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0-999m Brentino rock climbing Sass de Mesdì Sport Climbing val d'Adige

Ladro di Baghdad

Sass de Mesdì

Monte Cimo – Brentino (VR)

Note Storiche:

A PROPOSITO DELLA VIA “IL LADRO DI BAGHDAD”

Nelle ultime pubblicazioni inerenti le vie di roccia in Val d’Adige, ed in modo particolare quelle sul Cimo, i primi salitori della via “Il Ladro di Baghdad” risultano essere B. Vidali, E. Cipriani, I. Micheletti ed E. de Bastiani.

Non è vero.

O meglio: non è corretto, né sul piano storico né sul piano, diciamo così, filologico.

Mi spiego ed approfitto per raccontare, a chi si interessa di storia dell’alpinismo nostrano, come andarono effettivamente le cose.

Nella primavera del 1993 sulla grande placconata “a gocce” del Sass de Mesdì esistevano le seguenti vie (qui elencate da sinistra a destra guardando la parete): “Tarzan nel regno dei buchi” (arrampicatori parmensi di cui al momento non ricordo il nome), “Desiderio sofferto + variante diretta della Vigilia” (S. Coltri e C. Laiti), “Otto bastano” (E. Cipriani e M. Lugoboni) e “Moby Dick” (A. Rampini & Co.), tutte risalenti al decennio precedente. Conoscevo bene la parete anche per aver ripetuto assieme a Sergio Coltri, nel 1984 pochi mesi dopo la sua apertura ad opera dello stesso Coltri, la via “Desiderio sofferto con variante della Vigilia” ed ero rimasto colpito dalla bellezza dell’arrampicata e dalla “tipicità” di quella placca, un’immensa e, in caso di volo, pericolosissima “grattugia”. Mi ero riproposto di aprire, a ragionevole distanza dalla “Desiderio sofferto”, una via autonoma più diretta, meglio protetta e altrettanto bella. Come secondo di cordata e compagno di avventura in questa non difficile ma pericolosa intrapresa (ripeto, in caso di volo, la “grattugia” non perdona e si rischia di uscirne scorticati!) avevo trovato il simpatico, esuberante ed istrionico Edoardo De Bastiani. Munito di qualche (inutile) chiodo da roccia, di una dozzina di fix e di un pesantissimo trapano Hilti che, a seconda dell’umidità presente nell’aria, non mi consentiva di fare più di 12-15 buchi (stiamo parlando di batterie con una tecnologia di 25 anni or sono!), affrontai la placca ovviamente dal basso (altrimenti dove sarebbe stata l’Avventura?) e realizzai inizialmente tre tiri e mezzo, per un totale di 80 metri abbondanti di sviluppo. Poi la batteria finì e, forse, assieme ad essa finirono anche le mie forze, almeno per quel giorno.

Tornai qualche settimana dopo, questa volta assieme a quello che, dopo essere stato mio compagno di classe alle elementari, era allora il mio abituale compagno di cordata: Beppe Vidali. Come consuetudine fra noi in quel periodo, lui salì da primo l’itinerario sino al punto massimo da me raggiunto. Poi, dove bisognava tornare a “far cantare” il trapano, tornai in testa alla cordata (solo molti anni dopo Beppe diventerà a sua volta un trapanatore: inizialmente era un “liberista” puro).

Al termine del quarto tiro, che piegava a destra, la via poteva dirsi praticamente conclusa. Traversando qualche metro raggiungemmo la prima delle calate della “Desiderio sofferto” e tornammo alla base. Così strutturato l’itinerario risultava essere proprio quello che avevo sperato che fosse, vale a dire una via alternativa alla “Desiderio sofferto”, più rettilinea, altrettanto bella e di quasi uguali difficoltà. Difficoltà che allora valutai V\V+ abbastanza omogeneo con qualche passaggio leggermente più difficile.

Certamente era meglio protetta della “Desiderio sofferto” che, nella versione originale e cioè prima delle richiodature sistematiche operate alla fine degli Anni Novanta, era una tipica via “alla Coltri”, vale a dire molto alpinistica.

E’ da sottolineare, per verità storica, che secondo i parametri attuali anche la chiodatura originaria della mia “Ladro di Baghdad” sarebbe sembrata molto alpinistica: venti fix, soste comprese, su 100 metri di percorso non erano tanti, ma allora sembrava già una via “plaisir”!

Questa era la vera via “Ladro di Baghdad”, realizzata quindi nella primavera del 1993 (non nel 1997) da me con la collaborazione dapprima di Edoardo de Bastiani e, nell’ultimo tiro, di Beppe Vidali. Ai quali rinnovo il mio grazie per la loro disponibilità.

Che cosa c’entri tale I. Micheletti che appare nelle guide fra gli apritori di questa via, che cosa c’entri il 1997 e, soprattutto, che cosa c’entrino due tiri finali di 6c+ (il quarto) e 7a\A0 (il quinto) proprio non so.

Non lo so perchè:

A) I. Micheletti non so chi sia, né che faccia abbia;

B) nel 1997 io mancavo dal Cimo già da tre anni;

C) “Appiccicare” su un percorso di difficoltà contenute e, soprattutto, omogenee due tiri sproporzionatamente difficili è una cosa che io non mi sarei neppur lontanamente sognato di fare in quanto fuori da quella che è la mia logica alpinistica.

Non so se Micheletti abbia tracciato la sua variante d’uscita calandosi dall’alto o compiendo prodezze dal basso. E non so nemmeno se questi due tiri siano belli oppure meno. Probabilmente sono bellissimi. Mi auguro che lo siano! Io non lo saprò mai perché non ho più l’età per superare un 7a (non mi vergogno ad ammetterlo, anzi, me ne frego) e certo non vado a ripetere quei due tiri “tirandomi” disperatamente ai chiodi e staffando pur di sapere come sono. Ho un ricordo troppo bello della prima salita della “Ladro di Baghdad” in versione originaria per andare ad insudiciarlo con una goffa ripetizione.

Tenevo molto, però, a mettere le cose in chiaro. Sino ad oggi mi ero lasciato colpevolmente sfuggire l’occasione. Il post di Bee climber me l’ha offerta e, questa volta, non me la sono lasciata scappare.

Concludo questa mia nota storica ringraziando anzitutto l’amministratore della pagina per l’ospitalità, in secondo luogo l’autore del post per avermi involontariamente incentivato a scrivere queste precisazioni storiche. Infine ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato ed apprezzeranno in futuro questo itinerario, sia nella “facile” versione originaria che in quella “spuria” ma più impegnativa.

P.S.: perché chiamai la via “Il ladro di Baghdad?”
E’ una vicenda molto divertente che coinvolge alcuni nomi noti del mondo dell’arrampicata veronese di allora. Vede quindi differenti protagonisti muoversi da posizioni diverse intorno sostanzialmente a due “malefatte”. Ma questa è un’altra storia…

Eugenio Maria Cipriani da un post su FB

Apritori:

Eugenio Cipriani, Edoardo de Bastiani, Beppe Vidali nel 1993.

(var. uscita Micheletti) ultimi 2 tiri da I. Micheletti e B. Zanini che si calarono dall’alto il 17 giugno 1999


Accesso:

P sulla strada nei pressi del cimitero di Brentino (a volte segnalati furti), percorrere la strada direzione S fino alla fine del vigneto e poi per traccia ripida verso W dapprima su ciottoli e poi nel bosco.
Attenzione al raccordo con le Pale Basse (Mamma Olga) salire ancora e non traversare a SX (faccia a monte)
Poco dopo si incontra una breve fascia rocciosa che si supera con corde fisse (terreno friabile, rimanere o vicini od al riparo fuori dalla verticale). Dopo 30/40 min si arriva al secondo raccordo alla base della Pala del Boral, tenere quindi la SX e si accede al Sass de Mesdì (es. via Capitani Coraggiosi) e tramite qualche sali e scendi ed un tornantino si adduce alla base dell’impressionante placca con il ciclopico tetto che da il nome al settore.
La via attacca a sx sul più facile su placca fessurata con breve strapiombino. Targhetta 8 e scritta alla base.

Tot 45 min / 1h


Relazione:

Difficoltà:6c+ max (6a+ obbl)
Proteggibilità:S2 / S1 (gli ultimi 2 tiri)
Impegno:II
Sviluppo:145 m
Tiri:6
Attrezzatura:NDA,  10 rinvii
Esposizione:E (ma và in ombra presto)
Tipo di roccia:splendido calcare
Periodo consigliato:primavera, ed autunno. Estate pomeriggio và in ombra.
Tempo salita:circa 3h
Bellezza:****
Cartografia:Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

Schizzo:

Descrizione tiri:

tiromdiff.descrizione
L1206aPartenza delicata su fessurina verticale ed appoggi ormai lisci. Breve rimonto poi più semplicemente alla sosta su cengia.
L2206aSalire leggermente a destra la liscia e tecnica placca compatta. Ma mano si sale appaiono le gocce di erosione dal tetto che rendono goduriosa e più facile la salita.
L3305bAncora in verticale su placca fino ad incrociare i fix (blu) della Desiderio Sofferto. Qui traversare leggermente a SX vincendo un breve strapiombino e poi su placca lavoratissima ed una lama dopo la quale a SX si arriva alla sosta appesi.
L4305cSu placca arancione con bella e facile arrampicata fino ad un tettino che si evita stando bassi in placca liscia ed a volte bagnata. Ora la via originale sarebbe finita e si uscirebbe raccordandosi a DX alla Desiderio Sofferto.
L5206b+A destra e su per lo strapiombino con decisione (6a+) fino a che diviene placca dilavata dall’estremo DX del tetto e quindi sempre più liscia. Passi ipertecnici in traverso su piccole prese (6b+) e presto si arriva in sosta sotto ad una caratteristica orecchia.
L6206c+Portarsi a SX sotto ad un evidente tetto che si sale con atletica arrampicata (1 passo 6c+) e dopo diviene diedro (6b) che con andamento a banana porta alla comoda sosta.
svil.140m
Grado6c+ (6a+ obbl.), S2/S1, II imp.

Compagni:

2004 con Giovanni Giuliani (mio istruttore al corso roccia AR1 2004)

01/12/2007 con Marco Bulgarelli e Michele Bartarelli

26/03/2011 con Maicol Roversi e Mirko Razzaboni

20/05/2021 con Claudio Bassoli, cordata amiche a fianco Anna Tusini ed Alice Zafferri sulla Desiderio Sofferto


Discesa:

  • Solitamente con 3 doppie da 40m non obbligate utilizzando le numerose soste sulla parete ma stando leggermente a SX (viso monte). Giunti alla base della parete, poi a ritroso fino al raccordo e poi giù fino al parcheggio.
    Tot: 1/1.5 h a seconda della velocità nelle manovre.
  • Usciti dalla via si tiene per tracce di sentiero esposto in direzione N fino ad incrociarne una possibilità di discesa tramite flebili tracce verso DX (Ovest).
    Per rami e gradoni si perviene in breve alla cengia di attacco alla base della Pala del Boral. Di qui a ritroso verso S si perviene al raccordo tra la Pala del Boral ed il Sass de Mesdì e quindi si scende per sentiero evidente.
    Tot: 1/1.5 h
  • Se si salta il canale di discesa per la Pala del Boral si perviene al sentiero delle Laste. E’ quindi possibile seguirlo tutto verso N fino a che questo non confluisce al sentiero che porta al Santuario della Madonna della Corona e poi porta in centro a Brentino . Ciò obbliga poi a tornare per strada fino al P.
    Tot: 2 h

GPS:

Total distance: 4400 m
Max elevation: 632 m
Min elevation: 139 m
Total climbing: 901 m
Total descent: -898 m
Total time: 06:38:13
Download file: Brentino.Pale.mediane.Sass.de.Mesdì_2021-05-20_corretto.gpx

Note:

  • Attenzione che arrampicare su queste vie crea dipendenza, dopo si diverrà molto più esigenti e schizzinosi con tutto il resto. Valle del Sarca compresa!
  • Anche se sportiva è richiesta però un minimo di esperienza alpinistica per le doppie e la spittatura lunga.
  • Abbastanza evidente la doppia mano in apertura. I primi 4 tiri su magnifica placca con spittatura a 3/4 m mentre gli ultimi 2 tiri ravvicinata ma con difficoltà obbligatorie sul 6a+/6b.


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Pirata Samu

Spalti di Capitel d’Orsa, 630m

Monte Cor, 1018m – Val d’Adige – Brentino Belluno (VR)

Situato allo sbocco nella Val di Ferrara del Rio Bissole, già conosciuto come Vajo dell’Orsa, il Capitel d’Orsa affaccia a Sud le sue alte pareti rocciose proprio in fronte al caratteristico santuario di Madonna della Corona abbarbicato sulla roccia.
L’ambiente selvaggio ed incontaminato, regala un’arrampicata emozionante tra angoli di grande suggestione e di inaspettato isolamento.

Gli Spalti del Capitel d’Orsa, un diadema di roccia isolato ed appartato, quasi nascosto.
Una sorta di piccolo Eden da voler conservare integro per l’eternità, incontaminato e tranquillo, eppure così vicino da sembrare un sogno. Racchiuso in sé stesso, discreto e riservato ma non per questo altèro.
E’ proprio per queste sue particolarità, più che per altre ragioni di carattere puramente arrampicatorie, che è entrato come un ariete nei miei pensieri.
Un terreno di avventura dove il contatto con la natura assume a volte aspetti intensi e appaganti.
Un po’ demodé se vogliamo, dallo stile più alpino che sportivo, lontano quel tanto che basta per non incorrere nel pericolo di vederlo assalito da orde di collezionisti di vie.
Una prospettiva questa che mi ha terrorizzato fin qui, momento in cui decido di diffondere questa piccola guida di arrampicate.
Mi sento in qualche modo responsabile di violare qualcosa di sacro e prezioso, ma allo stesso tempo ingiusto non poter far conoscere ed apprezzare a tutti questo angolo di paradiso.
Questa modestissima guida la voglio dedicare ai miei amici e a tutti coloro che avranno la sensibilità di apprezzare e rispettare un così incantevole luogo che mi ha saputo regalare momenti di vera felicità.
Nella speranza che possa piacere come è piaciuta a me,
Vi auguro delle serene salite.

Lodovico Gaspari, da: Vie in roccia agli Spalti dell Capitel d’Orsa, ed. 2004

Prima salita:

Stefano Giarola 14/02/2004 dall’alto


Accesso:

Da SUD:
Dall’uscita autostrada A22 di Affi (VR), seguite le indicazioni verso N per Brentino-Belluno V.se.
Oltrepassato di circa 200 mt il secondo bivio che sale all’abitato di Brentino, svoltare a sinistra per loc. Castel e continuare per stretta strada vicino a dove finisce l’asfalto, fino al 5°tornante (spazio per 2 sole auto)
Da NORD:
Dall’uscita autostrada A22 di Ala Avio (TN), seguite le indicazioni verso S per Brentino-Belluno V.se.
Circa 200 mt prima dell’abitato svoltare a DX per loc. Castel e continuare per stretta strada vicino a dove finisce l’asfalto, fino al 5°tornante (spazio per 2 sole auto)

Link a Parcheggio.


Avvicinamento:

Risalire la strada per un centinaio di metri fino a che sulla sinistra si stacca il sentiero CAI 74. Seguirlo per circa 20 minuti fino a che la parete diviene evidente ed in prossimità di un grosso ometto con una traccia flebile che si stacca a SX.
Traversare per tracce e seguire indicazioni (alcuni bolli rossi ed ometti) , dapprima sulla cengia superiore di una fascia rocciosa e poi passando un canalone erboso. Nei pressi di un traliccio Enel si segue in salita una grossa condotta metallica.
Dopo pochi minuti si stacca una traccia verso sinistra (targhetta S1) ed in breve si è agli attacchi delle vie.
Via Luce e Pirata Samu targhetta metallica 7 e bollo rosso con grosso bullone arrugginito.
Tot: 35/45 min


Schizzo via:


Descrizione tiri:

tiromdifficoltàprotezionidescrizione
L1206a+, 5b, II1ch + 3 fix + 2 cordoniPartenza boulderosa a superare un passo in placca strapiombante (6a+ od A0) poi subito le difficoltà calano e, giunti in tratto vegetato e friabile, si traversa decisamente a SX (anche se l’intuito porterebbe salire ancora su bella roccia arancione). S1 comoda in nicchia ma consiglio di concatenare col tiro dopo.
L220II, 5a, II1 fix + 2 cordoniTraversando ancora a SX per bosco sospeso si rinviano 2 cordoni e si supera una corta placchetta (1 fix) fino ad arrivare alla comoda cengia di sosta, sotto a dei fotogenici tetti. S2: 2 fix con catena
L3205b, 1 p.sso 6a6 fixSalire la placca a concrezioni con traverso verso DX. Dopo il secondo fix (allungare) salire decisamente e puntare allo strapiombino superiore. Sopra si traversa verso SX su terreno friabile (! Siamo giusto sopra alla S2) fino alla comoda sosta S3: 2 fix con catena
L430III, 6a5 fixCon andamento ascendente verso SX, prima su fogliame e poi si perviene ad una bella ma corta placca che si supera con arrampicata tecnica. S4: 2 fix con catena
L5306a+, 6a6 fixCon andamento ancora ascendente verso SX, prima su fogliame e poi si perviene ad una bella placca con strapiombino mediano di non facile lettura. S5: 2 fix con catena
L6306a+, 5b7 fixTraverso a DX ad aggirare un diedro di cui si scalerà la faccia DX su bella placca verticale con secco strapiombino mediano. Superato il quale una bella Dulfer permette si arrivare in sosta S6: 2 fix con catena.
L7256a+, 6b+, 6b8 fixSalire decisamente la bellissima placca a concrezioni aiutandosi con la lama di SX fino a doverla abbandonare per portarsi il piena placca strapiombante a vincere un bombè di roccia lavorata ma lichenosa (6b+). Sopra breve diedrino che adduce ad una tecnica placca fessurata (6b). Bellissimo tiro chiave. S7: 2 fix con catena
L8256a+, 5a, 5c7 fixIn traverso verso DX a rimontare strapiombini ben ammanigliati, fino a vincerne uno che deposita sulle belle rigole sommitali. Ultimo passo in diedro lisciato e poi S8: 2 fix con catena o qualche metro sopra su albero.
sviluppo200m  
gradazione6a, 6b, 6b+ (6a+ obbl.), S1+, II imp.

Difficoltà in libera:

Difficoltà obbligatoria:

Proteggibilità:

Impegno:

Esposizione:


Discesa:

Si sale di qualche metro cercando una targhetta S1 e poi inoltrandosi nel bosco su una flebile traccia che si segue verso E (DX faccia a monte), fino in prossimità della condotta metallica. Da qui:

  • scendere a fianco della condotta utilizzando sia le tracce di sentiero vicine che le scalette e mancorrenti (! proprietà privata, divieto uso senza DPI) fino al traliccio dell’alta tensione. Qui si riprendono le tracce di sentiero dell’andata e poi il sentiero CAI 74 fino al P. Circa 30 min
  • alzarsi parallelamente alla stessa e seguire traccia bolli rossi, fino ad intersecare il sentiero CAI 74 e poi tramite questo si ritorna al parcheggio in circa 30 min. Soluzione non provata.

Note:

  • l’ambiente isolato ed assolato e la relativa facilità di accesso non spiega la bassa frequentazione ed il conseguente stato di abbandono delle vie. Ogni ripetitore è invitato a ripulire un po’ la propria ombra.
  • per quanto detto sopra si sconsiglia la calata in doppia anche se ogni sosta è attrezzata allo scopo.
  • La spittatura è ottima a fix ø10 di bell’aspetto ma distanziata, unita al fatto che alcuni tiri partono sprotetti tra vegetazione ed i passi duri sono obbligati siccome su placca compatta, rendono l’obbligatorio vicino al grado in libera.
  • Colazione all’Opera Prima Caffè e Terzo tempo con tappa d’obbligo dalla Gigia, non ve ne pentirete !

Descrizione vie del settore:

grazie a Lodovico Gaspari


GPS:

Total distance: 3220 m
Max elevation: 633 m
Min elevation: 250 m
Total climbing: 561 m
Total descent: -559 m
Total time: 07:28:14
Download file: Spalti.Capitel.d.Orsa_gpx _2020-02-22_0914.gpx

Meteo:


Meteo Rivoli veronese


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Spirito Baldense

settore “Spalti di Pratovecchio”, Tof Malignos 1320m

Valle dei Molini nel Monte Baldo

Avio  (TN) – Italy

Un aspetto sicuramente unico e positivo dell’andar per monti è rappresentato dall’incontro casuale e fortuito con persone diverse, spesso pure molto.

La curiosità è intrinseca nell’uomo e gli alpinisti solitamente ne hanno una innata per la natura, visceralmente forte tanto che li porta a sentirsi in disagio più quando si è in mezzo alla folla piuttosto che nella solitudine di una parete.

Dicendola tutta: spesse volte si scappa letteralmente dalla città e dagli altri per rinchiudersi in qualche angoletto poco antropizzato e godendo le poche ore di questa solitudine in un clima di intimità con gli altri componenti della cordata.

Il processo è effimero tanto quanto la sua durata. Sono ben pochi quelli che resisterebbero in completo isolamento, anche se non soli. Io sono uno di quelli che non ce la farebbe. Avrei bisogno di un contatto umano, di percepire altra vita intorno.

Sono grato all’alpinismo anche per questo. Mette a nudo, presto e bene i limiti.

Gli sono grato perché mi ha regalato alcuni piacevoli incontri, alcuni dei quali mi hanno germinato dentro, mentre altri solo permesso di conoscere qualcosa di “diverso”, di cui non paventavo l’esistenza prima.

Questo è stato uno di questi incontri. Ritentare la ripetizione di una “vietta sportiva” dopo giusto un anno e trovarsi a non pensare più al grado, all’ingaggio, alla qualità della roccia ma solo al piacere della cordata e piacere degli incontri che questa ha avuto, anche solo appena usciti dalla principale strada asfaltata.

La Contrada Piagù ci si presenta così, due minute facce strinate dal sole che si infilano tra i legni di una staccionata ancora traballante per il colpo d’ariete subito dalla ruota delle loro due piccole biciclette. Subito dopo esce un adulto ma non per rimproverarci della visita troppo mattutina o dello sconfino di proprietà, ma solo per indicarci il percorso migliore per quello che neppure lui sapeva essere una “via di arrampicata”.

Ci stringe la mano, si ferma di lavorare, si intuisce che per loro è importante e metodico quel lavoro del sabato ma accogliere qualcuno lo è di più.

Promesse di una tazza di caffè offerta a pranzo, ma non conosce la nostra lentezza.

Si torna per merenda, ad inizio marzo non manca molto al tramonto e mentre ci aprono le porte del loro soggiorno per farci accomodare alla loro tavola, la stanza si riempie di visi sorridenti, grosse mani segnate dalla giornata e piccoli occhi vispi che arrivano a malapena al bancone di legno ma che brancano sicuri alcuni brandelli di formaggio scampati a quello che ci hanno appena offerto. Ora alcuni adolescenti rincasano, entrano disordinati ma cortesi chiedono chi noi siamo e cosa abbiamo “fatto”, poi subito dopo si preparano che altro devono fare, la giornata ha un fine profondo ma non gli è finita.

Mi pervade un senso di pace e tranquillità in quell’ordinato caos lento. Bevo il caffè e vedo che anche le facce dei miei compagni si sono distese ancora più.

Mi sento però anche superficiale. Tutto il giorno ad impegnare energie, tempo e risorse a salire 150m di roccia per poi appena sopra cercare il modo più veloce per scenderli.

Il paragone con la loro di giornata non tiene.

Non potrebbe tenere.

Non terrà mai.

Ringrazio però un po’ l’alpinismo, sarà pure la “ricerca spasmodica dell’inutile” ma alcune volte regala questi incontri e queste giornate.

 

Contrada Piagù:

L’associazione Aria Nuova Onlus fa parte della rete “Operazione Mato Grosso”, che svolge numerose iniziative completamente gratuite coinvolgendo in particolare ragazzi e giovani dai 16 ai 30 anni per raccogliere fondi con cui sostenere le proprie numerose missioni in America Latina.

L’OMG promuove l’idea che per mezzo del lavoro, i ragazzi possono intraprendere una strada che porta loro a scoprire dei valori giudicati importanti:

  • la fatica;
  • il “dare via” gratis;
  • la coerenza tra le parole e la vita;
  • lo spirito di gruppo;
  • l’attenzione ai problemi altrui;
  • il tentativo di imparare a volere bene alle persone;
  • la capillarità tra i gruppi
  • fare bene le cose

 

Spirito Baldense, la nuova via di Beppe Vidali, una linea logica che Beppe aveva individuato da anni con e sue ricerche certosine in luoghi nascosti e parzialmente selvaggi.
Una fessura perfetta dalla base fin sotto un tetto che ne sbarra l’uscita, poi devia a sinistra e esce su un pilastro con difficolta minori. Beppe inizia la via nell’autunno 2014 con Sebastiano Munari e Diego Perotti, ma arrivati a quello che sarà il terzo tiro vengono respinti da una larga fessura la quale richiede friends di grosse dimensioni ….
Amareggiato e deluso, rientra.
Io e Sergio, al suo compleanno, pensiamo cosi di regalargli i friend n° 6 indispensabile per proseguire la via. Felice come un bambino mi chiede se vado con lui a proseguire ‘apertura, porto con me anche i miei friends grandi che avevo acquistato precedentemente per altri miei sogni, cosi riesce a completare i terzo e quarto tiro, rimane pero l’incognita del tiro del tetto. Ecco che cosi chiede appoggio a Sergio che con la sua esperienza di aperture, riesce a risolvere i tiro ostico della via.
La salita è risolta, rimane solo un tiro faci e ma sporco per uscire dalla parete, ma le giornate sono corte e non c’è tempo. Ritorniamo successivamente, calandoci pero dall’alto per ripulire bene il tiro.
Nella via sono stati trovati dei vecchi chiodi di precedenti tentativi, e stata fatta una ricerca per dare un nome a chi aveva fatto il tentativo ma senza risultato.
La via e stata attrezzata a fix del 10 comprese le soste, per renderla sicura, certi passaggi sono pero obbligati e comunque la via rimane di stampo alpinistico.

Giuliana Steccanella

da Arrampicare in Val d’Adige, 56 vie Moderne, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella, 2018

 


Apritori:

Beppe Vidali, Diego Perotti e Sebastiano Munari, autunno 2014

Beppe Vidali, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella, 20/04/2015


Descrizione:

Una via logica, già notata da alpinisti di Avio ma presa in mano da Beppe Vidali ed in seguito completata con l’aiuto di Sergio Coltri. Roccia ottima, difficoltà sportive, non eccessive ma sostenute in una zona selvaggia ed allo stesso tempo abbastanza comoda per esser ripetuta in giornate corte, come lo sono nelle mezze stagioni.

Attrezzatura sportiva in ambiente alpinistico, un mix difficilmente trascurabile da ogni arrampicatore. Gli apritori poi sono una garanzia.


Accesso:

Da SUD: Casello Ala-Avio, per SP 208 via Valle dei Molini con indicazioni Monte Baldo, San Valentino. Si sale per 10 km circa prendendo rapidamente quota. Si parcheggia in corrispondenza di un comodo ed ampio spiazzo a sx (link al P)  

Siamo già in vista dell’evidente diedro fessura che è esattamente a N poche centinaia di metri in linea d’aria.


Attacco:

Si prende appena più ed E il sentiero con segnaletica “Contrada Piagù” , si perviene in breve alla bellissima contrada animata e gestita dalla associazione Mato Grosso. Si lasciano le costruzioni sulla sx e si sale sempre verso E fino ad incrociare un sentiero che parte in corrispondenza di una condotta. Per comodo sentiero segnato si sale a sx direzione W ed indicazioni Madonnina, fino a che ad un bivio con palina rossa ove si abbandona il sentiero per seguire flebili tracce a sx.

Il sentiero dapprima segnato con qualche ometto si perde presto nella vegetazione, occorre quindi seguire con intuito traversando decisamente direzione W senza prendere troppa quota. Giunti in prossimità di un ampio canale ghiaioso (ometto alla base di una pianta) la parete e via ormai sono vicine. Attraversarlo e poi su percorso non obbligato arrivare alla esposta ma comoda cengia con a dx una caratteristica onda di calcare arancione.

Qui attacca la via, spit con cordone. 40/50 min dal P.


Foto con tracciati:

Schizzo via:

su gentile concessione di Beppe Vidali


Relazione salita:

tiro m difficoltà descrizione
L1 25 4c, 6a partenza a sx di un fix con cordone in mezzo a vegetazione e terreno smosso. Poi bella placca compatta. Sosta su comodo terrazzino intagliato.
L2 20 5c A sx verso l’evidente diedro fessura che caratterizza la via, poco dopo si passa una fastidiosa pianta e poi sosta appesi prima che le difficoltà aumentino visivamente.
L3 25 6b+ Su per lama strapiombante che incide a fessura tutto il diedro. Un po’ in dulfer ed un po’ in sostituzione si sale con splendida atletica arrampicata. Tiro bellissimo che vale la via. Sosta appesi.
L4 25 6a Ancora per bella placca a gocce e concrezioni alla dx del diedro. Sosta appesi.
L5 30 6b Appena a dx della sosta per placca, oppure dentro alla fessura in camino si guadagnano alcuni metri fino a vincere un leggero strapiombo. Ora traverso delicato a sx su placca lichenosa fino ad un bombè da vincere con decisione e coraggio. Sosta comoda ma ventosa in spigolo su zolle d’erba e terreno smosso. Tiro chiave per continuità e protezioni.
L6 25 5c Leggermente a dx in placca e poi seguendo filo dello spigolo sul suo margine sx, difficoltà calate ma non finite. Soprattutto per via di qualche passo su erba che adduve alla comoda sosta finale su terrazzino.
sviluppo 150 m
gradazione 6b+ (6a+ obbl.), S2, III

Discesa:

  • Non salire l’invitante placca ma traversare a sx per terreno esposto, poi scendere pochi metri fino a guadagnare l’impluvio boschivo. Salire senza percorso obbligato fino ad un bel pianoro sommitale. Stare ancora alti e traversare a dx viso monte per leggera traccia tra fogliame nel bosco (! esposta e malsicura) fino a pervenire in una spianata alla sommità di alcuni canali. Prendere quello a N che è il più ampio ed evidente e che su terreno viscido e pieno di fogliame permette di abbassarsi velocemente (passi di II). Giunti nei pressi del canalone ghiaioso lo si scende brevemente fino a ritrovare la traccia di sentiero dell’andata (lasciato ometto sulla sx alla base di una pianta)
  • Doppie sulla via possibili ma sconsigliate per i traversi e soprattutto per la vegetazione.

GPS:

Total distance: 4074 m
Max elevation: 1319 m
Min elevation: 863 m
Total climbing: 573 m
Total descent: -802 m
Total time: 08:39:48
Download file: via_Spirito_Baldense_gpx _2019-03-09.gpx


Compagni:

Claudio Bassoli, Ivan de Iesu


Note personali:

  • Via sportiva ma con un deciso sapore di “ambiente”.
  • Portarsi un tronchesi leggero per decespugliare L1, L2 e parte dell’avvicinamento e discesa, potrebbe rivelarsi la “protezione veloce” più azzeccata della giornata.
  • Fermatevi al ritorno alla contrada Piagù per prendere qualche loro prodotto e soprattutto per farvi invadere dalla loro ospitalità e visione della vita.

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    Val d’Adige (VR)

     


    Accesso:

    da SUD, uscita Affi tenere SP11 per Ferrara di Monte Baldo, entrati in Rivoli Veronese dopo la chiesa voltare a DX e per stretta strada e ponticello arrivare nei pressi della falesia pochi metri sopra l’Adige (maps link) 

    Costeggiando l’Adige verso S in 3 min si è alla base delle vie su uno scudo liscio sul sentiero. Per l’attacco classico occorre risalire la ferratina a sx e portarsi nella cengia con cavo metallico che incide orizzontalmente tutta la parete.


    Descrizione:

    L0 = partiti da “Una Razza una Faccia” per dare più sviluppo alla via. 5b,5c, 20m, Dal sentiero a pochi metri dall’Adige risalire la liscia placca fino ad uscirne a sx sulla cengia con cavo metallico che incide orizzontalmente tutta la parete.

    L1 = V, 15m. Si parte verticale leggermente a dx e poi deciso traverso a dx fin sotto all’evidente diedro.

    L2 = V+, 20m. Si sale l’evidente diedro con bella arrampicata fino a che si esce con esposto e delicato traverso verso dx di qualche metro che conduce alla comoda sosta.

    L3 = V+,VI+, VI, 25m. Tiro chiave di stampo classico e bellissimo ma protetto lungo e di impossibile integrazione. Si risale il diedro fino a che questo non diviene un camino tubolare, passo a metà di strapiombo che richiede decisione, poi sopra più facilmente prima dritto ed a seguire a sx si guadagna la comoda ed esposta sosta.

    L4 = VI, 15m. Su per la placca fessurata fino a che non è sbarrata da un tetto che si aggira dal basso in fessura ed esposto traverso verso sx, fino alla sosta.

    L5 = V+, 15m. Si sale leggermente ed appena possibile si traversa decisamente a dx abbassandosi leggermente in grande esposizione e poi si rimonta una placca povera di appigli fino alla sosta. Tiro più esposto che difficile.

    L6 = IV+, III 25m. Si sale e si traversa verso dx ignorando gli spit che vincono gli strapiombi (via Una Razza una Faccia), fino a giungere nel fondo di un diedro canale un pò sporco che risalendolo ci porta in sommità alla fine della via. Tiro poco protetto e con scaglie instabili.

    Relazione:

    Difficoltà: VI+ (VI obbl.)
    Proteggibilità: R2, R3
    Impegno: II
    Sviluppo: 90 m
    Tiri: 6
    Attrezzatura: NDA,  12 rinvii + friend e nuts
    Esposizione: E
    Tipo di roccia: calcare
    Periodo consigliato: primavera ed autunno
    Tempo salita: circa 3h
    Bellezza: ****
    Apritori:
    Riferimenti bibliografici: Arrampicare in Val d’Adige – Monte Cimo
    Tra il lago e il fiume, 2007 | Coltri S., Vidali B.,
    Monte Baldo Rock | Cristiano Pastorello, Eugenio Cipriani – Vers SUD 2014
    Cartografia: Kompass, foglio 102, Lago di Garda – Monte Baldo, scala 1:50.000

    Compagni:

    Gabriele Bedogni


    Schizzi vie:

     


    Discesa:

    • Prendere il sentiero poco evidente che solca a mezza costa tutta la parte sommitale e con direzione S-N conduce in falso piano al sentiero principale. Si raccorda al sentiero delle Pale Mediane qui.
    • doppie consigliabili solo dalla sosta sotto l’ultimo tiro prima di arrivare al bosco sommitale

    GPS:


    Visualizza mappa ingrandita
     


    Note:

    • Come tutte le vie “storiche” di Ceraino occorre prendere i gradi e spittature con le pinze. Avere chiaro e saldo l’obbligatorio e dare mezzo grado in sù alle valutazioni, se si passa qua poi altrove sarà più facile.

    Bibliografia:


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