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Appennino borghi da riscoprire monte calvario relazioni Sport Climbing

via Alpinisti Ovini

Monte Calvario, 780m

(link approfondimento sul Calvario) 

Montefiorino (MO)


Sulle scoscese propaggini del monte Calvario, nei pressi di Montefiorino, nelle verdi colline della provincia modenese, una alpinista di lunga esperienza, piede fermo e delicato si muove con disinvoltura sia di giorno che di notte.
La si è solita vedere in ogni momento della settimana, non c’è festivo che tenga e durante i feriali pare diminuire la sua misantropia e sovente la si può scorgere da ancora più vicino.

Anche se scala in completa arrampicata libera, in solitaria slegata per la precisione, è alquanto refrattaria ad ogni complimento. Se vi dovesse udire, anzi, alzate le gambe in velocità perché forse il vostro deretano cercherà.

Ma al termine di una delle salite qui, quando vi starete chiedendo chi ve lo ha fatto fare di essere su un rottame così, potete stare sicuri che si girerà ed un compiaciuto accenno vi porgerà.
Tra capicordata ci si intende senza parole.
Ed in effetti anche ora, non vi serviranno.
I ricordi si imprimono su tavolette di argilla quando le emozioni ne scavano i solchi, così come si dissolvono nell’etere quando le parole si ammassano, senza cura per le stesse.

La pecora del Calvario al sole invernale.
La pecora del Calvario durante un ritorno all’imbrunire.

Apritori:

Difficoltà:

Obbligatorio:

,
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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

,

Ubicazione:

,

Tipo terreno:

,

Bellezza:


Accesso:

Da N:
Arrivare a Montefiorino (MO) e dirigersi verso Frassinoro sulla SP486R. All’altezza del caseificio di Casola scendere a SX sulla via Cerratello (fontana d’acqua poco dopo) e seguire la stretta strada passando la località Lago. Dopo poco più di 1 km P in grande spiazzo sulla dx, appena prima dell’ingresso nel parco. P qui (link)

Da S:
Da Piandelagotti o Pievepelago (MO) arrivare a Sassatella sulla SP486R e proseguire verso Montefiorino (MO). All’altezza della via Medola scendere a DX e seguire la strada passando la bella località omonima (ottima visione sul Parco delle Ofioliti e parete).
Dopo poco P in grande spiazzo sulla sx, appena dopo dell’ingresso nel parco. P qui (link)


Attacco:

Tramite la strada asfaltata dirigersi verso S e non appena un sentiero sale verso dx prenderlo fino ad un ampio anfiteatro di terriccio rosso. Prendere una flebile traccia che sale alla sx (ometto) ed inoltrarsi nel bosco con andamento orario a semicerchio, proprio sul ciglio dell’anfiteatro di cui prima (alcuni bolli rossi ed ometti).
Si sale per tracce verso N ed poco dopo un breve diedrino si punta ad una nera costola rocciosa, alla cui base della parete, una targhetta (foto) e 2 fix identificano l’attacco della via.
Tot: 10÷15 min dal P


Descrizione generale:

Via dal spiccato sapore alpinistico ed esplorativo che sale alla vetta del monte Calvario cercando le pareti con la roccia od estetica migliore.
Purtroppo la qualità e precarietà generale non consente di piazzare efficaci protezione veloci o tradizionali, con sufficienti margini di sicurezza, se non in sporadici casi. Si è reso quindi indispensabile l’adozione di spit-fix e resinati alle soste più delicate.
Anche se l’apertura è stata condotta tutta in artificiale dal basso (a parte l’ultimo tiro) la chiodatura presuppone esperienza alpinistica per gestire sia i run-out che i diversi allunghi di rinvio, resi necessari per scovare il piazzamento più ben sonante.

Nel complesso una salita esplorativa e discontinua che però permette qualche tiro di corda interessante ma soprattutto passare una mezza giornata in un contesto ambientale unico e severo, malgrado la quota e la lussureggiante flora.


Foto Parete :

Foto parete da E dalle miniere di Toggiano.
L2 + L3 + L4 visti dopo L1

Schizzo via:


Descrizione tiri:

L1 = 20m, 6a, S1 (11 fix):

Dalla targhetta alzarsi qualche metro verso sinistra su placca verticale con atletica arrampicata facilitata da qualche presa migliorata. Seguire la fessura a banana verso SX standone sotto e salendo alla sosta non appena è possibile. Sosta comoda su 2 fix con cordone.

Trasferimento 1 = 50m:

Traversare a dx (1 fix) e rimontare sulla cresta invertendo il senso fino ad un albero ove recuperare il compagno/i. Attraversare il canale detritico e portarsi nell’altra parete nera alla base di un diedro, qualche metro a dx di una evidente vena bianca, in una nicchia con 1 fix.

L2 = 30m, 6a, S2 (9 fix ):

Dalla sosta (1 fix) alzarsi a sx per un friabile pilastrino (utile friend #1) e poi per placca fino ad un comodo terrazzino. Da qui con determinazione vincere la nera placca sovrastante usando una bella fessura a sx per degli inconsueti incastri di dita (utile friend #0.5 o #0.75). Appena sopra le difficoltà calano e si rinvia una insolita clessidra se si ha un cordino appresso. Ancora per fessura fino ad un ristabilimento su detrito e sosta su pianta con cordoni e maillon.

Trasferimento 2 = 25m:

Traversare a sx puntando alla base del caratteristico gendarme roccioso con orecchia. Sosta su 1 fix alla base dell’orecchia (tenersi un poco lunghi sulla sosta in modo da spostarsi dentro all’orecchia al bisogno 😉

L3 = 20m, 6a, S1 (9 fix ):

Alzarsi verticalmente alla sosta aiutandosi in sostituzione sull’orecchia o con più difficoltà in placca a sx (attenzione a quello che si scarica che finisce in sosta sotto). Ad un certo punto si deve andare in piena placca sotto ad un breve strapiombino che si vince leggermente a sx, usando una rovescia in una rientranza e con buoni appigli netti ma di difficile lettura (2m di 6a). Sopra il terreno diviene elementare ma terroso (1 fissa), quindi si esce sulla dx su cresta esposta fino ad un albero con catena di sosta.

(Il tiro originale traversava a sx ed entrava nel diedro camino che si forma tra i due gendarmi rocciosi. Questo tiro è sconsigliato per via della pessima qualità della roccia.)

Trasferimento 3 = 40m:

Traversare per tracce di sentiero puntando alla forcella che si forma tra la cima principale e la cresta ove poggiamo i piedi. Allestire sosta nei pressi della forcella su 2 resinati, oppure se si vuole interrompere la scalata uscire per sentiero attrezzato sulla dx e che conduce alla croce in vetta (5 min).

L4 = 40m, III 1, p.sso 5a, S1 (8 fix + 6 resinati ):

Salire su terreno facile ma detritico alla base del tetto a banana con andamento verso sx. Traversare poi per cengia accennata su detrito, erba e terra fino a doppiare lo spigolo con un passo delicato (5a). Ora per roccia delicata seguire i resinati fino ad una nicchia alla base di un pilastrino (se tirano le corde possibilità di allestire una sosta intermedia su 1 resinato + 1 friend #2 in buco).
Salire il pilastrino e poi per terreno più facile traversare sotto lo strapiombo della cima fino alla sosta inox omologata (libro di via).

Tiro facile ed alpinistico che regala una bella visione dei pillows, vene di quarzo e formazioni magmatiche però si svolge su pessima roccia lasciata intenzionalmente poco ripulita per dare modo ai ripetitori di “intuire” il terreno di gioco di chi apre le vie.


Discesa:

  • Dalla cima le difficoltà sono finite e si può scendere per sentiero fino all’eremo e da li si imbocca sulla sx la traccia che scende per il “parco delle ofioliti” fino al greto di un torrente. Ora in breve si è sul ponticello di legno e si sbuca sulla strada asfaltata e quindi al P.
    Tot: 15/20 min
  • discesa in doppia sconsigliata ma attrezzata e possibile da S1, S2 ed S3. Dopo risulta alquanto laboriosa e comunque è molto più agevole e veloce uscire in vetta usando, nel caso, la traccia per bosco a dx dell’ultimo tiro.

GPS:

Powered by Wikiloc

Note:

  • Malgrado la fitta spittatura e l’opera di pulizia sui primi 3 tiri la salita riserva comunque un certo “ingaggio psicologico” soprattutto per chi non è abituato a muoversi su terreni friabili.
    Il tatto e sensibilità che si può maturare su queste rocce vi sarà però di prezioso ausilio su ben altre strutture e gruppi montuosi 😉
  • utili ma non indispensabili qualche friends medio grande #1, #2 ed un cordino per integrare ove possibile.
  • roccia “indimenticabile” e spazi aperti contestualizzano questa salita destinata ad alpinisti “classici” che prediligono l’assoluta tranquillità ed isolamento rispetto ad itinerari più divertenti ma inflazionati
  • Terzo tempo a Montefiorino in uno dei due bar, uno con bella visuale sul Cusna l’altro sul Cimone, a voi la scelta.
  • Il nome pare derivi da un voluto doppio senso che mette in discussione la poca curiosità e fantasia dei moderni alpinisti, tutti intenti a mettersi in coda agli attacchi delle vie più blasonate o di moda sui social, ma completamente ignoranti delle infinite possibilità che la fantasia ed un sano spirito esplorativo, possono portare nella loro vita.

Bibliografia:


Meteo:

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Alpi Orientali Piccole Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente

Pilastro N/E (o via Stefani)

I Torre Giare Bianche, 1740 m

Sengio Alto, Piccole Dolomiti (VI)

Apritori:

,

Difficoltà:

Obbligatorio:

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Sviluppo:

Quota:

Esposizione:

,

Ubicazione:

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Tipo terreno:

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Bellezza:


Descrizione:

La recente quarta via nata su questa torre del Sengio Alto, in Piccole Dolomiti, risulta essere sicuramente la più alpinistica e probabilmente la più bella.
Partenza in comune su Alba Nueva e poi con intuito alpinistico gira sul versante settentrionale della torre puntando all’estetico pilastro Nord/Est di ottima dolomia che migliora man mano si sale.
Le difficoltà rimangono classiche, generalmente sul IV/IV+ dolomitico, anche se da sotto sembrano maggiori, ma necessita in alcuni punti di auto-proteggersi sulle numerose solide clessidre o regolari fenditure.
Ogni tiro ha il suo da dire e si presenta diverso da quello prima.
Fin troppo presto si è sul finale del pilastro che richiede decisione ed un tocco di intuito per passare il singolo duro movimento.
Sui mughi sommitali si trova la gavetta con libro di vetta che descrive la nostra come già la quinta ripetizione.
Anche per questo scommetto bottiglia di Amarone che nella prossima stagione estiva diverrà una classica delle Piccole, tra le più belle e ripetute.
Come sempre un plauso all’apritore.


Accessi:

Accesso da S (rif. Campogrosso)

Parcheggiare al Rifugio Campogrosso (dal 2022 a pagamento 🙁 )
Imboccare la strada del Re e passare in rassegna il Baffelan e il Primo Apostolo.
Dopo poco imboccare sulla sx il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ) e oltrepassare il Terzo Apostolo fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di uno sbarramento roccioso (attacco via Stella Cometa). Aggirarlo sulla sx (viso monte ) risalendo la traccia nel pendio boscoso e sopra a questo andare in direzione opposta traversando in leggera discesa fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (canalino d’attacco della via le Ricette di Elena). Dopo un’altra decina di metri si giunge alla alla base di un canale detritico ove sulla placca di DX c’è un golfare e piastrina artigianale, segno dell’attacco di Alba Nueva che è in comune con la nostra via.
Tot: 45′ / 60′  dal Rifugio Campogrosso.

Accesso da N (passo Pian delle Fugazze)

Lasciare l’auto a Malga Cornetto o nel P a pagamento poco dopo e imboccare la strada del Re.
Passare il ponte Avis e raggiunto l’ultimo tornante prima di transitare sotto al Primo Apostolo imboccare sulla dx il sentiero 175A Bruno Peruffo (ex: sentiero della Loffa ).
Oltrepassare il Terzo Apostolo fino all’evidente boale che scende dal passo delle Giare Bianche (scritta rossa su sasso).
Lasciare il sentiero per salire sul bianco greto del vajo che tramite tracce, qualche salto roccioso e roccette conduce alla base di uno sbarramento roccioso (attacco via Stella Cometa). Aggirarlo sulla sx (viso monte ) risalendo la traccia nel pendio boscoso e sopra a questo andare in direzione opposta traversando in leggera discesa fino sotto alla I torre delle Giare Bianche (canalino d’attacco della via le Ricette di Elena).
Dopo un’altra decina di metri si giunge alla alla base di un canale detritico ove sulla placca di DX c’è un golfare e piastrina artigianale, segno dell’attacco di Alba Nueva che è in comune con la nostra via.
Tot: 60′ / 75′  da Malga Cornetto..


Schizzo:


Materiale:

NDA, friend medio-piccoli, cordini per le numerose clessidre.

Descrizione dei tiri:

L1: 50/55m, III, IV p. IV+

Superare il risalto (fix Alba Nueva) e dopo un breve ghiaione attaccare l’evidente colata nera sulla dx (chiodo ad anello all’attacco) seguendo poi in verticale lo spigoletto a sx di roccia bianca e lavorata, fino ad un ballatoio sulla dx con 2 golfari (calate dal canale delle vie Alba Nueva/Mission), che si sfruttano per la sosta.
Protezioni: 1 fix della via Alba Nueva, 1 altro fix (di Spanevello), 1 chiodo e 4 clessidre.

L2: 35m, III, poi IV+ (continuo)

Rimontare la sosta e, per facile placche a in obliquo verso sx (clessidra), raggiungere un alberello nel canale. Da qui traversare orizzontalmente per 3/4 metri verso sx su roccia ottima (ben visibile cordone in clessidra a sx). Segue un breve passo tecnico e poi verticalmente su bellissima colata nera (clessidra). Raggiunta un’altra clessidra in alto traversare a dx per un paio di metri e quindi di nuovo verticalmente su belle prese (chiodo), rimontando infine una cengetta (clessidra). Seguire quest’ultima per un paio di metri verso dx e in breve si raggiunge un ballatoio dove comodamente si sosta su 4 chiodi.
Protezioni: 1 chiodo, 5/6 clessidre.

L3: 25, IV con un breve tratto di V

Salire la placche con andamento verso destra (chiodo all’inizio) puntando un ad un chiodo ad anello visibile in alto a dx, poi traversare altri due metri a dx fino a rimontare una facile crestina. Salire il diedrino di sx che più in alto diviene camino e superare la strozzatura con un passo strapiombante ma ben ammanigliato (clessidra all’uscita). Non proseguire lungo il solco ma traversare subito per bella placca verso sx (clessidra) fino alla sosta su 2 clessidre attrezzate posta su un pulpito panoramico a sx. Protezioni: 2 chiodi, 4/5 clessidre, utili friend medio-piccoli per il diedrino-camino.

L4: 25, IV-

Alzarsi un metro a dx della sosta e salire in verticale su roccia molto lavorata (clessidra) fino a raggiungere un’altra grossa clessidra con cordone. Da qui traversare facilmente in orizzontale puntando ad un cordone in clessidra ben visibile una quindicina di metri a dx. Raggiunto il cordone abbassarsi un metro e appena dietro lo spigolo si trova la sosta (non visibile durante il traverso) su 4 chiodi in un pulpito sospeso. Protezioni: 4 clessidre

L5: 30, IV sost.

Bellissima lunghezza: rimontare la sosta per vago diedrino ricco di fessure e puntare direttamente ad un cordone in clessidra su bella parete verticale di ottima roccia scura lavoratissima. Continuare verticalmente, sempre su roccia ottima e lavorata e poi spostarsi leggermente verso sx fino ad uscire su una grande cengia erbosa che sorregge il verticale pilastro finale.Comoda sosta su enorme clessidra con cordoni. Protezioni: 4/5 clessidre.

L6: 35m

Attaccare il pilastro a sx della sosta per fessurina fino al primo chiodo, superare uno strapiombino (clessidra con cordone) e raggiungere una piccola nicchia gialla. Da qui ci sono 2 possibilità di uscita:

1- via originale VI-:

spostarsi a sx della nicchia e vincere un passo in placca verticale poco intuitivo (VI) con clessidrina da attrezzare, poi per roccette friabili con un traverso verso sx (1 ch) raggiungere il culmine del pilastro.

2- variante (CONSIGLIATA) V, V+:

salire a dx della nicchia (chiodo) e proseguire su ottima roccia verticale (altro chiodo) fino al culmine del pilastro, nei pressi di un piccolo mugo.
Da qui una breve crestina di rocce rotte (elementare ma detritica) porta all’ultimo facile muretto sulla SX che si supera in traverso (1 ch).
Sosta su mugo con cordone e Libro di via.
Protezioni: 3 chiodi, 3 clessidre.


Scarica relazione completa in PDF:


Ripetizione del:

2022/10/08: Anna Tusini, Mephisto (V rip.) cordata amici: Luca Lanzoni ed Anna (IV rip.)


Ritorno:

In comune:

Dalla vetta si scende per tracce di sentiero verso NW circa una ventina di metri, fino ad un masso con 2 golfari di calata predisposti (presente un ulteriore golfare in un masso appena sotto la vetta).
Doppia da 25m fino alla forcella tra le due torri.
Si risale (direzione W) il pendio mugoso di fronte alla torre per una cinquantina di metri per facili risalti erbosi (bolli rossi) fino ad incontrare il sentiero di arroccamento 149 nei pressi di una galleria, vicino al Passo delle Giare Bianche 1675m.


Ritorno a passo Campogrosso (traccia GPS sotto):

Passo delle Giare Bianche si tiene direzione S verso il Baffelan e Passo delle Gane 1704m ove si svalica sull’altro versante ed in breve si torna al rif. Campogrosso
Tot: 1 h


Ritorno a malga Cornetto (traccia GPS sotto):

a) Dal sentiero di arroccamento 149 si prosegue verso N in direzione forcella m.Cornetto 1795m e fino al passo sella dell’Emmele 1702m ove si scende rapidamente per tornanti il sentiero 175 fino ad intercettare nuovamente la strada del Re e quindi al P. Tot: 1/1.5 h


b) Dal vicino passo delle Giare Bianche si tiene direzione S verso il passo del Baffelan ove, in corrispondenza di una palina CAI, si scende nel boale del Baffelan fino a giungere alla briglia di contenimento tra il Baffelan ed il I Apostolo. Breve tratto attrezzato con catena e si torna sulla strada del Re appena più a S rispetto all’avvicinamento. Quindi a ritroso sulla strada fino al P. Tot: 1/1.5 h


Note:

  • Stefani ha lasciato la via chiodata (8 chiodi lungo i tiri e 8 di sosta) e successivamente sono stati lasciati alcuni spezzoni in clessidra per segnalare il percorso ma è consigliato comunque portare una serie di friend e diversi cordini per le numerose clessidre che la roccia offre.
  • Roccia generalmente ottima, a tratti molto lavorata: prestare però attenzione alla crestina detritica finale ed a non smuovere sassi che finirebbero alle cordate delle 3 vie sotto.
  • Via non difficile ma sostenuta sul grado, che richiede sapersi proteggere per integrare. Non adatta a neofiti o cordate alle prime armi!
    Anche la gradazione appare, nello stile dell’apritore, più corretta ed allineata con le valutazioni dolomitiche rispetto alla altre vie vicine, che appaiono al confronto decisamente sovragradate.
  • La prima sosta si attrezza su 2 golfari appartenenti alle calate in doppia nel canale in comune alle vie Alba Nueva e Mission. Poco prima dei golfari è presente anche un fix infisso da Spanevello di un suo tiro che parte dalla sosta di Alba Nueva e traversa entrando nel camino di destra, terminando sopra nel canalone. Sembra quindi possibile ed attrezzata la discesa in doppia nel canale tra la I e II torre. Siccome non è stata percorsa personalmente questa soluzione non la consiglio.
  • La soluzione più veloce, anche se sulla carta pare la discesa con 6 doppie attrezzate dalla via Alba Nueva, non è facilmente percorribile siccome dalla cima alla prima doppia ci sono diversi ed infidi metri.
    Sconsigliata a meno di sapere esattamente dove girano le doppie ed avere buona dimestichezza con calate improvvisate sui mughi sommitali ed il relativo detrito che cadrà nel recupero.

Meteo:


Cartine:

Sengio Alto Piccole Dolomiti TCI
Verde = da Campogrosso
Viola = da Malga Cornetto
Rosso = I torre Giare Bianche

GPS

Total distance: 4861 m
Max elevation: 1763 m
Min elevation: 1468 m
Total climbing: 598 m
Total descent: -601 m
Total time: 07:00:52
Download file: via-pilastro-ne-i-torre-bianche.gpx

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relazioni rock climbing via arrampicata ambiente via Dolomitica

Pilastro Stenghel + raccordo d’attacco (Placca Lumache)

Pilastro Stenghel 1655m

Monte Cornetto – Sengio Alto (TN)

Non conoscevo bene Giuliano ma lo stimavo molto lo stesso.
Un giorno, a cavallo tra ottobre e novembre, eravamo io e Claudio in Val del Sarca a cercare un po’ di sole in quell’inizio d’autunno.
Giuliano era a fianco e sbucò senza rumore da uno spigolo assolato quando la verticalità permise alle nostre due cordate di incrociare gli sguardi e parole.
Al bar della Lanterna quel tepore che ci accompagnò in via ci permise di gustarci pure una birra all’aperto e riprendere le chiacchiere, interrotte prima dalla divergenza delle linee salite.
Ci scambiammo veloci opinioni sulla giornata e tu ci consigliasti un “diedro appena più in là“, salito da te anni prima e che era altrettanto bello, forse pure più del Baldessarini.
Alla nostra domanda se ci fosse anche lì del sesto, mi ricordo ancora la tua risposta:

” No, no! Quale sesto. Io il sesto non l’ho mai salito da primo! “

Fra me e me pensai che, oltre al fatto che era chiaro davamo a quel grado un valore diverso, molto diverso, era altrettanto chiaro quale umiltà di persona avessi di fronte.

Ci salutasti con tre libri in omaggio, due per noi ed uno per la sezione.

Mi divennero subito chiare le belle parole che avevo sentito sul tuo conto prima di allora.

Non potevamo che aggiungerne altre.

Ciao Giuliano.


Apritori:

L’apritore ha chiesto di rimanere in anonimato per dare maggiore importanza e risalto alla figura di Giuliano Stenghel a cui ha deciso di dedicare il toponimo del breve, ma elegante, pilastro.
Pare che abbia salito questo concatenamento con un solo chiodo e qualche protezione veloce che, sicuramente, non gli sono servite più di tanto nelle compatte placche che spesso qui si ritrovano.


Accesso / Attacco:

da SUD:

Dal Rifugio Campogrosso (link al P) 1443m seguire il comodo sentiero 170 E5 verso la Forcelletta N/O e Passo degli Onari, dapprima attraverso un bosco di faggi e poi per prati.
Prima della Malga Bovental 1435m (chiamata anche Boffetàl) si prende il 170 in direzione N verso il Passo degli Onari.
A due grossi ometti quasi sul sentiero prendere quello più a monte abbandonando il sentiero.
Dopo una ventina di metri si è in prossimità della bella placca nerastra che segna l’attacco della via (cordoni in clessidra e sosta S1 visibili sopra).
TOT: 30/40min da Campogrosso, 10 min da Malga Bovental.

da NORD:

Giungere a Pian delle Fugazze (link al P) 1162m e P, prendere la “strada delle Sette Fontane” e poi il comodo sentiero 173 verso malga Boffetal. Oltrepassata si prende a sx il 170 in direzione N verso il Passo degli Onari.
A due grossi ometti quasi sul sentiero prendere quello più a monte abbandonando il sentiero.
Dopo una ventina di metri si è in prossimità della bella placca nerastra che segna l’attacco della via (cordoni in clessidra e sosta S1 visibili sopra).

Tot: 30/40 min da Pian delle Fugazze o 10 min da Malga Bovental.


Relazione:

Difficoltà:V+, D+
Proteggibilità:R1 il pilastro Stenghel, R2 il raccordo d’attacco (Placche delle Lumache)
Impegno:II
Sviluppo:170 m + 20 m di trasferimento
Tiri:6
Attrezzatura:NDA, diversi cordini (anche aperti) per le numerose clessidre, friend medio-piccoli
Esposizione:W-SW
Tipo di roccia:dolomia dalla buona all’ottima
Periodo consigliato:Data la comodità d’accesso, di discesa e la favorevole esposizione è possibile percorrere l’itinerario anche nelle belle giornate invernali
Tempo salita:circa 3.5 h
Bellezza:***

Tracciato via:


Schizzo :


Descrizione:

L1          25m          IV/V p. V+          

Salire verticalmente la placca compatta rimanendo nel suo margine dx (2 cl), quindi spostarsi leggermente a sx e superare un’altra breve placca (1 ch) fino a prendere delle lame gialle (1 cl sulla dx) che portano ad una fessura. Superarla (ottimo posto per friend rosso) uscendo a sx su buoni appigli. Vincere un’ulteriore placca (1 ch e 1cl) che conduce direttamente alla sosta su 4 clessidre.

L2          20m          IV-, III   

Traversare orizzontalmente circa 4 metri fino ad una sosta intermedia su 2 dadi incastrati e cl con cordino (sosta originale di apertura, da evitare), quindi rimontare in verticale la placca, ora appoggiata, che si segue facilmente verso dx (1 cl e 1 dado incastr.) fino a uno spigoletto giallo al margine di quest’ultima. Sosta su clessidra e un chiodo.

L3          25m          p. V+, IV, I          

Aggirare l’aggettante spigoletto giallo, quindi rimontare un breve strapiombetto (dado incastrato per azzero) che dà accesso a un caratteristico diedro obliquo (posti per friend medi e 1 cl formata da sassi incastr. a circa metà della rampa). Uscire verso dx su di una cengia erbosa che, seguita per una decina di metri verso dx, porta alla base di un tozzo pilastro staccato, dove si sosta su 3 ch.

*Da qui è possibile anche evitare il successivo sperone seguendo la traccia che lo aggira a destra e in 2 minuti porta direttamente all’attacco del Pilastro Stenghel.

L4          30m          V+, III, IV            

Salire la breve fessura in dulfer sopra la sosta (ottimi posti per friend medi) fino ad uno strapiombetto, traversare quindi orizzontalmente 2 metri a dx su piccoli appigli (chiodo con anello) e proseguire ora in facile traverso orizzontale, sempre verso dx, su roccia ricca di clessidre. Riprendere a salire verticalmente a dx degli strapiombetti (1 cl) su buoni appigli fino alla cima dello sperone (1 cl formata da massi incastr. un metro prima di uscire). Da qui è possibile Spostarsi orizzontalmente circa 3/4 metri verso dx e sostare su mugo con cordone e maglia rapida (per poi disarrampicare 5m o fare una breve calata) oppure proseguire per la crestina fino in cima e scendere a piedi.

*Da qui è possibile concludere la salita rientrando per la comoda traccia (ometti) che riporta velocemente al sentiero n. 170.

trasferimento    20m                        

Portarsi alla base dell’evidente “Pilastro Stenghel” (chiodo con cordino visibile alla base).

L5          30m          IV/V p. V+, IV, III             

Salire la bella placca di roccia ottima, seguendo i numerosi chiodi (6 chiodi e 1 cl), fino a quando la parete diviene meno verticale, quindi traversare facilmente a sx sfruttando una grossa lista rocciosa per le mani, portandosi sul filo dello spigolo. Sosta su grosso mugo in una comoda cengetta 3 metri a sinistra del filo dello spigolo.

L6          20m          V, III,II  

Tornare 2 metri a dx della sosta e proseguire verticalmente sul filo dello spigolo superando una bella placca lavorata di roccia ottima (3 cl) fino ad una cengetta. Salire la breve paretina in obliquo verso sx (grossa clessidra) e poi tornare a dx fino a riprendere il filo dello spigolo (1cl) portandosi alla base del breve ma aggettante “naso” fessurato. Vincerlo (1 ch e ottima fessura per friend medio) e quindi traversare a dx su cengetta per tre metri (2 cl). Per facili roccette in breve si raggiunge la sommità del pilastro dove comodamente si sosta su un mugo con cordone e maglia rapida (Libro di via).


Compagni:

Anna Tusini e Claudio Bassoli il


Discesa:

  1. Dalla cima del pilastro scendere alla forcelletta mugosa per tracce ed ometti e poi risalire in direzione N (SX viso a monte) su evidente traccia ad un’altra forcella stavolta rocciosa. In breve ad a mezzacosta ricollegarsi all’evidente sentiero con galleria che porta verso il Passo degli Onari.
    Da qui è possibile rientrare a Campogrosso o Pian delle Fugazze (40 min) o proseguire in funzione di un possibile concatenamento di altri itinerari alpinistici sul m.Cornetto, come lo Spigolo Soldà, la via degli Ometti, ecc…
  2. Se si vuole concatenare la Stefani-Bertolotti o lo Spigolo Bellavista meglio e più veloce fare una doppia da 40m, attrezzata su mugo in sommità, verso la base della evidente fessura-camino di attacco.

Cartina:


GPS:

Total distance: 3231 m
Max elevation: 1653 m
Min elevation: 1451 m
Total climbing: 320 m
Total descent: -201 m
Total time: 06:31:41
Download file: v.spigolo.Stenghel_gpx _2020-09-10_0947.gpx

Note:

  • Valida alternativa per raggiungere il frequentato Spigolo Soldà al Cornetto o la Via degli Ometti accorciando l’avvicinamento a piedi.
  • Anche se il grado non è mai tecnicamente elevato è abbastanza continua nelle difficoltà e qualche passaggio esige il muoversi agevolmente sul IV+/V dolomitico. Siccome gira pure parecchio non ritengo sia adatta a cordate neofite, per queste molto meglio il Bellavista che rimane globalmente più facile ed intuitivo.
  • Questi due itinerari concatenati alla splendida Stefani-Bertolotti e alla Via degli Ometti prendono il nome di Concatenamento sud/ovest del Cornetto”, che con i suoi 700m di arrampicata effettiva porta direttamente in vetta al Cornetto.

Bibliografia:


Meteo:

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Categorie
Boomerang Brentino relazioni rock climbing Sport Climbing Turan val d'Adige via arrampicata ambiente

Diedro degli Elfi

Parete di Turan, 290 m

Monte Cimo – Brentino (VR)

C’era bisogno di un’altra linea a Brentino per giunta a ridosso dell’autostrada e con avvicinamento che si snoda tra una fabbrica e dei tralicci d’alta tensione?

No … anzi a ben guardare sì.

L’occhio attento e lungimirante di Stefani ci ha visto una linea logica e perfetta, che dal basso sale verso l’alto sfruttando non solo le debolezze della parete ma una roccia che racchiude: placche, canne, concrezioni, diedri, traversi e fessure in un summa come non si trova in molti altri itinerari limitrofi.

L’apritore probabilmente sapeva bene che data la collocazione mai e poi mai avrebbe potuto ambire a divenire una “classica alpinistica” e penso sapesse pure bene le polemiche che sarebbero scaturite dallo stile personale di chiodatura tradizionale, ben differente da tutto ciò che la circonda.

E qui scatta l’innegabile stile e savoir-faire delineato da fatti e non parole: un’ottima pulizia per la linea di salita, una bella relazione e poi l’uscita di scena da ogni polemica. Un passo indietro lasciando ai ripetitori l’ardua sentenza ma nello stesso tempo ben sapendo la pochezza di questi giochini verticali all’aperto, che lui e noi amiamo tanto fare ad ogni week end.

Ha nascosto alcuni Elfi in punti strategici, che ti osservano placidamente seduti al riparo mentre stai cercando di capire dove è il prossimo chiodo, se terrà un volo vista la foggia artigianale di alcuni e quindi ci si sta arrovellando sudati per piazzare un buon nut, friend o cordino.

Ecco in quel momento se ti fermi un attimo a guardare l’elfo pare ti ridimensioni la visuale. Nella sua prospettiva tutte queste energie, forze fisiche e mentali sono inutili ed applicate ad una cosa inutile come è salire a fatica dove lui placidamente siede: la metafora dell’alpinismo.

Appena dopo si affronta il passo più sereni. Del nostro passaggio rimarrà nulla, come è giusto che sia e come penso pure l’elfo ben sa. Ci sarà un giorno che il suo tetto crollerà e diverrà lapide: è gravità, è natura, è normale, perchè scappare?

E quanti ne avrà visti prima sbuffare, imprecare e maledire ma poi, una volta al libro di vetta, ringraziare e sorridersi a vicenda tutti i componenti della cordata, sia propria che magari quella vicina per tutta la salita.

Perchè se ci si prendesse tutti meno sul serio si potrebbe veramente, come auspica l’apritore nella relazione:


“Dedicarla a tutti quelli che al termine della via avranno scoperto il piacere di un sorriso.”

Apritori:

Matthias Stefani in autosicura (in 3 giornate maggio 2018)


Accesso:

Uscita Affi, direzione Rivoli- Brentino, dopo abitato Tessari sulla strada principale parallela alla A22 si incontra sulla destra il Cristo della Strada, dopo 100m passato un sottopasso subito sulla sx si parcheggia (lasciate auto fuori dalla sbarra) nei pressi di una fabbrica (maps link). Si segue carrareccia a dx della fabbrica verso S fino ad incontrare un traliccio della tensione. Lo si aggira verso S per vegetazione e ciottoli puntando ad un secondo traliccio. La traccia in breve diviene marcata e segnata da ometti e bolli blu che si seguono facilmente fino al comodo attacco segnato da un elfo alla base e sopra un chiodo blu.

Tot: 10/15 min dal P.


Relazione:

Difficoltà:IV, V, V+, 2 passi VI (V+ obbl.), TD-
Proteggibilità:R1
Impegno:II
Sviluppo:185 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  12 rinvii, friend 0.5, 0.75, 1, 2 e/o serie nuts
Esposizione:E -NE
Tipo di roccia:calcare
Periodo consigliato:primavera ed autunno
Tempo salita:circa 3h
Bellezza:****
Apritori:Matthias Stefani maggio 2018
Riferimenti bibliografici:Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Relazione completa scaricabile

(aggiornato a nov 2022)


Relazione tiri:

L1: 40 m, IV+, 1 p. VI, IV, III

Partenza dritti per fessura fin sotto ad uno strapiombino che si affronta leggermente a dx. Traverso a sx (allungare protez.!) ma senza arrivare al fondo liscio del diedro. Si sale in verticale per placca seguendo i chiodi fino a vincere un difficile passo di convinzione (1 p.sso VI, o V/V+ e A0). Poi traverso in placca ascendente a sx e infine superare dei gradoni terrosi fino a rimontare un leccio. Una breve cengetta verso sx porta alla base del diedro vero e proprio. Sosta comoda su cordoni in clessidre e un chiodo.

Protezioni: diversi chiodi, clessidre e alberi

L2: 20 m, IV+ con 1 p. V, poi IV

Su per belle canne e placca lisciata dalle intemperie, più facile a farsi che vedersi, superando l’aggettante nicchia sulla dx. Proseguire ora lungo il diedro sfruttando l’ottima roccia lavorata fino ad una successiva nicchia. Sosta comoda su cordoni in clessidre e un chiodo.

Protezioni: 1 chiodo, diverse clessidre

L3: 35 m, V con p. V+, poi IV

Traversare orizzontalmente a dx per un paio di metri e vincere un movimento tecnico in placca (allungare il chiodo), riportarsi a sx nel fondo del diedro e salire con bella arrampicata sfruttando le canne e l’ottima roccia. Proseguire vincendo altri più facili risalti e placche fino ad uno strapiombo che sbarra il diedro. Aggirarlo alla sua dx e sfruttando una breve paretina si raggiunge la sosta su 2 clessidre con cordone e 1 chiodo. (ultima possibilità per calata in doppia)

Protezioni: 2 chiodi, diverse clessidre

L4: 30 m, III+

Sopra la sosta per bella roccia a gocce ci si porta alla base del grande tetto che si segue orizzontalmente verso dx su facile ma goduriosa roccia a concrezioni, fino ad una elementare cengia che porta alla comoda sosta su 4 chiodi.

Protezioni: 1 spuntone, 1 clessidra

L5: 35 m, IV+, V con 1 p. VI, IV, V

Rimontare la sosta e per placca lavorata, che aumenta di difficoltà man mano si sale, traversare verso dx. Dopo una decina di metri, alla base di un breve diedrino, passo tecnico strapiombante e non intuitivo, subito traverso a sx che dopo alcuni metri in placca permette di entrare nel bellissimo diedro bianco fessurato di sx, il quale si integra ottimamente con friends e nuts medi e conduce alla comoda sosta su un pulpito sospeso a sx (3 chiodi di cui 1 a pressione). Tiro chiave per continuità.

Protezioni: diversi chiodi

L6: 25 m, III

A sx della sosta per breve diedrino e poi in verticale su facile diedro appoggiato fin al bosco sommitale dove si sosta su alberi (libro di via).

Protezioni: 1 chiodo


Compagni:

rip del 04/10/2019: Silvia Corradi e Mephisto


Discesa:

  1. SENTIERO
    Per traccia verso N (a dx viso monte) segnata con bolli blu si scende dapprima in direzione N e poi E. Per bosco su ripido terreno detritico e terroso si scende o tramite facili ma delicate arrampicate di II oppure sfruttando le comode e numerose corde fisse con nodi nei punti più esposti.
    Possibilità di effettuare qualche doppia su maillon od anello (non rubare!) in caso di pioggia o piede non sicuro.
    Al termine ci si ricongiunge ad una comoda traccia che solca la base della parete e con andamento verso S in breve riporta all’attacco.
    Dopo 10m il sentiero si biforca in corrispondenza di un ometto adagiato su albero. Qui tenere la SX e scendere dapprima verso un grosso basamento di cemento e poi per ometti e tracce a ritroso fino al P.
    Tot: 30-45 min.
  2. Con 3 DOPPIE attrezzate della vicina “Cielo del Nord” (da evitare in caso di altre cordate sulla via). Abbassarsi una decina di metri sulla sx (viso a valle) e tramite una breve corda fissa si raggiunge il termine della via “Cielo del Nord” e quindi il primo ancoraggio di calata.
    • D1 = 32m, da S6 su catena tenere leggermente a dx (viso monte) e poi scendere nel canale tra la Diedro degli Elfi e l’ultimo tiro della Cielo del Nord fino alla sosta S5 su catena + 2 resinati (! friabile)
    • D2 = 32m, da S5 si scende verticalmente tralasciando la S4 e puntando più sotto ad una sosta su cengia sempre su catena resinata adibita solo per doppia.
    • D3 = 60m, si buttano le corde verso dx (viso a valle) evitando le piante sul pianoro sotto. Giuntici sopra si tiene la sx (viso a monte) fino ad una serie di strapiombini che ci permetteranno di divertirci nel vuoto fino a che si perviene alla base a circa 3 metri dal sentiero.

GPS:

Visualizza mappa ingrandita


Note:

  • Di tutte le vie di Brentino questa risulta una delle più abbordabili come grado ma non è da sottovalutare siccome dal sapore decisamente alpinistico. Occorre saper integrare, nel caso scendere in doppia con possibili incastri o traversi ed avere piede fermo, soprattutto nel catino finale pena scaricarsi sassi vicendevolmente.
    Quindi è raccomandabile come scoperta di questo magnifico luogo ma non come “prima” via alpinistica od in cordate non affiatate.
  • Rumore dell’autostrada e ferrovia infernali.
  • Consigliabile portarsi dietro un piccolo tronchesi e guanti per pulire un po’ l’accesso dalla fabbrica ai tralicci che risulta facilmente invaso dalla bassa vegetazione, soprattutto ad inizio stagione.
  • Colazione abbondante alla Opera Prima caffè e birra con piada post arrampicata dalla Gigia, fanno parte integrante dell’esperienza arrampicatoria Brentiniana. Buon divertimento.

Meteo:

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