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relazioni rock climbing Sport Climbing Valle del Sarca

Gufetto

via del Gufetto

parete dell’Ir
500 m circa – valle del Sarca (TN)

Parete solare e vietta ottima per il periodo invernale.


Apritori:

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Difficoltà:

Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

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Esposizione:

Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:



Accesso:

Prima di Arco svoltare a dx per Bolognano. Seguire qualche tornante e poi P qui (maps link) Pochi posti auto e stare attenti a non invadere la carreggiata e lasciare posto ad altri climber.


Schizzo:

© www.bergsteigen.com

Discesa:

  • si esce dalla via e pochi metri a sx più in alto si intercetta una traccia che traversa verso W e poi scende riportandosi sul sentiero che divide le due parti e quindi in breve a ritroso si torna al P.
    Tot: 20/30 min

Note:

  • via plaisir ma che richiede comunque il sapersi muovere e proteggere sul V.
  • Si possono concatenare anche altre vie superiori nella parete del Pezol, che rimane 5 min ad W.

Ripetizione:

compagni: Alberto Gasparini, Johnathan Lami, Anna Tusini.


Cartina:


GPS:

Total distance: 1487 m
Max elevation: 500 m
Min elevation: 383 m
Total climbing: 161 m
Total descent: -180 m
Total time: 03:17:57
Download file: via-del-gufetto-parete-dell-ir-track.gpx

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Alpi Orientali Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

Pilastro N/E (o via Stefani)

I Torre Giare Bianche, 1740 m

Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

Apritori:

,

Difficoltà:

Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

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Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:


Descrizione:

La recente quarta via nata su questa torre del Sengio Alto, in Piccole Dolomiti, risulta essere sicuramente la più alpinistica e probabilmente la più bella.
Partenza in comune su Alba Nueva e poi con intuito alpinistico gira sul versante settentrionale della torre puntando all’estetico pilastro Nord/Est di ottima dolomia che migliora man mano si sale.
Le difficoltà rimangono classiche, generalmente continue sul IV/IV+ dolomitico, anche se da sotto sembrano maggiori, ma necessita in alcuni punti di auto-proteggersi sulle numerose solide clessidre o regolari fenditure.
Ogni tiro ha il suo da dire e si presenta diverso da quello prima.
Fin troppo presto si è sul finale del pilastro che richiede decisione ed un tocco di intuito per passare il singolo duro movimento.
Sui mughi sommitali si trova la gavetta con libro di vetta che descrive la nostra come già la quinta ripetizione.
Anche per questo scommetto bottiglia di Amarone che nella prossima stagione estiva diverrà una classica delle Piccole, tra le più belle e ripetute.
Come sempre un plauso all’apritore.


Accessi:

Accesso da S (rif. Campogrosso)

Parcheggiare al Rifugio Campogrosso (dal 2022 a pagamento 🙁 )
Imboccare la strada del Re e passare in rassegna il Baffelan e il Primo Apostolo.
Dopo poco imboccare sulla sx il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) e oltrepassare il Terzo Apostolo fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di uno sbarramento roccioso (attacco via Stella Cometa). Aggirarlo sulla sx (viso monte ) risalendo la traccia nel pendio boscoso e sopra a questo andare in direzione opposta traversando in leggera discesa fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (canalino d’attacco della via le Ricette di Elena). Dopo un’altra decina di metri si giunge alla alla base di un canale detritico ove sulla placca di DX c’è un golfare e piastrina artigianale, segno dell’attacco di Alba Nueva che è in comune con la nostra via.
Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso.

Accesso da N (passo Pian delle Fugazze)

Lasciare l’auto a Malga Cornetto o nel P a pagamento poco dopo e imboccare la strada del Re.
Passare il ponte Avis e raggiunto l’ultimo tornante prima di transitare sotto al Primo Apostolo imboccare sulla dx il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ).
Oltrepassare il Terzo Apostolo fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di uno sbarramento roccioso (attacco via Stella Cometa). Aggirarlo sulla sx (viso monte ) risalendo la traccia nel pendio boscoso e sopra a questo andare in direzione opposta traversando in leggera discesa fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (canalino d’attacco della via le Ricette di Elena).
Dopo un’altra decina di metri si giunge alla alla base di un canale detritico ove sulla placca di DX c’è un golfare e piastrina artigianale, segno dell’attacco di Alba Nueva che è in comune con la nostra via.
Tot: 60′ / 75′  da Malga Cornetto..


Schizzo:


Materiale:

NDA, friend medio-piccoli, cordini per le numerose clessidre.

Descrizione dei tiri:

L1: 50m, IV con p. IV+

Superare il risalto detritico (fix Alba Nueva) e dopo un breve ghiaione attaccare l’evidente colata nera sulla dx (chiodo ad anello all’attacco) seguendo poi in verticale placchette di ottima roccia bianca lavorata, fino ad un ballatoio sulla dx con 2 golfari (calate dal canale delle vie Alba Nueva/Mission), che si sfruttano per la sosta.

Protezioni: 1 fix della via Alba Nueva, 1 altro fix (della variante Spanevello), 1 chiodo e 4/5 clessidre.

L2: 35m, IV+ sostenuto

Rimontare la sosta e per facile placchetta (clessidra) traversare verso sx fino a raggiungere la bella placconata grigia di roccia ottima sulla sx del canalino. Attaccarla e traversare 2/3metri verso sx (ben visibili cordini in clessidra). Segue un breve passo tecnico e poi verticalmente su bella colata nera. Raggiunta una buona clessidra in alto traversare un paio di metri a dx e quindi di nuovo verticalmente su belle tacche (chiodo), rimontando infine una cengetta. Un’ultima breve paretina accompagna verso dx alla comoda sosta su 4 chiodi uniti con cordoni.

Protezioni: 1 chiod0, 5/6 clessidre.

L3: 25, IV con un breve tratto di V

Traversare verso dx per 3/4 metri (chiodo all’inizio), poi in verticale per un paio di metri puntando ad un chiodo ad anello, raggiunto il quale si traversa ancora 2 metri a dx fino a rimontare uno speroncino alla base di un diedro-camino nascosto. Salirlo e superare la strozzatura con un passo strapiombante ma ben ammanigliato (ottime fessure per friend). Superato lo strapiombo non proseguire lungo il solco ma traversare subito sulla bella placca di sx che dopo 3/4 metri porta ad un pulpito sospeso, dove si sosta su una grossa clessidra attrezzata con diversi cordoni. 

Protezioni: 2 chiodi, 2/3 clessidre, utili friend medio-piccoli per il diedro-camino.

L4: 25, IV-

Salire verticalmente appena a dx della sosta per 4/5m su ottima roccia molto lavorata fino a raggiungere una grossa clessidra con cordone. Da quest’ultima compiere un traverso orizzontale verso dx puntando ad un cordino ben visibile una quindicina di metri a destra. Raggiunto il cordino abbassarsi un metro e appena dietro lo spigoletto si trova la sosta (non visibile durante il traverso) su 4 chiodi uniti da cordini in un ballatoio sospeso.

Protezioni: 4/5 clessidre e un grosso spuntone a metà traverso

L5: 30, IV sost.

Bellissima lunghezza: rimontare la sosta per vago diedrino ricco di fessure e puntare direttamente ad un cordino in clessidra su bella parete verticale di ottima roccia scura lavoratissima. Continuare fino ad una piccola cengetta e poi continuare leggermente verso sx, sempre su roccia ottima e lavorata, fino ad uscire su di una grande cengia erbosa che sorregge il verticale pilastro finale. Comodissima sosta su enorme clessidra con cordoni.

Protezioni: molte clessidre e 1 nut incastrato

L6: 35m, V- con 1 p.V+

Attaccare il pilastro a sx della sosta per una breve fessurina da dita, superare uno strapiombino (clessidra con cordone) fino ad una piccola nicchia gialla. Spostarsi a destra della nicchia (chiodo) e vincere un breve passo strapiombante. Continuare quindi in verticale verso dx (chiodo) fino al culmine del pilastro nei pressi di un piccolo mugo. Da qui una crestina di rocce rotte (elementare ma detritica) porta all’ultimo facile muretto sulla sx che si supera in traverso (chiodo) e permette in breve di guadagnare la sommità della torre. Sosta su mugo con cordone e Libro di via.

*E’ possibile salire anche a sx della nicchia vincendo un breve passo tecnico (VI) di difficile intuizione e da proteggere (via originale).

Protezioni: 3 chiodi, 1 clessidra con cordone, 1 nut incastrato.


Scarica relazione completa in PDF:


Ripetizione del:

2022/10/08: Anna Tusini, Mephisto (V rip.) cordata amici: Luca Lanzoni ed Anna (IV rip.)


Ritorno:

In comune:

Dalla vetta si scende per tracce di sentiero verso NW circa una ventina di metri, fino ad un masso con 2 golfari di calata predisposti (presente un ulteriore golfare in un masso appena sotto la vetta).
Doppia da 25m fino alla forcella tra le due torri.
Si risale (direzione W) il pendio mugoso di fronte alla torre per una cinquantina di metri per facili risalti erbosi (bolli rossi) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m.


Ritorno a passo Campogrosso (traccia GPS sotto):

Passo delle Giare Bianche si tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif. Campogrosso
Tot: 1 h


Ritorno a malga Cornetto (traccia GPS sotto):

a) Dal sentiero di arroccamento 149 si prosegue verso N in direzione forcella m.Cornetto 1795m e fino al passo sella dell’Emmele 1702m ove si scende rapidamente per tornanti il sentiero 175 fino ad intercettare nuovamente la strada del Re e quindi al P. Tot: 1/1.5 h


b) Dal vicino passo delle Giare Bianche si tiene direzione S verso il passo del Baffelan ove, in corrispondenza di una palina CAI, si scende nel boale del Baffelan fino a giungere alla briglia di contenimento tra il Baffelan ed il I Apostolo. Breve tratto attrezzato con catena e si torna sulla strada del Re appena più a S rispetto all’avvicinamento. Quindi a ritroso sulla strada fino al P. Tot: 1/1.5 h


Note:

  • Stefani ha lasciato la via chiodata (8 chiodi lungo i tiri e 8 di sosta) e successivamente sono stati lasciati alcuni spezzoni in clessidra per segnalare il percorso ma è consigliato comunque portare una serie di friend e diversi cordini per le numerose clessidre che la roccia offre.
  • Roccia generalmente ottima, a tratti molto lavorata: prestare però attenzione alla crestina detritica finale ed a non smuovere sassi che finirebbero alle cordate delle 3 vie sotto.
  • Via non difficile ma sostenuta sul grado, che richiede sapersi proteggere per integrare. Non adatta a neofiti o cordate alle prime armi!
    Anche la gradazione appare, nello stile dell’apritore, più corretta ed allineata con le valutazioni dolomitiche rispetto alla altre vie vicine, che appaiono al confronto decisamente sovragradate.
  • La prima sosta si attrezza su 2 golfari appartenenti alle calate in doppia nel canale in comune alle vie Alba Nueva e Mission. Poco prima dei golfari è presente anche un fix infisso da Spanevello di un suo tiro che parte dalla sosta di Alba Nueva e traversa entrando nel camino di destra, terminando sopra nel canalone. Sembra quindi possibile ed attrezzata la discesa in doppia nel canale tra la I e II torre. Siccome non è stata percorsa personalmente questa soluzione non la consiglio.
  • La soluzione più veloce, anche se sulla carta pare la discesa con 6 doppie attrezzate dalla via Alba Nueva, non è facilmente percorribile siccome dalla cima alla prima doppia ci sono diversi ed infidi metri.
    Sconsigliata a meno di sapere esattamente dove girano le doppie ed avere buona dimestichezza con calate improvvisate sui mughi sommitali ed il relativo detrito che cadrà nel recupero.

Meteo:


Cartine:

Sengio Alto Piccole Dolomiti TCI
Verde = da Campogrosso
Viola = da Malga Cornetto
Rosso = I torre Giare Bianche

GPS

Total distance: 4861 m
Max elevation: 1763 m
Min elevation: 1468 m
Total climbing: 598 m
Total descent: -601 m
Total time: 07:00:52
Download file: via-pilastro-ne-i-torre-bianche.gpx

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Bibliografia:

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beginner climbing Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente via Dolomitica

Spigol da le doi Touse

Pala Patèch, 2340 m

Dirupi di Larsèc, gruppo Catinaccio, Val di Fassa (TN)

Apritori:

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Difficoltà:

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Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

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Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:



Torre poco frequentata dei Dirupi di Larsec (Gruppo del Catinaccio) è stata salita per la prima volta solo nel 2003 dalla guida fassana Gino Battisti.
Prima nessuno se n’era accorto forse perché diviene evidente solo avvicinandosi ai suoi piedi.

Avvicinamento:

Da Pera di Fassa al Rifugio Gardeccia in 3 modi:

  • a piedi da Moncion, per strada asfaltata chiusa al traffico in 90 min;
  • o con seggiovia Catinaccio con partenza da Pera di Fassa e fino al tronco Cigolade, per sentiero in 25 min;
  • o da Ciampedie 2000m, a cui si arriva con la funivia da Vigo di Fassa, quindi per sentiero in 45 min.

Dal Rifugio Gardeccia si prende il sentiero per il Passo delle Scalette, si passa il greto del torrente e dopo appena 10 minuti di cammino ci si trova, grosso modo in corrispondenza del ghiaione che scende tra la Guglia del Rifugio e il Campanile Gardeccia.
Si abbandona il sentiero e si risale il ghiaione seguendo la traccia di sentiero (qualche raro ometto di sassi) in direzione della gola tra le suddette torri.
Arrivati in corrispondenza dell’attacco della via “Malgari” della Guglia del Rifugio, si nota a destra una cengia.
La si segue salendo qualche roccetta ed in corrispondenza dello spigolo sx della torre si trova l’attacco ( 40 minuti da Gardeccia).


Descrizione della salita:

La via segue costantemente per quattro tiri lo spigolo N-NW per poi traversare con un tiro per la parete W fin sotto vetta.

L1 + L2 =

seguire le debolezze dello spigolo con difficoltà III/III+ tranne un paio di passaggi appena più difficili.

L3 =

Alla fine del terzo tiro si sosta sotto una nicchia gialla, la si aggira a destra per poi seguire sempre lo spigolo fino allo spit posto all’uscita di una lama staccata (IV). Da qui si traversa in bella esposizione salendo verso destra fino ad imbucare un caminetto che si spenge giusto sotto vetta (IV). Roccia buona. Il nome della via è “Via delle tose”


Discesa

Dalla vetta ci si cala in doppia:
D1 = verso E (faccia verso il Campanile Gardeccia) in modo da raggiungere un forcellino con un enorme sasso incastrato.
D2 + D3 = 2 doppie verso N – NW (faccia verso il canalone da dove siamo arrivati.) e poi qualche roccetta fino all’attacco.
Quindi a ritroso.
Tutti i tiri e le soste sono attrezzate a spit.


Schizzo:


PDF:


Ripetizione del 14/08/2022

compagna: Anna Tusini


Schizzo usato:


Discesa:

Tramite doppie

Tot 2h


Note:

  • essendo addossata alla parete W del Campanile Gardeccia non è quasi visibile da Gardeccia, onore a G. Battisti anche per averla scovata.
  • E’ una ottima proposta per chi vuole avvicinarsi in modo graduale alle vie in ambiente, venendo dal mondo sportivo.
  • Patèch pare sia il soprannome dato dai concittadini di Gino per distinguerlo dai numerosi Battisti a Pera.
    Una guglia col suo soprannome se la merita tutta, basta osservare il lavoro di ricerca ed esplorazione che ha condotto negli anni, soprattutto nel sottovalutato gruppo dei Larsèc (vedi Bibliografia consigliata)

Cartina consigliata:


GPS

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Alpi Centrali Alpi Retiche Occidentali relazioni trekking val Masino val di Mello

Sentiero Roma

Alpi Retiche occidentali, Val Masino


Escursione di:

Anna Dal Zotto, Anna Tusini, Elisa Sedoni, e Valeria Vola (dal 17 al 21 luglio 2022)


Storia

Una sorta di eremitaggio, da rifugio a rifugio, da valle a valle, nel cuore delle Alpi Retichecon queste parole si apre un lungo e curato approfondimento proprio sul Sentiero Roma ad opera di G. Miotti sul numero di Meridiani Montagne dedicato al Pizzo Badile.
Ma il Roma non è solo questo: con i suoi 54 km ed altitudini per lo più comprese tra i 2.500 e i 3.000 m, al cospetto delle maestose pareti del Pizzo Badile, del Cengalo e del Disgrazia, è annoverata tra le Alte Vie più belle d’Italia. L’altisonante nome con cui oggi lo conosciamo, fu assegnato nel ventennio fascista ad un percorso che in realtà già esisteva e collegava la Val Porcellizzo alla Valle di Preda Rossa. Nel 1928 questo attraversamento per lo più conosciuto da cacciatori, pastori e animali, fu tracciato e in qualche punto semplificato dai giovani della sezione CAI di Milano, ispirati dal nazionalistico invito a ‘conoscere le loro montagne per saperle difendere’. Fu solo successivamente che a tale percorso furono annessi prima il Sentiero Risari (che collega la Valle dell’Oro alla Val Porcelizzo) e poi il tratto che farebbe partire l’intero Sentiero da Novate Mezzola.  

A tal proposito, merita spendere qualche parola in più sul ruolo svolto proprio dalla Val Codera nella Resistenza al Fascismo. Questa storia si intreccia inestricabilmente con quella dello Scoutismo italiano. Con la presa del potere da parte del partito fascista, infatti, ci fu un iniziale tentativo di soffocare qualunque associazione giovanile non accettasse di uniformarsi o confluire nell’Opera Nazionale Balilla (ONB). E, se in un primo momento le organizzazioni scout riuscirono a preservare una qualche forma di autonomia grazie soprattutto all’intercessione da parte delle autorità ecclesiastiche, con l’avvento delle Leggi Fascistissime nel 1926 fu sancito lo scioglimento dei reparti scout nei centri con meno di 20.000 abitanti e l’obbligo da parte dei rimanenti ad uniformarsi all’ONB.

Come questi eventi si inseriscano nella storia del nostro racconto è presto detto: fu proprio la Val Codera (romanticamente definita ‘il paradiso perduto’) ad ospitare clandestinamente tra il 1941 e il 1942 i campi estivi di quelle che si fecero chiamare le Aquile Randagie: una ventina di ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ispirati dai valori dello scoutismo e per lo più appartenenti alle sezioni scout di Milano e Monza. Tra questi, il più noto fu forse Andrea Ghetti (conosciuto ai più con il nome di Baden) che svolse un ruolo centrale nella nascita, a seguito dell’invasione tedesca, dell’O.S.C.A.R. (organizzazione per il soccorso, collocamento, assistenza ricercati) allo scopo di aiutare ebrei, renitenti alla leva e ricercati politici ad arrivare in Svizzera, proprio grazie alla conoscenza di queste montagne ed al sostegno e protezione da parte delle autorità ecclesiastiche locali. Sull’argomento è stato recentemente girato un film, Aquile Randagie (2019) appunto, ma uno degli aspetti che personalmente ho trovato più interessante è stato il dibattito interno in seno a questi gruppi scout sull’atteggiamento da assumere nei confronti delle ingiustizie politiche e sociali, ben consapevoli che un valore cardine dello scoutismo è l’obbedienza (“noi non spariamo, noi non uccidiamo… noi serviamo!“).

Per approfondimenti: film documentario “Il grande gioco – Cent’anni di scautismo” del regista Fabio Toncelli

Accesso/rientro:

Noi abbiamo preferito spostarci in treno per comodità (sia di provenienza sia legata al fatto che, essendo il giro ad anello, avremmo comunque dovuto servirci di mezzi per tornare alla macchina lasciata il primo giorno). Riportiamo il tragitto qualora potesse risultare utile ad altri (n.b. abbastanza laborioso il rientro: da quanto riferitoci, per poter anche solo attraversare con la macchina la strada che da San Martino arriva al parcheggio di piano Preda Rossa passando per il rif. Scotti, è necessario un lasciapassare a pagamento, in mancanza del quale l’unica possibilità è servirsi di taxi poichè il sistema di navette è stato recentemente eliminato).

Nostra partenza: 

  • Modena – Milano Centrale (treno)
  • Milano Centrale – Colico (treno)
  • Colico – Novate Mezzola (treno)

Nostro rientro:

  • Parcheggio piano Preda Rossa – rif. Scotti (autostop) 
  • Rif. Scotti – Morbegno (taxi) 
  • Morbegno – Colico (pullman sostitutivo) 
  • Colico – Milano Centrale (treno) 
  • Milano Centrale – Modena (treno) 

Variante iniziale:

E’ possibile accorciare il percorso se si hanno a disposizione solo 4 giorni, partendo da Bagni di Masino e risalendo per il rif. Omio (viceversa, questa può costituire una ‘via di fuga’ dopo il primo giorno in caso di inconvenienti di varia natura).


Variante finale:

Dal rif. Allievi è possibile rientrare direttamente al Preda Rossa (per quanto la tappa diventerebbe davvero lunga) oppure fermarsi al Ponti e, il giorno dopo, invece che scendere per il Preda Rossa percorrere un tratto dell’Alta Via della Valmalenco scendendo a Chiesa Valmalenco (960 m).


Acqua:

Soltanto il primo giorno sono presenti fontane lungo il tragitto (parcheggio Novate Mezzola, Codera, rif. Brasca).

Difficoltà:

Per quanto non sia un percorso alpinistico in senso stretto (i passi di arrampicata, per lo più II°, sono quasi sempre protetti), richiede un’ottima preparazione fisica per i dislivelli presenti in quasi tutte le tappe, un passo sicuro essendo il percorso spesso su lastre più o meno stabili di granito e dimestichezza con l’alta quota per le esposizioni e per la capacità di orientamento, specie in caso di scarsa visibilità (noi abbiamo trovato non intuitiva la segnaletica nel tratto dal rif. Brasca al Passo del Ligoncio).

Materiale:

Oltre a quanto previsto per un trekking di più giorni in un ambiente di ‘alta’ montagna, casco, imbrago e kit da ferrata possono essere utili (…necessari in caso di bagnato!) per affrontare più serenamente alcuni tratti attrezzati. Inoltre, consigliamo di contattare i rifugisti per conoscere esattamente le condizioni dell’innevamento e quindi valutare se portare ramponi.

Periodo:

Estate: per esigenze personali, abbiamo affrontato il cammino nel mese di luglio. Se in passato era fortemente raccomandato di evitare l’inizio stagione per l’entità e le condizioni dell’innevamento, ad oggi -ahimè- questo problema passa decisamente in secondo piano. Per la nostra esperienza il caldo e la reperibilità di acqua sono pesati ben di più che i problemi derivanti dalla poca neve rimasta, presente sul sentiero soltanto ai piedi della salita alla Bocchetta Roma, e facilmente aggirabile.


Tabella tappe:

TappaPartenzaArrivoDislivello
(m)
Sviluppo (km)Tempistiche
1Novate Mezzola (212 m)Rif. Brasca (1304 m)+1475/-40013.85h (con pause)
2Rif. Brasca (1304 m)Rif. Gianetti (2534 m)+2200/-1000 13.310.15h (con pause)
3Rif. Gianetti (2534 m)Rif. Allievi (2395 m)+700/-84012.67.45h (con pause)
4Rif. Allievi (2395 m)Rif. Ponti (2559 m)+1300/-114012.310h (con due pause lunghe)
5Rif. Ponti (2559 m)Piano di Preda Rossa (1955 m)-6006.51.40h
tot+5675/-398058.5

Descrizione tappe:

Quella che segue è la relazione per come l’abbiamo vissuta noi. Probabilmente non è completa ma è pensata come integrazione di una più ‘classica’ guida, come una di quelle citate nella Bibliografia.

Giorno 1 (Novate Mezzola – rif. Brasca):

Purtroppo il nostro programma prevedeva arrivo alla stazione di Novate Mezzola alle 13 circa e così abbiamo avuto il piacere di assaporare fin da subito il caldo assassino che, affezionatosi quasi subito, ci ha gentilmente accompagnato per i restanti cinque giorni. La stazione parte leggermente più a valle del parcheggio che si suole considerare l’inizio ufficiale del sentiero Roma. Lì è presente una fontana che consigliamo fortemente di sfruttare nella vana speranza di non morire di agonia nel risalire la scalinata che vi aspetta. Chi sopravvive a questa prima prova, verrà però ricompensato: dopo circa un’ora, il sentiero si fa più pianeggiante e la valle da scura e stretta che sembrava inizia ad aprirsi fino a regalare una visione quasi fiabesca: annunciata da un piccolo cimitero a valle del paese, entrerete nella magica Codera (825 m) che vi accoglierà quasi a scusarsi della fatica che vi ha costretto a fare per accedere alla sua presenza, con una fontana di acqua fresca a pochi metri dal rif. La Locanda. Per chi non lo sapesse, Codera è un borgo con meno di dieci abitanti, al quale si può accedere soltanto a piedi o in elicottero. Sono presenti diversi punti di ristoro e la pace che si respira attraversandola è unica. Lasciato alle spalle l’abitato, il sentiero continua agevolmente in falsopiano. Superato un torrente, si incontrano una serie di baite in legno (tra cui il rif. Bresciadega, 1212 m). Si continua di buon passo e, dopo aver incontrato un ponticello, si dovrebbe in poco tempo intravedere finalmente il rif. Brasca (1304 m). Dal rifugio si gode di uno splendido e rasserenante paesaggio, dominato dalle caratteristiche cascate dall’Arnasca. Segnaliamo la provvidenziale presenza di una fontana, purtroppo l’ultima incontrata lungo il percorso. 

Vedi note storiche relative alla Val Codera e alle Aquile Randagie.

Total distance: 13799 m
Max elevation: 1302 m
Min elevation: 215 m
Total climbing: 2013 m
Total descent: -927 m
Total time: 05:56:24
Download file: ROMA-day1_activity_9245306024.gpx

Giorno 2 (rif. Brasca – rif. Gianetti):

Su suggerimento del rifugista del Brasca (in realtà permane il fortissimo sospetto la sua fosse una mal celata sfida) e mosse da un patriottismo che ha stupito persino noi, abbiamo seguito le orme di un gruppetto di ragazze francesi alla volta del Passo del Ligoncio.
Questo non sarebbe il modo più semplice per raggiungere il rif. Gianetti, tant’è che nella nostra guida questa variante non era neanche citata. Ma l’idea di spararci 2.000 metri di dislivello stuzzicava il nostro orgoglio…e poi se le francesi lo fanno mica possiamo tirarci indietro noi! Così si parte verso le 7.30 e si risale il boschetto che in parte nasconde le cascate che vedevamo dal rifugio. La salita è condita di umidità e un caldo poco consono alle prime ore del mattino ma ormai ci siamo rassegnate all’antifona. Finalmente la vegetazione lascia il posto ad una idillica vallata punteggiata qua e là da animali al pascolo e al centro svetta uno squadrato masso erratico che dalle finestre del rifugio già avevamo intravisto la sera precedente. In breve incontriamo sulla nostra sinistra, viso a monte, il bivacco Valli (1900 m). Continuiamo a salire seguendo i bolli rossi fino a quando, come ci aveva segnalato il rifugista, il sentiero devia nettamente a sinistra facendoci compiere un lungo e abbastanza tribolato traverso. Da questo punto in poi, infatti, la vegetazione tenderà a coprire i bolli rossi che segnano il sentiero e questi stessi bolli saranno presenti in quantità decisamente più esigua (ripensandoci forse il problema non è tanto che siano pochi, quanto che sono tracciati più per facilitare chi sta scendendo che chi sta cercando di salire). Così tra una caduta dentro una tana di marmotta e l’altra, in fila dietro la nostra stoica capo-gruppo (a sua volta prossima ad un più che giustificato esaurimento nervoso) seguiamo il traverso prima e poi riprendiamo a salire. Superiamo le francesi, missione compiuta (… per la verità, erano ragazze pure simpatiche!). Ci perdiamo nuovamente cercando di risalire un canalino detritico, un bollo poco più a destra ci ridona la speranza di essere sulla retta via. Seguiamo le tracce che ci portano alla base della parete sinistra di uno sperone roccioso che delimita il lato destro di un imponente canale detritico. Si risale questa paretina con qualche passo di arrampicata facilitato dalla presenza di catene (attenzione: la prima catena non è più vincolata alla parete nella sua estremità a valle).
A posteriori, data l’esposizione, questo è stato probabilmente il tratto in cui più aveva senso mettere il casco (ed indossare l’eventuale kit da ferrata).

Total distance: 13301 m
Max elevation: 2583 m
Min elevation: 1291 m
Total climbing: 2791 m
Total descent: -1551 m
Total time: 10:57:31
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Giorno 3 (rif. Gianetti – rif. Allievi-Bonacossa):

Non sapevamo bene cosa aspettarci da questa tappa: da una parte, il dislivello almeno per questa giornata sarebbe dovuto essere ben inferiore a quello delle precedenti (comunque noi non ci abbiamo mai creduto a quei +500!), dall’altro la guida parlava del tratto in discesa dal Passo del Camerozzo come del tratto ‘più impegnativo di tutto il Sentiero Roma’. Quindi, pur con le nostre perplessità, ci siamo messe in cammino.

Il tratto iniziale porta verso est passando ai piedi del cosiddetto spigolo Vinci (ossia, lo spigolo sud del Cengalo) su di un comodo e panoramico sentiero in falsopiano costellato da qualche saliscendi. 

Si arriva così alla base della salita che porta al passo in questione (nonchè il primo dei tre che ci separano dal rif. Allievi): più o meno in corrispondenza dei primi tratti attrezzati abbiamo preferito ‘legarci’ con imbrago e kit ferrata, un po’ intimorite dalla descrizione letta la sera prima. Si sale così in sicurezza fino al passo (2765 m): dietro di noi la Val Porcellizzo, davanti si apre la Val del Ferro. Si scende seguendo le catene. Con roccia asciutta e discreta visibilità, noi abbiamo trovato questo tratto decisamente meno impegnativo ed esposto di quello affrontato il secondo giorno per salire al Passo del Ligoncio. 

Quando il sentiero perde pendenza, ci si ritrova nuovamente su un sentiero in falsopiano (questa volta però su sfasciumi di granito) che si percorre ignorando la deviazione che porterebbe al biv. Molteni-Valsecchi (2510 m) fino ad arrivare senza particolari difficoltà al secondo passo: quello del Qualido (2647 m).   

Tanto per cambiare, si scende di nuovo facendo attenzione a qualche tratto un pochino più esposto ma attrezzato, per poi attraversare senza perdere quota la Val Qualido (caratteristico camminamento su lastroni di granito in alcuni punti protetti con assi di ferro per evitare di scivolare direttamente al parcheggio) fino ai piedi della terza e ultima salita: quella che porterà al Passo dell’Averta (2540 m) con qualche tratto ancora attrezzato. Oltrepassato un peculiare intaglio roccioso, ci si affaccia sulla Val di Zocca e si intravede finalmente il rif. Allievi-Bonacossa (2395 m). La discesa non richiede particolari attenzioni ed è ben segnata, nel dubbio due di noi sono comunque riuscite a perdersi a dieci minuti dall’arrivo. 

In definitiva, il dislivello è un po’ superiore a quello descritto sulla guida, però è il giorno in cui si arriva in rifugio prima e, acqua consentendo, ci si può permettere il lusso di dare una rinfrescata a qualche calza/mutanda/maglietta.

Total distance: 12559 m
Max elevation: 2717 m
Min elevation: 2291 m
Total climbing: 1505 m
Total descent: -1676 m
Total time: 07:47:52
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Giorno 4 (rif. Allievi-Bonacossa – rif. Ponti):

Una diagonale in salita non particolarmente faticosa conduce al Passo del Torrone (2518 m) da cui si scende non altrettanto agilmente lungo un canale sassoso (R.I.P. caviglia destra Anna J). 

Si attraversa la Val Torrone passando sotto pareti rocciose di cui assolutamente ignoravamo i nomi ma che adesso sappiamo essere quelle del Picco Luigi Amedeo, del Torrone Occidentale e della Punta Ferrario. Si passa in prossimità del bivacco Manzi-Pirotta (2538 m) per poi affrontare la morena del ghiacciaio del Cameraccio. Noi non abbiamo incontrato ghiaccio ma il percorso, pur di una bellezza quasi lunare, rimane abbastanza faticoso perchè prima su sfasciumi poi in salita seguendo i cavi attrezzati. Sventato il colpo di calore, ci si apre uno spettacolo che davvero merita tutta quella pena (Passo del Cameraccio, 2950 m): un terrazzo roccioso decorato con ‘ometti’ più o meno fantasiosi oltre i quali si staglia il Disgrazia. 

Non era nei nostri programmi ma alla fine ci siamo fermate parecchio a contemplare la bellezza di quel quadro e solo una volta trovata la forza per proseguire, ci siamo incamminate sulla via di discesa seguendo un po’ a ‘naso’ i bolli rossi. Ignorata sia la deviazione verso destra che avrebbe portato in Val di Mello (eventuale via di fuga) sia quella successiva a sinistra che avrebbe condotto al passo di Mello, si prosegue godendo di scorci che secondo noi nulla hanno da invidiare alla più osannata Valle del Torrone fino ad incontrare il bivacco Kima (2700 m). A dispetto del nome, si tratta di una struttura in muratura discretamente grande e dall’interno decisamente accogliente, con tanto di tavolo e piccola postazione cucina. Interessante il nome che porta e per cui rimandiamo alle note storiche ad inizio pagina. Questa era la tappa designata per il meritato pranzo, consumato guardandoci attorno e cercando di capire dove ci avrebbe portate l’ultima salita dell’intero Sentiero Roma, quella che conduce alla Bocchetta Roma. 

Cogliamo questo provvidenziale break per leggiucchiare qualcosa a proposito di questo Kima, che ci incuriosisce. Scopriamo così trattarsi del nomigliolo affibbiato a Pierangelo Marchetti, una guida alpina e soccorritore della zona che tanto si adoperò per la manutenzione del Sentiero fino ad organizzare una gara di corsa (‘la gara più spettacolare del mondo’ si sbilancia Kilian Jornet, vincitore dell’edizione 2018) che, alla sua morte nel 1994 nel corso di un’operazione di soccorso, prenderà proprio il nome di ‘Trofeo Kima’. Un evento attualmente biennale che raccoglie i più forti sky runner nazionali ed internazionali a sfidarsi sui suoi 52 km e 8.400 metri di dislivello complessivi. 

Le nostre supposizioni circa quale fosse questo benedetto passo hanno trovato conferma soltanto una volta rimesseci in cammino. Come prospettato dalla nostra guida, si scende costeggiando il bordo della morena per poi deviare a sinistra nei pressi dei resti di un laghetto. Si intravedono ora tracce che risalgono in mezza costa verso destra in direzione del Passo, ora visibile. Dalla nostra prospettiva non sembrava particolarmente facile la salita, ma mute e rassegnate siamo ripartite. In realtà il sentiero nel suo tratto iniziale non è faticoso e conduce a degli sfasciumi soltanto in piccolissima parte ricoperti da quello che doveva essere un Signor nevaio. La presenza di una corda sulla parte innevata ci ha inizialmente tratte in tentazione ma, non avendo portato i ramponi su consiglio dei rifugisiti preventivamente contattati che ci avevano rassicurato sulla quasi assenza di neve, abbiamo preferito affrontare la salita subito a destra del nevaio (viso a monte) su una pietraia che alla fine si è dimostrata più stabile sia della neve a sinistra che del terreno detritico estremamente friabile a destra. Calibrando bene i movimenti e la traccia da percorrere, siamo quindi arrivate all’inizio del tratto attrezzato che porta con qualche facile passo di arrampicata alla nostra agognatissima meta: Bocchetta Roma (2898 m). Come ci era stato fatto notare dalla guida utilizzata, si passa dal grigio scuro del granito lasciato alle nostre spalle al verde del serpentino e al ramato delle pareti che si stagliano davanti a noi. A farne ancora una volta da principe, il nostro Disgrazia che con fare un po’ altezzoso, si cela parzialmente alla nostra vista nascondendosi dietro le sue fidate nubi. La discesa conduce verso destra tra lastroni di roccia e seguendo fiduciosi i bolli rossi porta senza grosse fatiche al rif. Ponti (2559 m).

Total distance: 12360 m
Max elevation: 2983 m
Min elevation: 2279 m
Total climbing: 1650 m
Total descent: -1475 m
Total time: 09:49:33
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Giorno 5 (rif. Ponti – piano di Preda Rossa):

Breve tappa (…sì ma non quanto cercherà di convincervi la rifugista!) senza difficoltà particolari: si segue il sentiero ben tracciato che scende lungo la Valle di Preda Rossa. Dopo tanti giorni al cospetto di così imponenti pareti rocciose, lo sguardo si addolcisce abbracciando la visione di pascoli, prati e corsi d’acqua.

L’idillio si interrompe bruscamente al parcheggio di Preda Rossa, da qui se non si ha la macchina si può scegliere se scendere a piedi lungo la strada asfaltata che passa per il rifugio Scotti oppure arrivarci tramite sentiero nel bosco. Quest’ultima sarebbe la soluzione più veloce ma sfidando la sorte e nella speranza di riuscire a scroccare un passaggio in macchina noi abbiamo optato per l’asfalto. Spoiler: questo atto di fede è stato ricompensato! In favore del sant’uomo che ci ha caricate, segnaliamo la presenza del suo piccolo punto vendita di prodotti caseari, pochi tornanti sotto al rif. Scotti.

Total distance: 6533 m
Max elevation: 2555 m
Min elevation: 1762 m
Total climbing: 168 m
Total descent: -959 m
Total time: 02:04:56
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Bibliografia


Cartografia


Ringraziamenti

Sulle orme di una leggendaria combriccola, che spero possa rivivere questa loro piccola grande impresa nelle parole e con le foto di una altrettanto scombinata banda di amiche (di quelle amicizie che lega la Montagna, credo loro sappiano cosa intendo…). Un pensiero ed un caro saluto (nella speranza un giorno di conoscerli di persona) a Fausto, Marco, Antonello ed al buon vecchio Andrea, che ci ha sempre incoraggiate (non solo a parole!) nelle nostre avventure ad alta quota.

Questo racconto è stato possibile grazie alla spremitura di meningi di tre menti sopraffine: quelle delle mie (troppo atletiche ma le perdono) compagne di cammino, cui dedico il più sincero ringraziamento: all’Elli, che anche questa volta ha accettato il silenzioso invito a guidarci lungo il sentiero senza mai perdere il sorriso e la calma, all’Anna DZ, che a sua detta non fa allenamento durante gli altri 11 mesi all’anno ma che poi si spara mille metri di dislivello riuscendo comunque a parlare senza perdere il fiato e portando sulle spalle uno strumento di tortura che lei sostiene essere uno zaino (…non è che dentro quei cosi che ti spari nel naso alla mattina c’è qualche sostanza dopante???) e alla new-entry ValeVola, una scoperta tanto alle alte quanto alle basse quote e che, nonostante la sua provenienza geografica, ci tocca ammettere essere ‘una di noi’. Non è per nulla scontato trovare un gruppo così affiatato non solo ‘atleticamente’ ma anche, e soprattutto, per le cose che contano davvero.   

Barbacan, che Disgrazia!
Kima-i direbbe che ci voglia un Badile per costruire Ponti?
Allievi, venite!
Brasca fare i Porcellizzo, è una cosa Qualida.
È una sovente Bonacossa seguire le Aquile Randage sul variabile Ligoncio
con mamma Gattona e Mimmo Gianetti, lo spacciatore di bisciole.

(Anna DZ, Anna T, Elli, Vale)


Cartina:

Elaborazione grafica tratta da Meridiani Montagne n°19

Meteo:


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Giorno 1: Novate Mezzola – rif. Brasca