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La Mascherata della Morte Rossa

SassoMorello, 670m

Prignano sul Secchia (MO)

La Mascherata è stata la mia prima esperienza a Sassomorello.
Era Ottobre 2019 e Niko mi aveva proposto del “ravanaggio” in appennino per chiudere una vietta. Era da un po’ di tempo che stava andando in avanscoperta in basso appennino alla ricerca di potenziali zone e linee arrampicabili, ma soprattutto di roccia che si concedesse perché, come sappiamo, la friabilità, o anche “sbriciolosità” appenninica, è il primo ostacolo con cui fare i conti. Spesse volte l’esito restituisce un no categorico.
Questa ricerca di Niko non punta a mettere la propria “bandierina” su zone vergini.

Il suo peregrinare è un modo per ritrovarsi, rigenerarsi, riscoprire.
L’alpinismo è il mezzo, non il fine e pure fra i colli del basso appennino, volendo, è possibile far riaffiorare del genuino alpinismo esplorativo.
Tra l’altro, è anche una buona alternativa rispetto macinare km e km di asfalto per raggiungere luoghi spesso oltremodo battuti e addomesticati.
Tornando a questo primo approdo, inizialmente non sapevo esattamente cosa aspettarmi, anche perchè “voci beffarde” prefiguravano una sorta di disperato naufragio fra roccia sbriciolosa e la faticosa ricerca del “meno peggio”. Ad ogni modo la prima impressione al momento dell’arrivo è stata molto positiva, perchè Sassomorello appariva un ambiente incantevole, ammantato da una pace agreste, un luogo che zittisce all’istante il brusio dei pensieri urbani.
Dopo aver assorbito un po’ di quella pace apparecchiamo per terra l’usuale “ferraglia” rincarando la mole anche con l’attrezzatura utile per chiodare e pulire la via. Ci dividiamo tutto un po’ per uno ma, nonostante ciò, non possiamo che avvertire di aver fatto un bel passo verso l’estetica di un albero natalizio. Mi chiedo se una volta in parete si riuscirà a prendere ció che serve dall’imbrago più o meno agilmente e Niko, ironicamente, e quasi a voler aggiungere un ulteriore postulato alle leggi di Murphy rassicura: “ciò che cerchi o di cui hai bisogno non sarà mai comodo né al posto giusto, è inevitabile”.
Ci incamminiamo oltre la chiesetta per il sentierino che scende a valle. Alla nostra sinistra appaiono fra la vegetazione i neri balzi rocciosi e ora la chiesetta predomina dall’alto. Nel raggiungere l’attacco inauguriamo i lavori con un po’ di giardinaggio, togliendo di mezzo dei rovi che, nell’ultimo tratto di avvicinamento, rendevano difficoltoso l’accesso.
La parete scura di ofiolite si apre tra il verde. Alla sua base però scorre un rivolo d’acqua, esattamente sotto l’attacco però, mal che vada…partenza bagnata partenza fortunata.
Sono visibili i primi tre spit, precedentemente piazzati, e assieme ad essi la logica della linea. In questo primo tiro facciamo solo pulizia, un po’ con delicatezza tramite spazzola e un po’ con decisione grazie al martello. Sentiamo come cantano i rintocchi sugli agglomerati rocciosi, ma in genere si spera che cantino il meno possibile, poichè se è così il ritornello è chiaro: ti stanno dicendo che non sopporteranno molti carichi o trazionamenti, quindi meglio svincolarli subito.
Uno alla volta iniziamo l’ascensione, e su questa placca verticale muovo i primi passi conoscitivi…forse non l’ideale da cui partire, ma tant’è.

Tutti i neuroni riuniti assieme in tavola rotonda cercano così di capire la tenuta delle tacche, di appigli e appoggi. Arrivo alla prima sosta in libera sebbene un po’ “spremuto”.
La sensazione è strana: da un lato mi rendo conto che la buona chiodatura garantisce pienamente la sicurezza, però dall’altro la sensazione psicologica provata nel gestire e capire questa roccia è inusuale, è quella che si prova su vie alpinistiche in passaggi caratterizzati da friabilità.
Per il secondo tiro, non essendo sicuri di quale sia la linea migliore, procediamo per lo più in artificiale. Saliamo da una concavità aggettante ma che comprendiamo essere forse un po’ forzata. La prossima volta sarà meglio provare a salire appena prima, dove sembra ci siano appigli più marcati.
Siamo ora sulla fascia boschiva mediana e all’uscita troviamo il cranio o bacino di un piccolo animale. Ivan, in un impeto creativo (e pure un po’ trash) dettato da un non ben precisato collegamento mentale, lo dipinge di rosso e ci racconta una scena chiave del racconto di Edgar Allan Poe “La Mascherata della Morte Rossa“.

Compiaciuti del suo slancio artistico non possiamo che decidere di donare questo nome alla via.
Ora la linearità della via va ad interrompersi e rimane comunque da stabilire e attrezzare una linea di uscita cercando il più possibile di rimanere su roccia.
Ci portiamo con un trasferimento ad una breve placca appoggiata sulla sinistra. Va rimontata in aderenza e a metà ci sarà da applicare uno spit.

Qui ho l’occasione per fare la prima esperienza di chiodatura. Preso il materiale necessario dai compagni, mi alzo di circa un metro e mezzo e mi fermo per operare su quella piccola porzione di roccia: sentire come suona, decidere il punto migliore, constatare se lo spit lavorerà bene, recuperare il trapano agganciato sotto di me, forare, pulire il foro, inserire e stringere lo spit con la sua chiave.
Fatto…però piccolo dettaglio: dopo svariati minuti in cui, senza appigli, sono fermo in aderenza sulle punte dei piedi ho i polpacci letteralmente in fiamme, che manco su una cascata di ghiaccio…
Ora, con un secondo trasferimento, ci portiamo ad un masso inciso da una grossa spaccatura e oltrepassato questo balzo roccioso, non rimane che percorrere l’ultimo tratto di pendio erboso che riconduce al borghetto.
Qui finisce la mia prima esperienza a Sassomorello.

Ho constatato decisamente che la differenza fra attrezzare una via dal basso e percorrerla trovando tutto già bello allestito è enorme.
Se prima davo la cosa per scontata penso che d’ora in poi durante le mie arrampicate un pensiero di gratitudine sarà sicuramente rivolto ai chiodatori.

Tommaso Fiorini

Apritori:

I. de Iesu, N. Bertolani, T. Fiorini, dal basso ottobre 2019)


Accesso:

da Nord: da Serramazzoni o Prignano, su Provinciale 21 scendere per una stretta svolta la via Casina tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante tenere a dx la via Bertoni e P appena prima di una svolta a sx di 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.

da Sud (consigliato per i romantici siccome regala una visione d’insieme dal basso): indicazioni Gombola, passato il bel paese con vista sul borgo (fermatevi) si tiene la via Valrossenna fino al bivio nei pressi dellabbandonato ponte Cervaro (link) Lì imboccare la via Bedaglia tenendo indicazioni per agriturismo Sant’Anna. Dopo qualche tornante diviene via Bertoni che si apre su una magnifica vallata con ruderi e con la rocca del Sassomorello che domina in alto. P appena dopo di una svolta a 90° che passa su un ponticello. Link al P con google maps.


Attacco:

Camminare sulla carrareccia in direzione W lasciando le arnie sulla DX. Dopo qualche centinaio di metri in falsopiano, appena dopo aver passato il rigagnolo della sorgente “Fontanina”, notare sulla DX una evidente placca nerastra verticale.
Guardando meglio si intravede già la targhetta di via e la fila di fix (il primo rosso)
Tot: 5/10 min dal P


Descrizione via:

Questa vietta parte nel tratto della bastionata più verticale e promettente come arrampicata.
Una nera placca verticale a ridosso del rigagnolo della sorgente regala già dai primi movimenti una intensa ma sicura arrampicata che finisce alcuni metri sopra alla prima comoda sosta attrezzata pure per la moulinette.
Il secondo tiro cerca sempre la roccia più arrampicabile ed il maggior sviluppo quindi, dopo una partenza verticale, occorre far i conti pure con un traverso in strapiombo tutt’altro che banale. Finisce presto però su un pillow che esce come un arrotondato trampolino e tramite cui, sempre in traverso, si perviene alla seconda sosta su roccia insolitamente affidabile.
Peccato ora finisca la verticalità e sopra si è cercato di uscire con logica ma con istinto esplorativo fino alla cresta che termina nei pressi della bella torre e gruppo di case.

In sintesi un’altra linea esplorativa di qualche tirello a Sassomorello che però, se limitata alla moulinette concatenata delle prime due lunghezze, diviene un gran bel tiro di 25-30m protetto S1 con arrampicata e movimenti inconsueti per l’arrampicatore sportivo.


Schizzo via:

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Relazione tiri:

L1 = Attaccare la placca con decisione e tramite un buon appiglio destro rimontare lo strapiombino (6a). Traversare a DX sempre su placca fin sotto al muro finale da salire più con tecnica che forza fidandosi di accennati appoggi. Sosta comoda su 2 fix e 2 resinati attrezzati per la moulinette (vedi foto) alla sommità di questo pilastro. 15m, 6a, 5b, 6a+

L2 = traversare a SX in direzione di un grottino che si vince con movimenti atletici su netti appigli. Arrivati ad una netta protuberanza rocciosa (classico pillow lavico) la si usa per traversare ulteriormente su terreno più semplice che diviene banale man mano si sale. 25m, 5c, 6b, 5b, II

Ora ci si può calare da S2 oppure se si vuole proseguire

L3+L4+L5 (100m trasferimenti + brevi tratti arrampicata)

Consiglio per cordate affiatate procedere per queste lunghezze in “conserva media protetta” facendo esperienza preziosa che servirà su ben altre creste e contesti. Per le altre cordate si possono affrontare questi tiri assicurandosi appena prima ed appena dopo i passaggi.

Dalla sosta S2 si sale per percorso non obbligato ma dettato da qualche segno come ossa rosse, ometto, bolli rossi e cordini su piante.
Quindi con logica si cerca dapprima una placca di 4a (1 fix), poi un diedro aggettante 4b (2 fix + friend) fino a pervenire ad un’altra compatta placca (1 fix) che deposita nei pressi di una cengia ove le difficoltà sono finite e si trova il libro di via (1 fix). Traversando alcuni metri sulla DX in direzione e con bella vista sul borgo si salgono gli ultimi due saltini (2 fix) e di perviene sulla cresta giusto una cinquantina di metri a SX della torre.
Se si vuole aggiungere un tiro ed uscire in sommità traversare a DX fin sotto ad una evidente colata bianca ed uscire sull’ultimo tiro di Chi trova un Amico trova un Tesoro).


Discesa:

A) Traversare su prati in direzione N non alzandosi di quota e dopo poche decine di metri si perviene alla strada principale vicino ad un rudere ristrutturato. Qui parte una strada bianca a SX, via Don Lazzaro Spallanzani. Percorrerla scendendo fino ad una casa e poi sulla DX scendere a fianco di una palizzata (traccia di una antica carrozzabile) con bollo CAI.
Ora si è in vista della parete W con sempre il borgo di Sassomorello in bella mostra.
Scendere ancora fino a che al termine dei paletti di recinzione non si incrocia una carrareccia abbandonata e spesso paludosa (palina CAI). Qui girare a SX in direzione N ed in vista della base della parete. In breve la strada diviene sentiero quindi passiamo prima un rigagnolo di fonte (attacco via Mascherata della Morte Rossa) e dopo un allevamento di arnie.
In breve ci riconduce alla strada del P.

TOT: 20 min

B) discesa in doppia sconsigliata ma possibile da S1 ed S2 (L1 scalabile anche in moulinette)


Compagni:

Ivan de Iesu e Tommaso Fiorini il 19/10/2019

Ivan de Iesu (pulizia L2) il 9/05/2020

Claudio Bassoli il 20-06-2020

Andrea Righetti (pulizia, resinatura e prima libera) il 12-09-2020


GPS:


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Note:


Bibliografia:


Meteo:


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