traccia della via

 

Foto salita
Relazione salita 

Zona Montuosa:                              Appennino Tosco Emiliano – Corno alle Scale (BO) 1945 m, parete Est

Località di partenza:                      Rifugio Cavone 1420m (sconsigliato partire dal Rifugio Segavecchia)

Parcheggio GPS:                              +44° 8' 0.71"N, + 10°49' 17.47"E

Quota Partenza:                              1420 m

Quota di arrivo:                               1945 m

Dislivello totale:                             630 m totale, circa 250 m il canale, di cui gli ultimi 100 impegnativi.

Tempo di salita:                              2h30min avvicinamento,  3h il canale ( noi 8 h vedi descrizione)

Tempo di discesa:                          1h.

Sentieri utilizzati:                           337 e 335.

Difficoltà:                                    D            (con le condizioni trovate D+)

Possibilità di proteggersi:           Sono presenti alcuni chiodi, 1 su S1, 2 (+1 lasciato) su S2 che sconsigliamo e 2 sulla S3 che abbiamo saltato preferendo  l'uscita dove c'è un solido cavo con asola metallica. Scarsa possibilità di proteggersi su rocce e neve.

Materiale necessario                    2 piccozze (1 martello), ramponi, casco, pala, sonda, artva, corda da 60m (50m potrebbero esser scarsi soprattutto per sfruttare l’assicurazione all’uscita). Il necessario per attrezzare soste autonome sia su roccia che su neve che su ghiaccio.

Caratteristiche salita:                   itinerario abbastanza breve che a seconda delle condizioni muta drasticamente, come successo a noi.

Pericoli oggettivi:                           Considerevoli. Possibilità di cornice precaria o neve ventata e piccole scariche di neve ventata (accadute) su tutto il percorso. Scariche sassi, slavine, cornici, visibilità ridotta all’uscita del canale. Roccia e neve precaria che può venire giù (attenzione alla presenza di persone o dello stesso capocordata sopra che può smuovere tutto), non fidarsi troppo di comodi appigli per le mani.

Esposizione:                                     E, N-E, canale nella parte alta ben incassato e protetto dalla luce del sole.

Periodo consigliato:                      gennaio ÷ aprile (dipende dalle condizioni), da evitare in caso di rialzo termico e temperature alte.

Punti appoggio:                               nessuno intermedio. All’uscita impianti di risalita del Corno alle Scale.

Punti di riferimento:                     la croce di vetta nei tratti di avvicinamento, per la discesa gli impianti di risalita. Dalla base il canale è comunque abbastanza evidente.

Condizioni meteo:                         giornata soleggiata ma fredda, con forte vento che spesso scaricava neve nel canale.

Copertura nevosa:                         scarsa nella parte alta del canale (dove diventa un vero canale), buona nella prima parte (dove è un pendio ripido incassato), buona nell'avvicinamento. Piccola cornice ventata.

Condizioni neve:                            sulla prima parte del sentiero pressata dai numerosi passaggi, poi verso la sella dei Balzi dell'ora e nell' avvicinamento al canale  fresca. Nel canale dalla ghiacciata alla farinosa, solo in alcuni tratti più piacevolmente trasformata o ghiacciata.

Cartografia:                                       Alto Appennino Modenese  1:25.000,  Cai sez.MO

                                                               Appennino Invernale | G.Fabbri – F.Montorsi |coll.Le Nevi | 2006

Giudizio sull'ascensione:            ©©©© Peccato per le condizioni che hanno reso la salita più una prova di nervi che un divertimento, ma a posteriori..bella giornata!

Ripetizione del:                              26/02/2011, Nicola B., Andrea P., Marco M..

 

 

Accesso:

Uscita A1 Modena Sud, si segue per Vignola, poi per Fanano. Arrivati a un bivio tra Fanano e Lizzano in Belvedere, si prende per quest’ultimo, e lo si segue. Arrivati a Vidiciatico si segue per gli impianti del Corno alle Scale e Rifugio Cavone. Fermarsi al Rifugio Cavone. Attenzione non parcheggiare nella zona camper!

 

 

Descrizione via:

Si prende il sentiero 327 che parte sulla destra del lago Cavone, attenzione a non pestare le rotaie della pista da fondo. Il sentiero sale nel bosco, spesso è presente una bella traccia vista la frequentazione da parte di ciaspolatori del luogo: ciò rende la traccia bella pestata, valutare di calzare i ramponi. Si passa su qualche ponticello e poi il bosco si apre vistosamente lasciandoci vedere la croce di vetta e tutta la parete nord del Corno. Ci si dirige invece verso est, verso la sella che sta tra il Monte La Nuda a nord e il Corno alle scale a Sud (cresta dei Balzi dell'Ora). Arriviamo alla sella alle 6:30. Si scende di circa 100 m, non di più, poi si traversa a destra (quindi in direzione sud) rimanendo sempre al limite del bosco. NB: notiamo che due persone, anche loro dirette verso il canale, invece risalgono un po’ i balzi dell’ora e si calano. Attenzione, siamo già sotto la parete est, pericolo di scariche di sassi e slavine. Si superano alcuni spalloni, dopo un po’ si osserva la croce di vetta, poi il canale, dentro il quale poi si giunge. Sono le 8:30.

 

La pendenza iniziale è sui 40° su neve non troppo compatta. Il canale si incassa man mano dentro rocce a sinistra e destra, ci troviamo dentro un’invitante imbuto per le valanghe (e infatti alcune tracce di questo fenomeno ci sono già): lasciamo alla nostra sinistra un salto roccioso che secondo un post su un forum nel 2009 era superabile su cascata di ghiaccio. Si accentua un po’ la pendenza e si trova un chiodo sullo sperone sporgente al centro del canale, che integriamo con fittone e altro chiodo da roccia, organizzando così la prima sosta.

 

L1: Da qui inizia il tratto più duro, che fino in cima manterrà la pendenza sui 75°, e assumerà le caratteristiche di un itinerario di misto delicato, roccia, ghiaccio, neve, e..terra e erba. Sono le 9:30.

Decidiamo di salire a sinistra, anche se con copertura nevosa migliore, probabilmente sarebbe meglio a destra, ma non pare il caso oggi. Si inizia dentro un diedro di misto dove la neve è scarsa, quando c’è spesso è un piccolo accumulo farinoso. Frequenti e fastidiose le scariche nevose che colpiscono in pieno. Dopo pochi metri occorre effettuare un traverso a destra abbastanza ostico data la scarsità di appigli per le mani, sia di roccia (si sbriciola quella che c è, o viene giù l’appiglio) che di neve. Si tratta comunque di due passi di gambe, dopo ritroviamo della neve, che permette di salire ben più agevolmente verso l’alto, piegando un po’ a sinistra. La salita viene interrotta da un tratto poco coperto, dove ci affidiamo ai ciuffi d’erba che imprigionano dentro se del ghiaccio (o almeno così pare). Altra sosta realizzata su neve poco consistente con fittone (a mo’ di nut), due picche, e chiodo (che si sfilerà troppo facilmente quando sarà ora di smontare la sosta..). Il tiro si sviluppa con 50-55m di corda, il primo arriva a fine corda puntando a fare sosta più su ma dovrà tornare sui suoi passi. Non troviamo chiodi intermedi, quindi le assicurazioni le mettiamo noi: un chiodo da ghiaccio in un ciuffo d’erba ghiacciato e un fittone in 55 m !

 

L2: la salita ricomincia su buona goulotte per 8-10m, poi terreno scarsamente innevato, ancora ci affidiamo ai cespugli affioranti dalla poca neve, penso che le punte delle picche finiscano anche nella terra. Tutto il tiro si sviluppa in questo modo, su tratti abbastanza precari a parte l’uscita. Nonostante il canale sia evidentemente a destra, il capocordata nota due chiodi su una placca a sinistra, e và ad attrezzare una sosta, integrata con un altro chiodo da roccia. Per arrivare alla sosta occorre risalire un tratto piuttosto verticale e precario, di neve farinosa e senza ghiaccio o neve dura. La sosta a differenza della precedente sembra ben più solida (e meno male) ma notevolmente più scomoda, e alla quale ci appendiamo non potendo fare altro, non si può fare altro e si sta stretti. Il tiro si sviluppa su circa 30m.

 

L3: considerando la lunghezza di corda rimasta al capocordata e due “invitanti” chiodi già posizionati, logico esser andati a fare la sosta sulla placca a sinistra che però porta fuori via. Per tornare sulla via naturale di uscita, occorre affrontare un traverso a destra di 8-10m. A causa della scarsità di neve, esso non può essere superato agevolmente, occorre un po’ di manovre di corda per calarci e affrontare il traverso 5m più in basso della sosta. Tutto ciò porterà via un sacco di tempo, solo per le calate e ripartenze dei secondi, circa un’ora. La sequenza è la seguente: caliamo il capocordata, che poi va dritto fino all’uscita, assicurando dove può. Un secondo cala l’altro, e poi quello giù cala quello su, lasciando cordino e maglia rapida (e anche il chiodo di integrazione alla sosta, così ognuno lascia qualcosa, mal comune mezzo gaudio), e infine uno dopo l’altro risalgono verso l’uscita. Si ricomincia a salire su scarsa neve, ringraziando i ciuffi d’erba che conservano qualcosa di solido dentro di loro. Dopo 7-8 m la neve si fa più abbondante e lo scivolo di neve ben più piacevole anche se sui 60°(neve dura,  solo le punte dei ramponi si piantano) e dopo 2m si trova sulla roccia a sinistra altri due chiodi ai quali si rinvia. A posteriori era meglio farla qui la sosta S2.  Gli ultimi 30m sono i più piacevoli della giornata, non solo perché ci portano alla fine del canale, ma perché sono quelli di una consistenza nevosa solo sognata e agognata nei metri precedenti. Usciamo in cornice diretta 75° (mettiamo fittone appena sotto) su verso la croce, ulteriori 20 metri verso sinistra, si trova un cavo metallico con asola cui poter assicurare la cordata S3. Corda legata li per sicurezza, ma vera sosta fatta appena sopra la cornice ed integrata con fittoni (in modo che il capocordata possa dialogare coi secondi). I secondi escono quando sono le 16:30.

A differenza dell’altra giornata in cui abbiamo affrontato il III canale a N,essendo gli impianti ormai chiusi, possiamo non disgustarci troppo per il gradiente “selvaggia parete est” - “affollato pendio ovest”, che risulta quasi desolato.

 

Discesa:

Scendiamo verso ovest, stavolta a differenza della giornata in cui abbiamo risalito il terzo canale del corno (link), oggi la neve è abbondante e quasi ovunque copre bene il terreno. Costeggiamo l’abisso della parete nord, e arrivati all’altezza del cabinotto della seggiovia o poco più giù, scendiamo per quello che sarebbe il sentiero della Porticciola, 337. In genere esiste una bella traccia, ma in caso contrario si potrebbero seguire le piste degli impianti per scendere (sperando di non litigare con gestori e sciatori): attenzione soprattutto in caso di nebbia. Tramite il sentiero, si torna al punto dove in salita la parete si è spalancata ai nostri occhi. Quindi scendiamo di nuovo per il sentiero fatto al mattino.

 

Note:

Il canale ci ha dato ben più filo da torcere di quello che ci si aspettava. Viste le abbondanti nevicate di sette-otto giorni prima, le belle giornate di sole ma fredde di notte, l’esposizione a est pensavamo di trovarlo in condizione buone, e invece il nostro Appennino come spesso gli piace fare, ci ha riservato sorprese. Un canale che in buone condizioni è valutato AD+, secondo il più esperto di noi si è rivelato un D+. Per questo motivo, e anche per la composizione e il tipo di cordata (3 persone, di cui 2 non troppo esperti), la progressione è stata piuttosto lenta, e i tempi non sono certo da considerarsi “attendibili”.

In più, vista la giornata ventosa, molte sono state le scariche di neve farinosa, anche se mai abbondanti.

Complessivamente è stata comunque un’esperienza, come direbbero le nostre nonne “tutto fa brodo”, e all’uscita la stretta di mano e l’abbraccio sono stati ben accompagnati da sorrisi di gioia per la piccola effimera e vana impresa.

Quest’anno il comune di Lizzano in Belvedere ha emanato un’ordinanza che obbliga ad avere con se il materiale da autosoccorso in valanga, artva, pala e sonda, che anche senza un’ordinanza sarebbe sempre opportuno avere.

Andrea Pellegrini  aIS - Scuola A.Montanari - Cai Carpi

Nicola Bertolani   IA - Scuola A.Montanari - Cai Carpi