ROCCIAMELONE 3545m --> 19-20 luglio 2003
"Il ritrovo è fissato presto, anzi prestissimo: ore 4,30 del mattino di
sabato 19 luglio 2003 alla stazione delle autocorriere. Non siamo in molti
appena in 12 ed infatti ad aspettarci non c'è il grande pulman da 50 persone
come inizialmente programmato, ma una macchina ed un pulmino 9 posti. Sono le 4
e 30 del mattino, ma fa già un gran caldo e tutti non vediamo l'ora di partire
verso questa montagna dal nome un po' inconsueto: "Rocciamelone". Chissà se
proprio lo strano nome ha dissuaso i molti dal partecipare o il fatto di essere
ormai prossimi alle vacanze estive. Comunque tutti puntuali tranne uno ci
troviamo all'orario prestabilito. Manca solo Ivano che tarda ad arrivare, una
rapida telefonata per capire dov 'è e scopriamo che lui è ancora profondamente
nel mondo dei sogni: nessuna delle 2 sveglie ha suonato!!! Forse Ivano ha
pensato "dai se non mi vedono mi lasciano a casa, in fondo cosa sarà mai quel
Rocciamelone, meglio il mio letto!!! Ed invece no! Recuperato anche Ivano
partiamo tutti verso la Val di Susa . E' prestissimo comincia ad albeggiare e
l'autostrada è deserta, solo qualche uccello si posa sul ciglio della strada.
Nel pulmino dietro c'è un gran silenzio, tutti dormono. Anche io avevo pensato
così, ma poi sono troppo emozionata per dormire e mi piace così tanto vedere il
mondo a quest'ora quando non c'è quasi nessuno, anche se poi ogni tanto gli
occhi li chiudo anche io.
Il viaggio passa in fretta e per le undici cominciamo a camminare sul
sentiero che salendo sempre più su ci porterà al Rifugio Tazzetti, la ns. prima
meta a 2.642 mt. Partiamo da circa 2.000 mt e dunque il dislivello apparente non
è molto, peccato che dopo essere saliti per circa 800 mt, scendiamo per altri
700 mt fino al lago di Malciaussia e poi ancora su fino al rifugio Tazzetti.
Dopo aver percorso la prima parte di salita il cielo finalmente si apre un po' e
le nuvole, che per tutto il tempo ci hanno accompagnato, si dissolvono
lasciandoci intravedere l'imponenza di queste montagne così diverse dalle
Dolomiti. I pendii di queste montagne sono coperti di erba verde che contrasta
con l'erba che si trova più in basso, gialla, bruciata dal sole e dal caldo di
questa estate che ci riserverà più avanti altre sorprese. Arrivati al lago,
riempite le ns. borracce, ricominciamo a salire, un passo dopo l'altro perché il
dislivello già percorso comincia a farsi sentire. I più allenati prendono le
distanze e così ognuno con il suo passo ricomincia a salire. Ad un tratto vedo
che tutti guardano in alto sulla montagna di fronte a noi: è il rifugio Tazzetti!!
Si è lui ed è così scuro avvolto da nuvole nere e minacciose. Mi pare così
lontano, ancora così in alto e mi chiedo: " Ma quante valli e montagne dovrò
attraversare per raggiungerlo?!" . Ma so che in realtà non è distante è solo la
prospettiva che spaventa. E così riparto con il mio passo e con la corda che
rende la salita ancora più faticosa. Spero sempre di trovare qualche "cavaliere"
che mi dica: "ma quella corda dalla a me è così pesante!!!" Ma come Nicola mi
ricorderà poi in cima "non ci sono cavalieri in montagna!!" e poi forse è stata
anche la punizione per essermela scampata durante tutto il corso di alpinismo!!
E così un passo dopo l'altro arrivo ad un cartello che segna solo 15 minuti al
rifugio. Ormai è fatta, ma il tratto finale è veramente molto pendente e così
ancora un ultimo sforzo e sono al rifugio!! Solo un attimo di riposo e già
assaporo la felicità di trovarmi lì!! In quel silenzio, fra queste montagne dove
alla sera le luci si spengono presto e dove i ritmi sono così diversi dalla vita
di tutti i giorni. E pensare che se fossi a casa magari a quest'ora uscirei ed
invece qui vado a letto!!! Ma sono felice così.
Alla mattina ci svegliamo un'altra volta prestissimo. Fuori è ancora buio,
cominciamo ad abbandonare i ns. letti e a prepararci e poi terminata la
colazione, indossato l' imbrago e zaino in spalla, cominciamo a salire per il
sentiero che corre dietro il rifugio. Le montagne che ci sovrastano sono scure
perché non ancora illuminate dalla luce del giorno, ma il cielo comincia a
schiarirsi ad est e le nuvole sotto di noi ad illuminarsi. Anche le montagne
piano, piano si tingono di rosso, prima sulla sommità e poi mammano la luce
scende ad illuminarle sempre più. Si comincia anche ad intravedere la neve del
ghiacciaio. Salire così presto mi risulta un po' faticoso, ma lo spettacolo
intorno mi appaga di tutte le fatiche. Ed è proprio questo che mi fa capire che
mi piace la montagna. In breve arriviamo all'attacco del ghiacciaio, ma la
sorpresa è veramente grande, quando, guardando di fronte a noi, vediamo che di
esso è rimasto ben poco!! Il ghiaccio ricopre una superficie pressoché piatta ed
i pendi e la cima del Rocciamelone sono quasi completamente liberi dalla neve.
Non ho molta esperienza di ghiacciai, ho visto durante il corso di alpinismo il
ghiacciaio della Marmolada e quello del Carrè Alto, ma sicuramente un ghiacciaio
non lo immaginavo proprio così ed anche chi ha più esperienza di me è rimasto
molto sorpreso. Il caldo dell'estate ha colpito anche qui. Ed allora cominciamo
a camminare sulla sua superficie. Non vengono nemmeno fatte le cordate, perché
non sembra necessario. Si vedono delle fessurazioni nel ghiaccio, ma di crepacci
nemmeno l'ombra. Più che su un ghiacciaio mi sembra quasi di camminare sulla
superficie piatta di un deserto di sale. Il ghiaccio finisce presto e cominciamo
a camminare sulla morena. Il paesaggio nonostante tutto è bellissimo. Il cielo è
azzurro e terso ed il pendio erto del Rocciamelone si staglia di fronte a noi e
sulla sua cima si intravede la statua in bronzo della Madonna del Rocciamelone.
Cominciamo a salire nuovamente per raggiungere la cima che si trova a 3.538 mt.
E'una salita abbastanza dura, la pendenza è elevata ed il terreno è frantumato e
sfasciumoso, ma non c'è assolutamente neve. Mai come in questo punto mi sono
dovuta fermare tante volte a prendere fiato e questa è la cosa peggiore perché
veramente sembra di non arrivare mai. Ma poi ecco sono finalmente in cima e
guardo sotto di me quello che resta del ghiacciaio, il lago che sta formandosi
dallo scioglimento dei ghiacci e sulla cui superficie galleggiano interi blocchi
di ghiaccio, le creste spoglie di queste montagne che sono visibili a perdita
d'occhio grazie alla limpidezza della giornata. Mi da un senso di pace e
tranquillità guardare questo paesaggio. Mentre salivamo non abbiamo incontrato
molte persone e quindi avevo l' impressione che arrivata lassù ci saremmo stati
solamente noi ed il silenzio delle montagne, ma invece arrivata in cima mi sono
accorta e ricordata che in realtà il Rocciamelone è meta di pellegrinaggio ed in
tanti vengono a rendere omaggio alla Madonna del Rocciamelone e per questo è
anche statacostruita una piccola cappella in cui si ritrovano a pregare i
pellegrini. Sulla cima abbiamo poi anche trovato un gentile signore con un
grosso pentolone che offriva a tutti un caldo e ristoratore bicchiere di te. E'
veramente incredibile la differenza fra i due versanti della montagna, quello
avverso del ghiacciaio e l'altro da cui in tanti salgono anche in scarpe da
ginnastica, anche se a dire il vero la pendenza, almeno nel tratto finale, è
piuttosto elevata anche da questa parte e dunque le persone che decidono di
arrivare fin quassù devono comunque essere abbastanza allenate.
E' giunto il momento di cominciare a scendere. Il primo tratto è abbastanza
ripido e si scende poco distanti dal filo di cresta in mezzo alle rocce. Poi
piano, piano la discesa si addolcisce un po'. Scendiamo fino al Rifugio Ca'
d'Asti dove ci rifocilliamo mangiando un buon piatto di spaghetti, un ottimo
salame e formaggio. Poi ricominciamo a scendere per erba e pascoli e ritorniamo
al punto in cui avevamo lasciato le ns. macchine.
La ns. escursione al Rocciamelone è terminata e guardando indietro sulle
montagne ripenso alla strada che abbiamo percorso. Ho trascorso 2 giornate molto
belle e voglio ringraziare prima di tutti gli organizzatori e gli altri compagni
di escursione che hanno contribuito alla buona riuscita di questo trekking oltre
al tempo che è stato decisamente buono.
E poi voglio anche ringraziare tutti gli istruttori del corso di Alpinismo
2003 e tutti gli altri miei compagni di corso perché veramente è stato un bel
corso che mi ha dato modo e me ne darà, di vedere ed apprezzare le montagne
anche da una prospettiva diversa.
Ciao a tutti
Stefania