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Piccole Dolomiti
La selvaggia estetica dei vaji delle Piccole Dolomiti in veste invernale

LE PREALPI VENETE OCCIDENTALI


Mi sono avvicinato alle Piccole Dolomiti quasi da subito.

Mosso i primi passi in alta quota sulle montagne Occidentali, non ho poi cercato una più scontata discesa sulle montagne di casa: gli Appennini bensì ho trovato in queste guglie, prati e nebbie un ambiente confortevole per il mio neonato alpinismo.

Quando però ne parlavo con gli amici esperti e gli istruttori navigati notavo in loro un certo sarcastico distogliersi dall’argomento, spesso il posto era liquidato come: “Crolloniti” o “Mha … si muove tutto lì”

Eppure sentivo in me nessuna ostilità, anzi, neppure una delle prima volte in cui ignaro provai a salirne i pendi, la meta non è più nei miei ricordi ma rammento molto ben come io, Marco e Piero ci incamminammo in una uggiosa giornata di gennaio 2005 su per dei pendi solo all’apparenza camminabili, ben presto ci trovammo a disegnare le orme delle mani sulla argillosa terra rossa nel tentativo di alzarci  ed ancora in meno tempo qualche fiocco che cadeva divenne pesante sullo zaino. Ci eravamo persi. La gola del Rotolon. Forse uno dei posti peggiori dove perdere traccia eppure che soddisfazione, dopo una o due maglie passate di sudore, scrutare nel candore del nevischio la sagoma del Campogrosso.

Ecco forse è stato proprio allora, o forse in una delle tante altre volte, sia in estate, che in inverno, sia che stavamo cercando appigli senza troppo tirare e sia anche quando pestavamo neve inconsistente fino alla stretta di mano salvifica con il provvidenziale mugo, ecco in tutte queste e molte altre occasioni, penso sia nata in me una sottile dipendenza per questi luoghi.

Lo ammetto: tutto quello che trovo qui, non lo trovo altrove.


” È ben raro che una regione prealpina presenti limiti cosi ben definiti come quelli che circoscrivono le Prealpi Venete Occidentali: non fosse per la bretella costituita dal corso inferiore del Férsina che, mediante la Sella di Pergine, funge da raccordo tra le sorgenti del Brenta e la valle dell’Adige, avremmo una recinzione perfetta in un arco abbracciante tre punti cardinali, determinato dallo scorrere dei due grandi fiumi verso la pianura veneta occidentale.

 

Le Piccole Dolomiti si ergono fra il Passo del Pian delle Fugazze e il Passo Pértica dando vita, assieme al Pasubio, al settore alpinisticamente più vario e attraente delle Prealpi Venete Occidentali. Contenute a Nord tra la Vallarsa e la Valle dei Ronchi, che l’Adige salda nel passare da Rovereto ad Ala; ben delimitate sull’opposto lato tra i solchi superiori del Léogra e del Progno d’ Il lasi , raccorciali alle loro estremità con lo stacco abbastanza evidente fra la zona montana e quella collinare, esse costituiscono un complesso così ampio e ramificato da esigere quest’ulteriore ripartizione:

  • il Sengio Alto, vale a dire la sottile dorsale compresa tra il Passo del Pian delle Fugazze e quello di Campogrosso
    Sengio Alto Piccole Dolomiti
  • il Gruppo della Carega grosso modo compreso longitudinalmente fra il Passo di Carmpogrosso e il Passo Pértica, ma la cui ampiezza e complessità impongono ulteriori suddivisioni
    Gruppo Carega
  • la Catena delle Tre Croci, che dal Passo omonimo si protende lungamente fra le valli dell’Agno e del Chiampo .
    ZEVOLA TRE CROCI

da Piccole Dolomiti e Pasubio, guida dei monti d’Italia, Gianni Pieropan, TCI, 1978


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