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Sentiero Roma

Alpi Retiche occidentali, Val Masino

Escursione di:

Anna Dal Zotto, Anna Tusini, Elisa Sedoni, e Valeria Vola (dal 17 al 21 luglio 2022)


Storia

Una sorta di eremitaggio, da rifugio a rifugio, da valle a valle, nel cuore delle Alpi Retichecon queste parole si apre un lungo e curato approfondimento proprio sul Sentiero Roma ad opera di G. Miotti sul numero di Meridiani Montagne dedicato al Pizzo Badile.
Ma il Roma non è solo questo: con i suoi 54 km ed altitudini per lo più comprese tra i 2.500 e i 3.000 m, al cospetto delle maestose pareti del Pizzo Badile, del Cengalo e del Disgrazia, è annoverata tra le Alte Vie più belle d’Italia. L’altisonante nome con cui oggi lo conosciamo, fu assegnato nel ventennio fascista ad un percorso che in realtà già esisteva e collegava la Val Porcellizzo alla Valle di Preda Rossa. Nel 1928 questo attraversamento per lo più conosciuto da cacciatori, pastori e animali, fu tracciato e in qualche punto semplificato dai giovani della sezione CAI di Milano, ispirati dal nazionalistico invito a ‘conoscere le loro montagne per saperle difendere’. Fu solo successivamente che a tale percorso furono annessi prima il Sentiero Risari (che collega la Valle dell’Oro alla Val Porcelizzo) e poi il tratto che farebbe partire l’intero Sentiero da Novate Mezzola.  

A tal proposito, merita spendere qualche parola in più sul ruolo svolto proprio dalla Val Codera nella Resistenza al Fascismo. Questa storia si intreccia inestricabilmente con quella dello Scoutismo italiano. Con la presa del potere da parte del partito fascista, infatti, ci fu un iniziale tentativo di soffocare qualunque associazione giovanile non accettasse di uniformarsi o confluire nell’Opera Nazionale Balilla (ONB). E, se in un primo momento le organizzazioni scout riuscirono a preservare una qualche forma di autonomia grazie soprattutto all’intercessione da parte delle autorità ecclesiastiche, con l’avvento delle Leggi Fascistissime nel 1926 fu sancito lo scioglimento dei reparti scout nei centri con meno di 20.000 abitanti e l’obbligo da parte dei rimanenti ad uniformarsi all’ONB.

Come questi eventi si inseriscano nella storia del nostro racconto è presto detto: fu proprio la Val Codera (romanticamente definita ‘il paradiso perduto’) ad ospitare clandestinamente tra il 1941 e il 1942 i campi estivi di quelle che si fecero chiamare le Aquile Randagie: una ventina di ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ispirati dai valori dello scoutismo e per lo più appartenenti alle sezioni scout di Milano e Monza. Tra questi, il più noto fu forse Andrea Ghetti (conosciuto ai più con il nome di Baden) che svolse un ruolo centrale nella nascita, a seguito dell’invasione tedesca, dell’O.S.C.A.R. (organizzazione per il soccorso, collocamento, assistenza ricercati) allo scopo di aiutare ebrei, renitenti alla leva e ricercati politici ad arrivare in Svizzera, proprio grazie alla conoscenza di queste montagne ed al sostegno e protezione da parte delle autorità ecclesiastiche locali. Sull’argomento è stato recentemente girato un film, Aquile Randagie (2019) appunto, ma uno degli aspetti che personalmente ho trovato più interessante è stato il dibattito interno in seno a questi gruppi scout sull’atteggiamento da assumere nei confronti delle ingiustizie politiche e sociali, ben consapevoli che un valore cardine dello scoutismo è l’obbedienza (“noi non spariamo, noi non uccidiamo… noi serviamo!“).

Per approfondimenti: film documentario “Il grande gioco – Cent’anni di scautismo” del regista Fabio Toncelli

Accesso/rientro:

Noi abbiamo preferito spostarci in treno per comodità (sia di provenienza sia legata al fatto che, essendo il giro ad anello, avremmo comunque dovuto servirci di mezzi per tornare alla macchina lasciata il primo giorno). Riportiamo il tragitto qualora potesse risultare utile ad altri (n.b. abbastanza laborioso il rientro: da quanto riferitoci, per poter anche solo attraversare con la macchina la strada che da San Martino arriva al parcheggio di piano Preda Rossa passando per il rif. Scotti, è necessario un lasciapassare a pagamento, in mancanza del quale l’unica possibilità è servirsi di taxi poichè il sistema di navette è stato recentemente eliminato).

Nostra partenza: 

  • Modena – Milano Centrale (treno)
  • Milano Centrale – Colico (treno)
  • Colico – Novate Mezzola (treno)

Nostro rientro:

  • Parcheggio piano Preda Rossa – rif. Scotti (autostop) 
  • Rif. Scotti – Morbegno (taxi) 
  • Morbegno – Colico (pullman sostitutivo) 
  • Colico – Milano Centrale (treno) 
  • Milano Centrale – Modena (treno) 

Variante iniziale:

E’ possibile accorciare il percorso se si hanno a disposizione solo 4 giorni, partendo da Bagni di Masino e risalendo per il rif. Omio (viceversa, questa può costituire una ‘via di fuga’ dopo il primo giorno in caso di inconvenienti di varia natura).


Variante finale:

Dal rif. Allievi è possibile rientrare direttamente al Preda Rossa (per quanto la tappa diventerebbe davvero lunga) oppure fermarsi al Ponti e, il giorno dopo, invece che scendere per il Preda Rossa percorrere un tratto dell’Alta Via della Valmalenco scendendo a Chiesa Valmalenco (960 m).


Acqua:

Soltanto il primo giorno sono presenti fontane lungo il tragitto (parcheggio Novate Mezzola, Codera, rif. Brasca).

Difficoltà:

Per quanto non sia un percorso alpinistico in senso stretto (i passi di arrampicata, per lo più II°, sono quasi sempre protetti), richiede un’ottima preparazione fisica per i dislivelli presenti in quasi tutte le tappe, un passo sicuro essendo il percorso spesso su lastre più o meno stabili di granito e dimestichezza con l’alta quota per le esposizioni e per la capacità di orientamento, specie in caso di scarsa visibilità (noi abbiamo trovato non intuitiva la segnaletica nel tratto dal rif. Brasca al Passo del Ligoncio).

Materiale:

Oltre a quanto previsto per un trekking di più giorni in un ambiente di ‘alta’ montagna, casco, imbrago e kit da ferrata possono essere utili (…necessari in caso di bagnato!) per affrontare più serenamente alcuni tratti attrezzati. Inoltre, consigliamo di contattare i rifugisti per conoscere esattamente le condizioni dell’innevamento e quindi valutare se portare ramponi.

Periodo:

Estate: per esigenze personali, abbiamo affrontato il cammino nel mese di luglio. Se in passato era fortemente raccomandato di evitare l’inizio stagione per l’entità e le condizioni dell’innevamento, ad oggi -ahimè- questo problema passa decisamente in secondo piano. Per la nostra esperienza il caldo e la reperibilità di acqua sono pesati ben di più che i problemi derivanti dalla poca neve rimasta, presente sul sentiero soltanto ai piedi della salita alla Bocchetta Roma, e facilmente aggirabile.


Tabella tappe:

TappaPartenzaArrivoDislivello
(m)
Sviluppo (km)Tempistiche
1Novate Mezzola (212 m)Rif. Brasca (1304 m)+1475/-40013.85h (con pause)
2Rif. Brasca (1304 m)Rif. Gianetti (2534 m)+2200/-1000 13.310.15h (con pause)
3Rif. Gianetti (2534 m)Rif. Allievi (2395 m)+700/-84012.67.45h (con pause)
4Rif. Allievi (2395 m)Rif. Ponti (2559 m)+1300/-114012.310h (con due pause lunghe)
5Rif. Ponti (2559 m)Piano di Preda Rossa (1955 m)-6006.51.40h
tot+5675/-398058.5

Descrizione tappe:

Quella che segue è la relazione per come l’abbiamo vissuta noi. Probabilmente non è completa ma è pensata come integrazione di una più ‘classica’ guida, come una di quelle citate nella Bibliografia.

Giorno 1 (Novate Mezzola – rif. Brasca):

Purtroppo il nostro programma prevedeva arrivo alla stazione di Novate Mezzola alle 13 circa e così abbiamo avuto il piacere di assaporare fin da subito il caldo assassino che, affezionatosi quasi subito, ci ha gentilmente accompagnato per i restanti cinque giorni. La stazione parte leggermente più a valle del parcheggio che si suole considerare l’inizio ufficiale del sentiero Roma. Lì è presente una fontana che consigliamo fortemente di sfruttare nella vana speranza di non morire di agonia nel risalire la scalinata che vi aspetta. Chi sopravvive a questa prima prova, verrà però ricompensato: dopo circa un’ora, il sentiero si fa più pianeggiante e la valle da scura e stretta che sembrava inizia ad aprirsi fino a regalare una visione quasi fiabesca: annunciata da un piccolo cimitero a valle del paese, entrerete nella magica Codera (825 m) che vi accoglierà quasi a scusarsi della fatica che vi ha costretto a fare per accedere alla sua presenza, con una fontana di acqua fresca a pochi metri dal rif. La Locanda. Per chi non lo sapesse, Codera è un borgo con meno di dieci abitanti, al quale si può accedere soltanto a piedi o in elicottero. Sono presenti diversi punti di ristoro e la pace che si respira attraversandola è unica. Lasciato alle spalle l’abitato, il sentiero continua agevolmente in falsopiano. Superato un torrente, si incontrano una serie di baite in legno (tra cui il rif. Bresciadega, 1212 m). Si continua di buon passo e, dopo aver incontrato un ponticello, si dovrebbe in poco tempo intravedere finalmente il rif. Brasca (1304 m). Dal rifugio si gode di uno splendido e rasserenante paesaggio, dominato dalle caratteristiche cascate dall’Arnasca. Segnaliamo la provvidenziale presenza di una fontana, purtroppo l’ultima incontrata lungo il percorso. 

Vedi note storiche relative alla Val Codera e alle Aquile Randagie.

Total distance: 13799 m
Max elevation: 1302 m
Min elevation: 215 m
Total climbing: 2013 m
Total descent: -927 m
Total time: 05:56:24
Download file: ROMA-day1_activity_9245306024.gpx

Giorno 2 (rif. Brasca – rif. Gianetti):

Su suggerimento del rifugista del Brasca (in realtà permane il fortissimo sospetto la sua fosse una mal celata sfida) e mosse da un patriottismo che ha stupito persino noi, abbiamo seguito le orme di un gruppetto di ragazze francesi alla volta del Passo del Ligoncio.
Questo non sarebbe il modo più semplice per raggiungere il rif. Gianetti, tant’è che nella nostra guida questa variante non era neanche citata. Ma l’idea di spararci 2.000 metri di dislivello stuzzicava il nostro orgoglio…e poi se le francesi lo fanno mica possiamo tirarci indietro noi! Così si parte verso le 7.30 e si risale il boschetto che in parte nasconde le cascate che vedevamo dal rifugio. La salita è condita di umidità e un caldo poco consono alle prime ore del mattino ma ormai ci siamo rassegnate all’antifona. Finalmente la vegetazione lascia il posto ad una idillica vallata punteggiata qua e là da animali al pascolo e al centro svetta uno squadrato masso erratico che dalle finestre del rifugio già avevamo intravisto la sera precedente. In breve incontriamo sulla nostra sinistra, viso a monte, il bivacco Valli (1900 m). Continuiamo a salire seguendo i bolli rossi fino a quando, come ci aveva segnalato il rifugista, il sentiero devia nettamente a sinistra facendoci compiere un lungo e abbastanza tribolato traverso. Da questo punto in poi, infatti, la vegetazione tenderà a coprire i bolli rossi che segnano il sentiero e questi stessi bolli saranno presenti in quantità decisamente più esigua (ripensandoci forse il problema non è tanto che siano pochi, quanto che sono tracciati più per facilitare chi sta scendendo che chi sta cercando di salire). Così tra una caduta dentro una tana di marmotta e l’altra, in fila dietro la nostra stoica capo-gruppo (a sua volta prossima ad un più che giustificato esaurimento nervoso) seguiamo il traverso prima e poi riprendiamo a salire. Superiamo le francesi, missione compiuta (… per la verità, erano ragazze pure simpatiche!). Ci perdiamo nuovamente cercando di risalire un canalino detritico, un bollo poco più a destra ci ridona la speranza di essere sulla retta via. Seguiamo le tracce che ci portano alla base della parete sinistra di uno sperone roccioso che delimita il lato destro di un imponente canale detritico. Si risale questa paretina con qualche passo di arrampicata facilitato dalla presenza di catene (attenzione: la prima catena non è più vincolata alla parete nella sua estremità a valle).
A posteriori, data l’esposizione, questo è stato probabilmente il tratto in cui più aveva senso mettere il casco (ed indossare l’eventuale kit da ferrata).

Total distance: 13301 m
Max elevation: 2583 m
Min elevation: 1291 m
Total climbing: 2791 m
Total descent: -1551 m
Total time: 10:57:31
Download file: ROMA-day2_activity_9245324091.gpx

Giorno 3 (rif. Gianetti – rif. Allievi-Bonacossa):

Non sapevamo bene cosa aspettarci da questa tappa: da una parte, il dislivello almeno per questa giornata sarebbe dovuto essere ben inferiore a quello delle precedenti (comunque noi non ci abbiamo mai creduto a quei +500!), dall’altro la guida parlava del tratto in discesa dal Passo del Camerozzo come del tratto ‘più impegnativo di tutto il Sentiero Roma’. Quindi, pur con le nostre perplessità, ci siamo messe in cammino.

Il tratto iniziale porta verso est passando ai piedi del cosiddetto spigolo Vinci (ossia, lo spigolo sud del Cengalo) su di un comodo e panoramico sentiero in falsopiano costellato da qualche saliscendi. 

Si arriva così alla base della salita che porta al passo in questione (nonchè il primo dei tre che ci separano dal rif. Allievi): più o meno in corrispondenza dei primi tratti attrezzati abbiamo preferito ‘legarci’ con imbrago e kit ferrata, un po’ intimorite dalla descrizione letta la sera prima. Si sale così in sicurezza fino al passo (2765 m): dietro di noi la Val Porcellizzo, davanti si apre la Val del Ferro. Si scende seguendo le catene. Con roccia asciutta e discreta visibilità, noi abbiamo trovato questo tratto decisamente meno impegnativo ed esposto di quello affrontato il secondo giorno per salire al Passo del Ligoncio. 

Quando il sentiero perde pendenza, ci si ritrova nuovamente su un sentiero in falsopiano (questa volta però su sfasciumi di granito) che si percorre ignorando la deviazione che porterebbe al biv. Molteni-Valsecchi (2510 m) fino ad arrivare senza particolari difficoltà al secondo passo: quello del Qualido (2647 m).   

Tanto per cambiare, si scende di nuovo facendo attenzione a qualche tratto un pochino più esposto ma attrezzato, per poi attraversare senza perdere quota la Val Qualido (caratteristico camminamento su lastroni di granito in alcuni punti protetti con assi di ferro per evitare di scivolare direttamente al parcheggio) fino ai piedi della terza e ultima salita: quella che porterà al Passo dell’Averta (2540 m) con qualche tratto ancora attrezzato. Oltrepassato un peculiare intaglio roccioso, ci si affaccia sulla Val di Zocca e si intravede finalmente il rif. Allievi-Bonacossa (2395 m). La discesa non richiede particolari attenzioni ed è ben segnata, nel dubbio due di noi sono comunque riuscite a perdersi a dieci minuti dall’arrivo. 

In definitiva, il dislivello è un po’ superiore a quello descritto sulla guida, però è il giorno in cui si arriva in rifugio prima e, acqua consentendo, ci si può permettere il lusso di dare una rinfrescata a qualche calza/mutanda/maglietta.

Total distance: 12559 m
Max elevation: 2717 m
Min elevation: 2291 m
Total climbing: 1505 m
Total descent: -1676 m
Total time: 07:47:52
Download file: ROMA-day3_activity_9245341196.gpx

Giorno 4 (rif. Allievi-Bonacossa – rif. Ponti):

Una diagonale in salita non particolarmente faticosa conduce al Passo del Torrone (2518 m) da cui si scende non altrettanto agilmente lungo un canale sassoso (R.I.P. caviglia destra Anna J). 

Si attraversa la Val Torrone passando sotto pareti rocciose di cui assolutamente ignoravamo i nomi ma che adesso sappiamo essere quelle del Picco Luigi Amedeo, del Torrone Occidentale e della Punta Ferrario. Si passa in prossimità del bivacco Manzi-Pirotta (2538 m) per poi affrontare la morena del ghiacciaio del Cameraccio. Noi non abbiamo incontrato ghiaccio ma il percorso, pur di una bellezza quasi lunare, rimane abbastanza faticoso perchè prima su sfasciumi poi in salita seguendo i cavi attrezzati. Sventato il colpo di calore, ci si apre uno spettacolo che davvero merita tutta quella pena (Passo del Cameraccio, 2950 m): un terrazzo roccioso decorato con ‘ometti’ più o meno fantasiosi oltre i quali si staglia il Disgrazia. 

Non era nei nostri programmi ma alla fine ci siamo fermate parecchio a contemplare la bellezza di quel quadro e solo una volta trovata la forza per proseguire, ci siamo incamminate sulla via di discesa seguendo un po’ a ‘naso’ i bolli rossi. Ignorata sia la deviazione verso destra che avrebbe portato in Val di Mello (eventuale via di fuga) sia quella successiva a sinistra che avrebbe condotto al passo di Mello, si prosegue godendo di scorci che secondo noi nulla hanno da invidiare alla più osannata Valle del Torrone fino ad incontrare il bivacco Kima (2700 m). A dispetto del nome, si tratta di una struttura in muratura discretamente grande e dall’interno decisamente accogliente, con tanto di tavolo e piccola postazione cucina. Interessante il nome che porta e per cui rimandiamo alle note storiche ad inizio pagina. Questa era la tappa designata per il meritato pranzo, consumato guardandoci attorno e cercando di capire dove ci avrebbe portate l’ultima salita dell’intero Sentiero Roma, quella che conduce alla Bocchetta Roma. 

Cogliamo questo provvidenziale break per leggiucchiare qualcosa a proposito di questo Kima, che ci incuriosisce. Scopriamo così trattarsi del nomigliolo affibbiato a Pierangelo Marchetti, una guida alpina e soccorritore della zona che tanto si adoperò per la manutenzione del Sentiero fino ad organizzare una gara di corsa (‘la gara più spettacolare del mondo’ si sbilancia Kilian Jornet, vincitore dell’edizione 2018) che, alla sua morte nel 1994 nel corso di un’operazione di soccorso, prenderà proprio il nome di ‘Trofeo Kima’. Un evento attualmente biennale che raccoglie i più forti sky runner nazionali ed internazionali a sfidarsi sui suoi 52 km e 8.400 metri di dislivello complessivi. 

Le nostre supposizioni circa quale fosse questo benedetto passo hanno trovato conferma soltanto una volta rimesseci in cammino. Come prospettato dalla nostra guida, si scende costeggiando il bordo della morena per poi deviare a sinistra nei pressi dei resti di un laghetto. Si intravedono ora tracce che risalgono in mezza costa verso destra in direzione del Passo, ora visibile. Dalla nostra prospettiva non sembrava particolarmente facile la salita, ma mute e rassegnate siamo ripartite. In realtà il sentiero nel suo tratto iniziale non è faticoso e conduce a degli sfasciumi soltanto in piccolissima parte ricoperti da quello che doveva essere un Signor nevaio. La presenza di una corda sulla parte innevata ci ha inizialmente tratte in tentazione ma, non avendo portato i ramponi su consiglio dei rifugisiti preventivamente contattati che ci avevano rassicurato sulla quasi assenza di neve, abbiamo preferito affrontare la salita subito a destra del nevaio (viso a monte) su una pietraia che alla fine si è dimostrata più stabile sia della neve a sinistra che del terreno detritico estremamente friabile a destra. Calibrando bene i movimenti e la traccia da percorrere, siamo quindi arrivate all’inizio del tratto attrezzato che porta con qualche facile passo di arrampicata alla nostra agognatissima meta: Bocchetta Roma (2898 m). Come ci era stato fatto notare dalla guida utilizzata, si passa dal grigio scuro del granito lasciato alle nostre spalle al verde del serpentino e al ramato delle pareti che si stagliano davanti a noi. A farne ancora una volta da principe, il nostro Disgrazia che con fare un po’ altezzoso, si cela parzialmente alla nostra vista nascondendosi dietro le sue fidate nubi. La discesa conduce verso destra tra lastroni di roccia e seguendo fiduciosi i bolli rossi porta senza grosse fatiche al rif. Ponti (2559 m).

Total distance: 12360 m
Max elevation: 2983 m
Min elevation: 2279 m
Total climbing: 1650 m
Total descent: -1475 m
Total time: 09:49:33
Download file: ROMA-day4_activity_9245359470.gpx

Giorno 5 (rif. Ponti – piano di Preda Rossa):

Breve tappa (…sì ma non quanto cercherà di convincervi la rifugista!) senza difficoltà particolari: si segue il sentiero ben tracciato che scende lungo la Valle di Preda Rossa. Dopo tanti giorni al cospetto di così imponenti pareti rocciose, lo sguardo si addolcisce abbracciando la visione di pascoli, prati e corsi d’acqua.

L’idillio si interrompe bruscamente al parcheggio di Preda Rossa, da qui se non si ha la macchina si può scegliere se scendere a piedi lungo la strada asfaltata che passa per il rifugio Scotti oppure arrivarci tramite sentiero nel bosco. Quest’ultima sarebbe la soluzione più veloce ma sfidando la sorte e nella speranza di riuscire a scroccare un passaggio in macchina noi abbiamo optato per l’asfalto. Spoiler: questo atto di fede è stato ricompensato! In favore del sant’uomo che ci ha caricate, segnaliamo la presenza del suo piccolo punto vendita di prodotti caseari, pochi tornanti sotto al rif. Scotti.

Total distance: 6533 m
Max elevation: 2555 m
Min elevation: 1762 m
Total climbing: 168 m
Total descent: -959 m
Total time: 02:04:56
Download file: ROMA-day5_activity_9245369467.gpx

Bibliografia


Cartografia


Ringraziamenti

Sulle orme di una leggendaria combriccola, che spero possa rivivere questa loro piccola grande impresa nelle parole e con le foto di una altrettanto scombinata banda di amiche (di quelle amicizie che lega la Montagna, credo loro sappiano cosa intendo…). Un pensiero ed un caro saluto (nella speranza un giorno di conoscerli di persona) a Fausto, Marco, Antonello ed al buon vecchio Andrea, che ci ha sempre incoraggiate (non solo a parole!) nelle nostre avventure ad alta quota.

Questo racconto è stato possibile grazie alla spremitura di meningi di tre menti sopraffine: quelle delle mie (troppo atletiche ma le perdono) compagne di cammino, cui dedico il più sincero ringraziamento: all’Elli, che anche questa volta ha accettato il silenzioso invito a guidarci lungo il sentiero senza mai perdere il sorriso e la calma, all’Anna DZ, che a sua detta non fa allenamento durante gli altri 11 mesi all’anno ma che poi si spara mille metri di dislivello riuscendo comunque a parlare senza perdere il fiato e portando sulle spalle uno strumento di tortura che lei sostiene essere uno zaino (…non è che dentro quei cosi che ti spari nel naso alla mattina c’è qualche sostanza dopante???) e alla new-entry ValeVola, una scoperta tanto alle alte quanto alle basse quote e che, nonostante la sua provenienza geografica, ci tocca ammettere essere ‘una di noi’. Non è per nulla scontato trovare un gruppo così affiatato non solo ‘atleticamente’ ma anche, e soprattutto, per le cose che contano davvero.    


Cartina:

Elaborazione grafica tratta da Meridiani Montagne n°19

Meteo:


Gallery

Giorno 1: Novate Mezzola – rif. Brasca

Giorno 2: Rif. Brasca – rif. Gianetti

Giorno 3: Rif. Gianetti – rif. Allievi

Giorno 4: Rif. Allievi – rif. Ponti

Giorno 5: Rif. Ponti – piano Preda Rossa

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Avio  (TN) – Italy

Un aspetto sicuramente unico e positivo dell’andar per monti è rappresentato dall’incontro casuale e fortuito con persone diverse, spesso pure molto.

La curiosità è intrinseca nell’uomo e gli alpinisti solitamente ne hanno una innata per la natura, visceralmente forte tanto che li porta a sentirsi in disagio più quando si è in mezzo alla folla piuttosto che nella solitudine di una parete.

Dicendola tutta: spesse volte si scappa letteralmente dalla città e dagli altri per rinchiudersi in qualche angoletto poco antropizzato e godendo le poche ore di questa solitudine in un clima di intimità con gli altri componenti della cordata.

Il processo è effimero tanto quanto la sua durata. Sono ben pochi quelli che resisterebbero in completo isolamento, anche se non soli. Io sono uno di quelli che non ce la farebbe. Avrei bisogno di un contatto umano, di percepire altra vita intorno.

Sono grato all’alpinismo anche per questo. Mette a nudo, presto e bene i limiti.

Gli sono grato perché mi ha regalato alcuni piacevoli incontri, alcuni dei quali mi hanno germinato dentro, mentre altri solo permesso di conoscere qualcosa di “diverso”, di cui non paventavo l’esistenza prima.

Questo è stato uno di questi incontri. Ritentare la ripetizione di una “vietta sportiva” dopo giusto un anno e trovarsi a non pensare più al grado, all’ingaggio, alla qualità della roccia ma solo al piacere della cordata e piacere degli incontri che questa ha avuto, anche solo appena usciti dalla principale strada asfaltata.

La Contrada Piagù ci si presenta così, due minute facce strinate dal sole che si infilano tra i legni di una staccionata ancora traballante per il colpo d’ariete subito dalla ruota delle loro due piccole biciclette. Subito dopo esce un adulto ma non per rimproverarci della visita troppo mattutina o dello sconfino di proprietà, ma solo per indicarci il percorso migliore per quello che neppure lui sapeva essere una “via di arrampicata”.

Ci stringe la mano, si ferma di lavorare, si intuisce che per loro è importante e metodico quel lavoro del sabato ma accogliere qualcuno lo è di più.

Promesse di una tazza di caffè offerta a pranzo, ma non conosce la nostra lentezza.

Si torna per merenda, ad inizio marzo non manca molto al tramonto e mentre ci aprono le porte del loro soggiorno per farci accomodare alla loro tavola, la stanza si riempie di visi sorridenti, grosse mani segnate dalla giornata e piccoli occhi vispi che arrivano a malapena al bancone di legno ma che brancano sicuri alcuni brandelli di formaggio scampati a quello che ci hanno appena offerto. Ora alcuni adolescenti rincasano, entrano disordinati ma cortesi chiedono chi noi siamo e cosa abbiamo “fatto”, poi subito dopo si preparano che altro devono fare, la giornata ha un fine profondo ma non gli è finita.

Mi pervade un senso di pace e tranquillità in quell’ordinato caos lento. Bevo il caffè e vedo che anche le facce dei miei compagni si sono distese ancora più.

Mi sento però anche superficiale. Tutto il giorno ad impegnare energie, tempo e risorse a salire 150m di roccia per poi appena sopra cercare il modo più veloce per scenderli.

Il paragone con la loro di giornata non tiene.

Non potrebbe tenere.

Non terrà mai.

Ringrazio però un po’ l’alpinismo, sarà pure la “ricerca spasmodica dell’inutile” ma alcune volte regala questi incontri e queste giornate.

 

Contrada Piagù:

L’associazione Aria Nuova Onlus fa parte della rete “Operazione Mato Grosso”, che svolge numerose iniziative completamente gratuite coinvolgendo in particolare ragazzi e giovani dai 16 ai 30 anni per raccogliere fondi con cui sostenere le proprie numerose missioni in America Latina.

L’OMG promuove l’idea che per mezzo del lavoro, i ragazzi possono intraprendere una strada che porta loro a scoprire dei valori giudicati importanti:

  • la fatica;
  • il “dare via” gratis;
  • la coerenza tra le parole e la vita;
  • lo spirito di gruppo;
  • l’attenzione ai problemi altrui;
  • il tentativo di imparare a volere bene alle persone;
  • la capillarità tra i gruppi
  • fare bene le cose

 

Spirito Baldense, la nuova via di Beppe Vidali, una linea logica che Beppe aveva individuato da anni con e sue ricerche certosine in luoghi nascosti e parzialmente selvaggi.
Una fessura perfetta dalla base fin sotto un tetto che ne sbarra l’uscita, poi devia a sinistra e esce su un pilastro con difficolta minori. Beppe inizia la via nell’autunno 2014 con Sebastiano Munari e Diego Perotti, ma arrivati a quello che sarà il terzo tiro vengono respinti da una larga fessura la quale richiede friends di grosse dimensioni ….
Amareggiato e deluso, rientra.
Io e Sergio, al suo compleanno, pensiamo cosi di regalargli i friend n° 6 indispensabile per proseguire la via. Felice come un bambino mi chiede se vado con lui a proseguire ‘apertura, porto con me anche i miei friends grandi che avevo acquistato precedentemente per altri miei sogni, cosi riesce a completare i terzo e quarto tiro, rimane pero l’incognita del tiro del tetto. Ecco che cosi chiede appoggio a Sergio che con la sua esperienza di aperture, riesce a risolvere i tiro ostico della via.
La salita è risolta, rimane solo un tiro faci e ma sporco per uscire dalla parete, ma le giornate sono corte e non c’è tempo. Ritorniamo successivamente, calandoci pero dall’alto per ripulire bene il tiro.
Nella via sono stati trovati dei vecchi chiodi di precedenti tentativi, e stata fatta una ricerca per dare un nome a chi aveva fatto il tentativo ma senza risultato.
La via e stata attrezzata a fix del 10 comprese le soste, per renderla sicura, certi passaggi sono pero obbligati e comunque la via rimane di stampo alpinistico.

Giuliana Steccanella

da Arrampicare in Val d’Adige, 56 vie Moderne, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella, 2018

 


Apritori:

Beppe Vidali, Diego Perotti e Sebastiano Munari, autunno 2014

Beppe Vidali, Sergio Coltri e Giuliana Steccanella, 20/04/2015


Descrizione:

Una via logica, già notata da alpinisti di Avio ma presa in mano da Beppe Vidali ed in seguito completata con l’aiuto di Sergio Coltri. Roccia ottima, difficoltà sportive, non eccessive ma sostenute in una zona selvaggia ed allo stesso tempo abbastanza comoda per esser ripetuta in giornate corte, come lo sono nelle mezze stagioni.

Attrezzatura sportiva in ambiente alpinistico, un mix difficilmente trascurabile da ogni arrampicatore. Gli apritori poi sono una garanzia.


Accesso:

Da SUD: Casello Ala-Avio, per SP 208 via Valle dei Molini con indicazioni Monte Baldo, San Valentino. Si sale per 10 km circa prendendo rapidamente quota. Si parcheggia in corrispondenza di un comodo ed ampio spiazzo a sx (link al P)  

Siamo già in vista dell’evidente diedro fessura che è esattamente a N poche centinaia di metri in linea d’aria.


Attacco:

Si prende appena più ed E il sentiero con segnaletica “Contrada Piagù” , si perviene in breve alla bellissima contrada animata e gestita dalla associazione Mato Grosso. Si lasciano le costruzioni sulla sx e si sale sempre verso E fino ad incrociare un sentiero che parte in corrispondenza di una condotta. Per comodo sentiero segnato si sale a sx direzione W ed indicazioni Madonnina, fino a che ad un bivio con palina rossa ove si abbandona il sentiero per seguire flebili tracce a sx.

Il sentiero dapprima segnato con qualche ometto si perde presto nella vegetazione, occorre quindi seguire con intuito traversando decisamente direzione W senza prendere troppa quota. Giunti in prossimità di un ampio canale ghiaioso (ometto alla base di una pianta) la parete e via ormai sono vicine. Attraversarlo e poi su percorso non obbligato arrivare alla esposta ma comoda cengia con a dx una caratteristica onda di calcare arancione.

Qui attacca la via, spit con cordone. 40/50 min dal P.


Foto con tracciati:

Schizzo via:

su gentile concessione di Beppe Vidali


Relazione salita:

tiro m difficoltà descrizione
L1 25 4c, 6a partenza a sx di un fix con cordone in mezzo a vegetazione e terreno smosso. Poi bella placca compatta. Sosta su comodo terrazzino intagliato.
L2 20 5c A sx verso l’evidente diedro fessura che caratterizza la via, poco dopo si passa una fastidiosa pianta e poi sosta appesi prima che le difficoltà aumentino visivamente.
L3 25 6b+ Su per lama strapiombante che incide a fessura tutto il diedro. Un po’ in dulfer ed un po’ in sostituzione si sale con splendida atletica arrampicata. Tiro bellissimo che vale la via. Sosta appesi.
L4 25 6a Ancora per bella placca a gocce e concrezioni alla dx del diedro. Sosta appesi.
L5 30 6b Appena a dx della sosta per placca, oppure dentro alla fessura in camino si guadagnano alcuni metri fino a vincere un leggero strapiombo. Ora traverso delicato a sx su placca lichenosa fino ad un bombè da vincere con decisione e coraggio. Sosta comoda ma ventosa in spigolo su zolle d’erba e terreno smosso. Tiro chiave per continuità e protezioni.
L6 25 5c Leggermente a dx in placca e poi seguendo filo dello spigolo sul suo margine sx, difficoltà calate ma non finite. Soprattutto per via di qualche passo su erba che adduve alla comoda sosta finale su terrazzino.
sviluppo 150 m
gradazione 6b+ (6a+ obbl.), S2, III

Discesa:

  • Non salire l’invitante placca ma traversare a sx per terreno esposto, poi scendere pochi metri fino a guadagnare l’impluvio boschivo. Salire senza percorso obbligato fino ad un bel pianoro sommitale. Stare ancora alti e traversare a dx viso monte per leggera traccia tra fogliame nel bosco (! esposta e malsicura) fino a pervenire in una spianata alla sommità di alcuni canali. Prendere quello a N che è il più ampio ed evidente e che su terreno viscido e pieno di fogliame permette di abbassarsi velocemente (passi di II). Giunti nei pressi del canalone ghiaioso lo si scende brevemente fino a ritrovare la traccia di sentiero dell’andata (lasciato ometto sulla sx alla base di una pianta)
  • Doppie sulla via possibili ma sconsigliate per i traversi e soprattutto per la vegetazione.

GPS:

Total distance: 4074 m
Max elevation: 1319 m
Min elevation: 863 m
Total climbing: 573 m
Total descent: -802 m
Total time: 08:39:48
Download file: via_Spirito_Baldense_gpx _2019-03-09.gpx


Compagni:

Claudio Bassoli, Ivan de Iesu


Note personali:

  • Via sportiva ma con un deciso sapore di “ambiente”.
  • Portarsi un tronchesi leggero per decespugliare L1, L2 e parte dell’avvicinamento e discesa, potrebbe rivelarsi la “protezione veloce” più azzeccata della giornata.
  • Fermatevi al ritorno alla contrada Piagù per prendere qualche loro prodotto e soprattutto per farvi invadere dalla loro ospitalità e visione della vita.

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    Nino Marchi

    Pietra di Bismantova 1047 m

    Castelnovo Ne’ Monti (RE)

    Apritori : M.Vigo, A.Pandolfo in artificiale il 15 maggio 1971


    Per la mia quarta via in solitaria scelgo come sempre il terreno di gioco ormai casalingo della Pietra di Bismantova, alzo però un pelo l’asticella imponendomi 3 cose:

    • Salire un itinerario con dei tiri ancora sconosciuti,
    • Affrontare possibilmente almeno un tiro in notturna,
    • Usare le staffe solo per la risalita e non in artificiale, cercando di evitare pure tutti gli A0.

    Primo tentativo andato fallito appena sotto al passo chiave, ritento con più calma interiore ed una colonna musicale che mi rammenta quanto tempo è passato dai miei vent’anni, ma anche che musica usciva ed arrivava in top ten.
    E’ stato un sottile piacere salire piano piano, prima in compagnia di Carlo Alberto Montorsi e Vera che accanto a me liberavano ben più svelti ed aggraziati. Poi solo.

    Come ricercato.

    Come voluto.
    Il solo secondo tiro mi ha impegnato per due ore e mezza e ben in profondità, ogni protezione è stata per me ed il mio imbrago un sollievo ma ancora oggi mi batte il cuore a ripensare alla risalita della corda nel vuoto, quando occorre chiudere gli occhi per non farsi cogliere dal turbinio e spaesamento.
    Ritrovare la propria maglia rapida appesa alla protezione la volta prima e recuperarla, è stata la ciliegina di questo altro capitolo di cura psicoanalitica.
    Perchè di vero e proprio lettino si può parlare quando si è soli con le proprie paure e limiti.

    Occorre ascoltarsi ed evitare di scaricare le colpe su altri.
    Perchè è in noi che aleggiano i demoni, risiedono i problemi ed in noi dobbiamo trovare la forza di affrontarli, serenamente, iniziando dal fatto di accettarli.

    Grazie Pietra
    Grazie Nirvana


    Accesso:

    In prossimità del centro di Castelnovo Ne’ Monti seguire le indicazioni per Pietra di Bismantova fino a raggiungere il parcheggio di Piazzale Dante (link).


    Avvicinamento:

    Da Piazzale Dante salire la scalinata verso l’eremo e poi passare sotto a questo seguendo il sentiero per la “ferrata” (CAI 699A) verso N. Dopo poche centinaia di metri, tralasciati i sentieri che salgono all’Anfiteatro ma prima di raggiungere il Pilone Giallo si sale a sx su evidenti tracce in direzione di una caratteristica torre gialla “il Banana”. Appena a dx di questa in alto ove la placca si appoggia su una comoda cengia detritica si è già in vista dell’attacco e del caratteristico diedro e fessura del primo tiro. Attacco tutto in alto in placca sotto ad una fessura con tetto. Volendo dare un pò più di sviluppo e raddrizzando la linea si può partire pure su uno dei numerosi monotiri in placca tipo Bea to Giampa, Il Quinto, Lo Svicolone, Minnie.


    Scheda salita:

    Zona Montuosa: Appennino Tosco Emiliano.
    Località di partenza: Pietra di Bismantova – Castelnovo Ne’ Monti (RE) 1047m slm
    Tempo di salita: 10’ per l’attacco, 4h30′ la via (in solitaria)
    Tempo di rientro: 20’
    Sentieri utilizzati: sentiero 699A per la sommità; discesa dal lato SO della sommità tramite il sentiero (alpinistico) tracciato a bolli blu.
    Difficoltà: 6b (6a+ obb.), II
    Proteggibilità: RS2
    Sviluppo / Tiri: 125m, 4L
    Possibilità di proteggersi: Ottima ma distanziata chiodatura a resinati per lo più. Utili qualche protezioni veloce e cordino soprattutto per il tratto finale.
    Materiale necessario: Normale da arrampicata sportiva su vie di più tiri. 14 rinvii. 2 mezze consigliate oppure intera da 80m.
    Caratteristiche salita/roccia: Arrampicata tecnica in lama e poi diedro strapiombante di 8/10m. Via atletica ma pure tecnica  / Arenaria.
    Pericoli oggettivi: Normali da arrampicata sportiva. Roccia pulita dalle ripetizioni. L3 ed L4 delicati.
    Esposizione: EST
    Periodo consigliato: Tutto l’anno. Vista l’esposizione e la bassa quota la zona potrebbe essere molto calda nei mesi estivi.
    Condizioni meteo: Temperatura calda ma bilanciata da vento.
    Ripetizione del: 27/06/2015: rope solo

    06/06/2015: tentativo rope solo

    GPS Parcheggio: 44.417411 N, 10.411794 E
    Giudizio: ****

    Schizzo:


    Descrizione via:

    L1 40m

    5c

    Tiro bellissimo, si parte tutto a sx del settore su una placca appoggiata in comune con la via dei Bolognesi e Merenque, si sale traversando verso destra fin sotto l’evidente lama gialla (allungare protezioni). Ora risalire la lama con incastri e Dulfer più tecnici che fisici, 10m sotto il balcone della sosta passo delicato dato dalla roccia ormai lisciata dalle ripetizioni. Ignorare la prima sosta utile per la moulinette e portarsi sotto all’ormai evidente diedro, sosta su spit-fix.
    L2 35m

    6b (6a+)

    Tiro caratterizzato da continuità in strapiombo, alla fine della lunghezza sarete ben oltre la verticale del terrazzo da cui partite. Risalire faticosamente il diedro via via più difficile e strapiombante fino sotto ad un evidente piccolo tetto. Non lasciarsi intimorire e vincerlo con movimenti decisi ed atletici, sopra più facilmente una rampa a destra conduce alla sosta su spit-fix. (dopo recenti piovute il chiave potrebbe essere bagnato, si vede bene già all’attacco) Sosta su 2 resinati
    L3 25m

    5b

    Risalire la placca a sx sfruttando una esile e sporca cengia, vincere uno strapiombetto che poi porta ad una zona di sosta su albero e spit ove viene evidente che la via traversa poi a destra.
    L4 25m

    IV, III

    Salire l’ormai evidente diedro canale alla destra che con difficoltà decrescenti porta in sommità. Sosta su alberi oppure più in alto su resinati. Tiro da integrare con cordini e/o protezioni veloci.

    Discesa:

    • Seguire a sinistra il sentiero che costeggia la sommità (in direzione W) fino all’imbocco del sentiero alpinistico tracciato a bolli blu. All’incrocio col sentiero 697 proseguire (direzione E) verso il Rifugio della Pietra e alla scalinata che riporta a Piazzale Dante.
    • Discesa in doppia possibile fino ad S2 ma sconsigliata per la frequentazione dei settori sottostanti.

    Note:

    • Il primo tiro penso sia il più bel 5c della Pietra, il secondo è pure meglio quindi via da non mancare per un estimatore dell’arenaria appenninica !
    • Spesso dopo recenti precipitazioni il secondo tiro percola sul passo chiave.

    Bibliografia:


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