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0-999m Brentino relazioni rock climbing Sport Climbing Turan val d'Adige

Cielo del Nord

Parete di Turan, 290 m

Monte Cordespino – Brentino (VR)

Un piccolo tributo a tutte le vie che ci hanno fatto sognare qui in val d’Adige in particolare a quelle di Sergio Coltri a cui dedichiamo la via.
Speriamo piaccia alle future generazioni almeno una frazione di quelle vie che i “signori della val d’Adige” hanno saputo creare negli anni d’oro delle aperture pioneristiche, con pochi chiodi ed ancora meno spit.

Che la vita riprenda e sia lieve per chi ha il cuore aperto e leggero.

Per chi in sosta saprà fermarsi veramente ed aprire lo sguardo sulle montagne, a nord, al cielo del nord.

“Dedicata a Sergio Coltri”

Apritori:

Nicola Bertolani ed Anna Tusini (in 8 giornate nov 2020- aprile 2021)


Accesso:

Uscita Affi, direzione Rivoli- Brentino, dopo abitato Tessari sulla strada principale parallela alla A22 si incontra sulla destra il Cristo della Strada. Dopo 100m appena passato un sottopasso sulla sx si parcheggia (lasciate auto fuori dalla sbarra) nei pressi di una fabbrica (P maps link).
Si segue la carrareccia a dx della fabbrica verso S fino ad incontrare un traliccio della tensione. Lo si aggira verso S per traccia tra vegetazione bassa puntando ad un secondo traliccio verde.
Non appena si calpesta del ciottolato si può girare a dx (ometto) per traccia che in breve diviene marcata e passa a fianco di un grosso basamento di cemento.
Facilmente si intercetta il sentiero principale (a sx attacco Diedro degli Elfi) e dopo pochi metri a dx si accede alla base del diedro bianco di attacco, sul sentiero, segnato da una targhetta metallica con nome via.
tot: 10/15 min dal P.


Foto parete:

Schizzo via:


Relazione tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L1306a, 1 p.sso 6a+Attaccare il diedro bianco che presto oppone un piccolo strapiombino. Traversare a SX per portarsi sotto a delle caratteristiche canne che si superano con arrampicata atletica. Sopra spostarsi su bella placca con andamento leggermente a sx fino alla comoda sosta su 1 resinato + 1 fix. (10 fix)
Questo tiro si può salire anche come monotiro a moulinette al ritorno dalla Diedro degli Elfi.
L230IITiro di trasferimento. Per cengia elementare ma esposta traversare a sx fino a che si perviene alla comoda sosta su 2 fix con anello, possibile calata da 35m. (3 fix.)
L3305b, 4cSopra la sosta traversare a sx sotto ad uno strapiombino per bella placca rugosa a gocce. Appena possibile salire un masso aggettante e poi per facile placca si perviene alla sosta su 3 resinati. (8 fix) 
L4454c, 5aCon andamento diagonale verso dx per placca fino ad una sporgenza fessurata oltre la quale si vince uno strapiombino su bella roccia a lame. Proseguire alla sx del canale su placca lavorata intervallata da cenge fino a pervenire sotto ad una fascia strapiombante ove si traversa orizzontalmente verso dx fino alla sosta su 2 resinati. (14 fix)
L5256aVerticalmente sopra la sosta per placca fino ad entrare in un diedrino sbarrato da un tetto. Con passo tecnico spostarsi a sx e rimontare su belle placche fino ad una cengia erbosa. Vincere uno strapiombino e subito dopo spostarsi a dx per tecnica placca con grossa clessidra che in breve fa guadagnare la sosta da allestire su 2 resinati con catena o 2 resinati (10 fix)
L6406a, 1 p.sso 6a+Verticalmente sopra la sosta per compatta placca che si sale con eleganti movimenti fino ad una larga fessura. Spostarsi leggermente verso dx con arrampicata varia fino ad un lisco bombè di non facile lettura. Sopra un diedrino accennato ed altra tecnica placca fino alla fine del pilastro ove si traversa (allungare protezione) a sx e rinviando due piante si giunge alla comoda sosta su 2 resinati con catena e libro di via (10 fix + 2 cordini)
sviluppo200m
gradazione6a+ (6a obbl.), S1, II imp.

Discesa:

  1. SENTIERO
    Per traccia verso N (a dx viso monte) segnata con bolli blu si scende dapprima in direzione N e poi E. Per bosco su ripido terreno detritico e terroso si scende o tramite facili ma delicate arrampicate di II oppure sfruttando le comode e numerose corde fisse con nodi nei punti più esposti.
    Possibilità di effettuare qualche doppia su maillon od anello (non rubare!) in caso di pioggia o piede non sicuro.
    Al termine ci si ricongiunge ad una comoda traccia che solca la base della parete e con andamento verso S in breve riporta all’attacco.
    Dopo 10m il sentiero si biforca in corrispondenza di un ometto adagiato su albero. Qui tenere la SX e scendere dapprima verso un grosso basamento di cemento e poi per ometti e tracce a ritroso fino al P.
    Tot: 30-45 min.
  2. Con 3 DOPPIE attrezzate (da evitare in caso di altre cordate sulla via)
    • D1 = 32m, da S6 su catena tenere leggermente a dx (viso monte) e poi scendere nel canale tra la Diedro degli Elfi e l’ultimo tiro della Cielo del Nord fino alla sosta S5 su catena + 2 resinati (! friabile)
    • D2 = 32m, da S5 si scende verticalmente tralasciando la S4 e puntando più sotto ad una sosta su cengia sempre su catena resinata adibita solo per doppia.
    • D3 = 60m, si buttano le corde verso dx (viso a valle) evitando le piante sul pianoro sotto. Giuntici sopra si tiene la sx (viso a monte) fino ad una serie di strapiombini che ci permetteranno di divertirci nel vuoto fino a che si perviene alla base a circa 3 metri dal sentiero.

GPS:


Visualizza mappa ingrandita

Link a OpenStreetMap


Note:

  • La Parete del Turan essendo a metà tra i Tessari e la mecca dell’arrampicata rappresentata dalle pale centrale di Brentino, ha le caratteristiche miste tra le due. Tratti di roccia magnificamente lavorata e compatta si mischiano ad altre in cui il friabile impone una certa circospezione. Nel complesso però l’arrampicata è assai varia e dona diversi stili.
  • Rumore dell’autostrada e ferrovia infernali.
  • Consigliabile portarsi dietro un piccolo tronchesi e guanti in pelle per pulire un po’ l’accesso dalla fabbrica che risulta facilmente invaso dalla bassa vegetazione e rovi, soprattutto ad inizio stagione.
  • Via aperta in prevalente arrampicata artificiale dal basso in 6 giornate spalmate in 6 mesi.
  • Il nome della via è sorto spontaneo durante una delle giornate di apertura, quando calati al tramonto il cielo a nord si infiammò ed al ritorno Nick Drake suonava nell’abitacolo.
  • Birra con piada post arrampicata dalla Gigia a Brentino o merenda dalla Miki a Rivoli sono parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.

Meteo:

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Senza chiedere il Permesso

Castel Presina

Monte Cimo – Brentino (VR)

Ennesima apertura di Gigi Pinamonte che sta più a nord delle altre e risulta un po’ compressa con la vicina Evitando el Frio tanto da dover scappare, a destra, in un boschetto pensile per evitarla.
Rispetto alle altre risulta però quasi una via alpinistica travestita, per via dei traversi, del terreno friabile ed ancora da disgaggiare ma soprattutto della chiodatura che è “artigianale e datata” (come nello stile dell’apritore
) ma pure eterogenea con cordoni e chiodi.
Una via dallo stile “Grill” in val d’Adige insomma ed anche se mi toglierò sempre il cappello di fronte agli apritori, c’è da incominciare a chiedersi fino a che punto vogliamo spingerci nell’attrezzatura sistematica di una parete e con che stile?
Ai ripetitori l’ardua sentenza, anche se mi pare di capire che le continue file agli attacchi abbiano già decretato il verdetto.

Almeno tra noi “alpinisti della domenica”.


Apritori:

Gigi Pinamonte, 2020


Accesso:

Uscita Affi seguire le indicazioni per Verona-Trento-Valpolicella. Passato il cavalcavia Rivoli, Caprino Veronese e successivamente per Spiazzi. Prima di raggiungere la frazione si nota sulla destra il ristorante “La Baita” e subito dopo una strada in discesa con indicazioni per Ca’ Scala, Broieschi, Porcino. Solitamente si seguiva la strada per circa 1 km fino a che sul lato sinistro della strada si individuava un piccolo slargo e si parcheggiava qui (link) ma sono stati segnalati numerosi furti.

Ora conviene lasciare le auto sulla strada principale appena dopo “La Baita” link al P (! Lasciare liberi gli accessi e pensare ad anche gli altri climber)

Quindi scendere per la strada in direzione SUD per circa 600 m fino a che, dopo le recinzioni, sul lato sinistro si intravede una traccia che sale nel bosco. Costeggiare per un po’ la strada poi scendere per il sentiero nella boscaglia che perde velocemente quota in direzione E-SE.
In breve si arriva ad un bivio con palina CAI in legno. Qui andare a sinistra (N) imboccando un marcato sentiero con bella vista sulla val d’Adige e dopo poco sulla solare parete di Castelpresina.

la solare parete di Castelpresina dal sentiero di accesso

Con breve discesa su placche si raggiunge la base della parete.
Passare tutta la zona degli strapiombi e risalire, poi quando il sentiero si abbassa proseguire ignorando gli attacchi di Ciao Sic, Prosciutto Cotto di Parma, Instabilità Emotiva, ecc..
La nostra parte 10m a dx di Evitando el Frio, dopo lo spigolo, alla base di una tetro camino.
Attacco con 1 spit fix senza piastrina e piccola scritta “progetto” non evidente.

Total distance: 1955 m
Max elevation: 684 m
Min elevation: 520 m
Total climbing: 210 m
Total descent: -267 m
Total time: 00:40:56
Download file: Accesso-CastelPresina_gpx _2020-10-29_0926-corretto.gpx

Schizzo:


Descrizione dei tiri:


Compagni:

Anna Tusini, Claudio Bassoli


Discesa:

  • Usciti dalla via riprendere evidenti tracce di sentiero che prima salgono verso NW ed intercettano il sentiero per la Sgrenza e poi si abbassano (targhette metalliche S4) fino al greto di un ruscello, per poi risalire verso S riportando al P.
    TOT: 20-25 min
  • Usciti dalla via riprendere evidenti tracce di sentiero che prima salgono verso NW ed intercettano il sentiero per la Sgrenza, non abbassarsi ma stare alti ed una traccia ad W su calcare bianco (ometti) che in breve porta ad un grosso castagno proprio al centro del tornante dove si è P.
    ! Attenzione: anni fa questo accesso era stato vietato per disguidi con il proprietario del fondo.
    TOT: 10 min

Note:

  • La via regala qualche bel tiro: il primo è originale, il secondo forzato, il terzo piacevole, il quarto atletico e l’ultimo mi ha ricordato le placche delle classiche della fascia mediana, quindi il massimo per chi ama questo genere démodé.
  • Via ancora da pulire ed anche se consolidata con cemento in qualche punto occorre prestare attenzione a chi sta sotto. Se avete altre cordate avanti desistere (vedi video sotto)
  • Nome dato dall’apritore in risposta all’aver salito una linea forse non sua o che è rimasta per troppo tempo un “progetto”. Lo stile anarchico di Pinamonte divide nettamente ed anche se non lo conosco ammetto mi è simpatico.


Meteo:

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Video piccolo disgaggio in parete:

Noi eravamo soli in parete quel giorno ma disgaggi simili al fine settimana sono altamente pericolosi per tutte le cordate sotto!

Urlate sempre S A S S OOOOOOOOOOOO !!! anche per cose molto più modeste.


Gallery:


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Appennino borghi da riscoprire monte calvario relazioni

Diedro del Dragone

Gola di Poggio Bianco del Dragone 620m

(toponimo proposto)

Palagano (MO)

Monte Calvario, 780m (link approfondimento) 

C’era un uomo in Cina che amava le immagini raffiguranti i draghi.
Tutti i suoi vestiti ed i suoi mobili erano decorati con questo motivo.
Il dio dragone si accorse di questo amore profondo, così, un giorno, un drago vero si presentò alla sua finestra.
Si dice che l’uomo sia morto di paura…
A parole costui era di certo molto coraggioso, ma si rivelava tutt’altra persona al momento di agire.

(I,81) 葉隠 Hagakure “All’ombra delle foglie” | Yamamoto Tsunetomo | 1659-1719 d.c.

Apritori:

N.Bertolani, R.Pittino, A.Tusini dal basso in 3 giornate da luglio ad ottobre 2020

var. “Traverso dei SospiriN.Bertolani, C.Bassoli dall’alto in 4 giornate ottobre 2020


Descrizione generale:

Via dalla chiodatura sportiva ma dal spiccato sapore alpinistico ed esplorativo che sale il perfetto diedro e vince il tetto cercando sempre “il facile nel difficile“.

La partenza su roccia di granitica memoria cede presto il passo a terriccio.
Segue un diedro dalla geometria euclidea che ci imporrà di usare circospezione e tatto per poi appenderci in sosta come insaccati.
Un traverso fotogenico, il “Traverso dei Sospiri” più difficile a vedersi che a farsi, ci depositerà su un pulpito con esposizione da rapace.
Segue una placca di roccia eccellente che pare rinnegare la genesi ofiolitica. Giunti sulla “Terrazza Belvedere” vi godrete forse un tenue tramonto in uno scenario di pacifica perfezione, sicuramente non avrete incontrato o sentito altra anima viva in tutta la giornata.

Via dal sapore unico, solo per intenditori.
Astenersi collezionisti di vie.


Accesso:

A) Con guado del Dragone (consigliato):

Da N: Arrivare nei pressi di Montefiorino (MO) e dirigersi verso Frassinoro sulla SP486R. All’altezza del caseificio di Casola scendere a SX sulla via Cerratello (fontana d’acqua poco dopo) e seguire la stretta strada fino alla località Lago. Sul tornante appena prima del borgo tenere la DX (ignorare indicazioni Palagano) ed entrando nel piccolo borgo proseguire per poco più di 1 km. Parcheggiare in ampio spiazzo sulla DX, giusto sotto alla cresta che sale al monte Calvario. P qui (link)

Da S: Da Piandelagotti o Pievepelago (MO) arrivare a Sassatella sulla SP486R e proseguire verso Montefiorino. All’altezza della via Medola scendere a DX e seguire la strada passando la bella località omonima (ottima visione sul Parco delle Ofioliti e della via ma solo se si sale sulla sommità del Poggio). Parcheggiare in ampio spiazzo sulla SX, giusto sotto alla cresta che sale al monte Calvario. P qui (link)

B) Senza guado del Dragone (dall’alto):

Ad inizio stagione o dopo abbondanti piogge il guado del Dragone potrebbe essere difficoltoso, si consiglia quindi l’accesso dall’alto tramite 3 doppie sulla via stessa.
P qui (link) sul tornante che serve il percorso del trekking delle miniere di Toggiano.


Attacco:

A1) Il più veloce:

Riprendendo la strada asfaltata dirigersi verso SUD per poco più di un centinaio di metri fino a che, in prossimità di un tornante, parte sulla SX una evidente carrareccia (targhetta di legno su albero ed ometto di pietra). Scendere ed inoltrarsi nel bosco seguendo alcuni bolli rossi e le targhette in legno ed abbandonarlo preferendogli una timida traccia sulla DX seguendo sempre ometti, bolli rossi e targhette. Quando la vista si apre sul greto del Dragone saremo alti sulla sua sponda sinistra con bellissima vista sulla via che ci aspetta. Scendere su terreno smosso e ghiaioso seguendo sempre ometti e bolli fino a portarsi nei pressi di un smottamento con alcuni grossi massi affioranti (1 fix per attrezzare eventuale doppia in caso di fango.

Giunti sul greto si guada per percorso non obbligato (legarsi in caso di acqua alta!) puntando all’evidente diedro fessura del primo tiro.
Una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco.
Tot: 20÷30 min a seconda del guado

Total distance: 864 m
Max elevation: 630 m
Min elevation: 577 m
Total climbing: 62 m
Total descent: -27 m
Total time: 00:37:04
Download file: ritorno.Diedro.Dragone_gpx _2020-10-01_1820.gpx
A2) Il più bello ed avventuroso:

Riprendendo la strada asfaltata dirigersi verso SUD per circa 650m fino a che un centinaio di metri prima di arrivare al Poggio Medola, parte sulla SX una evidente strada ghiaiata.
Scendere ed arrivare sul greto del torrente e stando sulla sua sponda sinistra discenderlo direzione N. Per percorso non obbligato ma dettato dall’intuito e dalle condizioni del Dragone eseguire alcuni cambi sponda con pure qualche facile passo di arrampicata su bizzarre rocce conglomerate.
In corrispondenza di alcune piscine naturali utile breve doppietta di alcuni metri da eseguirsi su una vite che esce da un sasso levigato.
Si perviene quindi ad una zona di grandi ed affascinanti strapiombi che si evitano stando bassi sulla SX.
Con alcuni passi su terriccio fangoso si perviene di fronte alla serpentinica placca verdastra di attacco della via.
Guadare per l’ultima volta (legarsi in caso di acqua alta!) puntando all’evidente diedro fessura del primo tiro.
Una targhetta (foto) alla base ne identifica l’attacco.
Tot: 1/3 h a seconda dei guadi e del livello dell’acqua.

B1) Se si è P nei pressi della Miniera di Toggiano:

Scendere per l’evidente stradina di servizio dell’abitazione che ben presto ad un bivio, tenendo la SX (palina informativa), diviene largo sentiero.
Scendere fino al greto di un torrente e passare un ponte di legno.
Risalire ed attraversare un ampio spiazzo da pic-nin. Proseguire per il sentiero e quando questo sale a SX preferirgli la traccia che rimane orizzontale non prendendo quota.
Il sentiero diverrà sempre più rado ma seguendo ometti ed alcuni bolli rossi si perviene ad un crestina rocciosa che si scende ed aggira per portarsi su una cengia esposta.
Percorrerla stando in quota e puntando ad una corda fissa che agevola in presenza di insidiosa erba bagnata.
Risalire ancora pochi metri su un’altra cresta e poi ridiscenderne il crinale che porta alla ormai evidente “Terrazza Belvedere” ove si troveranno i due ancoraggi per attrezzare la prima delle tre corde doppie.

D1 = Prima doppia da 20m, si arriva ad una sosta su catena.

D2 = Seconda doppia da 25m, si scende tra i resinati puntando ad un pulpito con catena “Pulpito del Sole“, giusto pochi metri a dx del grande tetto.

D3 = Terza doppia da 35m, a goccia d’acqua si perviene all’attacco della via, su una piazzola di ciottoli tra la parete principale ed un grosso masso.

Tot: 30 min / 1h a seconda della velocità delle manovre.


Foto Parete :


Schizzo via:


Descrizione tiri:

Variante del “Traverso dei Sospiri”:
TIROmDifficoltàfixDescrizione
L1354c, II4Salire per il regolare diedro fessurato di roccia eccellente. Integrare con un nut medio tra il primo e secondo fix ed un friend #2 tra il secondo e terzo . Dopo le difficoltà son finite ma procedere su cengia esposta fino ad S1 da attrezzare su 2 resinati.
L2206a, 6a+7Salire verticalmente sulla sosta o stando in placca od usando lo stretto camino. Presto si deve spaccare sull'”Angolo dello Psicologo” per cercare i poveri appoggi sulla facciata sinistra. Con bella arrampicata tecnica si sale verticalmente fino ad un breve passo in leggero strapiombo sotto la sosta (chiave). Questa la si attrezza su 2 resinati.
L3155b, 5c7“Traverso dei Sospiri”. Traversare orizzontalmente usando alcuni appigli fin troppo generosi ma soprattutto appoggi obbligati. A metà salire leggermente per cercare due incastri sotto al tetto, traversare ancora ed uscire dal tetto con movimento che obbliga ad una bella spaccata. Sosta “Pulpito del Sole” in bella esposizione su 2 resinati con catena.
L4256a10 res.Alzarsi dalla sosta verso SX su strapiombino ben ammanigliato. Immettersi nella “Placca dei Sogni” di eccellente roccia  fin sotto ad un piccolo arco strapiombante che si vince con elegante arrampicata. Dopo il terreno si abbatte e si arriva presto alla comoda sosta su 2 resinati con catena. Libro di via.
L5154b4Per percorso non obbligato ma dettato dai fix salire la bella e facile placca fino a che si sbuca sul pianoro sommitale “Terrazza Belvedere”. Sosta su 2 resinati.
sviluppo/diff110m6a+ (6a obbl), RS2, TD-, 2 imp.

Ritorno:

Per gli accessi (A):

Discesa in corda doppia:

D1 = Prima doppia 20m.
D2 = Seconda doppia 25m, si scende tra i resinati puntando ad un pulpito con catena “Pulpito del Sole”, giusto pochi metri a dx del grande tetto.
D3 = Terza doppia 35m, a goccia d’acqua si perviene all’attacco della via, su una piazzola detritica tra la parete principale ed un grosso masso.
Si ritorna a ritroso per il sentiero di accesso (A1)
Tot: 30 min / 1h a seconda della velocità delle manovre

Per l’accesso (B):

Si ritorna a ritroso per il sentiero di accesso.

Tot: 20 min


Note:

  • Portarsi qualche friends medio grande #2 o #3 + nuts per integrare ove possibile su L1 ed L2, dopo superflui.
  • La via è stata aperta dal basso a più riprese in prevalente arrampicata artificiale di A1, la variante del “Traverso dei Sospiri” è stata creata per dare la possibilità di salire tutto “in libera” una linea sennò molto esigente.
  • Portarsi qualche bicchierino da caffè che potrebbe rivelarsi utile al libro di via ed anche qualcosa di piccolo e personale che si vorrebbe lasciare ai prossimi ripetitori.
  • Se ci si cala dall’alto e non si è sicuri di uscire lasciare 2 fisse, una all’ultima sosta ed una proprio sul “Pulpito del Sole”. E’ una ovvietà lo so, ma oltre al fatto di cercare di chiamare il soccorso alpino SOLO in casi di incidenti seri e come ultima possibilità, c’è anche il fatto che quasi sicuramente non sapranno dove siete e come operare.

Bibliografia:


Meteo:

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Condotta Anarchica

!-
via chiusa per divieto di accesso da parte dei proprietari privati
!-

Castello di Pompeano 670m

Serramazzoni (MO)

Ho passato quasi tutta l’estate a vagabondare nel tempo libero per l’Appennino, a ben guardare fermandomi sulla soglia, nel ridotto dello stesso, sulle colline che morbidamente lo precedono e lo sostengono. Quei luoghi insomma che un amante delle montagne solitamente vuole passare in fretta perché, appena lasciata la piatta pianura, sanno già stuzzicare l’appetito ma non rappresentano mai un pasto completo.

Ho scoperto invece con grande sorpresa luoghi incantevoli, intrisi di storia e natura. Alcuni appena fuori dalle strade provinciali per altri invece ho dovuto quasi perdermi; tutti delle vere perle di un patrimonio culturale, paesaggistico e naturale che mi ha fatto sentire fiero di essere italiano. Era da un pò non lo provavo.

Il borgo ed il castello di Pompeano ne sono un esempio (link approfondimento).

Mi hanno donato diverse piacevoli ore, infilato in fessure od appeso su delle placche di ofiolite venate di edera e spalmate di licheni, mi sono sentito come a casa.

Nessun altro pretendente alla scalata ma solo qualche ciclista in piedi sui pedali o trattore lanciato sbuffante verso l’afoso lavoro dei campi. Tutti troppo indaffarati in cose serie per prestare attenzione a quello che succedeva sopra il bordo della strada.

Tutti tranne Giuseppe che si presenta così:

“Ohhh !!! Ma tè at pussà la salùt ! … Ten ved mia che chè a vin sò tut !”

Avevo terminato da poco il primo tiro ed ero nel bel mezzo del chiave, non senza fatica mi stavo appendendo ad un buon fix in cerca di qualche ispirazione per il prossimo e queste parole in effetti mi sono servite per stabilire un giusto riposo e pausa riflessiva:

“Ma nooo. Guardi che la roccia …

lè mei ad quel cha pìnseva! L’è miora ed tanti eter chàio vist.  Mànngh sarà mia un divieto? No perchè me … a nò vìst gnìnta!”

Passata un’ora ero già al bar dei Cacciatori. Una birra ghiacciata in mano mi attenuava la sudorazione ma non appena questa scendeva pareva rimetterla in moto senza controllo, come lo era stata prima in parete.

Eppure ero ebbro di serenità e buon umore, come da tempo non percepivo. Pochi metri su una vergine parete a ridosso di una strada asfaltata mi avevano prosciugato ma anche appagato più di tante esotiche gite in montagne blasonate.

Le mani arrossate trapelavano dai sdruciti guanti in pelle, sforacchiate dai rovi estirpati. Le braccia stanche e spompate dall’estenuante tiro alla fune con l’edera della parete ovest, anche lei innamorata persa di questo Castello tanto che difficilmente si lascia allontanare da esso. La schiena quasi mi pareva non essere più in linea con il resto, protesa per ore ad indicare la direzione “del facile” e sostenuta alla bene meglio da un imbrago che mai prima d’ora si era palesato così piccolo e poco confortevole.

Poco importava, nulla era andato come mi sarei aspettato.

Bene così. Bello che tutto fosse andato in modo diverso. Che la realtà sappia ancora stupirci e coglierci impreparati.

Questa considerazione ammetto non averla fatta mia giusto un mese dopo.

Torno di prima mattina galvanizzato da una giornata che sulla carta doveva arrivare solo a 30 °C, una delle più fresche insomma di quella estate, ma giunto all’attacco noto qualcosa di nuovo.

Un bel cartello bianco scritto di pugno mi invitava a desistere dagli intenti, che la “ferrata” era su terreno privato ed il privato non era d’accordo sul mio nuovo imminente tentativo.

Ferma tutto. Contatta il proprietario. Cerca di parlarci in modo cordiale e civile esponendo quello che a te sembra una ottima motivazione: cioè forse la più bella ofiolite mai toccata, trova in lui pure un vissuto da speleologo che te lo avvicina ancor più empaticamente ma poi … nulla.

Le sue motivazioni sono buone tanto se non più delle tue: vuole nessuno si faccia male sul suo terreno, teme che un nuovo crollo investa qualche persona, addirittura auspica che il comune imbraghi parte della strapiombante parete. Chiudere tutto insomma come qualche anno prima lo era stato per l’attigua grotta ed il suo celato laghetto, anche loro sotto la sua proprietà.

Quel giorno mi sono allontanato da Pompeano da vero sconfitto, ho passato il pomeriggio perlustrando un altro sito ma la cocente battuta di arresto mi aveva privato di quasi tutta la motivazione.

Quando si è così meglio lasciar perdere, far chetare le acque e poi decidere a mente fredda.

Passa un altro mese e la motivazione che avevo perso non l’ho ritrovata, ho trovato però nella cordata una entusiasta compagna di viaggio e la sua di motivazione è stata la vera forza propulsiva per chiudere questi pochi metri di salita.

Ripassato il chiave la giornata offriva ancora tante ore luce, la temperatura era alta ma il sole doveva ancora lambirci. Sotto i soliti trattori e biciclette.

Mancava Giuseppe ma so che stavolta, oltre al rimprovero pure all’altro capo della corda, avrebbe tacitamente fatto un po’anche il tifo per noi. E’ di questo luogo e se sei di un luogo così bello, non puoi che amarlo e sentir amico pure chi lo ama come te.

Agguantiamo la condotta, i rovi e l’edera difendono stoicamente le mura. Dopo più di un’ora riesco a legare con le ultime energie un rostro ad un altro ed urlo un liberatorio: “Puoi partire!”

Una libellula rossa mi aiuta a non perdere di vista la sosta.

La via che non doveva nascere è nata con un pizzico di anarchia.

Peccato non sarà mai una “bella via”, ancora più peccato non sarà mai molto frequentata.

Avevo in mente un nome, lo cambiamo:

Condotta Anarchica, mi piace il Castello abbia ora un nuovo accesso anche se scomodo, se lo merita.

Nei secoli avrà vissuto tempi migliori ma anche peggiori. Ne avrà viste tante nelle guerre e scaramucce per il controllo del potere da parte degli uomini, alcuni grandi ma anche tanti piccoli.

Questo non sarà sicuramente l’assedio più nefasto e probabilmente neppure l’ultimo.


Apritori:

. dal basso 15 giugno + 10 agosto 2019

variante Pesce d’Aprile : dal basso 2021


Accesso:

Da N: arrivare a Serramazzoni (MO) e sulla via Giardini direzione S imboccare a DX la strada per Pompeano. Poco dopo a DX prendere la strada Roncovecchio che oltre ad essere una scorciatoia dona una bellissima veduta della Vanga del Diavolo (link)  e della parete W a strapiombo sul Castello e dove si svolge la via.
Arrivati in piazza Tassoni di scende per via Borre e dopo 400m si parcheggia qui (link) in comoda piazzola sulla DX dove il sentiero scende.

Da altre direzioni: a seconda da dove si parte potrebbe essere agevole l’accesso senza arrivare in paese, direttamente da via Borre.  Parcheggiare qui (link) in comoda piazzola dove il sentiero scende.


Attacco:

Risalire la strada asfaltata direzione N per 50m fino a che non si individua l’evidentissimo diedro fessura del primo tiro.
Targhetta alla base e 2 fix ne individuano il comodo e riparato pulpito di attacco.
1 min dal parcheggio.


Foto parete:


Schizzo via:


Descrizione tiri:

tirom | difficoltà | protezioni
L120 | 4b,5a | S2 – 6 fix
Partenza dal pulpito su placca a sx, breve passo in strapiombo poi su placca fino ad entrare nel caratteristico diedro fessura. Qui con bella arrampicata si sale integrando con friends o nut nella fessura e poi sui blocchi fessurati della parete di DX (facoltativi). Breve passo di aderenza a SX ben protetto e poi più facilmente alla comoda sosta su 2 fix e catena con maillon.
L220 | 3c, 5a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1- 9 fix
Traversare orizzontalmente sulla facile cengia allungando bene i primi fix quindi esporsi e vincere la placca con arrampicata tecnica e decisa. Superare alcuni strapiombini (1 p.sso 6a+ azzerabile) alla fine dei quali si accede alla comoda cengia ascendente parallela a quella inferiore dove si sosta comodamente su 2 fix con anello.
L335 | 4a, 4c, | RS2 – 5 fix + 1 ch
Si percorre la cengia ascendente con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano. A metà masso instabile da aggirare poi si giunge alla condotta idrica da abbracciare stando attenti ad una lama basale che muove in ingresso. Si sale la condotta proteggendosi con cordini sulla stessa e la si segue fino a che non riprende una direzione verticale mentre noi la abbandoneremo tagliando a DX. Su terreno facile ma erboso e delicato arriviamo alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via.
L3
var. Pesce d’Aprile
30 | 4a, 5c, 1 p.sso 6a+ | S1 – 10 fix + 1 ch
Si percorre la cengia ascendente verso sinistra con facile ma detritica arrampicata (1 ch) integrando volendo con friends e nuts ma stando attenti alla bontà delle fessure in cui si infilano.
Al terzo fix (da allungare) cambiare direzione ed andare decisamente a destra salendo su una accennata cengia che permette di arrivare sotto alla bella placca finale. Salire con arrampicata tecnica (6a+) fino al culmine quando stando sulla destra si rinvia un cordino su pianta. Traversare per percorso elementare (un fix) e pervenire alla sosta da allestire su 2 o 3 rostri delle mura del Castello. Libro di via pochi metri a N.
sviluppo75 m
gradazione 4c, 5c, 1.p.sso 6a+ (5c/A0 obbl.)
D+ | S2 | 3L | 70m | 2 imp.

Discesa:

  • Dal libro di via o comunque dai rostri delle mura dirigersi verso S per pochi metri costeggiando le mura (attenzione esposto) e svoltando fino a trovare la prima feritoia dove si scende in direzione S su alcune balze rocciose ed erbose. Si zigzaga cercando il tracciato migliore (ometti) tenendo sempre leggermente verso sx (E). Si disarrampica un breve diedrino (II) e subito dopo si intravede bene la carrareccia su cui occorre scendere per terreno franoso. Imboccata questa si risale pochi metri fino a che è possibile scendere tra la boscaglia e poi su prato si arriva comodamente alla strada ed al P (10/15 min tot)
Discesa da Pompeano
  • discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2. S2 deposita su rovi e si svolge tra friabile, tenere come ultima possibilità. Dopo conviene uscire sulle cinta murarie.

GPS:


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Note:

  • nel Giugno 2021 purtroppo la via ha accesso sbarrato da recinzione e cartelli di proprietà privata che prima erano assenti. Inequivocabile segno che la proprietà non vuole condividere quel po’ di roccia che a lui serve nulla ma ad altri potrebbe dare tanto e far conoscere un lembo di Appennino.
  • La linea ha carattere esplorativo ma dona alcuni metri di bella arrampicata, su L1 anche su insolita ofiolite compatta e lavorata quasi come un granito. Purtroppo altre zone non hanno queste caratteristiche, soprattutto L3. Anche se si è cercato di minimizzare il pericolo tramite l’infissione di numerosi spit-fix la via rimane con un sapore alpinistico. Occorre quindi per il primo di cordata ed anche per gli altri componenti una certa sensibilità per il friabile e tatto nel tastare con oculatezza, non tirare tutto oltre misura ed allungare qua e là le protezioni.
  • Durante l’apertura si è combattuto parecchio tra i rovi per guadagnarsi l’uscita, è molto probabile questi ricrescano velocemente quindi è consigliato un tronchesi al primo di cordata.
  • La variante Pesce d’Aprile è nata quasi per caso durante una ripetizione e per dare continuità alla via ed evitare la zona friabile e vegetata di L3. E’ altamente consigliata per via della roccia buona, la spittatura vicina e soprattutto la logica.
  • La via si svolge su 3 terreni privati (praticamente ogni tiro è su una proprietà diversa!) ed i privati non hanno dato l’autorizzazione. Chi sale e scende lo fa a proprio rischio e pericolo.
  • Birra e non solo nell’ottima Antica trattoria dei Cacciatori.
    Patrizia e staff sapranno dissetarvi e sfamarvi con bella vista sul Castello 0536 958141

Bibliografia:


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