Categorie
Appennino borghi da riscoprire monte calvario relazioni rope solo

via del Buon Ladrone

Campanile del Calvario

(toponimo proposto)

Monte Calvario, 780m (link approfondimento) 

Montefiorino (MO)


Via dedicata ai diritti degli emarginati, perché tutti in fondo lo siamo un po’ in qualche aspetto della nostra vita e relazioni.

Alla consapevolezza ed accettazione dei propri limiti e debolezze, che ci rende però anche pieni di umanità.

Contro quel becero conformismo che cerca di farci credere ogni momento di esserne superiori e poter giudicare chi ci sta accanto: perché noi non siamo così, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai.

A ben guardare ci mettiamo ai piedi dei nostri presunti condannati e con la lancia in mano condanniamo nostri pari e ne decretiamo la fine, se non fisica di relazione, di empatia.

Questa figura minore, per alcuni manco esistita ed anche io non so se crederci a dir la verità, mi desta simpatia e riflessione.

Troppo spesso è facile accusare l’altro di errore, giudicarlo senza appello per porci su un altro livello ma a ben guardare, anche la storia lo insegna, alla fine quelli sotto siamo noi.

Quindi a tutti quelli che accettano la fragilità del proprio essere, il lato maligno che è in noi e che ci sprona alla sopravvivenza ma nel contempo però hanno slanci di umanità verso l’altro, verso il diverso.

Il Buon Ladrone viene annoverato alla destra sul Calvario, figura minore e che serve da contraltare ma l’accettazione della sua umanità, dell’essere peccatore ed un po’ santo; me lo fa preferire a tante altre figure religiose e non.

E’ il protettore dei prigionieri, moribondi e dei condannati a morte.

Dei deboli quindi, come deboli siamo tutti.


Con un coltello piantato nel fianco
gridai la mia pena e il suo nome:
ma forse era stanco, forse troppo occupato
e non ascoltò il mio dolore,
ma forse era stanco, forse troppo lontano
davvero, lo nominai invano.

Onora il padre, onora la madre,
e onora anche il loro bastone.
Bacia la mano che ruppe il tuo naso
perché le chiedevi un boccone.
Quando a mio padre si fermò il cuore
non ho provato dolore.

Ricorda di santificare le feste,
facile per noi ladroni
entrare nei templi che rigurgitan salmi
di schiavi e dei loro padroni
senza finire legati agli altari
sgozzati come animali.

….

da “Il Testamento di Tito” Fabrizio de Andrè (link)


Apritori:

N.Bertolani dal basso in 5 riprese da luglio ad ottobre 2019


Accesso:

Da N: Arrivare a Montefiorino (MO) e dirigersi verso Frassinoro sulla SP486R. All’altezza del caseificio di Casola scendere a SX sulla via Cerratello (fontana d’acqua poco dopo) e seguire la stretta strada passando la località Lago. Dopo poco più di 1 km P in piccolo spiazzo sulla sx, appena prima dell’ingresso nel parco. P qui (link)

Da S: Da Piandelagotti o Pievepelago (MO) arrivare a Sassatella sulla SP486R e proseguire verso Montefiorino. All’altezza della via Medola scendere a DX e seguire la strada passando la bella località omonima (ottima visione sul Parco delle Ofioliti e parete). Dopo poco P in piccolo spiazzo sulla dx, appena dopo dell’ingresso nel parco. P qui (link)


Attacco:

Dirigersi verso l’ingresso del parco e salire l’ampio sentiero passando su un caratteristico ponte di legno. Inoltrarsi nel bosco seguendo i bolli rossi e poco dopo alla palina informativa sui pillows (le rocce a cuscino) abbandonarlo seguendo ometti e sempre alcuni bolli rossi. Poco dopo si punta alla parete ed una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco. 10÷15 min


Descrizione generale:

Via dal spiccato sapore alpinistico ed esplorativo che vince il campanile nel versante di maggior sviluppo ma cercando sempre “il facile nel difficile” o comunque la roccia migliore. Purtroppo la qualità e precarietà generale non consente di piazzare efficaci protezione veloci o tradizionali, con sufficienti margini di sicurezza. Si è reso quindi indispensabile l’adozione di spit-fix e resinati alle soste più delicate. Anche se l’apertura è stata condotta quasi tutta in artificiale la chiodatura è distanziata e presuppone esperienza alpinistica per gestire sia i run-out che i diversi allunghi di rinvio, resi necessari per scovare il piazzamento più ben sonante.

Nel complesso c’è da stupirsi assai di come a cavallo del 2020, una struttura di cotanta imponenza ed eleganza sia stata trascurata dagli alpinisti.


Foto Parete :


Schizzo via:

Loader Loading…
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Download [912.64 KB]


Descrizione tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1154c, II6 fixPartenza su placca appoggiata facile ma muschiosa. Allungare bene una protezione molto a sx e poi portarsi a dx fino a vincere il breve diedrino strapiombante e la larga cengia soprastante fino ad S1 comoda su 2 resinati (stare distanziati per evitare stillicidio dal tiro dopo)
L2256a+,6a11 fixPortarsi in bella ed estetica spaccata fino al secondo fix e lì con passo deciso approdare alla repulsiva parete principale (6a+). Salire l’accennato diedro verticale stando ben attenti alla qualità degli appoggi ed appigli ed alla discreta distanza di chiodatura (s2). Verso la fine di questo lanciarsi in piena placca a sx, la quale per mezzo di roccia migliore e qualche strapiombino fiammato di un bel lichene arancione, porta alla comoda S2 su resinati in una nicchia abbozzata.
L3306a, 6b/A0, 5b15 fixTraversare a sx per verticale e bella placca e poi riportarsi per terreno più facile a dx nel solco principale della parete. Salire il diedro fessurato su roccia da verificare fino a quando questo non diventa strapiombante. Passare  con decisione questa strozzatura (1 passo 6b, chiave) e poi portarsi a dx per rinviare (allungare bene) su terreno più facile ma infido.  Salire ancora con difficoltà minori puntando ad una pianta con cordone dove si attrezza la S3 scomoda appesi.
L4204b, II6 fixTraversare a sx per bella e solare placca appoggiata che con andamento dolce conduce ad una larga fessura (friend #2 e #3) e poi alla crestina spartiacque tra i due versanti. Traversare ora orizzontalmente per terreno elementare ma esposto ed infido fino alla S4 da attrezzare su 2 fix.
L5205c, 6a, II6 fixSalire dritti su ottima e solida placca verticale con caratteristica a gruviera. Con bei movimenti si vince questo muretto approdando alla terrosa cresta e poi su terreno elementare si attrezza sosta S5 su albero.
sviluppo110   
tot arrampicata110m  
gradazione 6b (6a/A0 obbl.), TD,
S1+
5L, 110m,
2 imp
  

Discesa:

  • restando assicurati ci si muove in conserva lunga scendendo sulla esile e detritica cresta (cordone subito e dopo 20m resinato rosso per assicurarsi). Quando la cresta diviene boschiva slegarsi e procedere un centinaio di metri sino a portarsi sul sentiero principale del parco. Ora scendendo a sx si torna in breve  a ritroso sul ponticello e poi al P (15/20 min) ma io consiglio di salire a dx e puntare alla visita dell’oratorio, della grotta dell’eremita e poi alla panoramica cima del monte Calvario da dove si godrà di magnifica visuale ed appagamento per la via appena salita.
  • discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1, S2 ed S3. Dopo risulta alquanto laboriosa e comunque è molto più agevole e veloce uscire in vetta.

Primi ripetitori:

Ivan de Iesu e Silvia Corradi il 30 novembre 2019


GPS:

Discesa:


Note:

  • portarsi qualche friends medio grande #1,#2 e #3 per integrare ove possibile.
  • roccia “indimenticabile” e spazi aperti contestualizzano questa salita destinata ad alpinisti “classici” che prediligono l’assoluta tranquillità ed isolamento rispetto ad itinerari più divertenti ma inflazionati
  • Terzo tempo a Montefiorino in uno dei due bar, uno con bella visuale sul Cusna l’altro sul Cimone, a voi la scelta.

Bibliografia:


Meteo:

Ritieni utile la relazione?

Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere la pubblicità.
Grazie.

1€5€10€


Ti potrebbero anche interessare:

monte calvario 2 2 Appennino 26 26

Gallery:


Progetto di Valorizzazione dell’Appennino Tosco Emiliano

I borghi dimenticati da riscoprire:

Alcune salite proposte in questi borghi:

borghi da riscoprire 10 10
Categorie
Appennino borghi da riscoprire relazioni Sassomorello

La Mascherata della Morte Rossa

SassoMorello, 670m

Prignano sul Secchia (MO)

La Mascherata è stata la mia prima esperienza a Sassomorello.
Era Ottobre 2019 e Niko mi aveva proposto del “ravanaggio” in appennino per chiudere una vietta. Era da un po’ di tempo che stava andando in avanscoperta in basso appennino alla ricerca di potenziali zone e linee arrampicabili, ma soprattutto di roccia che si concedesse perché, come sappiamo, la friabilità, o anche “sbriciolosità” appenninica, è il primo ostacolo con cui fare i conti. Spesse volte l’esito restituisce un no categorico.
Questa ricerca di Niko non punta a mettere la propria “bandierina” su zone vergini.

Il suo peregrinare è un modo per ritrovarsi, rigenerarsi, riscoprire.
L’alpinismo è il mezzo, non il fine e pure fra i colli del basso appennino, volendo, è possibile far riaffiorare del genuino alpinismo esplorativo.
Tra l’altro, è anche una buona alternativa rispetto macinare km e km di asfalto per raggiungere luoghi spesso oltremodo battuti e addomesticati.
Tornando a questo primo approdo, inizialmente non sapevo esattamente cosa aspettarmi, anche perchè “voci beffarde” prefiguravano una sorta di disperato naufragio fra roccia sbriciolosa e la faticosa ricerca del “meno peggio”. Ad ogni modo la prima impressione al momento dell’arrivo è stata molto positiva, perchè Sassomorello appariva un ambiente incantevole, ammantato da una pace agreste, un luogo che zittisce all’istante il brusio dei pensieri urbani.
Dopo aver assorbito un po’ di quella pace apparecchiamo per terra l’usuale “ferraglia” rincarando la mole anche con l’attrezzatura utile per chiodare e pulire la via. Ci dividiamo tutto un po’ per uno ma, nonostante ciò, non possiamo che avvertire di aver fatto un bel passo verso l’estetica di un albero natalizio. Mi chiedo se una volta in parete si riuscirà a prendere ció che serve dall’imbrago più o meno agilmente e Niko, ironicamente, e quasi a voler aggiungere un ulteriore postulato alle leggi di Murphy rassicura: “ciò che cerchi o di cui hai bisogno non sarà mai comodo né al posto giusto, è inevitabile”.
Ci incamminiamo oltre la chiesetta per il sentierino che scende a valle. Alla nostra sinistra appaiono fra la vegetazione i neri balzi rocciosi e ora la chiesetta predomina dall’alto. Nel raggiungere l’attacco inauguriamo i lavori con un po’ di giardinaggio, togliendo di mezzo dei rovi che, nell’ultimo tratto di avvicinamento, rendevano difficoltoso l’accesso.
La parete scura di ofiolite si apre tra il verde. Alla sua base però scorre un rivolo d’acqua, esattamente sotto l’attacco però, mal che vada…partenza bagnata partenza fortunata.
Sono visibili i primi tre spit, precedentemente piazzati, e assieme ad essi la logica della linea. In questo primo tiro facciamo solo pulizia, un po’ con delicatezza tramite spazzola e un po’ con decisione grazie al martello. Sentiamo come cantano i rintocchi sugli agglomerati rocciosi, ma in genere si spera che cantino il meno possibile, poichè se è così il ritornello è chiaro: ti stanno dicendo che non sopporteranno molti carichi o trazionamenti, quindi meglio svincolarli subito.
Uno alla volta iniziamo l’ascensione, e su questa placca verticale muovo i primi passi conoscitivi…forse non l’ideale da cui partire, ma tant’è.

Tutti i neuroni riuniti assieme in tavola rotonda cercano così di capire la tenuta delle tacche, di appigli e appoggi. Arrivo alla prima sosta in libera sebbene un po’ “spremuto”.
La sensazione è strana: da un lato mi rendo conto che la buona chiodatura garantisce pienamente la sicurezza, però dall’altro la sensazione psicologica provata nel gestire e capire questa roccia è inusuale, è quella che si prova su vie alpinistiche in passaggi caratterizzati da friabilità.
Per il secondo tiro, non essendo sicuri di quale sia la linea migliore, procediamo per lo più in artificiale. Saliamo da una concavità aggettante ma che comprendiamo essere forse un po’ forzata. La prossima volta sarà meglio provare a salire appena prima, dove sembra ci siano appigli più marcati.
Siamo ora sulla fascia boschiva mediana e all’uscita troviamo il cranio o bacino di un piccolo animale. Ivan, in un impeto creativo (e pure un po’ trash) dettato da un non ben precisato collegamento mentale, lo dipinge di rosso e ci racconta una scena chiave del racconto di Edgar Allan Poe “La Mascherata della Morte Rossa“.

Compiaciuti del suo slancio artistico non possiamo che decidere di donare questo nome alla via.
Ora la linearità della via va ad interrompersi e rimane comunque da stabilire e attrezzare una linea di uscita cercando il più possibile di rimanere su roccia.
Ci portiamo con un trasferimento ad una breve placca appoggiata sulla sinistra. Va rimontata in aderenza e a metà ci sarà da applicare uno spit.

Qui ho l’occasione per fare la prima esperienza di chiodatura. Preso il materiale necessario dai compagni, mi alzo di circa un metro e mezzo e mi fermo per operare su quella piccola porzione di roccia: sentire come suona, decidere il punto migliore, constatare se lo spit lavorerà bene, recuperare il trapano agganciato sotto di me, forare, pulire il foro, inserire e stringere lo spit con la sua chiave.
Fatto…però piccolo dettaglio: dopo svariati minuti in cui, senza appigli, sono fermo in aderenza sulle punte dei piedi ho i polpacci letteralmente in fiamme, che manco su una cascata di ghiaccio…
Ora, con un secondo trasferimento, ci portiamo ad un masso inciso da una grossa spaccatura e oltrepassato questo balzo roccioso, non rimane che percorrere l’ultimo tratto di pendio erboso che riconduce al borghetto.
Qui finisce la mia prima esperienza a Sassomorello.

Ho constatato decisamente che la differenza fra attrezzare una via dal basso e percorrerla trovando tutto già bello allestito è enorme.
Se prima davo la cosa per scontata penso che d’ora in poi durante le mie arrampicate un pensiero di gratitudine sarà sicuramente rivolto ai chiodatori.

Tommaso Fiorini

Apritori:

I. de Iesu, N. Bertolani, T. Fiorini, dal basso ottobre 2019)


Accesso:

da Nord: da Serramazzoni o Prignano, su Provinciale 21 scendere per una stretta svolta la via Casina tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante tenere a dx la via Bertoni e P appena prima di una svolta a sx di 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.

da Sud (consigliato per i romantici siccome regala una visione d’insieme dal basso): indicazioni Gombola, passato il bel paese con vista sul borgo (fermatevi) si tiene la via Valrossenna fino al bivio nei pressi dellabbandonato ponte Cervaro (link) Lì imboccare la via Bedaglia tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante diviene via Bertoni che si apre su una magnifica vallata con ruderi e con la rocca del Sassomorello che domina in alto. P appena dopo di una svolta a 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.


Attacco:

Camminare sulla carrareccia in direzione W lasciando le arnie sulla DX. Dopo qualche centinaio di metri in falsopiano, appena dopo aver passato il rigagnolo della sorgente “Fontanina”, notare sulla DX una evidente placca nerastra verticale.
Guardando meglio si intravede già la targhetta di via e la fila di fix (il primo rosso)
Tot: 5/10 min dal P


Descrizione via:

Questa vietta parte nel tratto della bastionata più verticale e promettente come arrampicata.
Una nera placca verticale a ridosso del rigagnolo della sorgente regala già dai primi movimenti una intensa ma sicura arrampicata che finisce alcuni metri sopra alla prima comoda sosta attrezzata pure per la moulinette.
Il secondo tiro cerca sempre la roccia più arrampicabile ed il maggior sviluppo quindi, dopo una partenza verticale, occorre far i conti pure con un traverso in strapiombo tutt’altro che banale. Finisce presto però su un pillow che esce come un arrotondato trampolino e tramite cui, sempre in traverso, si perviene alla seconda sosta su roccia insolitamente affidabile.
Peccato ora finisca la verticalità e sopra si è cercato di uscire con logica ma con istinto esplorativo fino alla cresta che termina nei pressi della bella torre e gruppo di case.

In sintesi un’altra linea esplorativa di qualche tirello a Sassomorello che però, se limitata alla moulinette concatenata delle prime due lunghezze, diviene un gran bel tiro di 25-30m protetto S1 con arrampicata e movimenti inconsueti per l’arrampicatore sportivo.


Schizzo via:

Loader Loading…
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Download [430.44 KB]


Relazione tiri:

L1 = Attaccare la placca con decisione e tramite un buon appiglio destro rimontare lo strapiombino (6a). Traversare a DX sempre su placca fin sotto al muro finale da salire più con tecnica che forza fidandosi di accennati appoggi. Sosta comoda su 2 fix e 2 resinati attrezzati per la moulinette (vedi foto) alla sommità di questo pilastro. 15m, 6a, 5b, 6a+

L2 = traversare a SX in direzione di un grottino che si vince con movimenti atletici su netti appigli. Arrivati ad una netta protuberanza rocciosa (classico pillow lavico) la si usa per traversare ulteriormente su terreno più semplice che diviene banale man mano si sale. 25m, 5c, 6b, 5b, II

Ora ci si può calare da S2 oppure se si vuole proseguire

L3+L4+L5 (100m trasferimenti + brevi tratti arrampicata)

Consiglio per cordate affiatate procedere per queste lunghezze in “conserva media protetta” facendo esperienza preziosa che servirà su ben altre creste e contesti. Per le altre cordate si possono affrontare questi tiri assicurandosi appena prima ed appena dopo i passaggi.

Dalla sosta S2 si sale per percorso non obbligato ma dettato da qualche segno come ossa rosse, ometto, bolli rossi e cordini su piante.
Quindi con logica si cerca dapprima una placca di 4a (1 fix), poi un diedro aggettante 4b (2 fix + friend) fino a pervenire ad un’altra compatta placca (1 fix) che deposita nei pressi di una cengia ove le difficoltà sono finite e si trova il libro di via (1 fix). Traversando alcuni metri sulla DX in direzione e con bella vista sul borgo si salgono gli ultimi due saltini (2 fix) e di perviene sulla cresta giusto una cinquantina di metri a SX della torre.
Se si vuole aggiungere un tiro ed uscire in sommità traversare a DX fin sotto ad una evidente colata bianca ed uscire sull’ultimo tiro di Chi trova un Amico trova un Tesoro).


Discesa:

A) Traversare su prati in direzione N non alzandosi di quota e dopo poche decine di metri si perviene alla strada principale vicino ad un rudere ristrutturato. Qui parte una strada bianca a SX, via Don Lazzaro Spallanzani. Percorrerla scendendo fino ad una casa e poi sulla DX scendere a fianco di una palizzata (traccia di una antica carrozzabile) con bollo CAI.
Ora si è in vista della parete W con sempre il borgo di Sassomorello in bella mostra.
Scendere ancora fino a che al termine dei paletti di recinzione non si incrocia una carrareccia abbandonata e spesso paludosa (palina CAI). Qui girare a SX in direzione N ed in vista della base della parete. In breve la strada diviene sentiero quindi passiamo prima un rigagnolo di fonte (attacco via Mascherata della Morte Rossa) e dopo un allevamento di arnie.
In breve ci riconduce alla strada del P.

TOT: 20 min

B) discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2 (L1 scalabile anche in moulinette)


Compagni:

Ivan de Iesu e Tommaso Fiorini il 19/10/2019

Ivan de Iesu (pulizia L2) il 9/05/2020

Claudio Bassoli il 20-06-2020

Andrea Righetti (pulizia, resinatura e prima libera) il 12-09-2020


GPS:


Visualizza mappa ingrandita


Note:


Bibliografia:


Meteo:
Ritieni utile la relazione?

Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere la pubblicità.
Grazie.

1€5€10€


Ti potrebbero anche interessare:

Sassomorello 6 6 Appennino 26 26

Progetto di Valorizzazione dell’Appennino Tosco Emiliano

I borghi dimenticati da riscoprire:

Alcune salite proposte in questi borghi:

borghi da riscoprire 10 10

Gallery

Categorie
1000m Appennino climbing Pietra Bismantova relazioni rock climbing via sportiva

via Zuffa 70

Pietra di Bismantova

Castelnovo Ne’ Monti (RE)

Una bellissima via aperta in artificiale il 17 Maggio 1970 da Giancarlo Zuffa e Fernando Ruggiero e in seguito attrezzata per l’arrampicata in libera. Dopo la richiodatura a resinati è ora diventi una classica.

Linea logica, inconfondibile, un’alternanza di fessura e diedro che dalla base della parete porta a goccia d’acqua direttamente alla sommità.

Nonostante si tratti di una via sportiva, la roccia si presenta spesso a scaglie instabili. Per questo motivo è indispensabile procedere sempre con estrema attenzione e casco provando le tenuta di appoggi ed appigli.

Arrampicata estremamente tecnica e didattica.

Pulite per favore le fessure da erbacce ed arbusti durante le vostre ripetizioni.

Tommaso Fiorini
(ex corsista A1, AR1, AG1 della Scuola Montanari, Cai Carpi)

Accesso:

In prossimità del centro di Castelnovo Ne’ Monti seguire le indicazioni per Pietra di Bismantova fino a raggiungere il parcheggio di Piazzale Dante (! a pagamento nei mesi estivi e festivi)


Avvicinamento:

Da Piazzale Dante salire la scalinata verso l’eremo e seguire le indicazione per la via “ferrata degli Alpini”.
Raggiunta la parete, proseguire lungo il sentiero 699a, oltrepassando il settore del “Pilone Giallo” passando in un caratteristica volta rocciosa fino a sbucare sulla esposta cengia che serve tutto il settore “Est”.
Raggiungere il primo tratto attrezzato della via ferrata e dopo alcuni sali scendi ma prima del “buco del Sambuco” si giunge ad una cengia erbosa. Abbandonare ora il sentiero attrezzato della ferrata per seguire sulla sx un ulteriore cavo metallico sottile e lasco che risale la cengia in diagonale verso sinistra fino all’attacco della via.
Attacco in cengia su 2 resinati.


Scheda della via:

Zona Montuosa:Appennino Tosco Emiliano.
Località di partenza:Pietra di Bismantova – Castelnovo Ne’ Monti (RE) 881m slm
Tempo di salita:10’ per l’attacco, 4h30′ la via (cordata a 3)
Tempo di rientro:15’
Sentieri utilizzati:Verso l’attacco su sentiero 699A che costeggia la parete; discesa dal lato SO della sommità tramite il sentiero (alpinistico) tracciato a bolli blu.
Difficoltà:6b (6a+ obb.), S3, II imp.
Proteggibilità:RS2
Sviluppo:100m, 3L
Possibilità di proteggersi:S3, ottima chiodatura a fittoni resinati  a tratti lunga. Soste su fittoni resinati con anelli doppi per calata. R2, mediamente proteggibile con protezioni veloci.
Materiale necessario:Normale da arrampicata sportiva su vie di più tiri. 14 rinvii. Friend medi (BD 1-3) per integrare protezioni su L2 e L3.
Caratteristiche salita/roccia:Arrampicata tecnica di aderenza ed equilibrio. Qualche passaggio più fisico. Arenaria.
Pericoli oggettivi:Normali da arrampicata sportiva. Roccia a tratti friabile. Pericolo di scariche dalle cordate che precedono.
Esposizione:Sud-Est
Periodo consigliato:Tutto l’anno. Vista l’esposizione e la bassa quota la zona potrebbe essere molto calda nei mesi estivi. Ombra nel pomeriggio.
Condizioni meteo:Nubi sparse, temperatura calda ma bilanciata da vento.
Ripetizione del:04/06/2017: Tommaso F. + Nicola B. + Giulio Z.
GPS Parcheggio:44.417411 N, 10.411794 E
Giudizio:**** Imperdibile

Schizzo:


Relazione:

Loader Loading...
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Download [6.57 MB]


Descrizione via:

L140m

 

6a+ (6a)

12 fittoni

Tiro tecnico caratterizzato da continuità ed arrampicata delicata, di equilibrio e spesso di aderenza. Nella progressione fare attenzione alle scaglie non eccessivamente stabili. Dalla sosta attraversare 4-5 metri a sinistra (5a) in direzione della fessura gialla che caratterizzerà l’intera e assai logica linea di salita. Risalire la fessura (6a) e vincere un passaggio leggermente strapiombante (6a+). Risalire delicatamente il camino (6a), oltrepassare un tettino povero di appigli (6a+) e percorrere un ultimo tratto di fessura più facile fino alla sosta (5c). Sosta su 2 resinati con anelli.
L235m

 

6b (6a+)

8 fittoni

Tiro meno delicato rispetto il precedente ma più fisico, soprattutto alla fine. Oltrepassare un muretto ostico (6b) e fiancheggiare il piccolo albero sporgente dalla fessura. Risalire il lungo diedro giallo con appigli più definiti (6a+). Chiave sul finire: un impegnativo tettino strapiombante, sfruttando una piccola scaglia come appiglio e allungando ad un secondo stretto appiglio in fessura (6b). Sosta su 2 resinati con anelli.
L325m

 

6b (6a+)

7 fittoni

Risalire la verticale fessura fino a vincere un tratto strapiombante ma discretamente appigliato con un ribaltamento non intuivo (6b). Proseguire ora atleticamente lungo il grande diedro grigio sfruttando la grande varietà di fessurazioni orizzontali della roccia (6a). Ultimo breve tratto in minore pendenza (5b) fino a raggiungere la sommità. Sosta su 2 resinati con anelli oppure più in alto a dx su ferla cementata e grande anello (sconsigliata)

Rientro:

Seguire a sinistra il sentiero che costeggia la sommità (in direzione S-W) fino all’imbocco del sentiero alpinistico tracciato a bollini blu che si trova proprio tra la sommità del Sirotti e l’uscita delle vie Anna e Vera. All’incrocio col sentiero 697 proseguire (direzione E) verso il Rifugio della Pietra e alla scalinata che riporta a Piazzale Dante.
TOT: 20 min


GPS


Visualizza mappa ingrandita


Bibliografia:


Meteo:

Ritieni utile la relazione?

Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere la pubblicità.
Grazie.

1€5€10€


Ti potrebbero anche interessare:

Pietra Bismantova 8 8
In Appennino:
Appennino 26 26

Gallery:

Categorie
0-999m Boomerang Brentino val d'Adige via sportiva

31 Agosto

Bastionata del Boomerang

Monte Cimo – Brentino (VR)

 

Apritori:

Campagnola, Bursi, Tomelleri 22 marzo 1987

Silvio Campagnola in apertura su 31 Agosto

Bella via iniziatica per Brentino, una delle prime aperte, da fare assolutamente!


Accesso:

Uscita Affi, direzione Rivoli- Brentino, dopo abitato di Tessari sulla strada principale parallela alla A22 si incontra sulla destra il Cristo della Strada, dopo 100m passato un sottopasso subito sulla SX si parcheggia nei pressi di una fabbrica (maps link).
Si segue carrareccia verso N a cui si accede passando una sbarra, fino ad incontrare sulla sx un sentiero CAI con targa S6 ed ometti.
Lo si segue per 20-25 min fino ad alzarsi ad un bivio in corrispondenza della via 9 e del sentiero Davide Tomelleri (targa).
Ci si sposta a dx di qualche metro e si trova la targhetta 10 che indica “31 Agosto”.
TOT: 30/40 min


via 31 Agosto [10]

Relazione:

Difficoltà:6b (5c obbl.)
Proteggibilità:S1
Impegno:II
Sviluppo:200 m
Tiri:7
Attrezzatura:NDA,  14 rinvii
Esposizione:E -SE
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:primavera ed autunno
Tempo salita:circa 3.5h
Bellezza:****
Apritori:Campagnola, Bursi, Tomelleri 22 marzo 1987
Riferimenti bibliografici:Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo:

Loader Loading…
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Download [527.05 KB]


Relazione tiri:

L1Tiro chiave. Si parte con atletica arrampicata e passo breve di 6b tra il terzo e quarto spit (facilmente A0-abile), poi in modo più facile e con bei traversi ci si alza e sposta a sx sotto al Boomerang. 5c, 4c p.6b| 12 spit
L2Si prosegue per placca e piccoli strapiombini. 5a | 10 spit
L3Bella placca appoggiata sotto al Boomerang e passo breve di 6a “umido” poco prima della S3 che trova posto in una nicchia sotto al tetto.  5a, p.6a | 12 spit
L4Bel traverso tecnico orizzontale per guadagnare la S4 su pianta. La vista della Val d’Adige da questa posizione merita da sola la via. 5c | 6 spit
L5Bella e facile placca. 5a |8 spit
L6Salire per bella e tecnica placca fino ad un cengia sotto un tetto, non fermarsi a fare sosta (cordini) ma proseguire a DX in traverso esposto ma facile fino alla prossima cengia dove si fa S6. 5a, p.5c+ poi 4c |7 spit.
L7In fessura poi placca con bella arrampicata verticale. A metà breve passo di 6a che richiede convinzione. Sosta su terriccio e qualche sasso instabile. Prestare attenzione a chi sta sotto. 5b, 6a | 5 spit

Compagni:

rip del 22/04/2016: Dario Sacchetti, Marco Bulgarelli

rip del 01/05/2010 : Mirko Razzaboni


Discesa:

  • Per percorso non obbligato e segnato si sale in direzione W-SW per bosco fino ad incontrare ampio e comodo sentiero.
    Lo si percorre per qualche centinaio di metri in direzione S (SX) fino ad incontrare una biforcazione con indicazione S6, che tramite ripido ed esposto sentiero ci riporterà alla base e bivio di partenza (targa 9). Notevoli le formazioni rocciose, tetti e frane che si incontrano sul tragitto.
  • Doppie sconsigliabili per via dei traversi e della vegetazione

GPS:


Visualizza mappa ingrandita


Note:

  • Di tutte le vie “storiche” di Brentino questa risulta una delle più abbordabili e raccomandabile per iniziare la scoperta di questo magnifico luogo. I tiri chiave sono il primo e l’ultimo.
  • qualche coglione è solito togliere le piastrine in qualche punto, portarsi dietro qualche piastrina e dado M10 per ripristinare e lasciare nel caso.
  • Terzo tempo con tappa d’obbligo dalla Gigia, non ve ne pentirete !
  • consigliabile portarsi dietro un piccolo tronchesi per pulire un po’ gli accessi e la via, inspiegabilmente caduta nell’oblio in favore di altre dal modesto avvicinamento ma attaccate all’autostrada e che non reggono il paragone come roccia ed estetica di linea.

Ritieni utile la relazione?

Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere la pubblicità.
Grazie.

1€5€10€


Ti potrebbero anche interessare:

Boomerang 4 4 val d'Adige 44 44

Gallery: