Cesco Zaltron

CZ
Attività alpinistica
1954–1987
Professione
alpinista

Profilo

Cesco Zaltron è una figura di riferimento dell’alpinismo vicentino e delle Piccole Dolomiti, in particolare del massiccio del Pasubio e del Sengio Alto. Le fonti CAI e locali lo ricordano come presidente sezionale del CAI di Thiene, autore di guide e itinerari, e come uno dei protagonisti che contribuirono a risolvere gli ultimi grandi problemi alpinistici dell’Alto Vicentino. La documentazione disponibile lo colloca soprattutto tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento, con attività sia di apertura di vie sia di lavoro editoriale e divulgativo. ([caithiene.it](https://www.caithiene.it/storia/?utm_source=openai))

Biografia

Cesco Zaltron emerge dalle fonti come alpinista, organizzatore e autore di riferimento per l’area vicentina. La Sezione CAI di Thiene lo cita tra i forti alpinisti che, negli anni Sessanta, animarono l’attività sezionale e contribuìrono a definire l’alpinismo locale; la stessa sezione lo indica come presidente sezionale e autore della guida Massiccio del Pasubio. Una fonte CAI nazionale del 2011 lo definisce esplicitamente “alpinista” e ricorda che per lunghi anni fu custode del rifugio Nerone Balasso, partecipò a spedizioni sulle Ande con Pietro Ghiglione, aprì decine di nuove vie di grande difficoltà, soprattutto nelle Piccole Dolomiti, e scrisse la prima guida per l’alpinismo sul Pasubio. Fonti locali sul territorio vicentino ribadiscono il suo ruolo di protagonista sulle pareti del Baffelan, della Sisilla e del Cornetto, insieme a nomi come Gino Soldà e i fratelli Carlesso. ([caithiene.it](https://www.caithiene.it/storia/?utm_source=openai))

La datazione biografica rimane parziale: non sono emersi con sufficiente affidabilità dati anagrafici completi, né nascita o morte. La documentazione consultata permette però di collocare con buona sicurezza la sua attività alpinistica almeno dal 1954, anno richiamato nelle fonti come limite di un tentativo sul Sojo d’Uderle, fino alla metà degli anni Ottanta, quando il suo nome compare ancora in relazione a guide e nuovi itinerari. La presenza di sue pubblicazioni già nel 1976 e nel 1987 mostra che il suo lavoro non fu solo di scalatore, ma anche di sistematizzazione e trasmissione dell’esperienza alpinistica locale. ([tecadigitale.cai.it](https://tecadigitale.cai.it/periodici/PDF/Lo%20scarpone/Lo%20scarpone_1984_10_16_18.pdf?utm_source=openai))

Sul piano del contesto storico, Zaltron appartiene alla stagione in cui l’alpinismo delle Piccole Dolomiti passa dall’esplorazione classica alla definizione di vie oggi considerate classiche locali. Il CAI di Thiene lo colloca accanto ad altri nomi chiave dell’Alto Vicentino e gli attribuisce un peso nella soluzione degli “ultimi grandi problemi alpinistici” del gruppo. In ambito culturale, il suo nome è legato alla prima grande guida del Pasubio e alla Traversata alpinistica delle Piccole Dolomiti, opere che hanno avuto valore pratico per intere generazioni di frequentatori della zona. ([caithiene.it](https://www.caithiene.it/storia/?utm_source=openai))

Principali ascensioni e aperture

1954
Tentativo sul Sojo d’Uderle ricordato nelle fonti CAI come riferimento per un passaggio successivamente ripetuto/rielaborato in quell’area; la fonte disponibile parla di un “limite del tentativo di Cesco Zaltron 1954”.
anni 1950-1960
Attività di apertura e sistemazione di vie sulle Piccole Dolomiti e sul Pasubio, in particolare nel settore del Sengio Alto e del Sojo d’Uderle; le fonti locali gli attribuiscono decine di nuove vie e numerose realizzazioni su Baffelan, Sisilla e Cornetto.
1976
Pubblicazione di Massiccio del Pasubio, guida CAI Thiene, poi citata come riferimento storico per itinerari e accessi del settore.
1984
Collaborazione con Bepi Magrin alla guida 111 schede gialle Zaltron Magrin, dedicata a itinerari di roccia delle Piccole Dolomiti.
1987
Censito ancora come autore della Traversata alta delle Piccole Dolomiti (A9), riedizione di un itinerario escursionistico-alpinistico ideato da lui.

Aneddoti e curiosità

Le fonti locali e CAI restituiscono l’immagine di un alpinista molto legato al territorio, tanto da diventare nome di riferimento per itinerari, cenge e guide. Un dettaglio significativo è che la sua guida del Pasubio viene ricordata come una delle prime sistemazioni organiche dell’area, mentre la sua attività pratica non si limitava all’apertura di vie: fu anche custode di rifugio e promotore di spedizioni fuori regione. Un elemento interessante, emerso nelle fonti, è la persistenza del suo nome nella toponomastica alpinistica locale e perfino nella memoria pubblica recente, tanto che nel 2011 il CAI nazionale segnalava il furto di una targa dedicata a lui lungo la Strada degli Eroi in Pasubio. ([archivio.cai.it](https://archivio.cai.it/wp-content/uploads/2018/11/LO_SCARPONE_FEBBRAIO_21.pdf?utm_source=openai))

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Fonti e bibliografia

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