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1000m beginner Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

Verso il Giardino Incantato

falesia Piccole Dolomiti

1350 m – Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

Apritori:

F.Castagna., G.Roncolato 11/10/2009

Descrizione:

Arrampicata molto facile e discontinua, ottima per principianti e per iniziare a posizionare protezioni o come primi passi su terreni di avventura.

Possibilità di interrompere in diversi punti.


Accesso:

da N (più veloce): Arrivare al Passo Pian delle Fugazze e svoltare a sinistra verso il Sacrario Militare. Parcheggiare l’auto nei pressi di Malga Cornetto (link) poi a piedi continuare su strada asfaltata (Strada del Re) per circa 1km quando sulla destra si trova un sentiero che conduce verso la Sella dell’Emmele, al primo tornante continuare dritti per tracce di sentiero, dopo circa 100m si arriva in falesia nei pressi di una pineta.  (15-20 min)

da S (più panoramico): In auto Valdagno, Recoaro Terme, Merendaore e poi parcheggiare al Rifugio Campogrosso (link) o vicino la sbarra dopo la malga omonima. Imboccare il sentiero del Re e passare in rassegna il Baffelan, Primo e Terzo Apostolo e le Giare Bianche. Si scende brevemente dove c’è stata la frana e quindi si percorre il caratteristico “ponte Avis”, ponte tibetano in memoria alla tragedia del 1 settembre 1956.

Si risale verso il sent 175 Torre Emmele ed in breve compaiono le indicazioni per la Palestra “Piccole Dolomiti” (30’÷45′  dal Rifugio Campogrosso)

www.piccoledolomiti.jimdo.com

Esposizione:

S – SE


Relazione salita:

Tirometridiff:
L130III+
L230IV, III
L320II
L445II
L530III+
L645II
tot200 
200 m, II, III 1p.sso IV, PD+, I, R1

tempo indicativo salita: 2h

N.D.A. utili cordini in kevlar per alcune clessidre e mughi.


Ripetizione del 29/10/2017

compagni: Stefania T. e Cristian F.


Schizzo:


Discesa:

  • per tracce di sentiero verso W e poi S. In breve si giunge all’attacco (15 min). Da li a ritroso al luogo di partenza ( rif.Campogrosso o Malga Cornetto)

Note:

  • La salita dell’ultimo torrione è facoltativa e dopo presuppone disarrampicare 8m di II (1ch+1 cord.) od esercitarsi con breve doppia.
  • Ad oggi (2022) pare vigere un divieto di arrampicata se in falesia sottostante ci sono già arrampicatori.
  • NON calarsi sulla via e non muovere sassi che nei primi 3 tiri potrebbero cadere sulla falesia sottostante.

Cartina:


GPS:


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Brentino climbing Pale Basse relazioni rope solo val d'Adige via artificiale

I Tre Re di Affi

settore GEM ’85

Brentino Belluno  (VR) – Italy


Descrizione:

Via nata in 3 ripetuti tentativi dal trittico Matteo Bertolotti, Diego Fillippi ed Alessandro Spinelli. Ci saranno almeno 80 luccicanti spit fix ottimamente piazzati ed infissi, pulizia varia dei tiri ed attrezzature di soste e prima doppia. Anche il sentiero ho il sentore sia stato oggetto di restyling. Insomma un gran lavoro e quindi un grande grazie a chi ci mette impegno, tempo ed energie per far “divertire” e dare emozioni ad altri.


Accesso:

Da SUD: Casello Affi, indicazioni in rotonda per SS12 Verona, Rivoli, Sant’Ambrogio Valpolicella. Montare su SP11 e passare Rivoli senza entrarci, al semaforo scendere a dx direzione Brentino Belluno, Trento. Passare nella bella porta fortificata di Austriaca memoria ed i paesini di Canale, Tessari e Preabocco. A questo punto abbandonare la SP11, svoltando a sx direzione Brentino, per passare su ponte ed in seguito giungere ad uno largo piazzale antistante il cimitero, ove lasciare l’auto. Parcheggio in comune e consigliato per i settori: Pale Basse, Gem 85, Sass de Mesdi e Pala del Boral.


Attacco:

Salire per strada a N in direzione del paese di Brentino, ad una seconda carrareccia di servizio alla vigna, appena prima di una piazzola per picnic con tavolo e sedie in cemento, imboccare e salire stando a sx dei filari. La via e la parete sono già ben visibili e soprattutto il tetto giallo è dominante. 50m ed un ometto di pietra su una massicciata indica di addentrarsi nella boscaglia su percorso ben segnalato da ometti ma invaso dalla vegetazione (portarsi tronchesi).  La targhetta di alluminio S5 SF indica si è sul sentiero. In 15 minuti si è alla base della parete. GEM 85 parte a dx, per I 3 Re occorre stare a sx per una trentina di metri. Scritta rossa su placca e spit fix ne indicano l’inizio.


Relazione salita:

125m, 4L, V, A1, A2, S2,S1, II
  • L1 = 25m, V, S2.
    • Risalire la rampa verso sx su roccia da controllare e con passi non banali. Spittatura sicura ma distanziata. Si passa in libera ma con difficoltà superiori al V. Utile un friend 1. Sosta su 2 spit fix.
  • L2= 30m, A1.
    • Si sale su canne sagomate dai millenni e la mitica roccia a gocce di Brentino. Consiglio tenere le scarpette per farsi qualche bel passo in libera sul 6a/6b. In breve si perviene ad un primo tettino che richiede la staffa. Sosta su 2 spit fix vicino albero o 2 già nel tetto.
  • L3= 35m, A2.
    • Ora occorre prendere in mano il proprio coraggio e decidere di spingersi fuori su quel tetto quasi orizzontale e che pare uscire per ben più dei 10m morfologici. Spittatura a prova di bomba e ravvicinata rende il viaggio fattibile e piacevole, mentre si è appesi godersi il vuoto sotto e soprattutto le innumerevoli forme fantastiche di rigole calcaree modellate in millenni di torrenziali piogge. La roccia pare essere stata plasmata da mano artistica quando ancora allo stato malleabile. Questo tiro vale il viaggio, la via e la discesa. Sosta su 2 spit fix.
  • L4= 30m, A0, A1
    • Le difficoltà paiono quasi finite ma il terreno impone ancora attenzione. Si sale velocemente in A0 poi quando diviene difficile si tira fuori una staffa. Ad un boschetto sommitale, tenere a dx. Tiro con roccia dubbia e da pulire. Durante mia ripetizione ho smosso parecchia roba, pure un “bidet” (blocco roccioso di pari grandezza e qualità che ha spezzato in due una pianta sottostante.). Sosta su cordone su albero.

Discesa:

  • Dirigersi a N quasi in orizzontale ed in bordo parete. Dopo circa 50m si scende qualche metro per trovare una sosta su cordone e moschettone (lasciato). Da li assicurarsi od effettuare una prima corta doppia di 8m verso sx (viso a monte) fino all’ancoraggio della fine della via GEM 85, che si intuisce si trova alla fine di un diedro verticale. Si potrebbe anche disarrampicare ma il terreno smosso lo sconsiglia. Da lì eseguire 3 doppie verticali. La prima di 30m, la seconda di 50m e la terza di 25.
  • E’ possibile pure salire dalla S4 per bosco ed intersecare il sentiero che scende dalle uscite delle vie della Pala del Boral (es. Silvia, Spigolo IV Sole, ecc..) e da li scendere per il “raccordo” e le Pale Basse riportandosi a Sud del Cimitero. Soluzione NON verificata e sicuramente più lunga. Ha senso in caso di concatenamenti.

Schizzo salita e discesa:

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Note personali:

  • 2 mezze da 60m consigliate. Io avevo solo una corda intera da 70m e quindi ho dovuto scendere dividendo la terza doppia in due ed andando a ritroso sulla via GEM 85. Ciò lo sconsiglio per via: dei traversi, dei tratti in cui occorre disarrampicare per tenere la direttiva della via e per la possibilità di incastri siccome c’è un maestoso fico appena sopra la S2 di GEM 85.
  • Via molto meritevole. La vicinanza alla strada e la bassa quota non deve farla sottovalutare però. Ritirata dopo S2 problematica e comunque è richiesta una certa “disinvoltura” su staffe.
  • Colazione abbondante alla Opera Prima caffè e birra con soppressa post arrampicata dalla Gigia, fanno parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.
  • Tempo salita in rope solo circa 6.5h (3 h circa solo la L3), discesa con 5 doppie in circa 1h

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0-999m Alpi Centrali Prealpi Bresciane rock climbing via arrampicata ambiente

cresta di Gaino

Monte Gaino, Toscolano Maderno (BS), 870m

Una vera e propria pinna calcarea che si alza per più di 800 metri dall’attiguo lago di Garda.
Isolato sovrasta il lato bresciano e da questa visuale la sua mole è seconda solo al vicino monte Pizzoccolo, che però non ne eguaglia le estetiche creste.
Questa relazionata di cresta è la Sud Ovest e fu salita nel 1913 da Francesco “Nino” Coppellotti, Arrigo Giannantonj e Gerolamo Bettoni.
Oggi è ritenuta una delle vie più ripetute dell’intera cerchia delle Prealpi Bresciane ed anche noi, che veniamo dalla pianura per i nostri corsi di alpinismo, ne calchiamo ripetutamente ogni anno le rigole.
La cresta integrale vanta uno sviluppo di 900m e sale lo sperone lungo un percorso non obbligato sfruttando i punti più deboli che raramente oltrepassano il III grado.
Durante la salita è tuttavia possibile percorrere delle varianti che rendono la salita più continua oppure interrompere la salita per le sue numerose vie di fuga ad Est (destra).
Anche se la via termina sull’anticima consiglio proseguire per la vetta vera e propria da cui si gode un panorama a 360° su tutto il lago di Garda, la catena del Baldo che degrada nella valle del Sarca e l’altrettanto bel parco regionale dell’Alto Garda Bresciano


Accesso:


Nei pressi del paese di Toscolano Maderno seguire le indicazioni per Gaino e poi proseguire per la località Castello (indicazioni per l’omonimo agriturismo).
Raggiunto uno slargo abbandonare la strada principale e imboccare una stradina che si inerpica sulla destra (! curva a gomito stretta).
Lasciare l’agriturismo sulla DX e parcheggiare appena dopo sulla SX, nei pressi di un campo con pannelli fotovoltaici.
LINK al P. (! Molto frequentato, parcheggiare avendo cura degli altri)


Attacco:

Dal P proseguire a piedi su strada asfaltata direzione N sino a raggiungere una sbarra. Imboccare la traccia di sentiero (palina con indicazioni Falesia) che verso sinistra conduce in falsopiano alla base della falesia ed, appena dopo, all’evidentissima cresta.
Si parte in corrispondenza dello spigolo (scritta sulla parete).

Total distance: 939 m
Max elevation: 469 m
Min elevation: 352 m
Total climbing: 119 m
Total descent: -9 m
Total time: 00:49:50
Download file: Avvicinamento cresta Gaino.gpx


Foto di via:

La cresta integrale vista dal monte Pizzoccolo, sullo sfondo il lago di Garda e Baldo (© photo by Alice Zafferri)


Descrizione percorso:

Tutto il percorso è non obbligato ma dettato dalla logica nel seguire la cresta e la linea più facile, sovente segnato da bolli e frecce che indicano come evitare le invitanti varianti.
Il calcare bianco che si incontra è perlopiù di eccezionale qualità tanto che i primi anni duemila le scarpette e mani ne uscivano sempre segnate. Ora i pochi passi obbligati hanno una leggera patina, ma nulla di fastidioso, per ora.
La cresta integrale ha uno sviluppo di quasi 900m e si può dividere in 3 macro parti:

GPS salita cresta integrale (I, II + III parte)

Total distance: 895 m
Max elevation: 409 m
Min elevation: 65 m
Total climbing: 368 m
Total descent: -24 m
Total time: 02:23:23
Download file: Cresta Sud Gaino.gpx

I Parte (sviluppo di circa 250m):

Le difficoltà maggiori risiedono nei primi tiri di corda che sono serviti anche da solide soste su fix.
Nel punto dove la cresta scende quasi verticale per congiungersi al sentiero, formando delle piazzole con alberi, si può attaccare su una fessura verticale a SX di una liscia placca (IV+), oppure qualche metro più a SX su difficoltà appena minori (III+).
Tirati una ventina di metri di corda si fa comodamente sosta su un terrazzino panoramico (sosta a fix e catene).
Ora si prosegue su terreno più discontinuo ma molto lavorato e facilmente integrabile e si attrezzano altre tre soste in posizioni non obbligate.
Qua e là sono visibili varianti (con anche qualche fix) che però aumentano il grado fino al 5b.
In breve si giunge su un pulpito da dove si vedono i successivi torrioni della cresta.
Qui è possibile interrompere la salita scendendo alla sella e prendere la prima via di fuga a DX.

Tracciato di salita e discesa della solo I parte:
Total distance: 1874 m
Max elevation: 597 m
Min elevation: 309 m
Total climbing: 106 m
Total descent: -289 m
Total time: 04:12:25
Download file: RK_gpx _2018-07-14_1155.gpx

II Parte (sviluppo di circa 400m):

Ora il percorso si fa sempre più facile e discontinuo e sale diversi torrioni calcarei ed a volte li schiva stando sulle rispettive gengive.
Quasi da subito ci si presenta un bel tratto fotogenico di questa cresta: una liscia placchetta dalla modesta inclinazione che si adagia su una stretta cengia (1 ch). Se ne esce poi camminando sulla DX e salendo tratti nel bosco fino ad incontrare altri brevi salti rocciosi. Qui diviene vantaggioso salirla di conserva protetta interrotta solo in qualche tratto più verticale ove, ai neofiti, conviene ridistendere le corde.
In questo modo si giunge sulla anticima a quota 848m in breve tempo e da qui si ammira già una splendida visione sul Garda e le cime circondanti.
E’ però molto invitante pure la visione della cresta che ci manca alla croce della cima principale.
Stare quindi leggermente a DX e ridiscendere alcuni metri per intercettarla.

III Parte ( sviluppo di circa 250m):

L’ultimo tratto di cresta tra l’anticima e quella principale è un lungo traverso e regala esposizione ed ampi panorami ma con basse difficoltà.
Qui conviene procedere di conserva medio/corta e far passare la corda tra i numerosi spuntoni per proteggersi.
Alcune volte un sentierino basso eviterebbe le roccette ma sono troppo divertenti ed articolate per lasciarsele scappare.
Una ultima pala lavorata conduce alla massima quota ed in breve ai piedi della croce ove c’è un comodo spiazzo ed il libro di vetta.

Tracciato di salita della II e III parte e discesa:

A volte si potrebbe preferire salire solo la seconda e terza parte, come spesso accade nei corsi di Alpinismo.

Total distance: 3964 m
Max elevation: 874 m
Min elevation: 356 m
Total climbing: 642 m
Total descent: -646 m
Total time: 08:25:00
Download file: GAINO 11-05-2014 corso A1 2014 filtrato.gpx


Relazione di via:


Cartina:

© www.kompass.de – Kompass n° 102 Lago di Garda – Monte Baldo

Discesa:

Discesa dalla Cima principale:

Dalla vetta scendere sul versante Nord opposto rispetto a quello di salita e prendere un evidente sentiero attrezzato che scende a sinistra.
Dopo varie svolte ed un tratto in falsopiano il sentiero arriva ad un bivio in corrispondenza di una sella, qui tenere la DX (a SX si scende in un’altra valle!).
Ora si è tornati sul versante E e si vedrà in alto sulla DX la cresta appena percorsa. Il sentiero è inizialmente ben evidente e non perde quota. Evitare di seguire le numerose tracce che scendono decisamente su terriccio ma seguire alcuni bolli ed il sentiero maggiormente calpestato che in breve porterà a quello principale su ciottolame e poi su carrabile cementata.
Dopo meno di 2 km dalla partenza ci immettiamo sul sentiero di accesso percorso per l’attacco e quindi in pochi minuti si è al P.
TOT: 45/60 min.

Total distance: 2045 m
Max elevation: 914 m
Min elevation: 409 m
Total climbing: 16 m
Total descent: -521 m
Total time: 00:57:46
Download file: Discesa Cresta Gaino.gpx
Discesa dalle vie di fuga:

Se si decide di salire solo la prima parte è utile abbandonare la via sulla DX, alla prima evidente sella (600m slm circa) dove la cresta scende.
Vedi Salita I parte



Meteo:



Note:

  • Evitare i mesi più caldi pena diventare vera carne alla brace.
  • In caso di affollamento salire su linee parallele indipendenti senza incrociare altre cordate, troverete quasi sicuramente corsi o neofiti e quindi non è per loro di facile e sicura gestione sorpassi in parete.
  • In caso di maltempo improvviso (oggi facilmente evitabile) la cresta nella sua terza parte e la cima sono molto esposte a fulmini.

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3000m Alpi Centrali Alta Quota relazioni

cresta Hintergrat

Ortles, 3905m

via del Coston di Dentro


La cresta ideale per iniziare a cavalcare le Alpi

“Destro, sinistro, prima uno e poi l’altro”

Il mio respiro si stagliava netto nell’aria fresca di un mattino di fine luglio.
I passi li sentivo leggeri.
Sotto di me la solita tanta voglia si salire.
Dietro un amico che non mi perdeva di vista.
A fianco le prime luci scoprivano il vuoto che ci circondava.
La sensazione di essere nel posto giusto mi aveva già permeato, era un po’ che non la percepivo così viva.
Quella pala ghiacciata alla sinistra, il Gran Zebrù, ora mi indicava chiaramente che anche il momento era quello giusto.
Dopo mesi in cui mi sembrava di non riuscir più vedere, ho colto netta la sensazione dell’orizzonte.
La mente è sgombra finalmente, l’unica cosa è mettere avanti il piede sinistro, poi il destro ed ancora, il sinistro.
Ritmo semplice, onesto nella sua successione, mai banale o scontato però.
Così come è chiaro che ogni salita, dalla più semplice alla più complessa, è composta da piccoli passi ora mi era chiaro che l’unica cosa era seguirne l’alternarsi,

prima uno e poi l’altro.


Mi giro dietro e vedo Marco, fidato custode delle mie orme mi segue e nel nostro lento ma costante intercalare di destra e sinistra, intravedo la forza di una profonda unione.
D’altronde solo pochi giorni prima la mia idea di venire qui lo aveva solleticato ed incuriosito, senza opporre resistenza, aveva confermato la piena comunione di intenti.
Questa salita me la ricordo bene, è chiara in me di una consapevolezza che faticavo a percepire da tempo.
Si respira aria di alpinismo storico quassù, mi immagino ancora sul finire dell’ottocento questi cacciatori che si avventurano su linee ardite, veri esploratori animati dalla antropomorfa e primigenia ricerca del non conosciuto.
Sorrido e comprendo quanta distanza e rispetto dobbiamo a quegli Alpinisti nel considerare che solo qualche ora prima avevo scaricato da casa le previsioni meteo a quattro giorni e mi pregustavo la cima da una webcam sullo Stelvio.
Ora però la vetta appare solo come la probabile fine di questa poderosa montagna.
Nella cresta che pestiamo e nel continuo susseguirsi di roccia, neve, vuoto, intuiamo di quanta materia è composto un quasi quattromila metri.
Eppure la stessa materia appare un attimo dopo fragile ed effimera.
In equilibrio precario con la sua stessa esistenza, minacciata da continue scariche e distacchi, alcuni dei quali difficilmente immaginabili se non ci si trova nelle vicinanze e si percepisce, nel tremore della roccia sotto le mani, la vastità del crollo.
Tuttavia lei è ancora lì.
Si avvicina ma non si raggiunge.
Si cammina, si scala, si arrampica, si tira fiato.
L’aria ormai ha preso il ritmo dei passi, la cadenza è la stessa,

il sinistro …
un respiro …
il destro …
un respiro.


Un respiro, un respiro, un respiro, la cima è nostra…
si ma solo per il tempo di un respiro.

N.Bertolani

Prima salita:

Johann e Michael Hell, con Joseph Pichler e un cacciatore di camosci di Langtaufers, luglio 1805


Relazione di salita 29-30 luglio 2006

Salita (in rosso):

foto storica del percorso Hintergrat da TCI Guida dei Monte d’Italia – Touring Club e CAI

La montagna appare da subito poderosa, maestosa e complessa nelle sue creste.
Dal rifugio del Coston 2660m, raggiungibile tramite da Solda tramite funivia (0.40-1 ora) o sentiero (2 ore), la cresta del Coston o Hinter-Grat appare come una successione di quattro punte l’ultima delle quali, il Signalkopf (3725 m), è il limite massimo da cui rientrare in caso di maltempo o scarsa visibilità.

Infatti la salita si svolge per facili pendii sul lato sinistro della cresta, fino alla terza punta rocciosa di 3466 m; da qui, per un’ampia sella nevosa, si raggiunge il Signalkopf (3725 m), un’alta torre rocciosa da aggirare sul lato sinistro (Sud Ovest).

Qui si trova il passaggio chiave della salita (5m di fessura di IV grado , consumato ma con alcuni chiodi nel passaggio). Una successiva selletta porta a due salti di roccia ove noi abbiamo trovato un altro tratto di III (leggero strapiombo con 1 chiodo, utile 1 friend) , intervallati da altrettante creste nevose moderatamente affilate che conducono in vetta appena sotto la soglia dei quattromila (3905m).

Prevedere 5-7 ore a seconda dell’innevamento e dei tiri di corda stesi. Noi abbiamo impiegato circa 8 ore facendo 3 tiri in progressione protetta ed altrettanti di conserva.

Valutazione AD.


Discesa (in verde):

Rosso = Hintergrat Bianco = Marletgrat Verde = normale per il Payer

Per la discesa, dalla cima seguire la via normale del versante Nord, attenzione con scarsa visibilità data la modesta pendenza ed i numerosi crepacci alcuni dei quali si superano su ponti un po’ precari.

Alla fine del ghiacciaio sommitale si trova il Biv. Lombardi (3316 m, inagibile). Da qui perdere quota di qualche metro traversando a sx, faccia a valle, fino a trovare cordini per discesa in doppia da effettuarsi con celerità visto le frequenti scariche dai seracchi dell’imminente Eisrinne.

Ora scendere nel centro del ghiacciaio fino alla fine della cresta rocciosa che ci segue a dx. Traversare orizzontalmente verso dx (Est) per morena instabile ed a tratti ghiacciata con passo deciso visto la frequenza di scariche pietrose.

Ora si è giunti sulla cresta della Tabaretta da scendere con 2 doppie od arrampicata non banale (III grado, grande esposizione) Un’altra ora di sentiero con qualche tratto attrezzato e si è al ormai agognato Rif. Payer (3029 m).

Se le gambe tengono scendere in direzione N e poi NE oltrepassando il Rif. Tabaretta (2256 m) e quindi a Solda (1800m).

Complessivamente 4 ore per raggiungere il rif.Payer più 3 per arrivare a Solda ed accorgersi di aver salito 1300m e scesi 2100m.
Le vostre ginocchia vorranno divorziare al parcheggio ma con lo spirito sarete ancora verso i quattromila metri.

Valutazione PD+/AD-


Scheda salita

Difficoltà :AD, passi di III, 1 di IV, canali nevosi sui 35°-40° il tutto concentrato nell’ultima porzione di cresta.
Impegno :III
Tipologia itinerario :via in alta quota, non difficile ma su terreno friabile che richiede attenzione. Cresta vera e propria solo l’ultimo 1/3.
Relazione :ottima la Guada dei Monti d’Italia, TCI (vedi sotto)
Dislivelli :+1300m circa dal rifugio alla cima 3905m,  – 2100m circa per tornare a Solda.
Punto partenza : Soldà
Punto arrivo massima elevazione:monte Ortles, 3905m
Materiale:NDA, 1 piccozza classica, ramponi da misto, un friends 0.5 ed 1, qualche nuts, 1 mezza corda 60m doppiata.
Consigli:Ad inizio stagione quando la neve e ghiaccio consentono la progressione con ramponi per la maggior parte dell’itinerario, od almeno sulle difficoltà.

 

Non sottovalutare la discesa per la normale, in caso di scarsa visibilità potrebbe essere più sicuro ripercorrere a ritroso la via di salita.


Dislivelli/sviluppo:

+1300m circa dal rifugio alla cima 3905m

– 2100m circa per tornare a Solda


Punti di appoggio:

rifugio del Coston
rifugio Payer
rifugio Tabaretta

Cartina con tracciati:

Cartina TCI Ortles Zebrù Buscaini

Foto del tracciato:

Rosso = Hintergrat Bianco = Marletgrat Verde = normale per il Payer
Panoramica da bivacco Cantù su Ortles

GPS :

dal rifugio Coston.


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Video

dal min 1

FOTO

I giorno : Soldà -> rifugio Coston

II giorno : rifugio Coston -> Ortles -> rifugio Payer -> Soldà