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Spirito Baldense

settore “Spalti di Pratovecchio”, Tof Malignos 1320m

Valle dei Molini nel Monte Baldo

Avio  (TN) – Italy

Un aspetto sicuramente unico e positivo dell’andar per monti è rappresentato dall’incontro casuale e fortuito con persone diverse, spesso pure molto.

La curiosità è intrinseca nell’uomo e gli alpinisti solitamente ne hanno una innata per la natura, visceralmente forte tanto che li porta a sentirsi in disagio più quando si è in mezzo alla folla piuttosto che nella solitudine di una parete.

Dicendola tutta: spesse volte si scappa letteralmente dalla città e dagli altri per rinchiudersi in qualche angoletto poco antropizzato e godendo le poche ore di questa solitudine in un clima di intimità con gli altri componenti della cordata.

Il processo è effimero tanto quanto la sua durata. Sono ben pochi quelli che resisterebbero in completo isolamento, anche se non soli. Io sono uno di quelli che non ce la farebbe. Avrei bisogno di un contatto umano, di percepire altra vita intorno.

Sono grato all’alpinismo anche per questo. Mette a nudo, presto e bene i limiti.

Gli sono grato perché mi ha regalato alcuni piacevoli incontri, alcuni dei quali mi hanno germinato dentro, mentre altri solo permesso di conoscere qualcosa di “diverso”, di cui non paventavo l’esistenza prima.

Questo è stato uno di questi incontri. Ritentare la ripetizione di una “vietta sportiva” dopo giusto un anno e trovarsi a non pensare più al grado, all’ingaggio, alla qualità della roccia ma solo al piacere della cordata e piacere degli incontri che questa ha avuto, anche solo appena usciti dalla principale strada asfaltata.

La Contrada Piagù ci si presenta così, due minute facce strinate dal sole che si infilano tra i legni di una staccionata ancora traballante per il colpo d’ariete subito dalla ruota delle loro due piccole biciclette. Subito dopo esce un adulto ma non per rimproverarci della visita troppo mattutina o dello sconfino di proprietà, ma solo per indicarci il percorso migliore per quello che neppure lui sapeva essere una “via di arrampicata”.

Ci stringe la mano, si ferma di lavorare, si intuisce che per loro è importante e metodico quel lavoro del sabato ma accogliere qualcuno lo è di più.

Promesse di una tazza di caffè offerta a pranzo, ma non conosce la nostra lentezza.

Si torna per merenda, ad inizio marzo non manca molto al tramonto e mentre ci aprono le porte del loro soggiorno per farci accomodare alla loro tavola, la stanza si riempie di visi sorridenti, grosse mani segnate dalla giornata e piccoli occhi vispi che arrivano a malapena al bancone di legno ma che brancano sicuri alcuni brandelli di formaggio scampati a quello che ci hanno appena offerto. Ora alcuni adolescenti rincasano, entrano disordinati ma cortesi chiedono chi noi siamo e cosa abbiamo “fatto”, poi subito dopo si preparano che altro devono fare, la giornata ha un fine profondo ma non gli è finita.

Mi pervade un senso di pace e tranquillità in quell’ordinato caos lento. Bevo il caffè e vedo che anche le facce dei miei compagni si sono distese ancora più.

Mi sento però anche superficiale. Tutto il giorno ad impegnare energie, tempo e risorse a salire 150m di roccia per poi appena sopra cercare il modo più veloce per scenderli.

Il paragone con la loro di giornata non tiene.

Non potrebbe tenere.

Non terrà mai.

Ringrazio però un po’ l’alpinismo, sarà pure la “ricerca spasmodica dell’inutile” ma alcune volte regala questi incontri e queste giornate.

 

Contrada Piagù:

L’associazione Aria Nuova Onlus fa parte della rete “Operazione Mato Grosso”, che svolge numerose iniziative completamente gratuite coinvolgendo in particolare ragazzi e giovani dai 16 ai 30 anni per raccogliere fondi con cui sostenere le proprie numerose missioni in America Latina.

L’OMG promuove l’idea che per mezzo del lavoro, i ragazzi possono intraprendere una strada che porta loro a scoprire dei valori giudicati importanti:

  • la fatica;
  • il “dare via” gratis;
  • la coerenza tra le parole e la vita;
  • lo spirito di gruppo;
  • l’attenzione ai problemi altrui;
  • il tentativo di imparare a volere bene alle persone;
  • la capillarità tra i gruppi
  • fare bene le cose

 

Spirito Baldense, la nuova via di Beppe Vidali, una linea logica che Beppe aveva individuato da anni con e sue ricerche certosine in luoghi nascosti e parzialmente selvaggi.
Una fessura perfetta dalla base fin sotto un tetto che ne sbarra l’uscita, poi devia a sinistra e esce su un pilastro con difficolta minori. Beppe inizia la via nell’autunno 2014 con Sebastiano Munari e Diego Perotti, ma arrivati a quello che sarà il terzo tiro vengono respinti da una larga fessura la quale richiede friends di grosse dimensioni ….
Amareggiato e deluso, rientra.
Io e Sergio, al suo compleanno, pensiamo cosi di regalargli i friend n° 6 indispensabile per proseguire la via. Felice come un bambino mi chiede se vado con lui a proseguire ‘apertura, porto con me anche i miei friends grandi che avevo acquistato precedentemente per altri miei sogni, cosi riesce a completare i terzo e quarto tiro, rimane pero l’incognita del tiro del tetto. Ecco che cosi chiede appoggio a Sergio che con la sua esperienza di aperture, riesce a risolvere i tiro ostico della via.
La salita è risolta, rimane solo un tiro faci e ma sporco per uscire dalla parete, ma le giornate sono corte e non c’è tempo. Ritorniamo successivamente, calandoci pero dall’alto per ripulire bene il tiro.
Nella via sono stati trovati dei vecchi chiodi di precedenti tentativi, e stata fatta una ricerca per dare un nome a chi aveva fatto il tentativo ma senza risultato.
La via e stata attrezzata a fix del 10 comprese le soste, per renderla sicura, certi passaggi sono pero obbligati e comunque la via rimane di stampo alpinistico.

Giuliana Steccanella

da Arrampicare in Val d’Adige, 56 vie Moderne, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella, 2018

 


Apritori:

Beppe Vidali, Diego Perotti e Sebastiano Munari, autunno 2014

Beppe Vidali, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella, 20/04/2015


Descrizione:

Una via logica, già notata da alpinisti di Avio ma presa in mano da Beppe Vidali ed in seguito completata con l’aiuto di Sergio Coltri. Roccia ottima, difficoltà sportive, non eccessive ma sostenute in una zona selvaggia ed allo stesso tempo abbastanza comoda per esser ripetuta in giornate corte, come lo sono nelle mezze stagioni.

Attrezzatura sportiva in ambiente alpinistico, un mix difficilmente trascurabile da ogni arrampicatore. Gli apritori poi sono una garanzia.


Accesso:

Da SUD: Casello Ala-Avio, per SP 208 via Valle dei Molini con indicazioni Monte Baldo, San Valentino. Si sale per 10 km circa prendendo rapidamente quota. Si parcheggia in corrispondenza di un comodo ed ampio spiazzo a sx (link al P)  

Siamo già in vista dell’evidente diedro fessura che è esattamente a N poche centinaia di metri in linea d’aria.


Attacco:

Si prende appena più ed E il sentiero con segnaletica “Contrada Piagù” , si perviene in breve alla bellissima contrada animata e gestita dalla associazione Mato Grosso. Si lasciano le costruzioni sulla sx e si sale sempre verso E fino ad incrociare un sentiero che parte in corrispondenza di una condotta. Per comodo sentiero segnato si sale a sx direzione W ed indicazioni Madonnina, fino a che ad un bivio con palina rossa ove si abbandona il sentiero per seguire flebili tracce a sx.

Il sentiero dapprima segnato con qualche ometto si perde presto nella vegetazione, occorre quindi seguire con intuito traversando decisamente direzione W senza prendere troppa quota. Giunti in prossimità di un ampio canale ghiaioso (ometto alla base di una pianta) la parete e via ormai sono vicine. Attraversarlo e poi su percorso non obbligato arrivare alla esposta ma comoda cengia con a dx una caratteristica onda di calcare arancione.

Qui attacca la via, spit con cordone. 40/50 min dal P.


Foto con tracciati:

Schizzo via:

su gentile concessione di Beppe Vidali

Relazione salita:

tiro m difficoltà descrizione
L1 25 4c, 6a partenza a sx di un fix con cordone in mezzo a vegetazione e terreno smosso. Poi bella placca compatta. Sosta su comodo terrazzino intagliato.
L2 20 5c A sx verso l’evidente diedro fessura che caratterizza la via, poco dopo si passa una fastidiosa pianta e poi sosta appesi prima che le difficoltà aumentino visivamente.
L3 25 6b+ Su per lama strapiombante che incide a fessura tutto il diedro. Un po’ in dulfer ed un po’ in sostituzione si sale con splendida atletica arrampicata. Tiro bellissimo che vale la via. Sosta appesi.
L4 25 6a Ancora per bella placca a gocce e concrezioni alla dx del diedro. Sosta appesi.
L5 30 6b Appena a dx della sosta per placca, oppure dentro alla fessura in camino si guadagnano alcuni metri fino a vincere un leggero strapiombo. Ora traverso delicato a sx su placca lichenosa fino ad un bombè da vincere con decisione e coraggio. Sosta comoda ma ventosa in spigolo su zolle d’erba e terreno smosso. Tiro chiave per continuità e protezioni.
L6 25 5c Leggermente a dx in placca e poi seguendo filo dello spigolo sul suo margine sx, difficoltà calate ma non finite. Soprattutto per via di qualche passo su erba che adduve alla comoda sosta finale su terrazzino.
sviluppo 150 m
gradazione 6b+ (6a+ obbl.), S2, III

Discesa:

  • Non salire l’invitante placca ma traversare a sx per terreno esposto, poi scendere pochi metri fino a guadagnare l’impluvio boschivo. Salire senza percorso obbligato fino ad un bel pianoro sommitale. Stare ancora alti e traversare a dx viso monte per leggera traccia tra fogliame nel bosco (! esposta e malsicura) fino a pervenire in una spianata alla sommità di alcuni canali. Prendere quello a N che è il più ampio ed evidente e che su terreno viscido e pieno di fogliame permette di abbassarsi velocemente (passi di II). Giunti nei pressi del canalone ghiaioso lo si scende brevemente fino a ritrovare la traccia di sentiero dell’andata (lasciato ometto sulla sx alla base di una pianta)
  • Doppie sulla via possibili ma sconsigliate per i traversi e soprattutto per la vegetazione.

GPS:


Compagni:

Claudio Bassoli, Ivan de Iesu


Note personali:

  • Via sportiva ma con un deciso sapore di “ambiente”.
  • Portarsi un tronchesi leggero per decespugliare L1, L2 e parte dell’avvicinamento e discesa, potrebbe rivelarsi la “protezione veloce” più azzeccata della giornata.
  • Fermatevi al ritorno alla contrada Piagù per prendere qualche loro prodotto e soprattutto per farvi invadere dalla loro ospitalità e visione della vita.
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    1000m Appennino climbing Pietra Bismantova Racconti di Montagna relazioni rock climbing rope solo via sportiva

    Nino Marchi

    Pietra di Bismantova 1047 m

    Castelnovo Ne’ Monti (RE)

    Apritori : M.Vigo, A.Pandolfo in artificiale il 15 maggio 1971


    Per la mia quarta via in solitaria scelgo come sempre il terreno di gioco ormai casalingo della Pietra di Bismantova, alzo però un pelo l’asticella imponendomi 3 cose:

    • Salire un itinerario con dei tiri ancora sconosciuti,
    • Affrontare possibilmente almeno un tiro in notturna,
    • Usare le staffe solo per la risalita e non in artificiale, cercando di evitare pure tutti gli A0.

    Primo tentativo andato fallito appena sotto al passo chiave, ritento con più calma interiore ed una colonna musicale che mi rammenta quanto tempo è passato dai miei vent’anni, ma anche che musica usciva ed arrivava in top ten.
    E’ stato un sottile piacere salire piano piano, prima in compagnia di Carlo Alberto Montorsi e Vera che accanto a me liberavano ben più svelti ed aggraziati. Poi solo.

    Come ricercato.

    Come voluto.
    Il solo secondo tiro mi ha impegnato per due ore e mezza e ben in profondità, ogni protezione è stata per me ed il mio imbrago un sollievo ma ancora oggi mi batte il cuore a ripensare alla risalita della corda nel vuoto, quando occorre chiudere gli occhi per non farsi cogliere dal turbinio e spaesamento.
    Ritrovare la propria maglia rapida appesa alla protezione la volta prima e recuperarla, è stata la ciliegina di questo altro capitolo di cura psicoanalitica.
    Perchè di vero e proprio lettino si può parlare quando si è soli con le proprie paure e limiti.

    Occorre ascoltarsi ed evitare di scaricare le colpe su altri.
    Perchè è in noi che aleggiano i demoni, risiedono i problemi ed in noi dobbiamo trovare la forza di affrontarli, serenamente, iniziando dal fatto di accettarli.

    Grazie Pietra
    Grazie Nirvana


    Accesso:

    In prossimità del centro di Castelnovo Ne’ Monti seguire le indicazioni per Pietra di Bismantova fino a raggiungere il parcheggio di Piazzale Dante (link).


    Avvicinamento:

    Da Piazzale Dante salire la scalinata verso l’eremo e poi passare sotto a questo seguendo il sentiero per la “ferrata” (CAI 699A) verso N. Dopo poche centinaia di metri, tralasciati i sentieri che salgono all’Anfiteatro ma prima di raggiungere il Pilone Giallo si sale a sx su evidenti tracce in direzione di una caratteristica torre gialla “il Banana”. Appena a dx di questa in alto ove la placca si appoggia su una comoda cengia detritica si è già in vista dell’attacco e del caratteristico diedro e fessura del primo tiro. Attacco tutto in alto in placca sotto ad una fessura con tetto. Volendo dare un pò più di sviluppo e raddrizzando la linea si può partire pure su uno dei numerosi monotiri in placca tipo Bea to Giampa, Il Quinto, Lo Svicolone, Minnie.


    Scheda salita:

    Zona Montuosa: Appennino Tosco Emiliano.
    Località di partenza: Pietra di Bismantova – Castelnovo Ne’ Monti (RE) 1047m slm
    Tempo di salita: 10’ per l’attacco, 4h30′ la via (in solitaria)
    Tempo di rientro: 20’
    Sentieri utilizzati: sentiero 699A per la sommità; discesa dal lato SO della sommità tramite il sentiero (alpinistico) tracciato a bolli blu.
    Difficoltà: 6b (6a+ obb.), II
    Proteggibilità: RS2
    Sviluppo / Tiri: 125m, 4L
    Possibilità di proteggersi: Ottima ma distanziata chiodatura a resinati per lo più. Utili qualche protezioni veloce e cordino soprattutto per il tratto finale.
    Materiale necessario: Normale da arrampicata sportiva su vie di più tiri. 14 rinvii. 2 mezze consigliate oppure intera da 80m.
    Caratteristiche salita/roccia: Arrampicata tecnica in lama e poi diedro strapiombante di 8/10m. Via atletica ma pure tecnica  / Arenaria.
    Pericoli oggettivi: Normali da arrampicata sportiva. Roccia pulita dalle ripetizioni. L3 ed L4 delicati.
    Esposizione: EST
    Periodo consigliato: Tutto l’anno. Vista l’esposizione e la bassa quota la zona potrebbe essere molto calda nei mesi estivi.
    Condizioni meteo: Temperatura calda ma bilanciata da vento.
    Ripetizione del: 27/06/2015: rope solo

    06/06/2015: tentativo rope solo

    GPS Parcheggio: 44.417411 N, 10.411794 E
    Giudizio: ****

    Schizzo:


    Descrizione via:

    L1 40m

    5c

    Tiro bellissimo, si parte tutto a sx del settore su una placca appoggiata in comune con la via dei Bolognesi e Merenque, si sale traversando verso destra fin sotto l’evidente lama gialla (allungare protezioni). Ora risalire la lama con incastri e Dulfer più tecnici che fisici, 10m sotto il balcone della sosta passo delicato dato dalla roccia ormai lisciata dalle ripetizioni. Ignorare la prima sosta utile per la moulinette e portarsi sotto all’ormai evidente diedro, sosta su spit-fix.
    L2 35m

    6b (6a+)

    Tiro caratterizzato da continuità in strapiombo, alla fine della lunghezza sarete ben oltre la verticale del terrazzo da cui partite. Risalire faticosamente il diedro via via più difficile e strapiombante fino sotto ad un evidente piccolo tetto. Non lasciarsi intimorire e vincerlo con movimenti decisi ed atletici, sopra più facilmente una rampa a destra conduce alla sosta su spit-fix. (dopo recenti piovute il chiave potrebbe essere bagnato, si vede bene già all’attacco) Sosta su 2 resinati
    L3 25m

    5b

    Risalire la placca a sx sfruttando una esile e sporca cengia, vincere uno strapiombetto che poi porta ad una zona di sosta su albero e spit ove viene evidente che la via traversa poi a destra.
    L4 25m

    IV, III

    Salire l’ormai evidente diedro canale alla destra che con difficoltà decrescenti porta in sommità. Sosta su alberi oppure più in alto su resinati. Tiro da integrare con cordini e/o protezioni veloci.

    Discesa:

    • Seguire a sinistra il sentiero che costeggia la sommità (in direzione W) fino all’imbocco del sentiero alpinistico tracciato a bolli blu. All’incrocio col sentiero 697 proseguire (direzione E) verso il Rifugio della Pietra e alla scalinata che riporta a Piazzale Dante.
    • Discesa in doppia possibile fino ad S2 ma sconsigliata per la frequentazione dei settori sottostanti.

    Note:

    • Il primo tiro penso sia il più bel 5c della Pietra, il secondo è pure meglio quindi via da non mancare per un estimatore dell’arenaria appenninica !
    • Spesso dopo recenti precipitazioni il secondo tiro percola sul passo chiave.

    Bibliografia:


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    cresta Kuffner

    anche detta “cresta della Tour Ronde”

    Mont Maudit 4468m

    Monte Bianco – Alta Savoia (IT-FR)

    I cartografi possono ben tracciare confini lungo le dorsali montuose, stabilire che un versante appartiene a una nazione e un versante a un’altra.
    L’alpinista che le scala dai due lati dimostra che una montagna unisce e non separa.
    Lassù calpesta il confine inventato e lo cancella.

    Erri De Luca, Il più e il meno, Feltrinelli, Milano 2015

    Non esiste una vera e propria data spartiacque ma è innegabile che da un certo momento in poi alcuni uomini e donne, abitanti delle basse terre, hanno guardato in su con occhi diversi.

    I picchi più alti, almeno in Europa, erano stati tutti praticamente già saliti e lo stile era perlopiù quello imperialista e colonialista: l’uomo si avvicinava a terre sconosciute prima col solito pretesto di conquista e dopo di supremazia, dominio con l’immancabile arroganza di sfruttamento.

    Era nato l’Alpinismo ma con queste premesse, del tutto classiche e ricorrenti nella storia dell’uomo, penso che quasi nessuno ne potesse auspicare la longevità e soprattutto prevedere gli sviluppi.

    Fu proprio allora, verso la fine del diciannovesimo secolo che i nostri bisnonni alzarono lo sguardo a quelle guglie, pinnacoli e cupole ghiacciate e ne intravidero una seconda anima, una nuova funzione.
    Le pareti acquisirono dignità propria, il fine era sempre quello di raggiungere il punto più alto, ma ora lo si faceva per versanti diversi, con diversi avvicinamenti e soprattutto una diversa mentalità.

    L’uomo si era scoperto anche in questa disciplina romanticamente legato ad una ricerca “del bello”, ad innalzare l’estetica a funzione etica.

    Non bastava più salire ma era divenuto importante per “dove” e “come” farlo.

    Un chiaro esempio lo si ebbe giusto qualche lustro prima della fine del secolo.
    Era il 1865 ed un gruppo di quattro alpinisti della Alpine Club inglese insieme a due delle più forti guide del momento, i cugini Anderegg, realizzarono tramite lo Sperone della Brenva la prima traversata dall’italiano ghiacciaio della Brenva, sbucando all’ominimo Col e poi giù in Francia, per le Corridor ed i Rochers Rouges Inferiori.
    Chiunque capiti da quelle parti, ma anche solo dalla val Veny vede bene che il Bianco, in quel versante, poggia con insistente violenza su un bacino tormentato di ghiaccio facendolo esplodere sotto e stando in piedi solo perché sorretto da mille pilastri e lame granitiche che, puntellando il gigante, ne sostengono la ciclopica mole.

    È una visione che toglie il fiato tanto è possente e tangibile la presenza della natura in quei contrasti, scenari che annichiliscono l’uomo ma al contempo lo attraggono magneticamente.

    Su di lì passa lo Sperone della Brenva che a ben guardare è come prua in mezzo ai ghiacci. Li frange e divide mettendosi a nudo come la linea più logica e naturale, per pensare di poter salire in quel dedalo di feroce bellezza.
    Salita che fu affrontata dai primi salitori gradinando per centinaia di metri con energiche ed interminabili sciabolate di piccozza sul ghiaccio a 60°, tra seracchi e crolli che qui trasmettono le sensazioni di terremoti.
    Questa impresa passò in secondo piano solo per la salita del Cervino il giorno prima e dall’enorme eco mediatico che ebbero le quattro conseguenti morti.

    Ecco è da scelte come questa che mi piace pensare sia nato il vero germe dell’Alpinismo.

    Persone che guardano le cose con occhi diversi e ne trovano un nuovo lato estetico, di sfida con sé stessi prima che con altri.

    Dovevano pensarla così anche Burgener e Moritz v. Kuffner che qualche anno dopo, nel 1887, hanno guardato da Courmayeur la cima del Bianco, che allora doveva apparire più alta e pericolosa dell’Everest oggi, ed hanno tracciato nei loro occhi e desideri quella che sarebbe divenuta una delle più estetiche creste del monte Bianco e non solo.

    Armati di scarpe di pelle senza suola in gomma ne ramponi, con un rudimentale bastone con arpione in capo chiamato alpenstock (l’antenato delle nostre iper-tecniche piccozze) e soprattutto senza nessun mezzo di assicurazione intermedia ma solo una corda di canapa, che spesso veniva usata dalla guida solo per “sollevare di peso” il cliente; ecco con questa attrezzatura insieme a J.Furrer ed un portatore si infilarono anche loro su per la Brenva.

    Allora le propaggini del ghiacciaio dovevano spingersi fino all’inizio della val Veny ad Entrèves, dove la Dora prende vita non lontano dagli attuali impianti di risalita ma, alla fine di quel secolo, la salita era ancora tutta da farsi a piedi e senza sconti.

    Pensare che quattro persone partirono così, senza indicazione alcuna se non la certezza del punto di arrivo ma con nessuna esperienza e notizia sul percorso da farsi, ha tutti i crismi dell’esplorazione di terre vergini in continenti inesplorati.

    I nostri protagonisti salgono per i margini orientali del ghiacciaio fino a portarsi su un isolotto roccioso a sud della Tour Ronde. Lì bivaccano il primo giorno vicino a quello che poi diverrà il bivacco fisso della Brenva a circa 3060m. Il seguente ridiscesero sul ghiacciaio e risalirono tra crepacci fino ad individuare un canale di fuga per sbucare quasi sullo spartiacque, vicino alla Calotte de la Brenva. Lì aggirarono “una alta torre di roccia” (probabilmente il Dente sud-est della Fourche) e bivaccarono in piena cresta nei pressi di quello che ora è l’Alberico e Borgna, lasciando con lungimiranza ai posteri in eredità due tra i più iconici bivacchi del gruppo.

    Ma fu il giorno seguente che il gruppo disegnò quello che a tutti gli effetti può essere ricordato ed annoverato come un capolavoro di eleganza, intuito e determinazione.

    Salirono completamente la cresta a precipizio che dopo ottocento metri di caduta collega il dente in alto: il mont Maudit, con la piramide in basso: la tour Ronde.

    Non paghi di ciò in cima al Maudit alle tre e mezza del pomeriggio, ridiscesero al col della Brenva e risalirono fino a quel puntino che si erano dati come meta finale: il monte Bianco che, da dove lo vedevano loro a Courmayeur, distava solo: tremilacinquecento metri di dislivello, un secolo di esplorazione e la riscrittura dei paradigmi dell’Alpinismo vivi fino ad allora.

    Non sono forse questi quei “piccoli passi per un uomo, ma un grande passo per l’umanità” che rendono l’esplorazione ai limiti dello scibile umano una delle più meritevoli e palpitanti ragioni d’essere della civiltà umana?

    Io penso di sì.


    Descrizione sintetica:

    Si sviluppa lungo la cresta di frontiera lunga 1800 metri ed ancora oggi costituisce l’itinerario logico e naturale che collega la tour Ronde con il Maudit e Tacul.
    La cordata dei primi salitori, condotta da Alexander Burgener, partì da Courmayeur e risalì il fianco orientale del Ghiacciaio della Brenva, toccò l’isolotto dove si trova attualmente il Bivacco della Fourche e seguì la cresta dalla Calotte de la Brenva al Col de la Fourche.
    Dopo il Mont Maudit raggiunsero la vetta del Monte Bianco con una salita quindi di almeno 3700m di dislivello.
    Oggi grazie agli impianti ed al rifugio Torino è richiesto molto meno sforzo ed abilità agli alpinisti.

    Apritori:

    Prima salita del 2-3-4 luglio 1887 – Moritz von Kuffner, Alexander Burgener (guida), Josef Furrer e un portatore che arrivarono fino in cima al Bianco.

    Alexander Burgener (clicca sulla foto per approfondire)
    Moriz von Kuffner

    Scheda sintetica salita:

    Zona MontuosaMonte Bianco
    SottogruppoMonte Bianco
    SettoreAlpi Graie
    StatoITALIA-Francia
    Località di PartenzaLa Palud (AO)
    Parcheggiofunivie Sky Way monte Bianco – La Palud (AO)
    Sentierisolitamente traccia dal rif. Torino al Cosmique ma in caso di meteo avverso o recenti nevicate difficoltà di orientamento e crepi sia sul ghiacciaio del Gigante che sul cirque Maudit
    Punti d’appoggiorif. Torino 3375 m – biv. La Fourche 3675m
    Dislivello avvicinamento [m]600 m circa
    Dislivello itinerario [m]800 m circa
    Sviluppo itinerario [m]4km x attacco + 1500 m cresta + 5km Cosmique.
    Tot 17km (andata e ritorno dal rif.Torino)
    Quota attacco [m]3700 m circa
    Quota arrivo [m]4465 m
    Cartografia utilizzataMonte Bianco IGN 1 : 25000
    Tipologia itinerarioCresta alpina di neve e misto in alta quota
    Difficoltà su rocciaM3, breve passaggio di “IV classico del Bianco”
    Grado su ghiaccio55°/60°
    ProteggibilitàR3
    ImpegnoIV
    Difficoltà globaleD
    Pericolo slavineMarcato in caso di neve recente.
    MaterialeNDA, 1 piccozza classica, 2 viti ghiaccio corte, qualche nuts, friends #0.5-1-2, cordini
    Esposizione prevalenteE, SE, N
    Discesaper la normale al m.Maudit e m.Blanc du Tacul
    Data gita10, 11, 12 agosto 2011
    Tempo impiegato avvicinamento4.5 h (2.5h per l’accesso al canale + 2 h di canale e ricerca del posto da bivacco di fortuna)
    Tempo impiegato salita9.5 h (cordata da tre)
    Tempo impiegato discesa3h al ref. Cosmique + 3h dal Cosmique al rif.Torino
    CompagniChristian Farioli – Paolo Dante Gatti
    Giudizio9,5
    ConsigliataSi. Una delle più belle e classiche creste sul Bianco e di tutte le Alpi.

    Accesso:

    Pervenire a Courmayeur e poi direzione Monte Bianco Skyway. Parcheggiare e prendere la funivia per Punta Helbronner/rifugio Torino.
    Giunti a punta Helbronner scendere con ascensore e percorre la comoda galleria che deposita comodamente (rispetto le vecchie scalinate) alle porte del rifugio Torino 3338m.


    Avvicinamento:

    Dal rifugio si accede in direzione N per il ghiacciaio del Gigante sulla traccia che conduce al rif. Cosmique (usuale ritorno). Si passa il Col des Flambeaux 3407 m e da qui su percorso crepacciato si scende piegando a SX e passando sotto la parete Nord della Tour Ronde.
    Si prosegue praticamente in falsopiano puntando in direzione del Grand Capucin e della ormai evidente cresta che collega la Tour Ronde al caratteristico dente della vetta del m.Maudit: la cresta Kuffner per l’appunto.
    Si aprono due possibilità:


    1) Se si vuole bivaccare all’Alberigo e Borgna 3675m (col de la Fourche)


    Puntare alla cresta dove si individua il secondo evidente canale dei tre visibili che porta su pendenze costanti tra i 50-55° al Colle de la Fourche (m.3684) ove poco oltre è situato il bivacco Alberigo e Borgna nel versante italiano, sul ghiacciaio della Brenva.
    In tarda stagione questo canale risulta spesso in delicate condizioni di ghiaccio, sfasciumi e con terminale aperta.
    Attenzione ad essere mattinieri siccome il bivacco ospita 15 persone e spesso risulta sovraffollato siccome serve anche molti itinerari sulla Brenva.
    Tempo: 2h30/3h00 dal rifugio Torino

    2) Se si vuole accedere direttamente alla cresta Kuffner (soluzione da noi preferita, con un bivacco in parete però)


    Puntare alla cresta in direzione NW risalendo verso gli impressionanti seracchi del col.Maudit.
    Si individua il più ampio dei canali e l’ultimo che collega, prima dei pilastri rocciosi, il sovrastante crinale orizzontale al plateau sottostante, con una ininterrotta lingua di neve. Attenzione all’accesso: anche se pianeggiante è cosparso di importanti crepacci.
    Passata la terminale risalire il couloir su pendenze costanti sui 50° proteggendosi a volte sulle rocce di DX o mediante viti

    Dentro al canale con pendenze costanti sui 50°

    fino a sbucare sulla orizzontale cresta a 3740 m.
    Questo canale di 180 m a 50°, rappresenta la variante d’attacco diretta dal rif.Torino ed è utile e vantaggiosa in caso di stagione avanzata o bivacco sovraffollato.
    Prima salita da R.L.G. Irving, G.L. Mallory, H.E.G. Tyndale il 18 agosto 1911
    Tempo: 3h/4h dal rifugio Torino

    Relazione salita:

    Dal biv. della Fourche (Alberico e Borgna, 3675 m) si segue la affilata cresta orizzontale su terreno misto ed esposto, aggirando a destra un gendarme fino a trovarsi sopra un pendio nevoso che scivolando a destra termina al cirque Maudit.
    Questo è il

    fine del canale di accesso diretto dal rif.Torino in prossimità della congiunzione con la cresta che porta al bivacco della Fourche

    canale di accesso diretto dal rif.Torino (avvicinamento 2)
    Poco dopo la cresta inizia a salire.
    Tempo: 30-40 minuti saremo sui 3740 m

    Prima parte della cresta (dall’accesso diretto alla punta dell’Androsace)

    Giunti a 3740m circa, dove il canalone di accesso diretto si congiunge con la cresta che parte dal col de la Fourche la cresta inizia a prendere quota per terreno misto

    I primi tratti di misto sulla Kuffner

    fin contro un primo grande risalto che si supera sul versante est (Francia).
    Si prosegue in parete, salendo verso sinistra sul fondo innevato di un largo canale roccioso.
    Si riprende la cresta dove ridiventa nevosa portandosi sull’altro versante W (Brenva) fin sopra il primo risalto.
    Presto la cresta diviene ancora più sottile e aerea fino ad una spalla nevosa, simile ad una onda ghiacciata (orlate cornici sul lato E) che è un simbolo iconografico e fotogenico della Kuffner

    Sull’onda ghiacciata prima dell’Androsace, il versante Brenva toglie il fiato.

    Percorrendola si giunge ai piedi della rocciosa Pointe de l’Androsace a 4107 m.

    sulla gengiva dell’Androsace


    Questa aguzza punta strapiombante di solito si aggira per la gengiva, scendendo qualche metro a sinistra (vers. Brenva) con un traverso di misto su lastre sfaldate esposto ma proteggibile su spuntoni.
    Risalire poi con andamento diagonale da destra a sinistra (faccia monte) un canalino di misto ( terreno instabile con poca neve ).

    Aggirando in basso l’Androsace

    Dopo 15-20m ed un tecnico passo in fessura (pass. IV, 1 ch) si giunge sulla crestina nevosa oltre la punta a N, ma ancora alti.
    Qui su un blocco si trovano cordini per una breve doppia di 5m o per assicurarsi disarrampicando (II esposto).

    Sui blocchi della breve doppia dopo la gengiva.


    Si approda così ad una piccola sella, preludio della

    Seconda parte della cresta che ci porterà fin sulla spalla del Maudit


    Ripresa la cresta si raggiunge per terreno misto la spalletta nevosa a 4240 m dove si unisce con la cresta che sale dal Col Maudit 4030 m (possibile primo punto di discesa).
    Si prosegue verso W sempre su misto esposto (passi di II, III) e tramite un sistema di diedri paralleli ed una affilata crestina finale fino alla

    misto esposto

    aerea spalla del Maudit a NE 4345 m.


    Qui inizia la terza parte (dalla spalla alla cima DEL MAUDIT)


    Alcune cordate preferiscono da qui scendere ma se non avete buoni motivi il consiglio è proseguire fino in cima al Maudit.
    L’itinerario qui cambia versante approdando a quello N e ridiviene completamente nevosa

    cresta sommitale dalla spalla a 4345m in vista della cima e del Col du mont Maudit dove passa la normale.

    Stare bassi sulle estetiche ma prominenti cornici e salire il pendio N che porta proprio sotto la rocciosa ed aguzza torre sommitale.
    Questa si aggira a destra (W) stando in piena parete N e salendo appena possibile alla gengiva nevosa nel tratto più alto e proficuo.
    Ora solo la breve cresta W di pochi metri vi separa dalla vetta.

    Mont Maudit

    Tempi:

    ore 6-8 dal bivacco della Fourche
    ore 8.30-11 dal rif. Torino


    Foto tracciato:

    foto presa dalla Arête du Diable

    Schizzo via:

    Relazione completa:

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    Discesa:

    1) Dalla spalla del Maudit 4345 m


    Dalla spalla del Maudit, alla fine delle difficoltà, si esce sulla cresta nevosa che porta ad W verso la cima del m.Maudit.
    Questo è un buon punto in caso di ritirata siccome è possibile scendere percorrendo la cresta che collega al col Maudit (45°, tratti di misto) e da lì facilmente ricongiungersi alla traccia per il m. Blanc du Tacul e quindi intercettare la normale che scende al ref. Cosmique. Tot 2-2.5h
    Oppure se si conosce l’ubicazione usare le doppie attrezzate (informarsi sullo stato) della goulotte Filo d’Arianna per approdare direttamente alla combe Maudit e quindi velocemente al ghiacciaio del Gigante.

    2) Dalla cima del Maudit è possibile:
    A) Scendere per la “normale dei 3 monti” al monte Bianco

    Le cordate solitamente utilizzano questa “normale” dapprima scendendo verso Ovest direzione col de la Brenva e poi deviando appena possibile a N, N-E ad intercettare la buona traccia.

    nei pressi del Col de La Brenva intercettando la traccia che sale al monte Bianco


    Da qui si perviene al col du mont Maudit (4365 m) e si discende il ripido canale con crepaccia terminale, che porta sotto alla spalla NE del Maudit (in stagione possibili doppie attrezzate dalle rocce e/o su fittoni).

    nei pressi del col Maudit 4029 m, la parete N del Maudit e la traccia della “normale ai 3 Monti” è evidente


    Da qui in falsopiano fin al col Maudit (4035 m) e poi breve risalita per scavallare il crinale che spalanca la vista al versante Nord del mont blanc du Tacul ed alla sottostante

    Aiguille du Midi, sotto il ref. Cosmique e aiguille Verte sulla destra.

    Aiguille du Midi (3842 m) e ref. Cosmique (3613 m).
    Tra un dedalo di crepacci e seracchi si perviene alla base del Triangle du Tacul nei pressi del col du Midi (3532 m).

    Qui si aprono altre due possibilità:

    • Si pernotta al ref. Cosmique (prenotare).
      Con lungo movimento antiorario si risale al ref. du Cosmique (3613 m) si pernotta ed il giorno seguente si ritorna al rif. Torino (vedi sotto), alla luce del sole sul magnifico ghiacciaio del Gigante con panorami mozzafiato e senza l’assillo di perdere la funivia. (consigliato e soluzione da noi adottata).
      Tempi: Dal m.Maudit al ref.Cosmique in circa 2-3h (variabili da affollamento, doppie e stanchezza)
    • Si scende al rif. Torino (prenotare l’eventuale pernotto ed avvisare se si fa tardi)
      Si intercetta la traccia che in stagione è presente dal Cosmique al Torino e che passa più o meno vicino al col du Gros Rognon (3415 m pilone dell’ovovia). Attenzione a non aver fretta e tagliare siccome il pianoro è altamente crepacciato.
      Da lì scendere dolcemente e passare in rassegna il Pillier Cecchinel, la Modica-Noury, couloir Gervasutti, il pillier Boccalatte, il Supercouloir, la Pyramide tu Tacul, la Pointe Adolphe Rey e dall’altro versante Aiguille Verte, Grand Jorasses e Dente del Gigante chiudono la quinta scenica.
      Per quante montagne abbiate visto, questo colpo d’occhio è unico al mondo e merita già da solo il viaggio!
      Appena lasciati dietro i satelliti del Tacul (seracchi) si perviene al punto più basso a circa 3150 m e quindi saranno da risalire gli ultimi infiniti 260 m puntando subito al col de Flambeaux 3407 m e poi in falsopiano fino al rif. Torino.
      Tempi: 3h dal ref. Cosmique. 5-6h dalla cima del m.Maudit. 13-17h anello completo rif.Torino – Maudit – rif.Torino
    B) Salire per la “normale dei 3 monti” al monte Bianco

    Soluzione molto estetica ed appagante che prevede la discesa al col de la Brenva 4303 m e risalita per il Mur de la Cote ed i Petits Mulets fino in cima al monte BIANCO 4810 m.
    Da li poi diviene logico scendere e pernottare al ref. GOÛTER 3865m od in caso di meteo avverso un bivacco alla capanna Vallot 4362 m.
    Il giorno seguente:

    • scendere al ref. Tete Rousse 3165 m e poi ritorno con mezzi pubblici in Italia oppure
    • risalire al Dome de Gouter 4306m e poi scendere per la normale Italiana al rif. Gonella 3071 m, compiendo una traversata tra le più belle, intense e complete delle Alpi e non solo!

    Punti appoggio:

    Rifugio Torino 3375m
    http://www.rifugiotorino.com
    biv. Fourche – Alberico Borgna 3675m
    Bivacco Alberico -Borgna

    Compagni:

    Christian Farioli e Paolo Dante Gatti


    Cartina

    In rosso la salita, in viola la discesa al Cosmique ed in blu il ritorno al rif.Torino.
    fonte http://www.ign.fr/

    GPS


    Note:

    • la cresta non oppone mai passaggi tecnicamente molto difficili però è decisamente continua sul profilo dell’esposizione e concentrazione richiesta. Occorre essere a proprio agio sui ramponi in ogni situazione e per parecchie ore, una scivolata viene pagata il più delle volte con la caduta della cordata intera siccome si è sempre su un solo ripido versante e con protezioni aleatorie.
    • valutare attentamente la meteo, soprattutto lato francese. Una volta passata l’Androsace è più veloce e sicuro uscire sulla spalla ed appena possibile scendere al col Maudit, piuttosto che ripercorrere la cresta a ritroso. Non ci sono vie di fuga intermedie.
    • salire solo in cordate affiatate e non troppo eterogenee sotto il profilo dell’esperienza, resistenza fisica e livello tecnico.
    • a stagione inoltrata i canali di accesso o qualche diedro a sud sotto la spalla del Maudit potrebbero essere secchi ed andare in verglas. Ciò potrebbe rendere utile una seconda piccozza.
    • Noi partendo tardi e trovandoci al rif. Torino nel pomeriggio abbiamo trovato il bivacco della Fourche pieno e di conseguenza abbiamo deciso per un bivacco di fortuna in cresta, sotto un sasso. La posizione l’ho segnalata nella relazione ma tenetela come ultima chance, molto più agevole partire dal rif. Torino 3h prima.

    Bibliografia utilizzata:

    Meteo:


    Meteo Courmayeur

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    Video:


    Gallery

    Day 1, dal rifugio Torino al bivacco di fortuna in cresta:
    Day 2, sulla cresta Kuffner fino al Maudit e poi al rifugio Cosmique: