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Brentino climbing Pale Basse relazioni rope solo val d'Adige via artificiale

I Tre Re di Affi

settore GEM ’85

Brentino Belluno  (VR) – Italy


Descrizione:

Via nata in 3 ripetuti tentativi dal trittico Matteo Bertolotti, Diego Fillippi ed Alessandro Spinelli. Ci saranno almeno 80 luccicanti spit fix ottimamente piazzati ed infissi, pulizia varia dei tiri ed attrezzature di soste e prima doppia. Anche il sentiero ho il sentore sia stato oggetto di restyling. Insomma un gran lavoro e quindi un grande grazie a chi ci mette impegno, tempo ed energie per far “divertire” e dare emozioni ad altri.


Accesso:

Da SUD: Casello Affi, indicazioni in rotonda per SS12 Verona, Rivoli, Sant’Ambrogio Valpolicella. Montare su SP11 e passare Rivoli senza entrarci, al semaforo scendere a dx direzione Brentino Belluno, Trento. Passare nella bella porta fortificata di Austriaca memoria ed i paesini di Canale, Tessari e Preabocco. A questo punto abbandonare la SP11, svoltando a sx direzione Brentino, per passare su ponte ed in seguito giungere ad uno largo piazzale antistante il cimitero, ove lasciare l’auto. Parcheggio in comune e consigliato per i settori: Pale Basse, Gem 85, Sass de Mesdi e Pala del Boral.


Attacco:

Salire per strada a N in direzione del paese di Brentino, ad una seconda carrareccia di servizio alla vigna, appena prima di una piazzola per picnic con tavolo e sedie in cemento, imboccare e salire stando a sx dei filari. La via e la parete sono già ben visibili e soprattutto il tetto giallo è dominante. 50m ed un ometto di pietra su una massicciata indica di addentrarsi nella boscaglia su percorso ben segnalato da ometti ma invaso dalla vegetazione (portarsi tronchesi).  La targhetta di alluminio S5 SF indica si è sul sentiero. In 15 minuti si è alla base della parete. GEM 85 parte a dx, per I 3 Re occorre stare a sx per una trentina di metri. Scritta rossa su placca e spit fix ne indicano l’inizio.


Relazione salita:

125m, 4L, V, A1, A2, S2,S1, II
  • L1 = 25m, V, S2.
    • Risalire la rampa verso sx su roccia da controllare e con passi non banali. Spittatura sicura ma distanziata. Si passa in libera ma con difficoltà superiori al V. Utile un friend 1. Sosta su 2 spit fix.
  • L2= 30m, A1.
    • Si sale su canne sagomate dai millenni e la mitica roccia a gocce di Brentino. Consiglio tenere le scarpette per farsi qualche bel passo in libera sul 6a/6b. In breve si perviene ad un primo tettino che richiede la staffa. Sosta su 2 spit fix vicino albero o 2 già nel tetto.
  • L3= 35m, A2.
    • Ora occorre prendere in mano il proprio coraggio e decidere di spingersi fuori su quel tetto quasi orizzontale e che pare uscire per ben più dei 10m morfologici. Spittatura a prova di bomba e ravvicinata rende il viaggio fattibile e piacevole, mentre si è appesi godersi il vuoto sotto e soprattutto le innumerevoli forme fantastiche di rigole calcaree modellate in millenni di torrenziali piogge. La roccia pare essere stata plasmata da mano artistica quando ancora allo stato malleabile. Questo tiro vale il viaggio, la via e la discesa. Sosta su 2 spit fix.
  • L4= 30m, A0, A1
    • Le difficoltà paiono quasi finite ma il terreno impone ancora attenzione. Si sale velocemente in A0 poi quando diviene difficile si tira fuori una staffa. Ad un boschetto sommitale, tenere a dx. Tiro con roccia dubbia e da pulire. Durante mia ripetizione ho smosso parecchia roba, pure un “bidet” (blocco roccioso di pari grandezza e qualità che ha spezzato in due una pianta sottostante.). Sosta su cordone su albero.

Discesa:

  • Dirigersi a N quasi in orizzontale ed in bordo parete. Dopo circa 50m si scende qualche metro per trovare una sosta su cordone e moschettone (lasciato). Da li assicurarsi od effettuare una prima corta doppia di 8m verso sx (viso a monte) fino all’ancoraggio della fine della via GEM 85, che si intuisce si trova alla fine di un diedro verticale. Si potrebbe anche disarrampicare ma il terreno smosso lo sconsiglia. Da lì eseguire 3 doppie verticali. La prima di 30m, la seconda di 50m e la terza di 25.
  • E’ possibile pure salire dalla S4 per bosco ed intersecare il sentiero che scende dalle uscite delle vie della Pala del Boral (es. Silvia, Spigolo IV Sole, ecc..) e da li scendere per il “raccordo” e le Pale Basse riportandosi a Sud del Cimitero. Soluzione NON verificata e sicuramente più lunga. Ha senso in caso di concatenamenti.

Schizzo salita e discesa:

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Note personali:

  • 2 mezze da 60m consigliate. Io avevo solo una corda intera da 70m e quindi ho dovuto scendere dividendo la terza doppia in due ed andando a ritroso sulla via GEM 85. Ciò lo sconsiglio per via: dei traversi, dei tratti in cui occorre disarrampicare per tenere la direttiva della via e per la possibilità di incastri siccome c’è un maestoso fico appena sopra la S2 di GEM 85.
  • Via molto meritevole. La vicinanza alla strada e la bassa quota non deve farla sottovalutare però. Ritirata dopo S2 problematica e comunque è richiesta una certa “disinvoltura” su staffe.
  • Colazione abbondante alla Opera Prima caffè e birra con soppressa post arrampicata dalla Gigia, fanno parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.
  • Tempo salita in rope solo circa 6.5h (3 h circa solo la L3), discesa con 5 doppie in circa 1h

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3000m Alpi Centrali Alta Quota relazioni

cresta Hintergrat

Ortles, 3905m

via del Coston di Dentro


La cresta ideale per iniziare a cavalcare le Alpi

“Destro, sinistro, prima uno e poi l’altro”

Il mio respiro si stagliava netto nell’aria fresca di un mattino di fine luglio.
I passi li sentivo leggeri.
Sotto di me la solita tanta voglia si salire.
Dietro un amico che non mi perdeva di vista.
A fianco le prime luci scoprivano il vuoto che ci circondava.
La sensazione di essere nel posto giusto mi aveva già permeato, era un po’ che non la percepivo così viva.
Quella pala ghiacciata alla sinistra, il Gran Zebrù, ora mi indicava chiaramente che anche il momento era quello giusto.
Dopo mesi in cui mi sembrava di non riuscir più vedere, ho colto netta la sensazione dell’orizzonte.
La mente è sgombra finalmente, l’unica cosa è mettere avanti il piede sinistro, poi il destro ed ancora, il sinistro.
Ritmo semplice, onesto nella sua successione, mai banale o scontato però.
Così come è chiaro che ogni salita, dalla più semplice alla più complessa, è composta da piccoli passi ora mi era chiaro che l’unica cosa era seguirne l’alternarsi,

prima uno e poi l’altro.


Mi giro dietro e vedo Marco, fidato custode delle mie orme mi segue e nel nostro lento ma costante intercalare di destra e sinistra, intravedo la forza di una profonda unione.
D’altronde solo pochi giorni prima la mia idea di venire qui lo aveva solleticato ed incuriosito, senza opporre resistenza, aveva confermato la piena comunione di intenti.
Questa salita me la ricordo bene, è chiara in me di una consapevolezza che faticavo a percepire da tempo.
Si respira aria di alpinismo storico quassù, mi immagino ancora sul finire dell’ottocento questi cacciatori che si avventurano su linee ardite, veri esploratori animati dalla antropomorfa e primigenia ricerca del non conosciuto.
Sorrido e comprendo quanta distanza e rispetto dobbiamo a quegli Alpinisti nel considerare che solo qualche ora prima avevo scaricato da casa le previsioni meteo a quattro giorni e mi pregustavo la cima da una webcam sullo Stelvio.
Ora però la vetta appare solo come la probabile fine di questa poderosa montagna.
Nella cresta che pestiamo e nel continuo susseguirsi di roccia, neve, vuoto, intuiamo di quanta materia è composto un quasi quattromila metri.
Eppure la stessa materia appare un attimo dopo fragile ed effimera.
In equilibrio precario con la sua stessa esistenza, minacciata da continue scariche e distacchi, alcuni dei quali difficilmente immaginabili se non ci si trova nelle vicinanze e si percepisce, nel tremore della roccia sotto le mani, la vastità del crollo.
Tuttavia lei è ancora lì.
Si avvicina ma non si raggiunge.
Si cammina, si scala, si arrampica, si tira fiato.
L’aria ormai ha preso il ritmo dei passi, la cadenza è la stessa,

il sinistro …
un respiro …
il destro …
un respiro.


Un respiro, un respiro, un respiro, la cima è nostra…
si ma solo per il tempo di un respiro.

N.Bertolani

Prima salita:

Johann e Michael Hell, con Joseph Pichler e un cacciatore di camosci di Langtaufers, luglio 1805


Relazione di salita 29-30 luglio 2006

Salita (in rosso):

foto storica del percorso Hintergrat da TCI Guida dei Monte d’Italia – Touring Club e CAI

La montagna appare da subito poderosa, maestosa e complessa nelle sue creste.
Dal rifugio del Coston 2660m, raggiungibile tramite da Solda tramite funivia (0.40-1 ora) o sentiero (2 ore), la cresta del Coston o Hinter-Grat appare come una successione di quattro punte l’ultima delle quali, il Signalkopf (3725 m), è il limite massimo da cui rientrare in caso di maltempo o scarsa visibilità.

Infatti la salita si svolge per facili pendii sul lato sinistro della cresta, fino alla terza punta rocciosa di 3466 m; da qui, per un’ampia sella nevosa, si raggiunge il Signalkopf (3725 m), un’alta torre rocciosa da aggirare sul lato sinistro (Sud Ovest).

Qui si trova il passaggio chiave della salita (5m di fessura di IV grado , consumato ma con alcuni chiodi nel passaggio). Una successiva selletta porta a due salti di roccia ove noi abbiamo trovato un altro tratto di III (leggero strapiombo con 1 chiodo, utile 1 friend) , intervallati da altrettante creste nevose moderatamente affilate che conducono in vetta appena sotto la soglia dei quattromila (3905m).

Prevedere 5-7 ore a seconda dell’innevamento e dei tiri di corda stesi. Noi abbiamo impiegato circa 8 ore facendo 3 tiri in progressione protetta ed altrettanti di conserva.

Valutazione AD.


Discesa (in verde):

Rosso = Hintergrat Bianco = Marletgrat Verde = normale per il Payer

Per la discesa, dalla cima seguire la via normale del versante Nord, attenzione con scarsa visibilità data la modesta pendenza ed i numerosi crepacci alcuni dei quali si superano su ponti un po’ precari.

Alla fine del ghiacciaio sommitale si trova il Biv. Lombardi (3316 m, inagibile). Da qui perdere quota di qualche metro traversando a sx, faccia a valle, fino a trovare cordini per discesa in doppia da effettuarsi con celerità visto le frequenti scariche dai seracchi dell’imminente Eisrinne.

Ora scendere nel centro del ghiacciaio fino alla fine della cresta rocciosa che ci segue a dx. Traversare orizzontalmente verso dx (Est) per morena instabile ed a tratti ghiacciata con passo deciso visto la frequenza di scariche pietrose.

Ora si è giunti sulla cresta della Tabaretta da scendere con 2 doppie od arrampicata non banale (III grado, grande esposizione) Un’altra ora di sentiero con qualche tratto attrezzato e si è al ormai agognato Rif. Payer (3029 m).

Se le gambe tengono scendere in direzione N e poi NE oltrepassando il Rif. Tabaretta (2256 m) e quindi a Solda (1800m).

Complessivamente 4 ore per raggiungere il rif.Payer più 3 per arrivare a Solda ed accorgersi di aver salito 1300m e scesi 2100m.
Le vostre ginocchia vorranno divorziare al parcheggio ma con lo spirito sarete ancora verso i quattromila metri.

Valutazione PD+/AD-


Scheda salita

Difficoltà :AD, passi di III, 1 di IV, canali nevosi sui 35°-40° il tutto concentrato nell’ultima porzione di cresta.
Impegno :III
Tipologia itinerario :via in alta quota, non difficile ma su terreno friabile che richiede attenzione. Cresta vera e propria solo l’ultimo 1/3.
Relazione :ottima la Guada dei Monti d’Italia, TCI (vedi sotto)
Dislivelli :+1300m circa dal rifugio alla cima 3905m,  – 2100m circa per tornare a Solda.
Punto partenza : Soldà
Punto arrivo massima elevazione:monte Ortles, 3905m
Materiale:NDA, 1 piccozza classica, ramponi da misto, un friends 0.5 ed 1, qualche nuts, 1 mezza corda 60m doppiata.
Consigli:Ad inizio stagione quando la neve e ghiaccio consentono la progressione con ramponi per la maggior parte dell’itinerario, od almeno sulle difficoltà.

 

Non sottovalutare la discesa per la normale, in caso di scarsa visibilità potrebbe essere più sicuro ripercorrere a ritroso la via di salita.


Dislivelli/sviluppo:

+1300m circa dal rifugio alla cima 3905m

– 2100m circa per tornare a Solda


Punti di appoggio:

rifugio del Coston
rifugio Payer
rifugio Tabaretta

Cartina con tracciati:

Cartina TCI Ortles Zebrù Buscaini

Foto del tracciato:

Rosso = Hintergrat Bianco = Marletgrat Verde = normale per il Payer
Panoramica da bivacco Cantù su Ortles

GPS :

dal rifugio Coston.


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dal min 1

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I giorno : Soldà -> rifugio Coston

II giorno : rifugio Coston -> Ortles -> rifugio Payer -> Soldà

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