Categorie
Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente via Dolomitica

Vinatzer-Messner

Punta Rocca, 3309m

Marmolada (BL)

Siamo in cordata a 3: io, Franz e Gio carichissimi per scalare la parete sud della Marmolada. Anche se con un po’ di timore, almeno da parte mia, so che sarà la scalata più dura che abbia mai fatto ma sono due anni che sogno di farla quindi … forza e coraggio si va !

Sono le ore 7 di venerdì 17 luglio. Dopo una bella colazione, accompagnati da Milo che poi ci saluterà alla Malga Ombretta, partiamo da Malga Ciapela con gli zaini pieni di attrezzatura e di tutta la nostra voglia ed entusiasmo. Ci sentiamo pronti ed in forma, ma presto scoprirò che scalare in Marmolada è tutta un’altra cosa da quello che ho sempre fatto in Dolomiti, non per niente è la regina delle Dolomiti

Abbiamo monitorato le previsioni da alcuni giorni e preso più volte informazioni dal rifugista del Falier per trovare la finestra di bel tempo utile per passare due giorni e una notte (in teoria) in parete.

L’avvicinamento alla malga di circa un’ora passa veloce tra chiacchiere e risate. Ci sentiamo veramente bene e carichi ed arriviamo a Malga Ombretta ove ci ristoriamo un po’ perché poi avremo ancora un’altra ora e mezzo di cammino.

Salutiamo Milo che ci abbraccia e ci augura una buona scalata. Ora siamo solo noi tre e subito sento che non ci sarà più nessuno dei nostri amici a sostenerci e confortarci, siamo noi 3 uno nelle mani dell’altro a portare avanti e vivere questa avventura. Si inizia !

Riprendiamo il cammino verso il Falier, dove lasceremo i nostri nomi e numeri di telefono su indicazione del rifugista. Un caffè, un pezzetto di crostata e si riparte verso l’attacco della via. L’adrenalina e l’entusiasmo aumentano sempre più e d’un tratto ci si presenta davanti la parete in tutta la sua maestosità.

Fino a quando non ci sei proprio sotto non ti rendi conto di quanto sia immensa. Mancano 50 metri. Ci fermiamo e indossiamo imbrago e caschetto, prendiamo fuori tutta l’attrezzatura, un abbraccio e un incoraggiamento reciproco tra noi e ci avviciniamo al diedro rossastro che segna l’attacco della via; l’inizio della nostra avventura.

Sì perché proprio di un’avventura si è trattato.

Parte Franz che è il più forte e secondo i piani deve scalare i primi 6 tiri, quelli con le difficoltà maggiori.

Lui è il più forte e su queste difficoltà ha ancora parecchio margine.
Con una bellissima e attenta arrampicata arriva alla prima sosta, recupera le corde e ci mette in sicura pronto a farci salire, in me la tensione sale. Sto iniziando a scalare una parete che temo e che mi piega le orecchie solo a guardarla, mi trovo in uno stato mentale mai vissuto in nessuna scalata, so che qui non si scherza.

Parto.

La roccia non è per niente solida, anzi in quel punto fa proprio schifo.

Dopo circa 10 metri tocco una presa invitante e crolla un pezzo di roccia grande come il caschetto di Gio e gli arriva proprio in testa e poi sul braccio destro. La sua testa sanguina, probabilmente graffiata dall’interno del caschetto.

Non iniziamo per niente bene. Dopo esserci sincerati che non si tratti di nulla di grave, Gio si riprende un attimo e ci dice che se la sente di continuare. Proseguo facendo la massima attenzione a tutto quello che tocco ma dopo alcuni metri un appoggio si sgretola e volo giù. Sembra marcia sta roccia!

Franz non manca di farmi notare che se fossi stato io da primo mi sarei già fatto male o peggio e ha perfettamente ragione.

Arrivo in sosta e poco dopo arriva Gio, riguardiamo a modo la sua ferita, sembra solo un graffio ma mi dispiace un casino per quello che è successo. Passiamo tutto il materiale a Franz e guardiamo la descrizione del prossimo tiro. Franz riparte e questo si ripeterà per i prossimi 5 tiri.

Questa prima parte della via è dura e non un granché divertente. La nebbia ci avvolge, le temperature calano e questo è quello che, al contrario delle previsioni meteo, ci aspetterà fino alla discesa due giorni dopo.

È il turno di Gio.

Parte per il suo primo tiro, arriva piano piano in sosta e ci recupera. Al secondo tiro, una volta arrivati in sosta, ci confrontiamo e capiamo che così siamo troppo lenti, inoltre abbiamo freddo e poca sensibilità a mani e piedi, ma non abbiamo intenzione di mollare e probabilmente ormai ritirarsi sarebbe più difficile che salire.

Decidiamo che è meglio e più sicuro far andare da primo Franz. Io e Gio spesso abbiamo freddo stando fermi in sosta e preghiamo di vedere il sole che proprio non arriva tra diedri e camini lisci e bagnati. Arriviamo all’ultimo tiro di questa prima giornata dopo 13 ore di scalata, le ultime due con la frontale per illuminare dove mettere le mani; mani che terrò sempre dentro le maniche del goretex, perché tanto non sento più cosa tocco ed i piedi, ormai congelati, non posseggono più sensibilità. La stessa cosa la stanno vivendo anche i miei compagni.

Alle 23 raggiungiamo la cengia mediana e troviamo una rientranza dove allestire il giaciglio per la notte. Abbiamo fatto scelte differenti su come coprirci: Franz e Gio hanno optato per uno zaino più ingombrante e scomodo per scalare ma a favore del caldo sacco a pelo e del Termarest; io invece ho preferito averne uno più compatto ma senza sacco a pelo, con un sacco da bivacco e più abbigliamento. Secondo me per passare una notte era sufficiente, non sapendo che non sarebbe stata l’unica di notte.

Prendiamo dallo zaino i viveri per la cena e mangiamo, dopo aver scaldato l’acqua per la tisana che ci riscalderà un attimo, ci mettiamo sdraiati pronti a dormire.

Il cielo adesso è sereno e stellato, forse l’immagine più piacevole della giornata.

Pian piano riesco a trovare una posizione sufficientemente comoda, ma ogni soffio di vento mi fa tremare dal freddo. Riesco finalmente ad addormentarmi ma mi sveglierò più volte nella gelida notte. In realtà non ho proprio dormito ero più che altro in uno stato di dormiveglia. Non ricordo nemmeno di aver sognato, ma ricordo bene di aver guardato più volte i miei compagni che riposavano.

Finalmente il sole sorge e pian piano la luce ci sveglia, salutiamo la cordata sdraiata poco distante a noi sul terrazzino di Tempi Moderni, due ragazzi tedeschi che affermano che i loro sacchi a pelo sono ricoperti di brina; anche le nostre corde ed i nostri zaini non sono da meno.

La colazione prevede succo di frutta ed una barretta che divoriamo.

Il cibo è finito e rimane solo un po’ di frutta secca ed una banana per tutta la giornata.

Rimettiamo l’imbrago, ci leghiamo ed iniziamo ad attraversare la cengia fino a trovare l’attacco della Diretta Messner.

Di nuovo carichi e motivati, convinti di scalare abbastanza velocemente questa seconda parte di via, ma in realtà non sappiamo ancora quello che ci aspetta.

Franz riparte a scalare su questa immensa placca di roccia stupenda, in una giornata più uggiosa e fredda della precedente. Io e Gio in sosta iniziamo ad avere molto freddo nonostante indossassimo tutto l’abbigliamento disponibile. Dapprima si ghiacciano nuovamente le mani e poco dopo i piedi che hanno perso di nuovo sensibilità. Ad ogni sosta la cosa si fa sempre più pesante e siamo sfiniti nel tremare e battere i denti.

Scalare questa parte di via è stato molto bello per la roccia ottima e la bella linea tracciata in apertura solitaria da Messner, ma estremamente duro per le condizioni meteo della giornata.

In me iniziano a salire parecchie preoccupazioni. Siamo di nuovo in ritardo sulla tabella di marcia complice il fatto di aver seguito una cordata che si è persa finendo sugli ultimi tiri della via Archimede, con difficoltà sostenute e roccia marcia.

Scaliamo gli ultimi tiri al buio. Di nuovo tengo le mani dentro le maniche, sono 12 ore che ho freddo e scalo senza sentire i piedi, non ne posso veramente più e so che ormai mi sono caricato di freddo e stanchezza, non ho il sacco a pelo e inizio a pensare che passare la notte sulla punta della Marmolada, non sia una opzione possibile ma mi sbaglio di grosso perché si rivelerà, al contrario, l’unica opzione possibile.

Sono le 22 della seconda sera e Franz arriva in cima. Un tiro di 60 metri. Velocemente ci recupera e noi scaliamo più rapidi che riusciamo perché siamo stremati e vogliamo solamente uscire da questa situazione. Vogliamo raggiungere al più presto l’ultima stazione della funivia per ripararci.

Arriviamo anche noi in cima, siamo stremati ma contenti: abbiamo scalato la Marmolada!

Una stretta di mano, un abbraccio e subito iniziamo a prepararci per la discesa.
Riponiamo tutto quello che non ci occorre negli zaini, beviamo un po’ d’acqua e via a cercare il sentiero di discesa. Ad un certo punto troviamo un fix con anello di calata e siccome nella nebbia, per un attimo, avevamo avvistato la luce, sembrava evidente che quella fosse la direzione giusta.

Caliamoci.

Errore enorme.

Franz e Gio scendono per primi finendo su una cengia e così mentre mi calavo mi chiedono di guardare se vedo un’altra possibile “doppia”. La trovo ed allestisco una seconda calata: vanno giù prima loro che si trovano già qualche metro sotto di me, e nuovamente dopo 60 metri sono in un punto dal quale non si può scendere se non attrezzando un’altra doppia. Arrivo giù anche io e non trovo nessun altro punto per calarci ancora: la roccia è ricoperta di ghiaccio, sotto di noi c’è solo nebbia e buio e non riusciamo a capire la distanza dal presunto suolo. Ho martello e chiodi con me ma non sappiamo se bastano. Cerchiamo un sentiero per scendere ma non riusciamo a trovare nulla. Nulla tranne un piccolo terrazzino dove riusciamo a stare seduti stretti tutti e tre.

Ora realizziamo che ormai non ci rimane altro da fare che fermarci e passare la notte qui.
Pianto due chiodi ed allestisco una sosta alla quale assicurarci perché stavolta non dormiremo in cengia, ma in parete sopra al ghiacciaio. Ci assicuriamo alla sosta e sistemiamo gli zaini e la corda rimasta per farci un piano un po’ più morbido, poi ci infiliamo io nel sacco bivacco e Franz e Gio nei sacchi a pelo.

Ho freddo e il sacco bivacco non è sufficiente a ripararmi dal freddo in questa condizione. La temperatura è circa tre gradi sotto lo zero e tira vento qui in cima, sono preoccupato, molto preoccupato. Non sono attrezzato e pronto per passare un’altra notte in parete, con più freddo della precedente ed il corpo così stremato dal freddo di questi due giorni.

Inizio a pensare al peggio e so che stanotte devo stare sveglio e cercare di disperdere meno calore possibile. Dentro al sacco da bivacco si forma condensa che mi bagna i vestiti e mi si ghiaccia addosso. Che situazione assurda. Tremo e batto i denti. Anche gli altri stretti vicino a me sentono i miei tremori che mi scuotono decisamente. Per tutta notte non dormo, continuo a tremare e puntare i piedi per non scivolare di sotto anche se sono legato.

Sarà lunga far venire mattina.

Albeggia finalmente, si inizia a vedere la luce e mi rendo conto che il peggio è passato. Sono riuscito a superare questa durissima notte. Piano piano anche gli altri si svegliano ed iniziano ad uscire dal sacco a pelo. Intorno a noi ancora nebbia, non riusciamo ancora a capire dove siamo quando, ad un certo punto, il vento spazza via tutto per un attimo e ci permette di vedere il ghiacciaio.

Ci rendiamo conto che siamo finiti esattamente dalla parte opposta alla funivia. A questo punto o scaliamo la parete che è ricoperta di ghiaccio o scendiamo dal ghiacciaio senza ramponi e piccozze. Decidiamo di risalire, sono altri 120 metri di scalata dopo 2 giorni e due notti in parete, ma ormai questo è il meno.

Una volta raggiunta nuovamente la cima di Punta Rocca, notiamo un sentiero appena accennato che scende lungo la parete opposta. Lo imbocchiamo stando attenti a non scivolare perché siamo ancora parecchio alti dal piano innevato e ci dirigiamo verso la funivia. Arrivati sulla neve ci rendiamo conto che ce l’abbiamo fatta nonostante tutto ed iniziamo a correre, ridere e scherzare come tre bambini felici …  eccome se siamo felici !

Più volte scendendo siamo caduti sia sul nevaio che sul sentiero perché i nostri corpi erano stremati e indeboliti dal freddo sopportato. Da un giorno avevamo finito il cibo e anche questo non ci ha aiutati. Siamo in prossimità del Passo Fedaia e finalmente iniziamo a sentirci al sicuro. Siamo tornati sani e salvi da una scalata che doveva essere impegnativa ed invece si è rivelata estrema ma la soddisfazione e le tante emozioni vissute ci riempiono il cuore e la testa.

Wow abbiamo scalato la Marmolada !

Siamo sfiniti e mentre attendiamo gli amici al rifugio Fedaia, tra risate e riflessioni ci godiamo un ristoro a base di wurstel, patatine fritte e l’immancabile birra con la quale brindiamo alla riuscita della nostra impresa.

Oggi a distanza di 4 settimane non abbiamo ancora ripreso la sensibilità ai piedi che si erano congelati, ma anche questo a volte fa parte del gioco, adesso possiamo pensare a progetti futuri.

È stata una bellissima esperienza dalla quale ho appreso tanto: in primis che fino a quando la testa regge, il nostro corpo ha tanto, tanto margine e poi quanto sia importante essere con compagni fidati ed affiatati. Ma noi non siamo solo compagni di cordata, piuttosto tre amici che hanno condiviso tantissime emozioni, sofferenze ed un’avventura straordinaria.

Ad oggi la Marmolada è la montagna che mi ha messo più a dura prova, sia fisica che mentale, anzi soprattutto mentale. Non avevo mai scalato e bivaccato in condizioni così severe e forse, proprio per questo, è quella alla quale adesso mi sento più legato.

Grazie Frenci, grazie Gio per aver condiviso tutto questo con me!!!!

Le Marmotte di Malga Ciapela:

Alessandro Graziosi

Francesco Salata

Gioacchino Dell’Argine


Ripetizione del 17, 18 e 19 luglio 2020

Alessandro Graziosi, Francesco Salata, Gioacchino Dell’Argine


Note:

  • I


Ti potrebbero anche interessare:

via Dolomitica 9 9 Dolomiti 14 14

Gallery

Categorie
Dolomiti relazioni rock climbing via arrampicata ambiente via Dolomitica

via Eisenstecken

Croda di Re Laurino, 2741 m

gruppo Catinaccio, Val di Fassa (TN)

Apritori:

Otto Eisenstecken, F. Rabanser e J. Sepp il 2 settembre 1946


Descrizione

Salita dal deciso sapore dolomitico, sostenuta sul grado IV+ e V e con un tiro decisamente più difficile e che occorre guadagnarsi metro per metro. Per la compattezza della roccia, tecnicità e verticalità mi ha ricordato e la paragonerei alla Fehrmann al Basso con quest’ultima però priva di un tiro sul VI. L’avvicinamento e discesa banali e facilitati eventualmente dalla funivia al rif. Fronza, ne permettono la salita in giornata.


Accesso:

P nei pressi dalla stazione cabinovia al rif.Fronza (link)


Avvicinamento:

Giunti al rif. Fronza si segue per il 542S “Ferrata Santner” che in falsopiano verso N avvicina alla nostra parete già ben visibile, quando il sentiero tende ad alzarsi osservare bene in basso che si stacca una traccia che tramite ghiaioni e roccette conduce sotto alla parete della Croda di Re Laurino.

Nei pressi di una ascia di legno fatta ad ometto si osserva la caratteristica “forchetta”  che segna l’attacco.

tracciati ferrata Santner (green) ed avvicinamento (magenta)

Relazione salita:

RELAZIONE (ITA)
Itinerariovia Eisenstecken
prima salita2 settembre 1946 – Otto Eisenstecken, F. Rabanser e J. Sepp
Zona MontuosaDolomiti
SottogruppoCatinaccio
Settore / Parete / CimaCroda di Re Laurino 2813m
StatoItaly
Località di PartenzaMalga Frommer – Nova Levante (BZ)
Parcheggiogratuito presso la malga Frommer
Sentieri542S, 550
Punti d’appoggiorif. Fronza alle Coronelle (ev. rif. Santner)
Acquaal rifugio
Dislivello avvicinamento [m]600m circa ( 100m con seggiovia )
Dislivello itinerario [m]300m
Sviluppo itinerario [m]375m
Quota partenza [m]1740m (2320 m con seggiovia)
Quota arrivo [m]2741m
Bibliografia utilizzataLa nuova Guida del Catinaccio – Antonio Bernard 2008
Arrampicare sul Catinaccio e dintorni – Mauro Bernardi 2009
Cartografia utilizzataTabacco 006 – Val di Fassa e Dolomiti Fassane Catinaccio-Marmolada-Monzoni 1 a 25000
Difficoltà su rocciaIV+, V, 1 tiro di VI (1 passo VI+)
Qualità rocciaEccellente sul verticale, discreta nei tratti facili.
ProteggibilitàR3
SosteLa maggior parte su chiodi, S3 pericolosa e da valutare sul posto.
ImpegnoIII
Difficoltà globaleTD sost
MaterialeNDA, + qualche chiodo per rinforzare le soste
Esposizione prevalenteW
Discesacomoda tramite la ferrata Santner (542S)
Data gitasabato 28 luglio 2018
Tempo impiegato avvicinamento1,15 h
Tempo impiegato salita6 h
Tempo impiegato discesa1 h
CompagniClaudio Bassoli
Libro di vettaNO
Giudizio8,5
ConsigliataSi. Una classica da non mancare.

Descrizione dei tiri:

tiromdifficoltàdescrizione
L130IV+nei pressi della forchetta salire la compatta fessura con passo intermedio delicato. S1 su clessidra con cordone
L250IV sostcon andamento leggermente verso dx per rampa che verticalizza man mano la si percorre fin sotto ad un breve camino (ch) che si vince uscendone a sx. poi ancora su in verticale con ultimo passo in diedro leggermente strapiombante poi S2 su chiodi
L325IV, V-salire sempre per fessura che diviene camino verticale, poi leggermente a sx dove la pendenza si abbatte si trova S3. ! Noi abbiamo trovato questa sosta molto pericolosa. 1 ch sosteneva tramite un cordino in tiro un masso imbrigliato sotto. Dubitiamo che qualcosa sia crollato e questa sosta sarebbe da rifare come pure un disgaggio.
L430II,IIIcon andamento non obbligato a dx per terreno facile ma detritico, fino a portarsi 10m alla sx dell’evidente diedro fessura dove proseguirà la via. S4 su 2 ch
L520IV +portarsi nel diedro e con bei tecnici movimenti sostare nella grotta appena a sx del ch sul suo spigolo. S5 su clessidra
L645V+, III, V-uscire con passo deciso di strapiombo dalla grotta tramite buoni appigli, subito dopo spiana ma poco a poco torna verticale con un ultimo passo più difficile prima della sosta che si trova alla base delle due evidenti ed impegnative fessure del tiro dopo. S6 su 3 ch e clessidra
L730VI-,VI+,VI,V+tiro chiave di un grado secco superiore al resto della via e con chiodatura da integrare a friend grandi (#2+3+4).
Alzarsi con convinzione sopra la sosta, subito appare conveniente rinviare un nut incastrato sulla fessura di sx per poi portarsi subito su quella di dx su esili e spioventi appoggi.
Vincere la liscia fessura tramite arrampicata tecnica e delicata (2 cunei + 1 friend rosso incastrato) fin sotto ad un tetto ad arco verso sx, che si segue con arrampicata sempre faticosa ma più facile fino alla sosta. S7 su ch e clessidre
L840III, V sostuscire sulla sx traversando per qualche metro su terreno elementare per poi inserirsi nella fessura che continua che regala una entusiasmante arrampicata non difficile ma tecnica. S8 su 2 ch verticali a 2m + spuntone
L930I,IIIper terreno elementare portarsi decisamente verso dx fino alla sosta dentro ad una caratteristica forcella. S9 su ch
L1030III+,IIsu dritti per bella parete bianca verticale ma ricca di appigli, poi leggermente verso sx puntando ad un grosso masso appoggiato appena sotto ad una cengia che nasconde il ch di sosta. S10 1ch
L1145II,IV,III,Inoi siamo andati per cengia a dx a cercare lo spigolo a cui si perviene vincendo l’ultima paretina bianca di ottima dolomia. Poi la roccia degrada e sul filo porre attenzione a cosa si tocca. S11 su spuntone a 20m dal rifugio Santner
tot375

IV+,V, V+, VI (1 passo VI+)
TD sost, R3, III imp.
375 m, 11 L


Ripetizione del 28/07/2018

compagno: Claudio Bassoli


Schizzo usato:

Noi abbiamo usato sia il Bernardi che il Bernad, ed alla fine siamo più concordi con quest’ultimo.

© La nuova Guida del CATINACCIO – Antonio Bernard 2008

Eccellente come sempre anche il Bernardi (link guida)


Discesa:

Dall’ultima sosta subito si perviene al vicinissimo rifugio Santner e poi per elementare sentiero si imbocca in discesa la ferrata Santner 542S.

Tot: 1h


Note:

  • ! S3 Noi abbiamo trovato questa sosta molto pericolosa. 1 ch sosteneva tramite un cordino in tiro un masso imbrigliato sotto. Dubitiamo che qualcosa sia crollato e questa sosta sarebbe da rifare come pure un disgaggio.
  • Il tiro chiave necessità di convinzione e continuità per essere superato, anche per via della chiodatura esigua e vetusta e mal integrabile.
    Senza Claudio a farlo da primo dubito sarei passato in libera.

Cartina consigliata:

Tabacco 006-Val-di-Fassa-e-Dolomiti-Fassane-Catinaccio-Marmolada-Monzoni

Meteo:

GPS


Visualizza mappa ingrandita

Ritieni utile la relazione?

Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere la pubblicità.
Grazie.

1€5€10€


Ti potrebbero anche interessare:

via Dolomitica 9 9 Dolomiti 14 14

Gallery

Categorie
2000m Dolomiti Gruppo montuoso ice climbing relazioni water ice climbing

Rio Pelous

detta Cascata di Campitello

di Val di Fassa (TN) – 1450m

L’amico Dario vuole provare una cascata e quale migliore battesimo si poteva pensare.

Dividiamo auto e compagnia con Claudio e Nicola che si fermeranno sulla Fontanazzo DX e noi, insolitamente soli all’inizio, ce la prendiamo comoda su questo bel flusso a pochissimi minuti dal parcheggio e con balconata sul dirimpettaio Sassolungo.

L’ingaggio della salita è notevolmente mitigato dagli spit-fix alle soste e qualche d’uno spuntato pure nella goulotte.

La cascata è molto estetica e completa però nella successione di tipi di ghiaccio e tipologia di progressione quindi consiglio la ripetizione solo con un pò di esperienza alle spalle.


Apritori:

Toni Valeruz e Bruno Pederiva


Accesso:

P nei pressi dell’impianto del Col Rodella, da li la cascata è già ben visibile in direzione S, SE a soli 500m. Il quarto tiro appare interrotto ma solo perchè il flusso è nascosto alla vista.

Passare la pista da fondo e poi salire nel bosco su tracce che in 15 min portano alla base della cascata. Attaccare a sx sulla verticale della sosta e fuori da crolli di frange della goulotte, oppure a dx più facile ma più esposto.


Quota / Probabilità formazione:

1600m / Alta probabilità ****


Foto:

2015
2018

Relazione salita:

Tiro / Pitches
m
Difficoltà / Difficulty
Sosta / Belay anchor
note
L135WI 4+SR spit/fixsi può unire con quello dopo
L220WI 4, M3SR spit/fix 
L34030°, WI 2SR spit/fix 
L430WI 4+SGsi può unire con quello dopo
L520WI 4SR spit/fix 
L64545°, WI 3SR spit/fix 
tot:190 m
Grado:WI 4+
Impegno:II
Tempo salita / discesa4h / 1h
Bellezza:****

Data salita:

24/02/2018 con Dario Sacchetti (Claudio Corsini e Nicola Cattabriga su Fontanazzo DX)

19/02/2015 con Christian Farioli


Schizzo:

Loader Loading...
EAD Logo Taking too long?

Reload Reload document
| Open Open in new tab

Download [2.27 MB]


Discesa:

  • 3 doppie dalle soste attrezzate a spit fix sul lato SX (dx orografica)

GPS:


Visualizza mappa ingrandita


Note:

  • Se non la più estetica sicuramente tra le migliori della Val Di Fassa
  • Durante la prima ripetizione il chiave era su L4, nella seconda lo abbiamo trovato su L1 partenza tutto a SX 15m a 90° su ghiaccio levigato
  • Su L2 sono spuntati 3 fix di progressione a dx che nel 2015 non c’erano, ciò abbassa notevolmente l’ingaggio di questo tiro sennò molto delicato.

Bibliografia:

Ritieni utile la relazione?

Dona per lo sviluppo del sito e permettermi di togliere la pubblicità.
Grazie.

1€5€10€


Gallery

Categorie
2000m Dolomiti ice climbing relazioni water ice climbing

Cattedrale DX

Serrai di Sottoguda

Rocca Pietore (BL)

Andati a mettere il naso ai piedi del Civetta abbandoniamo presto le idee iniziali per la neve abbondante in avvicinamento, sulla cascata e soprattutto dopo che una cortese guida alpina locale ci ha dissuaso.

Che si fà? Dopo 4 ore di auto l’idea di farne altre non allieta di sicuro. Sottoguda è a neppure mezz’ora, risposta quasi scontata.

La gola è sempre affascinante, oggi è intasata di ghiacciatori sulle pareti e sciatori che da mala Ciapela fanno lo slalom tra i curiosi. Il clima è da parco giochi, ben diverso da quello che immaginavamo ma ben presto riusciamo a trovare il nostro angolino privato.

Cattedrali magrine e che pisciano pure, ci si prova dai a fare un tiro … poi diverranno quasi tre.

Linea elegante, la più facile delle tre ma non per questo banale. Il ricordo di Excalibur di alcuni anni prima è più bonario. Qui soprattutto il secondo tiro è alquanto delicato e senza apparenti segni di recente passaggio.

Su però troveremo Abalakov ghiacciata a testimoniare che la linea è frequentata.


Accesso:

Parcheggio Sottoguda a pagamento (volendo fare un pò di strada se ne trovano altri gratuiti ma attenzione a non bloccare le piccole strade di accesso e carrabili).

Da li in 5 minuti in falsopiano si è dentro al canyon.


Quota / Probabilità formazione:

1400m / Alta probabilità ****


Relazione salita:

L1 = 35m, WI 4, SR
L2 = 35m, WI 5-, SG
opt. L3 = 15m, WI 3, SA (non consigliato a meno di voler uscire sulla sovrastante strada provinciale )
70m, WI 5-, II

Ripetizione del 17/02/2018

compagno: Ivan de Iesu e Claudio Corsini


Schizzo:

schizzo Cattedrale DX

 


Discesa:

  • 2 doppie da 35m attrezzate (! sconsiglio unirle siccome si arriva al pelo d’acqua con una da 60m a meno di attrezzarla su Abalakov più bassa delle soste a fix, dall’ultima quasi sicuramente una corda andrà nel torrente)
  • salendo si incontra la strada provinciale (soluzione non testata ed illogica)

Note:

  • Corta ma veramente carina, da abbinare alla dirimpettaia Excalibur od alle sorelle a sx ma con padronanza di grado.

Visualizza mappa ingrandita


Ritieni utile la mia relazione ?

Donazione 1€ per lo sviluppo del sito.


Gallery

 

[:]