Arrigo Giannantoni

AG
Attività alpinistica
1910–1950
Professione
alpinista

Profilo

Arrigo Giannantoni fu un alpinista bresciano attivo soprattutto tra il 1910 e il secondo dopoguerra, figura ben documentata nella storia dell’alpinismo locale fra Prealpi bresciane, Presolana e gruppo dell’Adamello. Le fonti consultate lo ricordano come protagonista di prime ascensioni e di esplorazioni di creste e pareti, oltre che come socio e dirigente del Club Alpino Italiano di Brescia. La sua attività emerge in particolare nei resoconti CAI e nelle cronache alpinistiche del primo Novecento, dove compare anche come fotografo e collaboratore tecnico. La documentazione disponibile non consente però di stabilire con sicurezza dati anagrafici completi, né luogo e data di nascita o di morte.

Biografia

Arrigo Giannantoni appartiene a quella generazione di alpinisti bresciani che, prima e dopo la Prima guerra mondiale, contribuirono in modo decisivo alla conoscenza e alla prima esplorazione alpinistica di molte montagne tra Brescia, la Val Camonica, la Presolana e l’Adamello. Nelle fonti CAI compare come socio attivo della Sezione di Brescia già nei primi anni Venti, in un contesto in cui viene lodato per il lavoro svolto nel consiglio direttivo e per il suo contributo alla ricostruzione dei rifugi devastati dalla guerra. Il tono delle cronache coeve mostra che Giannantoni non era un semplice frequentatore della montagna, ma un alpinista dotato di continuità, tenacia e un forte interesse per la documentazione delle vie, tanto da essere ricordato anche per fotografie e informazioni messe a disposizione di altri salitori.

Sul piano alpinistico, il nome di Giannantoni ricorre in più aree. La cresta sud-occidentale del Monte Castello di Gaino viene attribuita in NikoBeta al 1913 con Arrigo Giannantoni insieme a Francesco “Nino” Coppellotti e Gerolamo Bettoni; una tradizione secondaria e una descrizione moderna della via confermano la triade di primi esploratori, anche se alcune fonti presentano la grafia “Giannantonj”. Le cronache CAI e gli annuari bergamaschi documentano inoltre la sua presenza in diverse prime ascensioni della Presolana: nel 1914 sulla parete ovest della Presolana Occidentale con Nino Coppellotti e Carlo Locatelli, e sulla parete nord-ovest della Presolana Orientale con Nino Coppellotti e G. Nulli. Queste notizie sono ben radicate nella letteratura locale e si inseriscono nel più vasto sviluppo dell’alpinismo prealpino bresciano e bergamasco.

Un altro filone importante riguarda il gruppo della Bagozza e del Cimone della Bagozza. In un annuario CAI bergamasco viene attribuita ad Arrigo Giannantoni e G. Mazza la salita della cresta sud del Cimone della Bagozza il 22 novembre 1914, ma lo stesso testo segnala cautela e dubita che si trattasse davvero di una prima ascensione, perché il versante erboso non presentava difficoltà tali da escludere salite precedenti. Questa è una buona indicazione del metodo corretto da adottare su Giannantoni: molte sue realizzazioni sono documentate, ma non tutte hanno lo stesso grado di certezza storica. Più solida appare invece la presenza di Giannantoni nel comprensorio Adamello-Salarno, dove una relazione CAI del 1950 ricorda che già nel 1924 egli aveva compiuto tentativi di attacco ai Corni di Salarno, riuscendo a salire per una cengia la parete occidentale e ad avanzare poi verso la grande gola che divide il Corno Centrale da quello Orientale. Quella cronaca lo presenta come il protagonista originario di un itinerario rimasto a lungo al centro del suo interesse.

Le fonti storiche della Rivista del CAI del 1922 aggiungono un tratto umano e istituzionale: Giannantoni fu celebrato dalla Sezione di Brescia per l’opera indefessa nel consiglio direttivo e per le pratiche relative alla ricostruzione dei rifugi; nello stesso testo viene ricordato come “valoroso capitano di fanti” ferito in guerra, e come alpinista autore di “audaci prime ascensioni”. Questa duplice dimensione, militare e alpinistica, è tipica di molti pionieri di quell’epoca. La sua attività alpinistica si intreccia con l’associazionismo CAI, con il ruolo di vice-presidente e con una presenza costante nelle cronache sezionali.

In sintesi, Arrigo Giannantoni è un alpinista bresciano storicamente ben attestato, importante soprattutto nell’alpinismo locale delle Prealpi bresciane e bergamasche e nella frequentazione pionieristica dell’Adamello. La sua documentazione è abbastanza robusta da consentire l’identificazione, ma resta incompleta sul piano biografico generale: mancano con sicurezza i dati anagrafici essenziali, mentre le sue ascensioni principali sono ben collocate tra il 1913 e il 1924, con ulteriori riferimenti fino ai primi anni Cinquanta tramite ricordi e rievocazioni CAI.

Principali ascensioni e aperture

1913
Cresta sud-occidentale del Monte Castello di Gaino, con Francesco “Nino” Coppellotti e Gerolamo Bettoni. La data è coerente con la relazione interna NikoBeta; una fonte descrittiva moderna conferma la stessa cordata, mentre la grafia del cognome può variare in ‘Giannantoni’ / ‘Giannantonj’. ↗
1914-06-28
Parete ovest della Presolana Occidentale, con Nino Coppellotti e Carlo Locatelli. La data e la cordata sono riportate nell’annuario CAI Bergamo; la forma del nome può apparire con piccole varianti ortografiche nelle fonti.
1914-09-13
Parete nord-ovest della Presolana Orientale, con Nino Coppellotti e G. Nulli. Anche questa ascensione è attestata nell’annuario CAI Bergamo.
1914-11-22
Cresta sud del Cimone della Bagozza, con G. Mazza. La fonte CAI Bergamo segnala però che l’ascensione potrebbe non essere stata una prima assoluta, poiché il versante erboso era forse già stato percorso in precedenza.
1924-09-17
Tentativo e parziale salita ai Corni di Salarno, ricordata da una relazione CAI del 1950 come impresa di riferimento per i successivi attacchi alla parete orientale. Il testo parla di traversata della parete occidentale e avanzamento fino alla gola fra Corno Centrale e Corno Orientale.

Aneddoti e curiosità

Le fonti coeve raccontano di un alpinista molto tenace, quasi ossessionato da certe montagne: nella relazione del 1950 sui Corni di Salarno si dice che Giannantoni tornava spesso su quelle pareti per raccogliere notizie e materiale fotografico, e che la salita del 1942 fu quasi compiuta “anche per dargli soddisfazione”. Nel 1922, alla Sezione CAI di Brescia, viene inoltre descritto come un socio di primissimo piano, capace di unire attività direttiva, ricostruzione dei rifugi e pratica alpinistica audace. Questa immagine lo colloca tra i pionieri locali che facevano della montagna anche un laboratorio di conoscenza e di memoria.

Citazione documentata

"il valoroso capitano di fanti, il combattente di Monte Majo, del Basso Piave e della Bainsizza"

Rivista del Club Alpino Italiano, 1922, cronaca della Sezione di Brescia.

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Fonti e bibliografia

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