parete e con andamento verso S in breve riporta all’attacco.
    Dopo 10m il sentiero si biforca in corrispondenza di un ometto adagiato su albero. Qui tenere la SX e scendere dapprima verso un grosso basamento di cemento e poi per ometti e tracce a ritroso fino al P.
    Tot: 30-45 min.
  2. Con 3 DOPPIE attrezzate della vicina “Cielo del Nord” (da evitare in caso di altre cordate sulla via). Abbassarsi una decina di metri sulla sx (viso a valle) e tramite una breve corda fissa si raggiunge il termine della via “Cielo del Nord” e quindi il primo ancoraggio di calata.
    • D1 = 32m, da S6 su catena tenere leggermente a dx (viso monte) e poi scendere nel canale tra la Diedro degli Elfi e l’ultimo tiro della Cielo del Nord fino alla sosta S5 su catena + 2 resinati (! friabile)
    • D2 = 32m, da S5 si scende verticalmente tralasciando la S4 e puntando più sotto ad una sosta su cengia sempre su catena resinata adibita solo per doppia.
    • D3 = 60m, si buttano le corde verso dx (viso a valle) evitando le piante sul pianoro sotto. Giuntici sopra si tiene la sx (viso a monte) fino ad una serie di strapiombini che ci permetteranno di divertirci nel vuoto fino a che si perviene alla base a circa 3 metri dal sentiero.

GPS:

Visualizza mappa ingrandita


Note:

  • Di tutte le vie di Brentino questa risulta una delle più abbordabili come grado ma non è da sottovalutare siccome dal sapore decisamente alpinistico. Occorre saper integrare, nel caso scendere in doppia con possibili incastri o traversi ed avere piede fermo, soprattutto nel catino finale pena scaricarsi sassi vicendevolmente.
    Quindi è raccomandabile come scoperta di questo magnifico luogo ma non come “prima” via alpinistica od in cordate non affiatate.
  • Rumore dell’autostrada e ferrovia infernali.
  • Consigliabile portarsi dietro un piccolo tronchesi e guanti per pulire un po’ l’accesso dalla fabbrica ai tralicci che risulta facilmente invaso dalla bassa vegetazione, soprattutto ad inizio stagione.
  • Colazione abbondante alla Opera Prima caffè e birra con piada post arrampicata dalla Gigia, fanno parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.

Meteo:

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Logica Classica

Coston del Cornetto, 1630m

Monte Cornetto – Sengio Alto (Vi)

Via dedicata al grande alpinista, intimo amico, saggio compagno di cordata e vero amante delle Piccole Dolomiti Federico Canova, caduto per uno scherzo del destino sulle Alpi Svizzere il 22 agosto 2017.

Tratto da uno scritto di M. Stefani (Le Alpi Venete, Primavera-Estate 2018)

Ho percorso solo alcune vie di Stefani, diciamo alcune di quelle alla mia portata e devo ammettere che ogni volta la mia stima in lui aumenta.

Questa ne è un esempio tangibile. Parte con una rampa appoggiata che conduce al centro della, purché breve, repulsiva parete e lì compie un gesto logico ma ardito: prende la fessura che incide orizzontalmente la parete ma nel senso opposto. Perché un alpinista sa che non sempre si può proseguire, occorre anche saper tornare sui propri passi oppure cambiare completamente direzione, per ritrovare il senso di quello che si sta cercando.

Un alpinista comprende però anche bene che dietro l’angolo ci potrebbe sempre essere una scappatoia, una via di fuga, un nuovo modo di risolvere il problema che appena prima pareva insormontabile.

E’ questa forma mentis forse il più grande lascito testamentario che ci hanno donato le generazioni di alpinisti nella storia.

Andare ove prima pareva impossibile trovando nuove soluzioni a problemi, il più delle volte non forzando i passaggi bensì tramite: un nuovo bagaglio di conoscenze, un approccio diverso e l’immancabile dose di determinazione e coraggio.

Questa via ne è un esempio lampante e l’apritore è sicuramente riuscito a raccogliere il pesante testimone lasciato.

Averla poi salita solo pochi giorni dopo la scomparsa del suo compagno di cordata e dedicarla a lui, non fa altro che alimentare quell’alone romantico intorno alla figura dell’alpinista.

Od almeno quello a cui tutti noi dovremmo ambire e tendere quando si parla di Alpinismo, pena ritrovarsi solo come goffi primati. Miopi collezionisti di gradi, vie e cime.


Apritori:

Matthias Stefani in autosicura (settembre 2017)


Accesso :

Da N (classico): Giungere a Pian delle Fugazze (link) 1162m e tenendo le indicazioni per l’Ossario del Pasubio prendere la SP99 “via Ossario”. Passata a dx la malga Cornetto 1220m poco dopo si P a sx nell’apposito spazio (link) 3€.

Da S (panoramico ma più lungo): Giungere al rif. Campogrosso (link) e P nei numerosi spazi. Anche se vedrete delle auto si sconsiglia il P alla sbarra dopo malga Campogrosso (link) siccome a volte fioccano multe.


Attacco:

Da N (classico)

Attraversare la strada e prendere le indicazioni per Vajo Stretto (seg n°44). Attraversare i prati e continuare lungo il sentiero entrando nel bosco seguendo i bolli rossi e passando qualche grosso masso fino a quando se ne intravede uno con sopra una croce. Stare alla DX di questo masso e seguendo sempre i bolli rossi e qualche grosso blocco della frana, in breve in falsopiano si è alla base del Vajo Stretto, passarlo e salire per tracce non sempre evidenti il Boale dei Vaccari. Giunti alla fine del boale taversare verso sinistra fino all’evidente Boale dell’Emmele. 
Scendere per circa un centinaio di metri costeggiando la gengiva della parete del Coston del Cornetto passando sotto alla via Placca d’Argento, quindi risalire un breve pendio erboso fino all’ evidente attacco che si trova alla base di una rampa che sale da SX verso DX (viso monte). 60 min da Malga Cornetto

Da S (stando in quota)

percorrere la strada del Re prima verso malga Campogrosso, poi dopo una sbarra fin sotto alle pareti del Baffelan ed Apostoli che si scorrono sulla sx con panoramico e facile percorso.
Seguire ancora la strada fino a che sulla SX si stacca il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) che salendo nel bosco porta al Terzo Apostolo, Giare Bianche e Torre Emmele.
Giunti alla sella dell’Emmele, 1675m tenere le indicazioni per Vajo Stretto e scendere prima per sentiero e poi per traccia costeggiando la gengiva della parete del Coston del Cornetto.
Si passa sotto alla via Placca d’Argento e si risale un breve pendio erboso fino all’ evidente attacco che si trova alla base di una rampa che sale da SX verso DX (viso monte). 60/75 min  dal P a Campogrosso (D+ circa 150m)

Attacco per Concatenamenti:

Da N con prima lo “Spigolo Noaro” o la “via Maica”:

Attraversare la strada e prendere le indicazioni per Vaio Stretto (seg n°44). Attraversare i prati e continuare lungo il sentiero entrando nel bosco seguendo i bolli rossi e passando qualche grosso masso fino a quando se ne intravede uno con sopra una croce. Stare alla DX di questo masso e seguendo sempre i bolli rossi e qualche grosso blocco della frana, in breve si è alla base del Pilastro del Vajo Stretto (es.via Maica) oppure proseguendo in falsopiano verso W si scorge un cordino penzolante sulla faccia  SX del Vajo Stretto (attacco diretto Spigolo Noaro), se si intravede il camino del vajo tornare qualche metro indietro.

Da N con prima la “Cavalcata tra i Camosci”:

Attraversare la strada e prendere le indicazioni per Vaio Stretto (seg n°44). Attraversare i prati e continuare lungo il sentiero entrando nel bosco seguendo i bolli rossi e passando qualche grosso masso fino a quando se ne intravede uno con sopra una croce. Stare a SX di questo masso e seguendo sempre i bolli rossi in breve si è alla base del Pilastro Dalai Lama e delle vie che lo cingono.

Stare alla sua DX (viso monte) e passare alcuni spit-fix di vie sportive (es: N=via Nirvana), risalire il canale detritico usando anche alcuni recenti blocchi rossastri della frana del Pilastro del Vajo Stretto. Ad una sella con alberi appare il diedrino di attacco della Cavalcata tra i Camosci che presenta una inconfondibile freccia rossa ↑.  20 min dalla malga. D+ circa 200m

Da S con prima qualcosa sulla Torre dell’Emmele:

percorrere la strada del Re prima verso malga Campogrosso, poi dopo una sbarra fin sotto alle pareti del Baffelan ed Apostoli che si scorrono sulla sx con panoramico e facile percorso. Seguire ancora la strada fino a che sulla SX si stacca il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) che salendo nel bosco porta al Terzo Apostolo, Giare Bianche e Torre Emmele. Salire una delle sue belle vie come la Ultime foglie d’Autunno, Supermario o Spigolo Scorzato. Giunti alla fine della via che si vuole concatenare scendere alla sella dell’Emmele, 1675m tenere le indicazioni per Vajo Stretto e scendere prima per sentiero e poi per traccia costeggiando la gengiva della parete del Coston del Cornetto. Si passa sotto alla via Placca d’Argento e si risale un breve pendio erboso fino all’ evidente attacco che si trova alla base di una rampa che sale da SX verso DX (viso monte). 60/75min  dal P a Campogrosso + i tempi della via che si sceglie. D+ circa 150m (15/20min  dalla cima dell’Emmele)


Tracciato via:

Su gentile concessione di Matthias Stefani.

Schizzo via: (pdf relazione scaricabile)

su gentile concessione di Matthias Stefani


Descrizione tiri:

L1          35m          II/III | R2

Si sale la facile ed adagiata rampa delimitata a sx dalla parete verticale che risulta spesso bagnata sul fondo della fessura. Tramite gradoni e qualche saltino velocemente porta dopo 35m (2 cl) ad una comoda piazzola dove si sosta su 2 chiodi con cordone e maglia rapida.

L2          35m          V, V+, IV+,IV | R1

Qui la musica cambia. Prendere a sx l’evidente fessura quasi orizzontale che solca la fascia di strapiombi gialli ed affrontarla con decisione e continuità. Gli appigli sono generalmente buoni ma per 15m almeno sarete in costante strapiombo (5 ch+1 cl + 2 cu). Giunti su un accennato pulpito non traversare a sx ma ALLUNGARE BENE  le protezioni e prendere la compatta placca verticale e molto lavorata che tramite bella e tecnica scalata sale con andamento a banana verso sx (3 cl + 1 ch) fino ad una comoda cengia dove si sosta su 1 ch + 2 cl con cordone e maglia rapida. Tiro sostenuto che occorre proteggere allungando sapientemente le protezioni, soprattutto al termine della fessura prima della placca.

L3          30m          V+, IV+, 1 p.sso VI | R1

Altra lunghezza impegnativa ed esaltante.
Traversare a sx fino a pervenire ad una breve fessura strapiombante che si affronta con decisione (V+, 1 cl + 1 ch). Proseguire verso sx portandosi alla base di una bellissima placca sotto ad un enorme tetto sommitale. Tramite una fessura che sale da DX a SX si perviene ad un difficile passo in placca ma ben protetto (V/VI, 4 ch).
Vinto quello occorre percorrere con astuzia la fessura orizzontale che funge da piedistallo al tetto. Alla fine un passo molto esposto (1 ch) ma non difficile adduce ad una sosta sospesa alla base del canalino terminale (3 ch con cordone e maglia rapida, assolutamente consigliata per evitare gli attriti di corda.
Tiro magnifico per eterogeneità e contesto, uno dei più belli delle Piccole e non solo.

L4          10m          III+, II

Superare un corto diedrino e dopo una decina di facili ma friabili roccette ed erba si giunge in sosta sulla SX. (1cl) Sosta finale su mugo con Libro di Via.

Gradazione:

VI (V+ obbl.), TD-, R1, 2 imp.

110m, 4L


Compagni:

Anna Tusini ed Ivan de Iesu


Discesa:

In comune:

Dalla sosta salire qualche metro a SX (SUD) fino al prato sommitale (1630m) e poi per evidente ed esposta traccia scendere in direzione W-NW sul boale di raccordo tra la Sella dell’Emmele e la sommità del vajo Stretto.

D1) con ritorno a N, Malga Cornetto per il Boale dei Vaccari (sconsigliato in caso di pioggia recente):

dirigersi verso il Vajo Stretto ma prima di arrivare alla sua testa tenere una evidente traccia a SX che porta al Boale dei Vaccari. Seguirlo dapprima su tracce e poi per sentiero evidente ma tortuoso e terroso che segue, a volte, cenge in falsopiano.
Dopo 20÷30min passeremo vicini al termine della Cresta delle Emozioni e dopo poco saremo all’inizio del vajo Stretto. Da lì con intuitivo sentiero fino ai prati appena sopra a Malga Cornetto.
40÷50 min tot

D2) con ritorno a N, Malga Cornetto per il passo dell’Emmele:

dirigersi con sentiero che sale con ripidi tornanti su ghiaioni verso la sella dell’Emmele 1675m che da lì si raccorda al comodo sentiero 175. Perdere velocemente 200m di quota ed a circa 1480m prendere un sentiero meno marcato che si stacca sulla SX. Scendere per bosco, traccia ed ometti e nelle poche diramazioni tenere la traccia più evidente che con lungo giro antiorario ci porterà alla base delle piccole guglie nord del Cornetto (es: pilastro Dalai Lama).
Da lì sempre su traccia boschiva in breve si passa un cancello di legno paravacche e si è di nuovo sui verdi prati attigui al parcheggio principale.
60 min tot

D3) con ritorno a S, passo Campogrosso:

dirigersi con sentiero che sale con ripidi tornanti su ghiaioni verso la sella dell’Emmele 1675m che da lì si raccorda al comodo sentiero 175. Perdere velocemente 200m di quota ed a circa 1480m prendere il 175A Bruno Peruffo (Ossario Pasubio) che ci porterà a Campogrosso con un bellissimo e panoramico rientro tra guglie, pinnacoli, apostoli ed il Baffelan.
1÷1.5 h tot


Cartina:


GPS:

Total distance: 2217 m
Max elevation: 1630 m
Min elevation: 1221 m
Total climbing: 730 m
Total descent: -321 m
Total time: 07:47:34
Download file: Cavalcata_Camosci+Logica-Classica_gpx _2019-07-06_0927.gpx

Note:

  • Roccia ottima ed anche se solo 4 tiri, il secondo e terzo sono tra i più belli e particolari delle Piccole Dolomiti ma occorre saperli rinviare lunghi, pena diventare invece due tiri da incubo.
  • Concatenarla con lo Spigolo Noaro, la Maica o come abbiamo fatto noi con la Cavalcata tra i Camosci.
    Se poi la si abbina con anche qualcosa sul Pilastro Dalai Lama od alla parete dei Vaccari ne uscirà un magnifico Concatenamento Classico del Cornetto che impegnerà pure le cordate più agguerrite per tutta la giornata.
  • Le ultime 3 lunghezze unite alle prime 3 della via Placca d’Argento prendono il nome di Traversata del Coston che regala nell’insieme una spettacolare arrampicata tra le più belle dell’intera zona. Assolutamente consigliata.

Bibliografia:


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climbing relazioni rock climbing valdastico via arrampicata ambiente

diedro Stefani Toldo

Bastionata Obergrubele 1085m

S. Pietro Valdastico – Val d’Astico o Valdastico (VI)

Lontano dal clangore delle valli limitrofe, siamo in bassa montagna a circa 1000m slm ma per un gioco di valli e campo visivo saremo al cospetto delle dolomiti del Brenta con il Basso in evidenza e dietro le quinte, col ciel invernale, si scorge pure la catena dell’Ortles Cevedale a chiudere lo spazio scenico.

Nessuna parete famosa, nessuna cima da raggiungere, tuttavia il sapore che se ne ricava è proprio quello di una bella via in ambiente.

Sì perché questa salita ha proprio quelle caratteristiche di gusto, sapore e “stile proprio” che mancano a molte vie recenti. Eppure l’apertura è di soli due anni fa e per giunta da parte di due giovani alpinisti del posto.

Mentre si sale il sentiero si apprezza l’immenso lavoro di pulizia e tracciatura. Lavoro che non si è esaurito in parete, anzi, la via conta più di 50 chiodi in meno di 200m per rendere la fruizione appetibile dalla maggior parte delle cordate moderne.

Qui però il sapore è classico, sia nella roccia, che nei gradi, che soprattutto nella logica di salita.

Ogni tiro ha il suo perchè ed è diverso da quello sotto e da quello che segue.

Scomodo le quattro stelle per questo recente itinerario che ritengo abbia tutte le caratteristiche di divenire una “via classica”.

Nel suo piccolo, un capolavoro.

Chapeau a Stefani e Toldo


Apritori:

Matthias Stefani e Marco Toldo il 14 aprile 2017

Itinerario dalla logica impeccabile che segue una lunga rampa verticale di roccia compatta con elegante arrampicata in diedro, aggirando i grandi tetti gialli sovrastanti. La continuità nella progressione, la bontà e pulizia della roccia, la logicità dello sviluppo e l‘abbondante chiodatura ne fanno una piacevole salita. Durante l’apertura i salitori hanno trovato traccie di un precedente tentativo conclusosi a circa 40metri dall’attacco. Dopo alcune ricerche è emerso essere stato compiuto nel 1986 da parte di M.Michelusi, G.Michelusi, C.Lovisetto e P.Meneghini. Per rispetto del sopra citato tentativo e della valenza storica che esso rappresenta per gli apritori, è stato deciso di lasciare in loco parte del materiale trovato, compresa la sosta ancora attrezzata per la calata. L’ambiente isolato e suggestivo consente una visione della Valdastico da una prospettiva inconsueta rispetto ad altri itinerari presenti in valle.


Accesso:

Dalla località San Pietro Valdastico, imboccare la strada che porta a Castelletto/Rotzo. Percorsi circa 8 tornanti, sulla sinistra si incontra l’edificio dell’acquedotto dove è consigliabile lasciare la macchina. Link al P.


Attacco:

Si risale la strada asfaltata e dopo una cinquantina di metri sulla sinistra si stacca una forestale sterrata che sale nel bosco direzione N. La si percorre per circa 400 fino a individuare una traccia con diversi ometti che si stacca sulla destra e risale il pendio boschivo. Su per irta traccia nel bosco ma ben segnata in circa 20 min si è alla base della parete.  Giunti alla targhetta di legno tenere a DX per un facile ma detritico canalino attrezzato con corda fissa che consente di rimontare lo zoccolo. Dalla fine della fissa attraversando una breve cengia (attenzione esposta) sulla sinistra si arriva ai 2 chiodi della prima sosta.


Relazione:

Difficoltà:VI-, (V/V+ obbl.), TD-
Proteggibilità:R1
Impegno:II
Sviluppo:185 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  12 rinvii
Esposizione:W, NW
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:estate ed autunno
Tempo salita:circa 5h (cordata a 3)
Bellezza:****
Apritori:Stefani, Toldo, 2017
Riferimenti bibliografici:
Cartografia:

PDF Schizzo e Relazione via:

Descrizione tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L140V, III, V+, VParte su placchetta gialla a sx della sosta, segue facile traverso a dx su roccia da verificare e poi placca tecnica verticale fino ad un diedrino da passare a dx che porta direttamente in sosta. Tiro chiave per continuità e qualità roccia. S1 comoda su terrazzino a 3CH
L230IV+, VDiedrino verticale sopra la sosta e dopo tre metri traversare un paio di metri a dx (non proseguire nel diedro poiché friabile!). Poi in verticale su bella placca ben chiodata e ritornare a sx a riprendere il diedro (cl con cordone). Continuare con bella arrampicata “dolomitica” fino ad un pulpito sotto gli strapiombi dove si sosta comodi su 3 CH.
L335V, V+, IVDritti su bella e breve placca grigia a dx per poi entrare nell’invitante diedro fessurato che accetta ottime protezioni ulteriori. Dopo una ventina di metri vincere uno strapiomo e subito dopo non proseguire ma traversare orizzontalmente a dx per alcuni metri (visibile cordone) per poi rimontare sulla banca rocciosa di S3 su 3 CH.
L420IV+Ancora a dx per terreno facile e poi verticalmente sui gialli fino a un diedro accennato con uscita verticale un po’ terrosa. S4 sosta su pianta.
L535II, V+, VI-Portarsi alla base della fascia rocciosa successiva e poi con andamento in traverso verso dx su banche orizzontali di roccia stupenda e atletici movimenti in strapiombo ma ben ammanigliati. Breve Placca tecnica verticale in uscita appena prima di S5 in comoda nicchia su 2 CH e libro di via.
L625III, VI, IVA dx per esposto ma facile traverso, poi a rimontare qualche blocco e sotto al diedro evidente, singolo passo boulderoso in strapiombo. Altri pochi metri verticali e uscita a sx. Dopo il terreno si abbatte e si esce su erba e piante. S6 sosta su pianta.
sviluppo185m 
tot arrampicata185m 
gradazione VI- (V/V+ obbl.), R1, II, TD- 

Compagni:

Tommaso Fiorini, Christian Farioli


Foto Parete e tracciati:


Discesa:

  • dall’uscita della via ci si alza per una decina di metri lungo tracce di sentiero e si traversa a dx per un centinaio di metri, prima dell’imbocco di un ripido canale si sale ancora brevemente tra arbusti e roccette fino a guadagnare il crinale. Lo si percorre ancora abbassandosi sull’altro versante fino a pervenire su tracce evidenti di carrareccia boschiva. Si prosegue fino ad una costruzione e poi direzione S fino ad incrociare la strada Vicinale Laite per Castelletto. Poco dopo si perviene ad un piccolo cimitero animale, scendere per tracce ed intuito dir W, NW fino ad incrociare la via Costa e quindi in breve all’acquedotto del P.
  • dall’uscita della via ci si alza per una decina di metri lungo tracce di sentiero e si traversa a dx per un centinaio di metri fino all’imbocco di un ripido canale. Su grosso albero una prima corda doppia fino ad uno sbarramento roccioso. Seguire poi gli ometti tendenzialmente verso DX e scendere interamente il canale fino al canalino di accesso iniziale. Ritorno per il sentiero dell’andata. (Soluzione non percorsa)

GPS:

Total distance: 4037 m
Max elevation: 1086 m
Min elevation: 692 m
Total climbing: 388 m
Total descent: -402 m
Total time: 07:38:41
Download file: diedro_Stefani_Toldo_gpx _2019-03-02.gpx

Note:

  • Una via dalla spiccata personalità e “sapore” che anche se in un ambiente di bassa montagna sa regalare emozioni a tutta la cordata.

Bibliografia:


Meteo:


Meteo Tonezza del Cimone
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